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“Meravigliosa Italia: Gustando Rovigo e la sua cucina con Maria Cristina Buoso (Seconda Parte)” ǀ di Maria Teresa De Donato

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Salve Amici,

nel precedente articolo Maria Cristina ci ha accennato brevemente alla  storia di Rovigo, presentandoci, come ricetta d’apertura di questa nuova Rubrica dal titolo Meravigliosa Italia, i Sugoli.

Oggi proseguiremo con Rovigo di cui scopriremo altre interessanti attrattive turistiche da visitare per chi non conoscesse questa città.

Buona lettura!

MTDD: Ciao Maria Cristina e benvenuta di nuovo.

Cosa ci hai preparato per oggi?

MCB: Oggi voglio parlarvi brevemente di quello che i vari passaggi di conquiste hanno lasciato alla città…

 

MTDD: Benissimo.  Da dove iniziamo?

MCB: Cominciamo dagli Estensi che potrebbero essere tra i promotori della fortificazione cittadina, avvenuta prima del 1190 e del mastio del castello, oggi conosciuto come torre Donà. Alto 66 metri è una delle più alte torri medievali italiane, quasi sicuramente fu la più alta torre in muratura della sua epoca, fatta nel periodo in cui gli Estensi  si trovarono qui.

Un passaggio importante per la città è stata la presenza dei francescani che ebbero un ruolo fondamentale nella vita religiosa, culturale e civile della città, si dice che fu lo stesso San Francesco a lasciare qualche suo frate a Rovigo e una chicca è la chiesa del Cristo che si trova vicino alla chiesa dei Santi Francesco e Giustina (per i rodigini semplicemente la chiesa di San Francesco).

Edificata tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo per soddisfare le necessità religiose dell’adiacente monastero francescano, del quale rimangono tracce nella casa canonica dedicata a San Francesco d’Assisi, successivamente ha cambiato nome aggiungendo quello di Santa Giustina, dopo la demolizione della chiesa di Santa Giustina per far posto all’attuale piazza Garibaldi.

 

MTDD: Nei secoli, anche in Italia, ci furono varie ondate di peste.

Anche Rovigo ne fu colpita? E se sì, come l’affrontò?

MCB: Sì.  Ci furono carestie ed epidemie anche durante la dominazione Estense tra cui la peste nel 1413 e nel 1428.  In questi periodi ci furono due ospedali usati per i poveri. Uno fu quello della nobildonna Piacenza Casalini, che dispose che la sua casa, che si trovava vicino alla chiesa di Santa Giustina, venisse trasformata in un ospedale dedicato a Sant’Antonio Abate.  Questa decisione fu presa in quanto l’altro ospedale esistente, all’interno delle mura ed intitolato a Santa Maria della Misericordia, non era sufficiente a fronteggiare la pestilenza.

Nel 1430 per manifestare riconoscenza per la fine del morbo, i rodigini ampliarono la chiesa di San Francesco, aggiungendo una navata sulla destra dell’edificio.

 

MTDD: Grazie Maria Cristina per queste ulteriori informazioni sulla tua città.  Sono certa che più scaviamo e più troviamo, o sbaglio?

MCB: No, non ti sbagli affatto. Infatti ho pensato, per conoscere meglio questo periodo e non tediarvi con tutto quello che è successo nel periodo degli Estensi, di indicarvi qui sotto alcuni link.  Visitandoli potrete avere una idea di quel periodo storico interessante da leggere.

https://rovigo.italiani.it/la-dominazione-estense-a-rovigo-prima-parte/

https://rovigo.italiani.it/dominazione-estense-le-incursioni-padovane-seconda-parte/

https://rovigo.italiani.it/la-dominazione-estense-terza-e-conclusiva-parte/

 

MTDD: Come ho accennato la volta scorsa, ogni intervista che prepareremo tu ed io si concluderà con una tua ricetta locale o comunque veneta.

Quale hai preparato per oggi?

MCB: La polenta bianca. Spero vi piaccia.

 

Foto da internet

 

La polenta Bianca

La polenta per voi è quella gialla ma nel Veneto e a Rovigo quella usata era soprattutto quella bianca.

Fino al secondo dopoguerra, nel Polesine, nel Trevigiano e nel Veneziano si cucinava soprattutto una polenta bianca.  Si potrebbe dividere geograficamente la pianura e la collina dalla montagna, dove era diffusa quella gialla, più rustica, mentre  quella usata in pianura era fatta  con  un tipo di Mais bianco chiamato Bianco Perla  ed era considerata di maggior pregio.

Che io ricordi ho mangiato quella bianca per tantissimi anni, solo da qualche decennio uso anche quella gialla.

Da noi la polenta è un sostitutivo del pane e una volta, soprattutto ai tempi della guerra, era la fonte primaria per non morire di fame: tanta polenta e poco companatico. Il companatico era quello che accompagnava la polenta, che all’epoca era poco o niente,  un’aringa, un uovo,  o quello che si trovava nei campi,  il più delle volte polenta e …niente altro.

La si può accompagnare al pesce,  alla carne e a tutto quello che si vuole;  può essere molle o dura e il giorno dopo la si può mangiare nel latte o a fette passarla ai ferri o sulla piastra e accompagnarla con altri piatti. È praticamente buona con tutto.

Oggi la polenta ha dei preparati con cui si prepara velocemente. In passato, al contrario, doveva essere rimestata per un bel po’ prima che fosse pronta; poi veniva versata sopra al tagliere di legno e,  se era molto dura, la si tagliava con un filo di vario genere.

Se acquistate i preparati per fare la polenta, seguite le istruzioni e poi gustatela. Se invece volete prepararla come si faceva una volta, vi spiego brevemente come farla, bianca o gialla non cambia molto, sarete voi a decidere poi quella che vi piace di più.

 

Ingredienti:

  • 500 gr. di Farina da polenta Bianco Perla, sarebbe ideale ma va bene anche un altro tipo purché sia buona
  • 3000 ml di Acqua
  • 1 cucchiaino di Sale (aggiustatelo a vostro gusto, a me piace non troppo salata)

 

Preparazione:

Fate bollire 3 litri di acqua con l’aggiunta del cucchiaino di sale.  Iniziate a versare la farina a pioggia, poco alla volta, mescolando bene con una frusta.  Quando la polenta inizia ad addensarsi, continuate a lavorarla con un mestolo di legno, abbassando la fiamma e rigirando sempre nello stesso verso, per evitare che si formino grumi (e soprattutto state attenti che non si attacchi).  Dopo circa 40 minuti la polenta è pronta. (Ottimo esercizio per le braccia J)

Accorgimenti: A seconda delle ricette, la polenta bianca può essere più o meno liquida: potete tenere a portata di mano un pentolino di acqua bollente; se la polenta risulta troppo densa, aggiungete un mestolino alla volta. Sarà l’esperienza a farvi capire come regolarvi e come la preferite a seconda di quello con cui volete accompagnarla. (anche per quella gialla vale lo stesso accorgimento)

 

Alla prossima e Buon appetito!

M.C. Buoso

https://mariacristinabuoso.blogspot.com/

https://www.instagram.com/mcbmipiacescrivere/

e su Waveful mi trovate con @Mcbautrice

 

 

Celeste Bruno, scrittore, opinionista e già Commissario di PS della Squadra Mobile di Milano | INTERVISTA

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Celeste Bruno

«Le mie opere sono frutto della mia esperienza professionale. In quasi tutti i casi vissuti in prima persona e per questo, ho creato un mio alter ego, l’Ispettore Nicola Violante detto il Mastino, reale nomignolo che mi venne affibbiato dopo un’indagine di 49 ore consecutive che portarono all’arresto del primo serial killer italiano…» Celeste Bruno

Celeste Bruno

Ciao Celeste benvenuto e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittore e poeta?

Ho iniziato a scrivere nel 1977, a circa vent’anni, prima su un giornalino stampato e diffuso dal prete della cappella presso l’aeroporto di Milano Linate poi su giornali e riviste sindacali a partire dal 1981 in avanti. Nel 2004 ho pubblicato il mio primo libro, “Milano ad ogni ora”, iniziato circa sette anni prima, grazie alla collaborazione con il giornalista di cronaca nera del Corriere della Sera, ex La Notte, Michele Focarete.

Chi è invece Celeste BRUNO al di là della sua passione per la scrittura, per la letteratura, per la poesia e la lettura? Cosa puoi raccontarci di te e della tua quotidianità?

Sono stato e penso di esserlo ancora un poliziotto. Prima alla Frontiera per circa dieci anni poi Squadra Volante e Squadra Mobile per oltre 21 anni ove mi sono occupato principalmente di omicidi, violenze, sequestri di persona, tratta di esseri umani e sfruttamento della prostituzione. Oggi scrivo per alcune riviste online e partecipo come opinionista presso televisioni locali e nazionali ma continua a svolgere la mia opera sotto il profilo formativo presso scuole e circoli per anziani o sociali.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito  e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni dello scrittore e del poeta?

Mi potrei definire autodidatta ma nella scrittura prendo ovviamente spunto dalle mie esperienze professionali sul campo, tutte o quasi in presa diretta.

Come nasce la tua passione per scrittura, per la poesia e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura e la scrittura?

Leggere e scrivere mi è sempre piaciuto. Molti insegnamenti li ho tratti dalle mie esperienze e frequentazioni. Infatti dopo la mia prima pubblicazione, di cui ho riferito, ho pubblicato altri due libri a seguire con la complicità letteraria di Paolo Brera figlio del noto e mai dimenticato Gianni Brera. Poi ho proseguito da solo anche perché gli editori, nel contempo, avevano iniziato a conoscermi ed apprezzarmi. Nella maggior parte dei casi, circa le mie pubblicazioni, direi che sono stati quasi loro a cercarmi per la specificità e la particolarità dei narrati, almeno questo mi hanno sempre detto.

Ci parli del tuo libro “Milano Gangster” pubblicato quest’anno? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

L’ispirazione è sempre arrivata dai miei trascorsi professionali e operativi dato che i narrati riportano episodi veri o verosimili, a volte solo un po’ romanzati per nutrizione letteraria e non per fare spot. Quest’opera è la mia nona pubblicazione ma rappresenta anche la chiusura di una trilogia sulle vicende legate alla guerra di mafia al nord – svariate operazioni che portarono all’arresto di tremila persone, 87 ergastoli, confisca di enormi beni patrimoniali e finanziari. Un rapporto di 3 a 1 rispetto al maxi processo del pool di Palermo in Sicilia – opera che segue “Ti Sparo” e “Trafficati Narcos Milano”.

Milano Gangster

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Tutti coloro che ogni giorno trascorrono parte del loro tempo a leggere o seguire la cronaca nera, a guardare programmi sul tema e ubriacarsi di fiction o film su malavitosi e criminali, sceneggiature che spesso, anzi, quasi mai, rispecchiano la reale entità delle vite dei poliziotti o del criminale di turno, che seppur ispirate molto spesso da reali accadimenti, sono farcite da particolari inesistenti o inverosimili. Infatti non guardo le fiction salvo quelle fatte bene che si avvicinano di più alla nostra realtà e tra questi segnalo il Commissario Montalbano di Camilleri e I bastardi di Pizzo Falcone di De Giovanni.

Tu hai scritto altri libri. Ci parli delle tue opere? Quali sono, come sono nate, quale il messaggio che contengono? Insomma, raccontaci delle tua attività letteraria.

Le mie opere sono frutto della mia esperienza professionale. In quasi tutti i casi vissuti in prima persona e per questo, ho creato un mio alter ego, l’Ispettore Nicola Violante detto il Mastino, reale nomignolo che mi venne affibbiato dopo un’indagine di 49 ore consecutive che portarono all’arresto del primo serial killer italiano, o almeno certificato tale, autore di un triplice omicidio.

Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Milano Gangster” o gli altri tuoi libri? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Semplicemente perché sono reali o si avvicinano alla realtà e perché esprimono quel pathos coinvolgente e crescente, necessario a invogliare i lettori amanti del genere noir, poliziesco o detective story, facendoli immergerli nei contenuti.

 C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare le tue opere letterarie? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Ringrazio gli editori che hanno creduto e continuano a credere in me.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Per uno scrittore è difficile consigliare un’opera al posto di un’altra anche perché tutte le pubblicazioni affrontano temi differenti e specifici. Se però devo proprio essere costretto a farlo, ecco che consiglierei la trilogia completa di cui ho parlato poc’anzi. Poi a seguire se si appassionano, tutti gli altri. Questo a livello personale, in generale invece consiglio i libri inchiesta di Enzo Biagi; i libri storici di Valerio Massimo Manfredi e il Disubbidiente di Francesco Pazienza, nonché, aggiungo, anche se praticamente introvabile, un libro che per me, ancora adolescente, ha rappresentato la base, ovvero Qui Squadra Mobile di Felisatti e Pitturru da cui venne tratta anche una serie televisiva di successo.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

I film che consiglierei sono davvero tanti ma anche qui, se si deve obbligatoriamente scegliere partirei da Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto con Gian Maria Volontè; Basic Istint con Sharon Stone e Under Suspicion con Morgan Freeman e Gene Hackman.

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato che puoi raccontarci?

Appena terminato un episodio dal titolo Nel buio che andrà inserito in un libro collettivo edito dalla WE edizioni di Nicola Bergamaschi, con comune denominatore l’amore in tutte le sue sfaccettature. Ovviamente il mio sarà un racconto noir incentrato sull’amore diversamente vissuto, o se vogliamo, vissuto diversamente nella comune morale che non mi appartiene. Io sono per tutte le libertà comprese quelle di espressione e comportamentali oltre che morali. Inoltre sto dando vita a un progetto editoriale che prevede la pubblicazione di una collana denominata I Mastini della Mobile prodotta in volumi di cui il primo potrebbe vedere la luce già a inizio estate e che nelle aspirazioni vorrebbe essere un naturale prosieguo dei contenuti del testo già precedentemente menzionato, ovvero Qui Squadra Mobile di Felisatti e Pitturru da cui venne tratta anche una serie televisiva di successo.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Sono presente sulla rete Linkedin e Facebook ove pubblico gli incipit e le novità legate alle mie pubblicazioni e alle mie partecipazioni culturali e televisive. Inoltre su Google e YouTube, cliccando su cerca il mio nominativo, si potranno visionare e spero apprezzare alcune interviste legate alle presentazioni di libri e il video clip via Schievano… per non dimenticare, prodotto dalla PVS di Milano che commemora l’uccisione di tre poliziotti a opera della brigate rosse avvenuta l’8 gennaio 1980.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?

Ringrazio quanti mi hanno letto e spero di aver attirato la loro attenzione e suscitato un vivo interesse che spesso mi è stato dimostrato da più editori e in particolare da Nicola Bergamaschi della WE, e per il momento solo a parole o a livello progettuale, da svariate Produzioni televisive, teatrali e cinematografiche, nella speranza che operino una transizione dal pensiero alla sostanza.

 Celeste Bruno:

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Trafficati Narcos Milano

Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Lamentarsi della propria croce | Maria Rosa Bernasconi

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il grande burrone prima del Paradiso

E teatro fù ! Riapertura del teatro comunale “ Paolo Giaccone ” di Bisacquino.

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Il 12 maggio 2022 viene restituito ai bisacquinesi  il teatro comunale “ Paolo Giaccone “, sorto, moltissimo tempo fa, su un ampio spiazzo dove venivano organizzate delle rappresentazioni teatrali e delle commemorazioni. L’avvio per la costruzione del teatro avvenne tra il 1790 ed il 1795. Nel 1868, anno del suo completamento, fu iscritto negli elenchi dei teatri già attivi del Regno d’Italia. Nel 1972 con delibera comunale viene affidato l’incarico per il completamento del teatro comunale. Il teatro abbellito diviene luogo d’incontro culturale e sociale non solo per i bisacquinesi, ma, anche per i paesi confinanti. Il teatro aveva una capienza di 300 spettatori e spesso veniva usato come locale per le feste nuziali o serate danzanti. Con il susseguirsi dei decenni, a causa degli eventi bellici e naturali, il teatro rimase inattivo per lunghi periodi. Oggi dopo un’accurata ristrutturazione si celebra la sua riapertura. Qui con me c’è il prof. Tommaso Di Giorgio sindaco di Bisacquino. 

 

1)  Signor Sindaco, oggi si realizza il sogno suo e quello di tantissimi Bisacquinesi: la riapertura del teatro comunale, dopo un accurato restauro ed abbellimento. Può parlarci dell’impegno nonostante le problematiche del periodo.

1) Quello che lei dice è assolutamente vero, l’avere raggiunto l’obiettivo di ristrutturare il teatro comunale e averlo fatto diventare molto più funzionale e, anche esteticamente più bello è un sogno che coltivavo da anni. Adesso è divenuto realtà ed io sono molto soddisfatto e contento di ciò !  Raggiungere questo obiettivo non è stato facile innanzitutto perché ci occorrevano molte risorse per ristrutturare ed adeguare le attrezzature e questo è stato possibile grazie ad un finanziamento che abbiamo ottenuto dalla Regione Siciliana partecipando, con un idoneo progetto, ad un bando che riguardava appunto la ristrutturazione dei teatri. Dopo avere ottenuto il massimo finanziamento possibile previsto dal bando ci siamo accorti, man mano che si andava avanti con i lavori, che una cosa tirava l’altra e bisognava trovare altre risorse. Ad esempio abbiamo visto che le vecchie tende, per il loro colore e qualità del tessuto, non si armonizzavano più con il contesto del nuovo teatro per cui abbiamo acquistato quelle nuove. idem con le sedie che abbiamo sostituito con delle nuove e così via. Di fatti abbiamo dovuto trovare tante altre risorse dal nostro bilancio comunale oltre a quelle ottenute attraverso il bando della Regione, quindi tutto ciò ci è costato uno sforzo ed un’attenzione particolare. Abbiamo però fatto tutto con tanto entusiasmo e con la gioia e la consapevolezza che stavamo facendo una cosa buona per il nostro paese e oggi siamo molto soddisfatti del risultato ottenuto perché mette fine allo scempio che fu realizzato quando circa cinquant’anni fa, in nome della modernità, distrussero l’antico bel teatro settecentesco, per farne una struttura moderna tanto brutta quanto inefficiente. 

2) Emozioni di un pianista ( come lei) e soddisfazioni di un sindaco che si appresta a concludere il secondo mandato.

2 ) In questo periodo, quando qualcuno mi cercava sapeva sempre dove trovarmi, infatti bastava che passassero dal teatro per trovarmi perché tanto è stato il mio piacere nel vedere l’evoluzione dei lavori. Questo certamente perché la mia formazione professionale mi porta a dare molta importanza ai luoghi di cultura e di arte come può essere un teatro, un museo oppure un cinema. Questi luoghi mi affascinano e mi rendono contento perché sono posti dove si può ancora sognare, dove si incontra tanta gente e con gioia si socializza, si scambiano idee, si genera arte ed entusiasmo. Per tale ragione il nostro comune doveva avere un teatro degno di questo nome. Adesso ritorniamo ad averlo e lo renderemo vivo grazie all’organizzazione di diverse manifestazioni da svolgere durante tutto l’anno. Riprenderemo quindi ad organizzare le rassegne teatrali e musicali. 

3 ) Teatro e cinema in un stesso ambiente adeguato per ospitare proiezioni, compagnie teatrali, concerti e cabaret. L’importanza del doppio impegno per avere trattenimento e spettacolo, specie durante il periodo invernale ed evitare gli spostamenti a Sciacca e a Palermo. 

3) Esatto, questo teatro sarà luogo dove svolgere, in ogni periodo dell’anno, tutte queste attività di cui lei parla, ma, anche per realizzare corsi di teatro e di recitazione per i nostri giovani, provando a dar vita ad un altro mio sogno che coltivo da tempo e cioè quello di avere una compagnia stabile teatrale. In questo modo non solo vogliamo evitare che i nostri concittadini per godere di una commedia, di un bel film, di uno spettacolo musicale o di cabaret siano costretti a percorrere diversi Chilometri, ma, ci piacerebbe che i cittadini degli altri paese vengano nel nostro teatro dove saranno accolti con il calore e l’affetto che ci contraddistingue. Tanta emozione nelle parole del sindaco Tommaso di Giorgio, ma nel contempo soddisfazione e gioia nell’avere portato a termine un impegno con la cittadinanza, ma soprattutto con se stesso.

A condividere la commozione e il compiacimento del primo cittadino c’è l’architetto Maurizio Silvestri che ha curato la ristrutturazione ed il nuovo arredo del teatro comunale impegnando quante più possibili energie, a volte sottratte agli impegni familiari. Un grazie di cuore a tutte le maestranze ed ai privati che si sono adoperati affinché il teatro potesse tornare agli antichi splendori. Bisacquino festeggia il suo teatro con i bisacquinesi consapevoli che per loro inizieranno delle stagioni teatrali e delle rappresentazioni delle quali godranno in tanti e soprattutto di andare orgogliosi del loro operato..

 

Betty Scaglione Cimò

Franco Cesarini, ritorno alle radici.

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Riapre il Teatro Comunale di Bisacquino sulle note del maestro Franco Cesarini, flautista, direttore d’orchestra e compositore. Una piacevole conversazione con il maestro prima della sua rappresentazione. 

Maestro Cesarini grazie per aver accettato  il nostro invito per una chiacchierata.

1) Ai lettori che volessero conoscerla come musicista e compositore cosa racconterebbe?

Sono un musicista un po ‘anomalo, in quanto non sono mai riuscito a decidere definitivamente quale fosse la strada da seguire. Mi spiego meglio: sono strumentista,direttore e compositore, che in musica sono tre mestieri diversi. Non ho mai deciso quale delle tre attività dovesse avere la priorità, per cui ho sempre cercato di svolgerle contemporaneamente.

2) Come e quando è nata la sua passione per la musica? 

Fin da bambino mi sono sempre sentito attratto dal mondo dei suoni e ho cantato per molti anni in un coro di voci bianche. In seguito ho iniziato lo studio del pianoforte e del flauto.

3)Ci racconta il suo percorso professionale?

Dapprima gli studi, iniziati a Milano, ma conclusi a Basilea, dove ho avuto l’opportunità di studiare con uno dei massimi solisti di riferimento per il flauto traverso, a livello mondiale: Peter-Lukas Graf. All’epoca era all’apice della sua splendida carriera. Un maestro molto esigente: lui alle 9 del mattino aveva già studiato per due ore ed esigeva lo stesso impegno dai suoi allievi. Nello stesso conservatorio ho studiato composizione e direzione d’orchestra di fiati. Dopo gli studi è iniziato il percorso professionale vero e proprio. Decisiva fu la nomina a professore di direzione  per orchestra di fiati al Conservatorio di Zurigo. Ho avuto quel posto con mia grande sorpresa, perché ero molto giovane e mi ero candidato quasi per scherzo, non immaginando di passare tutte le sezioni, fino ad essere scelto. Questa nomina mi ha condizionato, in quanto mi ha caricato, in quanto mi ha caricato di un forte senso di responsabilità nei confronti dell’istituto e degli studenti. Parallelamente all’insegnamento ho svolto un’intensa attività concertistica. Sono arrivati i primi inviti all’estero e le commissioni di pezzi. Nello stesso anno è iniziato il mio rapporto di collaborazione con con una casa editrice olandese, che si è protratto nel tempo.

4) Quando Cesarini musicista scopre il Cesarini compositore?

Fin dai primissimi passi al pianoforte ho cominciato a creare delle piccole melodie, mi piaceva “imitare” quello che studiavo e il fascino esercitato da alcuni compositori mi ha spinto a provare a cimentarmi in questa attività. 

5) Dal 1998 è direttore dell’orchestra sinfonica  di fiati e dal 2001 è professore di direzione d’orchestra di fiati, di armonia e analisi musicale presso il conservatorio della Svizzera italiana di Lugano. Come concilia l’essere docente, compositore, musicista e direttore.

Come ho anticipato in una domanda precedente, la mia vita musicale è stata sempre frenetica, cercando di conciliare molte esigenze diverse ( i concerti da flautista e da direttore, gli incarichi di composizione e l’insegnamento) Non è stato sempre facile, ma finora in qualche modo ci sono riuscito. Sono consapevole che una sola di queste attività  non sarebbe bastata per soddisfare il mio bisogno di conoscere ed imparare sempre cose nuove.

6) La differenza tra comporre per un orchestra a fiati e per una sinfonica?

Si tratta di due organici molto diversi tra di loro. La differenza può essere paragonata a scrivere musica per pianoforte oppure per arpa: non sono la stessa cosa e non hanno le stesse possibilità. L’orchestra sinfonica è stato il mezzo espressivo privilegiato dai grandi compositori dai secoli. Tutti hanno scritto per orchestra sinfonica, portando ad uno sviluppo timbrico sempre più raffinato e sfruttando le possibilità anche più riposte dell’organico. Quindi ai nostri giorni restano poche possibilità di riuscire a superare la maestria di tante menti geniali. L’orchestra di fiati invece è una formazione e quindi se mi concede la metafora è una terra ancora in gran parte inesplorata. Anche il repertorio è molto più esiguo, per cui la richieste di nuove composizioni è grande. Al contrario dei concerti “museo” delle orchestre sinfoniche, nei quali si ripropongono sempre le stesse pagine di autori ormai scomparsi da tempo, nell’ambito dell’orchestra di fiati i programmi dei concerti sono formati in grandissima parte da pagine di autori viventi. Certo non è tutto buono, poiché non è intervenuto il filtro della storia, che inesorabilmente porta a cancellare le composizioni di minor qualità. Questo accade perfino con i più grandi autori: delle 32 opere scritte da Verdi, per esempio, sono solo 5 o 6 quelle regolarmente eseguite. Vi lascio immaginare il destino degli autori minori…

7) Ha diretto centinaia di concerti, come direttore ospite e come solista riscuotendo tantissimo successo in Europa, in America e in Asia. Un ricordo personale di questa sua illuminata carriera nel mondo.

Ce ne sono davvero tanti, anche perché per me un concerto è sempre un avvenimento, qualcosa di speciale. Non ho mai voluto trasformare i concerti in routine, in qualcosa che si fa in serie. In questo il carattere mi ha molto condizionato:ho bisogno costantemente di nuovi stimoli, mi annoio presto,per cui ripetere gli stessi programmi, le stesse situazioni non mi piace. Cerco, in ogni concerto di dare il massimo, cerco di riuscire ad arrivare a colpire l’ascoltatore, a scuotere le  sue “ voces intimae”, perché la musica sa trasmettere un messaggio profondo. E se più persone ascoltassero questo messaggio, avremmo un mondo migliore. Purtroppo molti musicisti, anche di altissimo livello, vedono il nostro mestiere come un mestiere qualunque e fanno delle prestazioni di altissimo livello strumentale, ma che sono un po ‘ sterili.

8) Le sue composizioni a largo consenso vengono eseguite da famosi interpreti in tutto il mondo, si è mai chiesto perché?

Credo  che a questa domanda ci sia una sola risposta sensata: fondamentalmente credo che sia perché piace. Quando si scrive musica, non è troppo difficile trovare qualcuno che voglia fare la prima esecuzione. Per molti musicisti è una questione di prestigio poter scrivere nel curriculum di aver fatto prime assolute. Il grande problema non è la prima esecuzione, ma la seconda, perché i pezzi spariscono  nell’oblio dopo la prima. Io ho avuto la fortuna che molte mie pagine siano state suonate centinaia di volte. E qui non mi riferisco ai brani più corti e d’impatto immediato, ma, per esempio, alle mie sinfonie, che sono brani dall’ascolto impegnativo e di durata superiore alla mezz’ora. Se tanti direttori in paesi diversi, dalla cultura multiforme, scelgono di suonare la mia musica, è indubbiamente perché l’apprezzano  e questo è motivo di grande soddisfazione per me.

9) Un musicista e compositore che lei ama in modo particolare ed uno al quale si ispira.

Quelli che si amano sono automaticamente quelli a cui ci si ispira. E’ così in tutti i campi, per cui si creano delle “scuole”con numerosi artisti che condividono un indirizzo comune. Credo che in letteratura, per esempio, un buon scrittore di thriller, debba amare per forza il genere, altrimenti si dedicherebbe ad altro.I compositori che più hanno influenzato il mio approccio alla composizione sono Claude Debussy e Béla Bartok. Molti mi dicono che non si sente questa influenza nella mia musica, forse perché è più una questione di metodo che di stile. Ma questi sono solo due di di tanti, Non è possibile sottrarsi all’influenza dei grandi artisti. Debussy diceva: “ Le opere d’arte fanno le opere, le regole non fanno le opere d’arte”.

10) Ad un giovane musicista che vorrebbe questo suo percorso di vita e di lavoro quali consigli darebbe? 

Ai nostri giovani posso consigliare di essere flessibili e versatili. Per esempio ad un flautista consiglierei di studiare anche il flauto traverso barocco,ad un sassofonista classico, di aprire il proprio orizzonte verso il jazz. A tutti consiglio di fare una buona formazione didattica e pedagogica, perché nessuno sfugge all’insegnamento , malgrado che solo pochissimi studenti lo vedano come un obiettivo della loro carriera. Tutti sono convinti di poter intraprendere una carriera di concertisti o di orchestrali, ma solo una minima parte di loro ce la fa davvero. 

11)La musica bandistica di ieri e di oggi ed un consiglio a chi vuole iniziare ad ascoltarla.

La musica bandistica originale di ieri era soprattutto formata da brani di circostanza. Mi spiego meglio: marce (da parata, religiose, funebri, sinfoniche) inni e simili. Il resto del repertorio era formato da trascrizioni di opere sinfoniche. Al giorno di oggi l’esigenza di brani occasionali è molto ridimensionata, in compenso è cresciuta la richiesta di veri e propri brani da concerto.La durata di questi ultimi è salita costantemente e non è più una rarità imbattersi in composizioni che arrivano a 45 minuti di durata e anche oltre. 

12) Franco Cesarini musicista commenta il direttore. Franco Cesarini direttore commenta il musicista.

Non c’è un buon direttore che non sia un buon musicista. Io ho sempre pensato di essere principalmente un musicista, proprio in virtù delle numerose attività che svolgo. Quindi non mi presento come flautista, direttore o compositore, preferisco presentarmi come musicista.Una volta in Francia si usava, addirittura un termine specifico, per chi, come me, si occupava di questi tre campi, era “ musicien complet “.Mi piace pensare di poter appartenere a questa  “ specie “. 

13) Maestro un cenno ai futuri impegni ed a cosa sta lavorando in questo periodo.

Gli impegni futuri sono in gran parte influenzati dalla situazione pandemica vissuta negli ultimi due anni. Molti i concerti cancellati, rimandati sine die e speriamo che ci sia una ripresa. Quest’anno ho ricominciato con i concerti all’estero, sono stato in Spagna, Francia e a settembre tornerò in Giappone per dirigere un concerto interamente dedicato alla mia musica, con la prima giapponese della mia terza sinfonia.

14) Il suo legame con la Sicilia ed in particolare con Bisacquino.

La famiglia di mia madre era siciliana di Bisacquino. Mio nonno partì dal paese nei 1906, per poi fermarsi a Bellinzona in Svizzera, dove sono nato anch’io. Mia madre ha mantenuto uno stretto legame con le sue origini e in casa si parlava spesso della Sicilia e di Bisacquino.

15) A conclusione di questa chiacchierata, cosa vuol dire, suggerire ai lettori che leggeranno questa intervista.

Difficile suggerire qualcosa a chi legge. Forse vorrei esprimere un voto, perché la gente torni ad apprezzare valori meno effimeri e superficiali e a tornare a soffermarsi di più sulle cose, ad approfondire. Mi piace citare una frase tratta dalla mia opera preferita: Madama Butterfly di Giacomo Puccini. “ Noi siamo gente avvezza”

Alle piccole cose

Umili e silenziose

Ad una tenerezza

Sfiorante e pur profonda

Come il ciel, come l’onda del mare “

         

 

Un grazie di cuore al maestro Cesarini per averci deliziato con la sua musica e per la sua presenza, forte del richiamo delle radici della terra dei suoi avi.

 

Betty Scaglione Cimò

Si può sopravvivere all’anoressia? Riflessioni a partire dal libro “Clessidre senza sabbia” | di Andrea Giostra

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Negli ultimi tre o quattro anni mi capita sempre più spesso che amici scrittori, poeti, editori, artisti delle varie arti, mi chiedano di scrivere una presentazione, una critica, una recensione o una prefazione alla loro opera artistica, alla loro pubblicazione, al loro libro.

Ogni volta, a queste lusinghiere richieste, una riservata discrezione mi sopraffà, scatenando una resistenza a scrivere quello che non ritengo d’essere in grado di fare da un punto di vista che possa risultare privo di tutte le contaminazioni culturali delle quali sono al contempo forgiato e vittima. Per natura sono ultra-severo con me stesso, su tutto quello che faccio o ho fatto. So per diretta esperienza, vissuta negli anni della mia adolescenza fino all’età di giovane adulto, che questa innata severità, se proiettata al di fuori di me, può essere molto pericolosa e non ha fatto altro che conquistare gratuite inimicizie e motivate antipatie.

Quindi, con tutta la gentilezza che sono in grado di esprimere, succede così che ringrazio con riconoscenza tutti gli artisti che mi hanno onorato con la loro richieste e prometto loro che mi gusterò l’opera restituendo un mio personalissimo riscontro emozionale, più che un’analisi critico-culturale o una valutazione artistico-accademica.

È per questo motivo che quando Caterina Civallero mi chiese se fossi stato disposto a scrivere una presentazione a “Clessidre senza sabbia”, anticipandomi telefonicamente il tema che trattava il libro, risposi con un entusiasmo mascherato da una non ben celata riserva di fare davvero quello che mi era stato chiesto e che timidamente avevo promesso.

Caterina Civallero, “Clessidre senza sabbia. Sopravvivere all’Anoressia”, 2022

Caterina Civallero, nel suo libro che tratta il delicato tema dell’Anoressia, affronta il processo della guarigione, il dolore e il senso di colpa che vive un genitore di fronte alla figlia anoressica che ha deciso di abbandonarsi alla morte? “Clessidre senza sabbia. Sopravvivere all’Anoressia” di Caterina Civallero racconta gli stati d’animo e i pensieri di una mamma la cui figlia anoressica è sopraffatta dalla malattia: «Il libro – racconta l’autrice – è diviso in due parti e nella prima racconterò la storia di Alice Perdoncin, una giovane ragazza, bella, gentile e tormentata dalla malattia che la stritolerà fra i suoi denti aguzzi. La malattia l’ha inghiottita fra le sue spire e se l’è portata via la notte del 18 novembre 2020 a soli vent’anni, dopo otto passati nel tormento. A fornirmi i dati per creare la mappa narrativa è sua mamma Debora che ancora oggi, dopo diciassette mesi dalla sua scomparsa, soffre al pensiero di quel calvario vissuto invano, mentre cerca di gestire il senso di vuoto che solo la morte di un figlio sa creare. Nella seconda parte del libro analizzo le scoperte scientifiche e le tecniche terapeutiche più attuali, esplorando anche l’aspetto legale della malattia e degli odierni diritti del malato. La mia opera vuole essere sostegno e testimonianza e ha come finalità la sensibilizzazione verso un problema molto attivo e di difficile gestione: le famiglie che ne sono coinvolte vengono divorate letteralmente dall’Anoressia e quando diventa impossibile vincerla la perdita diventa estrema. La vita che ogni essere umano riceve in dono va difesa e onorata; in Clessidre senza sabbia propongo di analizzare questo problema da un punto di vista ampio e articolato con l’augurio che esso possa fungere da staffetta per vincere questa sfida – e scrive ancora – La riconnessione con la nostra vera essenza, che nel caso dell’anoressia coincide con la possibilità di ridisegnare i confini del proprio corpo, è l’unica vera via per giungere alla guarigione. La virata emotiva che va ricercata è dentro di sé ma lo stimolo che può catalizzarla origina dall’esterno. Guarisce chi riesce a comprendere il giusto momento in cui chiedere aiuto: il primo vero passo per uscire da questo insidioso tunnel è l’intenzione. In un capitolo della seconda parte del libro parlo della storia di un ragazzo anoressico e di come sia riuscito a proiettare la sua necessità di aiuto su un’altra persona in difficoltà. Nel proporsi, sperimentando le modalità di un semplice soccorso, scopre che le prigioni si somigliano tutte e quasi tutte hanno una finestra che se vogliamo si può aprire. Ma l’anoressia purtroppo ci riserva finali molto tristi e in antitesi all’esempio appena citato emerge la storia di Alice Perdoncin, nata e vissuta troppo velocemente perché ci si possa concedere il lusso di dimenticarla; a lei è dedicato il libro. Attraverso la sua storia desidero mostrare cosa si nasconde sotto la pelle della magrezza e quali sono le sofferenze a cui è sottoposta la famiglia di chi è malato. Il viaggio emotivo, frutto dei dialoghi con Debora Pignata, la mamma di Alice, serve per incamminarsi nel territorio del dolore in punta di piedi e mi permette di giungere a spiegare la genesi della malattia, e quali scoperte scientifiche possono sostenere coloro che dovessero trovarsi persi in questo scenario. Pertanto il testo è formulato in due parti, inscindibili fra loro nonostante la divisione. Il ventaglio di informazioni che ho sviluppato nella seconda mostra tonalità terapeutiche davvero straordinarie: scegli da quale partire; il viaggio può essere percorso in entrambi i sensi.»

Dopo aver letto con molta attenzione il “racconto” di Debora ed essermi lasciato trascinare dalla parte emozionale di me lettore, i miei sono degli “spunti di riflessione” intimi, personali, generati da un racconto di poco meno di trenta pagine, potente, disperato, disarmante, per certi versi fatalista, di un fatalismo mai dichiarato e che ha una connotazione razionale, il ché, per certi versi, è paradossale.

La mia formazione accademica e professionale di Psicologo Clinico mi ha fatto ben conoscere il gravissimo problema dei disturbi del comportamento alimentare, dell’altissima incidenza nei giovani e giovanissimi della popolazione occidentale del Ventunesimo secolo dove il consumismo, la globalizzazione e l’immagine “perfetta di sé”, hanno inesorabilmente preso il posto di tutti quelli che sono stati gli indiscussi “valori” dei loro nonni e padri fino alla metà del secolo scorso, il Novecento.

Io non so, né riesco a immaginarlo, come ben scrive Debora Pignata nel suo racconto, qual sia il dolore che un genitore possa provare dopo la morte di un figlio: «È difficile da spiegare il dolore di una madre che perde un figlio; solo chi lo ha provato può comprendere davvero ma non ho voglia di spiegare come sto: è faticoso. In questi primi giorni senza di te tutto sembra complicato come mai lo è stato…».

Queste parole di Debora, che senza alcun dubbio sono di disperazione estrema, già dalle prime pagine pugnalano il lettore al cuore che sente improvviso il “senso di colpa” di coloro che sono sopravvissuti ad una immane tragedia che ha portato via per sempre familiari, amici e conoscenti e che tecnicamente viene definita come “sindrome del sopravvissuto”. Quello che ho pensato è stato semplice e annichilente: in effetti è vero, non posso capire questo dolore!

Ma perché una mamma che ha vissuto quello che racconta Debora sente il bisogno di scriverlo, di tirarlo con forza fuori dalle profondità della sua anima, di renderlo partecipe a chi come lei vive o ha vissuto lo stesso problema, di ripercorrere i giorni, i momenti, gli attimi di vita, di gioia, di rabbia, di emozioni contrastanti con la propria bambina che ha deciso di intraprendere una strada che ha un solo e inesorabile destino? «Cosa può fare un genitore di fronte a un figlio che rifiuta di alimentarsi? Nulla, si può fare nulla. Insistere è la via peggiore, cercare una mediazione risulta inutile, arrabbiarsi è dannoso, scappare è inattuabile. L’anoressia è una bestia feroce che si è nutrita delle nostre vite: la tua l’ha fatta a pezzi e della mia non restano che brandelli. Questo vorrei spiegare, quando piango e dico che non so se riuscirò a sollevarmi dal mio dolore; e mentre lo penso ho il terrore di dimenticare, e mi trovo nuovamente prigioniera di una sofferenza angosciante che mi stritola da dentro.»

Debora racconta che con la figlia Alice, bellissima, intelligente, sensibile, colta seppur giovanissima, il suo era un rapporto simbiotico, reciproco, di un dare e avere senza alcuna condizione, un amore potente come può essere potente l’amore di una madre per la propria figlia, e di una figlia verso la propria madre che ha saputo ergersi, nei momenti di tempesta oceanica, a faro sicuro e appiglio salvifico.

«Non si è mai abbastanza grandi per i nostri figli, quel giorno ne avevo la certezza, perché la vedevo mentre mi ascoltava nella sua aria confusa che faceva fatica a nascondere. Le toccai la fronte, scottava un po’: aveva le guance rosse e le mani umide. Chissà quali sensazioni stavano lottando nel suo corpicino perfetto: era il ritratto della bellezza, sempre che la bellezza ne abbia uno. Perfetta, alta e fiera, la mia Alice era la versione migliore di me: mi somigliava nel tocco della pelle e nell’intensità dello sguardo, ma il colore dei suoi occhi doveva averlo rubato agli abissi dell’oceano. Un blu come quello non l’ho mai più rivisto… e dire che cerco il suo sguardo ovunque. Oggi fisso allo specchio i miei occhi e vedo solo dolore, mi osservo attentamente per vedere se riesco a incontrarla ancora ma resto a mani vuote in silenzio a pesare il vuoto della quotidianità che si mescola con il baratro che ha lasciato andandosene. Alice dagli occhi blu, chissà quale colore aveva la tua anima. Se solo riuscissi a scoprirlo inseguirei ogni sfumatura che ti somiglia, per ritrovarti. Devi aver lasciato qualcosa che mi permetta di raggiungerti, dimmi che è così: ho bisogno di vederti, di toccarti. Voglio scoprire se al di là della vita hai trovato la vita che cercavi. Dove sei?»

I “sensi di colpa” sono quelli che vive il lettore di questa storia, ma sono anche quelli che perseguitano tutti i genitori dal momento in cui mettono al mondo i loro figli, e si scatenano dentro la loro testa quando pensano se stanno facendo tutto quello che dovrebbero fare, se hanno fatto bene o hanno sbagliato qualcosa, se sono stati dei buoni esempi di vita, se hanno deluso i loro figli, se sono riusciti a dare tutto quello che era necessario dare loro, se… se… Ma il senso di colpa in un genitore rimane e rimarrà per sempre anche senza alcun motivo e senza alcun reale dolo.

Forse sta lì il cuore di questo racconto disperato: i sensi di colpa! I sensi di colpa di non essere riusciti a proteggere il proprio figlio, quelli di non avere fatto tutto quello che occorreva fare, quelli di non essere stati sufficientemente determinati, di non avere capito in tempo quando lo si poteva ancora salvare, quelli di non avere protetto il proprio figlio dalla tragedia, dal dolore, dalla sofferenza, dalla morte.

Ma poi mi vengono dei dubbi, e non so perché.

Forse, invece, si vuole donare al proprio figlio una immortalità letteraria, attraverso la parola, attraverso la scrittura? «Per tener vivo chi non c’è più bisogna ricordarlo e parlarne: solo così gli si regala il dono dell’immortalità. Anche questo libro sarà uno strumento per far vivere Alice, nonostante Alice sia altrove. E così, non avendo nessuna certezza che un gesto disperato possa farmela incontrare di nuovo, sono tenuta a stare qui. Ma certi giorni è davvero atroce!»

E qui altri dubbi prendono il sopravvento sulle mie emozioni di lettore.

Scrivendo queste ultime parole mi viene in mente una lezione tenuta dal mio professore di psicologia clinica durante una lezione universitaria, che raccontò di quando Sigmund Freud andò negli Stati Uniti per tenere una serie di conferenze sulla psicoanalisi che a quei tempi era divenuta la novità scientifica più importante e rivoluzionaria della psichiatria e delle medicina di inizio Novecento. A conclusione di una delle conferenze tenute in un’importante università statunitense, una donna si avvicinò alla cattedra del Professor Freud, gli disse che lei era una mamma e gli chiese come doveva comportarsi con i suoi figli perché ogni volta che diceva o faceva qualcosa per loro, poi sentiva sempre degli strani sensi di colpa generati dal dubbio che avesse sbagliato qualcosa o non avesse fatto tutto quello che avrebbe dovuto fare. Sigmund Freud ascoltò con attenzione la donna e quando questa ebbe terminato di parlare le rispose: “Signora, faccia quel che vuole, tanto con i suoi figli sbaglierà sempre!”.

La risposta apparentemente superficiale e sibillina nasconde però una profonda verità e una saggezza di infinita potenza. Nessuno può dire a una mamma come deve comportarsi o cosa deve o non deve fare per i propri figli, né ci sono delle formule o delle strategie che evitino a priori di commettere degli errori che possano sottrarre il genitore dai sensi di colpa. È impossibile ottenere questo risultato! E qualsiasi cosa possa fare un genitore, il figlio − dall’età infantile fino all’età di giovane adulto − leggerà sempre cose diverse da quelle che sono nelle intenzioni della madre o del padre.

La modalità che veramente funziona con i propri figli, e che certamente ritroviamo nel racconto di Debora, è la coerenza nelle azioni, nei comportamenti, nelle cose che si dicono e nelle cose che si fanno. Solo quello ha un potere devastante e incontenibile che penetra l’anima e la natura dei figli. Le azioni e l’esempio di vita dei genitori, se sono coerenti, lasciano solchi profondi che non potranno mai essere cancellati dai figli e che faranno da guida per il loro futuro.

Questa coerenza impregna il racconto fin dalla prime righe, viene trasmessa al lettore, e certamente è stata portata con sé da Alice come lascito immortale di sua mamma Debora.

(scritto di Andrea Giostra tratto dalla Prefazione del libro)

Il libro:

Caterina Civallero, “Clessidre senza sabbia. Sopravvivere all’Anoressia”, 2022

https://www.amazon.it/gp/aw/d/B09XZH878P/ref=tmm_pap_swatch_0?ie=UTF8&qid=1650115776&sr=8-12

Caterina Civallero, “Clessidre senza sabbia. Sopravvivere all’Anoressia”, 2022

Caterina Civallero

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Caterina Civallero

Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Il Brass Group per le Scuole con lo spettacolo “E fecero l’Italia”

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Il Brass Group per le Scuole con lo spettacolo “E fecero l’Italia”

Il Brass Group per le Scuole. In scena la produzione teatrale del Brass Day con lo spettacolo “E fecero l’Italia” . Dipartimento Brass Educational – 13 e 20 maggio Real Teatro Santa Cecilia

Il Brass Group per le Scuole con lo spettacolo “E fecero l’Italia”Attivita-2022-03-24-a

L’attività del Brass Group rivolta ai giovani ed alle scuole continua con una serie di appuntamenti. Il Brass Day è un’azione educativa basata sulla didattica esperienziale. La scuola vive per un giorno il Brass scoprendo il mondo educational della Fondazione The Brass Group. Le classi vivranno un percorso didattico interattivo all’interno del Real Teatro Santa Cecilia con una vera e propria escursione nel mondo della musica jazz basata su esperienze che coinvolgono direttamente gli alunni delle scuole già firmatarie del protocollo di adesione al progetto Brass & Jazz.

Il 13 e 20 maggio alle ore 9.00 presso il Real Teatro Santa Cecilia, verrà messa in scena la produzione di teatro musicale “E fecero l’Italia” a cura del Dipartimento Educational del Brass Group. Per la prima volta questa pièce teatrale viene adattata musicalmente, grazie a Vito Giordano, autore delle musiche, per le scuole direttamente dal suo autore: Bibi Bianca. Lo spettacolo scorre su un tessuto teatrale di taglio giornalistico. Sul tessuto narrativo si inseriscono le musiche originali di Vito Giordano che rilegge nella sua personalissima chiave trame musicali ispirate alla storia dei mille, con una performance innovativa.

Il Brass Group per le Scuole con lo spettacolo “E fecero l’Italia”Attivita-2022-03-24-a

PROGRAMMA 13 MAGGIO  MAGGIO 2022

“BRASS INCONTRA – IL JAZZ PER LE SCUOLE”

h.09.00: Apertura Real Teatro S. Cecilia ed accoglienza presso il foyer

h.10:00: Saluto ed introduzione al programma Brass Educational

Ignazio Garsia, Presidente della Fondazione The Brass Group

Vito Giordano, direttore delle attività didattiche.

Presentazione del Brass Day

Roberto Cuccia, coordinatore Programma Educational.

h.10:30 pièce teatrale “E fecero L’Italia” con Bibi Bianca, Giorgio Barone, Roberto Mannino, Meri Reale e Daniela Lo Cascio. Musiche originali di Vito Giordano.

Il Costo del singolo biglietto è di euro 5,00

Ingresso gratuito per gli alunni coinvolti nei progetti Brass Educational e No More Neet.

Per prenotazioni compilare il modulo google al seguente link:

https://forms.gle/HpGyP5zi8U382WG49

INFO E CONTATTI:

Contatti: segreteria organizzativa

+39 0917782860 dal lunedì al venerdì, ore 9:00-13:00

e-mail: brassgroupeducational@gmail.com

 

Anelli Mancanti ǀ Romanzo di Maria Teresa De Donato ǀ Recensione della Prof.ssa Elisabetta Fioritti

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Leggere questo romanzo equivale ad un viaggio nel tempo e nello spazio.

L’autrice con grande capacità descrittiva racconta la storia della sua famiglia, sempre dal punto di vista della propria evoluzione e crescita personale.  Lo studio delle sue origini, il racconto delle sorti dei numerosi personaggi che fanno da cornice e da sfondo al romanzo, costituiscono l’ossatura dell’evolversi della sua esistenza.  Ogni piccolo episodio si inserisce perfettamente in un mosaico della memoria storica, costruendo un substrato intellettuale per le scelte della protagonista.

Gli stimoli culturali e artistici ricevuti dall’infanzia, grazie all’ottima preparazione culturale dei suoi familiari, rendono possibile e anche stimolante la ricerca fatta dall’autrice, per colmare i salti della memoria, quegli anelli mancanti, appunto, che spiegano e giustificano le inclinazioni, le scelte, ma anche le mancanze, il dolore dei rapporti con i genitori.  Quest’ultimo, infine, è sempre il nodo cruciale, quello da sciogliere, per tutti, nel corso della vita.

Ai genitori non perdoniamo nulla, di loro non dimentichiamo nulla, perché sono il nostro specchio, sono la pianta da cui proveniamo, sono una parte di noi stessi.  Solo la saggezza dell’età e dell’esperienza può, a volte, farci riappacificare con la loro umana fragilità.  E questo accade alla nostra protagonista, che infine accoglie dentro di sé i grandi insegnamenti che le sono stati regalati, gli strumenti di crescita, l’amore di una splendida variegata famiglia, ricca di talenti artistici, culturali, imprenditoriali.  Lo studio di ricerca genealogica e storica profonda che risalta tra le pagine, suggerisce una risposta all’eterna domanda dell’essere umano, sul Caso, sulla predestinazione, sul Libero arbitrio.

Un bel romanzo storico autobiografico, permeato di colori, un affresco nel tempo, un racconto pieno di amore e di orgoglio per le proprie origini.

Complimenti all’autrice!

 

 

 

A Roma inaugurata “Casa Netflix” | Presentati i progetti italiani

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“Casa Netflix” | Presentati i progetti italiani

Nel cuore di Roma, Villino Rattazzi apre alla creatività. La nuova casa di Netflix, la prima in Italia, non poteva prescindere da quelle che sono le radici storiche del Bel Paese. Perché già più di quindici anni fa, quando Netflix stravolse la vita televisiva degli italiani facendoli diventare tutti addicted di serie bevute d’un fiato, si parlava di cogliere le radici di un luogo. Lo diceva Ted Sarandos, ad del gruppo, alla sua prima uscita del GlobalFest e lo ribadisce oggi Reed Hastings, Fondatore e Co-CEO di Netflix, che aggiunge: “L’apertura dell’ufficio di Roma è un chiaro segno del nostro forte impegno a lungo termine nel paese e ci permetterà di lavorare ancora più a stretto contatto con la comunità creativa italiana per realizzare una varietà di grandi show e film made in Italy”.

Padroni di casa della presentazione dell’avamposto sono stati Tinny Andreatta, Vice Presidente delle originali italiane, Giovanni Bossetti, Manager per i contenuti non fiction italiani, Sara Furio, Direttrice dei film per l’Italia in Netflix, accompagnati dalla conduzione di Michela Giraud. Non è mancata la presenza di Reed Hastings, Fondatore e Co-CEO di Netflix. Prima di raccontare tutte le novità, tre principali segnalazioni: una docuserie su Wanna Marchi, una serie tv sul celebre romanzo Il gattopardo e un’altra che racconta le donne scritta da Teresa Ciabatti.

“È un grande piacere aver messo radici in Italia, paese che ha una storia culturale e cinematografica di primaria importanza. L’apertura dell’ufficio di Roma è un chiaro segno del nostro forte impegno a lungo termine nel paese e ci permetterà di lavorare ancora più a stretto contatto con la comunità creativa italiana per realizzare una varietà di grandi show e film made in Italy”, dichiara Reed Hastings, Fondatore e Co-CEO di Netflix. Questi grandi show e quindi progetti riguardano prima di tutto i film che usciranno nel 20220: Rapiniamo il Duce (Bibi Film), un ambizioso “heist movie” ricco di azione e di humour con la regia di Renato de Maria e con Pietro Castellitto, Matilda De Angelis e Isabella Ferrari, tra i protagonisti, Il Mio Nome è Vendetta (Colorado Film), un adrenalinico film di azione, sopravvivenza e vendetta ambientato nell’Italia del Nord. Scritto e diretto da Cosimo Gomez e con Alessandro Gassman nei panni del protagonista, Love & Gelato (HT Film), le avventure e disavventure – con tanto gelato! – di Lina, una giovane americana alla ricerca di se stessa e delle proprie radici in una scintillante Roma. Scritto e diretto da Brandon Camp, Sotto il Sole di Amalfi (Lucky Red), amicizie e amori in una magica estate nella splendida cornice della costiera amalfitana nel film sequel di Sotto il Sole di Riccione. Diretto da Martina Pastori, al suo debutto alla regia, con Lorenzo Zurzolo, Ludovica Martino, Isabella Ferrari e Luca Ward tra i protagonisti, Per Lanciarsi Dalle Stelle (Lotus Film), ispirata all’omonimo romanzo, l’emozionante storia di Sole, una giovane donna che dopo la morte della migliore amica, proverà ad affrontare e vincere tutte le sue più grandi paure. Diretto da Andrea Jublin, con Federica Torchetti, Lorenzo Richelmy, Cristiano Caccamo, Celeste Savino, Anna Ferruzzo e Massimiliano Gallo.

Passando alle serie tv, sono state annunciate: la trasposizione seriale del romanzo Il Gattopardo (Indiana Production e Moonage Pictures), la serie ispirata al romanzo di Tomasi di Lampedusa da cui Luchino Visconti ha tratto un capolavoro della nostra cinematografia. Il regista Tom Shankland riscoprirà tutta la modernità di un racconto, quello del Principe di Salina e della sua famiglia, che è quello dell’Italia di ieri e di oggi, dando spazio a personaggi e storie che nel libro sono poco esplorate, Inganno (titolo provvisorio) (Cattleya, parte di ITV Studios), un thriller sentimentale che gioca tra suspence, tabù e scomode verità sull’amore. L’appassionante relazione non priva di ombre, tra una donna matura e un ragazzo che ha la metà dei suoi anni, mette in crisi le convenzioni sociali e gli equilibri familiari, sovvertendo l’intoccabile topos della maternità della cultura mediterranea, il nuovo progetto animato di Zerocalcare (Movimenti Production in collaborazione con Bao Publishing), tornano il mondo narrativo, il linguaggio unico ed i personaggi inconfondibili dell’universo del grande fumettista romano. Fra le novità del progetto: il formato, con sei episodi da circa mezz’ora che entreranno ancora più a fondo nelle tematiche care all’autore, Lotto Gang (titolo provvisorio) (BIM Produzione e Feltrinelli Originals), l’incredibile avventura liberamente ispirata alla storia vera della più grande e geniale truffa al Lotto mai avvenuta. Ambientata nell’hinterland milanese a metà degli anni ’90, propone un heist con antieroi e antieroine indimenticabili che unisce azione e commedia all’italiana, Odio Il Natale (Lux Vide, società del Gruppo Fremantle), Pilar Fogliati protagonista della prima serie italiana natalizia di Netflix che racconta la ricerca dell’amore con la chiave della commedia.

E infine, ma non per importanza, i progetti unscripted e quindi non fiction che sono forse tra i contenuti migliori annunciati oltre che tutti attraenti, o per un motivo o per un altro. Wanna (Fremantle Italy), una docu-serie crime con tocchi pop che ricostruisce e racconta gli aspetti noti ma soprattutto quelli meno noti di una donna e di una vicenda che sono anche il ritratto di un momento storico e di un’epoca televisiva in Italia, lI Caso Alex Schwazer (Indigo Film), un racconto senza filtri su ascesa, caduta e ricerca di redenzione di uno sportivo, sullo sfondo di un’intricata vicenda sportiva e giudiziaria, Summer Job (Banijay Italia), il primo reality originale italiano Netflix: quella che inizia come una vacanza paradisiaca si trasforma presto nella prima esperienza lavorativa per i dieci ragazzi e ragazze che compongono il cast. Alla conduzione, per la prima volta in questo ruolo, Matilde Gioli. Tutti questi progetti mostrano sulla carta una notevole ricchezza dello storytelling italiano che si vuole affacciare in un contesto competitivo e internazionale. Una offerta sempre più ricca e articolata che sicuramente fornirà a noi tutti spettatori qualche chiave inedita e divertente di racconto.

FONTE:

https://www.netflix.com/it/

EXPOCOOK 2022 al Centro fieristico Giotto dal 9 al 12 maggio 2022

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EXPOCOOK 2022

Centro fieristico Giotto, dal 9 al 12 maggio 2022 EXPOCOOK 2022, LA FIERA DEL GUSTO A PALERMO. LA REGIONE SICILIANA: «L’ENOGASTRONOMIA UN TRAINO PER LO SVILUPPO TURISTICO»

Gaetano Armao 1 a Expocook 2022 PH Serafino Geraci

Una rete di itinerari del gusto al servizio di una vision: fare del suo immenso patrimonio enogastronomico il traino dell’offerta turistica della Sicilia. L’impegno di Expocook, la fiera della ristorazione che giunge quest’anno alla sua sesta edizione e che si terrà a Palermo dal 9 al 12 maggio, ha fatto breccia nei palazzi del potere. Il vicepresidente e assessore all’Economia della Regione Siciliana, Gaetano Armao, intervenendo alla presentazione di Expocook 2022, ha indicato nell’enogastronomia un potente volano per lo sviluppo dell’Isola. «Una leva fondamentale per il turismo, che va a completare l’offerta dei beni naturalistici e monumentali», ha detto, sottolineando l’importanza del ruolo svolto da manifestazioni come Expocook, che danno visibilità alle aziende e ai territori. Sul turismo, del resto, la Sicilia può contare, anche se le prospettive dopo lo scoppio della guerra in Ucraina si sono leggermente ridimensionate. «Le previsioni di crescita dell’economia siciliana – ha aggiunto Armao – erano straordinarie dopo due anni di pandemia. L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ha frenato la ripresa in tutto il mondo e questo si riflette anche sulla Sicilia. Per fortuna, il turismo a Pasqua è andato bene e ci sono buone previsioni anche per l’estate. Ma occorre fare sistema per sfruttare le opportunità».

E che in Sicilia ci sia humus fertile per seminare e voglia di mettersi insieme lo testimonia proprio Expocook, che ha riunito attorno a un tavolo il meglio del settore della ristorazione. E lo testimoniano anche le iniziative legislative in cantiere, svelate nel corso della conferenza inaugurale dai due parlamentari regionali presenti, Vincenzo Figuccia e Mario Caputo. Disegni di legge che vanno proprio nella direzione dello sfruttamento delle risorse enogastronomiche per il potenziamento dell’offerta turistica.

Obiettivo, quest’ultimo, che raggiungerà Expocook 2022, che ha scelto il Centro fieristico Giotto per una manifestazione che richiamerà in città i migliori fra chef, pizzaioli e pasticcieri. Il fiore all’occhiello di questa edizione è il campionato mondiale di pizza a squadre, una novità assoluta che mancava nel panorama del food. Tre pizzaioli per ogni formazione, un eventuale chef in team, ma solo nel ruolo di consulente. Pizzaioli non necessariamente dello stesso ristorante, nell’ottica di creare socialità e aggregazione. Iscritte 25 squadre, provenienti da tutta Europa. Giuria di prim’ordine e manifestazione sponsor free.

Ma le attrazioni sono numerose, come sottolinea il project manager di Expocook, Fabio Sciortino, che ha organizzato quest’anno una serie di appuntamenti spettacolari. Oltre al campionato a squadre, c’è anche il challenge individuale della pizza, con oltre cento iscritti. Poi i cooking show e i corsi di cucina, con il tristellato Heinz Beck e tanti altri nomi di rilievo, come Enrico Derflingher, Rocco Pozzulo, Govanni Porretto, Natale Giunta o il pastry chef campione del mondo Giuseppe Amato.

La principale attrazione della rassegna, peraltro, sono gli stand delle più grandi aziende del mondo della ristorazione. Saranno quattro giorni intensi, da lunedì 9 a giovedì 12 maggio 2022, all’insegna delle eccellenze enogastronomiche, ma anche delle attrezzature professionali, dell’hotellerie e complements, degli arredi di interni ed esterni, design, progettazione, abbigliamento da lavoro, sistemi informatici di cassa, consulenza e finanziamenti, gestione del personale. Aree più ampie rispetto al passato, padiglioni tematici, come quello dedicato al mondo del coffee & tea oppure al cocktail e alla cultura Mixology. Più di 150 le aziende che hanno aderito all’iniziativa. Tanti i momenti dedicati alle metodologie di cottura tra cooking show, tavole rotonde, dibattiti e interventi dei professionisti del settore, tra chef, pizzaioli, barman campioni di mixology, campioni di latte art, caffetteria, maestri pasticcieri e gelatai, con un filo conduttore, la qualità delle materie prime utilizzate.

«Il mondo della ristorazione – dice Fabio Sciortino – non potrà disertare questa rassegna. Mai come quest’anno abbiamo curato ogni dettaglio per offrire al pubblico un panorama completo. Ci sono già prenotazioni da tutta Italia e dall’estero. Appuntamento al 9 maggio».

«Da anni – ha commentato il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che ha inviato un saluto all’organizzatore Sciortino – Expocook costituisce un momento importante per la vita della città. La ricchezza agroalimentare è sicuramente una delle risorse straordinarie di Palermo, della nostra regione e dell’intero Paese. E questa manifestazione contribuisce, in tal senso, allo sviluppo della nostra realtà e conferma, grazie alla presenza di molti chef provenienti da tutto il mondo, la grande attrattività internazionale di Palermo». Tesi confermate dai due assessori comunali presenti alla conferenza di presentazione, Cettina Martorana (Attività economiche) e Toni Sala (Patrimonio), e dal presidente provinciale di Fipe-Confcommercio Antonio Cottone. Presenti anche i massimi rappresentanti del mondo degli chef, dei pizzaioli, dei pasticcieri, dei maitre, della scuola alberghiera e di altre importanti realtà regionali legate alla ristorazione e alla gastronomia.

Il programma definitivo sarà reso noto nei prossimi giorni, il sito di Expocook (https://www.expocook.org/) consente di prenotare la propria partecipazione agli eventi. L’ingresso è gratuito, previa prenotazione. L’ingresso al Centro fieristico dà sullo slargo all’incrocio fra le vie Galileo Galilei e Michele Pantaleone e piazza Rocco Chinnici. La zona è quella del grande piazzale Lennon noto ai più con il nome di piazzale Giotto.

QUANDO LEI HA IL DOPPIO DEGLI ANNI DI LU…gigolò – truffatore – o sincero innamorato? | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini

Amiche ed Amici carissimi, traggo spunto da una telefonata intercorsa con un’Amica, per affrontare una situazione sempre più diffusa, rappresentata da una storia sentimentale tra un giovane uomo ed una donna che, come si suol dire “potrebbe essere sua madre”.

Molti sorrideranno maliziosi, alludendo al classico cliché dell’aspirante mantenuto/truffatore o potenziale gigolo’ che in tal caso si rivelerà immediatamente dopo il primo infuocato amplesso con richieste di doni o denaro. Tuttavia, pur avendo io stessa dedicato articoli ed interviste atte ad allertare le donne verso quel genere maschile, non è sempre così.

Nel cambiamento epocale che stiamo vivendo, accade sempre meno raramente che queste coppie, per così dire disassortite, intrattengano lunghe e felici relazioni, talvolta suggellate con il matrimonio.

Bando agli stereotipi, mi chiedo cosa possa attrarre due persone, in cosiddetta “buona fede”, caratterizzate da realtà tanto diverse.

Da un sondaggio effettuato in Francia, quando la nota coppia presidenziale destò scalpore proprio per l’importante differenza di età, emerse che innanzitutto l’uomo ambisce sempre meno al ruolo di pigmalione nei confronti di una donna giovane, in favore di una compagna “matura”, che descrive come cresciuta, con una personalità definita, con una carriera professionale stabile che la rende appagata ed economicamente autonoma, che desidera – e concede – spazi di tempo per dedicarsi ad interessi non condivisi, che il più delle volte o non vuole figli oppure ne ha già e pertanto non vive l’urgenza dell’orologio biologico per sperimentare la maternità.

È altresì emerso un  altro elemento non trascurabile, in netta controtendenza con la coppia tradizionale, che concerne il desiderio di alcuni uomini di essere supportati e sostenuti dalla donna, con la maturità che, grazie al suo vissuto, le è propria . Come potrebbe essere di sostegno una ragazza priva di esperienza?

E per quanto riguarda la remora correlabile all’aspetto fisico, oggi le donne conservano lungamente la loro forma fisica desiderabile e viene riferito che siano sessualmente più  consapevoli ed affascinanti.

Davvero un ribaltamento dei ruoli, se solo pensiamo che, pur con le maldicenze del caso, era ed è tuttora socialmente accettata, l’unione tra un “lui” abbiente ed agé  ed una “lei” giovane e bella.

Un abbraccio

Daniela Cavallini

Le mie prime 50 interviste da “Editorialista culturale” | di Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Perché presentare le mie prime 50 interviste da “Editorialista culturale”?

È la domanda che mi sono posto pensando a questo articolo, che certamente è anche la domanda che si faranno (o si potrebbero fare!) tutti coloro che leggeranno il titolo del post che spunterà sui social e che porta a questo scritto.

Una risposta semplice non ce l’ho, come a tutto quello che mi passa per la testa! Per rispondere dovrei scrivere una decina di pagine, o forse di più, che sarebbero estremamente noiose e, forse, anche molto retoriche! Dovrei spiegare tante cose di questa mia attività dilettantistica di “Editorialista culturale”, come ho pensato di definirmi da qualche mese a questa parte considerato che non ho mai trovato altre definizioni migliori e alternative a quelle che impropriamente e con grande generosità mi vengono attribuite da amici reali e virtuali che mi seguono sulle mie pagine e profili social e leggono quello che scrivo, ovvero: “scrittore”, “giornalista”, ”artista”… In realtà non sono nulla di tutto questo, ma semplicemente un dilettante che si diverte a scrivere per piacere e per passione, e lo fa solo quando ha il tempo e la “pulsione” che lo spinge a sedersi davanti al PC e iniziare a digitare le lettere della tastiere per vedere poi cosa uscirà fuori leggendo la successione di parole che spunteranno nel monitor….

Ebbene, per tornare alle 50 interviste sul tema dell’arte e della cultura che ho fatto in questi recentissimi anni, quello che in pochissime righe posso dire (scrivere) è che riguardano quello che ha a che fare con questa mia appassionata attività di “Editorialista culturale”, ovvero, condividere e partecipare con i miei amici reali e virtuali, quella che è la mia esperienza e quelle che sono le mie piccole conoscenze del mondo dell’arte, della cultura, della psicologia, della letteratura e della scrittura. Sono le prime 50 interviste su questi temi che ho il piacere di elencare e condividere con chi mi segue e legge quello che scrivo.

Una attività dilettantistica e di passione che ha il grande potere di sottrarmi per pochi minuti, talvolta per qualche ora, alla dura quotidianità della vita reale che non fa mai tanti sconti a nessuno e che ci costringe sempre a tenere i piedi ben saldi per terra per evitare di ritrovarci improvvisamente ruzzolanti in burroni pieni di spuntoni taglienti e rovi affilati che lascerebbero solchi profondi non facili da cancellare.

Per chi avrà l’ardire e la curiosità di ascoltarle e di leggere queste interviste, eccole elencate in ordine temporale:

Le mie prima 50 interviste da “Editorialista culturale”:

1 – 05/05/2022 “Lombardia TV” – “Un autore dietro le quinte” | “La Sicilia di Andrea Giostra. Novellistica o antropologia?” | conducono Antonello Di Carlo, Valentina Zambon e Claudio Fontana

https://youtu.be/uZESspeSCd8

2 – 22/04/2022 “Lombardia TV” – “Un autore dietro le quinte” | “Editori e scrittori: perché i talenti in Italia non emergono?” | conducono Antonello Di Carlo, Valentina Zambon e Claudio Fontana

https://youtu.be/uuKTMxfggWs

3 – 08/04/2022 “Lombardia TV” – “Un autore dietro le quinte” | “Letteratura, marketing e comunicazione” | conducono Antonello Di Carlo, Valentina Zambon e Claudio Fontana

https://youtu.be/zTkTfocrqr4

4 – 23/03/2022 Canale di Sicilia | Le “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di Joey Borruso

http://www.canaledisicilia.it/2022/03/23/intervista-allo-scrittore-palermitano-andrea-giostra/

5 – 09/03/2022 “Lombardia TV” – “Un autore dietro le quinte” | “Novelle brevi di Sicilia” | conducono Claudio Fontana, Valentina Zambon e Lidia Simonetti

https://youtu.be/jsuL8NWqaMY

6 – 08/03/2022 Radio CTR Lamezia Terme | “Amore e non Amore. Narcisismo Patologico e relazioni problematiche” | conduce Anna Maria Esposito

https://youtu.be/WGvspNABAUs

7 – 02/03/2022 “Lombardia TV” – “Occhio all’evento” | “Amore e non Amore. Narcisismo Patologico e relazioni problematiche” | conduce Laura Magnani

https://youtu.be/sjfL_iNMco4

8 – 18/02/2022 #GlitterPeople su “Radio in” | “Narcisismo Patologico e relazioni problematiche” | conducono Sara Priolo e Milvia Averna

https://youtu.be/85DkIgp5mUs

9 – 17/02/2022 Galleria d’Arte Moderna Aréa | “Simposio sull’Amore e non Amore Giorgia” | conduce Görner Enrile

https://youtu.be/5b6fq35Xe2Q

10 – 16/02/2022 Medianews Tele One 1^ edizione | “Simposio sull’Amore” | conduce Alessandra Costanza

https://youtu.be/WJ9hJ9tgwhs

11 – 08/02/2022 Radiomia di Bari “Viva la radio” | “Femminicidio e Narcisismo Patologico” | conduce Cinzia Tattini

https://youtu.be/1Oiedv9Y5VI

12 – 06/02/2022 “La Scintilla” rivista di Critica Letteraria |  “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di Giuseppe Possa

https://pqlascintilla.wordpress.com/2022/02/06/intervista-ad-andrea-giostra-scrittore-siciliano/

13 – 28/01/2022 Segnalazioni Letterarie di Alberto Raffaelli | “Novelle brevi di Sicilia” | conduce Alberto Raffaelli

https://youtu.be/-22mLfGmzfg

14 – 12/11/2021 Tertuliaweb Leomar | “Novelle brevi di Sicilia” | condice Leonarda Brancato

https://fb.watch/9fJDqwbdx7/

15 – 19/11/2021 Radio One Time | “Novelle brevi di Sicilia” | conduce Fabia Tonazzi

https://youtu.be/tyyo3BxuQ6M

16 – 24/11/2021 “Istituto Comprensivo Novoli (Lecce)” | “Femminicidio” | conduce la Prof.ssa Marilù Murra

https://youtu.be/m9YwVimfac0

17 – 12/05/2021 Talk City Verona – La stella dei venti | “Novelle brevi di Sicilia” | conduce Flaviana Fusi

https://youtu.be/yn4AWKvO9yI

18 – 03/05/2021 Spazio Mattino – Tele Spazio Messina | “Novelle brevi di Sicilia” | conduce Giusy Venuti

https://youtu.be/udPJVQ-aEhs

19 – 19/04/2021 Il salotto di Aurora – Mobmagazine.it | “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di Aurora d’Errico

https://mobmagazine.it/blog/2021/04/19/intervista-al-dott-andrea-giostra-sulle-novelle-brevi-di-sicilia-di-aurora-derrico/

20 – 07/04/2021 Intervistando …“I-6” Blog magazine | “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di Ilaria Sollazzo

https://www.i-6.it/intervistando-andrea-giostra/

21 – 04/04/2021 Spazio Mattino – Tele Spazio Messina | “L’autismo” | conduce Giusy Venuti

https://youtu.be/bG-CEdqxSVA

22 – 27/03/2021 Spazio Mattino – Tele Spazio Messina | “Il narcisismo patologico” | conduce Giusy Venuti

https://youtu.be/Da-KDze91HA

23 – 20/03/2021 Spazio Mattino – Tele Spazio Messina | “I disturbi del sonno” | conduce Giusy Venuti

https://youtu.be/JGJmysNR1FI

24 – 15/03/2021 Spazio Mattino – Tele Spazio Messina I disturbi del comportamento alimentare Giusy Venuti

https://youtu.be/hMW6r2xqIzo

25 – 08/03/2021 La consulta delle donne di Bolognetta Le donne e il Quadrifoglio Rosa | conduce Giuseppa Di Fresco

https://youtu.be/pp7WEU9BIf0

26 – 01/03/2021 Media News di Tele One | “Novelle brevi di Sicilia” | conduce Alessandra Costanza

https://youtu.be/1Q-4vz7LG-w

27 – 12/02/2021 EMIA edizioni Intervista sul romanzo “Figlia della terra”  | conduce|Italo Arcuri

https://youtu.be/NFBnp569jwU

28 – 06/02/2021 Raio In 102 – Arte a parte I racconti di andrea giostra Barbara Morana

https://youtu.be/RIvBRFAGUXs

29 – 03/02/2021 Spazio Mattino – Tele Spazio Messina | “La salute mentale al tempo del Covid-19” | conduce Giusy Venuti

https://youtu.be/6TpoF–qbF8

30 – 03/12/2020 Radio CRT di Lamezia Terme | Blaterando |  “Il Tappeto persiano Gabbeh” e altri scritti… | conduce Anna Maria Esposito

https://youtu.be/kpa6G9pwhOQ

31 – 06/11/2020 Lombardia TV canale 99 – Occhio all’evento | “Novelle brevi di Sicilia” conduice Laura Magnani

https://youtu.be/vGnBaYamY1A

32 – 19/10/2020 Radio IN 102 – Arte a Parte | “Novelle brevi di Sicilia£ | conducono Barbara Morana e Rossana Ingrassia

https://youtu.be/hj0R0NQf7hQ

33 – 25/09/2020 Radio CRT di Lamezia Terme | Blaterando | “I racconti e la scrittura” | conduce Anna Maria Esposito

https://youtu.be/Q9Z8DTgBe34

34 – 08/09/2020 Radio Antenna Uno di Torino – Bello è possibile | “Un affresco della Sua e Nostra Sicilia” | conduce Carla Canapè

https://youtu.be/KzbxBCtVBKc

35 – 08/08/2020 Radio CRT di Lamezia Terme | Blaterando | “Novelle brevi di Sicilia” | conduce Anna Maria Esposito

https://youtu.be/1-zAeHydNxo

36 – 02/07/2020 Radio Antenna Uno di Torino – Bello è possibile | “Novelle brevi di Sicilia” conduce Carla Canapè

https://youtu.be/JAthydHkZ_k

37 – 16/05/2020 Radio IN 102 – Arte a Parte | “Novelle brevi di Sicilia” | conducono Barbara Morana e Rossana Ingrassia

https://youtu.be/iINn-Zhm-9A

38 – 27/07/2018 LF Magazine di Roma | “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di Merlene Loredana Filoni

https://www.lfmagazine.it/andrea-giostra-e-stata-mia-nonna-vita-a-trasmettermi-la-capacita-di-raccontare-storie-in-grado-di-rapire-la-mente-di-chi-le-legge/

39 – 12/05/2018 La voce di Milano Novelle brevi di Sicilia Daniela Cavallini “Dai racconti di Andrea…” letture leggiadre per riflettere sulle nostre emozioni | La Voce

https://www.lavoce.online/2018/05/12/dai-racconti-di-andrea-letture-leggiadre-per-riflettere-sulle-nostre-emozioni/

40 – 19/04/2018 Blog Letterario Il mondo incantato dei libri | “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di Teresa Anania

https://www.ilmondoincantatodeilibri.it/novelle-brevi-di-sicilia-di-andrea-giostra/

41 – 16/04/2018 Inchiestasicilia.it | “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di di Joey Borruso

https://inchiestasicilia.com/2018/04/16/andrea-giostra-un-siciliano-premiato-a-pontremoli/

42 – 29/03/2018 iCrewPlay magazine | “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di Cristiana Meneghin

https://www.icrewplay.com/andrea-giostra-film/

43 – 21/02/2018 La Repubblica Palermo Alla GAM la mostra di Cartier Bresson | intervista di Licia Raimondi e Roberto Leone

https://youtu.be/jnDjfVa0LE8

44 – 18/02/2018 Svoltare Pagina – Recensione Libri.org | “Novelle brevi di Sicilia” | La Redazione

https://www.recensionilibri.org/2018/02/intervista-a-andrea-giostra-autore-de-novelle-brevi-di-sicilia.html

45 – 13/12/2017 LE Lady Bags blog magazine | “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di Ester Campese

https://campeyblog.wordpress.com/2017/12/13/andrea-giostra-scrittore-la-scrittura-e-un-modo-per-fissare-il-tempo-ed-ha-unazione-catartica/

46 – 29/11/2017 Canale 91 – Parliamone | “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di Dario Costantino

https://youtu.be/LucQ1qXUhnU

47 – 19/11/2017 Fattitaliani.it – Segna libro | “Novelle brevi di Sicilia” | intervista di Giovanni Zambito

https://www.fattitaliani.it/2017/11/segnalibro-andrea-giostra-fattitaliani.html

48 – 20/09/2017 Colors Radio Roma – Casa tua Il cinema | intervista di Maria Teresa Bruni

https://youtu.be/aQ5cZhiOc4g

49 – 02/01/2008 Feel Rouge informazione Progetto NAP Commissione Europea Redazione | intervista della redazione

https://youtu.be/riUD6Pm1tZM

50 – 02/08/2007 RAI3 – COMINCIAMO BENE ESTATE I minori vittime di abusi sessuali | intervista di Michele Mirabella

https://youtu.be/qxVlPuzsEYM

 

Maternità | di Maria Rosa Bernasconi

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fotografia giovanile di mia mamma Antonia Bottini

Philofobia: Paura di Amare | di Mari Onorato

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Mari Onorato

La paura di amare non sempre è dettata dalle delusioni, dalle aspettative disattese.

Le credenze, l’educazione ricevuta, l’influenza genitoriale, possono lasciare una traccia indelebile dentro di noi.

Credere che la felicità possa durare un attimo e sparire è una convinzione che molte persone vivono a causa di avvenimenti passati che hanno vissuto o sentito con persone per loro importanti.

Questo comporta un non riuscire a lasciarsi andare e il rimanere distaccati dalla persona che potrebbe essere fonte di felicità, ma anche di dolore.

La paura di essere abbandonati non fa altro che rendere la propria vita un inferno, per cui si evita il coinvolgimento emotivo per tutelarsi dalle possibili sofferenze.

E come se si avesse paura del proprio corpo, della sessualità, della femminilità o delle proprie prestazioni fisiche…

Paure, paure, nient’altro che paure, continue allucinazioni che attanagliano la mente di chi non vuole lasciarsi andare alle emozioni, creandosi visioni sempre più contorte di ciò che potrebbe succedere e che, spesso, non sono in relazione con la realtà.

Poi vi è la paura dell’impegno, del sentimento, della relazione, del saper gestire emozioni e situazioni nello stesso tempo.

Ed ecco l’angoscia che prende il sopravvento soppiantando il sentimento più puro e semplice che è L’AMORE…

Purtroppo notiamo che qualunque stimolo consideriamo essere causa della paura di amare ha come base la paura di soffrire…

per cui ci si crea una corazza per proteggersi dall’amore.

Un conflitto interno che porta ad un soffocamento del sentimento.

Qualcosa è successo nella nostra vita che ci ha portato a pensare che il fatto di impegnarci sentimentalmente corrisponda ad una nostra sofferenza…

Per fuggire da questo legame sentimentale ci si rifugiamo nelle relazioni superficiali, spesso con

un passaggio da una donna ad un’altra, da un uomo ad un altro, per poi scappare, nel momento in cui ci si accorge che qualcosa sta cambiando e diventa di difficile controllo.

Non dobbiamo dimenticare che la paura di amare può essere legata al senso di colpa che può nascere dal lasciarsi andare all’altro o all’altra.

La colpa che ci attribuiamo è quella di tradire una figura parentale che ha avuto un ruolo fondamentale nella propria vita e i cui insegnamenti sono in netta contrapposizione con i comportamenti che si vorrebbero avere con la persona amata.

Colpe immaginarie dovute, il più delle volte, ad autoaccuse erronee e a messaggi distruttivi provenienti dai genitori.

Malgrado tale infondatezza, ci si autopunisce come se il tutto fosse reale.

L’accesso alla felicità  vienecosì impedito.

Mari Onorato

Visite guidate alla Chiesa del Gesù e del Museo di Casa Professa di Palermo

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Sacrestia lignea seicentesca realizzata dal gesuita milanese Gian Paolo Taurino

Tantissime luci per illuminare la sera gli spazi ritrovati della chiesa e del museo religioso che vogliono diventare simbolo del ruolo dei Gesuiti a Palermo e tornare al centro degli interessi dei siciliani e dei flussi turistici esteri. Da domani, 7 maggio 2022, ogni sabato, dalle 20.30 alle 23.30, è in programma l’apertura serale della Chiesa del Gesù e del Museo di Casa Professa, in piazza Casa Professa, a pochi metri dal mercato di Ballarò.

La chiesa seicentesca mostrerà, con la forza della luce, tutte le sue “perle” esterne e interne by night, per scoprire l’arte sacra del barocco siciliano, e permetterà a chi lo vorrà di conoscere anche il suo museo interno, il cui patrimonio storico-artistico è costituito da opere di pittura, scultura e arte decorativa, ricchi di profondi riferimenti simbolici. Una storia di Palermo, ma anche della sua identità religiosa.

L’ingresso serale costa 4 euro per la chiesa, 6 euro per chi volesse vedere anche il museo.

La Chiesa del Gesù e il museo di Casa professa è aperta tutti i giorni anche la mattina dalle 9,30 alle 18,30 e in questo caso il biglietto per la chiesa costa 2 euro e per il museo 5 euro.

Giusy Pellegrino

“La Sicilia di Andrea Giostra. Novellistica o antropologia?” | “Lombardia TV” “UN AUTORE DIETRO LE QUINTE”

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Claudio Fontana e Valentina Zambon

La Sicilia di Andrea Giostra. Novellistica o antropologia?” | “Lombardia TV” di Milano intervista Andrea Giostra (editorialista culturale) autore delle “Novelle brevi di Sicilia” | “UN AUTORE DIETRO LE QUINTE”, programma ideato e condotto da Antonello Di Carlo, Claudio Fontana e Valentina Zambon | giovedì 05 maggio 2022 ore 15:30

Per vedere la puntata, clicca qui:

da YouTube:

da Facebook Watch:

https://fb.watch/cRiOw9l8zR/

da Google Blogspot:

https://andreagiostrafilm.blogspot.com/2022/05/LaSiciliadiAndreaGiostra.html

da Mobmagazine.it:

 

La Sicilia di Andrea Giostra. Novellistica o antropologia? | Critica letteraria di Antonello Di Carlo

https://mobmagazine.it/blog/2022/04/la-sicilia-di-andrea-giostra/

Antonello Di Carlo, poeta, scrittori e traduttore

https://www.facebook.com/antonello.dicarlo

Claudio Fontana, giornalista televisivo

https://www.linkedin.com/in/claudio-fontana-a611951ab/

Valentina Zambon, giornalista

https://www.facebook.com/valentina.zambon.31

FONTE:

https://fb.watch/cRhOm3A7E5/

Lombardia TV è un’emittente privata con oltre 1 MILIONE di telespettatori al giorno e oltre 30 MILIONI al mese. La TV privata più seguita della Lombardia. Pagina Ufficiale dell’emittente Televisiva Lombardia TV visibile in Lombardia sul Canale 80, Piemonte sul Canale 80 e 96 del Digitale Terrestre, Streaming Tramite App Ufficiale disponibile su Google Play e Apple Store e Amazon Fire Stick:

https://www.lombardiatv.com/

https://www.facebook.com/LombardiaTV

https://www.youtube.com/user/GruppoLombardiaTV

direzione@lombardiatv.com

+39 0374 341820

Lombardia TV si vede su:

Canale 111, Canale 99 LOMBARDIA TV (in Piemonte canale 85/219, in Liguria Canale 665, in Emilia-Romagna Canale 890, nel Veneto Canale 80, nel Lazio Canale 113, ovunque in streaming ed ora anche su PRIME di Amazon.

OSPITE DELLA PUNTATA:

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Concerti: Omaggio al Maestro Morricone con Luca Pincini e Gilda Buttà al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo | Lunedì 9 maggio ore 20:45

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Luca Pincini e Gilda Buttà

Un omaggio a Ennio Morricone, icona mondiale della musica e autore delle più belle colonne sonore del cinema. L’Associazione Siciliana Amici della Musica, per Suoni di Famiglia, presenta AbsolutelyEnnio Morricone, con Luca Pincini al violoncello e Gilda Buttà al pianoforte.

Luca Pincini e Gilda Buttà_Omaggio a Ennio Morricone

Lunedì 9 maggio, alle 20.45, al Politeama Garibaldi di Palermo il concerto nato da un’idea in collaborazione con IUC – Istituzione Universitaria dei concerti.

Nel programma saranno presenti i titoli più famosi del cinema, opere di musica assoluta, prime esecuzioni e pagine espressamente dedicate dall’autore. Da Love affair. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto di Luca Pincini, a Suite Mission, I ladri nella notte, Proibito, Rag in frantumi, Mosè – Marco Polo. E, ancora, omaggio al cinema di Tornatore con La leggenda del pianista sull’oceano, Nuovo Cinema Paradiso, Malena, Una pura formalità. Eseguiranno poi Lolita e una pagina di Sergio Leone con C’era una volta l’America, C’era una volta il west, Il Buono, il Brutto e il Cattivo.

I due musicisti hanno affiancato il Maestro Morricone per anni e portano sul palcoscenico il ricco bagaglio emotivo, personale e lavorativo che deriva da questo sodalizio umano ed artistico, sia nelle sale di registrazione che sui vari palcoscenici in giro per il mondo da solisti e in formazioni eterogenee. Gilda Buttà ha collaborato per oltre 25 anni con Morricone, eseguendo numerose colonne sonore tra cui “La leggenda del pianista sull’ oceano”, “Canone inverso”, “Love affair”, “Gli intoccabili”, “Frantic”, “Vittime di guerra”, “Il Papa Buono”, “Bugsy”. Dello stesso compositore è assidua interprete nella musica assoluta, dedicataria di “Catalogo” (Suvini Zerboni 2000).

I due solisti, mantengono il rispetto per l’originalità delle partiture, pur nelle diverse versioni strumentali, restituendone l’autenticità del pensiero esecutivo del compositore.

Luca Pincini ha studiato con i maestri Rocco Filippini, Franco Maggio Ormezowsky, Misha Maisky. Ha iniziato una brillante carriera come Primo Violoncello in prestigiose orchestre italiane, collaborando con il Teatro Carlo Felice di Genova, il Teatro Regio di Torino, il Teatro La Fenice di Venezia, il Maggio Musicale di Firenze, il Teatro dell’Opera di Roma. Con Ennio Morricone ha registrato per le più grandi produzioni cinematografiche e tenuto concerti in tutto il mondo. Lo stesso compositore gli dedicò “Monodia per violoncello solo”.

Gilda Buttà ha suonato per le più importanti istituzioni, sia come solista che in formazioni da camera, in tutta Europa, Stati Uniti, Sud America, Giappone, Corea, Cina, Russia e Israele. Con il violoncellista Luca Pincini, partner sul palcoscenico e nella vita, ha eseguito gli integrali delle opere di Beethoven, Brahms, Chopin e le pagine di tutti gli importanti autori del repertorio classico. Ha collaborato con i compositori Luis Bacalov, Nicola Piovani, Franco Piersanti.

Luca Pincini e Gilda Buttà

INFO:

www.amicidellamusicapalermo.net

Biennale Artbox Expo Venezia 1.0 | Carmela Rizzuti tra gli artisti selezionati da Patricia Zenklusen curatrice dell’edizione 2022

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Social_La morte dell'Angelo_Carmela Rizzuti_

L’artista e fotografa palermitana Carmela Rizzuti selezionata per la Biennale Artbox Expo Venezia 1.0 che si svolgerà dal 1 al 31 maggio 2022 a Venezia presso la Biennale Artbox Expo. Nello stesso periodo Venezia ospiterà anche la famosa Biennale Arte di Venezia, arrivata alla 59esima edizione, che quest’anno presenterà opere di artisti di tutto il mondo.

Carmela Rizzuti_L’angeloCarmela Rizzuti_L’angelo

Grande la soddisfazione di Carmela Rizzuti che dichiara: «Quest’anno sto avendo molte opportunità di poter esporre le mie opere nei più importanti eventi espositivi internazionali, e tra questi anche la Biennale Artbox Expo che si svolgerà in contemporanea alla Biennale Arte di Venezia. Credo che passione, impegno, costanza e determinazione mi abbiano aiutata ad ottenere la giusta attenzione e la grande visibilità internazionale che mi è stata riconosciuta dai più grandi curatori e dai più importanti eventi di arte e di fotografia artistica. La mia esperienza di vita mi dice che la passione è il motore di tutto ed i nostri SOGNI sono la benzina per potere ottenere il successo che si merita. Un artista, solo dopo un percorso esperienziale, dove impara l’uso di tutti gli strumenti necessari per esprimere ciò che è, può iniziare a produrre la vera ARTE. Io ho sempre sperimentato sia nel campo della pittura che della fotografia e mi sono sempre guardata attorno perché la voglia di confrontarmi con il resto del mondo mi ha sempre dato i giusti stimoli per andare oltre le mie possibilità tecniche, visive e conoscitive. Sicuramente il talento, la capacità tecnica, la mano, sono importanti per tradurre le idee dell’artista in un prodotto reale con la capacità di comunicare il proprio sentire e il proprio pensiero, ma bisogna avere molta determinazione e costanza se si vuole riuscire ad emergere in questo settore perché la concorrenza è altissima e i bravissimi artisti sono migliaia in tutto il mondo.»

Videoclip da YouTube “Biennale Artbox Expo Venezia 2022”

https://youtube.com/shorts/pj8xcFV-3c0

Social_Nascita Papaveri_Carmela Rizzuti

ARTBOX.PROJECT Venezia 1.0 si svolgerà nell’ambito della Biennale Artbox Expo presso il meraviglioso Tana Art Space direttamente in Fondamenta de la Tana 2109, Venezia.

Tana Art Space è a solo 1 minuto a piedi dall’Arsenale della Biennale di Venezia. Gli amanti dell’arte che visitano sia l’Arsenale che i Giardini della Biennale passeranno da Tana Art Space sulla loro strada, dato che si trova direttamente tra le due sedi.

La curatrice della Biennale Artbox Expo di quest’anno è Patricia Zenklusen. Da oltre 30 anni è attiva nel business globale dell’arte – prima lei stessa artista internazionale di successo e ora CEO di ARTBOX Groups e direttore di SWISSARTEXPO. Nel corso degli anni si è sempre distinta come grande sostenitrice di piattaforme per artisti emergenti.

Nelle mostre d’arte curate da Patricia Zenklusen, l’attenzione è interamente rivolta alla presentazione di artisti emergenti. Nelle sue mostre, dà molta importanza alla combinazione di mostre d’arte classiche con nuove tecnologie come la realtà virtuale o la presentazione di NFT. L’obiettivo principale è quello di fornire agli artisti l’accesso a queste piattaforme. Patricia Zenklusen spiega: «Soprattutto nell’era digitalizzata di oggi, consideriamo essenziale che gli artisti non rimangano legati alle forme classiche di esposizione. Il mondo digitale, che si tratti di internet, di presentazioni digitali o di realtà virtuale, offre varie possibilità e opportunità di cui gli artisti dovrebbero assolutamente beneficiare».

INFO:

Tana Art Space, Fondamenta de la Tana 2109A, 30122 Venezia

Orari di apertura: Martedì-sabato 11:00 – 19:00

https://it.artboxprojects.com/

https://it.biennaleartexpo.com/

https://it.artboxprojects.com/artboxprojectvenedig1

Biennale Artbox Expo

by ARTBOX.GROUPS

ARTBOX.GROUPS GmbH

Schmidgasse 4 – 6300 Zugo (Svizzera)

office@biennaleartboxexpo.com

Tel: +41 41 539 19 22

Carmela Rizzuti:

http://www.carmelarizzuti.net/

https://www.facebook.com/carmela.rizzuti

https://www.instagram.com/carmela_rizzuti_fotografa/

Carmela Rizzuti_autoritratto

Il Brass Group con L’Ora Edizione Straordinaria | Domenica 8 maggio ore 11:30 in via Giornale L’Ora la Brass Street Jazz Band

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Marching Street Band del Brass Group, diretta dal M° Salvatore Pizzurro

Il Brass Group con L’Ora Edizione Straordinaria. Non vi è alcuna differenza tra un teatro chiuso e un quotidiano. Il Brass vive la chiusura del Giornale L’Ora come quella vissuta per la chiusura del Teatro Massimo. Con dieci anni in più! Domenica 8 maggio ore 11:30 in via Giornale L’Ora la Brass Street Jazz Band

Marching Street Band del Brass Group, diretta dal M° Salvatore Pizzurro

Il Brass Group vicino al Comitato L’Ora Edizione Straordinaria che organizza una serie di eventi in coincidenza con la data di chiusura del giornale avvenuta proprio trent’anni fa. “Non vi è alcuna differenza tra un teatro chiuso e un quotidiano. Il Brass vive la chiusura del Giornale L’Ora come quella vissuta per la chiusura del Teatro Massimo. Con dieci anni in più!” si legge in una dichiarazione rilasciata da Ignazio Garsia che – negli anni ’60 con Salvo Licata e altri redattori del quotidiano palermitano, collaborò a vari progetti – partecipa all’iniziativa con la Marching Street Band del Brass Group, diretta dal M° Salvatore Pizzurro, primo trombone dell’Orchestra Jazz Siciliana.

Dopo l’intitolazione della strada in cui sorgeva la redazione, il 29 settembre 2019, arriva oggi un altro importante riconoscimento non solo al giornale L’Ora ma al ruolo della stampa e dei giornalisti da parte della Città di Palermo con la posa e l’inaugurazione a Villa Bonanno del Cippo Sofia. Alle ore 11,30 in via Giornale L’Ora si terrà l’iniziativa È sempre L’Ora per ricordare come a trent’anni dalla sua chiusura la memoria, la tradizione e l’identità del quotidiano del pomeriggio siano ancora vivi e presenti nella realtà giornalistica italiana grazie al comitato de L’Ora edizione straordinaria. Previsto l’intervento di Salvo Piparo con un cunto sul giornale L’Ora e gli intermezzi musicali della Marching Street Band del Brass Group di Palermo.

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Mostre: “Vivo a Tratti”, personale di Antonio Romano | 15-21 maggio, piazza Rivoluzione 1, Palermo

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“Vivo a Tratti”, personale di Antonio Romano

“Vivo a Tratti”, una mostra tutta dedicata all’amore per la propria città, Palermo, quella di Antonio Romano.

Nella personale, che si inaugura il 15 maggio, ore 18:30 nella galleria di Aréa a piazza Rivoluzione 1, scorci della città sono rappresentati tra visioni oniriche e realistiche che si intrecciano.

La mostra

Per l’artista “Vivo a tratti” ha un doppio significato. L’importanza esistenziale nel lasciare un tratto perché creare arte è al centro della sua vita e la difficoltà di vivere a Palermo. Una città che soffre, non governata per come meriterebbe e che potrebbe, ma non riesce ad emergere.

Questa dicotomia è espressa attraverso 24 opere. Nella galleria, disegni digitali legati al surrealismo, opere pittorico-grafiche su legno e quadri spezzati che, disposti nello spazio, diventano installazioni semoventi, mettendo in risalto la ricerca creativa e personale dell’artista.

Antonio Romano

Artista e docente d’arte, sin da piccolo, affascinato dal surrealismo, durante lo studio in Accademia ha conosciuto e apprezzato artisti e maestri eccentrici, da Bosh a El Greco, da Munch a Füssli, da Bacon a Giger e così via… osservando e acquisendo dai loro capolavori la propria visione unica e bizzarra.

Esploratore di mondi del profondo i cui pilastri sono i contrasti e i sentimenti che escono fuori dalla vita di ogni giorno. Egli non predilige una tecnica rispetto alle altre. Ma sperimenta di volta in volta un legame tra la linea grafica, che descrive ogni minimo particolare, e il colore che evidenzia le forme, esprimendo per sua natura sensazioni e significati.

La sua è una doppia ricerca. Da un lato disegnatore di mondi surreali la cui realtà è governata da leggi in contrasto tra loro, in cui vi è una esasperazione portata al limite di ciò che giornalmente viviamo o osserviamo. Dall’altro, una sperimentazione sul concetto di opera d’arte. L’artista, infatti, è legato alla tradizione dei materiali utilizzati, ma se ne discosta nel formato, nella spazialità: una trasformazione che genera qualcos’altro.

Info:

La personale, curata da Giorgia Görner Enrile, sarà fruibile dal 15 al 21, dalle ore 16 alle ore 20, escluso il lunedì, nel rispetto delle norme anti-Covid vigenti.

Cinema: WeShort sigla un accordo con TCL: il grande cinema breve per la prima volta sulle smart TV di tutto il mondo

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TCL MOCKUP ITA

L’offerta di TCL, secondo gruppo al mondo nell’elettronica di consumo, da oggi si arricchisce di una sezione speciale dedicata ai migliori cortometraggi sulla scena, grazie alla nuova collaborazione con WeShort, la piattaforma del cinema breve con centinaia di cortometraggi selezionati con cura,      realizzati da produzioni e giovani registi da tutto il mondo.

WeShort_group

WeShort, piattaforma on demand del grande cinema breve, fondata in Italia a fine 2020 e TCL Technology, secondo colosso al mondo nella vendita di smart TV, hanno sottoscritto una partnership globale finalizzata ad offrire per la prima volta al grande pubblico su scala mondiale, una vasta selezione di film brevi provenienti da tutto il mondo e in diverse lingue, firmati da alcuni dei registi emergenti più interessanti della scena.

In base all’accordo, WeShort acquisisce il ruolo di “content partner globale” del canale TCL, presente su oltre 44 milioni di smart TV, e gli utenti potranno accedere a WeShort  nella  sezione “short films” dedicata. Sono presenti tutti i generi: dal drammatico, horror, thriller fino al musical, documentario e sperimentale. Dalle opere di registi pieni di talento ancora da scoprire fino a premi Oscar, BAFTA, Sundance e Cannes.

TCL Technology, multinazionale fondata nel 1981 con sede a Huizhou, nel Guangdong, è una società leader sul mercato dell’elettronica di consumo, numero 2 al mondo nell’universo delle smart TV e primo produttore di TV Android al mondo con 15.3 milioni di dispositivi. Tra i mercati principali, oltre ad Asia, Europa, Canada e Australia, il gruppo è il primo venditore di smart TV in Brasile, secondo in India e terzo negli Stati Uniti.

WeShort è una piattaforma di streaming, dedicata al mondo dei cortometraggi, film e serie di breve durata, disponibile in tutto il mondo e su tutti i dispositivi web e mobile iOS e Android. Fondata a fine 2020 dal 31enne pugliese Alessandro Loprieno, la piattaforma nasce con l’obiettivo di valorizzare le migliaia di film e serie brevi da tutto il mondo, frutto di produzioni indipendenti e di giovani registi. Una sezione WeShort è presente anche sul catalogo della piattaforma CHILI, realtà europea dell’intrattenimento digitale, attiva in Italia, UK, Polonia, Germania e Austria.

«Siamo entusiasti della partnership con WeShort sulla distribuzione dei contenuti, – ha commentato Dangee Ho, Business Development Manager FFalcon Overseas, TCL Electronics Holdings Limitede crediamo che i contenuti premium di WeShort porteranno un’esperienza più diversificata agli utenti delle TCL Smart TV»

«WeShort sta vivendo una fase di sviluppo importante e la partnership prestigiosa con il gruppo TCL rappresenta per noi una scalata straordinaria del mercato dell’intrattenimento digitale globale perché,  – spiega Alessandro Loprieno, founder e CEO di WeShorta quasi un anno dal lancio della piattaforma WeShort, abbiamo per la prima volta l’opportunità di promuovere la cultura del cortometraggio e avvicinare milioni di utenti a questo mondo. In Short We Trust!».

Alessandro Loprieno_Ceo e Founder WeShort

Nella negoziazione e sottoscrizione dei contratti di partnership con TCL, WeShort è stata assistita da OnLex studio legale, con gli avvocati Sabino Sernia e Celeste Liso.

INFO:

www.weshort.com

Argos

Concerti: Bria Skonberg, per Brass In Jazz al Real Teatro Santa Cecilia di Palermo | 6 e 7 maggio ore 19.00 e 21.30

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Bria Skonberg

L’astro nascente del jazz Bria Skonberg, per Brass In Jazz. Proclamata Rising Star dal Downbeat la trombettista canadese in scena il 6 e 7 maggio ore 19.00 e 21.30 al Real Teatro Santa Cecilia.

Bria Skonberg sembra un angelo scandinavo, suona la tromba come un diavolo rovente e canta come un sogno… Pronta per essere una delle musiciste più versatili e imponenti della sua generazione” con queste parole il Wall Street Journal descrive la giovane artista canadese ma svedese da parte dei nonni paterni. La trombettista e cantante Bria Skonberg collega il presente con il passato suonando arrangiamenti fantasiosi del repertorio jazz tradizionale, reinterpretazioni intelligenti di classici contemporanei e composizioni originali con cuore genuino e stile dinamico.  La bellissima Bria sarà sul palco del Real Teatro Santa Cecilia per la stagione Brass in Jazz il 6 e 7 maggio con doppio turno 19.00 e 21.30 con lo spettacolo How can it be. Ad accompagnarla la sua band: Chris Pattishall al piano, Adi Hila Meyerson al basso e Darrian Douglas alla batteria. 

Nell’ultimo anno Brie ha cantato la musica di Aretha Franklin al fianco di Michelle Williams (Destiny’s Child), ha suonato con gli U2 all’Apollo, ha suonato con la band di Dave Matthews, è stata ospite in primo piano con Jon Batiste e ha cantato lo Star Spangled Banner al Madison Square Garden per un gioco dei NY Rangers. Vincitrice del Juno Award 2017 per il miglior album jazz vocale e candidata al Juno 2018, ha raccolto oltre 6 milioni di stream su Spotify, è entrata nella Top 5 delle classifiche jazz di Billboard, è stata votata # 2 Rising Star da Downbeat Magazine e ha guadagnato organicamente oltre 25.000 follower online. Il suo ultimo progetto discografico, prodotto dal vincitore del premio Grammy Eli Wolf, mette in risalto le avvincenti capacità di scrittura di canzoni di Bria insieme ad alcune cover creative (Queen, un mashup Beatles/Duke Ellington) che mettono in risalto il suo avvolgente suono di tromba con la sua voce. Una voce che si avvicina ai temi contemporanei dei diritti delle donne, dei diritti civili, della frustrazione, della disperazione e della speranza attraverso un tema generale di trovare la luce nell’oscurità, finding light in the darkness. Bria è stata anche in un tour di un mese come membro principale del Monterey Jazz Festival Touring Band 2019 insieme a Cecile McLorin Salvant, Jamison Ross, Melisa Aldana e Christian Sands. È un’artista molto ricercata, leader del grande ensemble Sisterhood of Swing, rappresenta il Jazz al Lincoln Center nelle scuole, è co-direttore del New York Hot Jazz Camp e sta attualmente creando programmi educativi originali per la Louis Armstrong House Museo.

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Mostre: ‘Ritorno al bosco’, personale di Cetty Previtera all’Arte Fiera di Bologna

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Cetty Previtera

Le tele tornate nel bosco di Cetty Previtera all’Arte Fiera di Bologna. La personale della Galleria QUAM alla 45° edizione di artefiera.

Giovedì 12 maggio la galleria Quam di Antonio Sarnari esporrà alla 45° Arte Fiera di Bologna, con un progetto monografico di Cetty Previtera dal titolo: ‘Ritorno al bosco’. Quam compie dieci anni di attività e si conferma una delle gallerie più solide e attive del mondo dell’arte siciliana. Presentando l’artista catanese porta in fiera, la più antica e importante d’Italia, la propria identità di talent scout dell’arte e della pittura siciliana in particolare. Cetty Previtera è un’artista che ha raccolto molte attenzioni, di critica e collezionismo, tra cui spicca quella di Marco Goldin, che ne ha scritto più volte appassionatamente.

“Cetty Previtera ha coltivato una particolare simbiosi con i boschi dell’Etna, dove vive e lavora” dice Antonio Sarnari, “un rapporto così intimo, con la Natura che abita le pendici di questo vulcano, che spesso porta le sue opere con se nei boschi. All’inizio è stato un gesto spontaneo, quello di guardare le opere nel bosco che le aveva ispirate, poi è diventato un modo per sottoporre il proprio lavoro al giudizio della Natura”.

In mostra le tele più recenti, alcune di grandi dimensioni, tutte con colori forti, così com’è la Natura dell’Etna, e i video delle sue opere nei boschi, che restituiscono una dimensione rallentata del fare, e in particolare umile, nei confronti di madre Natura, donna e creatrice come questa pittrice.

La galleria Quam, nel suo decennio di attività, ha portato all’attenzione nazionale diversi artisti siciliani, tra questi, insieme Cetty Previtera, rappresenta stabilmente autori come Simone Geraci, Stefania Orrù e Grazia Inserillo, del cui lavoro, di tessitura e ricamo, è in programma un’importante mostra in luglio, a cura di Giusi Diana.

Mentre continua la mostra in sede “Sarnari. Storia di un pittore anticonsequenziale”, la galleria Quam sarà in Arte Fiera allo stand E20 del padiglione 15, già dal 12 maggio per il vernissage su invito e poi dal 13 al 15 maggio per per l’apertura al pubblico.

Cetty Previtera Ritorno al bosco

a cura di Antonio Sarnari

Quam stand E20 padiglione 15

Arte Fiera di Bologna 13-15 maggio 2022

Vernissage 12 maggio su *invito

INFO:

Cetty Previtera

https://www.cettyprevitera.it/

https://www.facebook.com/cettyprevitera.artista/

https://youtu.be/17l_n_PrTt4

Mostre: ad Aversa la mostra collettiva dei pittori effettisti. In coincidenza con la celebrazione del Millennio della città Dal 9 al 14 maggio, alle Logge del Museo diocesano di Aversa

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collettiva dei pittori effettisti

Aprirà ad Aversa (Caserta), lunedì 9 maggio, alle ore 11:00, la mostra collettiva dei pittori effettisti, in coincidenza con le celebrazioni del Millennio della città. Esporranno le loro opere, alcune delle quali inedite, venti pittori aderenti alla corrente fondata dal maestro Franco Fragale, la prima e unica sorta in Italia dopo la Transavanguardia internazionale.

La mostra è organizzata dall’associazione I.XII.XVIII onlus, creata da Mattia Fiore, coordinatore nazionale dell’Effettismo.

collettiva dei pittori effettisti

«Gli effettisti propugnano l’originalità dell’opera, la libera ispirazione e si pongono sempre, come obiettivo, quello di emozionare l’osservatore», ha spiegato Francesca Romana Fragale, leader della corrente. «Allo stesso modo – ha proseguito – gli effettisti aborrono l’omologazione, l’uso del computer per realizzare quadri, l’arte stampata, la serialità».

Sul movimento, che ha un proprio Manifesto, presentato nella Capitale due anni fa, è stato pubblicato un libro, edito da Gangemi editore, che raccoglie le biografie degli artisti aderenti, tutti provenienti dal mondo delle professioni. Ci sono giornalisti, architetti, matematici, biologi, magistrati, avvocati, ma anche filosofi, poeti, attori, scrittori, musicisti, sociologi.

Esporranno i loro dipinti: Francesca Romana Fragale, José Dalì, Daniela Di Bitonto Sello, Claudio Morleni, Mattia Fiore, Leonida Valeri, Isabella Bianchini, Elisa Camilli, Elvino Echeloni, Andrea Festa, Emanuela Corbellini, Mario Bresciano, Mario Nicosia, Adrian Chiriac, Ivan Vicari, Vittoria Baldieri, Elvia Sirio, Letizia Cucciarelli, Domenico Cialone, Vito Fulgione, Ercole Bolognesi, Claudia Tirelli, Giovanni Tamburrano.

Appuntamento lunedì 9 maggio, alle ore 11, presso le Logge del Museo diocesano di Aversa (Caserta), Sezione Seminario Vescovile, via San Paolo.

L’esposizione rimarrà aperta fino a sabato 14 maggio, con i seguenti orari: dal lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12, e dalle 16 alle 19; il sabato dalle 9 alle 13. L’ingresso è libero.

INFO:

https://www.facebook.com/Effettismo.di.Francesca.Romana.Fragale

https://www.associazionefuturosostenibile.org/

Danza: nasce a Palermo “Corpo Creativo Core”, una nuova compagnia di danza

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Corpo Creativo Core

Nasce a Palermo “Corpo Creativo Core”, una nuova compagnia di danza. Il debutto al Nuovo Teatro Don Orione con “Maslenica- Petruška e il ciarlatano”, coreografie di Alessandro Cascioli

L’arte “fragile” non si dà per vinta e rilancia. Nasce a Palermo una nuova compagnia di danza, “Corpo Creativo Core”, e debutta il prossimo 8 maggio al Teatro Nuovo Don Orione con il balletto “Maslenica- Petruška e il ciarlatano”, coreografie di Alessandro Cascioli interpretate da Emilio Barone, Gaetano La Mantia, Federica Marullo, Michele Morelli e Yuriko Nishihara. La nuova compagnia mette insieme le esperienze di sei danzatori che provengono da diverse parti del mondo, dal Giappone all’Italia, passando per l’Ucraina. “Corpo Creativo Core” è un crocevia di culture e generazioni – la fascia d’età va dai 26 ai 46 anni – in un’era in cui il valore della diversità e la ricchezza delle differenze sono troppo spesso dimenticati. Petruška può essere considerato il primo balletto russo che interrompe, con la sua contemporaneità, una lunga schiera di opere dalla connotazione fiabesca e romantica. E proprio in un momento storico in cui i teatri del mondo chiudono i palcoscenici alla grande arte russa, la compagnia “Corpo Creativo Core” cerca di ricordare al pubblico che proprio alcuni artisti russi del ‘900, come Stravinskij, decisero di lasciare la loro casa, la loro patria per poter esprimere il loro pensiero in massima libertà. Qui Stravinskij, con le sue sonorità aspre, svela al pubblico la storia tragica di un burattino che ha sentimenti umani e che viene ignorato dalla folla festosa riunitasi in occasione della Maslenica, festa tradizionale russa che ricorda il nostro carnevale: tutti ridono di lui e delle sue azioni e nessuno si rende conto delle sue sofferenze. Alessandro Cascioli dà una nuova vita allo spettacolo del coreografo Mikhail Fokine per mostrare quanto di più sbagliato ci sia nel dimenticare le splendide opere che i grandi artisti del passato ci hanno donato.

“È importante per la nostra anima ritrovare quel Petruška che è insito in ognuno di noi, quella dolcezza, fragilità e sensibilità che ogni giorno accantoniamo fingendoci sempre forti”, dice il coreografo.

“Siamo troppo spesso fantocci costretti ad indossare maschere in un mondo di falsi sorrisi e l’unico modo che abbiamo per scavare a fondo nella nostra anima è ritrovarci soli con noi stessi. Noi siamo così, manichini in pena in una società dove persino la più piccola lacrima non è concessa, dove quel “sto bene” buttato lì cela in realtà infiniti dolori e sofferenze”. Stravinskij, in questa versione, è simbolo di quell’uomo che riversa nell’arte le difficoltà della sua vita compiendo un viaggio per spogliarsi totalmente da quelli che sono gli orpelli inutili di cui si adorna per accontentare gli altri. Un viaggio tra immagini bianche e nere, tra le personalità contrastanti del Mago ciarlatano e del fragile burattino, due facce della stessa medaglia.

“Non ci resta che ritrovare la nostra essenza, guardandoci dentro e scavando nel fondo della nostra anima perché è li che si nasconde il nostro più segreto Petruška”, conclude Cascioli.

INFO:

“Maslenica- Petruška e il ciarlatano”

8 maggio, ore 18Nuovo teatro Don Orione di Palermo (direttore artistico Giuseppe Minella)

Coreografo: Alessandro Cascioli

Danzatori: Emilio Barone, Gaetano La Mantia, Federica Marullo, Michele Morelli e Yuriko Nishihara

Info e biglietti: 0917722218 – 3279319570 oppure su https://www.tickettando.it/film/32119

Concerti: Symphonic Tales Palermo” al Real Teatro Santa Cecilia | Mercoledì 11 maggio ore 21:00 | Ingresso libero sino ad esaurimento posti

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Foto Samy Thiébault © Youri Lenquette

Con lo spettacolo Symphonic Tales Palermo insieme quattro Istituzioni per un viaggio musicale. L’Institut Français, il Goethe-Institut, il Conservatorio Alessandro Scarlatti e la Fondazione The Brass Group. 11 maggio ore 21.00 – Real Teatro Santa Cecilia. Ingresso libero sino ad esaurimento posti

Foto Susanne Blumenthal © Volker Beushausen

Symphonic Tales Palermo è uno spettacolo unico che raggruppa ben quattro Istituzioni per un viaggio in musica. Un’importante iniziativa dell’Institut français Palermo e del Goethe-Institut Palermo, realizzata nell’ambito di KULTUR ENSEMBLE Palermo, il programma di residenza artistico franco-tedesco, nato dalla rafforzata cooperazione tra Goethe-Institut Palermo e Institut français Italia, cui si aggiungono le collaborazioni tra il Conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo e la Fonazione The Brass Group. In scena il prossimo 11 maggio alle ore 21.00 al Real Teatro Santa Cecilia, fino ad esaurimento dei posti, il quintetto jazz del musicista francese Samy Thiébault, la direttrice d’orchestra tedesca Susanne Blumenthal e il Conservatorio Alessandro Scarlatti, già Vincenzo Bellini, di Palermo saranno riuniti in un workshop, per creare una nuova versione originale e più estesa di quest’opera. Symphonic Tales Palermo è un viaggio artistico nella creolizzazione di vari generi del XX secolo. Symphonic Tales ha debuttato all’Opéra de Rennes nel 2019 e nasce dall’incontro tra la musica classica francese del XX secolo e il jazz modale degli anni ’60. Convinto dello stretto dialogo tra questi generi, Thiébault ha voluto creolizzarli in un incontro tra un quintetto jazz e un’orchestra sinfonica. Estimatore della grande tradizione musicale classica italiana, Thiébault propone qui una rilettura della sua opera, pensata e rielaborata appositamente per Palermo, con la partecipazione dell’orchestra degli allievi del Conservatorio di Palermo preparata da Ottavio Marino, il suo quintetto jazz e sotto la direzione di Susanne Blumenthal in collaborazione con il Dipartimento Jazz del Conservatorio coordinato da Riccardo Randisi. La residenza e il workshop che anticiperanno il concerto, mirano a promuovere lo scambio tra artisti francesi e tedeschi e le istituzioni didattiche locali, i conservatori e le accademie musicali siciliane. Sul palco dello storico teatro Samy Thiébault Quintet: Samy Thiébault, sax tenore, composizioni e arrangiamenti, Adrien Chicot, pianoforte,  Felipe Cabrera, contrabbasso, Philippe Soirat, batteria, Mosin Kawa, tabla, Orchestra giovanile del Conservatorio “Alessandro Scarlatti” di Palermo,  a cura di Ottavio Marino, Direzione d’orchestra Susanne Blumenthal.

GLI ARTISTI

Nato in Costa d’Avorio, il sassofonista e compositore Samy Thiébault si è formato al Conservatorio Nazionale Superiore di Musica di Parigi (2008). Lì ha assorbito tutto: John Coltrane, che rimane uno dei suoi riferimenti principali, ma anche musicisti più accademici dell’inizio del XX secolo. La triade Ravel-Debussy-Fauré ha ispirato molti jazzisti modali, poiché essi stessi non erano insensibili alla musica modale tradizionale e ai ritmi indiani.

L’album “Blues For Nel” è uscito nel 2004, seguito da “Gaya Scienza” nel 2007, e “Upanishad Experiences” nel 2010, “Clear Fire” nel 2013. Con “Feast of Friends” nel 2015 è tornato alle origini della sua passione per la musica, esplorando tra gli altri il repertorio dei The Doors.”Rebirth” nel 2016 è stata l’occasione per lavorare e registrare con il trombettista Avishai Cohen. L’album è stato nominato “miglior album Jazz dell’anno” dalla stazione radio Fip. Il successo dell’album ha portato a spettacoli in tutta la Francia (Olympia, Café de La Danse, Festival de Marciac tra gli altri) e all’estero. Il quartetto Samy Thiébault ha girato l’Italia in quest’occasione, nell’ambito di Francia in Scena, essendo Palermo una delle tappe della tournée. Il 2018 ha visto l’uscita di “Caribbean Stories”, un album costruito come un viaggio soggettivo attraverso i Caraibi. L’album ha riscosso un forte consenso di critica e pubblico, vincendo il premio “Album Tout Monde” nel 2018 per TSF Jazz. Dopo aver sperimentato ritmi più lenti e intimi per “Caribbean Stories , “Symphonic Tales” è stata l’occasione per il quartetto di confrontarsi con la composizione orchestrale e un quinto musicista, Mosin Kawa, suonatore di tabla. L’album è nato dalla collaborazione con l’Orchestra Sinfonica della Bretagna ed è stato registrato sotto la direzione di Aurélien Azan Zielinsky. È stato nominato miglior album alle “Victoires du Jazz” 2020.

Nel 2021 Samy Thiébault ha esplorato ulteriormente il concetto di “creolizzazione”, lavorando per l’album “Awé” con i migliori artisti della diaspora cubana.

“Symphonic Tales Palermo” apre un nuovo capitolo di sperimentazioni. A Palermo il quintetto riunisce Samy Thiébault (sax tenore, composizione e arrangiamenti), Adrien Chicot (pianoforte), Felipe Cabrera (contrabbasso), Philippe Soirat (batteria) e Mosin Kawa (tabla).

 

Susanne Blumenthal è una delle direttrici d’orchestra più versatili della sua generazione. Si esibisce con il suo ensemble MAM.manufaktur für aktuelle musik in numerosi festival come Donaueschinger Musiktage, Ferienkurse di Darmstadt, ECLAT, Acht Brücken Colonia, pgnm Festival Brema, klub katarakt Amburgo, così come il Festival internazionale Mixtur Barcellona, Festival de Música Contemporánea Oviedo, Society for Contemporary Music Seoul e in numerosi paesi del Sudest asiatico. Ha lavorato con compositori come Helmut Lachenmann, Hans Zender, Nicolaus A. Huber, Friedrich Cerha, Johannes Kalitzke, Mark Andre, Georges Aperghis, Simon Steen-Andersen, Beat Furrer, Oxana Omelchuk, Gordon Kampe, Ying Wang, Vito Zuraj e molti altri. Susanne Blumenthal vanta inoltre collaborazioni con Ensemble Modern, Ensemble Musikfabrik, Ruhr Piano Festival, Acht Brücken di Colonia, Schauspiel di Francoforte, Teatro Civico di Münster, Filarmonica di Colonia, Orchestra Sinfonica di Bochum, Radio Nazionale Tedesca e altri. È la direttrice artistica dell’orchestra da camera eos, con la quale esplora i confini tra la nuova musica improvvisata e il jazz, ed è ospite di numerosi festival come il Moers Festival, il Bonn Jazz Festival e la Triennale di Monheim. Avendo studiato originariamente direzione corale, ha passato anni a dirigere numerosi cori, tra cui il Coro Filarmonico di Bochum. È stata borsista dell’International Ensemble Modern Academy e della Bergische Symphony Orchestra. Susanne Blumenthal è stata insignita nel 2021 del titolo di Professoressa per l’interpretazione e la pratica d’ensemble Nuova Musica presso l’Università di Musica e Danza di Colonia.

INFO:

www.susanneblumenthal.com

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Nuova rivista “Terre & Culture” che racconta… il Castello Aragonese | Venerdì 6 maggio 2022 a Taranto

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“Terre & Culture” che racconta… il Castello Aragonese

Venerdì 6 maggio 2022 alle ore 18 presso il Castello Aragonese di Taranto si svolgerà la presentazione della rivista Terre & Culture (in.edit edizioni) con l’articolo della dott.ssa Silvia Ruggiero dal titolo Il cuore del Castello Aragonese di Taranto.

“Terre & Culture” che racconta… il Castello Aragonese

SALUTI: Ammiraglio di Squadra Salvatore Vitiello, Comandante Marittimo Sud; prof. Riccardo Pagano, Direttore Dipartimento Jonico, Università degli studi di Bari Aldo Moro

INTRODUCE: Capitano di Vascello (aus) Vito Mannara, ex comandante del Castello Aragonese

MODERA: Leo Spalluto, giornalista

INTERVERRANNO: dott.ssa Silvia Ruggiero, psicologa e psicoterapeuta, autrice di libri;  Capitano di Corvetta Gaetano Appeso, scrittore e divulgatore storico; dott. Claudio Franzoni, editore

Seguirà la presentazione in anteprima del libro di poesie della dott.ssa Silvia Ruggiero All’ombra della luce della luna  (in.edit edizioni 2022) con interventi dell’Autrice, del prof. Riccardo Pagano dell’Università di Bari e dell’editore Claudio Franzoni.

INFO:

In.edit edizioni

Via Varignana 200/O

40024 Castel San Pietro Terme (BO)

tel: 0516951101 | info@ineditedizioni.it

www.ineditedizioni.it

FABIOLA LORELINE VIZZINI, Artista visiva – INTERVISTA

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L’ARTE DEL SAPER COMUNICARE

-Ben arrivata Fabiola, e grazie per poter farti conoscere di più ai lettori della mia rubrica d’Arte: MonicArte suMobmagazine.
Per chi non ha avuto modo di conoscerti ancora, raccontaci chi è Fabiola, dei tuoi esordi, di come hai intrapreso la strada di artista e chi è Fabiola nella sua vita quotidiana?
Ciao Monica, grazie a te per avermi invitata alla tua rubrica di arte e per avermi dato questa importante possibilità, sono onorata.
Da qualche anno nella vita quotidiana sono un insegnante, dopo 12 anni passati nel restauro, scelta molto sofferta quella di cambiare lavoro, perché la mia passione è l’arte che nel restauro raggiungeva la completezza totale. Mi sono dedicata al recupero di molte opere d’arte e strutture architettoniche in luoghi di grande prestigio, tra cui la Cattedrale di Saint John – Malta, dove ho lavorato nelle cappelle interne accanto al museo che ospita le famose opere del Caravaggio. Grazie al mondo del restauro ho avuto la possibilità di viaggiare molto e lavorare nella mia Sicilia, ricca di storia e culture di tutti i tipi, così come in Calabria e nelle città di Mantova e Torino. Il restauro mi ha dato la possibilità di entrare nel mondo artistico antico e avere la possibilità di recuperare l’opera, dandogli una nuova vita. Devo molto a questo lavoro, sia come crescita interiore che artistica, in quanto ho potuto sperimentare l’emozione di far rivivere tali opere nella loro totalità.

-La tua è un’arte diretta a tutto tondo, foto, pittura, creatività, è uno sviluppo di creazione continua, instancabile. Come nasce l’interesse per queste espressioni d’arte e quali di queste tecniche artistiche ti rispecchia maggiormente come artista?
Sin da piccola ho avuto la predisposizione verso l’arte e il disegno, che col tempo poi ho iniziato a coltivare, partendo dagli studi secondari iscrivendomi al Liceo Artistico e successivamente all’Accademia delle Belle Arti di Palermo, questo percorso mi ha permesso di approfondire la mia ricerca, sia pittorica che fotografica, fino a trovare la mia strada e una mia identità artistica.
Nessuna delle due nello specifico, ma di entrambe le tecniche artistiche.

-Di te si sa che sei un’artista apprezzata, hai fatto Mostre importanti e conosci da molti anni il Critico d’Arte Giorgio Gregorio Grasso che ti ha selezionato varie volte per partecipare alle sue importanti esposizioni.
Quali sono state per te le maggiori sfide di questo periodo?
Certo, con Giorgio Grasso c’è una collaborazione che ormai dura da più di 4 anni, mi ha dato la possibilità di mettere in mostra la mia arte e di vivere molte emozioni in diverse esposizioni in bellissimi Saloni, Palazzi storici, Castelli e Gallerie d’Arte trai più prestigiosi, sicuramente la più sfidante è stata quella che mi ha portato a partecipare alla mostra “Romantica Venezia” presso Venice Art Gallery di Venezia, nel febbraio 2022, della quale tu Monica, sei stata la curatrice ed organizzatrice impeccabile grazie alla tua capacità di allestire in modo autentico ed elegante, dando un valore aggiunto alla mostra. Per me è stata una grande soddisfazione ed una grande lode farne parte; ma non vorrei dimenticare altrettante mostre di cui sono stata molto orgogliosa di parteciparvi quali la recente esposizione “Preludio alla Biennale” sempre presso Venice Art Gallery di Venezia nel marzo del 2022, la partecipazione al premio Ricoh 9^edizione – Milano, nel 2019, di cui sono stata la vincitrice del premio per la fotografia con l’opera “Amarcord”, la mostra International Contemporary Art presso Palazzo Zenobio Venezia nel 2018, oltre ad altre importanti esposizioni sempre curate da Giorgio a Venezia, Milano, Piacenza, Rozzano, Lodi, ecc.
Un’altra grande soddisfazione che ho vissuto di recente, è stata essere selezionata per il “Premio Francia 2022” nel Salon International d’Art Contemporain art3f dall’8 al 10 aprile, a Strasburgo, dove ho partecipato con una fotografia dal titolo: “Requiem”.

-Cosa vuoi comunicare attraverso l’obiettivo della macchina fotografica? A cosa o a chi ti ispiri?
La mia fotografia vuole rimandare a luoghi e spazi dove tutto appare immobile, ma allo tesso tempo animato da presenze, rilevando turbamenti e angosce che vivono in quei luoghi, rievocati dal nostro inconscio, in una dimensione parallela fatta di reminiscenze, mettendo in scena una realtà altra che riporta alla sfera emotiva e intima filtrata dal ricordo.
Nell’arco dei miei studi ho approfondito questo argomento nel campo della fotografia, ispirandomi a due grandi fotografe: Cindy Sherman e Sarah Moon che mi hanno aperto la strada su un tema molto intimista che mi accompagna sin dai tempi della mia ricerca Accademica, diventando argomento di laura.

-C’è un messaggio sottinteso in ogni tua opera?
Il messaggio è quello di rinnovare emozioni e sensazioni perdute, dimenticate, scavando nei luoghi e nei momenti che hanno caratterizzato la vita di persone che, inesorabilmente, compongono il nostro animo come le pagine di un libro.

-C’è qualche tuo lavori a cui sei particolarmente legata o che ha segnato un momento significativo o un cambiamento nella tua vita personale?
A proposito del concetto appena espresso, credo che la mia opera che lo rappresenti meglio sia “Amarcord”. Opera con cui ho concorso e vinto il premio per la fotografia “Premio Ricoh per giovani artisti contemporanei 9^edizione” con la premiazione tenutasi presso il Mondadori Megastore di Piazza Duomo, Milano nel 2019, adesso facente parte della collezione d’arte Ricoh, nata nel 2010 con la prima edizione e allestita presso la sede di Vimodrone (Milano).

-Secondo te i social media e le nuove tecnologie aiutano l’arte e l’artista ad avvicinarsi al collettivo? Secondo te bisogna ridimensionarsi e mettere dei freni per non cadere nella rete di essere copiati o imitati?
Certo, sono sicuramente un buon mezzo di fruizione e diffusione dell’arte e l’ avvicinamento dell’artista al pubblico in modo più immediato ed al passo con i tempi. Porre dei freni? direi di no, il rischio di essere copiati o imitati è inevitabile con l’utilizzo dei social, ed è un rischio calcolato di cui tener conto e aimè succede più di quanto uno possa pensare, confermato dall’insolente banalità che divaga.

-Fotografia e pittura sono per te in competizione? Esiste un’alternativa fra l’essere che si proietta nella pittura o il sembrare che fissa l’obiettivo?
Non credo vi sia una competizione vera e propria, ma più che altro un cammino in parallelo delle due espressioni artistiche con significati diversi e se vogliamo dire opposti, ma che non necessariamente portino ad un traguardo individuale, ma bensì che collaborano ad un progetto comune, quello della mia crescita interiore.

-Il tuo nome Fabiola, significa “colui che coltiva fave”, tu cosa stai seminando per il tuo futuro, quali sono gli obiettivi che ti sei premessa nel campo artistico?
La fava è un seme come tutti sappiamo, quindi la mia missione artistica parte proprio da questo, con l’intento di far germogliare il seme della consapevolezza artistica e perché no, nel far crescere la curiosità ed il coraggio verso forme d’arte “introspettive” che vanno a toccare le corde più profonde del nostro inconscio.

-Alcune tue opere sono di pittura astratta e si dice che la tecnica dell’astratto scava nella sua interiorità più profonda dell’artista, secondo te in cerca di cosa va un pittore di astratto? Dimmi tre parole per definire la tua pittura e quale di queste appartiene di più al tuo mondo espressivo.
Direi che l’astratto, per quanto mi riguarda, si riassume in un’ esplosione passionale dell’artista, che ogni singolo osservatore, a seconda del proprio bagaglio di vita e culturale è in grado di recepire ed interpretare, per cui una interpretazione unica e soggettiva dell’opera nella massima libertà di andare oltre attraverso essa. Tre parole che riassumano la mia arte: coraggio, profondità, emozioni, che in breve vuol dire: “bisogna avere coraggio per andare in profondità, dentro sé stessi, a scovare le emozioni più inconsce”.

-Gli artisti riescono a spaziare così tanto, quasi da essere sensitivi costruendo progetti su progetti senza mai stancarsi. Nei tuoi progetti non c’è mai nemmeno una traccia del progetto prima? Da artista della fotografia noti differenze di chi usa molta teoria e che invece segue più un’idea estetica quasi istintiva?
Il collegamento delle mie opere è sicuramente l’emotività, che crea una connessione unica, una sorta di filo di Arianna tra tutte le opere da me realizzate, che ne permette la navigazione all’interno del labirinto emozionale.
Credo che l’importante sia trasmettere qualcosa, a prescindere dalla metodologia utilizzata, teorica o estetica-istintiva che si voglia, il fine è riuscire ad arrivare alla sensibilità dell’osservatore.

-Un’opera d’arte ha per prima cosa un forte valore estetico che produce un legame istantaneo tra l’oggetto o il dipinto con il suo destinatario. La scelta di un’opera dovrebbe avvenire principalmente in funzione al piacere che suscita, diventando una parte di noi, perchè parla di noi e con noi. Pensi sia vero questo?
Assolutamente si, tutto il mio lavoro è basato su questo, non potrebbe essere diversamente in quanto l’opera rispecchia la parte più intima della mia interiorità e del mio vissuto.

-Riesci sempre a creare nuove cose o a fotografare ambienti o altro che ti diano nuovi spunti uno diverso dall’altro e quindi andare oltre alle solite cose viste e riviste?
Il mio progetto è frutto di elaborazioni interiori ed emotive e per le quali diventa difficile, se non impossibile, risultare banali e ripetitivi, anche perché ho sperimentato una tecnica tutta mia, andando oltre la tradizionale pittura e utilizzando materiali ricercati, dipingendo secondo un mio sentire, senza emulare tecniche già brevettate dai più grandi artisti, a noi noti.
Secondo me risulta ridicolo imitare un taglio su una tela, gesto che ha reso famoso il grande artista Lucio Fontana, o riproporre tecniche che hanno segnato le correnti artistiche della storia dell’arte, risulterebbe solo una brutta copia di ciò che è stato già fatto, bisogna riuscire a distinguersi in un contesto di inutili riproduzioni seriali.

-Cosa sogni per te stessa? E quali sono i tuoi obiettivi per il futuro?
Si basano fondamentalmente sullo stesso principio, quello di portare avanti il processo individuale di crescita artistica ed interiore, in un percorso determinato dalla volontà di creare un collegamento ponte tra il mio inconscio emotivo e quello dell’osservatore.

-I nostri lettori dove ti possono trovare sui social?
Attualmente sono reperibile sui principali social, quali Facebook ( Fabiola Loreline Vizzini);
Instagram (Fabiola_Vizz).
È in fase di realizzazione un sito web, del quale a breve darò info.
Pagina del concorso: Queen Art Studio Premio Francia 2022 nel Salon International d’art contemporain art3f Strasburgo, link: https://www.queenartstudio.it/pagine-d-artista/fabiola-vizzini/
Qui di seguito ho allegato le mie esperienze artistiche, ognuna di grande rilievo ed accrescimento interiore.
Grazie ancora a te Carissima Monica Isabella Bonaventura
Grazie Fabiola per evermi dedicato del tuo tempo.
M° Monica Isabella Bonaventura

Mostre: “Queste non sono pipe”, autoritratti contemporanei a cura di Salvo Ferlito | alla Galleria Almareni di Palermo dal 5 maggio 2022

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“Queste non sono pipe”

Mostra collettiva di grafica, pittura, scultura e fotografia. Le “autorappresentazioni” in esposizione sono di Guido Baragli, Philippe Berson, Pino Concialdi, Gaetano Costa, Giuseppe Cuccio, Andrea Cusumano, Alessandro Di Giugno, Martin Emschermann, Elena Ferrara, Roberto Fontana, Anna Kennel, Tiziana Menegazzo, Antonio Miccichè, Linda Randazzo , Stefania Romano.

«Quindici “autorappresentazioni” nelle quali l’aspetto simbolico è sempre preminente sulla fedeltà al dato fisionomico – ci racconta Salvo Ferlito – Non a caso il titolo di questa mostra, che cita congruamente il noto quadro di Renè Magritte, è “Queste non sono pipe”, proprio perché gli autoritratti che i partecipanti ci hanno consegnato non sono, o quanto meno non sono del tutto, gli artisti stessi, così come la pipa dipinta dal pittore belga non è in effetti una vera pipa ma soltanto la sua evocativa ed irreale rappresentazione. Sin dalle sue origini, come genere a sé stante, l’autoritrattistica si è posta infatti come articolata “riflessione” (con la carta, la tela, la tavola o la materia plasticabile a fare per l’appunto da “superficie riflettente”), mirata a “rispecchiare” l’inestricabile intreccio fra la maschera e il volto, fra il “costume” prescelto per la recita sociale e il più nascosto “habitus” dell’interiorità. E coerentemente, in perfetta continuità con gli esempi del passato prossimo e remoto, le opere fotografiche, grafiche, pittoriche e scultoree in esposizione (al di là delle personalissime cifre stilistiche, delle tecniche e dei linguaggi adottati), hanno riproposto a pieno questa tensione dialettica fra l’opzione rappresentativa e la poliedricità dell’essere sotteso, con una “messa in scena” dell’Ego che procede per “disvelamenti programmati” che però anche nascondono o, che dir si voglia, per “nascondimenti mirati” che invece svelano. Quel che è certo, è il prevalere, in queste opere, d’un approccio di carattere prettamente “autoanalitico”, come a voler privilegiare l’estroflessione delle dinamiche intrapsichiche, conferendo alla dimensione “esistenziale”, più che a quella strettamente “professionale”, il ruolo prioritario di vettore della propria immagine nel mondo. Laddove, in passato, era la “teatralizzazione del mestiere”. e quindi l’orgoglio per la propria qualità d’artista, a esser preminente nella rappresentazione, viceversa, oggi, quel che emerge da questi autoritratti è una sorta di deriva “esistenzialista”: in definitiva l’esibizione d’una condizione da “vox clamantis”, dispersa e relegata nel “deserto” della prolissa e sproloquiante Babele contemporanea.»

La mostra, ideata e curata da Salvo Ferlito in collaborazione col gallerista Marco Cocciola, sarà visibile dal 5 al 28 maggio, dal lunedì al sabato, dalle 17 alle 19,30.

Per il permanere di esigenze di prevenzione sanitaria legate al COVID, ai fini dell’ingresso in galleria è cortesemente richiesto l’uso della mascherina.

INFO:

Inaugurazione giovedì 5 maggio 18:30. Galleria Almareni, Via Francesco Lo Jacono 13, Palermo.

https://facebook.com/events/s/mostra-sullautoritatto-queste-/721562008860199/

Concerti: l’Ensemble Berlin della Philharmoniker al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo | Lunedì 2 maggio 2022 ore 17:15

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Christoph Hartmann il fondatore dell'Ensemble Berlin

La grande tradizione musicale con l’Ensemble Berlin formato dai Solisti della celebre Philharmoniker. Per la prima volta a Palermo ospiti degli Adm | 2 maggio 2022, ore 17,15 al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo

Ensemble Berlin della Philharmoniker 01

Per la prima volta in assoluto a Palermo l’Ensemble Berlin formato dai Solisti dei Berliner Philharmoniker, una delle orchestre più famose al mondo, che sarà in concerto lunedì 2 maggio alle 17,15 al Politeama Garibaldi per l’Associazione Siciliana Amici della Musica.

Definita l’orchestra per eccellenza, il Sole 24 ore scrive di loro “…macchina sonora di per sé inappuntabile quanto ad appiombo e smalto sonoro, a seconda di chi hanno davanti cambiano colori, respiri, inflessioni”; Il Foglio li definisce “Il prodigio del suono, l’attualità di una grande tradizione, lo sguardo in avanti”.

Acclamata dalla critica mondiale per la sua “tecnica straordinaria, l’entusiasmo del suonare assieme e il suono di intenso spessore armonico”, la mitica orchestra sinfonica, diretta dai più grandi direttori di sempre, sarà composta da Christoph Hartmann (oboe), Luiz Coelho ed Helena Madoka Berg (violino), Walter Küssner (viola) e Clemens Weigel (violoncello) e suonerà un ricco programma che spazia daCrusell, considerato il più grande compositore finlandese prima di Sibelius (Divertimento do maggiore op.9 per oboe e quartetto d’archi), a Beethoven (Grande Fuga sib maggiore op.133 per quartetto d’archi), a Mozart (Quartetto fa Maggiore KV 370 per oboe, violino, viola e violoncello) fino a Ritter von Neukomm (Quintetto sib maggiore op.8 per oboe e quartetto d’archi).

L’Ensemble Berlin nasce nel 1999 per iniziativa dell’oboista Christoph Hartmann, oboe solista dei Berliner Philharmoniker, e di un gruppo di solisti della grande orchestra tedesca. Si è esibito nei più importanti festival e sale da concerto d’Europa e ha inciso vari dischi, dalle trascrizioni della “Wandererphantasie” di Franz Schubert e una versione per quintetto di fiati del quartetto d’archi di Giuseppe Verdi al cd EMI dedicato alla musica del compositore palermitano Antonio Pasculli, fino alle recenti trascrizioni di altri due capolavori, i Quadri d’una esposizione di Musorgsky e Le Tombeau de Couperin di Ravel.

L’Ensemble Berlin è una formazione aperta e flessibile che può includere archi, fiati e talvolta il pianoforte, fino a contemplare numerose altre possibilità d’assieme strumentali, espressioni del vasto repertorio cameristico dal periodo classico in poi. Ha saputo imporsi in Europa, Giappone e Sud America con un repertorio che predilige i classici viennesi e i romantici, ma che si apre con curiosità anche alla musica contemporanea, al jazz e alla riscoperta di brani e compositori poco conosciuti o dimenticati.

Per questo concerto l’Associazione Siciliana Amici della Musica attua la promozione “concerto X due” rivolto ai ragazzi fino 16 anni e al loro accompagnatore adulto.

Direttamente al botteghino pagheranno il biglietto al costo di 5€.

INFO:

press@amicidellamusicapalermo.net

www.amicidellamusicapalermo.net