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José Saramago, Le intermittenze della morte, Milano, Feltrinelli, prima ed. 2005 | Le recensioni di SegnalazioniLetterarie

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José Saramago, Le intermittenze della morte

Bah! In assoluto uno dei libri più noiosi che abbia mai letto. A buon diritto posso sostenere che “Le intermittenze della morte” di Josè Saramago, edito da Feltrinelli, rientri di prepotenza nella top five dei libri che più di altri mi hanno stancato nella lettura, spingendomi, in molteplici occasioni, a interromperlo.

Per quanto il paradosso della trama sia anche efficace e offra a più riprese degli spunti per un’analisi che va oltre l’evidente parossismo escogitato dall’Autore – la morte che un bel giorno decide di non far trapassare più nessuno, con inevitabili contraccolpi a livello religioso, economico e sociale –, il libro risulta pesante, stopposo, addirittura fastidioso. Colpa di una scrittura pedante, troppo manieristica, che si perde in un linguaggio inutilmente d’altri tempi, soffermandosi in maniera eccessiva sui particolari e sui dettagli. Anche i dialoghi appaiono forzati, legati ad una modalità letteraria che oggi si fatica a digerire. Anche l’impaginazione ha le sue colpe.

Capisco l’edizione economica, ma saturare ogni singola pagina con un testo fitto fitto non agevola la lettura, né invoglia, soprattutto quando il linguaggio è già di per sé molto poco fluido. Certo, per carità, nonostante il tema apparentemente leggero, quest’opera si presta a delle riflessioni molto più profonde di quello che si potrebbe pensare. Ma rimane comunque un libro stancante, senza sex-appeal, tra i pochi di cui mi pento dell’acquisto.

Alessandro Orofino

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Margheria Bonfilio, Storie fantastiche, Firenze, Marzia Carocci Editore, 2022 | Le recensioni di Segnalazioni Letterarie

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Margheria Bonfilio, Storie fantastiche

Molto smilze possono apparire oggigiorno le favole (o fiabe che dir si vogliano). Ma se per i più piccini vale il detto che esse sono sempre in voga, perché non sono mai di moda (per parafrasare un vecchio brano degli Articolo 31 di J-Ax), il lettore più avveduto che si accosta ad esse può tendere a sovrapporvi sovrastrutture e considerazioni varie, grossomodo incentrate sulla perpetuità del valore di questa tipologia di narrazioni, da sempre rappresentative delle prime forme di organizzazione della fantasia (e della logica) con cui si viene a contatto; o richiamare suggestivi parallelismi tra le età evolutive delle singole esistenze e le epoche della civiltà, per cui le “storie fantastiche”, distintive dei periodi eroici e formativi della società umana, riemergono prepotentemente in momenti tumultuosi come segno di riflusso “critico” e tendenza all’irrazionale.

Perciò, senza contare già il carattere di piccola strenna riservata a figli e nipoti, pure per le “Storie fantastiche” della Bonfilio può valere quel beneficio d’inventario “regressivo” che le preserva a priori da valutazioni negative in nome dell’universalità conclamata del ritorno al “fanciullino” predicato da un po’ tutte le arti.

Simmetricamente, però, esse come detto possono ispirare l’applicazione di reminiscenze o di strumenti eruditi, quali le costanti formali stabilite nel secolo scorso dal russo Propp, riscontrabili già nella storia inaugurale “Il lago incantato”, dove compaiono tipologie di personaggi quali l’eroe, l’antagonista, gli aiutanti, il donatore.

Ma in un equilibrato intreccio di tradizione e modernità, i luoghi comuni della fiabistica e della favolistica s’incrociano agli aggiornamenti fantasiosi che, sulla scorta della sempre più prorompente civiltà visiva, hanno coinvolto in tempi recenti l’invenzione dedicata ai più piccini: è il caso dell’animazione degli oggetti che muove “Le ciabattine spaiate” (reazione all’obsolescenza programmata di molti prodotti odierni?) o il romanticismo tra suppellettili della storia d’amore tra la caffettiera Gelsomina e la teiera Aroldo (anch’esso inno alla perpetuazione delle batterie domestiche, di contro all’usa e getta dei nostri giorni?).

Ne “L’orologio a cucù” all’animazione degli oggetti si aggiunge un accenno a un passaggio tra veglia e sonno:  raddoppio di bidimensionalità che può costituire il canovaccio per futuri sviluppi della trama.

A sua volta “La bambina che non voleva diventare grande”, inscenando programmaticamente la conversione alla crescita di una fanciulla che supera, grazie alla dialettica, la Sindrome di Peter Pan, è quasi una metafora illustrativa dello scopo del libro, i cui brevi racconti – seguendo i dettami pedagogici dello psicoanalista Bettelheim – configurano indispensabili strumenti di maturazione per abituarsi alle sfide della vita e formare personalità compiute.

In definitiva queste “Storie fantastiche”, stimolando diversi piani di approccio, talvolta persino insospettabilmente ibridi, ridestano sempre un piacere primigenio della lettura. Certamente perché – al di là di ogni sovrapposizione colta e delle influenze adulte che vi si possono innestare – l’illusione di tornare bambini è un’aspirazione nemmeno troppo recondita assai diffusa, in quanto aiuta a coltivare l’utopia di poter ricominciare tutto da capo.

di Alberto Raffaelli

albertoraf2@gmail.com

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Musica: Continua con successo il Sicilia Jazz Festival 2022

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Locandine2

La seconda giornata ricca di appuntamenti tra musica, masterclass e incontri culturali  Sarah Jane Morris e l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal Maestro Gabriele Comeglio in scena al Teatro di Verdura. La Concertgebauw con Trintije Oosterhuis, i musicisti residenti, gli incontri culturali al Jazz Club e la masterclass protagonisti del JazzVillage. Il Festival organizzato dalla Regione Siciliana – Assessorato al Turismo Sport e Spettacolo sarà in scena dal 24 giugno sino al 5 luglio con 110 concerti al Teatro di Verdura, Real Teatro Santa Cecilia, Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo e Steri.

Il Sicilia Jazz Festival continua la sua carrellata di concerti, masterclass ed incontri culturali. Il 25 giugno un cartellone ricchissimo e fitto di incontri.  La giornata di sabato 25 giugno, nello spazio del JazzVillage, sarà animata già a partire dalle ore 11.00 al Jazz Club nel Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo, dalla Masterclass della Concertgebouw Jazz Orchestra inserita nell’off del Festival Incontri al Jazz Club, organizzati dal Centro Studi del Brass Group diretto dal professore Domenico Cogliandro, a cui potranno partecipare gratuitamente sia giovani che il pubblico di ogni età. Nel pomeriggio, dalle ore 18.00 il pubblico avrà l’imbarazzo della scelta su dove poter ascolta tanta bella musica jazz seguendo un percorso nel centro storico della città dal Real Teatro Santa Cecilia, al Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo sino a giungere a Palazzo Chiaramente Steri. La giornata continua sino a tarda serata, alle ore 21.30 in scena al Teatro di Verdura, la voce soul e emotivamente intensa di Jarah Jane Morris e l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal Maestro Gabriele Comeglio.

 

Il Festival, organizzato dalla Regione Siciliana – Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo, il cui coordinamento artistico è affidato alla Fondazione The Brass Group, istituita con legge del 1° febbraio 2006, n. 5,  si avvale della preziosa collaborazione del Comune di Palermo, dell’Università di Palermo, delle produzioni originali del Brass Group e degli apporti dei Dipartimenti jazz dei Conservatori “Alessandro Scarlatti” di Palermo, “Arcangelo Corelli” di Messina, “Antonio Scontrino” di Trapani, “Arturo Toscanini” di Ribera e dell’Istituto superiore di studi di musica “Vincenzo Bellini” di Catania. L’obiettivo è di coinvolgere in una concreta sinergia strutturale le istituzioni didattiche regionali, i musicisti del territorio e le maestranze locali.

I concerti del 25 giugno

Il Sicilia Jazz Festival 2022 continua regalando note in jazz e soul agli appassionati, ai turisti, giovani e curiosi. Intenso ed accattivante il programma del JazzVillage del 25 giugno. Il sipario si aprirà inizialmente al Teatro Santa Cecilia, alle ore 18.00 con Carlo Butera che si esibirà con il concerto Jazz Manouche Trio, alle ore 2.:00 sarà la volta di Gianni Gebbia and Mederic Collignon Quartet con l’omaggio a Sidney Bechet per finire alle ore 22.00 in scena Alessandra Bertolino con SefarJazz. Al Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo, ore 18.30 il testimone passa ad Antonella Leotta Quartet con Jazz standards, mentre alle 19.30 il secondo appuntamento della iniziativa culturale Incontri al Jazz Club, Incontri al Jazz Club allo Spasimo Dal suono all’immagine con Arturo Di Vita, Rosanna Minafò e Norman Vitale, si continua ore 20.30 con Vincenzo Palermo project con Rio Bahia Afro Brasil – Viaggio in Brasile per concludere alle ore 22.30 con Paolo Sorge Quartet in Mirroring. Il viaggio in musica continua a Palazzo Chiaramonte Steri alle ore 19:30  con la partecipazione di una delle più rinomate Orchestre jazz a livello internazionale, la Concertgebouwn Jazz Orchestra, con la rinomata artista olandese Trijntje Oosterhuis. In questa occasione verrà presentato in anteprima mondiale un nuovo repertorio dedicato a Frank Sinatra che è senza dubbio il più grande cantante jazz e crooner del 20° secolo. Le collaborazioni di Sinatra con big band come Tcommy Dorsey, Count Basie e Nelson Riddle sono stati i momenti salienti della sua carriera e hanno segnato il suo suono riconoscibile. La cantante olandese Trijntje Oosterhuis si unisce in una armonia perfetta con la Concertgebouw Jazz Orchestra e porta in scena classici come Fly Me To The Moon e The Lady is a Tramp con nuovi arrangiamenti. Trijntje interpreta il suono tipico di Sinatra a modo suo e da una prospettiva femminile. Particolare attenzione è rivolta ai suoi lavori meno conosciuti come In The Wee Small Hours of the Morning, Mack the Knife e You Make Me Feel So Young. Si continua, alle ore 21.30 in un altro sito storico prezioso di Palermo, il Teatro di Verdura. Nel magico teatro palermitano nella zona ai Colli, il sipario si aprirà con lo spettacolo della cantante internazionale Jarah Jane Morris e l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal Maestro Gabriele Comeglio. L’eclatante estensione vocale (ben quattro ottave), il timbro scurissimo e la passionalità del tratto interpretativo fanno di Sarah Jane Morris una delle figure più emozionanti del panorama musicale europeo. Dopo aver segnato la stagione aurea del pop a fianco di artisti come Communards, Eurythmics, Astrud Gilberto, Simply Red ed altri (in coppia con Riccardo Cocciante vinse anche il festival di Sanremo del 1991), la rossa cantante britannica da tempo privilegia un repertorio di notevole spessore, tra jazz, blues, soul, funky e rhythm’n’blues, che ne esalta le doti interpretative. A dirigerla in una magnifica selezione di standard del jazz e classici di Van Morrison e Burt Bacharach è l’esperta bacchetta di Gabriele Comeglio, apprezzato anche come sassofonista, arrangiatore e compositore (sue le sigle di trasmissioni televisive come “Quelli che il calcio”, “La Domenica Sportiva” e “Che tempo che fa”).

L’evento nell’evento: gli Incontri al Jazz Club

Il Sicilia Jazz Festival non è solamente musica ma è intento degli organizzatori realizzare un focus su alcuni momenti letterari e culturali denominati Incontri al Jazz Club. Un evento nell’evento curato dal Centro Studi del Brass Group diretto dal professore Domenico Cogliandro. All’interno del  Complesso Santa Maria dello Spasimo verranno realizzati ben otto incontri ed una masterclass con la Concertgebouw Jazz Orchestra che si terrà alle ore 11.00 del 25 giugno. Nella intensa scaletta del SJF, gli  Incontri al Jazz Club si terranno alle ore 19.30. L’idea è quella di creare dei momenti dedicati alla letteratura, arte fotografica e video, creando degli incontri dedicati etematici rivolti al pubblico presente che verrà direttamente coinvolto nella interazione con scrittori, musicisti ed esperti del settore del mondo della musica Jazz proprio perchè il jazz è un linguaggio universale nella sua identità di improvvisazione. Tra coloro che presenteranno i loro libri ci saranno giornalisti e scrittori nazionali del settore jazzistico come Alceste Ayroldi di Musica Jazz,  Gerlando Gatto di A proposito di Jazz, Leonardo Lodato caporedattore cultura e spettacoli de La Sicilia, Santo Piazzete noto romanziere che pubblica per la casa editrice Sellerio e tanti altri ancora. Il 25 giugno alle ore 19.30 verrà presentato l’incontro Dal suono all’immagine con Arturo Di Vita, Rosanna Minafò e Norman Vitale. L’esperienza audiovisiva del Sicilia Jazz Festival. Un festival rappresenta una kermesse di artisti che si succedono, e lo scorso anno si sono susseguiti, con una certa cadenza oraria su palchi diversi, proponendo un’offerta varia per pubblici differenti. Il SJF 2021 ha rappresentato certamente una novità nel cartellone degli eventi isolani e nazionali, mescolando linguaggi musicali – tra melting pot e mainstream – sotto l’egida di un modello che ha rappresentato la novità delle esperienze musicali del XX secolo: il jazz. Ma è stato anche un Festival raccontato da soggetti differenti, per esperienza e visibilità, per qualità della narrazione e personalità. Questo incontro intende ricucire la relazione con il SJF 2021, evidenziando quali siano stati i modi di affrontare la rappresentazione dell’articolazione dell’offerta musicale tra fotografia e video, in cui la giornalista Rosanna Minafò si confronterà con il fotografo ufficiale del Brass, Arturo Di Vita, e con Norman Vitale, direttore dell’agenzia palermitana Luce.

Ad animare il JazzVillage anche quest’anno anche le Marching Brass Street Band che ogni pomeriggio dal 25 giugno al 5 luglio scorreranno lungo le aree pedonali del centro storico di Palermo, uno tra i più estesi d’Europa, per far respirare aria di musica e note in jazz. In programma tantissimi concerti dei residenti nei siti dedicati al JazzVillage. Ed altra protagonista del Festival, sarà una Scenografia-Installazione innovativa a cielo aperto curata dalla Regione Siciliana – Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo, e al suo interno, con la ideazione e progettazione dell’architetto Laura Galvano, le fotografie di  Arturo di Vita ed il coordinamento editoriale di Rosanna Minafò. L’installazione sarà realizzata in tutta l’area del Village, ricca di attrattive storiche e monumentali della nostra terra e “pezzi di storia” unici a livello internazionale. Il Jazz Village sarà dislocato infatti a Piazza Marina,  Piazza Croce dei Vespri e Piazza Teatro Santa Cecilia, i siti:  Complesso Monumentale di Santa Maria dello Spasimo (XVI Secolo), Real Teatro Santa Cecilia (XVII Secolo) Palazzo Chiaromonte – Steri (XIV Secolo), un altro dei luoghi simbolo della città di Palermo che racchiude sette secoli di arte e di storia della Sicilia.

Gli abbonamenti per  i dodici concerti del teatro di Verdura, per i concerti delle sedi del Village ed i biglietti delle singole esibizioni sono disponibili su www.bluetickets.it. Costo dell’abbonamento al Teatro di Verdura a partire da 90€, biglietti singoli al Teatro di Verdura a partire da 10€, abbonamento rassegna completa Village 30€, abbonamento giornaliero Village 10€.

Bio artisti del 25 giugno – Real Teatro Santa Cecilia

Carlo Butera Jazz Manouche Trio ore 18.00

Formazione: Carlo Butera ( Chitarra Manouche), Gabriele Lomonte ( Chitarra Manouche), Mattia Franchina ( Contrabbasso)

Il Trio Jazz Manouche nasce da un’idea di Carlo Butera e Gabriele Lomonte da anni impegnati nella divulgazione del genere. Il loro repertorio propone una panoramica che va dai brani più conosciuti del chitarrista Django Reinhardt ai classici evergreen della swing era al bebop e composizioni originali. Questa formazione da anni si impegna a far conoscere anche in Italia questo “stile” elegante e virtuoso di suonare la chitarra acustica e di diffondere il genere musicale gypsy che è poco noto da noi e molto più diffuso all’estero. La chiave distintiva del progetto è la cura degli arrangiamenti e la varietà dei colori e delle sfumature proposti. Il loro percorso si è sviluppato tra i jazz club e i festival, con importanti collaborazioni tra cui spiccano quella con Angelo Debarre, Stochelo Rosenberg, Samson Schmitt, Dorado Schmitt, Lollo Meier.

Gianni Gebbia – Mederic Collignonore 20.00

Formazione: Gianni GEBBIA  sax soprano, Mederic Collignon tromba, Gabrio Bevilacqua – contrabbasso, Carmelo Graceffa – batteria. In collaborazione con L’institut francaise di Palermo.

Questa collaborazione tra il sassofonista Gianni Gebbia ed il trombettista francese Mederic Collignon, è Iniziata grazie all’istituto francese di Palermo. Collignon ha vinto alcuni tra i più ambiti premi del mi do jazzistico : Grand Prix du disque nel 2006 per il suo Porgy and Bess in solo, premio Django Reinhardt nel 2008 e del Django d’Or nel 2009. Collaboratore di artisti del calibro di Louis Sclavis e Michel Portal, Mederic Collignon è dotato di una tecnica e di una inventività straordinarie nonché di una presenza teatrale fuori dal comune. I due leader accompagnati dall’ormai consolidata ritmica composta da Carmelo Graceffa e Gabrio Bevilacqua si esibiranno in un omaggio a Sidney Bechet dove, assieme ai temi del leggendario sassofonista afroamericano, appaiono spesso i temi composti da Gebbia e Collignon. Un concerto sorprendente e funambolico.

Alejandra Bertolino Garciaore 22.00

Formazione: Alejandra Bertolino GarciaVoce, Harmonium, Silvio NatoliChitarra, Oud, Viella, Joe CostantinoPianoforte, Francesco Di Stasio – Contrabasso, Antonio PuztuDuduk, Flauti Armeni, Clarinetto, Sax, Salvo CompagnoSiko, Tinaja, Tammorra, Tamburo del mare.

Con il Jazz nel bagaglio, un viaggio tra le voci del Mediterraneo fusesi nella musica Sefardita in eterna evoluzione. SefarJazz, fonde insieme il Jazz e la musica ebraica sefardità, una combinazione che caratterizza, oggi la mia identità musicale. Descrive un viaggio di scoperta, acquisizione e ideazione, ma anche un’esperienza intima e profonda. Il jazz, forse, è l’unica vera nuova musica del Novecento, che ha percorso in un secolo rivolgimenti stilistici analoghi a quelli che la musica popolare ha vissuto in molti secoli. Mille sono i modi con cui il jazz ha ampliato i suoi orizzonti, rivedendo questa o quell’altra condizione per dar vita a nuove possibilità espressive. L’obiettivo del progetto è quello di arrivare al cuore del rapporto tra la musica ebraica e il jazz; esploreremo il repertorio  tradizionale sefardita in una chiave di lettura del tutto nuova della moderna improvvisazione jazzistica e in una personale interpretazione di brani. Ma è anche un viaggio ideale alla scoperta della penetrazione delle sonorità ebraiche nel mainstream Americano, con particolare riferimento all’analisi di composizioni divenute dei veri e propri classici della tradizione jazzistica, citando brani tratti dal repertorio della musica Klezmer e della canzone Yiddish entrati a pieno diritto nella tradizione jazzistica nelle loro memorabili esecuzioni di Original Dixieland Jazz Band, Benny Goodman & Martha Tilton, Ella Fitzgerald, Billie Holiday, Cab Calloway, Shelly Manne, Terry Gibbs, Herbie Mann. Musica e canti ebraici della tradizione Sefardita, Judeo-Arabo,  Yiddish, Ebraico, Ladino, ….un intreccio di lingue  un viaggio nel “Mare Medio” Il Mediterraneo, con voci e strumenti che di sponda in sponda si chiamano , si rispondono, “si parlano” in una magica trama di suoni e voci. Nel repertorio proponiamo brani come “Bei mir bistu shein” cantata da Ella Fitzgerald, “My Yiddishe Mama cantata da Billy Holiday e altri brani della tradizione Yiddish del Mainstream di Manhattan, Broadway

Bio artisti del 25 giugno – Spasimo

Antonella Leotta Quartet ore 18.30

Formazione Antonella Leotta voce;  Angelo Fichera pianoforte; Fabrizio Sciacca contrabbasso.

Cantante dalla “vocalità squisitamente jazzistica, corredata da un timbro di inusuale bellezza”, come si legge nella motivazione del Premio Massimo Urbani che l’artista catanese si è aggiudicata per la sezione Voce nel 2001 – Antonella Leotta è dotata di talento duttile e poliedrico e, alla naturale predisposizione per il jazz, ha affiancato con successo anche il confronto con il repertorio classico eseguendo, da solista, opere sacre e lieder.

Rio Bahia Afro Brasil ore 22.30

Formazione: Caro Ferrer voce, Edimar Macedo Costa Voce, Vincenzo Palermo chitarra, Gianni La Rosa contrabasso, Antonio Sardisco flauto traverso, sax tenore, Francesco Torregrossa percussioni, Fausto Riccobono batteria.

Rio Bahia Afro Brasil è uno spettacolo che accende le luci sul Brasile dai mille colori, dagli avvolgenti suoni e suadenti atmosfere delle radici afro della cultura bahiana, al lussureggiante Samba di Rio de Janeiro, entrambi rappresentati dai due artisti brasiliani che ne rappresentano l’anima: il fantasista Baiano Edimar e la vocalist carioca Caro Ferrer. Entrambi canteranno e narreranno la magia dei canti e dei ritmi afro che hanno originato il Samba, il Samba Reggae, l’ Olodum con la sua forza di riscatto della razza negra. Farà da filo conduttore dello spettacolo il musicista Vincenzo Palermo che con la sua quarantennale esperienza sulla cultura brasiliana condurrà lo spettatore in un viaggio dal nord al sud del Brasile, affiancato dai suoi collaudati collaboratori Gianni La Rosa al contrabbasso, Fausto Riccobono alla batteria, Antonio Sardisco ai fiati e Francesco Torregrossa alle percussioni. Lo spettacolo espone delle citazioni del grande letterato Jorge Amado simbolo dell’Axe e delle tradizioni bahiane.

Paolo Sorge Quartet ore 22.30

Formazione: Paolo Sorge chitarra, Giuseppe Campisi contrabasso, Santi De La Rubia sassofono, Lluìs Naval batteria.

“Mirroring” è il nuovo album di Paolo Sorge, in uscita il 27 maggio 2022 per Blue Mama Records, in versione sia fisica che digitale su tutte le principali piattaforme di streaming e digital stores. Il progetto è basato su composizioni originali scritte durante il lockdown del 2020. Le atmosfere evocate riflettono la dimensione introspettiva che ha caratterizzato quel periodo e il desiderio di tornare a condividere la propria musica sui palchi. Classe 1968, Paolo Sorge è un chitarrista e compositore jazz di Catania: da oltre trent’anni è attivo nel mondo del jazz e delle musiche improvvisate, spaziando tra numerosi progetti e con un gusto per la sperimentazione, dalle piccole formazioni all’orchestra jazz. Paolo Sorge ha collaborato con numerosi artisti internazionali, come Michel Godard, Butch Morris, Keith Tippett, Don Byron, Andy Sheppard, Guillermo Klein, Mark Turner, Fabrizio Bosso, Gianluigi Trovesi, Alfio Antico e molti altri. Per la composizione dell’album l’artista si è ispirato al concept dello specchio e delle sue proprietà riflettenti nella manipolazione delle strutture sul piano compositivo e nella scelta di alcuni titoli palindromi per le singole tracce, ma la metafora dello specchio vuole essere anche un riferimento alla consuetudine diffusa tra gli ascoltatori di musica contemporanei di riflettere nel video o nelle immagini le suggestioni sonore provenienti dalla musica. L’arte dei suoni sembra non poter più prescindere dal campo visivo prevalente. Questo nuovo album è per l’artista un invito a tornare ai luoghi destinati alla condivisione della musica, un trionfo della vita e della socialità in contrapposizione al periodo di isolamento appena vissuto, il tutto espresso in un linguaggio contemporary jazz particolarmente comunicativo e diretto. In tal senso, il coinvolgimento nella line-up di giovani artisti italiani e spagnoli è un gesto di inclusione, un ponte ideale tra luoghi geografici e generazioni con culture ed esperienze di vita diverse, con l’obiettivo di allargare i propri orizzonti attraverso un interscambio proficuo con l’altro.

Concorsi Letterari: La casa editrice PandiLettere organizza il Premio Letterario Internazionale per racconti “Ce n’è per tutti i gusti” | Scadenza 30 giugno 2022

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La casa editrice PandiLettere organizza il Premio Letterario Internazionale per racconti “Ce n’è per tutti i gusti”

BANDO

La casa editrice PandiLettere indice la I edizione del Premio Letterario Internazionale Ce n’è per tutti i gusti. L’obiettivo è quello di avvicinare la letteratura a un pubblico ampio attraverso un’iniziativa editoriale bilingue interessante, simpatica e coinvolgente. Il tema dei racconti è “la colazione nelle varie parti del mondo”; invitiamo gli scrittori di tutto il mondo a narrare attraverso un racconto la loro idea di colazione.

Una colazione letteraria interessante e coinvolgente vista come l’inizio di una nuova epoca…

La casa editrice PandiLettere organizza il Premio Letterario Internazionale per racconti “Ce n’è per tutti i gusti”

QUOTA E MODALITÀ DI PARTECIPAZIONE

La quota di partecipazione è di 10 €. Estremi di versamento: IT10A0303203209010000003601

Intestatario: PandiLettere S.r.l.s

Causale: Premio Ce n’è per tutti i gusti – autore – titolo

Per partecipare occorre inviare il racconto, la ricevuta del versamento e una breve nota biografica a: laradicarlo@pandilettere.it

PREMI E RICONOSCIMENTI

Verranno selezionati 10 racconti per la realizzazione di un’antologia illustrata in versione italiana e inglese pubblicata dalla casa editrice PandiLettere.

– I classificato: 2 copie in omaggio dell’antologia (una nella versione italiana, e l’altra nella versione inglese), giudizio sul sito, intervista su una rivista online, su un blog e sul canale YouTube di PandiLettere (diffusa sui social)

– II e III classificati: 1 copia in omaggio dell’antologia a scelta tra la versione italiana e inglese, giudizio sul sito, intervista su un blog e sul canale YouTube di PandiLettere (diffusa sui social)

– IV e V classificati: intervista sul canale YouTube di PandiLettere (diffusa sui social), possibilità di acquistare l’antologia con il 30% di sconto sul prezzo di copertina di 12 €

– VI, VII, VIII, IX e X classificati: intervista sul canale YouTube di PandiLettere (diffusa sui social), possibilità di acquistare l’antologia con il 20% di sconto sul prezzo di copertina di 12 €

Inoltre i 10 scrittori selezionati saranno coinvolti in varie iniziative promozionali online e in presenza. Potranno inviare per e-mail un loro video in cui si presenteranno e racconteranno la loro idea di colazione che verrà caricato in un blog al quale rimanderanno dei Codici QR inseriti all’interno del libro.

REGOLAMENTO

La partecipazione al Premio è aperta a tutti gli scrittori di ogni età e di ogni parte del mondo. Ogni autore può partecipare con un solo racconto in lingua italiana o inglese (di massimo 35.000 caratteri spazi inclusi). Agli scrittori selezionati verrà richiesta una liberatoria per l’autorizzazione alla pubblicazione (se l’autore è minorenne la liberatoria dovrà essere firmata da un genitore o da chi ne fa le veci) del racconto nell’antologia e un’altra liberatoria per l’eventuale pubblicazione del video nel blog. Gli autori selezionati potranno ripubblicare il loro racconto anche in altre antologie.

Per ulteriori informazioni contattare:

Lara Di Carlo (editrice di PandiLettere)

Tel. 06 87605994

Cell. 333 2062449

laradicarlo@pandilettere.it

 

IL NOVECENTO

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Le Avanguardie
Il primo ventennio del XX secolo ha visto il susseguirsi di movimenti artistici di avanguardia, che attraverso i loro manifesti proponevano nuove forme pittoriche e plastiche in sintonia con il mutare dei tempi.
I movimenti di avanguardia erano formati da gruppi spesso in polemica tra loro, ma dalla critica al contrasto scaturiva una grande spinta creatività. Che si chiamassero cubisti, futuristi, espressionisti, metafisici, surrealisti, dadaisti, gli artisti di questa generazione volevano cambiare tutto. Le loro battaglie artistiche diedero una nuova impronta a tutta l’arte del Novecento.
I FAUVES
Il colore urla
Nel 1905 un gruppo di giovani pittori espose a Parigi, scatenando la contestazione del pubblico e della critica. I dipinti rappresentavano un decisivo passo verso la creazione di un nuovo linguaggio figurativo, questi artisti erano Henri Matisse, Andrè Derain, Maurice de Vlaminck, Kee Van Dongen, Raoul Dufy, dove la loro arte parve un insulto alla pittura e furono soprannominati Fauves, “i Selvaggi, Le Belve”.
Cosa scandalizzava nei loro dipinti?
I colori, che non avevano un preciso riferimento con quelli reali elle cose raffigurate; colori che i Fauves spremevano direttamente dal tubetto, intensi, brillanti, senza passaggi di tono, contrastanti; accostamenti di colori complementari che si rinforzano reciprocamente.
Il disegno sommario, tracciato direttamente con il pennello, che è solo un contorno per contenere il colore, trascurando i dettagli.
L’essenza di prospettiva aerea e di atmosfera nel paesaggio.
Henri Matisse (1869 – 1954) fu il più importante dei Fauves e il loro capogruppo, egli usò il colore nelle tonalità più intense e all’armonia cromatica subordinò tutto il resto (disegno, soggetto). Affascinato dal potere del colore, Matisse si allontanò sempre più dal contesto reale del disegno, che divenne un pretesto per esprimere le sensazioni cromatiche captate dal suo sensibilissimo occhio. La sua pittura non è descrittiva, ma la realtà, nei suoi aspetti più gioiosi, è sempre presente nelle forme-colore che sono il suo codice espressivo. La linea è la seconda importante componente delle opere di Matisse: una linea morbida, che scorre ininterrotta disegnando le figure, che delimita gli spazi e da ritmo a tutta la composizione pittorica. Nei dipinti di paesaggio, i pittori fauves stravolgono i colori naturali o ne accentuano fortemente l’intensità cromatica. Nel paesaggio di Andrè Derain (Curva a L’Estaque, 1880 – 1954) dipinge gli alberi rossi e blu, le foglie di un giallo puro; questi stessi colori accesi si riflettono nell’acqua.
Un altro importante esponente della corrente dei Fauves fu Kees Van Dongen (1887 – 1968); proveniente dall’Olanda, si stabilì a Parigi e partecipò alla ricerca sul colore dei Fauves; la sua tavolozza è fatta di colori violenti e luminosi.
Fu un pittore prestigioso dei protagonisti della vita mondana parigina: cantanti, ballerine, gran dame del bel mondo, di un’epoca raffinata e brillante, che precedette la prima guerra mondiale. Egli trattò questi soggetti in modo ironico e talvolta caricaturale.
L’ESPRESSIONISMO
Una generazione di arrabbiati
Dresda, 1905: nasce il movimento espressionista, che è stato una delle avanguardie più importanti del Novecento. Era inizialmente costituito da quattro studenti di architettura, che condividevano una grande passione per la pittura e uno stile di vita anticonformista: Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938), che aveva 25 anni ed era il più anziano, Erich Heckel (1883 – 1970), Karl Schmidt-Rottluff (1884-1976), Fritz Bleyl (1880 – 1976).
I quattro amici chiamarono il loro gruppo Die Brücke (Il Ponte) e nel 1906 pubblicarono il loro programma, che era quello di ignorare la tradizione pittorica accademica e di iniziare una nuova arte, libera dalle convenzioni e rispondente all’ansia di libertà e indipendenza che animava la loro giovinezza. Nel 1906 entrano nel gruppo Emil Nolde (1867 – 1956), un pittore già affermato, e Max Pechstein (1881 – 1955).
Modelli di riferimento
Gli artisti espressionisti, anche se dotati di creatività, guardarono ai grandi innovatori della pittura della generazione precedente: Van Gogh, Gauguin e al norvegese Munch, le opere dei quali furono esposte da Dresda in quegli anni. La pittura di Edvard Munch (1863-1944) è carica di una forte espressività e comunica un senso di angoscia. Questo grande artista nordico interpretava anticipatamente le inquietudini di una generazione che avrebbe vissuto gli orrori della grande guerra e le sue drammatiche conseguenze. Osservando il dipinto più noto di Munch, “Il grido”, siamo colpiti dall’immagine in primo piano, sintesi espressiva della disperazione.
Anche nel paesaggio dal cielo sanguinoso, solcato da linee ondulate, pare che risuoni la voce umana. Gli espressionisti si ispirano anche alla scultura “tribale”, che fu uno dei modelli di riferimento delle avanguardie.
La realtà interiorizzata
Gli artisti de “Il Ponte” affrontarono in modo nuovo i due soggetti dominanti della pittura: la figura umana e il paesaggio.
Il colore è il mezzo espressivo primario, puro e violento con forte contrasto di tinte complementari. Il segno lineare è energico, nero e spigoloso. Sono evidenziati con forza no la bellezza dei volti ma la loro espressività e capacità di comunicare un turbamento interiore. La tecnica pittorica è piuttosto sommaria, con grandi zone di colore piatto.
Se i Fauves erano chiamati dalla critica “i selvaggi, le belve” gli espressionisti furono definiti “i cannibali”. Essi si ribellarono a tutte le convenzioni tanto nella vita privata e pubblica quanto nell’arte.
Gli espressionisti si dedicarono appassionatamente all’arte grafica, soprattutto alla xilografia (intaglio nella matrice di legno) con la quale ottennero un segno fortemente espressivo in sintonia con il loro programma estetico rivoluzionario.
L’Espressionismo e il cinema
La forte carica emozionale dell’espressionismo investì anche la cinematografia, che negli anni che seguirono la fine della grande guerra realizzò grandi capolavori, i più famosi sono Nosferatu il vampiro (1922) e il gabinetto del dott. Caligari (1920). Anche il cinema registra effetti di chiaroscuro violento, accentuato dalla pellicola in bianco e nero, strutture diagonali e prospettive disorientanti nelle scenografie: Espressività forzata nella recinzione, perché i film erano “muti”, cioè senza “parlato”. Tutta la potenza comunicativa era affidata all’espressione e alla gestualità.
Architettura tra realtà e finzione
Alla rivoluzione pittorica espressionista non si affiancò un’eguale cultura architettonica. Tuttavia nell’opera di alcuni architetti tedeschi, fra il 1910 e il 1920 si osserva una tensione e una libertà delle forme spaziali contraria alla tradizione classicheggiante germanica. Il maggior rappresentante dell’architettura espressionista fu Erich Mendelssohn (1887–1953), che creò con la torre Einstein 1920, il capolavoro del movimento.
Questo singolare edificio costruito a Potsdam, in Germania, è una torre-osservatorio per lo studio dello spettro solare in base alla teoria della relatività di Albert Einstein.
Con le superfici arrotondate e l’assenza di spigoli, questa costruzione assomiglia a una gigantesca scultura.
E’ nella finzione cinematografica che i modelli avveniristici urbani si sviluppano dalla fantasia degli scenografi, che erano spesso autentici architetti. Il celebre film, non parlato, “Metropoli” 1927), di Fritz Lang, prefigura un’immensa città del XXI secolo, con grattacieli, gigantesche fabbriche, strade sopraelevate.
La realtà di oggi ha raggiunto, e in alcune grandi metropoli del mondo superato, le ardite invenzioni del film.
L’arte spesso precede le realizzazioni dell’uomo, che hanno bisogno del supporto di un’altra tecnologia per essere attuate.
M° Monica Isabella Bonaventura

M. G. Ciuferri, psicologa e scrittrice, “si” racconta | Intervista di Anna Avitabile

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Dietro ogni caso clinico c’è anche la storia del terapeuta, che si “intreccia” con quella del suo paziente. Ogni psicologo, oltre che un professionista, è una persona, con punti di forza, fragilità, emozioni, scelte di vita. Generalmente, si punta l’attenzione sul caso clinico, mentre poco si sa di chi si occupa della cura. Con questa intervista, vorrei dare spazio alla persona, parlando con la psicoterapeuta e scrittrice, Maria Grazia Ciuferri, amica, collega e professionista di indubbia sensibilità.

A.A.: Maria Grazia, mi racconti qualcosa di te, del tuo lavoro e della tua esperienza passata?

M.G.C.: Con molto piacere. Come sai, sono una psicoterapeuta e lavoro in un Distretto Sanitario in provincia di Napoli. Mi occupo delle problematiche relative alla genitorialità su richiesta dell’Autorità Giudiziaria. In passato invece ho lavorato molti anni con malati oncologici anche attraverso la conduzione di gruppi. Mi sono occupata della nascita, del parto e della relazione madre/padre-bambino, quel legame definito da Bowlby la “base sicura” che si costruisce nei primi tre anni di vita. Essa rappresenta il terreno sul quale si poggiano poi tutte le esperienze successive, condizionandole spesso in modo determinante. Un lavoro che ho amato e che amo molto, nato dall’incontro con una psicologa cui sono particolarmente grata, Marcella Balconi, che mi ha insegnato la potenza del metodo dell’osservazione. Per due anni mi fece osservare i neonati che prendevano il latte dal seno della madre per poi scrivere almeno due pagine su ogni osservazione.

Ero bloccata di fronte al foglio bianco che dovevo riempire. Cosa c’è da scrivere guardando un neonato attaccato al seno? Quell’esperienza, però, mi ha insegnato a riconoscere e a tradurre la comunicazione non verbale che passa, non solo tra madre e bambino, ma anche tra tutti noi. Comunicazione, con la quale smentiamo o confermiamo le nostre parole. Se con le parole chiediamo ad una persona di fidarsi di noi, ma poi, con la postura, i gesti, il tono della voce, i silenzi, comunichiamo il contrario, quello che lascerà l’impronta non saranno le parole, ma tutto il resto. Mi sono resa conto, con il tempo, di quanto queste esperienze iniziali mi abbiano aperto porte impensabili, fino a quel momento, nella conoscenza delle relazioni umane.

A.A.: Le osservazioni dell’allattamento ti hanno, quindi, spinto a risalire alla genesi di ogni comunicazione. Come e quando è nata, invece, la tua passione per la scrittura?

M.G.C.: La possibilità di scrivere l’ho sempre vissuta come un’occasione per comunicare, perché ci dà la possibilità di riflettere su quello che vogliamo dire e forse lo diciamo meglio. Credo che il piacere di scrivere sia nato da ragazza, quando affidavo i miei pensieri alle lettere inviate ad amici cari nel periodo estivo, spinta dal desiderio di ridurre le distanze. Successivamente poi ho scritto numerosi articoli che riguardavano il mio lavoro e ho fatto parte degli autori del libro “Hikikomori e Adolescenza. Fenomenologia dell’autoreclusione” scrivendo un capitolo sull’approccio terapeutico con i ragazzi che si isolano dal mondo.

Ragazzi, quasi sempre maschi, che finiscono per non frequentare più la scuola, i compagni e spesso nemmeno i loro familiari. Si rintanano nella loro stanza dove restano per mesi, molte volte anche per anni, e diventa molto difficile aiutarli a uscire dal loro isolamento. Per questo motivo, iniziavo con un approccio telefonico o attraverso visite domiciliari per poi cercare di portare il ragazzo al Servizio dove lavoravo. Nel libro ho raccontato la storia terapeutica di due ragazzi. Soltanto uno dei due riuscì ad affrontare il suo disagio e a riprendere una vita sociale, ma pensai di scrivere di entrambi per fare emergere le resistenze che si incontrano nella terapia.

A.A.: Molto interessante questo tuo excursus sulle fasi evolutive, che dal lattante arriva a descrivere le turbolenze dell’adolescenza. So che ti sei occupata anche di psiconcologia, vuoi raccontare in che modo?

M.G.C.: Nel 2011 una persona cara mi chiese di raccontare la mia “rinascita” dopo un’esperienza di malattia oncologica e così iniziai a scrivere. Proprio in quel periodo una collega pubblicò un libro molto interessante sul suo lavoro con i tossicodipendenti e questo mi spinse a trasformare l’esperienza che stavo scrivendo in un libro: “Nascere due volte”  prefazione di J. Baldaro Verde e postfazione di M. R. Parsi, nomi che non hanno bisogno di presentazioni.

Il libro è una lunga lettera che una donna, psicologa, scrive al medico che ha accettato di operarla e che riuscirà a salvarle la vita attraverso un delicatissimo intervento chirurgico.  Ascoltando il suo desiderio di accorciare le distanze con una persona così importante per la sua vita, ma anche così estranea -il medico parla un’altra lingua, vive in un’altra nazione e non conosce nulla di lei, forse non ricorda nemmeno il suo nome – lei inizia a raccontargli di sé, ripercorrendo la sua vita e portandolo a riflettere sul confine sottile che separa il corpo dalla mente. E’ una storia vera, che narra di una lotta per la vita combattuta su due fronti: uno per affrontare la malattia e l’altro per rimarginare ferite affettive che hanno origini lontane.

Spesso le persone attribuiscono agli psicologi la capacità di affrontare le situazioni applicando conoscenze che, magicamente e anche in maniera onnipotente, risolvano i problemi e limitino la sofferenza. Non tutti riconoscono loro lo sforzo di una ricerca che invece è sempre presente e che non ha mai risposte preconfezionate, ma che impone, prima di ogni altra cosa, l’indispensabile capacità umana di riconoscere e tollerare i propri limiti per poterli affrontare.

La storia raccontata nel libro narra di questa ricerca e decisi che i proventi fossero devoluti all’associazione “attivecomeprima” di Milano che si occupa da anni del supporto ai malati oncologici. La sua fondatrice Ada Burrone, dopo avere letto il libro, mi disse che le era molto piaciuto, anche perché avevo parlato della “vita nella malattia” e non della “malattia nella vita” e che questo sarebbe stato di aiuto a molte persone. Le sue parole furono profetiche perché il libro fu adottato poi da diverse associazioni di malati oncologici ma è stato letto anche da persone sane.

A.A.: Le esperienze di malattia che descrivi, fisiche o mentali che siano, mettono in connessione “isolamento e dolore” con l’idea di rinascita. Puoi spiegare meglio questo concetto?

M.G.C.: Sono tante le esperienze che possono sequestrare per un periodo i nostri pensieri: il rapporto difficile con un figlio, la chiusura di una relazione affettiva importante, la perdita di una persona cara. Quando riusciamo a dissequestrare i nostri pensieri e a liberarli, il tempo riprende a scorrere, riportandoci speranza e futuro, e così scopriamo di avere cambiato prospettiva. Si rinasce. Moltissime persone negli anni mi hanno scritto per raccontarmi la loro storia e in molti casi anche per condividere con me la loro rinascita. Questo è stato un altro regalo della vita e di questo libro.

Nei momenti di fragilità tutto si amplifica, si diventa recettivi verso se stessi e il mondo, anche quando ci si isola. Addirittura, la pelle psichica diventa così sensibile che qualche volta può fare male anche solo uno sfioramento. Ma essere così recettivi può essere anche una “grazia” perché si diventa fertili di emozioni, di parole, di pensieri. Ed è importante non sprecare questo stato di apertura, che può trasformare anche il più piccolo suono in una melodia. Scrivere di questi momenti, e in questi momenti, permette di trovare parole comprensibili in cui altri si possono riconoscere.

Un’esperienza di dolore superata diventa un’occasione per conoscere e poter esprimere parti nuove di sé. Questo pensiero mi ricorda una frase di Ada Burrone a cui penso spesso: “Il tempo non è nelle nostre mani, il modo di vivere sì”.

A.A.:  So che la copertina del libro ha un significato speciale per te, cosa ci puoi dire?

M.G.C.: Si, questa copertina mi piace molto e l’ha disegnata mio figlio -Luca Venturini- un ingegnere con una vena artistica profonda e solida. Sulla copertina del libro ha disegnato il profilo di una donna che, ballando, si trasforma in un albero. La protagonista, infatti, in un momento critico ricorda le parole di un amico che le suggeriva di “farsi albero” per contrastare la tempesta che stava vivendo. Gli alberi vengono attaccati dal vento e perderebbero contro la sua forza se non lo lasciassero passare tra i loro rami. Il vento soffia, scuote le radici e rischia di strapparlo, ma l’albero che si flette e non resiste non morirà.

A.A.:  Dopo questa immagine così poetica e vigorosa, cosa consiglieresti a chi volesse cimentarsi come scrittore, narratore?

M.G.C.: È sempre importante scrivere se si ha il desiderio di farlo. Si scrive per condividere le esperienze, i pensieri, per comunicare, per uscire dalla propria solitudine, i motivi possono essere tanti. Se si hanno molti timori, si può iniziare a scrivere per se stessi o immaginando di scrivere a qualcuno in particolare. Penso che si possa scrivere solo di ciò che si conosce. Non si potrebbe scrivere del dolore se non si fosse fatta questa esperienza, né della paura o della speranza se non si fosse provata. Anche quando la storia di cui si scrive non ci appartiene. È per questo che, quando scriviamo, ci fermiamo ad ascoltare noi stessi.

Penso si possa imparare tutto questo fin da bambini e credo che possa essere compito della scuola media, ma anche elementare, educare alla scrittura. D’altra parte, la poetessa Chandra Livia Candiani insegna da anni ai bambini delle periferie di Milano, anche molto piccoli, a diventare poeti, riuscendoci molto bene.

Ricordo un’esperienza in una scuola media, dove si organizzarono passeggiate all’aperto dando il compito ai ragazzi di fotografare qualunque cosa avesse colpito la loro attenzione. A Napoli ci sono i vicoli del Petraio, che sono pieni di stimoli, di colori, di fiori, di altarini con le madonne, di gatti…. ma anche un parco o il mare possono incuriosire o qualunque altro luogo. Tornando poi in classe, i ragazzi insieme ai loro professori scelsero le fotografie, molte scattate con il loro cellulare, da stampare. Successivamente, furono invitati a scrivere ciò che sentivano o che pensavano, ritrovando il motivo per cui quel particolare li aveva colpiti.

Non era importante scrivere a lungo,  anche solo una parola sarebbe andata bene inizialmente, e queste rassicurazioni ridussero l’inibizione e il timore di non esserne capaci. Fu un lavoro coinvolgente e duraturo, fecondo di situazioni nuove e divertenti e non privo di momenti emozionanti. Una bella esperienza per tutti, utile anche ai genitori. Ricordo lo stupore di molti di loro nello scoprire la capacità poetica dei loro figli, quando, in conclusione, furono invitati a leggere gli scritti che avevano realizzato.

A.A.:  Mi piace molto l’idea di una scuola che sia aperta all’espressione attraverso la scrittura, quale esperienza illuminante del pensiero. Per concludere, ci racconti qualcosa del tuo tempo extra-lavorativo?

M.G.C.: Mi piace molto camminare nella natura e contemplare il mare in solitudine. E’ una sorta di meditazione che mi mette in contatto con me stessa e con la grandezza che c’è intorno, ridimensionandomi nel presente.

Quando sono a casa, invece, mi piace molto dipingere con gli acquarelli. Per anni, prima del Covid, una sera alla settimana la dedicavo alla pittura insieme agli amici. Ci sedevamo tutti intorno ad un tavolo e, pian piano, trovavamo il gusto e l’ispirazione senza il fine di un risultato preciso. Restavamo  nel “qui ed ora” con il piacere di aprirci al colore che in quel momento ci ispirava e trovava riscontro dentro di noi.  Steiner descrive l’acquarello proprio come un mezzo per incontrare se stessi attraverso un canale semplice, ma che crea corrispondenza con la nostra anima.

A.A.: Per concludere, vorrei esprimerti tutto il mio apprezzamento per la disponibilità a “raccontarti” con parole che trovo, nello stesso tempo, semplici e profonde. E ti auguro di proseguire con sempre maggiore soddisfazione il tuo percorso umano e professionale.

M.G.C.: Grazie a te Anna per avere pensato a me per questa intervista. Non ci incontriamo spesso ma ogni occasione ha rappresentato sempre per entrambe un punto di partenza nuovo. Ce lo auguro anche in questa circostanza.

Per contattare Maria Grazia Ciuferri:
o mail: mgciuferri@hotmail.com
https://www.facebook.com/profile.php?id=100028131653884

Pubblicazioni (disponibili online, anche su Amazon, e in tutte le librerie Feltrinelli):
• “Hikikomori e Adolescenza – fenomenologia dell’autoreclusione” a cura di Giulia Sagliocco Mimesis Editore
• “Nascere due volte” Editore Lampi di Stampa

AUDACI EMOZIONI pubblica Lorenzo De Marco | di Caterina Civallero

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Lorenzo De Marco esordisce a ridosso dell’estate 2022 con il suo romanzo autobiografico a tinte forti; il testo si classifica nella narrativa erotica: mi ha incuriosito il suo stile piacevole privo di volgarità e contemporaneamente audace e intrigante. Per queste ragioni ho deciso di intervistare il misterioso autore. È difficile rintracciarlo, ama poco i social e la vita mondana ma nasconde interessanti qualità che meritano di essere esplorate.

Innanzi tutto, grazie Lorenzo per questa chiacchierata che ci aiuterà a conoscerci meglio.

Mari o monti? Verde o viola? Toro o Juve? Estate o inverno? Lana o cotone? Dolce o salato? Carne o verdura? Vino o birra? Chi è Lorenzo De Marco? Sei un uomo misterioso e si sa poco sul tuo conto, raccontaci qualcosa di te. Come vorresti presentarti?

Grazie Caterina, è un vero piacere accettare la tua intervista e far conoscere al pubblico qualcosa di più di me. Nel libro parlo molto della mia persona e del mio carattere: lo considero un romanzo autobiografico, ma proprio perché è un romanzo molte parti sono frutto della mia fantasia. Amo decisamente il mare e trascorro molto del mio tempo in barca con Sofia: quelli sono periodi di riposo e di riflessione; in quei momenti sogno e immagino un nuovo libro e ne pongo le basi. Attingo linfa vitale dal mare e soprattutto dalla mia relazione con Sofia, con la quale condivido tutto. È vero, sono un uomo misterioso perché amo stare lontano dai riflettori: e credo che questo libro invece li punterà decisamente su di me.

Com’è nato il desiderio di raccontare la tua storia?

Quando si è manifestata questa tua esigenza e come hai capito che avresti voluto scriverne un libro?

In realtà è nato il desiderio di raccontare la storia di Sofia. Quando la conobbi aveva circa 30 anni: aveva sofferto molto per il suo disastroso matrimonio ed era fermamente determinata a riscattarsi e a cambiare la sua vita. La nostra amicizia iniziò a piccoli passi ma quando conquistai la sua fiducia lei si aprì alle confidenze più intime: fu proprio questo lato del suo carattere, che oserei dire ingenuo, che mi travolse. Cuore e mente erano completamente coinvolti in un amore che all’inizio era troppo grande per me. Ora, a distanza di tempo, ho compreso che le sue confidenze, e soprattutto l’amore che io avevo provato e provo tutt’ora, dovevano vedere la luce, sentivo che il mondo doveva sapere che esistono amori così grandi. Così scrivere di noi divenne l’atto doveroso per onorarci.

Una domanda diretta: Sofia, la protagonista del libro, esiste veramente? Parlaci di lei.

Certamente che Sofia esiste! Ma potrebbe essere anche il desiderio di ogni uomo, che una donna così esista!

Potrebbe essere la protagonista dei nostri sogni quando la paura di incontrare un amore così grande ci blocca nell’azione. È la realizzazione di fantasie profonde e proibite: la ricerca dell’anima gemella. Ognuno di noi cerca nell’altro qualcosa che ha già vissuto; la sicurezza che l’altra persona è già parte di sé.

Se devo dire qualcosa di Sofia, mi piace sottolineare un lato del suo carattere che spesso può essere frainteso: lei ha dentro di sé quel pizzico di ingenuità che le permette di affrontare situazioni nuove senza vergogna e con grande curiosità e stupore.

Quali sono state le esperienze che hai vissuto insieme a Sofia e gli eventi che ti hanno maggiormente segnato interiormente o che ti hanno in qualche modo cambiato?

All’inizio il nostro rapporto viveva uno stadio ludico: tutto era “leggero”, senza responsabilità. Entrambi eravamo capricciosi e concentrati ognuno su se stesso. Poi le vicende della vita ci hanno obbligati a scendere con i piedi per terra, ad aiutarci a vicenda, a sacrificare parte di noi per l’altro. È stata una crescita che è diventata via via naturale perché volevamo stare insieme.

La lontananza e i fatti dolorosi che ci hanno colpiti ci hanno uniti sempre di più. Siamo cresciuti, abbiamo compreso ciò che è importante, ci siamo alleati per aiutarci a vicenda.

Qual è stata la gioia più grande della tua vita? E quale, invece, il dolore maggiore?

La gioia più grande è stata quella di vivere giorno dopo giorno con l’amore della mia vita, condividere piccole cose e vedere che i nostri sentimenti crescevano con il tempo.

Il dolore più grande è stato quello di comprendere tardi di aver sprecato del tempo senza amare abbastanza le persone intorno a me.

Nel tuo libro Audaci emozioni descrivi i favolosi anni ’80 e ’90, un’epoca che conosco bene. Sono certa che i giovani oggi ignorino quali esperienze fantastiche siano state vissute dalla gioventù di quei tempi. Cosa rimpiangi e cosa rinneghi di quell’epoca?

I tempi sono veramente cambiati: rimpiango i gruppi di amici che si davano appuntamento alla panchina nella piazza del paese. Non era necessario scriversi sulla chat: tutti sapevano che ci saremmo trovati all’ora stabilita. Andavamo al cinema tutti insieme e quando passavamo per le strade del paese gli abitanti ci riconoscevano dalle risa e dalle voci. Eravamo spensierati. Ora si vedono i giovani che si parlano solo con i cellulari anche se sono a un metro di distanza. Hanno perso la capacità di comunicare con parole e sguardi. Il telefonino non trasmette l’inflessione della voce: tutto è più anonimo. I tempi che viviamo oggi ci stanno privando della semplicità di allora e tutto è più complicato. Ho vissuto una splendida giovinezza e tutto era perfetto!

Tuttavia la “vita” era più severa: c’erano regole da rispettare, doveri e obblighi. La libertà andava conquistata e pochi erano in grado di liberarsi da un certo modo di pensare chiuso e limitato.

Se potessi tornare agli anni della tua adolescenza, cosa cambieresti del carattere di Lorenzo?

Quando ero un adolescente ero molto timido e ho dovuto compiere grandi sforzi per essere accettato nel gruppo. Vorrei aver avuto più autostima; per fortuna quella crebbe e nella giovinezza mi sentii più realizzato. Forse avrei dovuto essere più tollerante ma a quei tempi si affrontava tutto con impeto.

Come vivi oggi il rapporto con la tua compagna. Come vivete la vostra sessualità? Come mantieni vivo il desiderio per Sofia?

Il segreto è la condivisione ma anche la libertà: ognuno di noi è un individuo che deve poter perseguire i suoi obiettivi senza per forza coinvolgere l’altro. Per la nostra coppia la sessualità è stata fin dall’inizio il collante del rapporto e lo è ancora oggi. Le relazioni con il tempo cambiano e ci vuole impegno per costruire ogni giorno la vita a due: così cresce l’intesa e si crea quella complicità che rende la coppia sempre più forte. Inoltre posso dire che il desiderio dell’altra persona è mantenuto vivo dalla stima, dall’amore e dalla passione che devono essere alimentati quotidianamente.

A quale tipo di pubblico ritieni indirizzato il tuo racconto? Quali sono gli obiettivi che vorresti raggiungere con quest’opera?

A mio parere questo libro può essere letto da chiunque, purché maggiorenne. Troppi problemi sono stati creati da una sessualità repressa; troppi tabù hanno soffocato le pulsioni naturali del nostro corpo. È ora che le persone si sentano libere di esprimersi senza pensare di essere nel peccato o vergognandosi di ciò che provano.

Come vorresti concludere questa intervista?

Vorrei semplicemente dire di lasciarsi guidare dal cuore e dai desideri del corpo creando un felice connubio fra i due. Dovremmo permetterci di essere completi senza mortificare una parte importante di noi: assaggiare la vita nelle sue sfaccettature, anche quelle piccanti!

Per contattare Lorenzo De Marco:

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Articolo di Caterina Civallero

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“IL ROMBO DELLA FENICE”, IL MONDO DELLE CORSE NEL ROMANZO DI FLAVIO UCCELLO | FATTIESTRAFATTI

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“IL ROMBO DELLA FENICE”, IL MONDO DELLE CORSE NEL FRIZZANTE ROMANZO DI FLAVIO UCCELLO

“Il rombo della fenice” di Flavio Uccello, per Rossoquadro, è un romanzo giovane e frizzante, che racconta, con un linguaggio moderno, il mondo delle corse clandestine in una Roma notturna di fine anni novanta, tra passione per i motori, malavita e amicizie scomode, ritroviamo il protagonista Miki. E’ un ragazzo incorruttibile, ambizioso e alla ricerca di affermazione nel mondo che ha scelto. La sua non è stata una vita facile, ha già dovuto affrontare tante prove e tante altre in questo romanzo ne dovrà superare, i personaggi che gli gravitano intorno sono lo specchio di una società corrotta e disposta a tutto per i propri interessi. Non sarà facile per il protagonista riconoscere gli amici veri e i nemici sotto mentite spoglie. Accanto a lui però ci sarà l’amico fidato Franco e due donne molto diverse fra loro. Amicizia e amore si mescolano in un connubio incredibile, tra dubbi, dimostrazioni vere e verità svelate.

Un romanzo fresco, leggibile, giovane, capace di trasmettere emozioni a fior di pelle, palpabili, immediate, in grado di raccontare un affresco di un determinato mondo che tutt’oggi esiste. Ma è l’ottimismo dell’autore che salva i protagonisti e li proietta in una speranza di vita migliore.

Ecco la mia breve intervista all’autore:

  • Benvenuto Flavio a “FATTI E STRAFATTI”, la mia nuova rubrica, dove, anche in modo dissacrante, voglio raccontare vite e persone che costruiscono bei progetti e che sono “fatti e strafatti” di vita e idee positive. Tre aggettivi per descriverti come autore.

 

Curioso, determinato, appassionato

 

 

  • Come nasce “Il rombo della fenice”?

 

Nasce da un desiderio che nutro da anni. Tutto è partito dall’esigenza di esprimere delle emozioni e il resto è venuto da sé, alimentato dalla passione per la scrittura. In questo caso specifico ho voluto mettere a frutto il mio interesse per la cultura dei motori.

 

  • La fenice risorge dalle proprie ceneri, in quale modo ci riescono i personaggi di questo romanzo?

 

I personaggi principali, i protagonisti, sono giovani che cercano la propria strada. Risorgere dalle ceneri può essere una metafora per spiegare le fasi della vita in cui si compiono scelte che portano a dei cambiamenti, a delle evoluzioni.

 

  • Quanto Miki, il protagonista maschile, ti somiglia?

 

No e sì: No, non mi somiglia perché la personalità di Miki è differente dalla mia, reagisce e affronta la vita in modo diverso e fa cose che io non farei mai, nel bene e nel male; sì, in parte mi somiglia, perché, inconsapevolmente, potrei aver trasferito dei pezzetti di me in lui, per renderlo credibile, vivo. A mio modesto avviso, bisogna dare un’anima e delle emozioni ai personaggi, altrimenti resterebbero delle pedine vuote, delle marionette.

 

  • E quanto è “fatto e strafatto” di ambizione e voglia di emergere nel mondo delle corse automobilistiche?

 

Tanto. La motivazione e la determinazione, l’amore per quello che fa, spingono Miki a superare i suoi limiti, pagando, in alcune occasioni, un prezzo molto caro.

 

  • Qual è il messaggio che vuoi trasmettere attraverso il romanzo?

 

Di non arrendersi mai e di inseguire i propri sogni. Lo so, può sembrare banale come messaggio, ma oggi più che mai i giovani devono trovare delle forti motivazioni per realizzare i propri obiettivi. Cercare la propria strada e “aggredire” la vita per realizzare un sogno, questo è quello che vorrei trasmettere. Proprio perché in prima persona ho saggiato quanto la società odierna cerchi di opprimere e schiacciare le ambizioni e i desideri dei giovani ma anche dei meno giovani.

 

  • Tu Flavio, quanto sei “fatto e strafatto” di voglia di raccontare?

 

Tanto! Tanto da non voler più smettere. Ho trovato la mia passione e non voglio certo abbandonarla.

DANIELA MEROLA

“Con me lui sarà diverso!”…quando l’ostinazione sancisce la nostra condanna | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini

Amiche ed Amici carissimi, ho sempre sostenuto la corresponsabilità in un amore malato e, molte Donne mi hanno chiesto “ma cosa intendi? Faccio di tutto per lui, per soddisfare ogni suo desiderio, mi privo io per offrire a lui…”, aggiungendo una  sequela di  frustranti esempi   espressi a scopo disconoscitivo delle proprie responsabilità.

Inevitabilmente seguono  manifestazioni di  scoramento, tutte convergenti nella classica richiesta “cosa posso fare di più, affinché lui capisca, cresca, insomma… cambi?”.

Qui, mi autoassolvo dall’errore di rispondere ad una domanda con una domanda, ma solo per indurre ad una logica riflessione: “perché stai insieme a lui?”. Di primo acchito, la risposta è “perché lo amo”.

Soventemente si scambia per amore quell’attaccamento che nasce dall’invaghimento, sino a divenire una vera e propria dipendenza.

Dedizione assoluta, sottomissione, in alternanza a rabbia e recriminazione formano il conseguente, dicotomico, sentimento cui conferiamo impropriamente l’accezione di amore.

L’amore è gioia reciproca, non prostrazione e sopportazione. Men che meno violenza, fisica o psicologica che sia. L’errore più grave è giustificare ogni malevolenza infertaci… “lui è così, ma in fondo mi vuole bene”. Questa espressione, tanto diffusa, è l’alibi per decidere di non decidere, anziché stabilire di assumere il controllo – e dunque la responsabilità – della nostra vita,  ponendoci due semplici domande: “quanto, in fondo (mi vuole bene)?” e “è questa la relazione che desidero per essere felice”?

Un altro errore è quello di scambiare per determinazione – atta a salvare il rapporto -, con l’ostinazione di voler trasformare il diavolo in angelo. Ricordiamoci che  “Qualcuno” prima di noi, agì l’esatto contrario…

“Con me, lui sarà diverso” altro non è che una velleità, sostenuta da un criterio utopistico, che si traspone nella realtà di un rapporto tossico, nutrendosi golosamente  di giustificazioni autosomministrate.

“Lui è il classico uomo tutto ‘sesso-droga e rock’n’roll’? Non è uno  sbandato è solo che non ha ancora  trovato la donna giusta, quella che gli fa mettere ‘la testa a posto’. Con me lui sarà diverso!”

“Lui vive più storie contemporaneamente, compresa quella con te? Non è un donnaiolo… è che fino ad oggi ha incontrato solo donne leggere e prive di valore, che non lo sapevano capire. Con me lui sarà diverso!”

“Lui spende soldi irresponsabilmente ed è pieno di debiti? Poverino deve pur svagarsi. È che tutto costa tanto e lo pagano poco. Lo aiuterò a saldare i creditori  e ad essere più responsabile. Con me lui sarà diverso!”

“Lui detiene il primato di tutti i più dannosi vizi? È solo per compensare il vuoto che ha dentro. Con me lui sarà diverso!”

“Con me lui sarà diverso” è il mantra che recitiamo a noi stesse per giustificare… l’ingiustificabile.

Un sentimento dolce e forte al tempo stesso, che all’inizio di una storia è molto motivante e, ammettiamolo, autogratificante. Peccato che a lungo andare ne manifesti il reale potere logorante.

“Con me lui sarà diverso”, è un pensiero insito anche in molte donne che, pur non  vivendo una storia violenta, sono – più o meno – moderatamente insoddisfatte del loro compagno ed implica il recondito e malcelato obiettivo di  “cambiarlo”.

Volere cambiare una persona… Siamo sicure di essere nel giusto? Seppure animate dal migliore dei sentimenti, dobbiamo prendere atto che non amiamo e non rispettiamo colui che, ritenendo di amare, diviene la proiezione dei nostri desideri. Desideri che, se non esauditi, ci inducono alla frustrante considerazione “è un bastardo che non mi ama”. In effetti, che tale uomo possa forse detenere tutte le caratteristiche –del bastardo- non ha l’obbligo di amarci. L’abbiamo conosciuto e per qualche motivo ne siamo rimaste affascinate… ma, ora, ora che abbiamo ben compreso  non essere il tipo di persona che desideriamo al nostro fianco, perché – ci ostiniamo nel volerlo “redimere” a tutti i costi anziché lasciarlo al suo destino? Perché inseguire un uomo ed un rapporto che mostrano chiaramente i segnali di rivelarsi, nella più rosea delle ipotesi, inappaganti, o – in casi pericolosi –  ad alto potenziale di lacerazione sino all’autodistruzione?

Credo che amare significhi accettare l’altro per quello che è. Purtroppo la tendenza è, viceversa, scambiare per amore i prodromi, ossia l’attrazione e l’innamoramento. Un atteggiamento mentale che, più o meno consciamente, ma con superficialità ed incoerenza, esprime “ti amo, ma… per amore mio, devi cambiare”!! Perdonatemi se non mi esimo dall’esprimere un’opinione con annessa una domanda provocatoria: “pretenziosa la Signora, ma con quale diritto si arroga tale richiesta?”.

Ben diverso, legittimo e costruttivo è instaurare, in fase conoscitiva, un dialogo amorevole, scevro da accuse personali – o, nel caso, rivolte esclusivamente ai comportamenti–  concentrato sulla compenetrazione delle diversità individuali, orientato alla sintonia di coppia, quella coppia che desideriamo essere in divenire.

Un abbraccio!

Daniela Cavallini

 

Concerti: International Nora Jazz Festival

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XIII e d i z i o n e, Pula, Teatro antico di Nora, 30 luglio – 4 agosto – 6 agosto – 11 agosto 2022 (ore 21.30)
con
SONA JOBARTEH (GAMBIA), 30 LUGLIO
SIMONA MOLINARI (ITALIA) 4 AGOSTO
CHINA MOSES (USA), 6 AGOSTO
CRISTINA BRANCO (PORTOGALLO), 11 AGOSTO

International Nora Jazz Festival edizione numero tredici, si riparte. Dal fascino e dalla bravura di quattro
straordinarie artiste: Sona Jobarteh, Simona Molinari, China Moses e Cristina Branco in arrivo da quattro
diversi angoli del mondo. E dopo anni di distanziamenti e pandemia, finalmente si ritorna a godere delle
suggestioni e della bellezza del teatro romano antico di Nora, nuovamente al centro della scena festivaliera
isolana. Dalla fine di luglio e nella prima decade di agosto, Nora e il suo meraviglioso Parco archeologico
ritornano infatti epicentro di quattro appuntamenti di livello mondiale, complice un cartellone organizzato
dall’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo, in collaborazione con il Comune di Pula, il
contributo della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della Pubblica Istruzione – Assessorato del
Turismo, della Fondazione di Sardegna e il supporto della Fondazione Pula Cultura.
Una manifestazione attesa e partecipata, costantemente apprezzata non solo da una platea locale ma anche da un turismo colto
e motivato che, estate dopo estate, dimostra la sua affezione lasciandosi guidare dalle scelte di un festival che da tredici anni
porta nel sud Sardegna alcune tra le voci più potenti e significative della scena internazionale. Su il sipario sabato 30 luglio, con la
raffinatezza senza tempo di Sona Jobarteh, tra le musiciste africane più originali degli ultimi anni e sensibilissima interprete
della kora, l’arpa africana a ventuno corde molto diffusa nei paesi dell’Africa centro–occidentale. Giovedì 4 agosto, dopo quasi
nove anni di assenza dai riflettori, l’atteso ritorno di Simona Molinari, pluripremiata e acclamata artista nei teatri e nei jazz
club più importanti del mondo. Sabato 6 agosto, spazio alla voce penetrante di China Moses, brillante artista soul&jazz in grado
di swingare coi più grandi musicisti della scena e, grande chiusura, infine, giovedì 11 agosto, con Cristina Branco, una delle più
influenti artiste portoghesi degli ultimi decenni.
norajazz.it
norajazz.it
OSPITALITÁ
Durante i giorni del festival, nel sito del teatro antico di Nora, non solo un parterre di artiste di fama ma anche una suggestiva
narrazione del territorio da vivere tra visite nel Parco archeologico, escursioni nella laguna e assaggi di prodotti locali (in
collaborazione con l’associazione non profit Touring Club). In concomitanza dei concerti serali, sarà infatti possibile godere di
una vetrina che si affaccia in un contesto storico e naturale di straordinaria suggestione, con gli itinerari che aprono all’incanto
dei nuovi mosaici fronte mare, e gli assaggi gustosi del Nora Jazz Wine e Gourmet Cuisine proposti nella terrazza. Per i palati più
raffinati, inoltre, da non perdere una sosta nell’attiguo ristorante Fradis Minoris recentemente premiato con due stelle Michelin
e una visita a uno dei tanti resort della zona, dal Sant’Efis Hotel circondato da uno spettacolare giardino mediterraneo, all’Hotel
Baia di Nora, all’Hotel Is Molas con le nuove ville disegnate dall’archistar Massimiliano Fuksas.
IL LABORATORIO
Novità per il Nora Jazz Festival che, quest’anno, per la prima volta realizza una prestigiosa collaborazione col Conservatorio
di Cagliari e la pianista internazionale Gloria Campaner. È infatti dedicato ai giovani studenti del Conservatorio il laboratorio in
programma il 26 luglio intitolato “C#/ SeeSharp – La palestra delle emozioni” tenuto dalla pianista concertista veneta, assieme
alla musicista e docente del Conservatorio di Cagliari Francesca Corrias e alla communication manager e insegnante di yoga
Camilla Pusateri. Un laboratorio teorico-pratico nato da un’intuizione di Gloria Campaner che da anni lavora su quella dimensione
particolare che si trova a metà fra la gioia dell’arte e la pressione emotiva della disciplina e della performance.
norajazz.it
IL CALENDARIO DEI CONCERTI
Sabato 30 luglio
Sona Jobarteh
Tra le musiciste africane più originali degli ultimi anni, Sona Jobarteh è una sensibilissima
interprete della kora, l’arpa africana a ventuno corde molto diffusa nei paesi dell’Africa
centro–occidentale. Nata nel 1983 a Londra, in una delle cinque principali famiglie “Griot”,
Sona è diventata la prima donna a utilizzare questo strumento professionalmente,
rompendo una tradizione maschile che risale a oltre sette secoli fa. Ha studiato
violoncello, arpa e pianoforte al Royal College of Music e ha collaborato come cantante,
chitarrista e interprete della kora con importanti artisti internazionali ritagliandosi
uno spazio personale caratterizzato da una vera e propria sperimentazione artistica.
Famosa per la sua abilità di strumentista, la voce distinta e la grazia sul palco, Sona ha
rapidamente raggiunto il successo internazionale dopo l’uscita del suo acclamato album
“Fasiya” (Heritage) nel 2011. L’ultimo disco, “Gambia”, dedicato alla sua amatissima
terra di origine, prosegue l’evoluzione del suo stile: una miscela irresistibile di musica
tradizionale, blues e afropop.
Sona Jobarteh: kora, voce
Eric Appapoulay: chitarra acustica
Andi Mclean: basso
Westley Joseph: batteria
Mammadou Sarr: percussioni
Giovedì 4 agosto
Simona Molinari
Dopo quasi nove anni di assenza dalle scene, Simona Molinari torna a esibirsi dal vivo
con un nuovo lavoro discografico intitolato “Petali” (BMG). Un album che segna un
passaggio artistico molto importante nella sua carriera: il caratteristico stile jazz/
swing del passato si è trasformato in un pop elegante e più intimo. “Mi piacerebbe che
in ogni canzone possiate trovare un abbraccio – ha detto l’artista in occasione dell’uscita
del nuovo album -, una mano pronta a prendere la vostra, per fare insieme un tratto di
strada”. Pluripremiata e acclamata nei teatri e nei jazz club più importanti del mondo,
Simona Molinari ha duettato con artisti di fama mondiale tra i quali Al Jarreau, Gilberto
Gil, Andrea Bocelli, Ornella Vanoni. “Quello con Ornella Vanoni è stato un incontro speciale:
è una donna iconica, pronta a cambiare e sempre al servizio della musica. Credo mi abbia
influenzata, la sua passione è contagiosa. I veri grandi sono sempre umili”.
Simona Molinari: voce
Claudio Filippini: pianoforte
Fabio Colella: batteria
Nicola di Camillo: basso
Egidio Marchitelli: chitarra
norajazz.it
Sabato 6 agosto
China Moses
China Moses è un’artista soul&jazz molto dinamica, con una voce penetrante, un ritmo
possente e una personalità ad alta tensione emotiva. La sua carriera intreccia sia le
performance come cantante, sia quelle di presentatrice per importanti show e media
televisivi (MTV France TSF Jazz Radio). I suoi album portano la firma di artisti del calibro
di Guru, DJ Mehdi, Karriem Riggins, Meshell Ndegeocello, Anthony Marshall e Bob Power.
È un’artista rara, capace di swingare coi più grandi musicisti e incantare la platea col
suo patrimonio R&B. Dopo aver attraversato il “Great American Songbook”, adesso si
permette di giocare con i testi delle sue canzoni e infondere profondità a ogni nota.
Attorniata da un gruppo di musicisti proveniente da generi differenti, China Moses
è pronta a reinventare gli archetipi della voce jazz femminile verso una nuova era,
portando gli ascoltatori in un universo tutto suo.
China Moses: voce
Vincent Charrue: piano/tastiere
Josiah Woodson: chitarra/tromba
Davy Honnet: batteria
Gabe Durand: basso
Giovedì 11 agosto
Cristina Branco
Con 17 album pubblicati e centinaia di concerti in tutto il mondo, Cristina Branco è una
delle più importanti artiste portoghesi degli ultimi decenni. Cresciuta nelle case del
fado di Lisbona, con la sua voce mescola l’emozione della saudade portoghese alla
musica contemporanea, miscelando sapientemente tradizione e innovazione. Come
molte giovani dopo la rivoluzione del 1974, Cristina non pensava di essere predestinata
a questa musica: era interessata al folk, al jazz, al blues, alla bossa nova ma non al fado,
che considerava un genere di un’altra generazione. L’incontro con la musica di Amália
Rodrigues ha però lasciato il segno, facendole scoprire tutte le emozioni che il fado
suscita e le forti connessioni che genera tra voce, poesia e musica. Quasi per gioco
inizia a cantare mentre studia per diventare giornalista e piano piano inizia a prendere
seriamente la sua vocazione. Oggi, dopo circa 25 anni di carriera, Cristina Branco si
mostra esattamente così com’è: una donna vera, passionale, libera e genuina. Il fado
sempre presente, come una parte di sé.
Cristina Branco: voce
Bernardo Couto: chitarra portoghese
Bernardo Moreira: contrabbasso
Luís Figueiredo: piano
Egidio Marchitelli: chitarra
norajazz.it
inFo PrograMMa e BiglieTTi:
WWW.noraJaZZ.iT
Pro loco Pula
prolocopula.com
casa Frau – uff. inf. Turistiche Piazza del Popolo, Pula
Tel. + 39 349 167 9288
circuiTo BoX oFFice sardegna
boxoffi cesardegna.it
Viale regina Margherita 43 – cagliari
Tel. +39.070.657428
inFoPoinT VisiT Pula
visitpula.info
corso Vittorio emanuele 28/a – Pula
Tel. +39.070.92440332
PreZZi:
Prezzo biglietto: 25 euro (posto unico in platea, compreso diritto di prevendita)
sconto soci Touring club: 23 euro (compreso diritti di prevendita)
sconto residenti: 20 euro (compreso diritto di prevendita)
abbonamento 4 concerti: 80 euro (compreso diritto di prevendita)
serViZio Bus naVeTTa e serViZio disaBili
da cagliari Piazza giovanni XXiii (Fronte palazzo Telecom)
a Pula Teatro romano di nora
Partenza ore 19:30 da piazza giovanni XXiii
Prenotazioni Tel +39.070.657428
(servizio disabili esclusivamente su prenotazione Tel +39.070.657428)
Turismo, Promozione Territorio,
Sport e Spettacolo
FONDAZIONE PULA
CULTURA DIFFUSAedizione numero tredici, si riparte. Dal fascino e dalla bravura di quattro
straordinarie artiste: Sona Jobarteh, Simona Molinari, China Moses e Cristina Branco in arrivo da quattro
diversi angoli del mondo. E dopo anni di distanziamenti e pandemia, finalmente si ritorna a godere delle
suggestioni e della bellezza del teatro romano antico di Nora, nuovamente al centro della scena festivaliera
isolana. Dalla fine di luglio e nella prima decade di agosto, Nora e il suo meraviglioso Parco archeologico
ritornano infatti epicentro di quattro appuntamenti di livello mondiale, complice un cartellone organizzato
dall’Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo, in collaborazione con il Comune di Pula, il
contributo della Regione Autonoma della Sardegna – Assessorato della Pubblica Istruzione – Assessorato del
Turismo, della Fondazione di Sardegna e il supporto della Fondazione Pula Cultura.
Una manifestazione attesa e partecipata, costantemente apprezzata non solo da una platea locale ma anche da un turismo colto
e motivato che, estate dopo estate, dimostra la sua affezione lasciandosi guidare dalle scelte di un festival che da tredici anni
porta nel sud Sardegna alcune tra le voci più potenti e significative della scena internazionale. Su il sipario sabato 30 luglio, con la
raffinatezza senza tempo di Sona Jobarteh, tra le musiciste africane più originali degli ultimi anni e sensibilissima interprete
della kora, l’arpa africana a ventuno corde molto diffusa nei paesi dell’Africa centro–occidentale. Giovedì 4 agosto, dopo quasi
nove anni di assenza dai riflettori, l’atteso ritorno di Simona Molinari, pluripremiata e acclamata artista nei teatri e nei jazz
club più importanti del mondo. Sabato 6 agosto, spazio alla voce penetrante di China Moses, brillante artista soul&jazz in grado
di swingare coi più grandi musicisti della scena e, grande chiusura, infine, giovedì 11 agosto, con Cristina Branco, una delle più
influenti artiste portoghesi degli ultimi decenni.
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OSPITALITÁ
Durante i giorni del festival, nel sito del teatro antico di Nora, non solo un parterre di artiste di fama ma anche una suggestiva
narrazione del territorio da vivere tra visite nel Parco archeologico, escursioni nella laguna e assaggi di prodotti locali (in
collaborazione con l’associazione non profit Touring Club). In concomitanza dei concerti serali, sarà infatti possibile godere di
una vetrina che si affaccia in un contesto storico e naturale di straordinaria suggestione, con gli itinerari che aprono all’incanto
dei nuovi mosaici fronte mare, e gli assaggi gustosi del Nora Jazz Wine e Gourmet Cuisine proposti nella terrazza. Per i palati più
raffinati, inoltre, da non perdere una sosta nell’attiguo ristorante Fradis Minoris recentemente premiato con due stelle Michelin
e una visita a uno dei tanti resort della zona, dal Sant’Efis Hotel circondato da uno spettacolare giardino mediterraneo, all’Hotel
Baia di Nora, all’Hotel Is Molas con le nuove ville disegnate dall’archistar Massimiliano Fuksas.
IL LABORATORIO
Novità per il Nora Jazz Festival che, quest’anno, per la prima volta realizza una prestigiosa collaborazione col Conservatorio
di Cagliari e la pianista internazionale Gloria Campaner. È infatti dedicato ai giovani studenti del Conservatorio il laboratorio in
programma il 26 luglio intitolato “C#/ SeeSharp – La palestra delle emozioni” tenuto dalla pianista concertista veneta, assieme
alla musicista e docente del Conservatorio di Cagliari Francesca Corrias e alla communication manager e insegnante di yoga
Camilla Pusateri. Un laboratorio teorico-pratico nato da un’intuizione di Gloria Campaner che da anni lavora su quella dimensione
particolare che si trova a metà fra la gioia dell’arte e la pressione emotiva della disciplina e della performance.
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IL CALENDARIO DEI CONCERTI
Sabato 30 luglio
Sona Jobarteh
Tra le musiciste africane più originali degli ultimi anni, Sona Jobarteh è una sensibilissima
interprete della kora, l’arpa africana a ventuno corde molto diffusa nei paesi dell’Africa
centro–occidentale. Nata nel 1983 a Londra, in una delle cinque principali famiglie “Griot”,
Sona è diventata la prima donna a utilizzare questo strumento professionalmente,
rompendo una tradizione maschile che risale a oltre sette secoli fa. Ha studiato
violoncello, arpa e pianoforte al Royal College of Music e ha collaborato come cantante,
chitarrista e interprete della kora con importanti artisti internazionali ritagliandosi
uno spazio personale caratterizzato da una vera e propria sperimentazione artistica.
Famosa per la sua abilità di strumentista, la voce distinta e la grazia sul palco, Sona ha
rapidamente raggiunto il successo internazionale dopo l’uscita del suo acclamato album
“Fasiya” (Heritage) nel 2011. L’ultimo disco, “Gambia”, dedicato alla sua amatissima
terra di origine, prosegue l’evoluzione del suo stile: una miscela irresistibile di musica
tradizionale, blues e afropop.
Sona Jobarteh: kora, voce
Eric Appapoulay: chitarra acustica
Andi Mclean: basso
Westley Joseph: batteria
Mammadou Sarr: percussioni
Giovedì 4 agosto
Simona Molinari
Dopo quasi nove anni di assenza dalle scene, Simona Molinari torna a esibirsi dal vivo
con un nuovo lavoro discografico intitolato “Petali” (BMG). Un album che segna un
passaggio artistico molto importante nella sua carriera: il caratteristico stile jazz/
swing del passato si è trasformato in un pop elegante e più intimo. “Mi piacerebbe che
in ogni canzone possiate trovare un abbraccio – ha detto l’artista in occasione dell’uscita
del nuovo album -, una mano pronta a prendere la vostra, per fare insieme un tratto di
strada”. Pluripremiata e acclamata nei teatri e nei jazz club più importanti del mondo,
Simona Molinari ha duettato con artisti di fama mondiale tra i quali Al Jarreau, Gilberto
Gil, Andrea Bocelli, Ornella Vanoni. “Quello con Ornella Vanoni è stato un incontro speciale:
è una donna iconica, pronta a cambiare e sempre al servizio della musica. Credo mi abbia
influenzata, la sua passione è contagiosa. I veri grandi sono sempre umili”.
Simona Molinari: voce
Claudio Filippini: pianoforte
Fabio Colella: batteria
Nicola di Camillo: basso
Egidio Marchitelli: chitarra
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Sabato 6 agosto
China Moses
China Moses è un’artista soul&jazz molto dinamica, con una voce penetrante, un ritmo
possente e una personalità ad alta tensione emotiva. La sua carriera intreccia sia le
performance come cantante, sia quelle di presentatrice per importanti show e media
televisivi (MTV France TSF Jazz Radio). I suoi album portano la firma di artisti del calibro
di Guru, DJ Mehdi, Karriem Riggins, Meshell Ndegeocello, Anthony Marshall e Bob Power.
È un’artista rara, capace di swingare coi più grandi musicisti e incantare la platea col
suo patrimonio R&B. Dopo aver attraversato il “Great American Songbook”, adesso si
permette di giocare con i testi delle sue canzoni e infondere profondità a ogni nota.
Attorniata da un gruppo di musicisti proveniente da generi differenti, China Moses
è pronta a reinventare gli archetipi della voce jazz femminile verso una nuova era,
portando gli ascoltatori in un universo tutto suo.
China Moses: voce
Vincent Charrue: piano/tastiere
Josiah Woodson: chitarra/tromba
Davy Honnet: batteria
Gabe Durand: basso
Giovedì 11 agosto
Cristina Branco
Con 17 album pubblicati e centinaia di concerti in tutto il mondo, Cristina Branco è una
delle più importanti artiste portoghesi degli ultimi decenni. Cresciuta nelle case del
fado di Lisbona, con la sua voce mescola l’emozione della saudade portoghese alla
musica contemporanea, miscelando sapientemente tradizione e innovazione. Come
molte giovani dopo la rivoluzione del 1974, Cristina non pensava di essere predestinata
a questa musica: era interessata al folk, al jazz, al blues, alla bossa nova ma non al fado,
che considerava un genere di un’altra generazione. L’incontro con la musica di Amália
Rodrigues ha però lasciato il segno, facendole scoprire tutte le emozioni che il fado
suscita e le forti connessioni che genera tra voce, poesia e musica. Quasi per gioco
inizia a cantare mentre studia per diventare giornalista e piano piano inizia a prendere
seriamente la sua vocazione. Oggi, dopo circa 25 anni di carriera, Cristina Branco si
mostra esattamente così com’è: una donna vera, passionale, libera e genuina. Il fado
sempre presente, come una parte di sé.
Cristina Branco: voce
Bernardo Couto: chitarra portoghese
Bernardo Moreira: contrabbasso
Luís Figueiredo: piano
Egidio Marchitelli: chitarra
norajazz.it
inFo PrograMMa e BiglieTTi:
WWW.noraJaZZ.iT
Pro loco Pula
prolocopula.com
casa Frau – uff. inf. Turistiche Piazza del Popolo, Pula
Tel. + 39 349 167 9288
circuiTo BoX oFFice sardegna
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Tel. +39.070.657428
inFoPoinT VisiT Pula
visitpula.info
corso Vittorio emanuele 28/a – Pula
Tel. +39.070.92440332
PreZZi:
Prezzo biglietto: 25 euro (posto unico in platea, compreso diritto di prevendita)
sconto soci Touring club: 23 euro (compreso diritti di prevendita)
sconto residenti: 20 euro (compreso diritto di prevendita)
abbonamento 4 concerti: 80 euro (compreso diritto di prevendita)
serViZio Bus naVeTTa e serViZio disaBili
da cagliari Piazza giovanni XXiii (Fronte palazzo Telecom)
a Pula Teatro romano di nora
Partenza ore 19:30 da piazza giovanni XXiii
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Recensione del romanzo Il dono del Guelfo di Hildegard D’Angiò | di Alessandro Zecchinato

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Nel panorama letterario odierno è difficile che capiti di leggere qualcosa di  veramente “nuovo”; le trame e il modo di esporle, in narrativa, sono ormai spesso se non quasi sempre dei deja-vù triti e ritriti, e anche le forme espressive si ripetono, mentre i pochi tentativi di stili inconsueti e originali quasi sempre non sono “nuovi” come sembrano e qualche volta appaiono, a mio giudizio, spudoratamente brutti.

In questo mare magnum di ripetitività spiccano a volte personaggi esordienti o quasi tali che riescono a emergere dalla palude e dare una ventata d’aria nuova. Qualche volta invece non si tratta di esordienti ma di autori già affermati, almeno nella loro nicchia d’utenza, che in un guizzo di genialità più unica che rara illuminano, si spera non come meteore ma per rimanere, il paesaggio stantio della mediocrità portandola a un livello di più profonda altezza artistica. Uno di questi signori è lo scrittore del libro di cui propongo la recensione: libro che mi ha profondamente colpito per la sua diafana bellezza, non saprei descrivere altrimenti la levatura del non-detto che sovrasta abbondantemente le pagine, peraltro armoniose, scritte con una tale scorrevolezza che oserei definire “leggiadra”.

Sto parlando del romanzo Il dono del guelfo, di Hildegard D’Angiò, evidente pseudonimo di un autore ormai abbastanza conosciuto nei circuiti della narrativa d’elite, ma che per questo libro ha voluto restare in incognito: certamente una scelta comprensibile, visto che trama e stile si discostano talmente tanto dai suoi soliti temi da costituire un grosso rischio commerciale e di conseguenza d’immagine. Eppure sono certo che prima o poi, è solo questione di tempo, avrà il successo che merita. Vi spiego perché secondo me è un capolavoro, evitando di “spoilerarne” la trama, così intricata seppur scorrevole e con un colpo di scena finale da mozzare il fiato.

Cominciamo dall’incipit, di cui riporterò solo poche parole per non violare il copyright.

       Nell’Anno del Signore 1491, all’ora VI del 18 Brumaio, il Conte Umberto Da Siena, mentre navigava sulla rotta per Amalfi, ricevette una telefonata che gli ordinò di far vela immediatamente verso lo stretto di Gibilterra, e ivi giunto attendere ulteriori ordini.

Non mi è in alcun modo possibile raccontarvi una trama così complessa e al tempo stesso lineare, scritta in un modo che non permette di staccare gli occhi dalle pagine fino alla fine del libro: se dovete alzarvi presto la mattina, non iniziate a leggerlo di sera! Il narratore vi conduce per mano attraverso un labirinto di intrecci metanarrativi con misurata sicurezza, incuriosendovi e stimolandovi alla scoperta senza perdervi di vista un solo istante: se ad un tratto vi voltaste smarriti trovereste il suo discreto sguardo rassicurante che vi indicherebbe la strada giusta da intraprendere per non perdere il filo.

Non dico altro per non rovinare la sorpresa a chi si volesse accingere a iniziarne la lettura, che si rivelerà senza tema di smentite un’avventura, vissuta in sicurezza fra le pagine in poltrona, ma esaltante come una regata oceanica: e alla fine scoprirete di aver toccato le più alte vette della prosa poetica contemporanea, sviscerando complesse emozioni e profondi temi esistenziali e filosofici senza quasi nemmeno accorgervene.

Oserei metaforicamente dire che è come prendere una medicina disciolta in un bicchiere di cioccolata una mattina d’inverno: dopo si sta meglio senza lo sforzo di sopportare un gusto amaro, che c’è, ma non si percepisce a livello cosciente.
Una tale maestria al giorno d’oggi, merita, a mio avviso, una grossa chance.

 

Bravo Hildergard! e spero che nelle prossime edizioni, che sono certo ci saranno e avranno un meritato successo di vendite, ti firmerai col tuo nome vero: occorre coraggio per innovare, ma occorre anche esporsi per invogliare a provare l’innovazione.

 

Alessandro Zecchinato

Contatti:
e-mail alessandrozecchinatoq@gmail.com
canale Telegram https://t.me/+ynqv9JmkYRA4NmZk
facebook https://www.facebook.com/alessandro.zecchinato.1/

Il dolore ci trasforma | di Mari Onorato

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Mari Onorato

Il dolore non ci lascia mai dove ci ha trovati.

Questo è vero sia per il dolore fisico sia  per il dolore emotivo.

Questo grave stato ci provoca, ci sgomenta, ci obbliga a confrontarci con le sfide ultime della vita: l’angoscia della malattia, tanto più pervadente quanto più la patologia è grave o difficile da diagnosticare l’ansia per il futuro… la lacerazione, se non la frammentazione, di vite strutturate e la rottura di ogni equilibrio, fisico e psichico; la paura che il futuro si sia improvvisamente ristretto e una prospettiva di decenni sia ridotta a una manciata d’anni, di mesi o di giorni.

Il dolore che irrompe inatteso e d’improvviso ci fa toccare con mano l’imprevedibilità e la fragilità sostanziale della nostra vita, che ingenuamente proiettiamo sullo schermo del futuro come se tutto fosse sotto controllo e dipendesse solo dalla nostra volontà.

Il dolore ci inquieta, nel senso profondo, etimologico, di farci perdere la quiete interiore.

Ci domina, nel corpo e nella mente. Divora le nostre energie vitali, soprattutto quando da segnale amico diventa, se inascoltato, malattia in sé.

Ci prostra, soprattutto se di fronte al dolore ci accorgiamo di essere soli, quando la rete di conoscenze, di amicizie, di affetti, che forse tali non erano, si smaglia, si allenta, si perde…

Ma soprattutto si perde la voglia di programmare il futuro, un futuro… che potrebbe essere anche molto breve.

Mari Onorato

Concerti: Due prime mondiali per inaugurare il 24 giugno il Sicilia Jazz Festival 2022

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foto jazz-orchestra-concertgebouw 2

La Concertgebouw Jazz Orchestra presenta “Sing Sinatra”. Paolo Fresu e l’Orchestra Jazz Siciliana interpretano gli arrangiamenti orchestrati da Michael Abene per Palermo. Il Festival organizzato dalla Regione Siciliana – Assessorato al Turismo Sport e Spettacolo sarà in scena dal 24 giugno sino al 5 luglio con 110 concerti al Teatro di Verdura, Real Teatro Santa Cecilia, Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo e Steri.

Fresu adatt

Il Sicilia Jazz Festival aprirà i battenti il 24 giugno con una doppia “prima mondiale”. In scena due grandi nomi del jazz internazionale: la Concertgebouw Jazz Orchestra con la grande artista olandese Trijntje Oosterhuis sul palco dello Steri nel JazzVillage alle ore 19.30 per presentare “Sing Sinatra”, mentre due ore dopo il pubblico potrà ascoltare le orchestrazioni e gli arrangiamenti di canzoni d’autori italiani, a cominciare da “Almeno tu nell’universo”, la cover di Mia Martini, appositamente commissionati al Grammy Award, Michael Abene, già Associate Professor of Jazz Composition at Manhattan School of Music, per il concerto di apertura del ciclo del Teatro di Verdura che alle ore 21.30, Paolo Fresu interpreterà in prima assoluta, accompagnato dall’Orchestra Jazz Siciliana, diretta dal resident conductor, Domenico Riina.

Trijntje oosterhuis

Il Festival, organizzato dalla Regione Siciliana – Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo, il cui coordinamento artistico è affidato alla Fondazione The Brass Group, istituita con legge del 1° febbraio 2006, n. 5,  si avvale della preziosa collaborazione del Comune di Palermo, dell’Università di Palermo, delle produzioni originali del Brass Group e degli apporti dei Dipartimenti jazz dei Conservatori “Alessandro Scarlatti” di Palermo, “Arcangelo Corelli” di Messina, “Antonio Scontrino” di Trapani, “Arturo Toscanini” di Ribera e dell’Istituto superiore di studi di musica “Vincenzo Bellini” di Catania. L’obiettivo è di coinvolgere in una concreta sinergia strutturale le istituzioni didattiche regionali, i musicisti del territorio e le maestranze locali.

foto concertgebauw jazz orchestra

Il Sicilia Jazz Festival 2022 vede così il suo battesimo con la partecipazione di una delle più rinomate Orchestre jazz a livello internazionale, la Concertgebouwn Jazz Orchestra, che si esibirà nel sito storico Palazzo Chiaramonte Steri il 24 giugno alle ore 19.30, con la rinomata artista olandese Trijntje Oosterhuis. In questa occasione verrà presentato in anteprima mondiale un nuovo repertorio dedicato a Frank Sinatra che è senza dubbio il più grande cantante jazz e crooner del 20° secolo. Le collaborazioni di Sinatra con big band come Tcommy Dorsey, Count Basie e Nelson Riddle sono stati i momenti salienti della sua carriera e hanno segnato il suo suono riconoscibile. La cantante olandese Trijntje Oosterhuis si unisce in una armonia perfetta con la Concertgebouw Jazz Orchestra e porta in scena classici come Fly Me To The Moon e The Lady is a Tramp con nuovi arrangiamenti. Trijntje interpreta il suono tipico di Sinatra a modo suo e da una prospettiva femminile. Particolare attenzione è rivolta ai suoi lavori meno conosciuti come In The Wee Small Hours of the Morning, Mack the Knife e You Make Me Feel So Young. Alle ore 21.30 in un altro sito storico prezioso di Palermo, il Teatro di Verdura, il testimone passa ad un altra stella del mondo jazzistico, Paolo Fresu che per l’occasione si esibirà in un progetto speciale con l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal resident conductor, il Maestro Domenico Riina. La figura di Paolo Fresu, autentico poeta del suono, si staglia con caratteristiche uniche sulla scena jazzistica internazionale sia per la bellezza timbrica che con soffuso lirismo trae dai suoi strumenti (tromba e flicorno) sia per il fascino di una musica molto originale e votata alla prassi dell’inclusione nella quale la tradizione neroamericana trova magnifica fusione con altre culture, specie quelle mediterranee, e coi linguaggi più diversi. La convinta idea di una musica senza confini stilistici trova una suggestiva ed originale traduzione nell’omaggio che il trombettista sardo e l’orchestra siciliana diretta da Domenico Riina rendono alla canzone italiana, non solo del nostro tempo ma anche quella che rimanda la memoria più indietro nel tempo, fino allo swing degli anni Quaranta.

 

Il JAZZ quale linguaggio universale di libertà e pace. Il JAZZ strumento di sviluppo turistico e crescita  interculturale per la valorizzazione del territorio. Con questo proposito viene ripetuta l’esperienza del Sicilia Jazz Festival per il secondo anno, la cui peculiarità è anche quella di essere stato l’unico festival nato durante la pandemia a dimostrazione che la musica e la cultura sono simbolo di rinascita e volano turistico. Ricordiamo infatti che grazie all’impegno del grande pianista Herbie Hancock, il Jazz, è stato riconosciuto, nel 2011 dall’UNESCO, Patrimonio Immateriale dell’Umanità, per condividere i valori di un genere musicale profondamente significativo, quale divulgatore immediato della solidarietà. Una iniziativa culturale, quella del Sicilia Jazz Festival 2022, in ricordo della umanità in questo periodo di tragedia e di guerra in cui donne, bambini, anziani, civili stanno vivendo costantemente. Attraverso la  musica si vuole donare un momento in memoria, un momento di solidarietà e serenità come affermazione della vita.

 

Un cartellone, quello del Sicilia Jazz Festival 2022, variegato con attività concertistiche continue e da vivere, perché la musica è sinonimo di vita, crescita sociale, culturale e aggregazione per possibili sviluppi turistici ed economici. Dal 24 giugno 2022 sino al 5 luglio a Palermo si susseguiranno concerti tra big, musicisti residenti, Maestri e giovani talenti dei Conservatori della nostra Isola. Per la seconda edizione saranno presenti artisti internazionali con produzioni in esclusiva europea e prime assolute per 12 giorni consecutivi, per un totale di ben 10 produzioni orchestrali, 6 Direttori d’Orchestra, 110 concerti dislocati in 4 luoghi diversi tra il Teatro di Verdura, il Real Teatro Santa Cecilia, il Complesso Santa Maria dello Spasimo e il Palazzo Chiaramonte, conosciuto come Steri, sede dell’Università cittadina. Tra i nomi degli artisti internazionali che hanno aderito all’invito a partecipare al Festival, in prima assoluta in Sicilia, gli Snarky Puppy. Nel cartellone anche Dianne Reeves, Raphael Gualazzi, Sarah Jane Morris, Max Gazzé, New York Voices, Fay Claassen, Tom Seals, Ivan Lins & Jane Monhait, Simona Molinari, Christian McBride che si esibiranno al Teatro di Verdura accompagnati dall’Orchestra Jazz Siciliana diretta da Gabriele Comeglio, Domenico Riina, Antonino Pedone, Vito Giordano, Giuseppe Vasapolli, Piero Romano.

Ad animare il JazzVillage anche quest’anno le Marching Brass Street Band che ogni pomeriggio dal 25 giugno al 5 luglio scorreranno lungo le aree pedonali del centro storico di Palermo, uno tra i più estesi d’Europa, per far respirare aria di musica e note in jazz. In programma tantissimi concerti dei residenti nei siti dedicati al JazzVillage. Ed altra protagonista del Festival, sarà una Scenografia-Installazione innovativa a cielo aperto curata dalla Regione Siciliana – Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo, e al suo interno, con la ideazione e progettazione dell’architetto Laura Galvano, le fotografie di  Arturo di Vita ed il coordinamento editoriale di Rosanna Minafò. L’installazione sarà realizzata in tutta l’area del Village, ricca di attrattive storiche e monumentali della nostra terra e “pezzi di storia” unici a livello internazionale. Il Jazz Village sarà dislocato infatti a Piazza Marina,  Piazza Croce dei Vespri e Piazza Teatro Santa Cecilia, i siti:  Complesso Monumentale di Santa Maria dello Spasimo (XVI Secolo), Real Teatro Santa Cecilia (XVII Secolo) Palazzo Chiaromonte – Steri (XIV Secolo), un altro dei luoghi simbolo della città di Palermo che racchiude sette secoli di arte e di storia della Sicilia.

Gli abbonamenti per  i dodici concerti del teatro di Verdura, per i concerti delle sedi del Village ed i biglietti delle singole esibizioni sono disponibili su www.bluetickets.it. Costo dell’abbonamento al Teatro di Verdura a partire da 90€, biglietti singoli al Teatro di Verdura a partire da 10€, abbonamento rassegna completa Village 30€, abbonamento giornaliero Village 10€.

 

“La Maschera di Dioniso” | di Aurora d’Errico

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Aurora d'Errico e Friedrich Nietzsche

Miei cari lettori, oggi vorrei ricordare qual era l’origine della tragedia secondo uno dei filosofi più controversi di tutti i secoli: Friedrich Nietzsche. “Sono un discepolo del filosofo Dioniso, preferirei essere un satiro piuttosto che un santo.” (Prologo a “Ecce Homo”).

Nietzsche cerca di trovare la risposta a questo interrogativo, immergendosi in una strana figura di un dio greco, quella di Dioniso, che diventerà il simbolo di diversi aspetti chiari del suo pensiero e che lo stesso filosofo chiamerà visione “dionisiaca”, cioè quella dimensione della realtà cui i nostri occhi non sono più avvezzi e che la sua filosofia non si stancherà di rivendicare. Nella mitologia greca, Dioniso era il dio della vendemmia, del vino, dell’ebbrezza, ma anche il dio della contraddizione, che accoglie in sé la visione “dionisiaca”, intesa come una sorta di metafora per esprimere la vita nel suo complesso, la vita in tutto il suo movimento, in tutta la sua pluralità, il suo caos e la sua contraddizione. Nella prospettiva dionisiaca o tragica, per il filosofo “conoscere” significa accedere alla verità radicale già enunciata da Sileno (un vecchio brutto e ubriacone, tutore del giovane Dioniso), e quindi discostarsi dalla cosiddetta “teoria della verità come corrispondenza”, secondo la quale, la verità è una proprietà che gli enunciati hanno quando corrispondono alla realtà. Diversamente, secondo Nietzsche, la nostra conoscenza del mondo è vera se è in accordo con l’insegnamento esistenziale e cosmico di Sileno. Così intesa, però, la conoscenza risulta pericolosa, in quanto può avere un effetto paralizzante e persino distruttivo. Come posso continuare a vivere se, qualunque cosa faccia, sono condannato al non senso? Per il filosofo, la questione della conoscenza non si gioca sul terreno dell’oggettività, ma su quello della forza: quanta verità siamo realmente capaci di sopportare senza finire per essere schiacciati? È proprio questa capacità di sopportare la verità senza negare la vita che per Nietzsche è la misura del valore di uno spirito umano, l’indicatore della sua grandezza. Dioniso era accompagnato da una corte di satiri (creature per metà umani e per metà montoni) e menadi (donne selvagge in costante stato di trance), che vagavano tutti insieme per il mondo danzando freneticamente in una festa senza fine sempre accompagnati dalla musica e dal vino. Ed è proprio in omaggio al dio greco che nella maggior parte dei villaggi dell’antica Grecia, si celebravano riti in cui le persone travestite con maschere e pelli di animali, intonavano canti detti “ditirambi” per poi bere e danzare fino a raggiungere l’estasi. Dall’esperienza dell’estasi, discende un genere particolare di conoscenza, perché, secondo il filosofo, è una conoscenza delle cose limitata, un mero insieme di rappresentazioni soggettive collocate nel tempo e nello spazio. La conoscenza dionisiaca è invece una forma di auto-conoscenza perché in forza dell’esperienza estatica, il soggetto scopre sé stesso come soggetto attivo del conoscere. Ma, tuttavia, la peculiare saggezza acquisita attraverso l’estasi ha un prezzo molto alto, perché dopo l’esperienza della comunione collettiva raggiunta nell’estasi, l’uomo dionisiaco vede sé stesso come individuo, come un frammento strappato alla totalità. Comprende, allora che lo stato di individuazione, la nostra irrimediabile condizione di esseri individuali, è l’origine primordiale del nostro dolore e che in realtà siamo nulla. E allora, Nietzsche come risponde alla questione dell’origine della tragedia? Semplice, lo fa illustrando un altro dio, Apollo, il dio della luce e della bellezza, che rappresenta, in contrapposizione alla dismisura e alla dissoluzione dionisiaca, il limite, la forma, in quanto dio delle apparenze, delle arti plastiche, della scultura. In definitiva, il genere tragico nasce da un fondo dionisiaco dal quale finirà per sprigionarsi un mondo apollineo, nasce cioè, dall’unione tra il mondo di Dioniso e quello di Apollo. È questo l’ideale nietzschiano di “sapere allegro” o “gaia scienza”: essere cioè capaci di assumere la condizione umana e con ciò, sentirsi felici.

Aurora d’Errico

Aurora d’Errico

Fiera del libro a Brindisi dal 26 al 28 agosto 2022

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Fiera del libro a Brindisi

Quale occasione migliore per visitare Brindisi e il mare del Salento, meta di tradizioni gastronomiche, di storia, di arte e di cultura.

Nel weekend che va dal 26 al 28 agosto 2022 la città di Brindisi sarà protagonista della 1ª Edizione della “Fiera del libro”.

Brindis

Tre giorni dedicati all’editoria con autori, blogger e case editrici del panorama nazionale. Un evento che da sempre affascina non solo il pubblico del settore editoriale. Gli espositori saranno a disposizione del pubblico per presentare le loro ultime novità!

La Fiera è in piena fase organizzativa, chiunque fosse interessato può scrivere alla mail: lacittadellaletteratura@gmail.com oppure iscriversi al gruppo Facebook “La città della Letteratura”.

La manifestazione è curata dall’organizzatrice di eventi Silvana Carolla (Sylvia Carol su Facebook) che vi illustrerà come si svolgerà la manifestazione fieristica.

Silvana Carolla

Dalle ore 16:00 alle ore 18:00 gli autori di Grandi Case Editrici come la Newton Compton Editori ed ex inviati del noto programma satirico “Striscia la notizia” saranno i protagonisti della manifestazione  insieme ai partecipanti. Tre giorni di scambi di opinioni e novità del mondo editoriale che faranno da sfondo al mare del Salento

Elisa Sironi, scrittrice | INTERVISTA

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Elisa Sironi

«Da sempre la parola scritta è il mio elemento naturale, la zona in cui mi riparo quando ho bisogno di contattare me stessa e adesso ho finalmente l’occasione per regalare emozioni anche agli altri.» Elisa Sironi

Elisa Sironi

Ciao Elisa, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice?

Ciao Andrea, innanzitutto grazie a te per avermi dato la possibilità di presentarmi. Sono una scrittrice esordiente, “Il canto dell’assiolo” è infatti la mia opera prima, quella che mi ha regalato l’ingresso in un mondo a cui guardavo da sempre con ammirazione. Mi piace questa parola “scrittrice”, per me ha un significato molto profondo che sa di conquista. Da sempre la parola scritta è il mio elemento naturale, la zona in cui mi riparo quando ho bisogno di contattare me stessa e adesso ho finalmente l’occasione per regalare emozioni anche agli altri. Scrivere per me è una passione, qualcosa che mi sgorga istintivamente dalle mani e si riversa sulla tastiera, ma prima ancora, la cosa più affascinante di tutto, è sentire i personaggi che prendono vita dentro la mia testa e mi chiedono di essere portati sulla carta. Può sembrare un po’ delirante ma il processo creativo ha qualcosa di tremendamente affascinante.

Chi è invece Elisa Donna al di là della sua passione per la scrittura e la letteratura? Cosa puoi raccontarci della tua quotidianità?

Questa è domanda complessa! Sono mamma di due figli maschi di sette e dieci anni e lavoro come funzionario pubblico. La mia quotidianità è fatta della stessa pasta su cui si modella la vita di una donna al giorno d’oggi, con la medesima fame di tempo e di spazi per coltivare sé stesse. Essere genitori nel 2022 è davvero impegnativo, a prescindere dall’essere donna o uomo, e farlo lavorando a tempo pieno è ancora più faticoso. Nicola e Andrea sono la mia ragione di vita, una scelta che rifarei altre mille volte, ma la maternità, bisogna dirlo, non è tutta rosa e fiori, prosciuga tante energie. A volte mi chiedono quando trovo il tempo di scrivere. La notte, rispondo. Sacrificando le ore di sonno. Non si dovrebbe fare ma è così che si rincorrono i sogni, quelli veri.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni della scrittrice?

Questa è la domanda che preferisco. Da orientatrice professionale, questo è il mio ruolo nella quotidianità, amo parlare dei percorsi di vita. Nel 2006 mi sono laureata in scienze politiche e relazioni internazionali, ma già dal 2004 scrivevo per il maggior quotidiano della mia città, il Tirreno di Livorno, una splendida esperienza che ha avuto un impatto strutturante sulla mia identità ancora in formazione, sia personale che professionale, un’impronta di cui avverto la forma ancora oggi. Poi nel 2009 mi sono trovata di fronte a un bivio e ho inforcato un’altra strada, quella che oggi mi ha portato ad essere un dipendente pubblico. Ho avuto la fortuna di scoprire un’altra passione, di lavorare a contatto con la marginalità sociale, di costruire percorsi per una fuoriuscita dalla povertà, collezionare esperienze di vita, spesso anche tragiche. Il contatto con la disperazione è stato potente, per questo ha intrapreso un altro percorso formativo in counselling analitico transazionale, nella relazione di aiuto quindi. Cosa c’entra con la scrittura? Tutto. La passione per la carta stampata e per la Storia con la S maiuscola non mi ha mai abbandonata e la ricchezza delle esperienze di vita, mie e di altri, ha avuto un impatto significativo sulle mie pagine scritte. Mi dicono che la formazione storica, politica e psicologica si senta molto nel mio romanzo, e credo che abbiano profondamente ragione.

Come nasce la tua passione per scrittura e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura, la scrittura?

La passione per la scrittura nasce da bambina, tra i banchi di scuola. Una mattina la maestra lesse il mio tema di fronte a tutti, facendo notare come era scritto, lodandone le metafore. Le passioni nascono anche da rinforzi che abbiamo, dai rimandi degli altri rispetto alle nostre attitudini e quello fu un momento dirimente, la prima presa di consapevolezza che ciò che scrivevo era in grado di catturare gli altri. Nella vita poi ho avuto la fortuna di conoscere lo scrittore livornese Sergio Consani, a cui mi lega un’amicizia da oltre quindici anni. Sergio ha senza dubbio il merito di aver educato la mia scrittura, che risentiva ancora di echi giornalistici e di averla resa più conforme alla letteratura. Quanto ai libri amati, credo di essere stata una della poche della mia classe ad aver boicottato il Bignami ed essersi letta con gusto la versione integrale dei Promessi Sposi. Ho sempre avuto un debole per i romanzi storici e sempre sarà. Per questo ho adorato “Venuto al mondo” della Mazzantini, “L’ombra del Vento” di Zafon, e tutta la quadrilogia dell’“Amica Geniale” di Elena Ferrante, tanto per i citarne di contemporanei. E, tornando ai classici, ammetto di essere riuscita a leggere il “Dottor Zivago”. “Guerra e pace” fa capolino dalla mia libreria da qualche anno, arriverà anche il suo momento.

Ci parli del tuo libro “Il canto dell’assiolo”? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quali la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Il canto dell’assiolo è in parte ispirato ad una storia vera che mi è stata raccontata da una collega. Un’adolescenza ribelle, una famiglia ingombrante, il gusto del proibito, il primo amore che resta scolpito nel cuore e, quell’età, agisce con una potenza tale da spezzare le catene familiari. Gli anni Ottanta, gli ultimi bagliori di un mondo polarizzato intorno alla Cortina di ferro. Non ho resistito, i personaggi hanno preso vita da soli. Il messaggio? É un romanzo sui legami che il tempo non corrode, sulle verità inconfessabili, sui segreti delle donne, sulla complessità delle loro scelte. Il romanzo si apre ad Haiti, nel 2010, durante il terremoto che distrusse l’isola, ma è una storia lunga venti anni che nasce nel 1988.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Mentre scrivevo ho immaginato un pubblico di donne, dalle coetanee alla generazione immediatamente precedente alla mia, ma sono rimasta sorpresa e lusingata dalle recensioni positive di molti uomini. Non me lo aspettavo, mi ha fatto riflettere molto su quanto il tocco rosa fosse sì importante ma non esclusivo in questo romanzo. La base storica contemporanea evidentemente lega insieme lettori con interessi diversi.

Una domanda difficile, Elisa: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Il canto dell’assiolo”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Questo romanzo è stato definito come un genere sperimentale, con elementi del romanzo rosa, di quello storico, del thriller e di quello psicologico. Ce n’è quindi per tutti i gusti, ma credo che la vera formula vincente siano le emozioni che ci vibrano dentro. Non tutti sanno che il canto dell’assiolo è un canto d’amore con cui questo piccolo rapace notturno chiama la sua compagna al ritorno dalla migrazione, una compagna a cui resta fedele anche oltre la morte. É il simbolo dei legami che sopravvivono nel tempo, anche nelle forme meno convenzionali.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare quest’opere letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Ce ne sono tante e sono tutte citate nei ringraziamenti finali. In prima fila c’è mio marito, per quel suo supporto silenzioso e incondizionato, ma anche ovviamente la collega che mi ha ispirato il romanzo, per quella confidenza così intima e per avermi concesso di trasporla su carta. Naturalmente Sergio Consani, che è stato il mio editor. E poi, un’altra collega, ma prima di tutto amica, che è stata cruciale per mantenere alta la motivazione su un romanzo per niente facile da scrivere come prima opera. Insomma, ognuno di loro sa quanto abbia contribuito.

Nella tua attività di scrittrice hai scritto altri libri? Se sì, ci parli di queste tue opere letterarie? Di cosa trattano, quali le storie, quali i messaggi che hai immaginato di trasmettere ai tuoi lettori? Insomma, parlaci della tua attività letteraria.

Come già detto questo è il romanzo d’esordio, per cui ho all’attivo solo pubblicazioni accademiche. Ma il cantiere è aperto e altri progetti si profilano all’orizzonte.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La bellezza è fascino per me. Una cosa bella ti lascia un’impronta unica, un’emozione irripetibile, ha questo denominatore comune qualsiasi campo attraversi, ha la capacità di lasciarti senza fiato, al di là delle caratteristiche tecniche di fatto la rendono oggettivamente tale, la riconosci da questo.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

La fortuna aiuta gli audaci. Frase fatta ma vera. É uno dei miei mantra nella relazione di aiuto. La fortuna può essere più o meno complice e accelerare le tappe, è innegabile, ma le cose accadono se fai qualcosa per farle accadere, cerco sempre di passare questo importantissimo messaggio. Se mi metto in testa una cosa è molto probabile che la raggiunga, il che non significa che si possa raggiungere tutto, ma che bisogna saper fare bene i conti con le nostre risorse e misurare bene obiettivi che siano alla nostra portata. Per quelli che sono oltre serve la fortuna. O forse solo la capacità di attendere che i tempi maturino.

La lezione di Falcone è la chiave di volta della vita. Non sono i “se” a fare la differenza, ma i “come”.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Credo che dipenda molto dal tipo di lettura e da quel che si sta cercando, la motivazione che ti spinge a leggere, non credo che si possa dare una definizione univoca. Sia scrivere che leggere sono terapeutici per cui può capitare di cercare sé stessi nella lettura così come esattamente il contrario, la diversità rispetto a noi stessi, l’allargamento degli orizzonti. Per me le letture belle sono quelle che ti cambiano, che ti arricchiscono.

 «Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Credo che dietro al successo di un libro ci siano due elementi che trascinano più degli altri: l’idea originale e la passione con cui è stato scritto, la motivazione che ha spinto lo scrittore a scriverlo. Certo poi c’è la tecnica, l’abilità di scrittura, ma diciamo che sono la base, non la garanzia del successo.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?

“L’amore che muove il sole e l’altre stelle.” Che dire? Lo diceva già Dante nel 1300, aveva già capito tutto. Passano i secoli ma è ancora così. Il canto dell’assiolo è anche un romanzo d’amore, di sentimenti vivi e duraturi che resistono al tempo e si muovono sotto la corteccia dell’apparenza, per cui per adesso possono dire che le emozioni hanno un grande impatto sulla mia produzione letteraria.

«Lasciate che vi dia un suggerimento pratico: la letteratura, la vera letteratura, non dev’essere ingurgitata come una sorta di pozione che può far bene al cuore o al cervello – il cervello, lo stomaco dell’anima. La letteratura dev’essere presa e fatta a pezzetti, sminuzzata, schiacciata – allora il suo squisito aroma lo si potrà fiutare nell’incavo del palmo della mano, la potrete sgranocchiare e rollare sulla lingua con gusto; allora, e solo allora, il suo sapore raro sarà apprezzato per il suo autentico calore e le parti spezzate e schiacciate si ricomporranno nella vostra mente e schiuderanno la bellezza di un’unità alla quale voi avrete dato qualcosa del vostro stesso sangue» (Vladimir Nabokov, “Lezioni di letteratura russa”, Adelphi ed., Milano, 2021). Cosa ne pensi delle parole di Nabokov a proposito della lettura? Come dev’essere letto un libro, secondo te, cercando di identificarsi liberamente con i protagonisti della storia, oppure, lasciarsi trascinare dalla scrittura, sminuzzarla nelle sue componenti, per poi riceverne una nuova e intima esperienza che poco ha a che fare con quella di chi l’ha scritta? Qual è la tua posizione in merito?

Anche qui credo che non si possa limitare tutto ad una sola esperienza. C’è il libro che ti fa scattare immediatamente l’immedesimazione e per questo ti rapisce e quello che viene filtrato, rielaborato e fatto proprio con significati diversi da quelli che lo scrittore intendeva tramettere, accade soprattutto con i finali aperti. Personalmente amo interpretare e dare i miei significati alle storie che leggo.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Oddio, ce ne sono troppe. Parto dalla mia professoressa di storia e filosofia delle scuole superiori, Paola Bussotti. Ha visto in me quello che io non riuscivo a vedere. Senza quella fiducia il mio percorso non sarebbe stato lo stesso. La seconda, non certo per importanza, è stata mia zia Silvia, l’unica persona capace di spiazzare il mio punto di vista sulle cose, di offrirmi la visione sull’altra metà della luna, la parte in ombra, e contagiarmi con l’entusiasmo di vivere.

Poi voglio ringraziare una grande amica e collega di lavoro, Antonella, che non solo mi ha dato il coraggio di portare a termine il mio romanzo ma mi ha sostenuta nei momenti di difficoltà professionali e personali, tirando fuori la persona che sono oggi. Ma la lista è lunga… potrei continuare.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Ne elenco quattro tratti dalle ultime letture e tutti improntati sul versante storico. Piera Ventre con “Sette opere di Misericordia” e Elena Ferrante con tutta la quadrilogia dell’Amica Geniale, per conoscere la Napoli vera, la Napoli popolare con tutto il fascino delle sue contraddizioni dal dopoguerra ad oggi e per lo stile narrativo di queste opere, il linguaggio metaforico che fa veramente spettacolo di sé.

Se vuoi capire cosa significa scrivere bene non puoi non leggere la tanto discussa Oriana Fallaci, In “Niente e così sia” la forza espressiva è così feroce ed elegante allo stesso tempo che ti fa capire cosa significhi dipingere con le parole. Inoltre offre una cronaca puntuale e dettagliata degli anni più duri della guerra del Vietnam.

Ho apprezzato molto anche Jamie Ford con “Il gusto proibito dello zenzero”, un romanzo delicato che affronta un tema sconosciuto alla storia con la S maiuscola, ossia la deportazione dei giapponesi residenti negli Usa, raccontandolo con gli occhi di due bambini preadolescenti. Arte allo stato puro.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

Io amo “C’era una volta in America” e non posso fare a meno di consigliarlo. Anche qui, si torna al concetto di bellezza che per me è puro fascino. Ogni volta che lo vedo ne rimango affascinata pur conoscendo a memoria le battute.

Ma tornando più ai nostri giorni ho adorato “Perfetti sconosciuti” di Paolo Genovese, sia per la tecnica cinematografica sia per il messaggio che lancia rispetto alla società moderna, dove la tecnologia nasconde ma conserva memoria di ciò che effettivamente siamo o diventiamo, dove l’intimità intesa come assenza di maschere è un evento sempre più raro.

Il terzo è Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek. Di questo regista amo il modo con cui affronta il tema della diversità e dell’omosessualità, e ho un debole per le storie che si intrecciano fra passato e presente.

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni letterari e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata che puoi raccontarci?

In questo momento sono impegnata a scrivere una storia a quattro mani con il mio maestro Sergio Consani, con un argomento difficile e scivolo ma che ci siamo sentiti di affrontare come quello della violenza sulle donne. Ma ho già anche un’idea per la testa che potrebbe tradursi nel terzo romanzo.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Sulla mia pagina fb Il canto dell’assiolo o sul mio profilo Instagram ilcantodellassiolo.

Per quanto riguarda i prossimi appuntamenti invece sarò presente a Pisa Bookfestival e al Bukromance di Roma nel prossimo autunno.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?

Ogni intervista è un po’ un mettersi in gioco e devo dire che ogni volta ne esco con delle consapevolezze in più ed è un grande arricchimento. A chi legge, e soprattutto a chi leggerà il mio romanzo, auguro di provare almeno una piccola parte delle emozioni che ho provato io scrivendolo, spero che arrivino, perché parlano di come una passione possa portare lontano. Qualche anno fa non avrei mai pensato che un giorno avrei rilasciato interviste, ero abituata a fare io le domande, non ad esserne protagonista. Beh… è un meraviglioso ribaltamento di ruoli!

Elisa Sironi

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Elisa Sironi

Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Covid, senza mascherine in cinema e teatri, Virzì (Ugl): Provvedimento tardivo

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A partire da giovedì 16 giugno le mascherine saranno solo raccomandate, ma non più obbligatorie nei cinema, teatri e palazzetti dello sport, nonché a scuola durante gli esami di maturità.

“Magra consolazione il danno è stato fatto  -afferma  Filippo Virzì Segretario regionale dell’Ugl Creativi Sicilia  – è un provvedimento tardivo in particolare per cinema e teatri,  settore vessato e danneggiato nel corso dell’era pandemica con numerosi stop&go, chiusure e aperture con il divieto del food&bevarage che aggiunti ad una mancanza di sostegno adeguato  all’intera filiera dello spettacolo e dei creativi ha procurato un crollo occupazionale e sistemico senza precedenti”.

Concerti: Festa Europea della Musica 2022 | SICILIAPOP SELINUNTE 2022 il 19 giugno alle ore 21.00 al Parco Archeologico di Selinunte

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Mariangela Londo in conferenza stampa

Per la Festa Europea della Musica 2022 protagonisti i Conservatori di Musica. Anteprima nazionale il 19 giugno alle ore 21.00 al Parco Archeologico di Selinunte  in diretta streaming sul canale dell’Europa. In scena C’era un Grande Prato Rock con SiciliaPop 2022. 50 anni di POP ROCK  reinterpretati dalle band dei Conservatori di Musica.  Celebrazione italiana 40° Fète de la Musique

SICILIAPOP SELINUNTE 2022

Dopo la presentazione della Festa della Musica Italiana in conferenza stampa al Ministero Italiano della Cultura, al via l’anteprima nazionale con il SICILIAPOP SELINUNTE 2022 il 19 giugno alle ore 21.00 al Parco Archeologico di Selinunte in diretta streamig sul canale dell’Europa e alla presenza di una delegazione del Parlamento Europeo. L’evento sarà ad ingresso gratuito sino ad esaurimento posti e 3 euro per l’ingresso al parco. Info sito www.coopculture.it. Il SICILIAPOP SELINUNTE 2022 intende rievocare e celebrare i 50 anni dalla prima Woodstock italiana PALERMOPOP che si svolse dal 1970 al 1972, in occasione della Festa Europea della Musica. L’evento che, insieme ad altre 39 città selezionate del mondo,  ha altresì il privilegio di rappresentare l’Italia per i festeggiamenti  dedicati ai 40 anni di “Fetè de la Musique” francese, è organizzato dalla FEMURS  ( Federazione Musicale Regionale Siciliana dei Conservatori di Musica di Ribera-Agrigento, Messina e Trapani) e dal Parco Archeologico di Selinunte, Cave di Cusa e Pantelleria in collaborazione con Commissione Europea,  MIC, MUR, il Ministero e il Dipartimento delle Politiche Giovanili e Servizio Civile Universale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Conservatorio di Napoli, Assessorato Turismo e Spettacolo e Assessorato BB.CC. e identità Siciliana della Regione Siciliana, AIPFM e  con il patrocinio di  SIAE RAI e distretto turistico Costa del Mito.

Al SICIIAPOP di Selinunte gemellato con evento organizzato da Roma BPA (Best Practices Award) che si terrà lo stesso giorno a  Villa Pamphili per rievocare  il Festival Pop svoltosi nella capitale dal  1970 al 1972, presenterà Carlo Massarini  coadiuvato da Valeria Milazzo. Protagoniste le Band dei Conservatori di Musica con più di 60 musicisti impegnati  in un excursus della storia del pop rock dagli anni ’70 fino ai giorni nostri in cui si darà spazio anche a  brani originali composti appositamente per l’occasione. Il cast dei musicisti sarà impreziosito da illustri ospiti quali il giornalista Sergio Buonadonna, la cantante jazz Daria Biancardi con un omaggio ad Aretha Franklin e il direttore d’orchestra, produttore e pluripremiato compositore Maurizio Filardo.

Un programma musicale che attraverserà il tempo in una splendida cornice, quella del Parco Archeologico di Selinunte, che il tempo lo ha attraversato in maniera imponente e straordinaria. L’evento sarà realizzato al cospetto dei Templi e nella grande spianata del parco Archeologico alla presenza di una delegazione della Rappresentanza in Italia della  Commissione Europea.

Quando si vive un amore malato: la complicità fra vittima e carnefice | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini

Amiche ed Amici  carissimi,  purtroppo il drammatico problema del femminicidio, oltreché  dell’aggressività subita da alcune donne da parte di uomini inqualificabili, non conosce tregua.

Scelgo di trattare questo argomento tanto doloroso, non per aggiungere ulteriore biasimo, ma allo scopo cautelativo di esortare all’individuazione dei prodromi di un amore “malato”.

Spesso la cronaca ci riporta gli eventi più tragici, ma è importante sottolineare che la tragedia è “solo” l’epilogo di un rapporto malato, i cui sintomi sono ben evidenti, seppur consapevolmente oscurati dalla vittima stessa, in nome dell’amore. E proprio in questo “oscuramento”, si getta il seme della tragedia. Si accondiscende ad un amore “malato”, che si regge sulla complicità fra vittima e carnefice,  una perversione che tocca molte coppie, all’apparenza insospettabili.

Per “rapporto malato”, che ho precedentemente, ma impropriamente definito “amore”, intendo una relazione di coppia vissuta all’insegna della violenza, verbale e manesca, in cui  rispetto, equilibrio, serenità, gioia, trasporto, amorevolezza, sono sostituiti da paura, sottomissione, lacrime, silenzio alternato ad urla e insulti,  rancore, divieti, botte e chissà quant’altro ancora.  Una considerazione a parte la merita il sesso perché, considerandolo un’esplosione istintuale, credo possa essere comunque appagante, divenendo così il collante che  agisce  alla stregua di un veleno emotivo.

Spesso è la tolleranza manifestata dalla vittima, nel subire i maltrattamenti inferti, che stimola la prepotenza del partner violento. Un inetto fa il leone con il debole, no? Pertanto,  nell’intento di  voler celare, soprattutto a se stessa, il drammatico problema, cioè  l’aggressività del partner, gli conferisce maggiore forza. La debolezza della vittima è la vera forza del carnefice. Tuttavia, la vittima, si crea il suo modus vivendi, convincendosi di meritare le aggressioni del partner e divenendo totalmente dipendente da lui. Purtroppo, per quanto paradossale, il  mentire a se stessa, giustificando l’ingiustificabile, consente alla vittima di crearsi alibi atti a rimanere nella sua “zona di comfort”…  Il solo pensare ad un radicale cambiamento la spaventa più del massacro quotidiano.

È a questo punto che la vittima costruisce l’apologia del suo amato. “Non è cattivo, è solo nervoso”, “lo fanno arrabbiare al lavoro”, “è stressato”, “non sta bene”, “abbiamo problemi economici”, “ in alcuni momenti bisogna lasciarlo sfogare” e infine la tipica espressione della martire: “però mi vuole bene, quando si calma mi chiede perdono e piange”!

Questa non è sana comprensione, è autolesionismo. E, soprattutto, funge da implicita autorizzazione al partner per perpetrare la sua condotta.

Basta accettare solo una volta questo comportamento, per consentire l’abbattimento della barriera.  Tutti noi conosciamo la paura della “prima volta” quando decidiamo di “rubare la marmellata”, ma altrettanto è sperimentato l’ autocompiacimento per la forza di avere vinto il nostro limite. Cioè di avere rotto la barriera psicologica che fungeva da inibizione.

Ogni volta che tolleriamo un comportamento aggressivo, verbale o, peggio ancora manesco, non  facciamo altro che autorizzare la manifestazione del prossimo.

Tra i pusillanimi, vi sono anche uomini che non picchiano le loro compagne, tuttavia le umiliano insultandole, nel bieco tentativo di minarne la sicurezza.  Anche l’insulto è un deplorevole comportamento violento.  Mi riferisco a coloro che ricorrono a insulti “fisici” (sei bassa, grassa, ecc.), intellettivi (sei stupida, stai zitta che ci guadagni, dici solo scemenze), talvolta aggiungono “accuse di infedeltà” (sei una poco di buono, sorridi a tutti, vuoi essere corteggiata), fino a sminuirne il valore personale e familiare (non sei in grado di fare nulla, vieni dai bassifondi, dimmi grazie che ti resto accanto). Alcuni esperti sostengono che  la svalutazione espressa tramite l’insulto alla compagna, derivi dalla loro paura di perderla. Il convincerla di non valere nulla genera la sicurezza di trattenerla al loro fianco. Condivisibile il concetto, deprecabile il comportamento.

Mai soccombere ad un rapporto malato… ad un partner “diversamente Uomo”!

Un abbraccio,

Daniela Cavallini

Sicilia Jazz Festival

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locandina Big SJF 2022

Fervono i preparativi del JazzVillage: stelle filanti, gigantografie,

street parade, addobbi, fasci di luce s’intrecceranno tra i palazzi del

centro storico per  creare la cornice ideale alla festa della musica

che i ragazzi dei Conservatori, e non solo, offriranno alla città.

 Inaugurazione con la  Concertgebouwn Jazz Orchestra il 24 giugno allo Steri

 Il Festival organizzato dalla Regione Siciliana – Assessorato al Turismo Sport e Spettacolo

raddoppia dal 24 giugno sino al 5 luglio con concerti al Teatro di Verdura, Real Teatro Santa Cecilia, Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo e Steri

Al Jazz Village del Sicilia Jazz Festival 2022 protagonisti assoluti le Orchestre dei Conservatori,  le giovani leve e gli artisti residenti con circa 100 concerti nell’area del centro storico di Palermo. la Dal 24 giugno 2022 sino al 5 luglio si susseguiranno concerti tra big, musicisti residenti, Maestri e giovani talenti dei Conservatori della nostra Isola. Per la seconda edizione saranno presenti oltre agli artisti internazionali con produzioni in esclusiva europea e prime assolute per 12 giorni consecutivi, anche i talenti dei Conservatorii siciliani e gli artisti residenti. Le nuove leve e le numerosissime band siciliane si esibiranno al Village per tutto il periodo del Festival in ben  4 luoghi diversi tra il Teatro di Verdura, il Real Teatro Santa Cecilia, il Complesso di Santa Maria dello Spasimo e Palazzo Chiaramonte, conosciuto come Steri, sede dell’Università cittadina. Il Festival, organizzato dalla Regione Siciliana – Assessorato al Turismo Sport e Spettacolo la cui consulenza artistica e tecnica è stata affidata alla Fondazione The Brass Group, braccio operativo della Regione, istituito per legge, 1 febbraio 2006, n. 5, vuole mettere in primo piano per darne ampio risalto anche gli artisti promettenti ed i tantissimi residenti che hanno aderito alla partecipazione per la second edizione del SJF. L’iniziativa è frutto della collaborazione tra l’Assessorato Regionale del Turismo, dello Sport e dello Spettacolo, il Comune di Palermo, Università degli Studi di Palermo, la Fondazione the Brass Group e i Conservatori di Musica di Stato del territorio regionale, e si pone come ulteriore obiettivo il coinvolgimento e la sinergia strutturale tra le istituzioni didattiche, i musicisti del territorio e le maestranze locali. Altra novità del Sicilia Jazz Festival edzione 2022 è la partnership che il Brass Group è riuscita a creare con una delle più importanti Orchestre europee, la Concertgebouwn Jazz Orchestra che si esibirà al Jazz Village, nel sito storico dello Steri il 24 ed il 25 giugno con la grande artista olandese Trijntje Oosterhuis, i solisti Vito Giordano e Orazio Maugeri  la cui Direzione è affidata anche al resident conductor dell’OJS, il Maestro Domenico Riina. Un cartellone, quello del Sicilia Jazz Festival 2022, ricco e variegato con attività concertistiche continue e da vivere, perché la musica è sinonimo di vita, crescita sociale, culturale e aggregazione per possibili sviluppi turistici ed economici. Ad intervenire sull’iniziativa l’assessore regionale Manlio Messina “ancora una volta il governo Musumeci dà continuità alle attività istituzionali svolte per la promozione e il rafforzamento del brand Sicilia, sostenendo l’organizzazione della seconda edizione del Sicilia Jazz Festival, appuntamento di caratura internazionale per la Sicilia. Un’iniziativa che conferma, inoltre, l’importanza degli eventi culturali legati alla musica jazz, volano turistico per l’Isola”. Il JAZZ è lo strumento, sposato da 50 anni dal Brass Group, di sviluppo e di crescita del dialogo interculturale volto alla tolleranza e alla comprensioe reciproca. Con questo proposito viene ripetuta l’esperienza del Sicilia Jazz Festival per il secondo anno, la cui peculiarità è anche quella di essere stato l’unico festival nato durante la pandemia a dimostrazione che la musica e la cultura è simbola di rinascita e forza interiore.

Dopo il successo dello scorso anno, verranno nuovamente coinvolte Marching Brass Street Band che gireranno lunghe le vie del centro storico per far respirare aria di musica e note in jazz come segno tangibile di vita e di movimento. E il cartellone continua ad arricchirsi con le esibizioni dedicate ai cinque conservatori siciliani. Saranno presenti anche quest’anno con svariate esibizioni i dipartimenti jazz dei conservatori Alessandro Scarlattidi Palermo, “Arcangelo Corellidi Messina,Antonio Scontrinodi Trapani, “Arturo Toscanini” di Ribera e l’Istituto Superiore di Studi di Musicali Vincenzo Bellinidi Catania. Tutti i conservatori avranno degli spazi dedicati con tante performances grazie alle loro orchestre giovanili dirette e accompagnate dai docenti, ognuno per le competenze artistiche musicali. Quest’anno tra le esibizioni dei giovani talenti si è unita la Queen Margareth Jazz Band del Liceo Musicale Regina Margherita.  Oltre ai momenti musicali, sono previste delle presentazioni di libri e delle rappresentazioni video che avranno come tematica l’importanza della musica jazz quale strumento di libertà per la pace. Altro protagonista del Festival, sarà l’Installazione Urbana del Jazz Village, innovativa e a cielo aperto curata dalla Regione Siciliana – Assessorato del Turismo, Sport e Spettacolo, e al suo interno, con la ideazione e progettazione dell’architetto Laura Galvano, le fotografie di  Arturo di Vita, i video di Antonio Del Popolo ed il coordinamento con i contenuti tematici di Rosanna Minafò della Fondazione The Brass Group. L’installazione sarà realizzata in tutta l’area del Village, ricca di attrattive storiche e monumentali della nostra terra e “pezzi di storia” unici a livello internazionale. Il Jazz Village sarà dislocato infatti a Piazza Marina,  Piazza Croce dei Vespri e Piazza Teatro Santa Cecilia, i siti:  Complesso Monumentale di Santa Maria dello Spasimo (XVI Secolo), Real Teatro Santa Cecilia (XVII Secolo) Palazzo Chiaromonte – Steri (XIV Secolo), un altro dei luoghi simbolo della città di Palermo che racchiude sette secoli di arte e di storia della Sicilia.

PROGRAMMA JAZZ VILLAGE  (Il programma può subire variazioni)

locandina Jazz Village SJF 2022

24 giugno

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
    Ore 19:30 Concertgebouw Jazz Orchestra & Trintije Oosterhuis – Tribute to Frank Sinatra
     

 

25 giugno

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
Ore 18:00 Carlo Butera Jazz manouche trio 3389843044

 

Ore 20 Gianni Gebbia and Mederic Collignon quaret – Omaggio a Sidney Bechet (4) 3473360578

 

Ore 22 Alessandra Bertolino –  SefarJazz (6) 3337694181

 

 

Ore 18:30 ANTONELLA LEOTTA quartet

Jazz standards

 

ORE 20:30 Rio Bahia Afro Brasil – Viaggio in Brasile

 

Ore 22:30 Paolo Sorge

quartet – Mirroring

 

Ore 19:30 Concertgebouw Jazz Orchestra & Trintije Oosterhuis

Tribute to Frank Sinatra

     

 

26 giugno

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
Ore 18:00 Conservatorio di Musica A. TOSCANINI di Ribera Giammichele Taormina & students – Charles Mingus Project: Centennial Mingus

 

Ore 20 Paolo Vicari quartet –

Jazz standards

 

ORE 22 Simona Trentacoste quartet – Jazz standards

 

Ore 18:30 CONSERVATORIO DI MUSICA A. SCARLATTI DI PALERMO

JACKINTHEBOX

 

Ore 20:30 Valeria Milazzo e Pierpaolo Petta quartet –

From Brasil to France

 

ORE 22:30 ROBERTO GERVASI TRIO – MY JAZZY ACCORDION

 

 Ore 19:30 Orchestra Jazz dell’Istituto Musicale regina Margherita di Palermo
     

 

27 giugno

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
Ore 18 CONSERVATORIO DI MUSICA A. SCARLATTI DI PALERMO

PERSPECTIVE

 

Ore 20 Francesco Nicolosi – Omaggio al cinema italiano

 

Ore 22 CHIARA NAVARRA TRIO – SABOR A CUBA

 

Ore 18:30 Fernando Fyaman trio – Brasilidades

 

Ore 20:30 Reading Project

 

Ore 22:30 OTHELLOMAN – Experimental Hip Hop

 

 

Ore 19:30 Conservatorio di Musica A. Scontrino di. Trapani Sicily West Coast Band

 

Ore 21:30 Conservatorio di Musica A. Scontrino di. Trapani Soleras Quartet

 

 

 

     

 

28 giugno

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
Ore 18 CONSERVATORIO DI MUSICA A. SCARLATTI DI PALERMO

GIUSEPPE URSO QUARTET – homage TO MILES

 

Ore 20 Antonio zarcone e Pamela Barone quintet – Jazz mood

 

Ore 22 GIUSEPPE ASARO quartet –  COOL-BOPPER

 

Ore 18:30 Conservatorio di Musica A. Corelli di Messina

Veronica Parrilla group

 

Ore 20:30 Valerio Buscetta & Sun project – Man in the garden

 

Ore 22:30 Las Congas

 

 

Ore 19:30 Conservatorio di Musica A. TOSCANINI di Ribera – Javier Girotto & TOSCANINI JAZZ ORCHESTRA – Dir. Giacomo Tantillo

Solisti: Luca Nostro, Valerio Rizzo, Angelo Di Leonforte, Ernesto Marciante

 

 

     

 

29 giugno

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
Ore 18 – MARNOSTRUM ensemble

 

ORE 20 Roberta Sava quintet – the power of voice

 

 

Ore 22 SEI OTTAVI- Vocal Harmony

 

Ore 18:30 Conservatorio di Musica A. Corelli di Messina

Sandro Curcuruto trio – Jazz groove

 

Ore 20:30 MANUELA CIUNNA QUARTET –  NZUCCARATA LIVE

 

Ore 22:30 Conservatorio di Musica A. TOSCANINI di Ribera – Marco Cervello – Degree Project

 

 

Ore 19:30 CONSERVATORIO DI MUSICA A. SCARLATTI DI PALERMO

SWANGO: DALLO SWING AL TANGO

 

 

30 giugno

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
Ore 18 CONSERVATORIO DI MUSICA A. SCARLATTI DI PALERMO

GIUSEPPE LANA TRIO – Jazz standards

 

Ore 20 CONSERVATORIO DI MUSICA A. SCARLATTI DI PALERMO GIUSEPPE VASAPOLLI TRIO INVITES ALEX FARACI

 

Ore 22 Conservatorio di Musica A. Corelli di Messina

Claudio Palana trio –jazz project

 

 

Ore 18:30 Conservatorio di Musica A. TOSCANINI di Ribera

Toscanini Jazz Quintet

 

Ore 20:30 CONSERVATORIO DI MUSICA A. SCARLATTI DI PALERMO NAAM QUARTET

 

Ore 22:30 Osvaldo Lo Iacono trio – Guitar on cello

 

Ore 19:30 Conservatorio di Musica A. Corelli di Messina – Corelli Jazz Band – Orchestra jazz del Conservatorio – Dir. Giovanni Mazzarino

 

 

 

 

     

 

1 luglio

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
 

Ore 18  Dino Rubino – Piano meet trumpet

Piano and trumpet dialogue

 

Ore 20 Poi-poi – Acquaria & go-Dratta

 

Ore 22 Le cordepazze – Corde Live

Ore 18:30 MONICA CRIVELLO quartet – Jazz flavour

 

Ore 20:30 Jazz Out Project Trio di Alfredo Dini

 

Ore 22:30 Galathea

 

Ore 19:30 Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania -Catania Jazz Lab ensemble –  Dir. Salvatore Torrisi

Nardis

Orazio Basile, chitarra

Claudio Ursino, contrabbasso

Osvaldo Corsaro, pianoforte

Alfio Liberto, batteria

 

     

 

2 luglio

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
Ore 18 Conservatorio di Musica A. TOSCANINI di Ribera – Alessandro Visco Quintet

 

Ore 20 Night Passage trio –

From Bill Evans to Michel Petrucciani

 

Ore 22 Giorgia Meli & Lino Costa – Brazilian Suite”

 

Ore 18:30 Marianna e Joe Costantino group – Jazz night

Ore 20:30 CONSERVATORIO DI MUSICA A. SCARLATTI DI PALERMO – GAETANO RICCOBONO QUARTET- NOBODY ELSE BUT ME

 

Ore 22:30 Toni Piscopo quartet –

Swing along with me

Ore 19: 30 Alexander “The hurricane”  Beets quintet

 

 

Ore 21:30 Blue four – Blues and Jazz night

 

 

3 luglio

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
Ore 18 Giacomo Tantillo quartet – Water trumpet

 

ORE 20 CHIARA MINALDI TRIO – LE PAROLE HANNO UN’ANIMA

 

Ore 22 Rita collura – My soul’s suite

 

ORE 18:30 APJ trio – Jazz standards

 

Ore 20:30 Andrea Rea – Piano voice

 

ORE 22:30 GIUSEPPE MILICI & NEJA – CLOSE TO YOU

 

 

4 luglio

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
Ore 18 CONSERVATORIO DI MUSICA A. SCARLATTI DI PALERMO Nicolò buffa trio

 

Ore 20 GIOVANNI RENZO Piano recital

 

Ore 22

Ada Montellanico quartet

Omaggio a Billie Holiday

 

Ore 18:30 ALMA JAZZ

 

ORE 20:30 WALTER RICCI group – STORIES

 

Ore 22:30 opening: Classe di musica di insieme Jazz del Conservatorio di Musica A. Scontrino di. Trapani ore Ore 22:45 Trapani Rainbow Ensemble

Docenti

Lucia Garsia, voce

Francesco Guaiana, chitarra,

Giovanni Perin, vibrafono

Vincenzo Abbracciante, Hammond & Pianoforte

Nicola Giammarinaro, clarinetto

Alessandro Presti, tromba

 

Studenti

Emanuel Sapienza, batteria

Edoardo Donato, sax alto

Silvio Balistreri, sax alto

Marco Pizzo, sax tenore

Alberto Anguzza, tromba

Antonio Anguzza, trombone

 

 
     

5 luglio

Teatro Santa Cecilia Spasimo Steri
Ore 18 claudio giambruno quartet – JUIU

 

Ore 20 Conservatorio di Musica A. TOSCANINI di Ribera – TJDP- Toscanini Jazz Department Professors

Ernesto Marciante (voce)

Gaspare Palazzolo (sax tenore & soprano)

Giacomo Tantillo (tromba)

Angelo Di Leonforte (pianoforte)

Luca Nostro (chitarra)

Sergio Calì (vibrafono)

Fulvio Buccafusco (basso elettrico)

Paolo Vicari (batteria)

 

Ore 22 Gaetano Castiglia  Quartet – New Jazz generation

 

Ore 18:30 Istituto Musicale Vincenzo Bellini di Catania -Catania –

Giulia Fasari and Sunday Beat project

 

Ore 20:30 New sax orchestra – Over the rainbow

 

Ore 22:30 Folkage – Etnoband

 

 

 

Info biglietteria ed abbonamenti Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 – 334.7391972,info@thebrassgroup.it,www.thebrassgroup.it,fbfondazionethebrassgroup.

Abbonamento a 12 concerti Teatro di Verdura:

1° settore 100€

2° settore 95€

3° settore 90€

Biglietto singoli concerti gruppi A, B, C:

Concerti gruppo A:Paolo Fresu, Raphael Gualazzi, Max Gazzè, Dianne Reeves, Snarky Puppy

1° settore 30€

2° settore 25€

3° settore 20€

4° settore 15€

Concerti gruppo B: Sarah Jane Morris, Ivan Lins, Christian Mc Bride, Simona Molinari

1° settore 20€

2° settore 15€

3° settore 12€

4° settore 10€

Concerti gruppo C: New York Voices, Fay Classen, Tom Seals

biglietto unico numerato 10€

Concerti area Jazz Village: Palazzo Steri, Spasimo, Santa Cecilia

Abbonamento a tutti i concerti area Jazz Village (ingresso alle sale consentito fino ad esaurimento posti):  25€

Biglietto singolo giornaliero concerti area Jazz Village: 5€

Info www.siciliajazzfestival@live.it, info biglietteria www.bluetickets.it.

 

Ufficio stampa Sicilia Jazz Festival 2022 Rosanna Minafò

 

 

 

PROGRAMMA CONSERVATORI

 

CONSERVATORIO CORELLI DI MESSINA

30 giugno CORELLI JAZZ BAND

Orchestra Jazz del Conservatorio A. Corelli – Messina Direttore: Giovanni Mazzarino

1° sassofono contralto: Orazio Maugeri 2° sassofono contralto: Roberto Scolaro 1° sassofono tenore: Fabio Tiralongo 2° sassofono tenore: Alex Faraci sassofono baritono: Andrea Iurianello 1° tromba: Andrea Priola 2° tromba: Matteo Frisenna 3° tromba: Santi Cardullo 4° tromba: Walter Arcodia 1° trombone: Sebastiano Insana 2° trombone: Francesco Rizzo 3° trombone: Manuel D’Amico 4° trombone: Francesco Chissari pianoforte: Francesco Pisano vibrafono: Andrea Liotta basso elettrico: Aurelio Bandiera batteria: Giuseppe Tringali voce: Rossella D’Andrea voce: Floriana Pappa

 

STUDENTI:

28 giugno:
Veronica Parrilla – Voce
Alessio Magnano – Piano
Tommaso Pugliese – Contrabbasso
Simone Bombaci – Batteria

29 giugno:
Sandro Curcuruto – Chitarra
Tommaso Pugliese – Contrabbasso
Andrea Liotta – Batteria

30 giugno:
Claudio Palana – Piano
Tommaso Pugliese – Contrabbasso
Federico Saccà – Batteria

 

CONSERVATORIO SCONTRINO DI TRAPANI

3 luglio Ensemble docenti e studenti:
Trapani Rainbow Ensemble

 

STUDENTI

27 giugno. Luglio Soleras Quartet :

Edoardo Donato( sax alto), Dario Salerno ( chit.), Giuseppe Pipitone ( basso el.), Emanuel Sapienza ( batteria).

 

Sicily West Coast Band:

Nico Valenti ( basso el.), Elisa Guarrella ( voce) , Mario Zingale ( batteria) , Dario Salerno ( chitarra), Edoardo Donato ( sax alto), Giovanni Balistreri ( sax tenore) , Marco Pizzo( sax tenore) , Giulio Cernigliaro  ( tromba), Antonio Anguzza ( trombone).

 

CONSERVATORIO ALESSANDRO SCARLATTI DI PALERMO

 

25 giugno Giuseppe Vasapolli Trio invites Alex Faraci 

Giuseppe Vasapolli – piano

Fabio Crescente -contrabasso

Paolo Vicari-batteria

Studente

Alex Faraci – sax tenore

 

27 giugno Gaetano Riccobono quartet

NOBODY ELSE BUT ME

Gaetano Riccobono – piano  e voce

Davide Inguaggiato – contrabbasso

Marco Grillo -chitarra

Studente

Fabrizio Giambanco – batteria

 

CONSERVATORIO ARTURO TOSCANINI DI RIBERA

26 giugno  Giammichele Taormina & students- (Special Project)

Formazione:

Gianmichele Taormina (voce narrante)

Alessandro Scibetta (sax tenore)

Marco Caterina (sax soprano)

Rodolfo Pagano (pianoforte)

Fulvio Buccafusco (basso elettrico)

Giuseppe Oliveri (batteria)

 

29 giugno  Marco Cervello (Degree Project)

Formazione:

Marco Cervello (pianoforte)

Marco Caterina (sax tenore & soprano)

Fulvio Buccafusco (basso elettrico)

Giuseppe Oliveri (batteria)

 

30 giugnoToscanini Jazz Quintet

Formazione:

Maria Concetta Maggio (voce)

Marco Caterina (sax tenore & soprano)

Giovanni Giordano (pianoforte)

Giorgio Di benedetto (basso elettrico)

Giuseppe Oliveri (batteria)

 

2 luglio Alessandro Visco Quintet

Formazione:

Alessandro Visco (voce)

Alessandro Scibetta (sax tenore)

Marco Cervello (pianoforte)

Giorgio Di Benedetto (basso Elettrico)

Francesco Marullo (batteria)

 

5 luglioTJDP – Toscanini Jazz Department Professors

Formazione:

Ernesto Marciante (voce)

Gaspare Palazzolo (sax tenore & soprano)

Giacomo Tantillo (tromba)

Angelo Di Leonforte (pianoforte)

Luca Nostro (chitarra)

Sergio Calì (vibrafono)

Fulvio Buccafusco (basso elettrico)

Paolo Vicari (batteria)

 

Istituto Superiore di Studi Musicali “ Vincenzo Bellini “ di Catania

 

5 luglio Jazz Lab Ensemble

Formazione:

Giorgio Garozzo, Michela Duca, Francesco Scacco, Andrea Zagra, Daniele Limpido, Michele Bellocchi (Sassofoni)

Carmelo Fede, Diego Cassarino Giovanni Morello, Gainpiero Procaccianti, Luca Boreale, Antonio Fiorenza(Trombe)

Salvatore Distefano, Camillo Pavone, Flavio Pennisi, Nicola Crescenzi, Giorgia Giannetto (Tromboni)

Orazio Basile, chitarra

Claudio Ursino, contrabbasso

Osvaldo Corsaro, pianoforte

Alfio Liberto, batteria

Salvatore Torrisi, direttore

 

 

“Istruzione e Libertà (Prima Parte)” ǀ Intervista di Maria Teresa De Donato

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Oggi ho il grande onore di avere come ospite un uomo molto speciale, il Direttore dell’Istituto e scrittore educativo Horst Költze, mio amico, la cui vita privata e professionale è ricca di aspetti tanto affascinanti quanto inquietanti.

C’è molto da dire sulle sue attività e pubblicazioni, ma come è mia abitudine, lo lascerò fare al mio ospite.

 

MTDD: Horst, grazie per aver accettato questa intervista e per essere qui con noi oggi.

HK: Maria Teresa, grazie per il tuo invito e soprattutto per il tuo interesse per il messaggio di istruzione globale.

Hai riconosciuto l’importanza globale del messaggio educativo dei miei scritti, che devo trasmettere dalla fonte dell’intuizione ai “bambini del nuovo millennio”.

Con la tua intervista apri una sfera di influenza globale. Grazie per questo a nome dei bambini.

 

MTDD: Ti ringrazio. Horst, tu sei nato nel 1932 a Köslin in Pomerania, che, dalla fine della seconda guerra mondiale, appartiene alla Polonia. Sei vissuto lì fino al 1945, quando poi sei fuggito a Uetersen, una cittadina a nord-ovest di Amburgo, prima dell’invasione dell’Armata Rossa.

Che ricordi hai di quegli anni e di quegli eventi?

HK: Da ragazzo di dodici anni, non ero a conoscenza dell’effetto fatale di questo evento quando, la sera del 1 marzo 1945, mia madre e noi sette ci precipitammo tre chilometri al buio fino alla stazione ferroviaria. Ho continuato ad andare avanti, così come fanno i bambini. Quando siamo arrivati ​​a Uetersen, dopo un viaggio in treno di sei giorni, la mia anima era ancora scossa, si sentiva persa nel nulla.

 

MTDD: In che modo e in che misura questi eventi hanno influenzato la tua vita, carriera e pubblicazioni?

HK: L’esperienza di essere tollerato come rifugiato, senza una vera casa, potendo solo mangiare e vestirmi ed avendo solo il necessario per vivere, ha plasmato il mio atteggiamento di base nei confronti della vita: sono fondamentalmente grato per ciò che la vita mi ha dato, per tutto ciò che ho potuto fare e creare.

Nonostante tutte le esperienze dolorose, questi eventi hanno contribuito a convincermi della significatività di ESSERE LÌ [= consapevolezza della propria esistenza/di vivere la vita in piena consapevolezza]. Il filosofo esistenzialista danese Sören Kierkegaard formula questa convinzione come segue: “La vita è vissuta in avanti e intesa all’indietro”.

 

MTDD: Leggendo il tuo CV, soprattutto nel campo dell’istruzione, emergono innumerevoli argomenti e ruoli accademici e non accademici, da insegnante a preside, da preside a docente, a supervisore e a direttore dell’istituto.

Vuoi riassumerci le tue attività in questo settore?

HK: In tutte le mie diverse attività, funzioni, ruoli e compiti, le persone sono state al centro dei miei pensieri e delle mie azioni.

 

MTDD: Nel tuo autoritratto leggiamo: “Chi sono. ME STESSO! Lo sono sempre stato.

Quanto è importante capire chi siamo e vivere la nostra vita in piena consapevolezza e in armonia con i nostri valori?

HK: La risposta dell’uomo a questa domanda fondamentale della sua esistenza, CHI È, decide quale destino si prepara.

Due millenni e mezzo fa l’oracolo di Delfi rispose alla domanda

“Qual è il compito principale dell’uomo?”:

“RICONOSCI TE STESSO!”

 

L’autocoscienza, la consapevolezza del proprio SÉ, è la condizione fondamentale per vivere in armonia con se stessi, per essere d’accordo con se stessi, per essere in sintonia con se stessi nel cosmo interiore, per vivere in pace con se stessi.

Tale coerenza con se stessi ha successo quando si vive secondo convinzioni che determinano uno stato d’essere coerente. Uno stato d’essere coerente si basa su valori che migliorano la vita. Tali valori creano equilibrio omeostatico nell’organismo.

L’Homo sapiens ha la possibilità di creare un tale stato dell’essere organismico e virtuale come co-creatore nel proprio cosmo interiore con la capacità di autoregolazione. Questa opzione umana primordiale stabilisce la sua libertà e la sua dignità.

La condizione di base è la conoscenza del proprio vero SÉ.

 

MTDD: In che misura le conoscenze scolastiche imposte dal sistema distruzione interferiscono con la consapevolezza del proprio essere e ne ostacolano lo sviluppo?

HK: La conoscenza e l’apprendimento prescritti contraddicono la costituzione ontica dell’essere umano, la cui caratteristica principale è la vita in libertà. Il poeta di fama mondiale Jean Paul Sartre ha parole chiare per l’innata aspirazione alla libertà dell’uomo: “L’uomo è condannato alla libertà!”

Per giustificare ciò, nominerò alcuni dettagli di questa costituzione antropologica primaria:

Questa costituzione umana originaria è la base di una società democratica.

Questa costituzione originaria provoca la paura primordiale di ogni dittatore.

Questa costituzione umana primordiale ha portato al crollo del MURO in Germania.

 

E questa costituzione primordiale sta inducendo milioni di millennial cinesi a dire addio al sistema. Vivono nello stato del “Tangping”. “Tangping” significa non farsi strumento degli altri. “Per andare per la tua strada, con dignità. Anche se diventi un outsider e devi accontentarti di meno soldi”, dice la giovane cinese, che XIFAN YANG chiama Yao Feng nel suo articolo “Rivolta mentre sei sdraiato” sul settimanale DIE ZEIT del 13 aprile 2022. XIFAN YANG afferma: “I giovani non partecipano più. Si ritirano, escono, salutano il noi e si rivolgono allio'”.

Nel sistema scolastico tradizionale, attualmente dominato in 76 paesi dallo studio funzionalista PISA [Programme for International Student Assessment], bambini e adolescenti sono condizionati ad adattarsi per almeno dieci anni durante la fase di crescita del cervello. L’area cerebrale nella corteccia frontale per la regolazione del SÉ è impedita dal pieno sviluppo dall’apprendimento forzato. Con l’apprendimento forzato, non c’è riferimento esistenziale alla persona, al vero SÉ. Ciò ostacola lo sviluppo delle aree cerebrali necessarie per l’autogenesi.

Alla fine della scuola, i diplomati non sanno CHI SONO e cosa vogliono effettivamente.

 

MTDD: Nella tua home page dichiari:

“La conoscenza della scuola ha intasato il mio sistema e ha traboccato il mio cuore. Ci sono quasi annegato.”

Potresti elaborare questo concetto?

HK: Sono stato “legato” alla sedia di una scuola per ore, dovendo sentire cosa l’insegnante stava cercando di mettermi in testa. Quello che stava succedendo nel mio mondo interiore non mi interessava. Era tutto incentrato sull’argomento.

Gli insegnanti sono obbligati a trasmettere i contenuti di apprendimento prescritti in un tempo prestabilito e sono obbligati a valutare i prodotti di apprendimento degli studenti. I voti motivano e condizionano gli studenti proprio come i topi in una scatola di Skinner. I prodotti di apprendimento attesi vengono premiati con buoni voti, i prodotti di apprendimento scadenti vengono puniti con voti negativi.

Il mio cuore era guidato dalla paura di ottenere buoni voti per essere promosso al grado successivo. La mia salvezza è stata che ho lasciato il “carcere della scuola” e ho iniziato un apprendistato.

 (Horst Költze: Formazione ad orientamento antropologico degli insegnanti)

 

MTDD: Cominciamo dando uno sguardo ad alcune delle tue pubblicazioni.

Le primi sono state

Formazione degli insegnanti ad orientamento antropologico. (1981);

Formazione degli insegnanti – Teoria e pratica dei diversi modelli (Ed.). (1990);

Formazione degli insegnanti in transizione – Dal concetto di formazione tecnocratica a quella umana,

In: Ruth C. Cohn / Christina Terfurth (a cura di), Living Teaching-TCI for Schools

(1993),

Il Diario Pedagogico – Un passo verso la formazione responsabile.

In: Almut/Hoppe/Heike Hoßfeld (a cura di),

 La valutazione come processo – Dialogo tra autovalutazione e valutazione esterna. (2001)

 (Horst Költze: Pedagogia dell’autogenesi)

 

I primi tre titoli sottolineano l’importanza della formazione degli insegnanti di orientamento antropologico.

Ci puoi descrivere, per favore, l’orientamento antropologico, la teoria dei diversi modelli di formazione degli insegnanti e il passaggio da un’educazione ‘tecnocratica’ a una ‘umana’?

HK: Inizierò con un’intuizione fondamentale del filosofo esistenzialista Sören Kierkegaard:

“L’uomo pensa in categorie diverse da quelle in cui esiste.”

Questi due modi di essere, pensare ed esistere, formano il campo bipolare di tensione dell’unità umana. L’uomo integra entrambi i modi di essere operativamente nell’atto dell’azione.

Essere insegnante si svolge in classe come una trasmissione in diretta ogni minuto in cui il pensiero si concretizza in azione.

Le azioni pedagogicamente professionali richiedono un alto grado di consapevolezza di sé e degli effetti sugli studenti.

La professionalità pedagogica si sviluppa solo quando la formazione degli insegnanti integra entrambi i modi di essere, la categoria del PENSARE e la categoria dell’AZIONE, nel processo di formazione degli insegnanti.

La base di un tale processo di professionalizzazione di orientamento antropologico è l’immagine dell’uomo ontologicamente legittimata, in cui l’uomo è inteso come SÉ. Nella formazione degli insegnanti, attraverso il confronto con se stessi, la consapevolezza del vero SÉ si sviluppa in un processo di rappresentazione consapevole.

La rirappresentazione del SÉ è la condizione fondamentale della formazione umana.

 

MTDD: In che misura la valutazione di terze parti influisce sulla nostra autostima e cosa si può fare al riguardo?

HK: La misura in cui gli altri giudicano la nostra autostima dipende dalla nostra consapevolezza del nostro vero SÉ. Se la coscienza del proprio SÉ è sottosviluppata, nel cosmo interiore sorge un vuoto virtuale. Le persone di riferimento dominanti e i sistemi autoritari prevalgono allora in questo vuoto.

Cosa si può fare al riguardo?

Non appena il bambino dice IO, può prendere le distanze da se stesso ed è capace di confrontarsi con il SÉ. Questo significa confrontarsi con se stessi in situazioni appropriate e promuovere la loro libertà di prendere le proprie decisioni, assumendosi la responsabilità del proprio SÉ e dei propri simili.

La giustificazione antropologica della libertà di scelta risiede nella costituzione originaria dell’uomo. Ognuno ha la possibilità di fermarsi prima di reagire. Il fondatore della logoterapia, Victor E. Frankl, ha riconosciuto:

“C’è uno spazio tra stimolo e risposta. In questo spazio abbiamo la libertà e il potere di scegliere la nostra risposta. Nella nostra risposta sta la nostra crescita e la nostra libertà”.

Questa opzione di pausa è la condizione di base dell’AUTOregolazione. L’autoregolazione ha successo non appena l’uomo ha sviluppato uno standard autonomo di valori per se stesso. Quindi è indipendente dalla valutazione di terzi.

 

MTDD: I lettori che fossero interessati ad acquistare le tue pubblicazioni in che modo potranno farlo?

HK: I miei libri possono essere acquistati in qualsiasi libreria locale o ordinati tramite librerie Internet.

I miei saggi, come per esempio “Lo spirito evolutivo trasforma la coscienza educativa” possono essere scaricati gratuitamente da Internet.

 

MTDD: Horst, le tue pubblicazioni sono numerose e gli argomenti da trattare sono tanto interessanti quanto profondi. Possiamo continuare questa entusiasmante conversazione sul mondo dell’insegnamento e dell’apprendimento nella nostra prossima intervista.

Grazie ancora per aver partecipato. È stato un onore averti come mio ospite.

HK: Maria Teresa, grazie per avermi invitato a questa intervista.

(Horst Költze: Scuola nel terremoto dell’istruzione)

“Credit”- Dollari d’Arte in una mostra itinerante, da un’idea di Gerónimo Martínez Ganzó intervistato da Linda Randazzo.

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Mostra visitabile da Mojo Cohouse fino al 15 Giugno 2022 a Palermo.
dollaro di Antonio Curcio
Argentino, pittore, artista, in arte Guerou, lo incontro in una mattinata assolata, ha un grande cappello di paglia, mani intelligenti, gli occhi brillanti dell’ Argentina, i pantaloni pieni di colori, sul tavolo un caffè, dei dollari e soprattutto molti appuntamenti con tanti artisti; va’ di fretta a distribuire carte da un dollaro e a spiegare il suo progetto “Credit”. Siamo a Palermo, Guerou è un viaggiatore, artista puro, si vede, eppure comincia un discorso molto complesso sul denaro, a quel punto mi entusiasma ascoltare le sue deduzioni sul valore economico e sociale del denaro e la sua strategia per scardinare tutto questo con il potere dell’ arte. Dietro al suo progetto c’è davvero una teoria infallibile. Finalmente! È qui nella città assolata che decide di dare vita al suo progetto; incontra un altro artista Antonio Curcio, in arte B1 e con lui decide di organizzare un work in progress che si trasformerà in mostra itinerante. Non sappiamo quanti artisti incontrerà e quanti dollari raccoglierà, quanti dollari saranno riconvertiti in arte.
Guerou mi spiega che distribuisce dollari, in cambio chiede agli artisti, (quanti ne incontra), di dipingere sulla banconota più famosa del mondo, a loro modo, con il loro segno, lasciando su questi la loro traccia eterna, anche con collages o poesia visiva. Non fa distinzione tra artisti famosi e appena nati, tra professionisti e dilettanti. In sostanza chiede di riconvertire il valore relativo del dollaro in valore assoluto dell’ arte. Si, perché (come mi spiega), la peculiarità di questi dollari artistici è che nessuno potrà mai acquistarli. Qui sta la sua astuzia e la sua genialità, un dollaro che diventa “arte invendibile” è un’ opera d’ arte in sé, non è più una moneta. L’ arte finalmente non si piega a divenire oggetto economico soggetto a variazioni di valore, di mercato, di giudizi e di ogni criterio che possa essere relativo. L’ arte ha il potere di neutralizzare l’ economia, infatti è assoluta e non conosce alti e bassi del mercato. I dollari artistici di Gerónimo Martínez Ganzó sottraggono soprattutto l’ opera d’ arte alla prostituzione del mercato. Le banconote artistiche non sono più scambiabili con la moneta.
Il dollaro come sappiamo è l’ icona stessa del denaro nel mondo, è la moneta più conosciuta su questo pianeta terra. I capitali dei ricchi di tutto il mondo si valutano in dollaro. Mi spiega tutte queste cose donandomi un dollaro da “riconvertire”. Mi sembra quasi un’ operazione alchemica in cui si purifica la sporca materia in sublime sostanza spirituale, dal denaro all’ arte senza ritorno, dal basso verso l’ alto.
L’intervista continua dopo le foto:
immagini 1,2,3 : Geurou _”Credit” nello spazio Mojo Cohouse -Palermo, 2022.

                   

L.R: Caro Guerou mi vuoi raccontare come è nata l’ idea del tuo progetto?
G: Sulla base della riflessione sull’attuale mondo dell’arte, sulle aste con i prezzi che non si sono mai visti prima, sulla bolla dell’arte contemporanea e gli NFT.
L.R: Cosa intendi per “Credit”?
G: Il credito è la “fiducia”, fondamentalmente da lì arriva la parola. In questo modo, il denaro è stampato, con fiducia delle banche centrali e dai governi. Alla fine però stanno solo credendo su un foglio, in questo caso fatto di lino e cotone.
Il credito è anche degli artisti del progetto e di chiunque venga vederlo.
L.R: Cosa rappresenta per te il Dollaro? Raccontaci un poco la sua storia, dato che ha un’ immagine che è diventata quasi un’ icona eterna.
G: Il dollaro è la rappresentazione del mondo del denaro, tutti lo riconoscono. È un simbolo per molti, io sono sudamericano, e per noi lì ha un impatto incredibile sulle nostre economie. È puramente il simbolo del capitalismo in cui viviamo tutti.
L.R: L’ operazione di riconvertire un dollaro in opera d’ arte mi sembra veramente significativa, vuoi dirci cosa intendi esprimere esattamente con questo gesto?
G: Un invito per fare esprimere gli artisti….in realtà. Cerco di diffondere il messaggio e spero che lo facciano tutti insieme:  “Con i soldi puoi comprare l’arte ma la passione di fare arte è inestimabile”
L.R: Come mai hai scelto di chiedere a tutti i tipi di artisti, famosi e non, di creare un’ opera sul dollaro?
G: L’ idea dell’expo non discrimina gli artisti, visto che alla fine famosi, amatoriali, professionisti o massivi, sono tutti artisti e dietro c’è la passione per quello che fanno.
L.R: Dove trovi gli artisti a cui chiedere di creare un dollaro artistico?
G: L’idea è di contattarli in ogni luogo in cui è possibile portare la mostra, in modo che si conoscano anche nuovi artisti. Le reti di comunicazione tra artisti aiutano molto.
L.R: Quanti dollari hai raccolto in questo momento?
G: Attualmente ci sono circa 160 opere. Ci hanno inviato dollari da tutto il mondo!
L.R:Quale è il più profondo significato di rendere invendibile il dollaro artistico?
G: Il fatto che con l’arte si possa trasformare la società. In questo caso, il prezzo che è cambiato nel denaro, dà un valore aggiunto. Non è più denaro comune e non costa neanche il suo valore nominale.
Chi vuole contattarmi per collaborare a “Credit” o per gli artisti che vogliono un dollaro da trasformare in opera scrivete a:
L.R Quali sono le tappe della tua mostra itinerante?
G: fino al 15 Giugno 2022 h 10.00 – 13.00 da Mojocohouse a Palermo, spazio coliving che organizza anche residenze artistiche. info: https://mojocohouse.com/
Dal 17 fino al 24 Giugno- Bastión Constanza- Cefalù.
Dal 1 al 14 Luglio, Acqua beach resort. Spiaggia San Lorenzo.
16 Luglio, Sutera, Museo del Carmine.
24 Luglio, Realmonte, Galleria A Sud Artecontemporanea
Grazie mille!
Linda Randazzo
Guerou, Antonio Curcio e Giuseppe Arici ideatore del progetto Mojo Cohouse a Palermo.

 

Arci Porco Rosso Palermo

“Un incontro per il futuro” | di Meri Lolini

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“Il 30 ottobre 2019 è stata istituita in Senato la Commissione monocamerale di controllo per combattere razzismo, antisemitismo e ogni forma di istigazione all’odio. Una commissione fortemente voluta da Liliana Segre: la mozione n. 136, prima firmataria la senatrice a vita Liliana Segre, è stata approvata senza i voti di Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia che si sono astenuti (151 sì, 98 astensioni, nessun no).”Questo è quello che fu riportato dagli organi di stampa. La Presidente di questa Commissione è la Senatrice Liliana Segre. E’ stato un traguardo importante per la nostra società ed è un minuscolo punto segnato nell’insieme umanità. In virtù di forme diverse di razzismo e di odio sono state combattute le aspre guerre e di questo non dobbiamo dimenticare il sangue versato e le tante violenze, che sono state fatte in nome dell’antisemitismo nei tanti campi di concentramento. Sono state perseguitate milioni di persone per motivi razziali e armati i popoli per combattere i fantasmi dei colori della pelle e delle tante religioni. Questo è il primo passo normativo, che ha  segnato il nastro di partenza, per ribadire che siamo tutti uguali e liberi di credo sia politico che religioso oltre il colore della pelle. Nella storia dell’umanità per espandere confini geografici con l’intenzione del possesso e del dominio, sono state utilizzate correnti di pensiero basate su ideali razzisti ed antisemiti. In questo mondo abbiamo bisogno di concetti importanti e fermi, affinchè l’umanità non sia strumentalizzata e si metta in lotta con l’altro solo per il colore della pelle o per ideali sia politici che religiosi. Non diventiamo strumenti nelle mani e nelle menti dei pochi, per assecondare certe idee spudorate e contrarie ad uno sviluppo armonico delle civiltà del pianeta. Qui vorrei, citare il pensiero di Rita Levi Montalcini, che dice:”Per me quello che conta, in una persona, non è che sia ebrea o cattolica, ma che sia degna di rispetto. E sono convinta che non esistano le razze, ma i razzisti.” Sono pienamente d’accordo per fissare certi punti, perchè significa degnare di rispetto l’essere umano e dare a tutti la libertà di espressione e la possibilità del confronto sia ideologico che religioso, affinchè la nostra umanità sia arricchita e sia  più forte, per combattere il razzismo e tutte le forme di dittature, che abbiamo conosciuto anche nella nostra Europa. Primo Levi si esprime così: “Auschwitz è fuori di noi, ma è intorno a noi. La peste si è spenta, ma l’infezione serpeggia.” Sono convinta, che l’antibiotico che dobbiamo usare,per combattere questa infezione è senza nessun dubbio il principio attivo della DEMOCRAZIA ,da prendere con un dosaggio sostenuto e quotidiano. Grazie, alla Senatrice Liliana Segre per la sua testimonianza e per il suo impegno attuale, che ha permesso l’istituzione di questa commissione a salvaguardia dei valori importanti, sui quali deve basarsi ogni rapporto tra le persone e la messa al bando del razzismo, dell’antisemitismo e del palesarsi di episodi di odio nelle nostre comunità. Questo è custodire il bene prezioso della storia e regalare alle nuove generazioni un modello comportamentale molto nobile e l’unico degno di creare un progresso dignitoso per tutti noi. L’obiettivo è tramandare la storia dell’umanità attraverso le generazioni ed è proprio in questi giorni che la Senatrice Liliana Segre ha incontrato Chiara Ferragni,  per invitarla a visitare Il Memoriale della Shoah. Lei aveva fatto questa sua proposta durante la visita in via Ferrante Aporti, al Binario 21 interrato sotto alla Stazione Centrale, da dove partivano i treni diretti per i campi di Auschwitz-Birkenau.Pensando, che se Chiara Ferragni  andasse lì con lei , molti adolescenti si interesserebbero a questo argomento e verrebbero qui a vedere, quel che è successo a tante persone ed anche a quelle  che non sono mai tornate dal viaggio verso l’orrore.Solo così metteremo al bando e non ci faremo confondere da ideali razzisti e di odio, che mettono a repentaglio la sicurezza ogni giorno delle nostre famiglie. E’ necessario aiutare i più deboli e trovare le condizioni opportune per la loro vita indipendente e costruire una società senza barriere, per lo sviluppo e la crescita di una comunità evoluta nei diritti e nei doveri, che saranno tutelati dai valori della democrazia. Ecco che cosa pensava Ugo Foscolo :” L’odio è la catena più grave insieme e più abbietta, con la quale l’uomo possa legarsi all’uomo.” La Senatrice Liliana Segre con la sua testimonianza ed il suo impegno attuale, ha permesso l’istituzione di questa commissione a salvaguardia dei valori importanti, sui quali deve basarsi ogni rapporto tra le persone e la messa al bando del razzismo, dell’antisemitismo e del palesarsi di episodi di odio nelle nostre comunità. Questo significa custodire il bene prezioso della storia e regalare alle nuove generazioni un modello comportamentale molto nobile e l’unico degno di creare un progresso dignitoso per tutti noi. Chiara Ferragni è rimasta molto colpita ed incuriosita da questa proposta molto determinata e quindi ha accettato di incontrarla, per iniziare il grande percorso della trasmissione della storia all’umanità del futuro.

In Calabria per il cortometraggio. L’ultimo viaggio sulla vita del calciatore Calderaro | di Antonietta Micali

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Si aprono i casting a livello nazionale per il cortometraggio “L’ultimo viaggio” ispirato alla vita di Marco Calderaro

 Si dà il via al progetto cinematografico, che racconterà la vita del giovane calciatore Marco Calderaro, scomparso tre anni fa in un incidente stradale. In una calda alba d’estate. Nato da un’idea dell’avvocato e procuratrice sportiva Daniela Santelli, avrà la produzione Tempi Moderni, con i Produttori Esecutivi, Ermanno Reda ed Emanuele Ruvio. Mentre la sceneggiatura e la regia avranno la firma di Gianfranco Confessore. Il casting lanciato a livello nazionale, ha ad oggetto la ricerca di due attori professionisti. Una donna età scenica 30-50 anni, bella presenza ed un uomo età scenica 20-30 anni, altezza minima 1.80, fisico atletico-muscoloso. I ruoli indicati verranno regolarmente retribuiti e contrattualizzati. Il cortometraggio sarà girato in Calabria. La tempistica delle riprese sarà di 4/5 giorni. Il curriculum artistico e le foto dovranno essere inviati a casting.ultimoviaggio@gmail.com.

Due occhi verde mare, quello però tempestoso di fine estate, che si infrange burrascoso sugli scogli. E un sorriso che esprime tutta la gioia per la vita. Un ragazzo dai modi gentili. Un guerriero dal cuore nobile, educato e rispettoso, che trovava sempre il tempo per tutti. Una maglia numero nove, quella indossata dai bomber, quella intrigante, quella capace di far sollevare le folle quando gonfi la rete. Questo era Marco Calderaro.

Andrea e Sara: l’inossidabile coppia letteraria | Dopo il successo al «Salone del libro» ci svelano i loro progetti futuri

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Andrea Ansevini e Sara Marino

Andrea Ansevini e Sara Marino oltre a essere due grandi amici, sono anche due scrittori straordinari e fenomenali.

Questa inossidabile coppia letteraria, molto prolifica, da tempo sono scrittori ormai affermati nel panorama nazionale. Conferma che viene dalla loro partecipazione di coppia all’ultimo Salone del Libro di Torino dove assieme hanno dato vita a un firma copie congiunto e a ben quattro interviste nella sola giornata di sabato 21, di cui due solo presso lo stand della loro casa editrice, Le Mezzelane, dove hanno presentato i loro libri della saga, un’intervista radiofonica e un’altra ancora con una nota giornalista nazionale.

Andrea era presente con i libri “La porta misteriosa”, il best seller “Oltre la porta” e l’ultimo uscito “Dietro la porta”; Sara invece era presente con “Destino di sangue”, “La freccia del diavolo” e “Il volto dell’oscurità”.

Numerose sono state anche le persone che sono andate a conoscerli al loro stand dove a tutti quanti hanno firmato i loro libri e si sono concessi scatti fotografici con i loro fans che li seguono sempre con ammirazione nelle loro dirette.

Sempre assieme, da poche settimane, hanno concluso la terza edizione del noto “Salotto culturale di Andrea e Sara” dove hanno condotto, con frequenza settimanale, ben 28 puntate.

Sempre in coppia, sono stati anche spesso anche ospiti in altri programmi online, ben 175 negli ultimi tre anni, dove hanno presentato i loro libri.

Andrea Ansevini e Sara Marino

Sara e Andrea, siete stati assieme a presentare al Salone Internazionale del libro. Arrivare a Torino, è per voi una consacrazione ulteriore del successo che già avete?

  1. A) Per me più che una consacrazione, nonostante è la mia prima volta che sono stato e ho presentato al Salone del Libro, direi che è stata una vera emozione ed è stato il raggiungimento di un obiettivo che mi mancava dato che ho fatto moltissime presentazioni in giro per l’Italia. È stato inoltre modo di conoscere tanta gente reale dopo due anni di virtuale.
  2. S) Per me come ogni volta che mi trovo al Salone del Libro, è un’emozione unica. Direi che la cosa che amo di più di tutto è poter portare le amicizie e gli incontro virtuali, nel reale. Quindi diciamo che la consacrazione è più che altro soddisfazione di vedere dal vivo ciò che il lavoro su internet può portare.

Tutti quanti conosciamo la vostra inossidabile amicizia. Qual è il trucco della vostra sintonia letteraria?

  1. A) Nessun trucco, siamo semplicemente noi stessi con la passione per la scrittura e vari generi letterari che ci piacciono a entrambi, il piacere della lettura e avere ogni volta moltissime idee in comune, spesso pensiamo le stesse cose.
  2. S) Ma direi essenzialmente forse la passione per un genere letterario affine. Il piacere della lettura e del poi voler parlare di mille idee. Una fantasia bella polposa.

Andrea, avete solo questo progetto o ne avete anche altri?

  1. A) Ne abbiamo anche altri. Con Sara c’è una raccolta di nostri racconti dove Sara ha realizzato anche dei disegni e sicuramente sarà un libro self. Abbiamo poi anche un libro horror ancora tutto da definire e forse anche un romanzo gotico. Di mio invece ho un thriller ambientato in una acciaieria di prossima uscita, un horror scritto con la mia amica Francesca Compagno, uno tratto da una storia vera, anche questo di prossima uscita, un libro per bambini e delle fiabe riscritte in un modo molto originale e moderno. Ovviamente ho già mandato alla mia casa editrice altri quattro libri: un noir e le ultime tre parti della saga della porta.
  2. S) I progetti non mancano mai. Il mio cassetto delle idee è sempre pieno, così come i racconti sul pc, da ultimare. Ho comunque dei progetti finiti, già in lista di pubblicazione, quindi presto nuove storie vedranno la luce. Varierò un po’, un nuovo fantasy con creature nuove, un romance…

Sara, tu e Andrea tempo fa ci avevate detto che stavate scrivendo un libro fantasy futuristico, il primo libro che state scrivendo in coppia. A che punto siete e quando verrà alla luce questo progetto?

Il progetto c’è. Il tempo per poterlo scrivere purtroppo, molto meno. Vari impegni ci hanno frenato, ma prima o poi lo riprenderemo.

Andrea, visto che tu e Sara avete fatto molte cose assieme, come uscirà il vostro primo libro, avete già idea di fare anche delle presentazioni congiunte?

Non saprei cosa risponderti perché per ora non c’è nulla di certo, anche se presentare assieme sarebbe una cosa molto bella, purtroppo c’è da tenere conto del fattore “distanza” essendo io marchigiano e lei toscana. Per ora penso sicuramente di farne due congiunte, una nella sua città e una nella mia, però come detto, tutto da decidere.

Sara, da poche settimane si è conclusa la terza edizione del vostro salotto culturale dove avete ospitato la nota scrittrice nazionale Anna Fermi. Ci sarà la quarta? Se ci sarà, avrete qualche ospite di rilievo?

Finita questa edizione, adesso siamo in ferie. L’idea di una quarta edizione c’è, verso l’autunno. Dovremo vedere i vari impegni e le varie situazioni. Avere Anna Fermi tra gli ospiti è stata un’ emozione unica. Per i prossimi ospiti, tutti sono importanti.

Andrea e Sara, quale libro altrui consigliereste di leggere?

  1. A) Sicuramente il suo primo libro, “Destino di sangue”.
  2. S) Mmmm… bella domanda. Consiglierei ‘’Delitto in Casa Le Mezzelane’’.

Definitevi a vicenda con tre aggettivi.

  1. A) Per me Sara è fantasiosa, solare e simpatica.
  2. S) Allora, Andrea è: fantasioso, vulcanico, amichevole.

La voglia di fare a questi due autori non manca di certo, quindi non ci resta che aspettare qualche mese, per la nostra gioia, ma anche di chi li segue, rivederli di nuovo assieme.

Nell’attesa vi invitiamo a leggere i loro libri, di guardare i loro video online e di iscrivervi alle loro pagine Facebook “I mille fogli sparsi di Andrea e Sara”, “Andrea Ansevini” e “Rebecca la distruttrice”.

Una forma atipica di encefalite posteriore reversibile, simile nei sintomi ad una encefalopatia autoimmune| di Mirko Avesani

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Pubblicato su https://mobmagazine.it/blog/2022/06/una-forma-atipica-di-encefalite-posteriore-reversibile-simile-nei-sintomi-ad-una-encefalopatia-autoimmune-di-mirko-avesani/

in data 10 giugno 2022

Si tratta di un caso didattico che voglio presentare, conservare e approfondire coi dati della letteratura.

Questo perchè usualmente le cosiddette “encefalopatie posteriori reversibili” (altrimenti dette “PRES”) hanno presentazioni diverse da questo.

La posterior reversible encefalopathy syndrome (PRES) è una entità clinico-radiologica di recente definizione caratterizzata da edema vasogenico bilaterale, più frequente nelle regioni cerebrali posteriori, che si manifesta in soggetti con patologie autoimmuni, nefropatie, crisi ipertensive, eclampsia o dopo terapie citotossiche. Si manifesta con sintomi neurologici acuti: cefalea, nausea vomito, crisi epilettiche, calo del visus, e il quadro clinico in genere si risolve nell’arco di una-due settimane, essendo rare sia le complicanze, quali l’emorragia cerebrale, che le recidive (1).

La nostra paziente, invece, si presentava con un quadro ben diverso.

Si tratta di una donna relativamente giovane (del 1950), risultata confusa al risveglio. Giunta in PS, però, io vedo anche un deficit nella memoria esplicita episodico-autobiografica, e, dato che mi ha allarmato, non una dismetria (ovvero un deficit di coordinazione) ma una aprassia ideomotoria vera e propria.
A quel punto ho capito che vi era qualcosa che “montava”. L’ho ricoverata, l’ho sottoposta a rachicentesi ed è emerso che, a fronte di 0 globuli rossi, avesse 4 globuli bianchi, mononucleati, e 0.82 g/dL di proteine, un valore molto alto a fronte di bianchi non tanto alti. Si confermava il sospetto di una forma autoimmune, perchè una virale avrebbe avuto almeno 400-500 bianchi, e una batterica almeno 4000-5000. A meno che non si trattasse di forme di encefaliti particolari (come la West Nile o alcune forme di Leptospirosi). Ma, discusso il caso con la collega infettivologa, abbiamo chiesto stubito la sierologia per la West Nile, risultata negativa (2). Per scrupolo abbiamo fatto partire comunque tutto il pannello meningo encefalitico, risultato, come del resto si prevedeva, negativo.
Ma, una volta che abbiamo avuto la risposta della sierologia per la West Nile (dato che l’infettivologa consigliava prima di partire con una terapia specifica contro forme di encefalopatia autoimmune),  ho inziato il bolo steroideo (Solu Medrol 1 gr in 250 di soluzione fisiologica per 5 giorni) associato a immunoglobuline IgG) in vena (0.4 gr/Kg/die per 5 giorni, quindi 25 gr, in 5 boccette da 5 gr).
Successivamente abbiamo iniziato anche l’anticorpo monoclonale contro il covid-19 perchè la signora, nel frattempo, è risultata positiva al covid. Si è negativizzata, tuttavia, nel giro di qualche giorno.
Ecco cosa è emerso alle immagine neuroradiologiche.
La TAC cerebri in PS era nella norma.
TAC IN PRONTO SOCCORSO, NEGATIVA

Procedendo, alla RMN encefalo (aree cerchiate in rosso e verde) si vede l’infiammazione dei nuclei della base e dei talami bilateralmente. In sostanza, la signora poteva aver sviluppato  autoanticorpi anti nuclei della base, una forma rara di encefalopatia autoimmune.

PRIMA RMN ENCEFALO
PRIMA RMN ENCEFALO
PRIMA RMN ENCEFALO
PRIMA RMN ENCEFALO
Questa la prima parte. Credevamo di aver fatto diagnosi. Invece non era così.
La RMN eseguita dopo rachicentesi, suggeriva una encefalopatia da anticorpi anti nuclei della base, vista la negatività della sierologia per il virus della encefalite virale da West Nile.
Ma anche gli autoanticorpi sono risultati negativi. E il dato ci ha spiazzato.
Nel sospetto di una forma paraneoplastica ha eseguito la sierologia, risultata negativa.
Inoltre una TAC TOTAL BODY, risultata negativa.
Questa la risposta della TAC TOTAL BODY (18/05)
TC ADDOME COMPLETO SENZA E CON CONTRASTO
TC TORACE (SENZA E CON)
Quesito Clinico: paziente con sospetta encefalite autoimmune a possibile genesi paraneo,
richiedo TC body per ricerca di possibile lesione espansiva alla base della detta encefalite.
Esame eseguito senza e con mdc ev (110 ml Optiray).
TC TORACE
Non lesioni nodulari dei parenchimi polmonari. Piccole chiazzette addensative nei lobi inferiori. Non versamento pleuro-pericardico. Non linfoadenomegalie ilo-mediastiniche.
TC ADDOME
Nell’VIII segmento epatico formazione nodulare di 10 mm le cui caratteristiche di enhancement post-contrastografico sono suggestive per angioma; poiché non è mai stata descritta nei
precedenti esami ecografici si consiglia rivalutazione ecografica mirata o in alternativa esame RM. Vie biliari non dilatate. Nei limiti pancreas, milza, surreni e reni. Non idronefrosi. Vescica
vuota con catetere. Non espansi pelvici. Fecaloma in ampolla rettale. Non linfoadenomegalie addomino-pelviche. Non liquido libero. In corrispondenza del tetto acetabolare destro lesione focale di 2,2 cm compatibile con encondroma.
Il piccolo angioma è stato poi confermato da ecografia addominale.
Questa la risposta dell’ecografia (18.05).
ECOGRAFIA ADDOME SUPERIORE
Quesito Clinico: incremento delle transaminasi, richiedo ecografia epatica
Esame limitato dalle condizioni cliniche della pz.
Fegato regolare per morfologia volume ed ecostruttura , senza lesioni focali. Vie biliari non dilatate. Colecisti alitiasiche. Pancreas ( porzione cefalo somatica) e milza regolari. Reni regolari per morfologia e volume. Non dilatazione delle cavità escretrici.
Vescica ipodistesa con pareti di regolare spessore, senza lesioni aggettanti nel lume. Non raccolte fluide endoaddominali.
Sempre per escludere forme neoplastiche occulte, abbiamo anche proceduto con una  PET TC TOTAL BODY, la quale evidenziava, a livello cerebrale un ipometabolismo sulle regioni cerebrali posteriori. Escludeva invece accumuli di natura neoplastica.
Ecco la risposta della PET TC TOTAL BODY (30.05).
PET FDG
Classe di Dose (in conformità al D.Lgs 101/2020 art. 161 comma 5-6): PET FDG – CLASSE DI DOSE: III.
Quesito diagnostico: valutazione glicometabolica in sospetto quadro neurologico paraneoplastico.
Dati tecnico-strumentali: esame PET/CT eseguito dopo ca. 1 ora dalla somministrazione e.v. del tracciante/radiofarmaco di metabolismo glucidico (18F-Fluoro-deossi-glucosio (FDG) – Attività
somministrata: 189 MBq – Glicemia 84 mg/dl). Scansione PET estesa dal vertice al terzo medio dei femori, eseguita mediante tomografo dedicato ‘full-ring’ con cristalli di LSO, in modalità di acquisizione 3D. Scansione CT integrativa ‘low-dose’, non diagnostica e senza mdc, per correzione dell’attenuazione, co-registrazione e fusione con i dati PET. Ricostruite immagini del volume corporeo in sezioni transassiali, sagittali e coronali.
Referto
L’esame PET/CT ha documentato assai tenue, in atto non significativa, captazione di radioglucosio in addensamento polmonare di morfologia irregolare al segmento postero-basale del LIS, di possibile significato infiammatorio (residuo?) ma meritevole di monitoraggio prudenziale.
Limitatamente al potere risolutivo della metodica, non si rilevano aree di abnorme iperaccumulo di tracciante degne di rilievo nel restante volume corporeo esaminato.
A livello encefalico, infine, si segnala netto, simmetrico ipometabolismo parietale posterosuperiore e frontale bilaterale, con risparmio delle aree primarie, sospetto in prima ipotesi per patologia neuro-degenerativa.
Si allegano le immagini della PET TAC, assai suggestive.
Ecco le immagini
IMMAGINE PET
IMMAGINE PET
Infine, una seconda RMN encefalo di controllo, a quadro clinico in miglioramento è risultata nettamente migliorata, ma ci ha fornito la risposta al nostro cercare.
Questa la risposta, che ci ha sorpreso e ci ha fatto capire come mai si debba avere una visione a tunnel.
RM ENCEFALO E TRONCO ENCEFALO SENZA CONTRASTO (18.05)
Quesito Clinico: Sospetta encefalite (limbica vs prioni) ma in corso anche altri esami per encefaliti a liquor limpido (leptospirosi, tifo).-CoViD+ all`ingresso, da oggi negativa. -Sempre apiretica, esami nei limiti.-EON: non deficit motori AAII, RCP in flessione; AASS dubbio risparmio a dx in ipocinesia bilaterale;
Esame confrontato con precedente del 01/05/2022.
Anche al controllo odierno sono presenti notevoli artefatti da movimento con ridotta qualità diagnostica dell`esame; si osserva tuttavia un netto miglioramento del quadro neuroradiologico per sensibile riduzione delle alterazioni del segnale precedentemente segnalate a coinvolgere in maniera simmetrica le regioni profonde dei nuclei della base con coinvolgimento talamico bilaterale; al controllo odierno si osserva soltanto una sfumata iperintensità T2 FLAIR di tali regioni con interessamento della capsula esterna, bilateralmente, e con il segnale che si è sostanzialmente normalizzato nella sequenza pesata in diffusione.
Non sono comparse nuove alterazioni sovra e sottotentoriali.
La linea mediana è in asse. Invariati i restanti rilievi.
Quadro RM compatibile con una encefalite profonda in fase di netto miglioramento neuroradiologico, considerando le caratteristiche Rm e l’evoluzione del quadro rispetto al 01/05/2022 tra le ipotesi diagnostiche è da considerare anche una PRES atipica con coinvolgimento dei nuclei della base.
Presentiamo le immagini della RMN encefalo.
SECONDA RMN
SECONDA RMN ENCEFALO
SECONDA RMN ENCEFALO
SECONDA RMN ENCEFALO
Nel dubbio (in data 07.05) di encefalite profonda (del tronco), anche causata da virus a liquor limpido, era stata eseguita RMN del rachide cervico-dorso-lombare, risultata nella norma, per cui su questo versante eravamo sicuri.
Ecco la risposta.
Quesito Clinico: paziente ricoverata per stato confusionale ad insorgenza per acuta, positiva per COVID; lesioni di dubbia natura del talamo e dei nuclei della base
L’esame presenta qualche artefatto da movimento per limitata collaborazione della Paziente.
Lo studio del rachide in toto dimostra conservato l’allineamento vertebrale con tendenziale accentuazione delle fisiologiche curvature in lordosi cervicale e in cifosi dorsale.
Sostanzialmente regolare il segnale a provenienza dal midollo osseo endovertebrale con rilievo di 2 piccoli emangiomi vertebrali, a caratteristiche non aggressive, rispettivamente in corrispondenza di C5 e D9
A livello dei passaggi C4-C5 e C5-C6 si riconoscono minimi fenomeni di spondilosi marginalesomatica con riduzione degli spessori discali ed associate protrusioni discali in sede posteromediana che determinano impronte sullo spazio subaracnoideo perimidollare ventrale giungendo a lambire la superficie anteriore del midollo spinale.
Sostanzialmente regolari i restanti dischi intervertebrali che pure mostrano diffusi segni di disidratazione.
Il canale vertebrale è di dimensioni nei limiti di norma con sufficiente rappresentazione dello spazio subaracnoideo perimidollare.
Il midollo spinale conserva normale morfologia e non mostra alterazioni di segnale né zone di impregnazione patologica dopo somministrazione di mezzo di contrasto paramagnetico
ev. Regolare la regione del cono-cauda.
CONCLUSIONI: l’esame non dimostra significativi coinvolgimenti a livello del distretto vertebromidollare.
CONCLUSIONI
In conclusione, questo caso ci insegna a non coltivare mai “visioni a tunnel” nel percorso diagnostico. E’ stato giusto, invece, sin dall’inizio, tenere aperte tutte le ipotesi, dalle encefaliti virali a liquor limpido (da West Nile ad alcune forme di leptospirosi), alla forma paraneoplastica (da tumore in altra sede del corpo), alla forma autoimmune (da anticorpi anti nuclei della base). Pareva, invece, da subito “troppo” rapida una encefalopatia da prioni. Ma restava il dubbio di un “neurocovid”, per cui si è sondata anche quella strada ma la paziente non ha mostrato presenza di anticorpi presenti.
E’ stata comunque trattata ad ampio spettro, come da protocollo.
Col miglioramento clinico si è visto il miglioramento alla RMN encefalo che ci ha fornito un caso didattico: una forma atipica di PRESS (encefalopatia posteriore reversibile) ATIPICA, in quanto localizzata ai nuclei della base.
  1. Fisher et al. “Posterior reversible encephalopathy syndrome“, pubblicato in J Neurol, 2017 Aug; 264(8): 1608-1616
  2. Petersen et al. “West Nile virus: review of the literature“, pubblicato su JAMA, 2013 Jul;310(3):308.315

Il Brass Group a Una Marina di Libri 2022

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foto copertina libro fotografico BrassChrome

Il Brass Group a Una Marina di Libri 2022. Presentazione del libro fotografico BrassChrome a cura del Centro Studi. Un album di immagini a colori di Luigi Giuliana. Giovedì 9 giugno ore 22.00 concerto Alessandro Arno Trio guest Vito Giordano. Domenica 12 giugno presentazione libro fotografico BrassChrome ore 20.30  – Villa Filippina

foto Alessandra Arno Trio

Il Brass Group partecipa al Festival del Libro Una Marina di Libri  2022.  L’occasione è la presentazione del catalogo BrassChrome a cura del proprio Centro Studi diretto dal professore Domenico Cogliandro. Il testo verrà presentato domenica 12 giugno alle ore 20.30 a Villa Filippina con la partecipazione della giornalista Rosanna Minafò che incontra lo scrittore Santo Piazzese e lo stesso curatore, professore Domenico Cogliandro. Brasschrome è un album di immagini a colori di Luigi Giuliana. Scatti su pellicola per diapositive di concerti del Brass Group realizzati tra il 1976 e il 1990, al cui interno scorrono le immagini di diversi luoghi dove il Brass ha realizzato concerti ed incontri musicali come il Jazz Club. La storica sede del primo jazz club a Palermo in Via Duca della Verdura 82 che, in origine, era la cantina presa in affitto per le prove della Brass Group Big Band. Il Club venne inaugurato dal primo concerto di Irio De Paula, con Afonso Vieira, Manlio Salerno e Ignazio Garsia il 22 febbraio 1974. Ed ancora si vedono le foto della Big Band del Brass, oggi Orchestra Jazz Siciliana, uno dei motivi trainanti della nascita del Brass (come band di ottoni, brass, appunto) a Palermo. “La sua costituzione, scrive Luigi Giuliana, precede l’esistenza stessa del Brass come associazione musicale”. Sulla iniziativa interviene il professore Cogliandro “Brasschrome è il risultato di tre input che la Fondazione The Brass Group ha chiesto al proprio Centro Studi e alla Brass Jazz Library (unica biblioteca di jazz in Italia con certificazione OPAC), che hanno sede nei locali attigui al Teatro Santa Cecilia. In primis c’è la richiesta di sistematizzazione del patrimonio culturale del Brass, quindi la realizzazione di un servizio che possa essere utile alla città, e poi di mantenere alti il senso e gli indirizzi della ricerca. Le ritrovate fotografie a colori di Luigi Giuliana sono espressione di questo lavoro, e il catalogo – che contiene immagini inedite e tre testi (di Domenico Cogliandro, Gigi Razete e Rosanna Minafò) che lo accompagnano – ne è testimonianza”. Il 9 giugno alle ore 22.00 al Teatro Coop, è prevista l’esibizione del gruppo Alessandra Arno Trio composta da Luca De Lorenzo al contrabasso, Giulio Scavuzzo alla batteria, Alessandra Arno alla chitarra, guest Vito Giordano alla tromba. La scaletta dei brani reintepreta una selezione trata dagli archivi storici musicali della Fondazione The Brass Group.Premessa ad ogni brano, una ricolllocazione storica si autori e luoghi. Unico brano “antistorico” è un omaggio a Lorenzo La Marca, personaggio letterario creato da Santo Piazzese. Il Centro Studi del Brass Group promuove e realizza seminari, incontri, stage, ricerche, esposizioni. Stabilisce relazioni con enti e associazioni, soggetti pubblici e privati, per progetti di ricerca e di educazione alla cultura musicale contemporanea e del XX secolo. La sua attività  è rivolta all’archiviazione del patrimonio, nonché alla sua divulgazione e fruizione, ed è distinta tra Brass Jazz Library, Archivi del Brass ed Edizioni Brass Group. La Brass Jazz Library raccoglie e cataloga il patrimonio di monografie, riviste, musica su diversi supporti, partiture per orchestra e documenti. La storia del Brass Group si sostanzia nel patrimonio d’archivio, distinto in documenti musicali, audiovisivi, grafici, fotografici, articoli di stampa, carteggi, contratti e strumenti musicali. Gli archivi musicali raccolgono oltre mille partiture d’orchestra, registrazioni di centinaia di concerti dal vivo (su supporto Ampex, DAT, wav e mpeg) e registrazioni audiovisive dal vivo. L’archivio fotografico va ascritto principalmente a Luigi Giuliana (negativi b/w), Lucio Forte (digitali originari) e Arturo Di Vita: migliaia di scatti fotografici in corso di digitalizzazione e catalogazione. Da qui è nata la voglia di realizzare BrassChrome. Uno scorcio di vita vissuta in musica, una serie di scatti che vanno a stabilire una parte storica della vita del Brass Group per le generazioni presenti e per il recupero della memoria, la memoria che afferma il sodalizio tra il jazz ed il Brass Group.

foto Domenico Cogliandro

Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 – 334.7391972, info@thebrassgroup.it, www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup

Il siciliano Antonello Di Carlo nominato membro della Società dei poeti francesi

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Sociètè des poétes français

Martedì 7 giugno 2022 il poeta e scrittore siciliano Antonello Di Carlo è diventato il primo poeta residente in Italia ad essere stato accreditato come membro presso la celebre Sociètè des poétes français (Società dei poeti francesi). La nobile accademia è stata fondata nel 1902 da poeti d’oltralpe che si erano riuniti a Parigi per celebrare il primo centenario della nascita di Victor Hugo. Prima di separarsi, vollero perpetuare l’incontro per incontrarsi più spesso nella memoria di Victor Hugo e così ebbero l’idea di fondare la Società dei Poeti Francesi. Per questo, ogni anno nel mese di ottobre, la Sociètè des poétes français rende omaggio all’illustre autore nella cripta del Pantheon. I fondatori di questa fondazione furono i poeti José-Maria de Heredia, Sully Prudhomme e Léon Dierx, tutti e tre membri dell’Accademia di Francia.

Antonello Di Carlo