Home Blog

QUANDO UN’AMICIZIA CI DELUDE | di Daniela Cavallini

0
Daniela Cavallini

Amiche ed Amici carissimi, oggi desidero affrontare un (ri)sentimento che prima o poi amareggia molte persone: l’inspiegabile distacco dal legame amicale da parte di colui o colei che consideravamo alla stregua di una presenza imprescindibile nella nostra vita.

Non mi sto certo riferendo a cordiali conoscenze che, senza nulla togliere alla gradevolezza dei momenti di svago condivisi, non consideriamo parte essenziale della nostra vita.

Non si può essere Amici di tutti, anche se il termine è spesso abusato, soprattutto in ambiente Social. Personalmente conferisco un valore inestimabile all’Amicizia e, per questo, riservo cura e protezione a detto privilegiato rapporto.

Credo che la qualità di un rapporto affettivo, atta a determinarne la reciprocità, sia percepibile soprattutto a livello energetico e non solo attraverso la quantificazione del tempo trascorso insieme e/o al telefono o chat che sia.

Dedicare  interesse e cura ad un rapporto, significa semplicemente “esserci”, magari non necessariamente in presenza  se le circostanze intralciano momentaneamente il contatto fisico, ma “sentire” che di quella persona possiamo fidarci e saprà accogliere con amorevolezza il nostro eventuale sfogo – così come noi il suo – anche nell’impossibilità di offrire un aiuto concreto come, ad esempio, nel caso di una diagnosi medica infausta, un abbandono sentimentale o altro ancora. Naturalmente questo scambio confidenziale lo estendo anche ai momenti d’incontenibile gioia: nessuna vera Amicizia include la meschinità  dell’invidia.

Tuttavia, capita che anche il rapporto più stretto, sia suscettibile di momenti meno armoniosi e non escluda neppure il litigio, ma la serenità è presto recuperata perché affetto e stima superano le divergenze ed inducono con urgenza al chiarimento. Delucidare con serenità una situazione, non implica l’assoggettarsi  obtorto collo alla posizione dell’Amico/a per fare pace – sarebbe sottomissione – e neppure volerlo/a  convincere della propria idea – sarebbe manipolazione -, significa accettare nel reciproco rispetto idee differenti, senza nulla togliere alla qualità del rapporto.

Il rapido declino – precursore dell’inesorabile fine di un’Amicizia -, si manifesta nel constatare comportamenti  agìti in malafede.

Certo, la percezione del fattore scatenante la nostra delusione è soggettiva, tuttavia non di rado, quando il malessere si palesa e la parte offesa ricerca un chiarimento attraverso un contatto che viene subdolamente negato (“ti chiamo e ne parliamo” ma sparisce, mi pare l’esempio più gettonato) beh…direi che forse non il livello di percezione, ma  “il fattore” stesso diviene oggettivo, così come la mancanza di rispetto.

Un abbraccio

Daniela Cavallini

LUIGI DAL CIN INCONTRA GLI ALUNNI DELLA SCUOLA PRIMARIA DELL’IC PRIMO MILAZZO – ANTONIETTA MICALI

0
LUIGI DAL CIN

LUIGI DAL CINGli alunni della Scuola Primaria Dell’IC Primo Milazzo il 14 marzo , incontreranno l’autore Luigi Dal Cin. L’incontro spettacolo si terrà nell’Auditorium della Scuola Secondaria di Primo Grado G. Garibaldi dalle 8:30 del mattino. Sarà sicuramente una mattinata indimenticabile. La lettura è un alimento indispensabile per la mente, produce emozioni ed è un elemento imprescindibile per la narrazione. Le insegnanti della Scuola Primaria hanno quell’importante ruolo di educare i bambini a conoscere i fonemi e saperli utilizzare per comporre parole, frasi e dare libero spazio alla creatività. Consapevoli di essere una guida importante per l’arricchimento culturale degli alunni, hanno programmato sin dall’inizio dell’anno scolastico un progetto lettura che ha coinvolto tutti gli alunni. Sono stati letti tanti libri e molti sono stati i viaggi fatti attraverso la fantasia, ma l’incontro con l’autore è sempre un momento magico, soprattutto se l’autore non è il solito autore, ma è uno che ha calcato vari teatri , che ha scritto moltissimi libri ed è Luigi Dal Cin.Ma te lo immagini questo scrittore da piccolo?
Pensi che andasse bene in italiano? Che fosse bravo a scrivere?
Cosa lo avrà convinto a fare lo scrittore?
Un coinvolgente incontro-spettacolo con Luigi Dal Cin strapperà sorrisi e riflessioni ai nostri alunni dei plessi primaria Piaggia,Capo e Tono, raccontando la forza vitale ed esplosiva della lettura e della narrazione..
Luigi Dal Cin ha pubblicato oltre 100 libri di narrativa per ragazzi tradotti in 14 lingue (inglese, francese, spagnolo, tedesco, portoghese, giapponese, mandarino, cantonese, coreano, thailandese, russo, turco, polacco, danese) ha già ricevuto premi nazionali di letteratura per ragazzi, tra cui il Premio Andersen 2013 come autore del miglior libro 6/9 anni e il Premio Gigante delle Langhe 2023 come autore del miglior romanzo 11/14 anni. Nel 2017 ha ricevuto il Premio Troisi per la sua attività di scrittura per ragazzi e di incontri-spettacolo con gli alunni di tutta Italia.
Autore e regista per il teatro, ha collaborato con l’attore e conduttore radiofonico Marco Presta. In occasione delle Olimpiadi di Lingua Italiana 2011 organizzate dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ha tenuto una Lectio Magistralis sullo scrivere per ragazzi all’Accademia della Crusca, a Firenze.
Scrive e dirige la collana Uniti per crescere per raccontare la disabilità ai più piccoli.
Tra i suoi libri pubblicati: La festa della luna, Matteo, la luna, il sole e la signora Stella Polare, Ceneruttola e Neropece, Rane, principi e magia, ; La pietra di luce The musical tree, L’orto delle fiabe, The moon in the lake, ; La zuppa del venerdì, ; Small railroad things, La fiaba del Vajont Cenerentola ovvero la scarpetta di vetro ; Primo giorno di scuola nella foresta Il canto del mare ; Storia di un ciliegio ; Le Mille e Una Storia d’Oriente The fisherman’s dream Ranocchi nel fango La collina dei draghi e La strega megera Le voci dei Tamtam, dieci fiabe dall’Africa L’épidémie d’imagination ; Storia Meravigliosa (e un po’ scomoda) di un’Autentica Principessa ; Like the Waves of the Sea Turandot ; Favolosi intrecci di seta, fiabe dall’Estremo Oriente ; The musical tree The full moon makes me have a dream Small railroad things – I draghi, i cavalier, l’audaci imprese, le biciclette ; La casa del vento ; Ranocchi nel fango ; Andrea Palladio ; I canti dei ghiacci, fiabe dalle Regioni Artiche ; The Giant’s Hill ; The Sun and the Cloud ; Rane, principi e magia in Rane, principi e magia. Le migliori storie del Premio Cordone ; E il lupo non passa! Echi d’oceano, fiabe dall’Oceania ; Insieme si fa festa! I Mirabolanti Viaggi di Nicky Stoppino, investigatore privato ; Al di là, papà! Chardin tra le righe ; A Ritmo d’Incanto, fiabe dal Brasile ; Un mare di amici… Quel vento magico a Parigi! Il Grande Albero delle Rinascite, fiabe dalle terre d’India Ho sognato! – Le avventure del cavaliere senza nome Nel cuore della notte – Georges de La Tour a Milano Musica nel bosco Lo strano caso dell’esploratore Stanley Livingstone L’Orlando Curioso ; Nel Bosco della Baba Jaga Cappuccetto Rosso, una fiaba moderna Wiligelma Cook – Bellezza chiama bellezza, tesoro chiama tesoro ; Il favoloso quaderno della piccola sorella Grimm ; Ciak, il Cinema! Lo sguardo di Michelangelo Storia Meravigliosa (e un po’ scomoda) di un’Autentica Principessa I Sogni del Serpente Piumato – Fiabe e leggende dal Messico La Calaca Llora y la Serpiente Sueña – Cuentos y leyendas de México Nella vecchia fattoria Il puzzle di Matteo Il Canto delle Scogliere – Fiabe e leggende dalla Scozia Improvvisando! Sotto le ali del vento, La fiaba è servita! – Cibi incantati dall’Italia ; Il deserto fiorito Scrivila, la guerra Orlando Pazzo nel Magico Palazzo ; Sulle ali del condor – Fiabe dal Cile Le Delizie e l’Unicorno, Lo sguardo fragile, Pablo, il carretto e l’aquilone ; No, la zuppa no! Afferra la cima! EsopoRap Memorie di un ciliegio Fiori e fulmini ; Negli occhi di Luna, i falò, Nuvole a dondolo

Un viaggio magico tra le favole del “Bosco Incantato” di Indiana: un inno alla diversità e all’empatia.

0

Immersi nel cuore del Bosco Incantato, le favole brevi di Indiana ci guidano
attraverso un viaggio emozionante, svelando schermaglie, astuzie e insidie che
rispecchiano il complesso intreccio della vita umana. In questo regno magico, ogni
animale diventa un ambasciatore della diversità, incarnando un mondo di sfumature e
connessioni.

Il Gufo Spiritello, con gli occhi che racchiudono saggezza infinita, diventa un
simbolo della profondità interiore che spesso trascuriamo. Il Pipistrello Nerino danza
tra le ombre, offrendoci un’immersione nel mistero della notte e aprendo la nostra
mente a nuove prospettive. La Civetta Scintilla, con il suo sguardo luminoso, ci invita
a riflettere sulla bellezza che si trova nell’accettazione della diversità.

I protagonisti come l’Istrice Spinosa, sempre pronto a difendere i suoi amici con gli
aculei che lo contraddistinguono, ci insegnano che ognuno di noi può contribuire con
le proprie peculiarità. La storia struggente della Volpe Birba, preda del lupo, mette in
luce la drammaticità della vita, ma la richiesta d’aiuto della lepre prigioniera ci
ricorda che il gioco di squadra può essere la chiave per superare le avversità.

Attraverso la penna di Indiana, il Bosco Incantato diventa un rifugio per la diversità
che unisce. Ogni animale, con la propria storia unica, diventa un messaggero di
empatia e comprensione. Questa raccolta di favole, che inizialmente sembra rivolta ai
più giovani, si rivela un viaggio empatico anche per gli adulti. Indiana ha creato un
capolavoro che non solo accende la fantasia dei bambini, ma intreccia un filo sottile
che tocca il cuore degli adulti, facendoci riflettere sulla bellezza di abbracciare le
diversità per costruire un mondo più armonioso.

In conclusione, “Il Bosco incantato” ci invita a esplorare il potere della diversità e
della connessione umana, dimostrando che, nel cuore di ogni storia, batte un richiamo
universale all’empatia e alla comprensione reciproca. Un libro che si insinua
dolcemente nell’anima, donando un messaggio di speranza e amore per la ricchezza
della diversità che tutti portiamo con noi nel nostro viaggio attraverso la vita.

Biografia dell’ autrice:Indiana poeta scrittrice scopre la sua passione per la scrittura sin da piccola a Pisa. La sua città .Scrive articoli per riviste e piattaforme poetiche. Vince premi di poesia a concorsi internazionali, pubblica libri di narrativa poetica e narrativa per ragazzi. Il suo libro d’esordio: “Solo Due parole”, in seguito sono apparsi “Il Gufo Spiritello Racconta”, “Lettere D’Amore”, “Come una Ballerina”, “Acquamarina” , “Eterne Rose” e il Bosco Incantato” Ogni sua poesia un abbraccio che consola, un messaggio di speranza nel gioco dei sentimenti e nei silenzi del cuore.

“TU E IL TUO ALUNNO” (H. Koeltze & M. T. De Donato, 2023) ǀ Recensione Prof.ssa Giovanna della Bella

0

 

Il saggio di H. Koeltze e M.T. De Donato effettua una profonda analisi sul sistema educativo, anche italiano, che risponde a parametri statistici “imposti” dall’OCSE.

L’esperienza e la formazione dei due emeriti autori conducono il lettore in un percorso che focalizza i fattori negativi del nostro sistema scolastico.

Innanzitutto si considera disumano lo spirito economicista dell’OCSE, che mira a formare i bambini come se fossero “materiali di consumo”. Ogni alunno, poi studente, entra nella Scuola portando con sé un bagaglio di esperienze, frutto di un vissuto familiare e ambientale, che è da prendere in considerazione prima di innestare un processo educativo che va a formare la persona.

Tutti sono disposti all’apprendimento purché imparino in libertà con il loro interesse, quindi la Scuola dovrebbe mettere i suoi utenti a proprio agio senza essere discriminante né selettiva.

Nella mia esperienza lavorativa, in qualità di docente, ho potuto constatare personalmente le difficoltà, le carenze del sistema scolastico, che si è “sforzato” di operare delle riforme per ottenere obiettivi più mirati alla formazione dei discenti. Ma la realtà in cui opera la Scuola varia, dai piccoli centri abitati alle città metropolitane, da Nord a Sud, ogni contesto offre un panorama diverso di esigenze alle quali bisognerebbe rispondere.

Si potrebbe fare ancora un accenno alle strutture degli edifici, in cui sono allocati gli Istituti, che non sono adeguati e quindi ogni giorno gli studenti entrano in un “carcere” dove non possono sviluppare “il loro pieno potenziale umano”.

In tutto ciò, come il docente deve espletare la sua funzione (che io chiamerei missione)? Quale ruolo devono assumere i genitori che vanno alla ricerca della “migliore offerta formativa” per i loro figli?

Anche a questi interrogativi gli autori formulano delle proposte adeguate.

Complimenti al professore Horst Koeltze e alla poliedrica Maria Teresa De Donato per aver prodotto un saggio di alto valore e significato, nel quale la tematica trattata è stata presentata con snellezza ed essenzialità, ma intensa e ricca di argomentazioni che solleticano a fare tante riflessioni.

Il testo è schematico nella sua veste tipografica, per cui giunge immediato il messaggio, che è sì sintetico e lapidario, ma denso di molteplici riferimenti culturali e di importanza globale.

Sono convinta che “TU E IL TUO ALUNNO” sia un valido scritto per genitori, insegnanti, operatori scolastici, governanti, tutti responsabili dell’educazione dei giovani.

Gli autori suggeriscono di essere fiduciosi in una rinascita della Scuola; tutti speriamo di formare cittadini che nella società del domani possano spendere le loro competenze, acquisite in libertà e non per imposizione, per migliorare e progredire il benessere non solo materiale ma anche e soprattutto umano e sociale.

 

“D come Davide. Storie di plurali al singolare”, intervista a Davide Rocco Colacrai | di Serena Derea Squanquerillo

0
DAVIDE-ROCCO-COLACRAI-PRIMO-PIANO

Oggi ho il piacere d’avere ospite il poeta toscano Davide Rocco Colacrai, che ho intervistato per parlare della sua poetica e della nuova sua silloge “D come Davide. Storie di plurali al singolare”, edita da Le Mezzelane Casa Editrice. Conosciamolo meglio.

Ciao Davide, benvenuto. Ci racconti un po’ di te e di come è iniziata la tua esperienza con la scrittura?

Innanzitutto è importante, per me, poterti ringraziare per la tua ospitalità.

Sono convinto che l’urgenza di scrivere, che mi brucia dentro, abbia trovato la sua origine nel fatto che, sin da quando ero bambino, avevo delle domande e dei dubbi che mi tormentavano a cui i grandi, i genitori in primo luogo, non riuscivano a rispondere o a rispondere adeguatamente, vuoi perché non avevano essi stessi gli strumenti, vuoi perché impegnati com’erano non avevano tempo o non ritenevano i miei interrogativi fondamentali per la vita quotidiana e le sue difficoltà, vuoi perché non era considerata cosa normale che un bambino si interessasse a cose appartenenti a una dimensione diversa, che trascendeva quella infantile, e oggi direi anche quella adulta.

Quindi solo con me stesso, stretto in questo meraviglioso universo che trovava casa nel mio cuore che era il cuore di un bambino, ho dovuto esprimere verso l’esterno tutto quello che accadeva dentro, ed era – ed è ancora oggi – tanto.

Tu sei un poeta. La tua ultima silloge s’intitola “D come Davide. Storie di plurali al singolare”. Ci spieghi il significato di questo titolo?

Mi piace pensare che quando condivido una storia – perché le poesie sono portatrici di storie –, nell’atto stesso della condivisione, quella storia non rimane più di chi la racconta, ma diventa di e appartiene a chi la legge e vi si riconosce e riconoscendosi scopre che, in questo mondo che ci appare infinitamente grande, non è solo come pensa di essere.

Ogni poesia è una famiglia. E mi piace pensare anche che, in ogni poesia, ci sia la possibilità di individuare qualcosa di mio, un elemento che mi identifica, e così poesia dopo poesia, frammento dopo frammento, scoprire quello che sono, sia come uomo sia come poeta.

Agli Amici della Musica l’omaggio a Giacomo Puccini nel centenario della morte | Lunedì 4 marzo ore 17.15, Politeama Garibaldi

0
Monaldo Braconi

Monaldo Braconi eseguirà le Fantasie su opere di Giacomo Puccini composte per pianoforte da Émile Tavan.

Nell’anno delle celebrazioni del centenario della morte di Giacomo Puccini, l’Associazione Siciliana Amici della Musica dedica al compositore lucchese il concerto Vissi d’arte… magia di un mito che, lunedì 4 marzo alle ore 17.15 al Politeama Garibaldi, vedrà protagonista il pianista Monaldo Braconi eseguire le Fantasie composte sulle partiture pucciniane più celebri.

Il 1924 segna la fine di un’era nella storia della musica, quella delle folle che accorrevano per la nuova opera e affollavo i grandi teatri. Giacomo Puccini è considerato l’ultimo esponente di quel mondo musicale nel quale il pubblico si ritrova sempre meno: con la morte del compositore, di cui quest’anno si celebrano i cento anni, scorrono i titoli di coda di un’epoca sulle note dell’incompiuta Turandot.

Omaggiare questo anniversario, vuol dire omaggiare un modo di fruire la musica operistica da parte del pubblico che, oltre ai palchi e alle platee dei teatri, amava ascoltare i grandi successi anche in casa. Ecco dunque la grande diffusione di riduzioni e spariti facilitati per pianoforte delle arie e delle ouverture più celebri destinati agli amatori, ma anche trascrizioni per professionisti dalla struttura complessa che racchiudevano in poche pagine l’intera essenza dell’opera.

Il concerto proposto al pubblico degli Amici della Musica ripercorrerà un’ampia parte della carriera di Puccini attraverso le Fantasie composte da un contemporaneo del Maestro: Émile Tavan. Questo excursus musicale prenderà il via da Manon Lescaut, primo grande successo del compositore del 1893, proseguirà con La bohème, titolo del 1896 che segnò la definitiva affermazione di Puccini e poi ancora con  Tosca, Madama Butterfly, La fanciulla del West e, infine, Gianni Schicchi, atto comico del 1918 tratto dal XXX Canto dell’Inferno dantesco. All’esecuzione delle Fantasie su questi capolavori operistici, saranno alternate delle rarissime pagine per pianoforte solo composte da Puccini.

Al pianoforte Monaldo Braconi, docente di pianoforte presso il Conservatorio di Musica “A. Casella” dell’Aquila, diplomato al Conservatorio di Musica S. Cecilia con il massimo dei voti e la lode. Il suo perfezionamento è avvenuto con Massimiliano Damerini, Oleg Malov (presso il Conservatorio Rimskij-Korsakov di S.Pietroburgo), Riccardo Brengola (presso l’Accademia Chigiana di Siena), Sergio Perticaroli e Felix Ayo (presso l’Accademia Nazionale di S. Cecilia di Roma), ricevendo ovunque importanti riconoscimenti. Tra le varie registrazioni, proprio il cofanetto di tre cd dedicati alle Fantasie su opere di Giacomo Puccini composte da Émile Tavan.

I biglietti del concerto, dal costo di 10€ per la gradinata fino a 20€ per la poltrona, sono in vendita sia online sul sito www.amicidellamusicapalermo.it che nei tre punti vendita convenzionati: Box Office del Mondadori Point di via Mariano Stabile 233 (tel. 091 335566), lo Spazio Cultura Libreria Macaione di via Marchese di Villabianca 102 (tel. 0916257426) e Mondadori Bookstore di via Roma 270 (tel. 091361064).

Box Office

Mondadori Point, via Mariano Stabile 233 (tel. 091 335566)

Spazio Cultura Libreria Macaione, via Marchese di Villabianca 102 (tel. 0916257426)

Mondadori Bookstore, via Roma 270 (tel. 091361064)

 Info

www.amicidellamusicapalermo.it

“I Prescelti – Il trono di Uther” di Gianluca Salmi | di Serena Derea Squanquerillo

0

Segnalo l’uscita del nuovo romanzo edito dalla VGS Libri, dal titolo “I Prescelti – Il trono di Uther” volume 1, scritto da Gianluca Salmi e ora disponibile su tutti gli store online.

Questo intenso thriller ha come protagonista un docente di letteratura francese, Riccardo Costi, coinvolto in una serie di eventi misteriosi dopo una conferenza su un antico manoscritto. Un bigliettino anonimo e un cadavere misterioso porteranno il protagonista in un’avventura piena di suspense e colpi di scena.

Sinossi:

A conclusione di una conferenza su un enigmatico manoscritto del XV secolo, l’”Hypnerotomachia Poliphili”, il docente universitario di letteratura francese Riccardo Costi riceve un misterioso bigliettino da un illustre avvocato bolognese, il cui cadavere viene rinvenuto lo stesso giorno dalla polizia. Per Costi, il principale sospettato dell’omicidio, è l’inizio di una corsa contro il tempo, in giro per il mondo, alla ricerca del segreto nascosto in antichi documenti appartenuti a Jules Verne, sulle cui tracce sono già da tempo l’Intelligence Britannica e due ordini cavallereschi, in lotta tra loro dalla notte dei tempi. Da Amiens a Bologna, dalle Piramidi Egizie alle remote terre dell’Antartide, è una continua girandola di colpi di scena che accompagnano il lettore verso l’Enigma finale. Perché accettare di essere il Prescelto non è mai una scelta facile. E i segreti pesano come macigni sui destini degli uomini.

KRZYSZTOF URBAŃSKI TORNA SUL PODIO DELL’ORCHESTRA RAI 

0
Krzysztof Urbański_PiùLuce©2023_24_N12-139

Con lui Marie-Ange Nguci per il Concerto per la mano sinistra di Ravel. Giovedì 29 febbraio a Torino, su Radio3 e in streaming su raicultura.it. Replica venerdì 1 marzo.

Krzysztof Urbański29(c) Marco Borggreve

Dopo il successo del suo debutto a inizio febbraio, torna sul podio dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai Krzysztof Urbański, protagonista del concerto in programma giovedì 29 febbraio alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, con collegamento in diretta su Radio3 Rai e in live streaming sul portale di Rai Cultura. Replica venerdì 1° marzo alle ore 20.

Ospite di orchestre tra le più prestigiose come i Berliner Philharmoniker, la Staatskapelle Dresden, la Gewandhausorchester Leipzig, la London Symphony Orchestra oltre alle grandi compagini americane, Urbański è direttore principale dell’Orchestra Sinfonica di Berna. Nel corso della carriera è stato a capo dell’Orchestra Sinfonica di Indianapolis e della Trondheim Symphony, oltre che direttore ospite principale della Tokyo Symphony, della NDR Elbphilharmonie Orchestra e dell’Orchestra della Svizzera italiana.

Già nel suo primo concerto con l’OSN Rai il direttore polacco aveva aperto il programma con un brano contemporaneo, proposto per la prima volta a Torino: Orawa per orchestra d’archi, di Wojciech Kilar. Anche questo suo secondo impegno parte dalla musica di oggi, con la prima esecuzione italiana di The Shining One per pianoforte e orchestra di Guillaume Connesson, uno dei compositori francesi più eseguiti al mondo: vincitore di due Victoires de la Musique, nel 2015 e nel 2019, e del Grand Prix de la Sacem nel 2012. Commissionato dalla Royal Scottish National Orchestra, il brano ha debuttato il 28 marzo 2009 alla Glasgow Royal Concert Hall con Jean-Yves Thibaudet al pianoforte e la Royal Scottish National Orchestra diretta da Stephane Deneve.

A interpretarlo a Torino insieme a Urbański è chiamata la pianista franco-albanese Marie-Ange Nguci, che ha debuttato con la compagine Rai esattamente un anno fa, nel febbraio 2023. Nguci ha suonato in sale come il Musikverein di Vienna, il Concertgebouw di Amsterdam, la Suntory Hall di Tokyo, la Tonhalle di Zurigo, ma anche all’Opera House di Sydney e di Oslo, e in festival come quelli di La Roque d’Anthéron e di La Grange de Meslay.

Oltre al brano in prima italiana di Connesson, Nguci propone una delle più celebri e originali composizioni del repertorio pianistico: il Concerto per la mano sinistra per pianoforte e orchestra di Maurice Ravel.

Commissionato dal pianista Paul Wittgenstein – fratello del grande filosofo Ludwig – che perse il braccio destro sul fronte durante la Prima Guerra Mondiale, il brano fu scritto da Ravel tra il 1929 e il 1930 seguendo le evidenti restrizioni che la commissione imponeva. “Il timore delle difficoltà non è mai tanto vivo quanto il piacere di misurarsi con loro e, se possibile, vincerle” disse il compositore a proposito del lavoro. Dal canto suo Wittgenstein non fu mai fedele alla partitura, sulla quale intervenne con improvvisazioni e modifiche personali deplorate da Ravel.

Chiude la serata la Sinfonia n. 5 in re minore op. 47 di Dmitrij Šostakovič, scritta nel 1937 all’indomani degli attacchi della censura di regime contro le tendenze formalistiche dell’opera Una Lady Macbeth del Distretto di Mcensk. Con il proposito di attenuare la sua immagine di artista pericolosamente al di fuori degli schemi del realismo socialista, Šostakovič ritirò la Quarta Sinfonia che aveva scritto nel frattempo e presentò la Quinta in occasione del ventesimo anniversario della Rivoluzione d’ottobre. Grazie a un linguaggio solo in apparenza semplificato e ottimistico, il brano gli procurò un immediato riscatto senza intaccare la sua personalità autoriale.

I biglietti per il concerto, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.

L’ENIGMA DI SALOME SECONDO BARRIE KOSKY ALL’OPERA DI ROMA

0
SALOME_Ambur Braid (Salome) und Christopher Maltman (Jochanaan)_@Monika Rittershaus-Oper Frankfurt_4256

Il regista australiano torna al Costanzi con un’intensa rivisitazione del dramma di Strauss diretto da Marc Albrecht. Prima giovedì 7 marzo in diretta su Radio3 Rai. Repliche fino al 16 marzo.

Marc Albrecht_ph Melle Meivogel

 Torna all’Opera di Roma, dopo il successo del Flauto magico messo in scena al Costanzi nel 2018, il regista australiano Barrie Kosky, conteso dai principali festival e teatri del mondo e vincitore nel 2023 del Premio Abbiati della critica italiana. Dal 7 al 16 marzo Kosky propone il capolavoro di Richard Strauss Salome, tratto da Oscar Wilde, in un allestimento già apprezzato a Francoforte nel 2020, che si interroga su chi sia la fanciulla di Galilea. La sua identità sfuggente sembra piuttosto definirsi attraverso lo sguardo degli altri personaggi, tutti immersi nel buio di un’inquietante scatola nera, illuminata di tanto in tanto da coni di luce. Sul podio sale uno degli interpreti straussiani più riconosciuti: Marc Albrecht. La temibile parte di Salome è affidata a Lise Lindström, al debutto sul palco dell’Opera di Roma. Scene e costumi sono a firma di Katrin Lea Tag, mentre le luci di Joachim Klein.

Ispirato dalla tragedia di Wilde, in cui convergono sensualità e ascetismo religioso, Richard Strauss compone questo dramma in un unico atto nel 1905, elaborando lui stesso il libretto sulla base della traduzione tedesca di Hedwig Lachmann. Il compositore estremizza il conflitto tra Salome e Jochanaan – la principessa chiede la testa del profeta al suo patrigno Erode perché il suo amore è rimasto insoddisfatto – arricchendo il linguaggio con un’intensità fino ad allora inedita. Barrie Kosky sceglie di raccontare la storia interamente dal punto di vista di Salome, purificando il dramma dai suoi tratti esotici e biblici per esaltare la lettura psicologica della protagonista.

«In questo allestimento tutto l’intreccio viene mostrato dalla prospettiva di Salome, non c’è spazio per un angolo visuale maschile – dice Barrie KoskyNoi la concepiamo come una donna indipendente. La sua è una figura complessa e non del tutto definita. È una vergine, ma potrebbe avere tanto 15 quanto 50 anni. Si tratta di un dettaglio importante, perché in realtà non sappiamo chi sia questa donna-bambina. Per noi è chiaro che si tratta dell’unico personaggio in scena che dice sempre la verità. La sua radicalità e la sua provocazione nascono proprio dal fatto che dice esattamente ciò che vuole, pensa e sente, senza mai mentire. Ai miei occhi non è un personaggio mostruoso, ma affascinante. E questo si rispecchia nella musica, che è musica d’amore, la più bella musica d’amore possibile».

Direttore generale e artistico della Komische Oper di Berlino dal 2012 al 2022 e in precedenza co-direttore artistico dello Schauspielhaus di Vienna, Barrie Kosky è uno dei più innovativi registi della scena contemporanea. Il suo Flauto magico (Komische Oper, co-diretto con il gruppo teatrale 1927) è stato visto da oltre 350 mila spettatori in tre continenti; le sue regie allestite al Festival di Salisburgo, al Festival di Bayreuth e di Aix-en-Provence, all’Opéra National di Parigi, alla Los Angeles Opera e alla Royal Opera House di Londra (ha inaugurato la stagione in corso con Das Rheingold di Wagner). Il suo repertorio include incursioni nell’operetta e nel teatro musicale – specialmente degli anni di Weimar – oltre a titoli come West Side Story, Moses und Aron, Les contes d’Hoffmann, Káťa Kabanová, Les dialogues des Carmélites. Tra i riconoscimenti ottenuti vi sono un Olivier Award per la migliore nuova produzione operistica per Castor et Pollux (English National Opera), e i premi come miglior regista e miglior compagnia d’opera (con la Komische Oper) agli International Opera Awards 2014 e 2015.

Sul podio del Costanzi Marc Albrecht, esperto direttore del repertorio tardo romantico tedesco-austriaco, da Wagner e Strauss a Zemlinsky, Schreker e Korngold. Ospite regolare delle principali orchestre e dei più importanti teatri d’opera europei – ha collaborato con i Berliner Philharmoniker, i Wiener Symphoniker e la Royal Opera House di Londra – è stato Direttore Principale della Nationale Opera di Amsterdam, Direttore Musicale dello Staatstheater di Darmstadt e Direttore Artistico e Direttore Principale dell’Orchestre Philharmonique di Strasburgo. Con quest’ultima, ha inciso numerosi dischi per l’etichetta discografica Pentatone, tra i quali i Poemi sinfonici di Strauss e musiche di Korngold e Berg. Il suo lavoro ha ottenuto diversi riconoscimenti: OPUS KLASSIK lo ha nominato “Direttore dell’anno” per Die Seejungfrau (La sirenetta) di Zemlinsky con la Netherlands Philharmonic (Pentatone) e ha inserito Das Wunder der Heliane di Korngold alla Deutsche Oper di Berlino (Naxos) nella categoria “Best Opera Recording of the 20th/21st century”.

Nel ruolo della protagonista sale per la prima volta sul palco dell’Opera di Roma il soprano americano Lise Lindström, la cui interpretazione di Salome all’Opera Australia nel 2018 le è valso un secondo Premio Helpmann come miglior interprete femminile in un’opera. Come principessa di Giudea ha calcato i palchi della Wiener Staatsoper, della San Diego Opera e della Dallas Opera. Jochanaan è invece il basso-baritono Nicholas Brownlee, che ha già interpretato la parte nell’allestimento di Kosky all’Oper Frankfurt e che è entrato a far parte dell’ensemble del teatro tedesco nel 2020. Ad interpretare Erode è il tenore John Daszak che, dopo il suo debutto nel ruolo nell’acclamata messa in scena di Salome di David McVicar alla Royal Opera House, ha continuato a riscuotere grandi consensi nel ruolo in nuove produzioni al Festival di Salisburgo, al Festival d’Aix-en-Provence e all’Opéra di Parigi. Il mezzosoprano Katarina Dalayman è invece Erodiade. Narraboth è interpretato da Joel Prieto, mentre i cinque giudei sono Michael J. Scott, Christopher Lemmings, Marcello Nardis, Eduardo Niave – dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program dell’Opera di Roma – ed Edwin Kaye. I due nazareni sono Nicola Straniero – anche lui di “Fabbrica” Young Artist Program – e Zachary Altman, che interpreta anche uno dei due soldati insieme ad Edwin Kaye. Completano il cast Karina Kherunts (Un paggio di Erodiade), Alessandro Guerzoni e Daniele Massimi che si alternano nel ruolo dell’uomo di Cappadocia e Giuseppe Ruggiero (Uno schiavo).

La prima rappresentazione, in diretta su Radio3 Rai, è prevista per giovedì 7 marzo alle ore 20.00. Repliche domenica 10 marzo ore 16.30, martedì 12 marzo ore 20.00, giovedì 14 marzo ore 20.00 e sabato 16 marzo ore 18.00. L’anteprima giovani è in programma martedì 5 marzo alle 19.00

Biglietti in vendita sul sito https://www.operaroma.it/ e al botteghino

Info: https://www.operaroma.it/spettacoli/salome/

TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

S|CONFINAMENTI – STAGIONE 2023/2024 DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

Salome

Musica di Richard Strauss

Opera in un atto

Dal dramma di Oscar Wilde

Prima rappresentazione assoluta: Hofoper, Dresda, 9 dicembre 1905

Prima rappresentazione al Teatro Costanzi: 9 marzo 1908

DIRETTORE Marc Albrecht

REGIA Barrie Kosky

SCENE E COSTUMI Katrin Lea Tag

LUCI Joachim Klein

DRAMMATURGIA Zsolt Horpácsy

PERSONAGGI E INTERPRETI

ERODE John Daszak

ERODIADE Katarina Dalayman

SALOME Lise Lindström

JOCHANAAN Nicholas Brownlee

NARRABOTH Joel Prieto

UN PAGGIO DI ERODIADE Karina Kherunts

PRIMO EBREO Michael J. Scott

SECONDO EBREO Christopher Lemmings

TERZO EBREO Marcello Nardis

QUARTO EBREO Eduardo Niave*

QUINTO EBREO Edwin Kaye

PRIMO NAZARENO Zachary Altman

SECONDO NAZARENO Nicola Straniero*

PRIMO SOLDATO Zachary Altman

SECONDO SOLDATO Edwin Kaye

UN UOMO DI CAPPADOCIA Alessandro Guerzoni / Daniele Massimi 10, 14 marzo

UNO SCHIAVO Giuseppe Ruggiero

*dal progetto “Fabbrica” Young Artist Program del Teatro dell’Opera di Roma

ORCHESTRA DEL TEATRO DELL’OPERA DI ROMA

ALLESTIMENTO OPER FRANKFURT

TEATRO COSTANZI

PRIMA RAPPRESENTAZIONE giovedì 7 marzo ore 20.00 in diretta su Radio3 Rai

REPLICHE

domenica 10 marzo ore 16.30

martedì 12 marzo ore 20.00

giovedì 14 marzo ore 20.00

sabato 16 marzo ore 18.00

ANTEPRIMA GIOVANI

martedì 5 marzo ore 19.00

Il libro: “Largo Paradiso 22” di Alessandra Bucci | PRESENTAZIONE e INTERVISTA

0
Alessandra Bucci

BREVE INTRODUZIONE E SINOSSI DEL LIBRO:

Questo libro è stato per me un dono dal cielo in un momento difficile. Una storia profonda, intensa, passionale ambientata in parte durante la Seconda guerra mondiale e in parte negli anni 80.

Autunno 1983. Dario Angelini deve fare i conti con la drammatica esperienza vissuta in gioventù. I suoi vent’anni hanno un nome: Auschwitz. In lui è vivo il ricordo della deportazione, ma anche di un amore intenso vissuto con una donna abruzzese molto più grande di lui, Anna. La donna lo ha ospitato nel cupo autunno del 1943, in un’Italia divisa tra partigiani e collaborazionisti.

Un giorno, mentre spulcia tra i libri usati nella libreria del suo amico Bruno, Dario si imbatte in un titolo che lo riporta indietro di quarant’anni: Largo Paradiso 22. Lo stesso indirizzo del suo amore giovanile e mai dimenticato. Dell’autore Marco Respighi, nessuno sembra sapere nulla. Inizia così una caccia fra le pagine del romanzo che agli occhi di Dario sembra essere il diario della sua Anna. L’uomo spera di poter trovare finalmente le risposte che da troppo tempo lo tormentano. Sullo sfondo un momento cruciale della nostra storia.

La passione per la musica dei due innamorati fa da sottofondo al viaggio nel tempo che porta il protagonista a rivivere emozioni intense fino ad alcune scoperte che daranno un volto nuovo alla sua vita.

Tutto grazie ad un libro.

Ci parli del tuo libro, “Largo Paradiso 22”? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Ho buttato giù l’intera storia in meno di venti giorni e poi ho impiegato un paio di mesi per rivederla e correggerla. Nella mia testa ho visto un vero e proprio film, ho avuto una sorta di visione improvvisa che ha guidato la mia mano dall’inizio alla fine. Il titolo è un indirizzo, un indirizzo scelto appositamente per fare da contrasto con l’inferno costituito dalla guerra che tutt’intorno generava tragedie profonde. Nel libro sono evidenziati i contrasti della vita che riesce a farci i doni più belli anche nei momenti più tragici. Quella contenuta nel romanzo, infatti, è una storia passionale, colma di sentimenti forti e contrastanti, di “paradiso” e “inferno”, di luci ed ombre che si alternano per dare ritmo alla narrazione riproducendo, quasi inconsapevolmente, il ritmo stesso della vita che tanto meno è “piatta” tanto più vale la pena di essere vissuta. Una storia ricca di mistero e colpi di scena.

Come la maggior parte dei miei scritti, Largo Paradiso 22, può essere considerato un invito a non vivere in superficie, ad affrontare l’esistenza mettendo in gioco tutte le nostre risorse, anche, e soprattutto, quelle che non sapevamo di avere fino al momento in cui la vita non ci mette con le spalle al muro.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Non ho pensato ad una tipologia particolare di persone. Questo è un libro per tutti quelli che amano le emozioni forti e la scrittura introspettiva. Donne e uomini, giovani e meno giovani.

Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Largo Paradiso 22”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Posso solo dire che è un romanzo in cui le coincidenze sembrano avere un ruolo fondamentale. Nulla accade per caso e ogni fatto, seppur apparentemente casuale, va interpretato come un segnale che ci indica la via da percorrere. Per fare solo un esempio: il numero 22 presente nel titolo (titolo che è nato subito, quando il romanzo era ancora in embrione) è stato scelto apparentemente in modo casuale ma, qualche giorno dopo averlo scelto, sempre casualmente, ho letto da qualche parte che il numero 22 indica la manifestazione dei desideri e degli obiettivi nella realtà. È un numero che ci indica che siamo sulla strada giusta per il successo. E in poco tempo è nato il libro.

Credo che ogni grande progetto, ogni importante evento che si verifichi nella nostra vita sia accompagnato e protetto dalle coincidenze. Questa è l’ottica in cui il romanzo è stato scritto. La stessa ottica con cui affronto la vita.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare le tua ultima opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Dopo avere concluso la scrittura di un romanzo mi sento sempre in dovere di fare dei ringraziamenti per il dono ricevuto. Sì, perché ogni volta percepisco la storia che nasce dalla mia penna come un dono prezioso.

Ringrazio gli scossoni della vita che hanno sempre la capacità di dare impulso alla mia creatività. Come diceva De André, infatti, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”. E tutti i miei libri sono nati da un profondo momento di crisi.

Ringrazio il mio editore che per la settima volta ha creduto in me, il mio editor, Claudio Santoro, per i preziosi consigli, il giornalista Antonio D’Amore per la prefazione, la giornalista Franca Maroni per la postfazione e la mia famiglia per avermi sopportata durante il periodo di stesura del libro in cui spesso abbiamo mangiato tutti pizza d’asporto

BREVE BIO DELL’AUTORE:

Alessandra Bucci è nata a San Benedetto del Tronto nel 1972 e vive a Martinsicuro. Autrice di poesie, racconti e romanzi, è laureata in Lettere moderne e in Scienze della formazione e gestione delle risorse umane. Insegna lettere nella scuola secondaria di primo grado.

Tra le sue pubblicazioni, “I sentieri dell’anima” (Duende, 2014), “Donne. Sette racconti, un’unica storia” (Intermedia Edizioni, 2015), “Raccontami il mare” (L’Erudita, 2016), “Stagioni d’amore, stagioni di morte” (Irdi-destinazionearte, 2017), “Oltre” (Chiaredizioni, 2017), “Metamorfosi inverse” (Chiaredizioni, 2019), “A ritmo di cuore” (Il Viandante, 2020), “Verso la luce” (Il Viandante, 2022) e “Giallo seta. Amori e segreti di Villa Adriana” (Il Viandante, 2022) scritto con Antonio D’Amore.

Nel 2019 il professore di linguistica Umberto Rapallo le dedica un articolo sulla prestigiosa “Rivista Italiana di Linguistica e Dialettologia” dal titolo “Mondi testuali, multimedialità e comunicazione partecipativa. Per un incontro con Alessandra Bucci”.

Nel corso degli anni ha vinto numerosi premi e ha fatto parte di varie giurie per concorsi letterari nazionali.

Il libro:

Alessandra Bucci, “Largo Paradiso 22”, IlViandante, 2024

https://amzn.eu/d/cmdhA7K

Alessandra Bucci:

pagina autore: Il mondo di Alessandra B.

https://www.facebook.com/Alessandra.Bucci24

Alessandra Bucci

“Femminicidio e Narcisismo Patologico: quale correlazione e come prevenire relazioni pericolose” | di Meri Lolini

0

Il saggio fornisce tutta una serie di informazioni strutturate in vari aspetti sia comportamentali che giuridici e quindi la lettura e la sua divulgazione può essere un prezioso aiuto alle tante donne vittime di atteggiamenti violenti, che troppo spesso vengono nascosti dalla gelosia e da un amore molto particolare. La prefazione è a cura di Girolamo Lo Verso, che è Professore di Psicologia Clinica presso l’Università di Palermo. Lui inquadra il narcisismo patologico prendendo in considerazione alcune situazioni ed inizia da Casanova che definisce “un lavoratore coatto della sessualità.” Non c’è solo il lato erotico perché nel narcisismo dell’uomo verso una donna c’è un lungo lavoro fatto in maniera “scientifica” per impossessarsi della donna e renderla propria e schiava. Sempre nella prefazione si ritiene necessario, approfondire cosa si intenda per “Amore” e per “Non amore” riferito alla coppia, prendendo in esame il Simposio di Platone del 385 A.C.  e precisamente il DISCORSO di PAUSANIA ed il DISCORSO di ARISTOFANE. Il Discorso di Pausania differenzia l’Amore Celeste e l’Eros Celeste dall’Amore Volgare e l’Eros Volgare evidenziandone le caratteristiche fondamentali. Infatti nell’Amore Celeste e l’Eros Celeste i due soggetti hanno il desiderio di vivere insieme per tutta la vita, mentre nel caso dell’Amore Volgare e dell’Eros Volgare la relazione è fondata sull’intenzione di abusare dell’inesperienza dell’amato passando poi ad altri amori. Questo Discorso viene concluso con la sintesi in cui l’Amore Celeste e l’Eros Celeste sono mossi dall’intenzione di unire le anime ed i corpi e l’obiettivo di questa relazione è quello di migliorare moralmente ed intellettualmente i due amanti. Nel Discorso di Aristofane viene sostenuto che i sessi erano tre: maschio, femmina e androgino. Avevano una testa con una doppia faccia ed erano esseri molto forti ed osarono sfidare Zeus e lui le segò in due rendendoli più deboli, tanto da rischiare la loro estinzione. Ecco che Zeus decise di modificarli nell’aspetto e nella parte anteriore del loro corpo spostò gli organi genitali, così quando la metà del maschio incontrava la metà di una femmina, avrebbero procreato. L’Amore è visto come il desiderio di restaurare l’antica natura degli esseri umani spiegando tutti i generi di amore: uomo-donna, donna-uomo, donna-donna e uomo-uomo. Anche in questo Discorso l’Amore è la ricerca affannosa ed ancestrale di ricomporre la propria individualità originaria e questo desiderio dell’essere umano possiamo chiamarlo “Amore”. La lettura di questo saggio è molto interessante nella descrizione dei primi indizi per individuare il Narcisista Patologico all’inizio di una relazione amicale o sentimentale. Il termine Narcisista fu coniato nel 1899 dallo psichiatra e criminologo Paul Näcke per definire una perversione sessuale autoerotica. L’attenzione viene portata su questo disturbo della personalità, evidenziando che il narcisista patologico ha caratteristiche molto ricorrenti, come esagerare le proprie capacità ed i propri talenti ostentando un atteggiamento esibizionistico e megalomane in assenza di empatia ed affettività nei confronti del prossimo. La vittima del narcisista patologico viene attaccata sia in modo psicologico, che morale ed anche fisico. In questa parte del saggio vengono spiegate le tecniche seduttive messe in atto per conquistare la “preda” con il “Love Bombing”e gli effetti che ha questa tecnica sulla vittima e quali sono i rischi per lei. Sono molti utili i consigli sia per la cura del narcisista che della vittima e tutto è spiegato in maniera dettagliata anche con esempi molto comprensibili. Sono molto interessanti le storie dove si possono individuare alcuni comportamenti e quindi comprendere i rischi che possiamo correre con la frequentazione di persone che possono fare del male. Il saggio contiene anche informazioni sul percorso delle case rifugio e quali sono i compiti del Servizio Sociale. In queste pagine ci sono tutti possibili contesti che dobbiamo individuare per non arrivare a situazioni estreme, che sono sempre più frequenti. Sono troppe le violenze domestiche e troppe le vittime ed anche in questi giorni ci sono stati omicidi nelle famiglie ed anche i bambini sono stati uccisi. Questa dura realtà deve essere assolutamente combattuta con tutte le attenzioni preventive, promuovendo l’informazione in tutti i suoi aspetti sia psicologici che legali e sociali. Questo è il link dove poter scaricare e leggere gratuitamente il saggio:

https://andreagiostrafilm.blogspot.com/?fbclid=IwAR3MlfT1MzGQ305moVS3GW_gOGBPIImjx3crT27gvPtON5-2stoy8nfZb-Q

 

“Berlino est, 1989. Ricordi di una giovane libraia” di Enrico Casartelli

0

La ventunenne Isabel Ziegler si trova a gestire da sola la libreria della madre fuggita un anno prima da Berlino Est per tornare a Londra, sua città natale. In seguito anche il padre, giornalista, è costretto a lasciare la Cortina di Ferro per non subire ritorsioni. Per fortuna la giovane Isabel è circondata dall’affetto del gemello Gabriel e dello zio Karl. Nella sua vita irrompe con violenza Gert Bürk, un amico d’infanzia del padre, che ora però nutre una profonda invidia nei confronti della famiglia Ziegler. Da qui una serie di eventi, presenteranno un romanzo storico ricco di adrenalina.

Il personaggio principale è certamente quello di Isabel Ziegler, attraverso i suoi occhi, infatti, il lettore si troverà catapultato in una realtà storica di grande portata. Isabel vive gli anni dove il muro di Berlino divide la città, rendendo i due fronti assolutamente diversi nel modo in cui si vive e ci si approccia alle cose. Isabel è un personaggio poliedrico, se dapprima la sua figura sarà contorniata da elementi placidi e tranquilli, nel corso della narrazione, ella subirà diverse metamorfosi, divenendo una farfalla pronta a spiccare il volo. Il suo personaggio, di fatti, subisce numerosi mutamenti: se in un primo momento gestisce semplicemente la libreria appartenuta a sua madre, successivamente diviene una scrittrice di successo di libri per bambini e ragazzi. Il suo cambiamento, sembra in qualche maniera tenere il passo dei mutamenti sociali. Il suo rinnovato abbigliamento, una passata di trucco iridescente, tacchi alti e voglia di uscire per momenti di svago, la rendono capitolo dopo capitolo un personaggio moderno e fortemente interessante.

Di grande rilevanza, nel libro di Casartelli sono i rapporti umani: molti di essi infatti, contraddistinguono e caratterizzano il personaggio di Isabel. Di forte essenzialità, infatti la presenza di suo zio Karl e del suo fratello gemello Gabriel. In seguito alla fuga dei coniugi Ziegler, infatti, il loro nido familiare scandisce usanze e tradizioni di grande impatto. I tre, divengono quindi una sorta di trio affiatato, dove le cene familiari, le lunghe chiacchierate e le confessioni cuore a cuore, stabiliscono le basi per una casa calda, incapace di crollare. Lo zio Karl, in qualche maniera riveste il ruolo di un padre che ormai manca all’appello. Il gemello Gabriel, attraversa una sorta di metamorfosi: da scapestrato Peter pan, diviene un attento lavoratore, un ascoltatore amabile, un fratello importante.

I fratelli Zielger strizzano l’occhio alla modernità, tra di loro, infatti, non vi sono scissioni gender. Ognuno ha compiti egualitari in casa e fuori casa. Non vi sono “cose da donne” e “cose da uomini”. Isabel capisce di auto e motori, e Gabriel corre a fare spesa e cucina ottimi pranzi. Una presa di posizione, quella di Casartelli, che nel suo testo per quanto riferito agli anni addietro, manifesta con grande orgoglio una certa contemporaneità.

Sullo sfondo una Berlino assediata da spie, malumori generali, voglia di cambiamento. Un muro che nella sua tristezza e pressione, sembra ricordare la prigionia forzata della pandemia covid. Un libro storico che ben presta il fianco ad una storia emozionante, dove famiglia, amore, storia e futuro si mescolano insieme, regalando al lettore la storia di una giovane libraia che non ha mai smesso di sognare.

 

Editore: Edizioni Jolly Roger

Genere: Storico

Numero di pagine: 296

Anno di pubblicazione: Febbraio 2024

 

 

CONTATTI AUTORE:

https://www.amazon.it/Berlino…/dp/8831938681/ref=sr_1_1…

https://www.lafeltrinelli.it/berlino…/e/9788831938686…

https://www.libroco.it/…/Berlino…/cw924114054704211.html

https://www.mondadoristore.it/Berlino…/eai978883193868/

 

“Ho chiuso con te”: un romanzo che va ad affrontare i temi profondi della famiglia

0

“Ho chiuso con te” edito da Guida porta la firma della scrittrice Emanuela Esposito Amato. Un romanzo coinvolgente che va a esplorare e ad affrontare i temi legati all’ambiente familiare e la ricerca della propria identità. Un libro che attrae e incuriosisce i lettori sin dalle prime pagine, un romanzo che va ad avvicinarsi anche al mondo del thriller e del giallo grazie alla tensione e al pathos che trasmette. L’ambientazione è quella di Caivano, una zona di Napoli vittima di degrado e di abbandono.

Le protagoniste sono Lola e Nina, due gemelle che a causa di un evento traumatico si vedranno costrette a dividersi. Lola andrà a Parigi perché vuole diventare importante nel mondo della moda, mentre Nina decide di restare qui a Napoli e di dedicarsi all’arte. La vita di Nina verrà stravolta da un incontro. Cosa succederà a entrambe? Un romanzo introspettivo che va a scavare non soltanto nella vita delle protagoniste ma anche in quella degli stessi lettori.

Il passato e il presente vanno a intrecciarsi in questa lettura creando curiosità nel lettore e soprattutto spingerà a chiedergli sempre: “Cos’è che ora accadrà”? Uno stile fluido, coinvolgente che viene caratterizzato da un ritmo veloce e soprattutto carico di tensione e adrenalina, quel tocco in più che servirà proprio per affrontare il rush finale della lettura e restare coinvolti e colpiti dal finale. Non soltanto quindi il racconto della vita delle due protagoniste, di Napoli, la figura di Alessandro e la tematica del narcisismo, presente all’interno del romanzo anche segreti legati alla sfera della famiglia.

“Quando ci hai chiamati a raccolta, con quella voce impostata di chi ha qualcosa di fondamentale da dire, ho pensato al peggio. E non sbagliavo. Gli zii sono andati in estasi. Complimenti, promesse di sostegno, strette orgogliose”.

 

Daniela Merola, una scrittrice noir che si confessa | Angela Caputo

0

Intervista a Daniela Merola
La scrittrice noir si confessa | Angela Caputo


Oggi incontriamo Daniela Merola, giornalista pubblicista, promoter culturale, social media manager, sceneggiatrice per fiction e teatro, organizzatrice eventi culturali, presentatrice tv, formatrice e insegnante privata, scrittrice, editor, ghostwriter, ufficio stampa per scrittori, artisti e aziende, informatrice turistica e territoriale. Insomma una donna dalle mille risorse che lavora da venticinque anni nel campo della comunicazione, della promozione e dell’editoria. Inoltre opera come freelance per alcune CE medio-piccole. È pure nostra collaboratrice per “Mob magazine” e con associazioni culturali tra cui “I colori del Mediterraneo” e la Biblioteca “Borgo di capodimonte”. È una docente di corsi di formazione di cdb ed editing, di scrittura creativa e di lingua inglese, di scrittura giornalistica, ha un magazine personale e un canale youtube. Ha pubblicato il primo romanzo, “Marta, un soffio di vita” l’8 febbraio 2019, il secondo “La giusta via” il 20 febbraio 2021, entrambi per LFA publisher. Ha partecipato a vari concorsi letterari. È stata scelta tra i cinque finalisti al prestigioso premio letterario nazionale “SANREMO WRITERS” 2023, sezione miglior testo per fiction TV, tratto dal secondo romanzo “La giusta via”, presidente di giuria Maurizio de Giovanni, con cui ha vinto una “menzione d’onore speciale” per la sceneggiatura originale. Ha pubblicato il terzo romanzo, “I giorni del Cobra”, sempre per la Lfa publisher, nell’ottobre del 2023. Ha di recente vinto con questo romanzo il concorso letterario nazionale “SANREMO WRITERS” 2024 per la sezione serie tv.

Allora, Daniela, sei una forza della natura per tutte le attività che svolgi. Hai tempo anche per te stessa, i tuoi hobby? Raccontaci la Daniela fuori il contesto editoriale…

Innanzitutto grazie per quest’intervista. Ebbene sì, qualcosa riesco a farla fuori dal mio lavoro. Mi piace andare nelle profumerie per comprare rossetti e trucchi vari, mi piace camminare, mi permette di riflettere, mi piace fare la spesa e scegliere con cura il cibo. Mi piace guardare il calcio e il tennis, pure l’atletica leggera. Mi piace chiacchierare con gli amici davanti un aperitivo o un tè aromatizzato. Adoro il mare e stare al sole.

Riesci a sdoppiarti tra scrittrice ed editor o ghostwriter. Cosa ti senti di consigliare a chi sta intraprendendo la carriera di autore?


In realtà riesco a sdoppiarmi perché sono tre attività diverse. Scrivere per me stessa, correggere un testo altrui, scrivere parzialmente o totalmente un testo per un altro. Mentalmente distinguo le tre cose. Consiglio a chi inizia a scrivere di credere in ciò che si sta facendo e di crearsi uno stile proprio, ben individuabile. E di non lasciarsi abbattere dal successo altrui. Bisogna restare concentrati e avere stimoli enormi per andare avanti.

Quali sono gli autori che hanno influenzato la tua produzione scritta?

Ti dirò nomi enormi, da cui ho preso ispirazione: Elena Ferrante, Elsa Morante, Maria Bellonci; tra le contemporanee Chiara Gamberale. Tra gli uomini, cosa ti potrei dire? Fitzgerald, Hemingway, Svevo, Wilde, De Lillo, Roth, Orwell. E poi Auster e Carofiglio.

La tua opera vincitrice a Casa Sanremo Writer si intitola “I giorni del cobra” che è un noir psicologico. Puoi dirci in sintesi la genesi e il significato dell’opera?

Il mio noir psicologico racconta l’ambiguità dell’essere umano, il male che si nasconde in esso, la lotta di ognuno per combatterlo. Racconta come il male si camuffa in mille forme.
Ti inserisco qui la sinossi: Niente è più lo stesso per coloro che hanno incontrato il Cobra, un serial killer che violenta e uccide donne inermi in quel di Castellammare di Stabia. C’è un’unica vittima risparmiata e il suo nome è Dora Neri, amica del Commissario Giulia Cangiato che conduce le indagini con l’Ispettore Manuele Basilio e la squadra di via Alcide De Gasperi. Ricordi, prima confusi e poi chiari, portano la testimone a incolpare un qualcuno molto vicino alle due amiche. Altre piste vengono battute e conducono a persone insospettabili, in un estenuante ricerca a vuoto. Ma il Cobra sa come muoversi senza farsi scoprire, conducendo indisturbato una vita normale. Lo conoscono tutti in città, ma nessuno è in grado di riconoscerlo. In realtà gli inquirenti non comprendono il movente del killer. A volte il male si nasconde in ricordi di povertà e abusi, a volte in desiderio di vendetta indiscriminata. Le vittime chiedono giustizia, la pretende la comunità, il Questore, l’Italia intera, la reclama Dora, donna sfortunata in amore e con un figlio da mantenere, che lavora in una azienda di pompe funebri. Il killer viene braccato da Giulia Cangiato e dal suo ambizioso vice, ma sono molto diversi nei comportamenti ed entrambi inizieranno una sfida personale a chi lo catturerà per primo. Personaggi affascinanti come Ninetta, Viviani, Prisco, Belli, Serravalle, Olga, Blessing e Lupo gireranno intorno ai protagonisti, chi aiutando, chi sviando, chi danneggiando le indagini che appaiono subito complicate e incerte perché la vera identità del Cobra è un enigma difficile da incastrare.

Raccontaci dei progetti futuri. Ci saranno in cantiere nuove pubblicazioni?


Sicuramente ci sarà il seguito di “I giorni del Cobra” e sto scrivendo un altro libro di narrativa contemporanea che tratta comunque di un argomento d’attualità.


LINK DI ACQUISTO: E’ su tutti gli store digitali.
https://www.lafeltrinelli.it/giorni-del-cobra-libro-daniela-merola/e/9788833436142?awaid=9507&gad_source=1&gclid=Cj0KCQiA5-uuBhDzARIsAAa21T9Ncg9ajyG1wYLz9J8-qPmPTsayLXuuzMp_edCw

QUINTAESSENZA Oggi esce in digitale e in radio “Pray for me” secondo singolo della band siciliana

0
QvintaEssenza008

QUINTAESSENZA

Oggi esce in digitale e in radio

“Pray for me”

secondo singolo della band siciliana:

“un messaggio spirituale proveniente dal più profondo dell’animo e vuole legare tutta l’umanità verso un futuro di pace e armonia con la natura”

COVER PRAY FOR ME 2024

Il videoclip sarà online a partire da lunedì 26 febbraio.

“Pray for me” è il secondo singolo della band siciliana QuintaEssenza, disponibile in digitale e in radio a partire da oggi. Il brano sarà accompagnato dal videoclip, disponibile online da lunedì 26 febbraio.

ASCOLTA BRANO

“Pray for me” è una preghiera, un messaggio di speranza che viene rilanciato, dopo il primo singolo “Mission to planet earth” (ascolta qui), con un coro di bambini che cantano nel videoclip: “I bambini rappresentano il futuro del mondo e la possibilità di un cambiamento, quindi “I would like to change the world” cantata in coro da chi rappresenta una generazione nuova – spiega la band – sottolinea proprio la voglia di migliorare il pianeta e tutte le persone che lo vivono. Si tratta di una ballad in 12/8 che lancia anche un messaggio spirituale proveniente dal più profondo dell’animo e vuole legare tutta l’umanità verso un futuro di pace e armonia con la natura. Inoltre, le sonorità blues e soul e le immagini del video, lasciano ampio spazio ad una visione profonda e significativa del messaggio che vorremmo lanciare”.

 Al brano hanno collaborato Danilo Rabboni (testi, musiche, arrangiamenti, voce, pianoforte e cori); Giuseppe Lionetto (testi, musiche, arrangiamenti, basso elettrico e cori); Benedetto Ribaudo (testi, musiche, arrangiamenti, batteria, percussioni e cori), Tindaro Raffaele (arrangiamenti, mix, pianoforte, cori e production); Nello Amante (chitarre). La traccia è stata registrata all’Underground Music Lab di Gliaca di Piraino (ME), mentre il mixing è di Tindaro Raffaele e il mastering è di Pietro Caramelli (Energy Master, Milano).

QuintaEssenza è un progetto nato dall’unione di tre musicisti siciliani: Danilo Rabboni (pianoforte e voce) Giuseppe Lionetto (basso e contrabbasso) e Benedetto Ribaudo (batteria). Nel 2019, proprio durante gli studi del Conservatorio, l’amicizia e la condivisione della musica hanno fatto da collante per la genesi di questo nuovo progetto. La band inizia il suo percorso proprio nei primi mesi del 2020, anche se in parte ostacolato dal periodo pandemico. La fusione di background musicali diversi ha dato origine ad un ensemble dalle sonorità pop più varie. L’attività live, negli anni successivi, si è intensificata sempre di più e la band ha avuto la possibilità di suonare in diverse situazioni musicali della Sicilia. Il loro è un viaggio attraverso le più belle canzoni pop contemporanee italiane ed internazionali senza tralasciare la musica italiana d’autore. Dopo un primo periodo di rodaggio ed esperienze live, il desiderio di plasmare le proprie idee attraverso la musica ha fatto si che i tre riuscissero a trovare ispirazione e soprattutto la sinergia giusta per comporre musica inedita. Una chimica perfetta che ha portato alla genesi del loro primo album “Mission To Planet Earth in uscita nei prossimi mesi.

https://www.quintaessenzamusic.com

https://instagram.com/quintaessenzamusic?igshid=YmMyMTA2M2Y=

https://www.facebook.com/quintaessenzamusic

https://www.youtube.com/channel/UCoBIwqENMP3v_esWtX5viaw

Teatro Diana presenta MASSIMILIANO GALLO in AMANTI con FABRIZIA SACCHI | Teatro Diana presenta MASSIMILIANO GALLO in AMANTI con FABRIZIA SACCHI

0
Massimiliano Gallo e Fabrizia Sacchi_Amanti_ph Anna Camerlingo

UNA COMMEDIA SCRITTA E DIRETTA DA

IVAN COTRONEO

Venerdì 1 e sabato 2 marzo, ore 21.00

Domenica 3 marzo, ore 18.00

Sono Massimiliano Gallo e Fabrizia Sacchi i protagonisti di Amanti, la brillante e divertente commedia in due atti scritta e diretta da Ivan Cotroneo, in scena al Teatro Celebrazioni di Bologna venerdì 1 e sabato 2 marzo alle ore 21.00 e domenica 3 marzo alle ore 18.00.

Amanti segue la storia della relazione di Giulio e Claudia, che si incontrano per la prima volta davanti a un ascensore nell’atrio di un palazzo borghese. L’appartamento al quale sono diretti è il medesimo: scoprono infatti che entrambi frequentano la stessa analista, la dottoressa Gilda Cioffi, psicoterapeuta specializzata in problemi di coppia. Ben presto i due diventeranno amanti. La loro storia si dipana tra equivoci, imbrogli, passi falsi, finte presentazioni, menzogne, prudenza e guai evitati per miracolo. Fino a quando qualcosa stravolge tutti gli equilibri.

Accanto ai due protagonisti Orsetta De Rossi, Eleonora Russo e Diego D’Elia che interpretano rispettivamente la dottoressa Cioffi e i partner nella vita “reale” dei due amanti, Laura e Roberto.

Amanti è una commedia sull’amore, sul sesso, sul tradimento e sul matrimonio, sulle relazioni di lunga durata e sulle avventure a termine, sul maschile e sul femminile, e in definitiva sulla ricerca della felicità che prende sempre strade diverse da quelle previste.

«I temi di Amanti mi appartengono da sempre – dice Cotroneo. Nei miei romanzi, nei film, nelle serie televisive che ho scritto e diretto, il confronto tra il maschile e il femminile, la rottura degli stereotipi di genere, la prepotente forza del sesso e quella ancora più devastante dell’amore, hanno sempre avuto grande spazio, nel tentativo continuo di raccontare l’evoluzione della società e del costume attraverso le relazioni amorose. Nella commedia – continua il regista – questi temi prendono forma in un racconto moderno ed estremamente divertente, ma anche pieno di tenerezza e verità, come sempre succede nella commedia della vita».

Situazioni e dialoghi strapperanno risate al pubblico ma saranno anche utili a esplorare i sentimenti di una coppia che nella clandestinità trova rifugio, conforto, divertimento, ma allo stesso tempo affanno, preoccupazione, e forse pericolo.

Le scene dello spettacolo sono di Monica Sironi, i costumi di Alberto Moretti e le luci di Gianfilippo Corticelli.

PREZZI BIGLIETTI: Intero € 31,00 – Ridotto € 28,00 – Abbonati € 26,00 – Under 29 € 25,00

I biglietti sono acquistabili online e nei punti vendita autorizzati sui circuiti Vivaticket e TicketOne, e presso la biglietteria del Teatro Celebrazioni (https://bit.ly/amanti24web).

La biglietteria del Teatro Celebrazioni è aperta dal martedì al sabato dalle ore 15.00 alle ore 19.00 e nei giorni di spettacolo a partire da un’ora prima dell’inizio (Via Saragozza 234, Bologna | Tel: 051.4399123 | E-mail: info@teatrocelebrazioni.it).

Il pubblico potrà prenotare per una cena o un aperitivo al Celebrazioni Bistrot, nel foyer del Teatro, a cura del Ristorante Biagi e del cocktail bar “10 Codivilla”, aperto da un’ora e mezza prima dell’inizio di ogni spettacolo. Info e prenotazioni: +39 329 8120861.

Teatro Celebrazioni

Theatricon Srl | Via Saragozza 234, Bologna

www.teatrocelebrazioni.it

Tel: 051.6154808 | E-mail: stampa@teatrocelebrazioni.it

Teatro Celebrazioni di Bologna

Venerdì 1 e sabato 2 marzo, ore 21.00

Domenica 3 marzo, ore 18.00

AMANTI

Una commedia scritta e diretta da Ivan Cotroneo

Con Massimiliano Gallo, Fabrizia Sacchi, Orsetta De Rossi, Eleonora Russo e Diego D’Elia

Scene di Monica Sironi

Costumi di Alberto Moretti

Luci di Gianfilippo Corticelli

Una produzione Teatro Diana

Per Palermo Classica Winter l’artista internazionale Chi Ho Han si esibisce in Piano Recital | Domenica 25 febbraio ore 19.15

0
Chi Ho Han

25 febbraio ore 19.15 – Sala delle Verifiche – Palazzo steri

Piazza Marina, 61 Palermo

 Altro importante appuntamento per Palermo Classica Winter che mette in scena una esibizione di un grande artista internazionale. Appuntamento il 25 febbraio alle ore 19.15 con Piano Recital del pianista Chi Ho Han presso la Sala delle Verifiche a Palazzo Steri a Palermo.

PROGRAMMA Piano Recital

S. Prokofiev
Suggestion Diabolique

E. Satie
Gymnopédie n.1 in re maggiore – n. 3 in la minore

F. Liszt
Bénédiction de Dieu dans la solitude da Harmonies poétiques et religieuses, S 173

I. Stravinsky
L’Uccello di fuoco

Chi Ho Han, Piano

Bio

Il pianista coreano residente in Germania Chi-Ho Han rimane un interprete unico in una vasta gamma di repertori pianistici. Affermandosi una voce personale nelle arti tedesche all’età di 20 anni, Han ha vinto premi ai Concorsi Beethoven rispettivamente di Vienna e Bonn, e al Concorso Schubert di Dortmund. Nel 2014, ha vinto l’ARD International Music Competition (Germania) con il premio del pubblico e la migliore interpretazione su opera commissionata, il primo premio al Seoul International Music Competition (Corea), la medaglia d’argento al Gina Bachauer International Artists Piano Competition (USA) e 4° premio al Concorso Internazionale Queen Elisabeth (Belgio) nel 2016. Nel 2022 ha vinto il 3° Premio e il Premio Isang Yun al Concorso Pianistico Internazionale di Orléans (Francia) sulla musica d’arte contemporanea, con il suo ampio spettro evidentemente dimostrato attraverso i generi.

Solista attivo e programmatore creativo, Han si è esibito con successo di critica al Seoul Arts Center Symphony Festival, al Festival Internazionale di Musica da Camera di Cervo, all’International Klavier-Festival Ruhr, al Kissinger Sommer International Music Festival, all’International Rheingau Music Festival, all’International Bodensee Music Festival, Festival pianistico del Lago di Como, Musikdorf Ernen e Deer Valley Music Festival.

Con un ampio elenco di repertori orchestrali dall’integrale dei concerti di Beethoven, dagli standard romantici alle opere contemporanee, Han ha collaborato con l’Orchestra Sinfonica della Radio Austriaca, l’Orchestra Sinfonica della Radio Bavarese, l’Orchestra Nazionale del Belgio, l’Orchestra Filarmonica di Dortmund, la Sinfonietta di Colonia, la Filarmonica Nazionale di Lviv, la Camera di Monaco Orchestra, Orchestra Filarmonica di Marsiglia, Filarmonica Reale Fiamminga, Orchestra Filarmonica di Seoul, Orchestra Sinfonica di San Pietroburgo e Orchestra Sinfonica dello Utah. I momenti salienti della stagione di quest’anno includono la Fantasia corale di Beethoven, K.466 e 467 di Mozart, La minore di Schumann e Oiseaux Exotiques di Messiaen.

Nato a Seoul, Corea nel 1992, Han ha studiato ad Essen con Arnulf von Arnim e ha conseguito il Master (2017) e Soloklasse (2021) presso l’Università di Musica, Teatro e Media di Hannover, in Germania con Arie Vardi. Ha studiato anche alla International Lake Como Piano Academy con William Grant Nabore, Fou Ts’ong, Dang Thai Son e Dmitri Bashkirov tra gli altri.

Palermo Classica

Via Paolo Patetnostro,94

📞 +39 091332208

📧 info@palermoclassica.it

🌐 www.palermoclassica.it

Fabio Ceraulo dopo Falconera: premi e riconoscimenti

0

Lo scrittore siciliano Fabio Ceraulo non finisce di stupire e partecipare a premi ed iniziative  nel territorio italiano, in particolare quello siciliano. Nel mese di gennaio infatti, si è classificato terzo con “Falconera”, Spazio Cultura Edizionial  al “Concorso Letterario FUIS Sicilia”.

fabio ceraulo

Ceraulo è stato premiato durante l’incontro incontro poetico “GUERRA NO, PACE SÌ” nella sala dei carretti siciliani al Museo Pitrè, da Sara Favarò, in qualità di Delegato per la Regione Sicilia della Federazione Unitaria Italiana Scrittori.

Ricordiamo ai nostri lettori  che l’autore, Fabio Ceraulo, nel 2018 è stato il primo palermitano a essere invitato a presentare un libro fuori Sicilia grazie al progetto “Palermo Capitale della Cultura 2018” e che nello stesso anno è stato nominato Accademico Benemerito dalla Fondazione Ruggero II di Palermo per meriti letterari

Durante la manifestazione si è svolta la cerimonia di consegna dei premi del “Concorso Letterario FUIS Sicilia” dove ha partecipato il Presidente Nazionale della FUIS, dottor Natale Antonio Rossi. La manifestazione, finanziata dalla FUIS, è promossa dal patrocinio del Comune di Palermo, Assessorato alle Culture, Sistema Bibliotecario Cittadino.

Cosa rende il romanzo di Fabio Ceraulo così rilevante?

In molti i lettori che lasciando una recensione sul web, lo hanno paragonato al celebre autore Tomasi di Lampedusa de “Il Gattopardo” unanime il parere e il punto di vista sul libro  in merito alla storia narrata, che ricorda a tutto tondo le atmosfere care a Giovanni Verga.  Il romanzo si apre con una dedica rivolta all’attrice Sara Serraiocco, di cui l’autore è un grande fan.

 

 Cosa ti lega in particolare all’attrice Sara Serraiocco?

“Sono un appassionato di cinema italiano e qualche anno fa ho visto un film dal titolo “La ragazza del mondo”, dove c’era questa giovane attrice abruzzese che mi ha fulminato per la naturalezza con cui recitava. Da lì ho approfondito la conoscenza di ciò che aveva fatto, per scoprire che il suo debutto, pluripremiato, riguardava un film girato nella mia Palermo e intitolato “Salvo”. L’ho contattata tramite uno dei social più famosi per vedere se gradiva l’omaggio di uno dei miei romanzi, e dalla sua cortese risposta è iniziata una sorta di amicizia virtuale. Per questo motivo ho voluto dedicarle il romanzo Falconera, perché il suo talento, misto all’umiltà, è una sicura fonte di ispirazione.”

Fabio, nel 2018, in occasione di una presentazione del romanzo “Anima di polvere”, hai avuto come relatore l’ex Sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, come ti sei sentito in quel momento e…é cambiato qualcosa nella tua vita da quel momento in poi?

“Quando invitai l’ex Sindaco Orlando a intervenire alla presentazione di un mio romanzo, con mia grande sorpresa accettò e propose lui stesso di leggere il libro e fare da relatore. L’evento fu molto particolare, eravamo in uno spazio sequestrato alla criminalità e l’atmosfera era accattivante. Fece una disamina storico-culturale del romanzo che piacque a tutti i presenti. Da lì non posso dire che sia cambiata la mia vita, forse è cambiata la consapevolezza riguardo al percorso culturale mio e della mia città. C’è tanto da fare per entrambi, ma la sensazione era, ed è, che il cammino intrapreso sia quello giusto.”

fabio ceraulo

L’anno sorso la vittoria alla Biennale di Filicudi con un racconto a tema, adesso il terzo posto a livello regionale per un premio letterario. Dove sei diretto, adesso?

“Il sogno di un autore è quello di pubblicare per una grande casa editrice a livello nazionale, ma è molto difficile, specie in questo momento, con l’invasione di tanti VIP o presunti tali, che pubblicano libri (magari nemmeno scrivendoli) dal facile successo commerciale. Da un punto di vista è comprensibile, perché gli editori sono pur sempre imprenditori e quindi devono per forza guardare l’aspetto economico.

Sono riuscito, nel corso degli anni, a crearmi un piccolo pubblico (quasi tutto, ovviamente, nella mia città) che mi segue con affetto e interesse. Questa è una motivazione notevole e partendo da questo aspetto, la mia idea è di fare un ulteriore passo in avanti, non solo per incrementare il mio curriculum letterario, già abbastanza ricco, ma di migliorare sempre, scrivendo in modo ancora più accattivante e magari cimentandomi in storie che possano abbinare più generi.

Infatti, il prossimo romanzo che proverò a far pubblicare, ingloberà thriller, storia, giallo, e per la prima volta ho inserito anche una vicenda sentimentale. Non sarà facile ma ci provo, perché ritengo che bisogna sempre e comunque mettersi in gioco. Per quanto riguarda altro, ma anche questo è un sogno, mi piacerebbe che prima o poi si realizzasse un film tratto da uno dei miei romanzi, magari con un cast tutto di attori appartenenti alla mia terra, anche non troppo famosi.”

 

Per saperne di più su Fabio Ceraulo seguitelo su Instagram e Facebook

Cultura, Virzì (UGL Creativi): Da non perdere la domenica gratuita al museo e la Biennale Arte 2024

0

“Procede il nostro piano di divulgazione nazionale per i Creativi dell’UGL, per far sì che il nostro movimento d’opinione giunga a tutti, alle istituzioni,  in particolare alle scuole, alle università, ai giovani e a tutti i creatori di bellezza”.

A dichiararlo è Filippo Virzì, per Dirigente Nazionale per UGL Creativi.

Ugl Creativi vi ricorda della domenica gratuita nei musei, le gallerie d’arte e i parchi archeologici,  il 4 febbraio hanno aperto le porte le seguenti strutture, di cui precisiamo che trattasi di dati provissori in corso di arricchimento sulla scorta delle adesioni:

Parco archeologico del Colosseo – Colosseo. Anfiteatro Flavio 19.728; Parco archeologico di Pompei – Area archeologica di Pompei 13.814; Reggia di Caserta 13.258; Pantheon 11.536; Gallerie degli Uffizi – Gli Uffizi 9.001; Parco archeologico del Colosseo – Foro Romano e Palatino 8.994; Castel Sant’Elmo e Museo del Novecento a Napoli 6.772; Palazzo Reale di Napoli 6.446; Gallerie degli Uffizi – Palazzo Pitti 6.267; Musei Reali di Torino 6.179; Galleria dell’Accademia di Firenze 5.550; Museo archeologico nazionale di Napoli 5.550; Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea 5.528; Museo Nazionale di Castel Sant’Angelo 4.911; Certosa e Museo di San Martino 4.205; Villae – Villa d’Este 4.202; Museo di Capodimonte 3.396; Villae – Villa Adriana 3.214; Musei del Bargello – Cappelle Medicee 2.900; Gallerie Nazionali di Arte Antica – Palazzo Barberini 2.623; Parco archeologico di Paestum e Velia – Museo e area archeologica di Paestum 2.486; Complesso monumentale della Pilotta 2.221; Palazzo Ducale di Mantova 2.197; Museo nazionale romano – Terme di Diocleziano 2.122; Pinacoteca di Brera 2.119; Parco archeologico di Ercolano 2.098; Museo nazionale romano – Palazzo Massimo 2.060; Terme di Caracalla 2.014; Galleria Borghese 1.930; Palazzo Farnese di Caprarola 1.881; Museo storico e il Parco del Castello di Miramare – Museo storico 1.867; Gallerie dell’Accademia di Venezia 1.729; Museo nazionale etrusco di Villa Giulia 1.667; Museo nazionale romano – Palazzo Altemps 1.396; Pinacoteca Nazionale di Bologna 1.242; Galleria Spada 1.160; Museo Nazionale d’Abruzzo 1.148; Musei del Bargello – Museo nazionale del Bargello 1.110; Museo archeologico nazionale di Taranto – MarTA 1.021; Museo delle Civiltà 1.016; Parco archeologico dei Campi Flegrei – Museo archeologico dei Campi Flegrei nel Castello di Baia 1.005;

A questi dati si aggiungono i 18.169 visitatori del ViVe – Vittoriano e Palazzo Venezia e i 6.433 delle Gallerie degli Uffizi – Giardino di Boboli.

L’UGL Creativi inolre vi  segnala  la conferenza stampa di presentazione del Padiglione Italia alla Biennale Arte 2024  e curato da Luca Cerizza con il progetto Due qui / To Hear di Massimo Bartolini , che include contributi appositamente ideati da musicisti e scrittori presso la Sala Spadolini del Collegio Romano iniziativa promossa dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura, esposizione Internazionale d’Arte – Stranieri Ovunque / Foreigners Everywhere diretta da Adriano Pedrosa (20 aprile – 24 novembre 2024) .

Sarà possibile seguire la conferenza stampa in streaming sul canale YouTube del Ministero della Cultura.

Intervista a Ileana Aprea, una scrittrice psicologa | Angela Caputo

0
Ileana Aprea

Oggi incontriamo Ileana Aprea, scrittrice napoletana, classe 1971, con doppia laurea in Psicologia e in Teorie e Pratiche dell’antropologia, master in Pedagogia familiare, Scienze criminologiche, Antropologia e Archeologia forense. Attualmente svolge la professione di consulente in psicologia clinica e pedagogista familiare ANPEF. Ha all’attivo numerose pubblicazioni fin dal 2006, in particolare l’ultimo suo lavoro è
“Come zenzero e Cannella” (Pandilettere ed., 2023)

Allora, Ileana, cosa nasce in te per prima passione: lo studio della psicologia o la scrittura?

Non saprei dire precisamente quale delle due passioni sia nata prima. Riguardo alla scrittura conservo ancora dei fogli di quaderno con scritte delle poesie, naturalmente quelle che può scrivere una bambina! Riguardo alla passione per la psicologia mia madre dice sempre che, quando mi chiedevano cosa vuoi fare da grande, io rispondevo la psicologa!


Come ti sei trovata nei panni della scrittrice?

Come ho detto, scrivo poesie da sempre e il mio primo libro è stato una raccolta di poesie dal titolo “Un buco nel cuore”. Poi le cose si evolvono e sono arrivata alla narrativa, anche se continuo comunque a scrivere e pubblicare poesie quando mi capita l’ occasione.


Che cosa rappresenta per te la scrittura? Come riesci a conciliare le tue attività con il lavoro?

La scrittura è una parte importante di me e non potrei mai farne a meno. E conciliare l’attività di scrittrice con il lavoro è facile quando le cose le fai con passione e comunque la libera professione aiuta! Inoltre ho trovato il modo anche di unire le due passioni grazie ad un progetto di collaborazione con CSDR writing con cui ho iniziato a creare dei saggi su temi specializzati, quali ad esempio il bullismo e ad una collaborazione radiofonica con Words& more parole ed altro C.S.D.R radio. Una nuova esperienza per me ma estremamente stimolante.


Quali sono gli autori che hanno influenzato la tua produzione scritta ?

Riguardo alla poesia non so se ha influenzato il mio modo di scrivere ma amo molto Eugenio Montale. Riguardo alla narrativa non saprei rispondere perché leggo e ho sempre letto di tutto.


L’ultima tua opera si intitola “Come zenzero e cannella”. Ci racconti la genesi e il significato (senza spoilerare troppo)?

La genesi del titolo è stata naturale così come lo è anche il mio modo di scrivere. E devo dire che “Come zenzero e cannella” genera sempre molta curiosità e quando mi fanno questa domanda io puntualmente rispondo: lo scoprirete solo leggendo in quanto il perché della scelta del titolo si scopre solo alla fine!

Progetti per il futuro ?

Progetti per il futuro ne ho molti nel cassetto dato che “Come zenzero e cannella” è un po’ il sequel del mio primo romanzo “Giochi di specchi riflessi”, ho iniziato a lavorare su un terzo in quanto vorrei concludere una trilogia. Poi ho in cantiere un romance storico a quattro mani e mi piacerebbe cimentarmi nella scrittura di un romanzo fantasy visto che ho già pubblicato un racconto dal titolo “Fuoco sacro” incluso nell’ antologia “La pietra azzurra e altri racconti” uscita di recente. Infine mi piacerebbe sperimentare la scrittura di un romance del quale ho già in mente la trama.”

Chi volesse seguire Ileana Aprea può farlo sui suoi social:
Sono su Facebook, Instagram e X

Link d’acquisto:


https://www.pandilettere.com/inostrilibri/comezenzeroecannella
Questo è il link di acquisto sul sito della casa editrice ma il libro è ordinabile in tutte le librerie e sui migliori store online.

Il Libro: “Le avventure dell’avvocato Bouvier” di Patrizia Riello Pera | INTERVISTA E PRESENTAZIONE

0
Patrizia Riello Pera

Ci parli del tuo libro, “LE AVVENTURE DELL’AVVOCATO BOUVIER”? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Ho preso spunto da ciò che può essere la vita di ogni giorno in un ambiente medio borghese. Il messaggio per i miei lettori è: impariamo a vivere la vita con ironia, perché come per il mio protagonista le cose spesso si aggiustano anche quando ci si trova nel caos. Un episodio che trovo particolarmente esilarante è Il matrimonio di Pierre: in un contesto strettamente familiare, François si destreggia mostrandosi goffo ma anche sicuro di sé. Fanno da sfondo i preparativi per le nozze di uno dei figli. Leggetelo, non posso svelare oltre.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Questo testo mi sembra adatto a lettori di ogni età. L’importante è che si tratti di persone con il senso dell’umorismo. Se vi manca quello, non leggetelo.

Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “LE AVVENTURE DELL’AVVOCATO BOUVIER”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

François è un personaggio tipico, capace di riprodurre la pratica del vivere quotidiano, l’insieme delle norme sul comportamento riconosciute ed accettate all’interno della nostra società. FRANÇOIS è TUTTI NOI.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare la tua ultima opera letteraria? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Non si tratta però della mia opera più recente. Vorrei ringraziare innanzitutto il mio editore, che ha creduto nel valore di quest’opera. Ringrazio anche gli editori che hanno pubblicato precedentemente questi episodi dal 1987 dando poi alla serie il titolo Le avventure di François ecc… Mi sembra giusto ringraziare pubblicamente queste persone semplicemente perché hanno dato il loro apporto fondamentale nella realizzazione dei miei progetti letterari.

Breve Bio Di Patrizia Riello Pera

Accademico Associato dell’Accademia Tiberina già Pontificia di Roma. Accademico benemerito Accademia Ferdinandea Di Catania. Accademico Onorario Universum Academy Switzerland/International University Of Peace. Cenacolo Accademico Europeo Poeti Nella Società.

Socio Onorario Versilia Club, Associazione Culturale Poeti Solo Poeti Poeti, FB Global Writer Academy.

Writer’s Academy. Writers Academy International. International Academy. Academia Internacional de Poesia virtual para el mundo. Real Academia Internacional Artes y Literatura Filial Puerto Rico. 2024: CANDIDATA AL PREMIO CAMPIELLO con l’opera di narrativa Le fiabe del villaggio Di Carlo Edizioni. 2024: CANDIDATA AL PREMIO STREGA POESIA con la silloge poetica Magiche poesie DCN LIBRI.

Patrizia Riello Pera è nata a Padova nel 1969. Ha esordito come scrittrice nel 1987 e come fumettista nel 2014. Ha conseguito numerosi riconoscimenti, fra i quali: la Laurea Honoris Causa in Letteratura, la Laurea Honoris Causa in Arte Grafica, il Premio al Merito Culturale, la Laurea Honoris Causa in Informatica, il Trofeo della Pace e la Laurea Honoris Causa in lingue e Letterature Straniere dalla Universum Academy Switzerland/International University of Peace. 2023: PREMIO ALLA CARRIERA SEZIONE LETTERATURA INTERNATIONAL UNIVERSITY OF PEACE SWITZERLAND. 2023: The Grand Award To Excellence Tra Le Parole e L’infinito (Premio alla carriera) Gran Premio al Merito Culturale, Giornalistico e Sociale. Patrizia Riello Pera ha partecipato alla Buchmesse di Francoforte 2023 con l’opera Le indagini dell’ispettore Creighton: la nuova vita di Scott Adlam (Di Carlo Edizioni). Patrizia Riello Pera ha al suo attivo molte pubblicazioni di racconti, romanzi e fumetti in cui esprime la sua personalità eclettica. Ha lavorato con diversi editori.

BREVE INTRODUZIONE E SINOSSI DEL LIBRO:

Questo è l’inizio di una lunga serie di sketch divertenti e paradossali di cui è protagonista l’avvocato parigino François Bouvier. Vanitoso e originale, a volte perfino stravagante, si farà amare per la sua vis comica. François vi presenterà la moglie Simone e la sua numerosa famiglia, oltre ad amici, segretarie e colleghi. Tuffatevi in un mare di risate a non finire con l’avvocato Bouvier!

Il libro:

Patrizia Riello Pera, “Le avventure i François”, Di Carlo Edizioni, 2023:

https://amzn.eu/d/bOS2RY2

Patrizia Riello Pera

HTTPS://PATRIZIARIELLOPERALIBRI.IT

patrizia@patriziarielloperalibri.it

IL LUOGO IN CUI CONSACRARE  QUOTIDIANI RITI D’ IGIENE E BELLEZZA: IL BAGNO | Daniela Cavallini

0
Daniela Cavallini

Amiche ed Amici carissimi non so voi, ma io ho una predilezione   per il bagno!  Lo considero il mio regno e come tale lo adorno di piacevoli oggetti sia funzionali che decorativi atti a riservarmi una gradevole accoglienza, alleviandomi così il broncio per il sonno del mattino e la stanchezza della sera.

In effetti, il bagno è il luogo in cui trascorriamo buona parte del nostro tempo, dalla doccia galvanizzante del mattino, seguita da creme e trucco per noi femminucce  o dalla rasatura per i maschietti, al rilassante bagno serale, immersi in oli o schiume riecheggianti il nostro profumo preferito, circondati da candele e musica di sottofondo, cui far seguire la gradevolezza di una morbida crema vellutante spalmata sulla pelle.

Certamente questi riti possono consumarsi anche in ambienti meno gradevoli, tuttavia perché privarsi di quel tocco in più? Se rivestimenti marmorei  e statue richiedono un oneroso investimento, non necessariamente bello vuole dire costoso: una piantina sopra una mensola, il quadro  che ci piace, un tappeto che armonizzi con il rivestimento e s’intoni con gli asciugatoi… non ci vuole molto, no?

Tendenzialmente si dedica maggiore attenzione al living, concentrando in quella zona gli oggetti più prestigiosi, penalizzando – a volte – l’area circostante, che, se ci pensiamo, è quella maggiormente preposta a  condividere i nostri momenti più intimi… quelli più importanti.

In contrapposizione al criterio culturale impostosi nella seconda metà del ‘900, che vede nel bagno uno spazio minoritario, nell’antichità, alla stanza da  bagno veniva attribuito grande valore. Si pensi ai famosi e favolosi bagni della regina di Cnosso!

La cura del corpo ha accompagnato e caratterizzato lo sviluppo della civiltà sin dai tempi più antichi. Vari attestati pervengono dalle culture greca e romana, a testimonianza che  soprattutto le persone più facoltose trascorrevano molto tempo alle   terme pubbliche,  sotto l’auspicio della Dea Igea, dal cui nome derivò il termine igiene.

Purtroppo, il medioevo  fu  un periodo di regressione sotto questo aspetto, dovuto alla  mancanza di conoscenze tecniche atte alla costruzione di impianti di scarico e fognature e, con la conseguente carenza di igiene – causa di malattie infettive –  si diffusero dicerie popolari che contribuirono non poco all’allontanamento delle persone dall’acqua per lavarsi oltre al completo declino dei bagni pubblici. Anche nei secoli successivi continuò a persistere l’errata convinzione che lavarsi troppo spesso potesse nuocere alla salute. Soltanto nel XVIII secolo si riaffermò  la pulizia personale con la conseguente rinascita dei bagni. Tuttavia,  la consapevolezza dell’importanza dell’igiene personale, si diffuse solo nei primi anni del XX secolo, periodo in cui la progettazione architettonica si occupò delle esigenze igienico-sanitarie collocando il bagno dapprima in un’appendice esterna alle abitazioni – con stanzini in fondo al ballatoio –  sino a dedicare una stanza all’interno delle abitazioni più prestigiose. Dal  secondo dopoguerra,  il bagno entrò nelle abitazioni private su larga scala, ma, fatta eccezione per le case eleganti, occupò quasi sempre uno spazio “privativo”.

Concludo con un sorriso nel ricordare che solo a partire dal Rinascimento, grazie allo sviluppo di mezzi tecnici, come l’alambicco, si arrivò alla diffusione del profumo, cosicchè all’inizio dell’epoca moderna…  erano soliti  – specie i nobili e la borghesia – solo a spruzzarsi abbondantemente di profumo, nonché incipriarsi parrucche e capelli, ovviando – si fa per dire –  alla scarsa igiene e all’effetto d’unto! Che fossero i precursori di coloro che oggi – privi di rispetto ed amore per se stessi oltreché per chi li circonda – irritano il nostro olfatto, privilegiando il deodorante ad una sana pulizia?

Un abbraccio!

Daniela Cavallini

Vittoria Petrolo, giornalista, scrittrice e criminologa, si racconta | INTERVISTA

0
Vittoria Petrolo

«Appartengo a quella categoria di persone che amano prima faticare per potersi poi godere a pieno la realizzazione di ogni più piccolo sogno. Senza fatica, impegno e assoluta determinazione, il sogno si gode a metà» (Vittoria Petrolo)

Vittoria Petrolo

Ciao Vittoria, benvenuta. Grazie per la tua disponibilità e per aver accettato il nostro invito. Se volessi presentarti ai nostri lettori, cosa racconteresti di te quale Vittoria giornalista e criminologa?

Mi presento dicendo di possedere una personalità poliedrica che mi ha portata sin da bambina ad interessarmi e, di conseguenza, ad amare il sapere in toto, facendomi attraversare svariati ambiti, tra cui l’informatica, la giurisprudenza, la politica e la criminologia. Ho scoperto la criminologia nell’aprile 2020, grazie allo studio del diritto penale e della procedura penale, da quel momento non l’ho più abbandonata. Per tale motivo contemporaneamente agli studi giurisprudenziali e al mio amore per la legge, ho intrapreso altri due percorsi riguardanti la Criminologia, uno negli Stati Uniti d’America che mi ha portata alla laurea presso la Facoltà di Criminologia e il secondo in Italia che mi ha portata alla laurea in Scienze Giuridiche per l’indirizzo Criminologia, Investigazioni e Sicurezza.

Con l’inizio del mio amore verso la criminologia è nato in contemporanea un altro mio grande amore, l’amore per la scrittura che si interseca e rappresenta la terza strada tra i miei amori. Il mettere nero su bianco le mie idee, competenze, pensieri costituisce per me un’eccezionale valvola di sfogo, perciò, continuo a scrivere di argomenti giuridici, attualità e criminologia ogni volta che ne ho “necessità”. In questi anni, ho scritto di vari argomenti sia in Italia che internazionalmente, toccando i più svariati argomenti tra cui storie criminali, argomenti importanti come la guerra, le nuove dipendenze tra i giovani, questioni irrisolte come i matrimoni precoci e le baby spose, la serialità nel crimine, e così via.

A breve usciranno anche dei miei libri riguardanti l’ambito giuridico e criminologico.

Infine la quarta strada che si interseca con le altre è la ricerca, fin da bambina “mangiavo” (e odoravo) libri su libri, focalizzavo e ricreavo nella mia mente le immagini di tutto ciò che leggevo e collegavo tra di essi gli argomenti più svariati. Questo altro amore è cresciuto in me e mi ha portata ad intraprendere due ricerche importanti riguardanti la malvagità nell’uomo in ambito neuroscientifico e antropologico, e il Geographic Profiling applicato all’antiterrorismo su scala mondiale. Posso anticipare che si tratta di due ricerche particolarmente ampie ma piacevolmente sorprendenti.

Continuerò sempre negli anni ad imparare, studiare e scrivere. Spero di essere riuscita a portare avanti egregiamente e ad intersecare tra di loro questi miei quattro grandi amori: la legge, la criminologia, la scrittura e la ricerca. Il mio motto di vita arriva da una famosa citazione: “Sempre alti gli obiettivi, i calici, i sogni” ed io ne ho ancora tanti.

… chi è invece Vittoria Donna che vive la sua quotidianità e cosa fai al di fuori del tuo lavoro di giornalista e criminologa?

Vittoria è una Donna cresciuta in fretta che arriva da una famiglia umile e amorevole. È la bambina che amava starsene da sola sugli alberi a disegnare e a passeggiare nella natura e che ogni tanto amava giocare a mosca cieca con i suoi migliori amici, è la ragazza che ha imparato a cavarsela da sola in ogni situazione pur avendo a vegliare dietro di sé la sua famiglia, ed è la Donna che riesce sempre a rialzarsi dopo ogni caduta brusca e che continua a fare sempre da spalla alla propria famiglia e alle persone a cui vuole bene. Vittoria è la persona dal cuore troppo buono e disponibile verso chiunque la incontri e che ha dovuto imparare a proprie spese come creare quella spessa corazza esterna che serve per proteggere ciò che di più prezioso ha: l’anima e il cuore.

Rispondendo alla seconda domanda, posso dire di avere altre tre grandi passioni, in primis ascolto costantemente musica poiché mi fa rilassare e inoltre mi serve da carburante per poter portare a termine tutto ciò che faccio, amo andare al cinema e amo la cucina, nello specifico amo preparare piatti per gli altri ed inventare ricette combinando sapori diversi.

Tu, Vittoria, scrivi e hai scritto per diversi giornali, ed hai tenuto delle rubriche sulla Criminologia. Ci racconti di questi aspetti della tua professione, quella di giornalista per la carta stampate e per magazine online e quella di criminologa? E dicci pure, se vuoi, quali sono i giornali, quale la radio …

In ambito italiano ho scritto su Metisnews e Almablog, in seguito ho iniziato a scrivere per la rivista “Criminologia Italia”, Criminalmeet e Salvis Juribus mentre in ambito internazionale ho scritto per Lexcrim.

Come si diventa criminologi in Italia? Qual è il percorso formativo e accademico che si deve seguire per diventare criminologi? Per te qual è stato?

La criminologia è arrivata in Italia da pochi anni e ancora la strada per il suo pieno riconoscimento nel nostro paese è troppo tortuosa, pensiamo già solo alla inesistenza di un albo professionale, se non dei registri appartenenti alle associazioni riguardanti la criminologia. Un piccolissimo passo in avanti è stato fatto con la norma UNI 11783/2020 che indica tutte le conoscenze, le competenze e le abilità richieste per poter qualificare un Criminologo. La strada è lunga ma spero soprattutto nella creazione di un albo professionale.

Come è vissuta oggi in Italia, secondo te, la figura del Criminologo?

In Italia la figura del criminologo deve ancora prendere piede ed essere riconosciuta in tutti i suoi lati. A differenza del nostro paese, in America la figura del criminologo lavora insieme alle forze dell’ordine ed ha dei ruoli specifici e fondamentali mentre da noi questa forma mentis ancora non esiste. Sarebbe un grande aiuto nell’analisi e risoluzione dei crimini.

Quali sono gli aspetti che ti appassionano di più di queste due componenti della tua professione – giornalista, criminologa – quali i punti che ritieni di forza e quali le criticità di questa tua attività di divulgatrice culturale e di fatti del mondo della criminologia, della cultura ma anche della cronaca se vogliamo?

Mi appassiona l’andare a fondo in ogni storia, scavare e scavare fino a ricostruire in ogni suo pezzo l’intero puzzle, riuscire a capire i motivi che spingono le persone a commettere ad esempio degli omicidi, mettermi nei panni delle vittime che subiscono determinati eventi e infine cercare di aiutare le persone a ritrovare il loro posto nella nostra società.

Se della tua esperienza professionale dovessi raccontarci un fatto positivo, bello, che ti ha fatto piacere e che ricordi con gioia; e uno negativo, che ti ha dato fastidio, che ti ha lasciato amarezza e che ti ha delusa, che cosa ci racconteresti?

Un fatto positivo è la luce negli occhi delle persone che finalmente si sentono al sicuro. Un fatto negativo che mi delude spesso riguarda l’ipocrisia e l’egoismo di coloro che, a discapito degli altri, cercano di ergersi a unici intellettuali e studiosi della materia.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Appartengo a quella categoria di persone che amano prima faticare per potersi poi godere a pieno la realizzazione di ogni più piccolo sogno. Senza fatica, impegno e assoluta determinazione, il sogno si gode a metà.

«Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant’anni, quando sanno ancora vivi alcuni dei bambini che adesso vanno a scuola? Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti?» (Joseph Pulitzer, “Sul giornalismo”, 1904). Cosa ne pensi di queste parole di Pulitzer, che scrisse nel suo saggio sul giornalismo pubblicato nel 1904? In che stato di salute vive oggi il giornalismo occidentale, secondo te?

È importante che ognuno scriva ciò che pensa rispettando se e gli altri, ciò implica la salvaguardia della nostra Costituzione e delle persone ed affinché ciò si avveri è necessaria l’incorruttibilità della giustizia. Nel momento in cui la giustizia inizierà a bacillare, noi stessi e la nostra Costituzione faremo altrettanto. Non esiste giustizia senza l’onestà. Lo stesso principio vale per coloro che scrivono poiché occorre in primis l’onestà intellettuale per poter poi divulgare il proprio pensiero, rispettando sé stessi e gli altri.

«Un giornalista è la vedetta sul ponte di comando della nave dello Stato. Prende nota delle vele di passaggio e di tutte le piccole presenze di qualche interesse che punteggiano l’orizzonte quando c’è bel tempo. Riferisce di naufraghi alla deriva che la nave può trarre in salvo. Scruta attraverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli incombenti. Non agisce in base al proprio reddito né ai profitti del proprietario. Resta al suo posto per vigilare sulla sicurezza e il benessere delle persone che confidano in lui(Joseph Pulitzer, “Sul giornalismo”, 1904). Cosa è secondo te il giornalista oggi? Cosa pensi della definizione che ne dà Pulitzer nel suo saggio?

Il giornalista detiene un ruolo fondamentale, quello di portare a galla fatti che rimarrebbero altrimenti sepolti e, in secondo luogo, di riuscire a portare l’attenzione di tutti su di essi, provocando della sana critica, suscitando sentimenti e, come una squadra, riuscire a dare insieme delle soluzioni.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La bellezza la riconosciamo in quella lucina speciale che si trova in determinati occhi e che empaticamente riusciamo a captare nell’anima di quelle persone che aiutano gli altri, anche con un semplice sorriso. A volte un sorriso, può cambiare la giornata di una persona. Questa è la bellezza, quella dell’anima che si intravede negli occhi.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea, tecnologica e social?

L’amore è il sentimento più grande che ci sia, è quello che ti da un motivo per alzarti ogni mattina con il sorriso negli occhi. L’amore è il tatto, l’odore, gli occhi, i colori e la leggerezza. Senza l’amore tutto diventa grigio e pesante. Oggi, specie i ragazzi, con l’avvento dei social e la “protezione” dello schermo hanno perso un po’ di quelle caratteristiche. Tutto è un pò più grigio e apatico, purtroppo.

«I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell’erudizione è riservato ai perdenti.» (Umberto Eco, “Numero Zero”, Bompiani ed., Milano, 2015). Cosa ne pensi di questa frase del grande maestro Umberto Eco? In generale e nel mondo dell’arte, della cultura, della letteratura contemporanea? Come secondo te va interpretata considerato che oggi le TV, i mass media, i giornali, i social sono popolati da “opinionisti-tuttologi” che si presentato come coloro che sanno “tutto di tutto” ma poi non sanno “niente di niente”, ma vengono subdolamente utilizzati per creare “opinione” nella gente comune e, se vogliamo, nel “popolo” che magari di alcuni argomenti e temi sa poco? Come mai secondo te oggi il mondo contemporaneo occidentale non si affida più a chi le cose le sa veramente, dal punto di vista professionale, accademico, scientifico, conoscitivo ed esperienziale, ma si affida e utilizza esclusivamente personaggi che giustamente Umberto Eco definisce “autodidatti” – e che io chiamo “tuttologi incompetenti” – ma che hanno assunto una posizione di visibilità predominante che certamente influenza perversamente il loro pubblico? Una posizione di predominio culturale all’insegna della tuttologia e per certi versi di una sorta di disonestà intellettuale che da questa prospettiva ha invaso il nostro Paese? Come ne escono l’Arte e la Cultura da tutto questo secondo te?

Il “tuttologo” è un qualcosa che non esiste di per sé, poiché il sapere è vasto. Certamente esistono persone che vengono ritenute tali ma che alla fine sono un “copia-incolla” di chi invece è esperto in determinate materie. Purtroppo esistono ed esisteranno sempre tali soggetti, soprattutto perché è proprio la tv che li richiede. La tv è lo specchio della società, perciò non ci meravigliamo se si tiene più all’apparenza che alla sostanza.

 «In una società in cui le parole sono usate anzitutto nel loro valore emotivo, gli uomini non sono liberi. Sono schiavi spesso per opera del demagogo che sa usare con astuzia i valori connotativi delle parole … altre volte si è schiavi per una sorta di occulto patto sociale per cui certi valori, che è scomodo sottoporre a critica, sono protetti da parole magiche, che istintivamente connotano “positività”. Allora tutte le parole che connotativamente vi si oppongono appaiono alonate di terribile e ampia “negatività”. Quando una società è prigioniera di questi tabù linguistici, chi cerchi di muovervisi criticamente è soggetto a esperienze tremende, prigioniero della maglia di parole da cui sarà soffocato, personaggio kafkiano che infine non riuscirà più a comprendere quali sia il potere che lo sovrasta.» (Umberto Eco, “Sotto il nome di plagio”, Bompiani ed., Milano, 1969). Cosa ne pensi di questa lucida analisi di Umberto Eco che fece nel lontano 1969, e oggi quanto mai attuale? Qual è secondo te oggi il valore della parola e quali i rischi terribili nell’usarla criticamente contro il cosiddetto mainstream?

La parola è talmente importante che, se detta in più o in meno, potrebbe provocare delle vere guerre. Occorre usare le parole in modo efficiente e giusto poiché ogni pensiero può essere espresso in modi e con parole differenti.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Sono state poche le persone che ho lasciato che mi aiutassero a rimanere in piedi nei momenti di difficoltà. Ringrazio in primo luogo la mia intera famiglia, soprattutto mio padre che ha la funzione di spingermi sempre a continuare senza fermarmi mai, mia madre che è il mio scudo da sempre, mio fratello Francesco e mia sorella Graziella che riescono sempre a farmi sorridere quando il sorriso un po’ si perde e i miei nipoti Mariapia, Martina e Domenico che ringrazio infinitamente per aver preso me come punto di riferimento per le loro vite. I miei più sinceri ringraziamenti vanno ai miei migliori amici, Giacomo e Chaimae che hanno saputo rialzarmi ogni volta che sono caduta e non avevo più la forza di tirarmi su. I miei migliori ringraziamenti vanno a Mirko, la persona che riesce sempre a contenere l’uragano che è in me e rendermi serena. Infine ringrazio vivamente coloro che hanno tentato di rendermi la vita difficile perché è grazie a loro che ho capito quanto sono forte e paziente.

Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre film da vedere quali consiglieresti e perché?

Avrei svariati film da consigliare essendo amante del cinema ma mi sento di consigliarne uno soltanto, “Il miglio verde” per imparare a riconoscere la bontà e la “magia” dentro ogni persona.

… e tre libri da leggere assolutamente nei prossimi mesi? Quali e perché proprio quelli?

Consiglio vivamente di leggere “L’ombra del vento” di Zafòn, lo definisco il libro di una intera vita e oltre poiché racconta di una storia d’amore, del sentimento dell’odio e dei tantissimi sogni vissuti all’ombra del vento.

I tuoi prossimi progetti e impegni professionali? Cosa ti aspetta nel tuo futuro lavorativo che puoi raccontarci? In cosa sei impegnata in questo momento?

La mia intenzione è quella di proseguire con le formazioni e riuscire a portare avanti le mie quattro strade con la determinazione e la passione che mi contraddistinguono. Spero un giorno di riuscire a far diventare queste mie passioni un vero e proprio lavoro, in modo da intrecciare il tutto ed essere sempre con il sorriso. A breve ci saranno le uscite di due miei libri in ambito giuridico e criminologico, e nei prossimi mesi concluderò una delle due ricerche di cui ho raccontato all’inizio. Ci saranno inoltre tante altre novità sul fronte formazione.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Possono seguirmi principalmente sui social (Facebook, Instagram e LinkedIn).

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Concludo dicendo ai lettori di percorrere sempre la strada dei propri sogni e di non lasciarla mai. Auguro a tutti di realizzare i propri obiettivi e di rimettersi in piedi ogni volta che la vita diventa difficile, di non perdere mai la speranza e il sorriso. Sempre alti gli obiettivi, i calici, i sogni (Cit.).

Vittoria Petrolo

https://www.facebook.com/vittoria.petrolo.7

https://www.instagram.com/vittoriapetrolo/

http://linkedin.com/in/vittoria-petrolo-3760611a6

Vittoria Petrolo

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò_Ph. Mapi Rizzo_2017

Cnt -Teatrocittà presenta DONNE SENZA CENSURA Ispirato a tutto ciò che ha significato qualcosa | TEATRO LO SPAZIO – ROMA Dall’1 al 3 marzo 2024

0
Patrizia Schiavo Donne senza censura

Dopo il clamoroso successo del prime due repliche di inizio febbraio torna a grande richiesta dall’1 al 3 marzo al Teatro Lo Spazio, Donne senza censura, uno spettacolo nato nel 2013, in netto anticipo rispetto al fenomeno “Me Too”, diffuso dal 2017, contro le molestie sessuali, pregiudizi di genere e abusi verbali che continuano a venire a galla nel mondo dello spettacolo.

“Patrizia Schiavo, autrice e interprete tornerà a raccontare di vagine in calore, culi grossi, culi mosci e culattoni! Di donne sfatte e insoddisfatte, di viagra, di amanti ridicoli, improbabili e di storie piccanti con personaggi imbarazzanti!”

Questa la dichiarazione d’intenti di un’artista delusa, la stessa Patrizia Schiavo, che sotto lo pseudonimo di Letizia Servo, si racconta in toni provocatori, grotteschi, radicali o malinconici, attraversando, anche con gli interventi di due alter ego, un’identità multipla: dialoga ora con il pubblico, ora con un’intervistatrice immaginaria, (una voce off che non a caso è la sua stessa voce), ora con le zone più oscure di sé. Stupida, scandalistica, idealista o arrabbiata, in conflitto tra essere e dover essere, racconta la sua vita nel teatro tra verità e menzogne.

Storia di un’artista eclettica, che si confronta con la propria immagine, il mestiere, il rapporto con l’altro sesso, con la libertà, il potere… e tra fantasmi reali e immaginari giganteggia l’ombra di Carmelo Bene.

Ironizzando sui torti o smitizzando gli abusi di potere, il racconto diventa ribellione linguistica anche attraverso due alter ego, che amplificano gli aspetti scabrosi e piccanti. Due donne in conflitto ma pronte a vendicarsi dei torti subiti, che mentre si preparano per quello che sembrerebbe l’incontro della loro vita, passano in rassegna, con ironia e un certo gusto per l’eccesso, i fallimenti amorosi precedenti. Ognuna fa da specchio e da contrappeso all’altra e al di fuori di ogni vittimismo o moralismo, si espongono senza censura.

LA STAMPA

“Patrizia Schiavo è come se rivelasse se stessa e tutto il suo talento. Ci racconta nel suo vibrante, funambolico, fantasioso, liberatorio, malinconico spettacolo, un incontro con Carmelo Bene. Una quantità di umorismo e ironia, una varietà di toni e ritmi, una tale vitalità che ci si può solo augurare che sia visto da molti più spettatori di quelli che ne hanno avuto finora la fortuna. Franco Cordelli – Il Corriere della sera-

Marilisa Pendino – Teatro.it  

…un teatro, per una sera tornato ad essere spazio di verità. Ecco c’è chi passa il tempo a mostrare teatro, chi si affanna coraggiosamente a farlo, poi qualcuno ci ricorda che non c’è modo di mostrare o fare, se ci si dimentica di essere.

Simone Nebbia- Teatro e Critica

Patrizia Schiavo con il suo “Donne senza censura” abbatte il muro del silenzio, delle ipocrisie e del perbenismo di una società che ci vuole solo a determinate condizioni.”

Chiara di Pietro – Saltinaria

Attrice intensa e fortemente evocativa, espande le sue emozioni e contagia il pubblico. Lo fa ridere, lo fa commuovere, lo punzecchia anche, senza mai lasciarlo indifferente. Assieme alle due bravissime colleghe mette in scena uno spettacolo…assolutamente da vedere sia per il tema trattato che per la straordinaria performance.”

Simone Romano 

LOCANDINA TEATRO LO SPAZIO 2024 REPLICA 3

Info:

Biglietti: intero 15 euro – ridotto 12 euro

(bar aperto per aperitivo dalle 20.00)

Venerdì e sabato ore 21, domenica ore 17

Teatro Lo Spazio

Via Locri 42, Roma

informazioni e prenotazioni

339 775 9351 / 06 77204149

info@teatrolospazio.it

scritto, diretto e interpretato da

Patrizia Schiavo

con

Silvia Grassi e Sarah Nicolucci

Luci Alessandro Iannattone

Audio Leonardo Liberati

Editing Social Flavio Santini

Produzione Cnt –Teatrocittà

in collaborazione con Teatro Studio Krypton

Ufficio stampa Andrea Cavazzini

TEATRO LO SPAZIO – ROMA

Dall’1 al 3 marzo 2024

La chitarra di Marco Cappelli insieme al Quartetto Gagliano: agli Amici della Musica l’incontro fra classica, Novecento e prime assolute | Lunedì 26 febbraio, ore 20.45, Politeama Garibaldi

0
Quartetto Gagliano e Marco Cappelli

In programma musiche di Beethoven, Mario Castelnuovo-Tedesco e una prima assoluta di Ralph Towner.

La Stagione serale degli Amici della Musica prosegue proponendo al pubblico programmi cross over che mettono in relazione universi musicali apparentemente lontani fra loro. Protagonista del concerto di lunedì 26 febbraio alle 20.45 al Politeama Garibaldi, sarà il chitarrista Marco Cappelli, artista poliedrico dalla formazione classica e dall’anima jazz, che insieme al Quartetto Gagliano proporrà l’ascolto di musiche di Beethoven, Castelnuovo-Tedesco e Ralph Towner.

Proprio il brano di Ralph Towner, dal titolo Migration, è una prima assoluta per il pubblico di Palermo. Così ne parla Marco Cappelli: «nel corso della sua lunga e luminosa carriera il polistrumentista e compositore americano, Ralph Towner è assurto allo stato di leggenda musicale vivente di quel “jazz trasversale” ben rappresentato dalla nota etichetta discografica ECM, per la quale ha registrato numerosissimi album, sia come leader del suo storico ensemble Oregon, che da solista. Stabilitosi in Italia negli anni ‘90, ha vissuto diversi anni a Palermo prima di trasferirsi a Roma, dove attualmente risiede. Durante i suoi anni siciliani – prosegue Cappelli – ho avuta la fortuna di conoscerlo e prendere da lui delle lezioni, accompagnate da racconti di imprese storiche. Durante i nostri incontri mi fece generosamente dono di alcune sue partiture, tra cui il quintetto Migration, riuscitissima sintesi di linguaggio jazzistico e sviluppo formale classico. Ispirato alla natura selvaggia della costa nordamericana che affaccia sull’Oceano Pacifico, Migration presenta una scrittura per archi dove risuonano echi novecenteschi – da Prokof’ev a Šostakóvič – sostenuta dall’inconfondibile suono della chitarra towneriana: il serrato dialogo tra gli strumenti si snoda senza soluzione di continuità lungo una maestosa architettura, in un serrato dialogo che alterna quattro aree tematiche di diverso andamento e intensità.

E il Novecento sarà parte fondamentale del programma con due composizioni di Mario Castelnuovo-Tedesco come il Capriccio Diabolico op. 85 “Omaggio a Paganini” per chitarra sola e il Quintetto per chitarra e archi, composto da nel 1950, «un’opera melodiosa e serena, in parte neoclassica e in parte neoromantica», come la definisce lo stesso autore che la dedicò al chitarrista spagnolo Andrés Segovia.

In apertura, invece, sarà eseguito il Quartetto per archi n. 2 in Sol maggiore op. 18 di Beethoven, prima raccolta del catalogo del genio di Bonn destinata alla formazione per quartetto, allora considerato il genere più nobile e complesso.

Marco Cappelli, nato a Napoli, dal 2004 vive a New York per la maggior parte del tempo, interagendo attivamente con la ricchissima scena musicale newyorkese. Al concertismo affianca un’intensa attività didattica, insegnando regolarmente al Conservatorio “V. Bellini” di Palermo e alla Columbia University di New York. Napoletano è anche il Quartetto Gagliano, che con il proprio nome rende omaggio proprio alla più celebre famiglia di liutai napoletani. Composto dai violinisti Carlo Dumont e Sergio Carnevale, dalla viola di Paolo Di Lorenzo e dal violoncello di Manuela Albano, il quartetto è attivo dal 1987 e in oltre 35 anni di attività, il repertorio dell’ensemble abbraccia l’intera storia della musica con particolare attenzione al lavoro di ricerca per la riscoperta della musica da camera di autori di scuola napoletana come Giuseppe Martucci, Franco Alfano, Alessandro e Achille Longo, eseguendo e registrando lavori spesso inediti.

I biglietti del concerto, dal costo di 10€ per la gradinata fino a 20€ per la poltrona, sono in vendita sia online sul sito www.amicidellamusicapalermo.it che nei tre punti vendita convenzionati: Box Office del Mondadori Point di via Mariano Stabile 233 (tel. 091 335566), lo Spazio Cultura Libreria Macaione di via Marchese di Villabianca 102 (tel. 0916257426) e Mondadori Bookstore di via Roma 270 (tel. 091361064).

Box Office

Mondadori Point, via Mariano Stabile 233 (tel. 091 335566)

Spazio Cultura Libreria Macaione, via Marchese di Villabianca 102 (tel. 0916257426)

Mondadori Bookstore, via Roma 270 (tel. 091361064)

Info

www.amicidellamusicapalermo.it

Lamberto Giusti: un’importante pagina della storia italiana | di Stefania P. Nosnan

0

Con una scrittura diretta, incisiva e appassionata Lamberto Giusti riesce a trasportare il lettore all’interno di questo libro storico-biografico, estraendo momenti e sentimenti passati. L’autore espone una realtà per certi versi dimenticata e dolorosa dell’Italia fascista e colonialista

Benvenuto tra le nostre pagine. Faccia conoscere Lamberto Giusti ai nostri lettori: Per molti anni ho svolto attività giornalistica partendo da quella di addetto stampa di una società calcistica professionistica per poi passare a lavorare in un’emittente televisiva a carattere regionale della quale sono successivamente diventato direttore responsabile. Ho maturato altre esperienze in radio, quotidiani online, sono stato responsabile della comunicazione in un’agenzia pubblicitaria e media manager di diversi politici a carattere regionale e nazionale. Chiusa la parentesi con la politica mi sono dedicato alla scrittura di romanzi e “Il ribelle” è il terzo che pubblico.

Ha appena pubblicato il romanzo Il ribelle edito da LifeBooks. Ci parli di questo libro tratto da una storia vera: La vicenda narrata è quella di Omar al-Mukhtar capo della rivolta senussita contro il colonialismo italiano che per oltre vent’anni combatté contro il nostro esercito in Libia. Il suo nome venne portato alla ribalta dal leader libico Gheddafi che nel 2009 venne in visita ufficiale in Italia. Scendendo dall’aereo Gheddafi mostrò sul bavero della giacca la foto di un arabo in catene in mezzo a militari italiani. In effetti di al-Mukhtar nei libri se ne parla poco. L’unica certezza è che dopo la cattura venne rapidamente processato e impiccato. A quel tempo la famiglia di mia mamma viveva nella colonia libica, a Bengasi. Mio nonno era traduttore Capo di Prima Classe presso il tribunale e, pur se non direttamente, visse i giorni convulsi della cattura e del processo al leader della rivolta. Ho voluto unire una vicenda storica a quella della mia famiglia, ideando un romanzo che oscilla tra realtà storica e fantasia allo scopo di non far dimenticare certi periodi che fanno parte della storia d’Italia e, al contempo, rendere omaggio alla famiglia di mia mamma.

Che difficoltà ha incontrato nella stesura di questo romanzo? Difficoltà nessuna e non voglio sembrare presuntuoso dicendo ciò. Sicuramente ha richiesto un intenso lavoro di ricerca sia per quanto riguarda la vicenda di Omar al-Mukhtar che per quello che concerne Bengasi e la vita al tempo in cui era una colonia italiana. Fortunatamente mia mamma aveva conservato della documentazione in cui si descrivevano palazzi, vie, località circostanti e così il mio compito è stato agevolato. Al resto ha pensato la fantasia che è diventata il collante tra realtà storica e finzione letteraria.

Quanto è importante la storia nel presente? Dovrebbe essere importante, se l’uomo tenesse conto delle lezioni che la storia, che si ripete frequentemente, ci ha dato nel tempo. Ma il concetto di ‘storia maestra di vita’ viene continuamente sbugiardato da quello che succede quotidianamente. Dopo la Seconda guerra mondiale l’umanità sperava che non ci sarebbero più state delle guerre. Invece c’è stata subito la guerra di Corea e poi quella del Vietnam, le guerre tra arabi e israeliani, i conflitti più recenti in Jugoslavia, in Iraq, Iran, Afganistan e oggi il conflitto tra Russia e Ucraina e quello che vede Israele contro i palestinesi. L’uomo non tiene conto delle lezioni della storia e tende a dimenticare. Nel mio piccolo, con “Il ribelle” cerco di mantenere viva la memoria di una storia che ci riguarda direttamente e che è rimasta per troppo tempo nel dimenticatoio.

Prossimi impegni o scritti? I prossimi impegni riguardano soprattutto le presentazioni che abbiamo organizzato per “Il ribelle”. Per la prima volta da quando mi vengono pubblicati dei romanzi potrò uscire dal ristretto ambito della mia provincia per andare in giro per l’Italia a proporre questo mio ultimo lavoro. Poi, se la risposta sarà positiva, potrò tornare a occuparmi di ciò che conservo nel cassetto e cioè altri tre romanzi che sono già a buon punto ma che devono attendere l’esito de “Il ribelle”.

“Non si può morire di lavoro” | di Meri Lolini

0

 

Il 16 febbraio a Firenze è accaduto un gravissimo incidente dove sono morti cinque lavoratori e tre sono rimasti feriti. Il crollo di una trave nel cantiere in costruzione dell’Esselunga è stato devastante ed ha portato tanto dolore alle famiglie dei lavoratori, che è stato condiviso dalla città e da tutti. Il lavoro è un diritto di tutti i cittadini e deve essere uno strumento di vita e di crescita  e mai di morte. In questi due mesi sono già 181 le persone che sono morte lavorando, lasciando tanto dolore alle loro famiglie e tanti sono i figli che hanno perso un genitore che lavorando con tanta dignità purtroppo è rimasto vittima di un incidente mortale e tante sono le riflessioni che devono essere fatte affinchè le varie condizioni lavorative siano sicure per la tutela della salute in ogni momento del tempo del lavoro. Devono essere messe in atto delle azioni che prevengano e proteggano il lavoratore in ogni momento dell’orario lavorativo e far sì che ogni operatore non sia esposto a condizioni di rischio per la sua sicurezza lavorativa. La normativa vigente è il Decreto Legislativo 81/08 coordinato con il Decreto Legislativo 106/2009 e fornisce un vero e proprio codice della salute e della sicurezza sul lavoro ed è il “Testo Unico” di salute e sicurezza sul lavoro e si rifà a tutta la normativa come il 626/94 ed il 494/96 relativa alla sicurezza nei cantieri edili e sulla segnaletica di sicurezza. La normativa prevede il Documento di Valutazione dei rischi (DVR) con il quale viene fatta un’analisi dettagliata di tutti i rischi collegati all’azienda ed alle mansioni dei lavoratori che operano all’interno e questo ha collegato un documento con il Programma di miglioramento dove vengono menzionati i miglioramenti da apportare per essere in regola e non incorrere in sanzioni. Nell’azienda è nominato il Responsabile del Servizio di Prevenzione e Protezione ed anche un Medico Competente nel caso che i lavoratori svolgano attività a rischio e necessarie di controllo medico. Il lavoratore deve essere tutelato sia dal punto di vista della salute che da quello economico in maniera adeguata e non deve rischiare incidenti terribili fino alla morte. La Regione deve indirizzare, programmare e coordinare le attività di prevenzione assicurando la realizzazione di iniziative di comunicazione, informazione, formazione ed assistenza dirette ai lavoratori e alle imprese e deve garantire la programmazione ed il coordinamento dell’attività di vigilanza realizzata dai Dipartimenti di Sanità Pubblica delle Aziende USL. Le strutture alle quali la Regione assegna questi compiti “sono rispettivamente il Comitato regionale di coordinamento delle attività di prevenzione e vigilanza in materia di salute e sicurezza sul lavoro e l’ Ufficio operativo regionale ed infine Unità Operative di Prevenzione e Sicurezza negli ambienti di lavoro delle Aziende USL, “hanno compiti di promozione della salute e di vigilanza, in questo contesto, su loro iniziativa o su delega dell’Autorità Giudiziaria e possono effettuare sopralluoghi in tutte le attività lavorative per verificare tutte le fasi della lavorazione e gli impianti impiegati. Ci sono tutte le condizioni affinchè non si verifichino i drammi per i lavoratori e quindi è necessario fare una riflessione e comprendere perché ci sono tante e troppe disgrazie nei posti di lavoro.

 

 

 

 

 

Il poeta Massimo Zecca omaggia il Friuli | Angela Caputo

0


Il poeta Massimo Zecca omaggia il Friuli | Angela Caputo


Due comuni della provincia di Pordenone – Sacile e Brugnera – vengono valorizzati con cinque poesie motivazionali e suggestive.

Poesie d’amore, introspettive, ma anche celebrative di personaggi storici e perché no anche del territorio. Sono proprio quelle suggestive e motivazionali di Massimo Zecca, poeta e inventore salentino, da molti anni residente nel Pordenonese, dal quale ha tratto ispirazione per la sua produzione legata ai luoghi.
Zecca è impegnato anche in altri ambiti non letterari, lavorando a numerosi progetti. In particolare è già noto per avere brevettato un’invenzione accolta con interesse e riconoscenza. Si tratta di una piattaforma aerostatica polifunzionale, denominata ZM-08, di tipo frenato, sollevabile ad altezze variabili, prevista per sostenere sistemi d’antenna per trasmissioni radio in fonia e dati. A bordo di possono installare una pluralità di apparecchi, ad esempio dispositivi di rilevamento aereo. I campi di impiego sono per calamità naturali, sicurezza e soccorso in montagna, sport, operazioni di polizia, operazioni militari, rilevazioni meteorologiche, rilevazione inquinamento atmosferico, ricerche archeologiche, campo mediatico/giornalistico, controllo viabilità, videosorveglianza, sperimentazioni. Ha inoltre ricevuto numerosi riconoscimenti. Al contempo continua a lavorare su altre ideazioni. Già noto quindi per le sue invenzioni, si sta facendo strada nel campo letterario, donando aforismi, pensieri e poesie, molto apprezzati dai suoi followers. Zecca, nonostante i suoi numerosi impegni, trova il tempo anche per occuparsi del sociale. L’autore infatti è un astrofilo: possiede rilevanti attrezzature che investe sovente per offrire serate dedicate all’osservazione astronomica nella provincia di Pordenone, in particolare a Sacile, Brugnera e comuni limitrofi. Sebbene fortemente legato alla sua terra pugliese (in passato, ha promosso diverse iniziative per il territorio salentino), ha dedicato cinque poesie ai comuni di Sacile e Brugnera.
Iniziamo con la comunità sacilese, alla quale è regalato il componimento “Sacile Livenza”, una poesia motivazionale e raffinata, di cui si può accedere all’opera cliccando al seguente link:
https://www.facebook.com/share/v/d9hvCos6LMAtzZsA/

Questo componimento offre delle immagini suggestive che comunicano al lettore un messaggio ben preciso: la felicità la si trova sovente davanti ai nostri occhi e molto spesso non ce ne accorgiamo. Il poeta ci invita a scrutare maggiormente le bellezze della natura per assorbire l’energia necessaria per raggiungere momenti di gaiezza e superare le avversità della vita. Questa poesia è un omaggio prezioso e dovuto a una città tra le perle del Triveneto. Il componimento è diviso in quattro strofe. Nella prima appare l’immagine della farfalla che, volando libera e affascinata da questo luogo incantato, decide di immergersi nel fiume definito “magico” non solo per la bellezza ma anche per le trasformazioni che è in grado di operare. Infatti, nella seconda strofa, dopo essersi inabissata la farfalla riemerge ma subendo la metamorfosi in pianoforte. La farfalla non muore, non perde la sua libertà, semmai rinasce grazie all’arte. È la cultura ciò che sopravvive a tutto, anche al naturale ciclo della vita. Nella terza strofa il pianoforte dà vita a una melodia celestiale che risuona tra le rive del Livenza. Infine la poesia si conclude con l’immagine suggestiva dei salici piangenti che, ammaliati da tanta magia, affrettano la crescita delle fronde per adagiare le loro metaforiche membra alla fonte del fiume nel tentativo di attingere anch’essi energia e magari trasformarsi in un nuovo strumento. La poesia presenta una serie di rimandi al patrimonio letterario poetico italiano del Novecento, in particolare al “panismo” di Gabriele D’Annunzio di cui riprende il forte legame con la natura al punto da personificarla. Il pianoforte che emerge dalle acque simboleggia la cultura e ci ricorda anche il forte legame di questa città al suo passato storico nascosto ma non sommerso tra le sue acque. Non a caso tante testimonianze del passato di Sacile sono ancora nascoste nelle parti sotterranee della città e chissà magari questa poesia può diventare un monito per incentivare la ricerca dei reperti storici.
Massimo Zecca dedica anche quattro poesie a Villa Varda, uno splendido parco, sito nel comune di Brugnera in provincia di Pordenone. Ogni componimento si riferisce a una precisa stagione. Questo dimostra che l’autore è talmente ammaliato da tale luogo che non gli sarebbe bastata una poesia per descrivere tutte le emozioni assorbite nel tempo. Si può accedere alle opere cliccando ai seguenti link:
Inverno: https://www.facebook.com/share/p/MnBMES15n8AHHTwg/

Primavera:
https://www.facebook.com/share/p/pqMyUqmAUWDSWdp6/

Estate:
https://www.facebook.com/share/p/k9Biv6d6i4Dvvcha/

Autunno:
https://www.facebook.com/share/p/4rKevbANLZL7npQ9/



L’autore ha colto molteplici spunti stagionali creando delle poesie motivazionali che stimolano l’immaginazione, generando intense emozioni tra i lettori. Tantissimi infatti gli apprezzamenti ricevuti, sia sulle sue pagine social che dal vivo. Zecca con tali opere ha contribuito senza dubbio a far conoscere in tutta Italia le bellezze di Brugnera e Sacile. Un omaggio a questi due comuni uniti e vicini che hanno in comune bellezze paesaggistiche incomparabili e che vale la pena di visitare. Da Sacile in particolare tante persone sono passate nel corso degli anni, sia per chi ha svolto servizio militare e di leva e sia per chi si è ritrovato a trovare lavoro nei comuni limitrofi al punto da essere definito “la perla del Triveneto” o “la piccola Venezia”. Queste poesie rappresentano infine segno che non andrà via e che rimarrà sempre indelebile nella memoria come melodia unica, distinta e raffinata. L’augurio è che possano essere ancora più apprezzate e diventare il biglietto da visita per conoscere meglio le bellezze naturali del Friuli.

Chi volesse seguire Massimo Zecca può trovare indicazioni ai seguenti link social:
Pagina Facebook
https://www.facebook.com/masssimozecca
Profilo facebook
https://www.facebook.com/massimo.zeccas
Profilo Instagram
https://www.instagram.com/massimozecca?igsh=MXFpOHAyencyMmc4eQ==
Link brevetti
https://www.massimozecca.com/descrizione/

Sanremo ‘glamour’: sfilata d’alta moda di Miriam Tirinzoni | di Serena Derea Squanquerillo

0
Sanremo 'glamour': sfilata d'alta moda di Miriam Tirinzoni | di Serena Derea Squanquerillo

Tra gli eventi collaterali al Festival di Sanremo, la sfilata nel fulcro dell’alta moda internazionale con la collezione di Miriam Tirinzoni presso il Victory Morgana Bay. 

L’evento del brand di moda di Miriam Tirinzoni a Sanremo ha trasformato il palcoscenico musicale più famoso d’Europa in un ambiente glamour. Oltre ai numerosi talenti saliti sul Palco del Teatro Ariston, la cittadina ligure ha portato in scena la capsule collection del brand di moda ideato dall’imprenditrice, una collezione elegante e colorata che presenta numerosi pezzi forti in colori accattivanti, dettando le nuove tendenze del glamour internazionale. 

Tutto questo perché Sanremo non è solo musica: è un’esperienza multisensoriale che coinvolge tutti i sensi. I panorami mozzafiato della Riviera Ligure, l’atmosfera vibrante dei vicoli del centro storico e i sapori autentici della cucina locale si fondono con gli abiti raffinati di Tirinzoni, per una serata all’insegna del made in Italy.

Con la presenza dell’imprenditrice e del suo brand, Sanremo si è trasformata in un’oasi di moda e raffinatezza: con un’eleganza senza tempo e un tocco di modernità, la città ha ospitato una straordinaria sfilata di moda presso il Victory Morgana Bay, all’interno dell’evento SanremoOn organizzato dal patron Gino Foglia, catturando l’attenzione di tutto il mondo e dei numerosi Vip presenti.

La passerella ha bruciato di passione e creatività, presentando come modello di punta un abito rosso fuoco realizzato in seta, con uno strascico di tulle lungo 2 metri unitamente a un abito blu e giallo in tulle con un’ampia gonna, mentre le modelle sembravano danzare audaci tra i tavoli del noto locale glamour della riviera ligure. Dai tagli eleganti alle stoffe pregiate, ogni indumento ha raccontato una storia di stile e sofisticazione, incantando gli occhi degli spettatori con la sua bellezza senza tempo.

Ma non è stata solo una questione di moda: è stato un vero e proprio spettacolo di arte e creatività, dove ogni dettaglio è stato curato con amore e dedizione e la sfilata è stata chiusa con la presenza della fantastica soubrette Antonella Salvucci, che ha sbalordito la platea indossando un abito rosso fuoco con un audace spacco, impreziosito da un filo di perle, il tutto abbinato a un mantello rosso con piume.

Celebrità, influencer e appassionati di moda da tutto il mondo si sono riuniti per assistere a questo evento straordinario, rendendo la città di Sanremo il fulcro dell’alta moda e dello stile senza tempo, sul palco internazionale più famoso per la musica. Tra gli ammiratori della collezione presenti anche Katia RicciarelliGuillermo Mariotto e la famosa cantante Numa con il marito Phil Palmer che hanno tutti applaudito ed apprezzato la capsule collection andata in scena. Un onore per me ricevere i complimenti di nomi così importanti nel mondo del jet set internazionale e vedere i loro occhi ammaliati dalle mie creazioni” ha dichiarato l’imprenditrice.

Gli appuntamenti della Tirinzoni a Sanremo si sono conclusi con le interviste presso Radio Sanremo e Radio ICN, che trasmette anche in lingua italiana a New York, dove la proprietaria del brand ha parlato dei suoi progetti futuri mostrando un abito in tulle nero con cuori in pailettes rosse: questo  abito ha già portato fortuna alla bellissima Loredana, con il quale ha vinto Miss Parade (vincitrice assoluta nella finale del concorso categoria Over).

L’abito indossato dalla nota soubrette, vincitrice di numerosi concorsi di bellezza, ha scaldato anche Piazza Borea e il Red Carpet antistante il Teatro Ariston. Inoltre, un abito rosso del brand di Miriam Tirinzoni è stato protagonista lungo le vie di Sanremo in una sfilata contro la violenza sulle donne, indossato dalla bellissima modella torinese Rosazzurra Sardo, anch’essa vincitrice di numerosi concorsi di bellezza, tra cui spicca il noto concorso Miss Parade. 

Comunicato a cura dell’Ufficio stampa Lucilla Corioni.

Nota biografica

Miriam Tirinzoni, nativa della Valtellina, è laureata in Economia Politica e ha accumulato diverse esperienze manageriali. Ha fondato MT Conulting Srl, azienda attiva nel fund raising e nella gestione dei rapporti con enti pubblici per ottenere agevolazioni e incentivi, collaborando con istituzioni come la Regione Lombardia e i Ministeri. 

Contatti: Tel: +39 0342 615355, E-mail: info@miriamtirinzoni.it

“Meravigliosa Italia: Gustando Rovigo e la sua cucina con Maria Cristina Buoso” (Nona Parte) ǀ di Maria Teresa De Donato

0

 

Amici carissimi,

oggi ho il piacere di ospitare di nuovo la mia cara amica e collega autrice e blogger, Maria Cristina Buoso.  Chi non avesse avuto modo di leggere le nostre precedenti interviste potrà farlo visitando la nostra Rubrica Meravigliosa Italia, nata non solo per far conoscere un’Italia diversa nel Mondo, ma anche per presentare agli stessi italiani aree interessanti, e spesso meno note, del nostro bel Paese e che meritano sicuramente di essere visitate.

Buona lettura!

Ciao, Maria Cristina, e benvenuta di nuovo in questo mio Blog e Salotto Culturale. Grazie per partecipare attivamente a questa mia iniziativa.

Grazie a te per l’invito. È sempre un piacere essere tua ospite.

 

Maria Cristina, di quali altre perle di Rovigo ci parli oggi?

Vorrei iniziare con il parlarvi del Museo Grandi Fiumi e del monastero degli olivetani.

 


(La porta a fianco alla Chiesa è l’entrata del Museo)

 

Benissimo. Qual è la loro storia e perché rivestono un interesse anche artistico che li rende meritevoli di esseri visitati?

Il Museo è ospitato negli spazi del ex Monastero Olivetano di San Bartolomeo che venne costruito dai monaci umiliati nel 1255  per passare poi agli olivetani nel 1474, che lo ricostruirono ed ingrandirono nel periodo ‘500 – ‘600.

La chiesa dedicata a San Bartolomeo venne costruita nel 1562 e la facciata tra 1671-1681. Ai lati dell’altare sono collocati i due angeli in marmo scolpiti da Giusto Le Court ed un prezioso organo del 1778 di Gaetano Callido.

 

Nel 1810 gli Olivetani dovettero lasciare l’edificio perché nel periodo napoleonico gli ordini monastici vennero aboliti. Nel 1844 il comune di Rovigo assunse la gestione del posto e lo destinò ad ospitare opere assistenziali fino al 1978.

Cosa ne è stato successivamente?

In passato fu il Museo Civico delle Civiltà in Polesine che era nato nel 1978 per esporre le raccolte etnografiche e i materiali archeologici che erano conservati nel vecchio museo gestito dal Centro Polesano di Studi Storici Archeologici ed Etnografici.  Nel 1980 viene aperto nell’attuale sede, ma la struttura aveva bisogno di un restauro radicale che inizia nel 1990, grazie a finanziamenti sia della Regione Veneto che dello Stato e al tempo stesso prende vita l’idea di un museo moderno dove illustrare la storia più antica del territorio. Contemporaneamente si ampliano le ricerche in campo geomorfologico e archeologico, condotte da associazioni in collaborazione con la Soprintendenza archeologica e con istituti universitari.

Gabbris Ferrari, noto scenografo teatrale, in sintonia con la direzione del Museo coordina l’allestimento di quattro sezioni: Età del Bronzo, Età del Ferro, Età Romana e Medioevo. Il nuovo Museo, istituito nel 1998, viene aperto al pubblico il 20 aprile 2001, con la presentazione della prima sezione dedicata all’Età del bronzo. Successivamente si aprono nel 2002 l’Età del ferro e l’Età romana nel 2004. Vengono inaugurate infine le sezioni Medioevo e Rinascimento, rispettivamente nel 2012 e nel 2014.

Il Museo dei Grandi fiumi ha anche attività didattiche rivolte alle scuole del territorio e all’infanzia. È un museo archeologico che ripercorre 3500 anni della storia del territorio del Medio e Alto Polesine, usando linguaggi innovativi ed interattivi. È inserito nella rete del Sistema Museale Provinciale Polesine.

 

 

https://www.comune.rovigo.it/myportal/C_H620/museograndifiumi

https://www.rovigoinfocitta.it/rovigo/museo-grandi-fiumi/

https://it.wikipedia.org/wiki/Museo_dei_grandi_fiumi

 

Davvero interessante. Abbiamo un Paese veramente ricco da un punto di vista storico e artistico, senza considerare tutto il resto…ad esempio la nostra cucina…

Hai un’altra ricetta locale da presentarci oggi? 

Certamente. Oggi vi presento i “Malafanti”, una minestra in brodo.

 

Ricetta

Malafanti

 


(foto web)

 

Ci sono tante versioni forse perché è un piatto di recupero che si consumava d’inverno nelle case dei contadini o nelle case di chi non poteva permettersi molte cose. È legato all’inverno per diversi motivi: quando nevicava, e neve ne veniva molta una volta, usavi quello che avevi in casa, come la farina da polenta, e quello che trovavi nell’orto e in dicembre, di solito, si uccideva il maiale e quelle parti meno nobili  si usavano in diverse ricette. Un detto delle mie parti è “del maiale non si butta nulla”.

Come ho detto prima ci sono diverse versioni, alcune più leggere altre meno. A memoria vi scrivo questa; la faceva mia nonna che adesso che non c’è più… spero di ricordarla bene, comunque sotto vi indico alcuni link con alcune variazioni.

La sera prima si mettono in ammollo i fagioli secchi; si usano quelli che si vuole o che si hanno in casa, ma i borlotti o i Lamon sono i più indicati.

In una pentola si depositano le ossa e si fanno bollire per un bel po’, poi si aggiungono carote, sedano, cipolla, fagioli, verza. Il brodo va schiumato se necessario.  Quando è tutto cotto a puntino, si tolgono le ossa e il resto del maiale che si è messo, ma si possono usare anche solo le ossa se si vuole.

Si filtra il brodo e si toglie l’eventuale grasso. Circa 50 minuti prima di andare a tavola si porta a bollore il brodo e si versa a filo la farina per fare una polenta molto morbida. Si deve mangiare a cucchiaio, al termine si porta in tavola e si serve con il maiale cotto prima. Sopra al piatto potete aggiungere una macinata di pepe, e del formaggio se vi va, ma è un qualcosa in più (non necessaria). I zampini, le orecchie e altri parti poco usate del maiale sono molto buone.

 

 

https://www.aicscostadirovigo.it/index.php?option=com_content&view=article&id=424:malafanti&catid=62:ricette

 

https://blog.giallozafferano.it/lacucinadisusana/piatti-tipici-tradizionali-della-campagna-veneta-menafanti/

 

https://rovigo.italiani.it/marafanti/

 

https://www.facebook.com/veneziani.a.tavola/posts/cosa-sono-i-malafantitipico-della-campagna-veneta-in-particolare-del-padovano-e-/1807935635947959/