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XIII EDIZIONE PREMIO LETTERARIO DI POESIA “CITTÀ DI MONTELEPRE” | Scadenza di presentazione domande 20 maggio 2023

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Montelepre_Ph. Salvatore Purpura

Il C.I.F. di Montelepre, con il patrocinio del Comune di Montelepre, indice ed organizza il PREMIO LETTERARIO DI POESIA “CITTÀ DI MONTELEPRE” ANNO 2023

Montelepre

REGOLAMENTO:

ART. 1

Il concorso è aperto a tutti i poeti italiani residenti in Italia e all’estero ed è articolato in tre sezioni:

SEZIONE A – poesie inedite in lingua italiana a tema libero

SEZIONE B – poesie inedite in lingua siciliana a tema libero

SEZIONE C – libro edito di poesie in lingua italiana o in lingua siciliana

ART. 2.  

Ogni concorrente può liberamente partecipare a una o a tutte le sezioni.

Alla sezione A e B si partecipa con una sola poesia non superiore a 40 versi.

Alla sezione C si partecipa inviando un libro di poesie edito .

ART. 3   

Gli elaborati per la sezione Ae B devono essere inediti, redatti in 6 copie: 5 anonime con il titolo e la sezione di concorso, 1 copia firmata con le generalità dell’autore in busta chiusa. Alla sezione C si partecipa inviando un libro di poesie edito con lettera di accompagnamento nella quale indicare le generalità dell’autore più cinque copie in PDF del libro.

ART.  4  

Le opere dovranno pervenire per posta o consegnate alla segreteria del premio entro e non oltre il 20 maggio 2023 al seguente indirizzo CIF MONTELEPRE -VIA DI BELLA 135 – C/O CANDELA GIAMPIERA- 90040 MONTELEPRE. Fa fede il timbro postale.

ART. 5

Non è prevista alcuna quota di partecipazione ma è richiesto un contributo di euro 10,00 da allegare in busta chiusa insieme agli elaborati , per spese di segreteria

ART. 6

Saranno premiati i primi tre classificati per ogni sezione e per ogni sezione due menzioni. I premi consisteranno in attestati personalizzati, soggiorni, targhe, coppe e oggetti realizzati da artigiani monteleprini .

ART. 7   

I concorrenti vincitori saranno invitati alla premiazione e sarà data loro comunicazione per telefono o per e-mail. I risultati inoltre saranno pubblicati a mezzo stampa e tramite i social. Ai poeti premiati è fatto obbligo di ritirare personalmente il premio loro assegnato nel giorno della premiazione.

ART.  8

La partecipazione al concorso significa implicitamente l’accettazione del presente regolamento.

ART.  9   

I dati personali verranno trattati ai sensi del D Lega 196/2003 e ss.mm.ii.

ART. 10  

Le opere presentate al concorso anche se non premiate non verranno restituite

ART. 11.  

La composizione della giuria sarà resa nota il giorno della premiazione. Il giudizio della giuria è insindacabile.

ART. 12.  

La premiazione avverrà nella città di Montelepre il 21.06.2023.

Montelepre_Ph. Gioacchino Gambi

INFO E CONTATTI:

CIF MONTELEPRE

VIA DI BELLA 135 – 90040 MONTELEPRE (PA)

C/O CANDELA GIAMPIERA

gianpieracandela@libero.it

+39 328 2310562

PAGINE SOCIAL:

https://www.facebook.com/groups/3256929157865322

https://www.comune.montelepre.pa.it/

CREDIT FOTO

Salvatore Purpura

https://www.facebook.com/salvatore.purpura.73

Gioacchino Gambi

https://www.facebook.com/profile.php?id=100009620980436

La Montelepre che siamo…

https://www.facebook.com/groups/579935852117274

The Goodness. La bontà. Mostra personale di Thabadin Boonnuang | 8 – 31 marzo 2023

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Poster Mostra Thabadin

MA-EC Gallery
Palazzo Durini

Via Santa Maria Valle, 2, 20123 Milano

martedì – venerdì 10.00-13-00 / 15.00-19.00; sabato 15.00-19.00

Inaugura l’8 marzo alla MA-EC Gallery The Goodness. La bontà, di Thabadin Boonnuang.

L’artista tailandese sceglie l’Italia per la sua prima mostra personale in Europa.

In esposizione nelle tre suggestive sale della galleria oltre 20 opere, tra dipinti e sculture.

 

Thabadin Boonnuang_HOPE _Acrylic and Gold Leaf on canvas_2022_ (100×160)

Con questa mostra Thabadin porta a Milano le sue ultime produzioni: oli su tela e sculture realizzate durante la pandemia, durante la quale l’artista si è trovato a riflettere in maniera più ampia sull’ideale di bontà quale strumento per vivere in una società migliore. Con questo corpus di opere il pubblico potrà apprezzare l’unicità e la bellezza dell’arte figurativa contemporanea tailandese.

Scrive Thabadin “Il paradiso della felicità è destinato a tutta l’umanità. In un periodo così difficile come quello che abbiamo attraversato, viene da chiedersi quali siano le aspirazioni del nostro cuore, e dove andremo dopo la vita, ma quello che è certo è che non sappiamo se torneremo o meno.”

Il lavoro di Thabadin Boonnuang cattura l’identità tailandese e la sua relazione con l’universo, e con i pensieri e le credenze filosofiche asiatiche, utilizzando un linguaggio pittorico e scultoreo che attinge pienamente alla tradizione artistica figurativa tailandese, in cui inserisce anche i tradizionali motivi decorativi kranok.

“The Goodness” è un progetto espositivo concepito come risposta alle sfide senza precedenti guidate dalla pandemia e ruota attorno alla domanda “Qual è l’obiettivo nei nostri cuori negli ultimi giorni che non potremmo aspettarci?” e l’idea che “Domani è troppo tardi”.

Sigmund Freud una volta affermò che nessuno crede nella propria morte. Se la pandemia ha cambiato la vita per sempre, è anche per l’incapacità di accettare la morte. Le moderne culture occidentali tentano di allontanare il pensiero della morte. Secondo la cosmologia buddista e l’insegnamento, il mondo umano non è l’unico mondo dove esiste la vita e si ritiene che ci sia una dimensione che gli esseri umani chiamano “Cielo”, simile al Giardino dell’Eden, uno spazio simbolico di perfetta armonia, il luogo in cui regna la felicità assoluta. Il concetto di questa foresta segreta ha un profondo impatto su credenze, culture e arti.

I dipinti e sculture di Thabadin Boonnuang indagano i temi fondamentali dell’esistenza, intrecciando elementi del divino e tradizione, regalandoci uno sguardo sulla Thailandia e celebrando, ancora una volta, l’eredità artistica che lega l’Italia e la Thailandia. Pochi, infatti, conoscono il Prof. Silpa Bhirasri, nato Corrado Feroci (Firenze 1892), sin d’oggi considerato il padre dell’arte contemporanea tailandese.

Thabadin Boonnuang, classe 1986, è un artista e studioso indipendente.

Nel 2004 ha conseguito una laurea in arte tailandese presso la Royal Craftsmen School e un Bachelor of Art presso l’Università di Ramkhamhaeng nel 2011, seguito da un Master in Educazione Artistica presso l’Università di Chulalongkorn. Si è sempre dedicato alla pittura e alla scultura, e a progetti di didattica dell’arte. Fondatore di Aesthetics Sense Co., Ltd. e Badin Art & Design Co., Ltd. che realizza prodotti sviluppati rispettando l’identità dell’arte tailandese.

Ha al suo attivo numerosi progetti espositivi e culturali, tra i più recenti citiamo “Art for Happiness Restoration”: Museum of Contemporary Art (MOCA), Bangkok (2021) e il Thailand Digital Arts Festival 2022 (TDAF), Icon Siam, Bangkok.

Per l’organizzazione della mostra Thabadin Boonnuang si è avvalso della collaborazione di Michela Negrini che, dal 2018 con diverse attività legate all’arte contemporanea, si propone di rafforzare il rapporto tra Europa e Tailandia. Tra i precedenti progetti sviluppati da Michela Negrini, si ricordano la partecipazione di Paolo Canevari alla prima Biennale di Bangkok (2018); la prima mostra personale degli artisti Thukral & Tagra in Tailandia (2018); la prima mostra personale in Svizzera dell’artista tailandese Kawita Vatanajyankur (2019); la mostra itinerante All things left behind. Carolina Sandretto, presentata a Bangkok (2020), dopo le tappe di Lugano (CH), Pietrasanta (I), Capri (I); il progetto The Milky Way di Olga Kisseleva presentato al MOCA (2022).
www.michelanegrini.com

Coordinate evento:

Titolo:  The Goodness. La bontà.

Mostra personale di Thabadin Boonnuang

Sede: MA-EC Gallery via Santa Maria Valle 2, 20123, Milano

Opening: mercoledì 8 marzo 2023 ore 18.00-21.00

Date: 8-31 marzo 2023

martedì – venerdì 10.00-13.00 / 15.00-19.00; sabato 15.00-19.00

Info:  0239831335     info.milanart@gmail.com

Demetra: il nuovo disco di Tenedle!

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Tenedle_Demetra-Album_Cover

Sussurround pubblica l’ottavo album dell’artista fiorentino di casa in Olanda. Un ritorno alla discografia consapevole e maturo che accoglie e rilancia il passato. Canzoni, electro-pop e visionarietà che sussumono i molti aspetti del poliedrico compositore, ora in una veste più meditativa e feconda. 
Demetra: il nuovo disco di Tenedle!

TENEDLE 
Demetra
Sussurround 2023
13 tracce 00.59′
https://tenedle.bandcamp.com/album/demetra
Ho fatto nuovamente scelte particolari anche se ho abituato chi mi segue ai mutamenti, è sempre un brivido.

“Cercavo elementi che rappresentassero la natura ma in senso più drammatico rispetto alle icone legate a quelle della Dea Demetra, che spesso viene rappresentata in scene pastorali.” Così Tenedle introduce Demetra, ottavo album in studio che racchiude e rilancia una consapevolezza umana e artistica capace di creare 13 brani intensi, canzoni sospese nel tempo e legate da fuoco elettrico vivo e visionario. Anticipato dal singolo The Gift uscito in coda al vecchio anno, Demetra è un album più meditativo rispetto a Traumsender. “Le canzoni, le parole, le melodie, la mia voce, hanno riequilibrato le idee iniziali e condotto il lavoro verso un disco di canzoni, una canzone d’autore contemporanea, differente.” Demetra a cinqueanni dal precedente disco, conferma l’eclettismo dell’artista fiorentino di casa in Olanda, con voce avvolgente, un pop colto, all’insegna di indipendenza e ricerca. 

“Demetra è innanzitutto la versione femminile del mio nome – Dimitri – perfetta per costruire un tetto sotto il quale riappropriarmi della mia parte femminile, stavolta per scrivere cose mie, senza l’aiuto della Dickinson, per esempio. La ricerca e gli studi sulle antiche culture matriarcali mi hanno ricondotto al mito di Demetra Dea e tutte le possibilità che ancora offriva per scrivere “di oggi”. Tutto ha cominciato ad avere senso. Con una parola che riconduceva anche alla mia idea sonora iniziale, la ciclicità, elemento femminile per antonomasia. Che nessuno si aspetti un disco che celebra un mito greco ma la mitologia è assolutamente ancora capace di ispirare, anche ai tempi del metaverso.” Il concept ha un fortissimo impatto visivo, strumento imprescindibile di espressione di Tenedle: “avevo bisogno di luoghi meno “terrestri” per legare il titolo anche ad un messaggio visivo di pericolo, in relazione con il nostro comportamento verso il pianeta, la nostra stessa sopravvivenza, la follia autodistruttiva delle guerre e della corsa irrefrenabile all’iper produzione. Alla fine ho trovato gli elementi, i colori e le forme giuste, si avvicinavano alle visione, e come sempre mi hanno “sorpreso”. Il contrasto tra terrore e poesia era quello che cercavo così le figure bianche di Demetra sulla copertina e le altre “in fuga”. Tutti i video dell’album utilizzano questa tecnica di sovrapposizione e doppia suggestione. Mi piace creare un filo concettuale anche in questo campo”. Il disco si arricchisce della presenza di stimati e ospiti che si sono rivelati “scoperte” umane e artistiche come: Maartje Teussink, Gina Graham, Sirena Riley e il fidato Bert Lochs.

Dopo il sorprendente successo di Traumsender, Tenedle ha seguito un corso di studi in ambito post-produzione audio per il cinema e i media in generee si è diplomato come Sound Designer e Media-Composer. “Ho preso coscienza e assimilato un nuovo modo di lavorare, appreso e messo in pratica varie discipline del mondo del cinema… è stato importante rinfrescare anche tutte le nozioni sulla sintesi elettronica anche se è per me una pratica quasi quotidiana. Infine ma non per ultimo, l’Orchestrazione e arrangiamento per strumenti classiciOggi lavoro in modo molto più consapevole, ed anche la mia creatività ne ha tratto vantaggio”.

Ho cominciato a fare fotografia e film in modo sempre più accurato da quando vivo in Olanda. Il potenziale narrativo e teatrale del video è enorme e i mezzi sono accessibili oggi e i mieiconcerti, hanno da diversi anni questa caratteristica, ed è un elemento che ho utilizzato con ottimi risultati anche in alcune rappresentazioni teatrali a cui ho lavorato.

Demetra music & lyrics by Tenedle 
produced by Tenedle
Featuring Artists
Maartje Teussink: Vocals on The Beast
Gina Graham: Vocals on Broken & Mother Earth
Sirena Riley: Vocals on Same old song
Bert Lochs: Trumpet Flugelhorn on Sister Power
 End of Summer & Ending Things
Tenedle Lead Vocals & Backing Vocals
Piano & Synthesisers

Fender Telecaster Acoustic Guitar
Computer & Drum programming Sound Design
Visual Concept by Tenedle
Sussurround Multimedia
www.tenedle.com

SPAZIO ARTEATRIO Presenta “EMPIRE. Intrighi e delitti nella Roma imperiale” Da un’idea di Fabiana Fusaro | DA VENERDÍ 3 A DOMENICA 5 FEBBRAIO 2023

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EMPIRE. Intrighi e delitti nella Roma imperiale

La Storia può essere un romanzo mozzafiato. Un’avventura, un mistero. Chi sa resistere a intrighi di ambizione, sete di potere, congiure, assassini? Chi resiste al racconto della nascita e della rovina di un Impero, grande e leggendario?

Empire – Intrighi e delitti nella Roma imperiale è uno spettacolo che tesse le vicende di Roma durante l’Impero, l’ascesa e la caduta dei suoi impetuosi imperatori, le cronache di una realtà che dominò il mondo di allora.
Si srotola la trama andando oltre i libri di scuola con grande emozione, ma soprattutto con grandi risate.

EMPIRE. Intrighi e delitti nella Roma imperiale

Testi di

Emanuele Argilli e Fabiana Fusaro

Con:

Valeria Borselllini, Giovanni Alaimo, Tommaso Fagioli

Fabiana Fusaro, Eleonora Lipuma

SPAZIO ARTEATRIO

Via Nicola Maria Nicolai 14 – 00156 Roma

Date & Orari:

Venerdì 3 febbraio/ Sabato 4 febbraio – ore 20:30
Domenica 5 febbraio – ore 18:00

Biglietto unico:

Intero: € 13,00+2,00 per tessera associativa

Ridotto: € 10,00+2,00 per tessera associativa

Biglietti validi per gruppi:
Gruppi di 10 bambini + 1 accompagnatore, 5 €

Gruppi scuole primarie 8 € a bambino e 10 € per accompagnatore
Per tutti: tessera associativa di 2 €

Info & Prenotazioni:

cell. 351-9752453

prenotazioni@arteatrio.it

TCBO: OKSANA LYNIV E STEFAN MILENKOVICH INAUGURANO LA STAGIONE SINFONICA 2023 | Mercoledì 8 febbraio ore 20.30, Auditorium Manzoni

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Oksana Lyniv_D4_2361_©Andrea-Ranzi

Una composizione contemporanea in prima esecuzione assoluta, una delle pagine per violino e orchestra più famose e virtuosistiche del repertorio romantico e una celebre sinfonia tardo-romantica legata al nostro Paese. Sono questi gli “ingredienti” del concerto di apertura della Stagione Sinfonica 2023 del Teatro Comunale di Bologna, in programma mercoledì 8 febbraio alle 20.30 allAuditorium Manzoni, che vede protagonisti con l’Orchestra del teatro felsineo il violinista Stefan Milenkovich come solista e la Direttrice musicale Oksana Lyniv, reduce dall’inaugurazione operistica con Der fliegende Holländer (L’olandese volante) di Wagner.

La serata prende il via sulle note della Passacaglia in Yellow-Blue del compositore russo-tedesco Vladimir Genin, scritta nel 2022 e qui presentata per la prima volta. Per spiegare il perché del nome “Yellow-Blue”, Genin dice che «allo stesso tempo è presente un tocco di melanconia blues nel ritmo e nella melodia del brano (Passacaglia in Blue). Il titolo si riferisce anche ai colori della bandiera ucraina, blu come il cielo e giallo come il grano, perché il sentimento di quest’opera è profondamente connesso all’orrore e alla tristezza che accompagnano costantemente la mia vita da quando è iniziata l’aggressione russa dell’Ucraina nel 2014».

Ex enfant-prodige del violino molto legato all’Italia, dove si esibisce fin da quando era bambino, virtuoso impegnato su palcoscenici come la Carnegie Hall di New York o la Cadogan Hall di Londra, nominato artista serbo del secolo e impegnato anche in cause umanitarie, ricevendo a Belgrado il riconoscimento di “Most Human Person”, Stefan Milenkovich torna a suonare per il pubblico del Comunale. E lo fa con uno dei brani più impegnativi e spettacolari del repertorio russo: il Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35 di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Composto nel 1877 e dedicato al noto solista ungherese Leopold Auer, il Concerto venne «dichiarato assolutamente non suonabile da varie autorità russe del violino» e fu stroncato dal più influente critico musicale del tempo, Eduard Hanslick, ma ciò non arrestò la fama che raggiunse.

Il primo appuntamento sinfonico bolognese della stagione si chiude con la Sinfonia n. 4 in la maggiore “Italiana” di Felix Mendelssohn-Bartholdy, e con il suo caratteristico Saltarello del Finale, opera scaturita dal viaggio da Venezia a Roma che il compositore tedesco – all’epoca ventunenne – fece in Italia tra il 1830 e il 1831 sulla scia dei connazionali Goethe e Heine.

Il concerto è realizzato grazie a Intesa Sanpaolo, Main Partner della Stagione Sinfonica 2023 del Teatro Comunale di Bologna.

I biglietti – da 10 a 40 euro – sono in vendita online tramite Vivaticket e presso la biglietteria del Teatro Comunale (Largo Respighi), dal martedì al venerdì dalle 12 alle 18 e il sabato dalle 11 alle 15; il giorno del concerto presso l’Auditorium Manzoni da 1 ora prima fino a 15 minuti dopo l’inizio dello spettacolo.

Martedì 7 febbraio alle 20.30 Oksana Lyniv, Stefan Milenkovich e l’Orchestra del TCBO propongono questo stesso programma al Teatro Comunale di Ferrara per “Ferrara Musica”.

Info:

www.tcbo.it / https://www.tcbo.it/eventi/lyniv-milenkovich-2/

STAGIONE SINFONICA 2023 DEL TEATRO COMUNALE DI BOLOGNA 

Mercoledì 8 febbraio, ore 20.30
Auditorium Manzoni

Oksana Lyniv direttrice

Stefan Milenkovich violino

Orchestra del Teatro Comunale di Bologna

Vladimir Genin

Passacaglia in Yellow-Blue – Prima assoluta

Pëtr Il’ič Čajkovskij

Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 35

Felix Mendelssohn Bartholdy

Sinfonia n. 4 in la maggiore op. 90 “Italiana”

I notturni di Chopin e le pagine Liszt e Ravel: agli Amici della Musica è ospite il pianoforte di Paolo Restani 

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Paolo Restani 

In programma alcune delle composizioni più note di Chopin eseguite da uno dei massimi interpreti | Lunedì 6 febbraio ore 17.15, Politeama Garibaldi, Turno pomeridiano

Per il pubblico del Turno pomeridiano degli Amici della Musica, lunedì 6 febbraio alle 17.15 al Politeama Garibaldi, sarà ospite uno dei pianisti più apprezzati di oggi per le sue interpretazioni del repertorio Romantico, Paolo Restani, che eseguirà alcuni dei notturni più celebri di Chopin, l’ultima composizione per pianoforte di Maurice Ravel, Elegie, e due brani da Années de Pèlerinage – Italie di Franz Liszt.

Il vastissimo repertorio di Paolo Restani spazia da Bach ai contemporanei e comprende più di 60 concerti per pianoforte e orchestra e altrettanti programmi di recital. La predilezione per i capolavori del Romanticismo e del Novecento storico lo porta ad affrontare l’opera omnia pianistica di Brahms, oltre che la maggior parte delle composizioni di Chopin, Debussy, Ravel, Rachmaninov, le integrali degli Studi di Chopin, Scriabin, Liszt. Di quest’ultimo compositore è considerato uno dei maggiori interpreti, come testimoniano le oltre 150 esecuzioni dei 12 Etudes d’exécution transcendante. Ha inciso per le maggiori case discografiche e dal 2018 è Artista Steinway.

Il Notturno in do diesis minore op. postuma di Chopin risale al 1830 ed era conosciuto inizialmente come Lento con gran espressione. Brano dedicato a Maria Wodzircski, fu ribattezzato dagli editori come Notturno, sfruttando la grande fama di quella che è la forma più distintiva di Chopin: composizione squisitamente romantica, Chopin l’aveva mutuata dall’irlandese John Field, facendola però così propria da legarla per sempre al suo nome. Con i Notturni il musicista polacco naturalizzato francese, raggiunse la sua più intima espressione, utilizzando la linea melodica che si rifaceva al belcanto italiano ed integrando in essa gli ampi arpeggi e le fioriture che non si limitavano così più ad essere dei semplici abbellimenti. I tre Notturni op. 9, composti fra 1829 e il 1831 e pubblicati alla fine del 1832, sono dedicati a Maria Pleyel, moglie del noto costruttore di pianoforti. Il N. 2, in particolare, è uno dei brani più noti, non solo del catalogo di Chopin, ma dell’intera produzione della storia della musica.

È possibile acquistare i biglietti del concerto (intero 20€, ridotto 15€ e anfiteatro 10€) presso i punti vendita Mondadori Point (via Mariano Stabile 233) e Spazio Cultura Libreria Macaione (via Marchese di Villabianca 102), il giorno stesso del concerto presso il botteghino del Politeama Garibaldi o online su www.amicidellamusicapalermo.it.

Di seguito il programma completo del concerto:

Frederic Chopin (1810-1849)

Notturno in Do diesis minore Op. postuma (lento con gran espressione)

Tre Notturni Op. 9

N. 1 in Si bemolle minore, (larghetto)

N. 2 in Mi bemolle maggiore (andante)

N. 3 in Si maggiore (allegretto)

Polacca in Do minore Op. 40 n. 2

Polacca in Mi bemolle maggiore op. 53 “Heroique”

 ***

 Claude Debussy (1862-1918)

Elegie

Reverie

La plus que lent

Franz Liszt (1811-1886)

da Années de Pèlerinage – Italie S. 161

N. 5 Sonetto 104 del Petrarca

N. 7 Après une lecture du Dante: Fantasia quasi Sonata

Paolo Restani 

Talento precoce, Paolo Restani ha dato il suo primo recital a 12 anni. È stato l’ultimo e prediletto allievo di Vincenzo Vitale ed ha inoltre ricevuto lezioni da Vladimir Ashkenazy, Aldo Ciccolini, Gustav Kuhn, Piero Rattalino. In trentacinque anni di carriera ha dato concerti in molti dei più importanti centri musicali del mondo, distinguendosi per un personalissimo tratto interpretativo in costante maturazione. La padronanza tecnica e la profondità di lettura, tese a rendere trasparente e percepibile ogni minimo dettaglio di scrittura, ne fanno un artista eccelso soprattutto nel repertorio romantico dove il suo virtuosismo richiama alla memoria i più grandi nomi della tradizione pianistica.

Nel Giugno 2004 il debutto con l’Orchestra Filarmonica della Scala diretta da Riccardo Muti viene accolto con unanimi ed entusiastici consensi.

Solo negli ultimi anni Restani è stato ospite, solo per citarne alcune, di istituzioni come la Carnegie Hall di New York, del Teatro alla Scala di Milano, il Festival Martha Argerich di Buenos Aires, la Grosser Musikvereinsaal di Vienna, l’Auditorium Parco della Musica di Roma, la Konzerthaus di Berlino, del Teatro San Carlo di Napoli, Ravello Festival.

Appassionato di musica da camera, ha suonato con il Quartetto d’archi della Scala, il Quartetto Fonè, il Quartetto David, i Solisti della Scala, il violista Simonide Braconi, il violoncellista Andrea Noferini ed ha accompagnato, in cicli liederistici, Monica Bacelli, Guillemette Laurens, Claire Brua. 

Il suo repertorio, vastissimo, spazia da Bach ai contemporanei comprendendo più di 60 concerti per pianoforte e orchestra e altrettanti programmi di recital. La predilezione per i capolavori del Romanticismo e del Novecento storico lo porta ad affrontare l’opera omnia pianistica di Brahms, la maggior parte delle composizioni di Chopin, Debussy, Ravel, Rachmaninov, le integrali degli Studi di Chopin, Scriabin, Liszt (oltre 150 esecuzioni dei 12 Etudes d’exécution transcendante), nonché l’intera produzione per pianoforte e orchestra di Beethoven, Field, Chopin, Liszt, Tchaikovsky, Saint-Saëns, Casella. Di rilievo la sua dedizione all’opera di Franz Liszt, di cui è considerato uno dei maggiori interpreti.

I suoi CD e DVD sono pubblicati da Deutsche Grammophon, DECCA, Brilliant Classics, Imd Music & Web, Amadeus, Gruppo Editoriale l’Epresso. Dal 2018 è Artista Steinway.

Sara Favarò a “Casa Memoria” di Cinisi | Sabato 4 febbraio ore 12:00

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Sara Favarò, “Madri si nasce”

 La scrittrice Sara Favarò, nominata dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, sarà a Cinisi, alla “Casa Memoria” dedicata a Peppino Impastato in Corso Umberto I n. 220, sabato alle ore 12. L’artista reciterà il suo testo “Il pianto di due madri”, scritto subito dopo l’assassinio del giovane giornalista e politico che, con coraggio, lottava contro la mafia, denunciando fatti e nomi e che il 9 maggio 1978 venne ritrovato nella vicina linea della ferrovia a brandelli.

Sara Favarò – Foto G. Azzarello

L’incontro è previsto nell’ambito della cerimonia Inner Wheel “Contatto Club Terrae Sinus & Club Palermo Igea”, il primo presieduto da Tina Thomsen e il secondo da Francesca Coglitore Manno, in presenza della Governatrice Lucia Di Paola Guzzardi, Distretto 211 I. W. Italia.  Durante la giornata le socie Inner Wheel e la Cavaliera della Repubblica Sara Favarò si incontreranno con il Sindaco di Cinisi, avv. Gianni Palazzolo e faranno visita al Santuario di Santa Maria di Gesù Santocanale, fondato dalla suora di Palermo che, il 15 maggio dello scorso anno, è stata proclamata Santa da Papa Francesco.

Milena Bonvissuto e Andrea Ansevini presentano in streaming “Suspiria (un bacio sospeso)” e “Morte nell’acciaieria” | Giovedì 9 febbraio dalle ore 21:00

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Milena Bonvissuto e Andrea Ansevini presentano in streaming “Suspiria (un bacio sospeso)” e “Morte nell’acciaieria”

Un nuovo imperdibile evento è in arrivo Giovedì 9 febbraio dalle ore 21:00 in diretta streaming.

A idearlo sono la coppia di scrittori Milena Bonvissuto e Andrea Ansevini.

Entrambi ci presenteranno rispettivamente i libri, la Bonvissuto “Suspiria (un bacio sospeso)” edito da Book Sprint Edizioni; Ansevini “Morte nell’acciaieria” (Dragonfly Edizioni).

Milena Bonvissuto e Andrea Ansevini presentano in streaming “Suspiria (un bacio sospeso)” e “Morte nell’acciaieria”

La Bonvissuto, scrittrice siciliana, ha condotto diversi anni fa un programma radiofonico a Radio One Licata e curato una rubrica culturale in un mensile dal titolo “L’affarone” .

Ha già all’attivo tre romanzi, il primo “La paura di rincasare tardi” ottiene un discreto riconoscimento di testate giornalistiche e la menzione nel settimanale “Io donna”.

Nel 2011 fonda insieme ad altri, un movimento in cui ricopre il ruolo di vicepresidente della regione Sicilia.

È anche madrina di due autori emergenti: Salvatore Nogara e Lillo Grecopolito.

Nel 2019 esce il suo secondo romanzo “Il principio di Benedetto”.

Ansevini, scrittore marchigiano, è un’artista a tutto tondo.

Scrive dal lontano 1990 e da allora ha scritto oltre 2000 poesie, più di 250 racconti e pubblicato 8 libri, di cui due in self.

Il suo primo libro, “Poesia nel diario” risale al 2010 a cui fa seguito nel 2014 “La porta misteriosa” prodotto in self.

Nel 2016 approda a Le Mezzelane Casa Editrice e pubblica nel 2017 “Oltre la porta” (libro con il quale ha ricevuto numerosi premi, tra cui quello come migliore scrittore emergente a “Gli Oscar delle Stelle”), nel 2019 “Delitto in Casa Le Mezzelane” scritto a quattro mani con Alessandra Piccinini, nel 2021 “Pinocchio anno zero” scritto con Viviana Nobilini e prefazione del cantautore Umberto Napolitano”. Sempre nel 2021 viene alla luce “Dietro la porta”. Nel mezzo esce il suo secondo libro self, una raccolta di venti racconti dal titolo “Vietato dormire (20 racconti per restare svegli)”.

Spesso ha preso parte a premi letterari con i quali ha ottenuto dal 2010 a oggi, oltre cento premi, oltre anche ad aver svolto lavoro come giurato per diverse associazioni culturali.

È anche rapper (il suo ultimo cd si intitola “7” e lo ha inciso con sua moglie Adele, da lui definita la sua ispiratrice”; tra l’altro, in ultimo è anche  fotografo.

Assieme a loro ci saranno due gradite ospiti.

La prima è Sara6, cantante bolognese, ex cantante del gruppo Taglia 42, divenuti famosi nel 1997 con la hit “Regolare”. A questo brano fa seguito l’anno seguente il brano “Con il naso in su” presentato a Sanremo giovani.

Nel 2000 il gruppo vede un’importante collaborazione per la scrittura del testo “Pregi e difetti” scritto assieme a Vasco Rossi.

Nel 2001 il gruppo si divide, lei si presenta di nuovo al Festival di  Sanremo come Sara 6 con il brano “Bocca”.

Nel 2017 fonda un nuovo gruppo, gli “Yessa” per poi dividersi l’anno successivo.

Nel 2019 torna al gruppo Taglia42 e nel 2020 esce il singolo “Diletta Leotta”.

In occasione della serata del 9 febbraio ci presenterà in anteprima il suo nuovo album intitolato “Uno”, album che vanta importanti collaborazioni.

La seconda ospite è una poetessa e disegnatrice, Cristina Monteburini.

Dotata di una fantasia innata, la disegnatrice marchigiana, dipinge i suoi disegni su tovaglioli di carta alla quale allega aforismi, brevi poesie o estratti di testi tratti da libri noti.

Con uno stille pittorico molto simile alla pittrice messicana Frida Kahlo, la Monteburini, con molta bravura e maestria ci mostrerà alcuni dei suoi numerosi lavoro e ci leggerà qualche poesia in diretta.

L’evento sarà trasmesso in diretta online dal profilo Facebook dello scrittore Andrea Ansevini e sarà aperto al pubblico. Chiunque potrà intervenire e fare a loro scelta, domande in diretta ai quattro artisti.

Non ci resta che attendere…

Confermato l’appuntamento di Rai NuovaMusica di venerdì 10 febbraio diretto da Marco Angius

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Marco Angius_©Silvia Lelli

In programma Henze, Ligeti e una prima assoluta di Filippo Perocco

È affidato a un raffinato specialista della musica di oggi come Marco Angius il concerto del ciclo “Rai NuovaMusica” in programma venerdì 10 febbraio alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di TorinoLa serata doveva essere preceduta da un concerto di un gruppo da camera dell’Orchestra Rai in programma martedì 7 febbraio alle 20.30, che invece è annullata per motivi tecnico-organizzativi. Le modalità di rimborso dei biglietti saranno comunicate al più presto sul sito e sui social media dell’OSN Rai.

Direttore musicale e artistico dell’Orchestra di Padova e del Veneto e già più volte ospite dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, Angius apre la serata con una nuova composizione di Filippo Perocco, Se le nuvole, la cui prima esecuzione assoluta è resa possibile grazie al sostegno della Fondazione Francis e Mica Salabert.

«Il brano scaturisce, come dichiarato nel titolo, dall’immagine delle nuvole – dice Filippo Perocco –. Non ha nessuna valenza descrittiva o “a programma”. Parte del materiale è tratto da un mio ciclo di miniature per pianoforte e risonatore dal titolo Nuvolette. In questo lavoro per orchestra parte di quel materiale circola trasformato in quattro ipotetiche stanze nelle quali il corpo sonoro sembra precipitare, evaporare, saturare e ritornare nuovamente effimero, senza peso. Ancora una volta ricorrono i miei consueti tarli, ossia il detrito, la nenia, la precarietà. Ogni linea assume un carattere quasi vocalico che persiste nelle relazioni, nelle allitterazioni e nelle risonanze tra i vari strumenti. Una sorta di massa corale fatta di ombre, sfondi, gradazioni che si rifanno ai bagliori di un immaginario canto intonato dalle nuvole».

Segue la prima esecuzione italiana di Macabre Collage, la versione da concerto realizzata nel 2021 da Elgar Howarth dell’unica opera di György Ligeti, Le Grand Macabre. Chiude il programma la decima e ultima Sinfonia di Hans Werner Henze, il grande compositore tedesco scomparso nel 2012, che l’Orchestra Rai festeggiò nel 2006, nel suo ottantesimo compleanno, eseguendo la sua opera Gogo no Eiko al Festival di Salisburgo e alla Philharmonie di Berlino.

Il concerto, in serata unica, è trasmesso in diretta su Radio3 e in live streaming su raicultura.it.

I biglietti per i concerti di Rai NuovaMusica – in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino – sono proposti al prezzo unico di 5 euro per tutti e 3 euro per gli under 35. L’ingresso è gratuito per gli abbonati alla Stagione Sinfonica 2022/2023, previa prenotazione del posto in biglietteria e salvo disponibilità. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.

Il libro: Girolamo Lo Verso, “Fare psicoterapia” | PRESENTAZIONE

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Girolamo Lo Verso, “Fare psicoterapia”, Alpes ed., Roma, 2022

SINOSSI DEL LIBRO (Linee guida esperienziali e inquadramenti)

Questo volume nasce con due obiettivi. Il primo è didattico/formativo, interventi di cui, con gli autori che contribuiscono al testo, ci siamo occupati per tanti anni. Desideriamo, quindi, comunicare ai colleghi più giovani, in crescita e sviluppo professionale, quello che riteniamo di avere imparato e capito in tanti anni, svolgendo attività professionale, formazione, supervisione, ricerca, elaborazione teorico-clinica. Il testo pone molta attenzione alla centralità dei pazienti, ognuno diverso dall’altro, ognuno con la propria specificità; alla relazione terapeutica, all’analisi del set(-ting) che si adopera. Alla necessità di tenere conto dei confinanti/interagenti: neuroscienze e realtà biologica, tenendo in considerazione il livello etnico/antropologico/familiare, ecc. Con i colleghi più “maturi” ci auspichiamo di poter dialogare.

Il secondo obiettivo è quello di cercare di contribuire allo sviluppo ed alla qualità della psicoterapia. Disciplina, oggi, molto più consapevole che in passato ma, contemporaneamente, assai variegata, sfaccettata, diversificata: rigorosa o naif, aperta o fideistica rispetto ai modelli; con approfondita attenzione in senso terapeutico o inconsapevole ingenuo tirare avanti: legato, quindi, all’interesse del professionista, in senso ampio, più che alla responsabilità della cura. Probabilmente, come suggerisce Semerari, non si può giungere all’integrazione delle psicoterapie. Si può, però, imparare reciprocamente ed aiutarsi a superare i propri limiti (e ad averne consapevolezza). Si può fare una riflessione sui pazienti o sui possibili, differenti, contributi che per loro possono essere più utili. Dobbiamo chiarirci e chiarire sempre di più cos’è la psicoterapia, come funziona, per chi è fatta e da chi. Questa crescita della disciplina può avvenire, in primo luogo, nel dialogo intra-disciplinare, eseguito con varie modalità: confronto dell’esperienza; ricerca empirica, clinica, teorica; analisi dei contesti in cui il nostro lavoro si struttura ed opera (basti pensare ai repentini cambiamenti causati dal coronavirus).

Biografia dell’autore

Girolamo Lo Verso È docente e formatore di Psicoterapia, Past President dell’SPR Italia, Past President della COIRAG e della Divisione di Psicologia Clinica della SIPs, nonché Direttore scientifico della Scuola di Psicoterapia di gruppo e PolisAnalisi di Roma. E’ Professore fuori ruolo, ordinario di psicoterapia. Ha elaborato la modellistica laica, della gruppoanalisi soggettuale e da molti anni si occupa di ricerca/intervento sulla psicologia mafiosa. Ha scritto sopra e sotto il Mediterraneo. Si occupa anche di libera professione e formazione. È autore di oltre 400 saggi e ricerche e di 45 volumi.

Girolamo Lo Verso

https://www.facebook.com/girolamo.loverso.9

Girolamo Lo Verso

Il libro:

Girolamo Lo Verso, “Fare psicoterapia”, Alpes ed., Roma, 2022

https://www.alpesitalia.it/prodotti-951-fare_psicoterapia

https://www.amazon.it/psicoterapia-Linee-guida-esperienziali-inquadramenti/dp/8865318449/ref=sr_1_1

Il libro: “Contro Cuore” di Sofia Floriani | PRESENTAZIONE

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Sonia Floriani

SINOSSI DEL LIBRO

Jennifer ha sedici anni ed è perdutamente innamorata di Davide, più grande di lei e talentoso giocatore della squadra di calcio.
Lo è al punto da non pensarci due volte quando si presenta la possibilità di vivere una notte di passione con lui, non importa che non stiano insieme e che i rischi siano più dei benefici.
Infatti, solo pochi giorni più tardi, Jennifer scopre che Davide sta frequentando Federica, e ogni sua certezza crolla.
Non importa neppure quanto lei cerchi di toglierselo dalla testa: gli occhi di ghiaccio del ragazzo la perseguitano e continuano a farle battere il cuore.
E, proprio quando Jennifer è sicura di aver trovato un modo per dimenticarlo, un evento inaspettato li fa riavvicinare, mettendo entrambi di fronte a una scelta che cambierà le loro vite per sempre.

BREVE DICHIARAZIONE DELL’AUTORE SUL LIBRO E SUL PERCHÉ LO HA SCRITTO

Se la fame viene mangiando (e a me mangiare piace molto), l’idea di questo romanzo è venuta scrivendo. Un giorno ho incontrato un ragazzo dagli occhi blu ghiaccio sul treno e proprio in quel preciso istante ho deciso che lui sarebbe diventato uno dei protagonisti delle mie storie.
Ero abituata a scrivere racconti di massimo 3 pagine, quindi mai avrei immaginato che da quella piccola idea potesse nascere un romanzo di 200 pagine.

BREVE BIOGRAFIA (10-15 RIGHE MAX) DELL’AUTORE

Sofia Floriani è nata a Trento, dove ora studia Lettere moderne all’Università della città.
Nel 2021 ha pubblicato il suo primo libro “Tutta colpa di uno stupido bacio” a soli 18 anni.
Un anno dopo pubblica il seguito del romanzo, intitolato Tutta colpa sua, nello stesso anno riesce ad essere presente al Salone del Libro di Torino come autore indipendente.
Ha scoperto la sua passione per la scrittura dedicando il suo primo racconto, Io ti aspetto, al nonno Enzo.
Il racconto è stato selezionato per il concorso letterario Montagna Avventura, sezione giovanile del prestigioso premio Itas Montagna, e pubblicato nella loro raccolta.

Sofia Floriani

https://www.instagram.com/sofia.scrivelibri/
https://www.wattpad.com/user/sofiaflorianii

Sonia Floriani

Il libro:

Sofia Floriani, “CONTRO CUORE”, Independently published, 2022

https://www.amazon.it/CONTRO-CUORE-Sofia-Floriani/dp/B0BMSP3FSD

 

“Ma che fine ha fatto il romanticismo nelle relazioni di coppia?” | di Aurora d’Errico

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Aurora d’Errico

Benvenuti anche oggi nella mia rubrica, “In salotto con Aurora” di Mobmagazine.it. Molte  lettrici mi hanno chiesto che fine avesse fatto il romanticismo, in questo mondo super tecnologico ove ormai, anche i rapporti umani sono diventati freddi come il marmo, glaciali come le macchine che ci dominano in ogni cosa che facciamo, in primis, proprio nelle relazioni di coppia. Il romanticismo, come sappiamo, fu un movimento letterario e artistico sviluppatosi in Europa tra il 1700 e il 1800, che rivalutò la passione, il sentimento, le differenze individuali, aspirando alla ricerca dei valori assoluti, come l’amore perfetto, gli ideali dell’umanità, della patria, anche lottando contro tutti, pur di raggiungere ciò in cui si credeva. Ebbene, credo che nella realtà attuale, in cui ogni essere umano è preso da ritmi frenetici che la vita moderna ci impone, si sia perso proprio quella capacità di ricercare la passione, il sentimento, l’arte di corteggiare, di sentire, la capacità di emozionarsi, ma soprattutto, la capacità di amare. Molte volte ho già trattato l’argomento sull’amore e di tutto ciò che questo meraviglioso sentimento comporta, ma come mai questa vita frenetica che ormai ci pervade in ogni minima attività del nostro quotidiano, ha finito per annullare anche la capacità di corteggiare una donna e si è ridotto tutto, ormai, ad un incontro puramente sessuale??? Oggigiorno, infatti, quasi nessun maschio, purtroppo, nel momento in cui appare interessato ad una donna, non riesce più ad esercitare quel minimo corteggiamento, di romanticismo, al fine di conquistare il suo cuore e il modus operandi appare sempre il medesimo. Ti chiedono l’amicizia sui social e, senza neanche sapere chi sei, cosa fai, cosa ti piace, ecc….., e senza alcun tipo di preambolo e nessuna inibizione, ti chiedono immediatamente un incontro sessuale, perché “loro”, questi maschi moderni, non hanno tempo da perdere. E questo è ciò di cui si lamentano quotidianamente quasi tutte le donne, riferendosi ai cosiddetti “ collezionisti”, privi non solo di qualsiasi forma di romanticismo, ma di quella minima e indispensabile sensibilità necessaria nelle relazioni tra esseri umani. Certamente, non possiamo pretendere che vi siano ancora in giro personaggi come Dante Alighieri che fece di  Beatrice la sua musa ispiratrice o Renzo e Lucia nei Promessi Sposi di Manzoni, né tantomeno personaggi come Romeo e Giulietta di William Shakespeare e tanti altri appassionati dell’amore, ma è possibile che tutto si sia ridotto ad un semplice approccio sessuale e niente più, riducendo il corpo femminile ad un pezzo di carne? Almeno, prima dell’era dei social, il corteggiamento dell’uomo esisteva e lo si dimostrava attraverso una serie di attività che venivano condivise con la donna che si voleva conquistare, come gli appuntamenti per le passeggiate, i pranzi, le cene, i regali, e poi lunghe conversazioni, sguardi, appostamenti, ecc…. fino ad arrivare alla fatidica “dichiarazione”, in cui l’uomo esternava i suoi sentimenti alla donna prescelta. Oggi, tutto questo, nella maggior parte dei casi, è solo un lontano ricordo per noi di una certa età, mentre per le nuove generazioni, è un mondo completamente sconosciuto, inesistente, utopistico. Dopo lo scambio di qualche messaggio, ci si incontra ad un primo appuntamento, si consuma un rapporto sessuale, e ci si saluta per poi passare ad una donna nuova, ad un nuovo incontro e relativa consumazione e via dicendo, lasciando certi individui più vuoti di prima. Mi sono tolta la briga di domandare ad alcuni uomini il perché di questo strano atteggiamento del mondo maschile e la loro risposta è stata sempre la medesima: “Non ho tempo da perdere”; “Carpe diem”; “La vita è breve” “A cosa servono i sentimenti?”ecc… Ma si può arrivare a tanto squallore delle relazioni umane???? A questa forma di egoismo completamente volta alla soddisfazione del proprio piacere fisico, senza interessarsi affatto di chi si ha di fronte, di chi siamo, di cosa vogliamo, cosa ci piace, a tal punto di essere trattate come una sorte di “meretrici”, con l’unica differenza che quelle donne che praticano il mestiere più antico del mondo, perlomeno, hanno un loro tariffario??? È questo ciò che noi donne siamo diventate per certi uomini, “macchine da sesso” per una “botta e via”??? Ma davvero l’emancipazione dell’essere umano ha condotto a questa raffigurazione della  donna? E la cosa più assurda di tutto ciò è che se non condividi il modo di pensare di certi uomini sull’argomento, finiscono pure per accusarti di non essere “moderna”, “passionale”, “una vera donna”. E quindi io mi chiedo, ma tutto questo, non sarà, per caso, un altro aspetto del maschilismo? Perché, forse, attraverso questi comportamenti autoritari, certi “maschi”, credono di poter svalutare ancora una volta le caratteristiche femminili, enfatizzando eccessivamente le loro caratteristiche di “forza” e “determinatezza”, oltre che di “superiorità”, attribuita alla loro mascolinità?

Aurora d’Errico

E, forse, questo loro modo di rapportarsi all’altro sesso, così sfacciato nel dichiarare immediatamente le loro intenzioni nel “volerti portare subito a letto”, è un modo per sottolineare ancora una volta la superiorità dell’uomo su una partner femminile, in modo da poter riuscire ad ottenere il controllo su di essa? Il problema è che fare un confronto tra il piacere femminile e quello maschie è impossibile, perché nessuno è in grado di vivere le esperienze sensoriali dei due sessi. Sarà forse perché per gli uomini il sesso e il ruolo sociale, come per le donne, la maternità e la bellezza, rappresentano, fin dai tempi antichi, dei parametri di valutazione e autovalutazione? O forse perché per la maggior parte di essi, il sesso diventa un metro di autovalutazione principalmente per l’uomo che cerca di avere parametri oggettivi in qualcosa che di oggettivo ha veramente poco? In effetti, nel sesso, la tecnica influisce fino ad un certo punto, perché tutto è condizionato molto dai sentimenti, da quello che si prova e dal coinvolgimento emotivo che riesce a produrre alla propria partner. Sarà forse che certi uomini ricorrono al sesso ad ogni costo, solo per ricercare una loro “autostima”, o migliorarla? Ma, far dipendere la propria autostima dagli altri, secondo il mio parere, è sempre profondamente sbagliato e, soprattutto in età adulta, è indice di immaturità, perché così, si perde di fatto, la possibilità di vivere rapporti amorosi veri e profondi. Oppure, sarà perché la maggior parte degli uomini moderni, sono semplicemente anaffettivi, cioè non sono più in grado di provare ed esternare sentimenti, emozioni? Ecco, dunque che così facendo, assistiamo sempre con più frequenza a relazioni incentrate solo ed esclusivamente sul sesso, rapporti in cui i due partner, due perfetti sconosciuti, si incontrano, si incuriosiscono e dopo qualche ora, finiscono sotto le lenzuola, come una sorta di copione già visto e ripetuto, per sentirsi “adeguati”, o semplicemente “in linea con i tempi moderni”. Ma ahimè, sono proprio queste relazioni, quelle che lasciano una sorta di amaro in bocca, perché anche se apparentemente avvengono in un clima di leggerezza e di emancipazione, in realtà, nella maggior parte dei casi, si rivelano quasi sempre, più deludenti, tristi ed insignificanti, a tal punto da non voler più rivedersi. L’unica caratteristica che accomuna tutti questi tipi di “relazioni toccata e fuga”, è l’insoddisfazione per la propria vita affettiva, una sorta e divorante solitudine di molti individui, che li spinge alla ricerca disperata di condividere il proprio letto e il proprio corpo con persone sconosciute, anonime, estranee, con cui ci si scambia il puro piacimento carnale, un atto meccanico, ma fondamentalmente triste, vuoto, privo di ogni sensazione, soprattutto di quella patina idealizzante che invece viene assicurata dal corteggiamento. In questi casi, ogni soggetto si trasforma in puro “oggetto”, un pezzo di carne, dove saltati i preliminari, e ogni forma di attesa, il sesso diventa un “darsi in pasto”, escludendo qualsiasi forma di “umanità” e quindi di magia che è invece tipica del corteggiamento. E così il copione “usa e getta”, tra questi individui, si ripete all’infinito sempre con nuove partner, per poi passare avanti ed ancora all’infinito, perché così facendo, la ripetizione di simili comportamenti non è data dal godimento in sé del sesso, fine a se stesso, ma è data da quel godimento narcisistico che quello stesso gioco finisce per assicurare. Un modello imposto dai costumi, dal sociale, dalla moda, che in realtà, fa leva sulla fragilità umana, sulla infinita solitudine e sulla più totale disperazione umana e, soprattutto, sulla paura di mettersi davvero in gioco con il timore di fallire.

Aurora d’Errico

Aurora d’Errico

L’ultimo successo letterario di Patrizia Bianco: “Lo chiamavano L’Incantato” (Ed. Kimerik) | Intervista di Daniela Cavallini alla pluripremiata Scrittrice

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Patrizia Bianco e Daniela Cavallini

Amiche ed Amici carissimi, come ogni mattina accedo a messenger e trovo una richiesta d’invio messaggio: questa volta non è il solito “ciao, sei bellissima” da parte di uno sconosciuto e sprovveduto corteggiatore virtuale, ma proviene da parte di una gentile Signora che da subito m’ispira una forte simpatia:

“Gentile Daniela, sono Patrizia Bianco una scrittrice lucana e la seguo sul suo MobMagazine. Mi piace molto il suo stile e trovo interessanti le tematiche che affronta. Sono innanzi tutto una mamma adottiva ho scritto il mio primo romanzo sul tema del ritorno alle origini. Di recente ho pubblicato il mio terzo romanzo in cui affronto il tema della rinascita e dell’amore. Sarei molto onorata di un suo cenno di interesse per presentare sul suo blog “Lo chiamavano l’Incantato” Kimerik editore”.

Dalla simpatia alla conoscenza di colei che già posso definire un’Amica speciale, scorre il solo tempo di una telefonata.  Una lunga telefonata confidenziale, a tratti persino sorprendentemente intima, un confronto piacevole e diretto tra noi relativo  ad un argomento molto delicato, ovvero l’adozione della figlia. Quando si dice un’immediata perfetta sintonia…

La biografia di Patrizia Bianco è decisamente ricca, sia dal punto di vista culturale che esperienziale ed umano, pertanto, meritando adeguata enfasi, le dedico uno spazio focalizzato, al termine della nostra cordiale intervista, inerente la  presentazione del Suo ultimo libro intitolato “Lo chiamavano l’Incantato”, Ed. Kimerik.

Patrizia Bianco

Daniela Cavallini:

Benvenuta Patrizia, è un vero piacere rinnovare l’istantaneo feeling instaurato fra noi, trascorrendo questo momento insieme.

Con “Lo chiamavano l’Incantato”, il tuo ultimo romanzo ambientato sulle colline del Vulture, in Basilicata negli anni ‘50, periodo storicamente ricordato per lotte di classe, induttive di severe e discriminanti classificazioni con inerente emarginazione sociale, chiudi la trilogia che vede la luce  nel 2018 in concomitanza con il tuo esordio al Salone del Libro di Torino, con Controcanto, verso il vento”(Kimerik Ed.), seguito da Radici Lucane (Santelli Ed.), pubblicato nel 2020. Nei tuoi racconti riponi la tua grande sensibilità atta a sottolineare l’importanza di una società inclusiva in ogni senso. “Non può esserci riscatto senza una profonda consapevolezza”, affermi…

Patrizia Bianco:

Sì Daniela, la consapevolezza del valore insito nelle differenze individuali, culturali, familiari e sociali costituisce  un valore scambievole, non una discriminante come viceversa è considerato  anche oggigiorno da coloro che reclamano l’altezzosa differenziazione, basata soprattutto sulle apparenze.

Daniela Cavallini:

Nel tuo racconto, enfatizzi il potere dell’amicizia,cui attribuisci la  capacità di azzerare il baratro che separa le classi sociali.

Patrizia Bianco:

Assolutamente sì. L’amicizia è una forma d’amore, di solidarietà, di vicendevole protezione delle debolezze insite in ognuno di noi, a prescindere dalle stratificazioni sociali.

Nel delineare i personaggi de “L’ Incantato” esploro  nelle loro storie familiari, valicando continuamente la rigida barriera di classe. Peccati, difetti, pregiudizi affiorano su entrambi i fronti.

Daniela Cavallini:

A sostegno della tua condivisibile opinione, ti cito in merito al rapporto che s’instaura tra il modesto, balbuziente Saverio – l’Incantato, protagonista del romanzo – rifiutato persino dalla scuola e Mauro, il ricco ed illuminato vignaiolo.

“Il giovane protagonista, alla ricerca di una via di fuga da un passato doloroso, si imbatte in Mauro, vignaiolo colto e illuminato, che lo avvicina al mondo dell’arte. I due militando su lati opposti della barricata sembrerebbero appartenere a due galassie diverse eppure diventano amici riconoscendosi nei sogni dell’altro. Il filo dei ricordi corre sottopelle e il lettore, nel ricomporre le loro esistenze, viaggia avanti e indietro nel tempo. La società degli anni ’50 picchia duro, sistematicamente scalcia, emargina, esclude. E questo sia in mezzo ai miseri vicoli dove Saverio è cresciuto sia nei pretenziosi circoli di provincia in cui Mauro è di casa.

Peccati, difetti, pregiudizi affiorano su entrambi i fronti: che sia Girolamo, il nonno sacrestano di Saverio, a inventarsi il modo per dare un tetto ai suoi figli o che si parli di Luchino, giovane rampollo, tirato dentro una torbida relazione da una madre di famiglia”.

Una delle principali tematiche che emergono dalla narrazione è quella della diversità. Diversità in senso lato, imputabile a caratteristiche fisiche e/o problemi di personalità; diversità che riscontriamo nelle umilianti vicende de “l’incantato” e “Panza contenta”,  che solidarizzano nell’intento di difendersi da coloro che oggi definiremmo bulli, ma che non risparmia neppure il barone Mauro Forte d’Arcais che, per la sua prestigiosa condizione sociale, si sente appiccicata addosso un’etichetta che gli provoca disagio: la nobile madre,  rifiutando ogni tipo di contaminazione con la borghesia, ha costretto i figli a crescere in una gabbia dorata. Ti cito nuovamente:

“Per gli altri ragazzi Saverio e Rocchino erano la coppia più bella del mondo: “l’Incantato” e “Panza contenta”. Pietre scartate, nulla di più. Esser diverso ti espone e gli insulti non devono avere un senso per far male.

‘Se stiamo in campana ce la caviamo, dobbiamo restare un passo dietro di loro, sempre un passo indietro’,

dicevano per rincuorarsi, ma non c’era storia, era solo questione di tempo. Tutte le sante volte, in mezzo allo sberleffo generale, si ritrovavano a dover batter ritirata con la coda fra le gambe.

Lo volete capire che qui attorno non dovete accostare? Di mezze cartucce come voi non sappiamo che farcene!”

Se Saverio per miseria, balbuzie ed un’ampia collezione di rifiuti ed umiliazioni, sfinito, si rassegna a subire la vita con le sue ingiustizie fortemente sferzanti e Rocchino si dedica ai motori, trasmettendo tale passione all’amico compagno di sventura ed insieme stringono i denti per sopravvivere, come vive il disagio, seppur dato da circostanze opposte, Mauro? La risposta è nelle parole dell’Autrice.

Patrizia Bianco:

“In casa d’Arcais la vita familiare è, d’altronde, tutt’altro che serena, la baronessa sbandierando il suo titolo nobiliare rinfaccia e insulta il marito, imprenditore colto e illuminato ma incapace di contrastare la moglie. È il disprezzo di lei per la collezione d’arte di famiglia a essere insopportabile fonte di frustrazione per Mauro, che serra i pugni in una desolante apnea d’amore.

Un filo rosso intessuto nella trama del romanzo è la forza dell’amicizia fra Saverio e Mauro, capace di azzerare il baratro che separa le classi sociali, di alimentare il dialogo nonostante evidenti diffidenze”.

Daniela Cavallini:

Poi, nel tempo, grazie al progresso, alcune trasformazioni hanno visto la luce… vuoi citare quelle più evidenti?

Patrizia Bianco:

Direi le fuori serie viste solo sulle copertine patinate incarnano il mito della velocità. La fiducia nella tecnologia sembra spianare la strada verso il futuro.

Ma anche il mondo agricolo, le vigne dell’Appennino non rimarranno indifferenti alla modernità che avanza. In quegli anni il vino Aglianico cambia volto e anima riuscendo a mettere in luce le sue inconfondibili qualità.

Un altro tema è il valore assoluto della bellezza che fulmina e acquieta e che viene declinato da opposti punti di vista a rappresentare due bandoli della stessa matassa. L’indifferenza evapora di fronte all’opera d’arte, il bello con la sua forza salvifica offre pane benedetto per l’anima.

Daniela Cavallini:

Cara Patrizia, siamo giunte al termine dell’intervista, il tempo è volato, come sempre accade quando l’argomento appassiona, pertanto  non mi resta che rinnovarti la mia personale ammirazione ed augurarti d’incrementare gli importanti premi già ricevuti dalla critica con la pubblicazione del tuo bellissimo libro.

A presto Amica speciale!

Daniela Cavallini

Il libro:

Patrizia Bianco, “Lo chiamavano l’Incantato”, Kimerik ed., 2022

https://www.amazon.it/Lo-chiamavano-lIncantato-Patrizia-Bianco-ebook/dp/B0BLGJB16W/ref=sr_1_2

 

Biografia di Patrizia Bianco

Patrizia Bianco

Patrizia è una scrittrice che si sta mettendo in evidenza nel panorama letterario regionale.

A Potenza, dove è nata, ha studiato pianoforte al Conservatorio di musica Gesualdo da Venosa.

Si è laureata in Economia e Commercio con il massimo dei voti all’Università Federico II di Napoli e ha conseguito il PhD in Economia dell’ambiente.

Inizia a pubblicare su riviste scientifiche nazionali ed internazionali. Intraprende l’insegnamento approdando all’Università degli studi della Basilicata che successivamente lascia per entrare all’ARPAB ( Ufficio di tutela ambientale a Potenza) dove attualmente lavora come funzionario amministrativo.

La passione per il volontariato è nata fra le fila dell’AVO prestando supporto in diversi reparti dell’Ospedale San Carlo di Potenza.

Ha continuato ad interessarsi alle tematiche dei diritti civili e le politiche di genere che l’hanno portata, tra l’aprile e il novembre del 1992, a far parte di un coordinamento “Donne in nero” nato sull’onda di sdegno per gli orrori dello stupro etnico perpetrato durante la guerra in Bosnia ai danni delle donne di fede musulmana. In anni più recenti diventa mamma adottiva. Insieme al marito Antonio partecipa a numerose iniziative di volontariato a favore della genitorialità e del sostegno post adottivo. Una delle tematiche che più le stanno a cuore è quella legata al tema dell’accoglienza. “Accogliere un figlio”, sono sue parole, “significa trasformare l’identità del figlio in identità familiare”.

Nel frattempo entra a far parte del Lions Club – Potenza Host, del direttivo del Circolo Silvio Spaventa Filippi e della Giuria popolare del Premio Basilicata.

Da sempre appassionata di letteratura l’autrice inizia con la scrittura di racconti e favole pubblicate in diverse raccolte.

Nel 2018 pubblica il suo primo romanzo edito da Kimerik editore, Controcanto, verso il vento, con cui Patrizia ha esordito al Salone del Libro di Torino. Un memoir autobiografico in cui affronta non solo le vicende familiari che li hanno resi genitori ma il difficile tema del ritorno alle origini. A distanza di dieci anni dall’adozione, infatti, Patrizia con la sua famiglia torna in Ucraina per ripercorrere i ricordi d’infanzia della bimba e far propria la sua storia proprio a Mariupol, la città dove è nata la piccola Anastasia, poi completamente distrutta dalla guerra in corso.

Nel 2020 pubblica il secondo romanzo “Radici Lucane edito da Santelli Editore, una saga familiare ambientata a Matera che segue il corso di tre generazioni a partire dagli anni ’30. Una giovane donna di fronte alla madre malata di Alzheimer decide di partire per conoscere la sua vera storia. Sarà un anziano zio a guidarla attraverso le vicende di una famiglia patriarcale.

Con quest’opera si è aggiudicata lo Special PITCH KOBO WRITING LIFE 2018 al Women’s Fiction Festival di Matera come miglior progetto editoriale. E’ risultato finalista al premio Residenze Gregoriane di Tivoli 2021, al premio Nicola Zingarelli di Cerignola 2021, ha ricevuto una menzione d’onore al premio Cumani Quasimodo e al premio Caffè delle Arti edizione 2021. Le è stato conferito il premio “Rangone Città di Grottole” 2021 e il Premio “Paletta” di Crucoli 2022.

A chiudere la trilogia lucana è appena stato pubblicato: “Lo chiamavano l’Incantato per Kimerik editore ambientato sulle colline del Vulture degli anni ’50. Il testo ha ricevuto numerosi riconoscimenti in veste di romanzo inedito risultando finalista al premio Bukowski 2021 di Viareggio, al Premio “Rocco Carbone” Leonida Edizioni e premio Caffe Delle Arti.

Si è affacciata recentemente al mondo del cinema seguendo un percorso formativo di scrittura cinematografica organizzato dal CINIT Cineforum Italiano: “Tratto da una storia vera -il cinema del reale” realizzando diversi soggetti per cortometraggi come “La medaglia” e “La baronessa”.

Ultimamente le è stato conferito il “Premio Mediterraneo” – IV edizione – dall’Associazione Etnie – Cultura senza frontiere di Pisticci (MT).

STEWART COPELAND’S POLICE DERANGED FOR ORCHESTRA | al Teatro Antico di Taormina il 27 luglio 2023

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STEWART COPELAND’S POLICE DERANGED FOR ORCHESTRA

Unica data in Sicilia il 27 luglio al Teatro Antico di Taormina | Uno show straordinario dove il leggendario batterista Stewart Copeland riproduce insieme a una grande orchestra i principali successi dei Police

Solo 6 date live in Italia, di cui una in Sicilia il 27 luglio al Teatro Antico di Taormina, per “Stewart Copeland’s Police Deranged for Orchestra”, lo spettacolo che Stewart Copeland, il leggendario batterista e fondatore dei Police, sta portando in tour e che lo vede eseguire tutti i successi della storica band in versione orchestrale con l’ausilio di un’orchestra residente.

L’appuntamento di Taormina, organizzato da Live Spettacoli, Show Biz e Fab10 Production, si preannuncia come particolarmente emozionante per tutti gli amanti del rock. Il tour italiano, annunciato da D’Alessandro e Galli, debutterà il 12 luglio da Udin&Jazz Festival e si concluderà proprio a Taormina (27 luglio), passando per Perugia (Umbria Jazz, 14 luglio), Trento (16 luglio), Gardone (Tener-a-mente, 24 luglio) e Firenze (Musare Festival, 25 Luglio).

I biglietti per la data del Teatro Antico di Taormina sono già in vendita sul circuito Ticketone.

IL PROGETTO

“Stewart Copeland’s Police Deranged for Orchestra” è una serata orchestrale ad alta energia che celebra il lavoro del leggendario compositore e rockstar Stewart Copeland e si concentra sull’epica ascesa della sua carriera musicale che ha attraversato oltre quattro decenni. Copeland è una figura unica nella musica mondiale: riconosciuto come il fondatore dei Police, una band che ha definito la musica rock dagli anni ’80 fino ai giorni nostri; è anche un compositore esperto e prolifico di opera, balletto e musica orchestrale.Questo concerto sarà una serata piena di grandi successi dei Police, tra cui “Roxanne”, “Don’t Stand To Close To Me” e “Message in a Bottle”. Con Copeland alla batteria, tre cantanti, un chitarrista ed un’Orchestra residente che renderanno questa esperienza concertistica unica.

BIO Stewart Copeland: Stewart Copeland ha trascorso più di tre decenni in prima linea nella musica contemporanea come rock star e acclamato compositore di film, così come nei disparati mondi dell’opera, del balletto e della world music e della musica da camera.

Insieme a Sting e Andy Summers nel 1977, Copeland è noto come il fondatore dei Police, una band che ha definito lla musica rock dagli anni ’80 fino ai giorni nostri. La sua carriera lo ha visto vendere oltre 60 milioni di dischi in tutto il mondo e conquistare numerosi premi, tra cui cinque Grammy Awards.

Copeland è andato oltre il mondo del rock a metà degli anni ’80, quando è tornato alle sue radici classiche con attività creative nella musica da concerto e da film. I suoi concerti includono BEN-HUR, A Tale of the Christ, che presenta Copeland come solista in una partitura orchestrale dal vivo per il film muto del 1925; Tyrant’s Crush: Concerto per Trapset e Orchestra commissionato dalla Pittsburgh Symphony Orchestra, Poltroons in Paradise commissionato dalla Royal Liverpool Philharmonic Orchestra; e Gamelan D’Drum, commissionato dalla Dallas Symphony Orchestra per il gruppo mondiale di percussioni D’Drum.

Nel 2017, il Chicago Opera Theatre ha presentato in anteprima la surreale opera da camera di Copeland The Invention of Morel, una co-commissione con la Long Beach Opera basata sul romanzo di Adolfo Bioy Casares. Copeland ha anche scritto due opere basate su racconti di Edgar Allen Poe: The Cask of Amontillado e The Tell-Tale Heart.

Copeland continua a perseguire il suo amore per l’opera e il 2020 ha visto la prima di Electric Saint, commissionata da Weimar DNT, così come il suo Oratorio, Satan’s Fall, basato su Paradise Lost di John Milton, che è stato presentato in anteprima a Pittsburgh nel febbraio 2020 ed è stato eseguito negli Stati Uniti nel 2021, in attesa di riprodurlo nel Regno Unito e nel resto d’Europa.

La stagione 2018/19 ha visto Stewart Copeland presentare in anteprima i concerti del suo progetto Stewart Copeland Lights Up The Orchestra, un concerto che mostra la vita di Stewart e le sue composizioni, da The Police a Spyro the Dragon e Tyrant’s Crush con esibizioni che si sono svolte in Germania e nel Regno Unito .

Nel 2021, Copeland ha creato un nuovo progetto, Stewart Copeland: The Police Deranged for Orchestra, che si concentra sull’epica ascesa della sua carriera. Il concerto è una serata piena di grandi successi dei Police, tra cui “Roxanne”, “Don’t Stand To Close To Me” e “Message in a Bottle”, arrangiati per un’intera orchestra sinfonica, oltre a momenti salienti scelti personalmente dalle composizioni di Copeland . Il progetto è stato in tournée in Nord America ed Europa per tutto il 2021-2022 con molti concerti sold-out e continuerà a girare fino al 2023/24 in un nuovo formato.

Nel 2022, la sua opera rock The Witches Seed è stata presentata in anteprima in Italia al Tones on the Stones Festival in una splendida cava, in collaborazione con il partner creativo Chrissie Hynde e con un libretto del collaboratore abituale Jonathan Moore, molte altre repliche in corso per 23/ 24/25.

Destinatario del primo Outstanding Music in Film Visionary Award dell’Hollywood Film Festival, candidato ai Grammy per il suo CD Orchestralli del 2005 e candidato nel 2003 alla Rock and Roll Hall of Fame, Copeland è stato responsabile di alcuni dei film più innovativi e fondati del mondo punteggi di rottura. Le sue numerose colonne sonore includono Wall Street di Oliver Stone, la colonna sonora per la colonna sonora nominata ai Golden Globe per Rumble Fish di Francis Ford Coppola, la colonna sonora per Four Days in September di Bruno Barreto, nominata all’Oscar, e la sua nomination agli Emmy per il pilot e la serie di Showtime Dead. Come me. Il suo lavoro in televisione include contributi a The Equalizer, Babylon V e Desperate Housewives e ha anche realizzato la colonna sonora del videogioco di successo “Spyro”.

Il violoncello di Giovanni Sollima in duo con la giovane pianista Carlotta Maestrini agli Amici della Musica

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Giovanni Sollima e Carlotta Maestrini

Un concerto dedicato al rapporto generazionale con pagine giovanili di Beethoven, le nuove composizioni di Sollima e le rielaborazioni dei brani di band come i Deftones, i System od a Down e i Sigur Ròs | Martedì 7 febbraio ore 20.45, Politeama Garibaldi, Turno serale

È uno degli appuntamenti più attesi della Stagione 2022/2023 dell’Associazione Siciliana Amici della Musica: il violoncellista palermitano Giovanni Sollima sarà in duo con la giovanissima pianista Carlotta Maestrini martedì 7 febbraio alle 20.45 al Politeama Garibaldi. In programma una proposta d’ascolto variegata che mette a confronto giovani di diverse epoche: da Beethoven ad Eliodoro Sollima, da composizioni dello stesso Giovanni Sollima alle sue riletture di brani di band degli anni Novanta.

Giovanni Sollima artista di fama internazionale, è Accademico di Santa Cecilia ed è il compositore italiano più eseguito nel mondo. Interminabile l’elenco dei nomi degli artisti e delle orchestre con i quali ha suonato. Nel 1998 si apre il suo catalogo discografico che comprende registrazioni di sue composizioni, grandi classici del repertorio per violoncello e riscoperte. Carlotta Maestrini, palermitana classe 2005, debutta a soli nove anni con l’Orchestra Haydn a Lecce. Concertista e vincitrice di numerosi concorsi, con Giovanni Sollima ha inciso il CD Untitled per Movimento Classical. Dal 2019 è un’artista sostenuta da Musica con le Ali, associazione che si occupa dei giovani talenti italiani.

Il concerto agli Amici della Musica si aprirà con la Sonata Op. 5 n. 2 per violoncello e pianoforte è stata scritta da Beethoven nel 1797, all’età di 27 anni, ed è una composizione che guarda agli esempi del passato ma tracciando una chiara direzione verso il futuro della scrittura musicale dedicata a questi due strumenti. Guardare al passato è stato ciò che ha fatto lo stesso Sollima per la sua Sonata 2050 del 2016, composizione basata sulla parte ad oggi conosciuta della Sonata po. 64 e su un frammento inedito, entrambi di Beethoven ed entrambi elaborati per primi due movimenti che costituiscono l’opera. ll terzo movimento rielabora invece alcune battute del Preludio 998 per liuto di Bach.

Di Giovanni Sollima si ascolterà anche il Tema III da Il Bell’Antonio, composizione concepita inizialmente per la pellicola di Maurizio Zaccaro del 2005 e basato sul romanzo di Vitaliano Brancati che ha poi avuto vita a sé e nel 2015 è stato inciso dal violoncellista Yo-Yo Ma con la pianista Kathy Stott. Spazio anche per Eliodoro Sollima, capostipite della famiglia di musicisti palermitani, con il brano intitolato Aria e della cui genesi il figlio Giovanni racconta: «Papà, quando ha composto l’Aria, era adolescente, sarà successo tra il ‘43 e il ‘45, non so con certezza. È un breve brano che ultimamente mi trovo a suonare in concerto nelle tre delle sue quattro versioni; violoncello e pianoforte, violoncello e archi, quartetto di violoncelli. Papà raccontava di aver trascorso diverse notti nei rifugi durante i bombardamenti, lì dentro componeva, studiava il pianoforte senza strumento (aveva disegnato i tasti su una tavola di legno). Il titolo – Aria – è liberatorio, il brano stesso simboleggia, senza la pretesa o l’intento, l’uscita da un incubo».

In programma anche delle trascrizioni che Giovanni Sollima ha composto di brani di band iconiche tutte nate fra le fine degli anni Ottanta e i primi anni del decennio successivo: dei Deftones sarà suonata Passenger, dei System Of A Down Chop Suey e della band islandese Sigur Ròs – nota per utilizzare in molte canzoni la lingua artificiale hopelandic – il brano Ára bátur.

È possibile acquistare i biglietti del concerto (intero 35€, ridotto 25€ e anfiteatro 15€) presso i punti vendita Mondadori Point (via Mariano Stabile 233) e Spazio Cultura Libreria Macaione (via Marchese di Villabianca 102), il giorno stesso del concerto presso il botteghino del Politeama Garibaldi o online su www.amicidellamusicapalermo.it.

Giovanni Sollima è un violoncellista di fama internazionale e il compositore italiano più eseguito nel mondo. Collabora con artisti del calibro di Riccardo Muti, Yo-Yo Ma, Ivan Fischer, Viktoria Mullova, Ruggero Raimondi, Mario Brunello, Kathryn Stott, Giuseppe Andaloro, Yuri Bashmet, Katia e Marielle Labeque, Giovanni Antonini, Ottavio Dantone, Patti Smith, Stefano Bollani, Paolo Fresu, Elisa e Antonio Albanese e con orchestre tra cui la Chicago Symphony Orchestra, Liverpool Philharmonic, Royal Concertgebouw Orchestra, Moscow Soloists, Berlin Konzerthausorchester, Australian Chamber Orchestra, Il Giardino Armonico, Cappella Neapolitana, Accademia Bizantina, Budapest Festival Orchestra. Per il cinema, il teatro, la televisione e la danza ha scritto e interpretato musica per Peter Greenaway, John Turturro, Bob Wilson, Carlos Saura, Marco Tullio Giordana, Alessandro Baricco, Peter Stein, Lasse Gjertsen, Anatolij Vasiliev, Karole Armitage, e Carolyn Carlson. Si è esibito in alcune delle più importanti sale in tutto il mondo, tra cui la Alice Tully Hall, la Knitting Factory, la Carnegie Hall (New York), la Wigmore Hall, la Queen Elizabeth Hall (Londra), la Salle Gaveau (Parigi), il Teatro alla Scala (Milano), il Ravenna Festival, l’Opera House (Sydney), la Suntory Hall (Tokyo). Dal 2010 Sollima insegna presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, dove è stato insignito del titolo di Accademico. Nel 2012 ha fondato, insieme a Enrico Melozzi, i 100 Cellos. Nel 2015 ha creato a Milano il “logo sonoro” di Expo e inaugurato il nuovo spazio museale della Pietà Rondanini di Michelangelo.
Nel campo della composizione esplora generi diversi avvalendosi di strumenti antichi, orientali, elettrici e di sua invenzione, suonando nel Deserto del Sahara, sott’acqua, o con un violoncello di ghiaccio. Nel corso del 2020, a causa della pandemia mondiale di Covid-19, le attività concertistiche di Giovanni Sollima hanno subito, per noti motivi, un forte rallentamento. Nei mesi estivi ed autunnali ha comunque avuto modo di apparire per Festival rinomati quali il Classiche Forme di Lecce, il MiTo Settembre Musica di Milano e Torino, il Mittelfest di Cividale del Friuli e per l’Associazione Scarlatti di Napoli.
Nel corso dell’ultimo anno Giovanni Sollima ha inoltre avuto modo di intensificare la sua attività nel campo della composizione, avendo ricevuto diverse commissioni, tra cui ad esempio “Il Libro della Giungla”, presentato per la prima volta a Kiel nell’autunno 2020.
La sua discografia si è aperta nel 1998 con un CD commissionato da Philip Glass per la propria etichetta Point Music, al quale sono seguiti numerosi album per Sony, Egea e Decca. Giovanni Sollima ha riportato alla luce un violoncellista/compositore del Settecento, Giovanni Battista Costanzi, di cui ha inciso nel corso degli ultimi anni le Sonate e Sinfonie per violoncello e basso continuo per l’etichetta spagnola Glossa.  Nell’ottobre 2018, alla Cello Biennale di Amsterdam, ha ricevuto il prestigiosissimo riconoscimento Anner Bijlsma Award. Nei primi mesi del 2021 ha registrato le sei Suite di J.S. Bach, simbolo di un ritorno all’essenza della musica. Questa registrazione è distribuita a partire dal settembre 2021.  Giovanni Sollima suona un violoncello Francesco Ruggeri (Cremona, 1679).

Carlotta Maestrini, nata a Palermo nel 2005, è allieva di Andrea Lucchesini e frequenta il suo Corso di Alto Perfezionamento presso la Scuola di Musica di Fiesole.
Vincitrice di numerosi premi in diversi Concorsi tra cui G. Campochiaro, Steinway di Verona, Eliodoro Sollima, Premio Abbado, Ibla, ha debuttato a soli nove anni con il Concerto in re maggiore per pianoforte e orchestra di Haydn a Lecce, diretta da Francesco Libetta. Ha suonato al Teatro Bellini di Catania, al Teatro Massimo di Palermo (Concerto K.40 di Mozart), ha inaugurato i 100 Cellos alla RAI diretta da Giovanni Sollima; si è esibita a Martina Franca, a Roma con l’Orchestra Notturna Clandestina per il Rave ed. 2018 e 2019 diretta da Giovanni Sollima e Enrico Melozzi, all’Accademia Filarmonica Romana per “Stupore”, a Terni per la Filarmonica Umbra, a Firenze a Palazzo Pitti, a Empoli per “Fortissimissimo Metropolitano” in collaborazione con gli Amici della Musica di Firenze, a Scandicci in occasione dei quarant’anni di carriera di Andrea Lucchesini, a Milano presso la Basilica di Sant’Ambrogio dove ha eseguito il Concerto K.40 di Mozart con l’Orchestra Coccia di Novara diretta da M. Caldi. Più volte ospite negli Stati Uniti, ha suonato il Concerto di Haydn in re maggiore con l’Orchestra di Greenwich diretta da Tara Simoncic nel 2016, mentre nel gennaio 2019 è stata invitata al Key Biscayne e al Miami Piano Festival.
Carlotta Maestrini ha ricevuto il Premio “Città dei Talenti” 2018, mentre nel dicembre 2019 la rivista Amadeus, in occasione del trentennale, le ha dedicato uno spazio speciale pubblicando in anteprima download il suo primo CD dal titolo L’Alouette, registrato presso Bartok Studio nel settembre dello stesso anno. Il CD è stato pubblicato nell’ottobre dall’etichetta discografica Movimento Classical.
In duo con Giovanni Sollima ha suonato alle Sale Apollinee del Teatro La Fenice di Venezia, al Ridotto dei palchi del Teatro alla Scala di Milano, a Tropea e al Ravenna Festival.
Sempre con Giovanni Sollima ha inciso un CD, “Untitled”, con musiche di Beethoven, Mendelssohn, E. Sollima e G. Sollima, per Movimento Classical.
Dal 2019 Carlotta Maestrini è sostenuta da Musica con le Ali, associazione che si occupa dei giovani talenti italiani, patrocinata da Carlo Hruby.

Concerti: Ola Onabulé per Brass in Jazz con l’Orchestra Jazz Siciliana | 3 e 4 febbraio ore 19.00 e 21.30

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Ola Onabulé per Brass in Jazz

L’Orchestra Jazz Siciliana ritorna con Ola Onabulé altra esclusiva nazionale per Brass in Jazz | Real Teatro Santa Cecilia – 3 e 4 febbraio ore 19.00 e 21.30

In scena per Brass in Jazz la musica internazionale di Ola Onabule’ con un progetto inedito che vede protagonista nuovamente l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal Maestro Antonino Pedone. Musicista, songwriter, produttore, cantante, Ola Onabule’ ha fatto il suo esordio proprio a Umbria Jazz lo scorso luglio, aprendo per Diana Krall, come era accaduto lo scorso autunno per due show alla Royal Albert Hall, Londra.

Londinese di origini nigeriane, prima di diventare musicista ha studiato legge, una molteplice formazione musicale che ha avuto come modelli gli africani Fela Kuti e King Sunny Ade, i grandi del soul americano (Stevie Wonder, Donny Hathaway), il r&b di James Brown ed il jazz di Miles Davis. Personalità eclettica e complessa, il suo talento era tanto evidente da interessare sin da subito le major discografiche. Il contratto con una grande etichetta non interessava a Ola che invece preferì la libertà che gli permetteva una sua label personale, per la quale produsse il disco di esordio nel 1995. In vent’anni di carriera ne ha realizzati otto, l’ultimo dei quali uscito ad inizio anno, “It’s the peace that deafens“. La sua musica riflette le sue radici musicali, dalla musica yoruba all’afrobeat, dal jazz al soul. E che, nei testi delle canzoni, parla con orgoglio rabbia e nostalgia di un’Africa con mille problemi ma anche dalle sconfinate risorse alla quale Ola è profondamente legato.

E’ possibile acquistare online i biglietti collegandosi al sito www.bluetickets.it o tramite i due punti di prevendita, uno presso il Real Teatro Santa Cecilia (Piazza Santa Cecilia n. 5 – 90133 Palermo – 091\ 88 75 201, 091 88 75 119, dal martedì al sabato a partire dalle 9.30 sino alle 12.30, ed un altro presso Santa Maria dello Spasimo (Via dello Spasimo, n. 15 – 90133 Palermo – 091 77 82 860, 091 77 82 861) dal lunedì al venerdì a partire dalle ore 15.30 alle 19.30.

Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 – 334.7391972, info@thebrassgroup.it, www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup

Alessandro Baradel: e il suo romanzo noir | di Stefania P. Nosnan

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Alessandro Baradel accompagna il lettore all’interno di un noir che nulla è come sembra. Con una scrittura intensa e fluida, l’autore mostrerà diverse realtà, portando chi legge indietro nel tempo. È proprio negli anni ’80 che la fantasia dell’autore trova spunto per questo romanzo fatto di sparizioni, amori tossici, depressioni e stati d’ansia.

Quando hai letto il tuo primo libro?
Avevo 14 anni, me lo consigliò una signora, molto gentile, che aveva una
cartolibreria. Ad essere obiettivi, si trattava di un libro forse troppo impegnativo per
un bambino di quell’età, si trattava di: “Se questo è un uomo” di Primo Levi. Ma devo
riconoscere che fece presa. Mi fece capire l’importanza del linguaggio e dell’uso della
parola.
Perché Il sottile equilibrio della ragione è ambientato in Francia?
Perché è una città che amo molto e che mi affascina. Per una qualche strana
ragione, la vedevo bene come ambientazione per il mio romanzo.

Come mai ti sei orientato sul genere noir?Per il vero, è lui che ha scelto me. Mi venne a cercare quand’ero ancora molto giovane. Mi sedusse facendomi assaporare le sue atmosfere, facendomi conoscere personaggi ambigui, solitari, a volte emarginati. Persone che avevano qualcosa da
dire, da raccontare, alla ricerca di una penna che potesse dare loro una voce. Non so ne sarò sufficientemente all’altezza, ma voglio comunque provarci.

Cosa ha significato vincere il Premio Senato Accademia 2022? Vincere questo premio è stato qualcosa di totalmente inaspettato che mi ha riempito di gioia e di orgoglio. Ricevere un simile riconoscimento, alla mia prima pubblicazione, da una commissione così importante come quella del concorso letterario L.A.Seneca, è qualcosa di indescrivibile. Mi ripaga appieno e oltre di tutti gli sforzi sinora compiuti.

I tuoi prossimi impegni letterari?
L’uscita del prossimo romanzo è prevista, salvo intoppi, per il 2023. Ma non voglio dire troppo.

“Il procuratore muore” il libro di Luisa Valenzuela tra giallo e rapporti umani

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Il romanzo di Luisa Valenzuela, allude senza mai confermarlo a un episodio di cronaca nera, ovvero la morte di Alberto Nisman, oppositore di Cristina Fernandez, fatto che ha sconvolto l’Argentina. L’ex commissario, ormai in pensione anticipata da tre anni, Santiago Masachesi, rivede dopo anni Teldi, amica di letture e acerbo amore d’infanzia. I due attraverso una serie di investigazioni e riflessioni, ricostruiscono in qualche maniera l’omicidio del procuratore.

La connessione più importante dell’intero arco narrativo è senz’altro quella tra Masachesi e Teldi.

Il loro rapporto sarà indagato da vicino, scoprendo le bellezze e l’ingenuità infantile, l’euforia dell’adolescenza, i primi batti cuori, e la forza incessante di voler perseguire la stessa strada, senza mai riuscirci del tutto.  Di grande spessore saranno le differenze tra i padri dei due: se la figura genitoriale di Masachesi, appare come una forza bruta e algida, il padre di Teldi, proprietario di una libreria, sembra brillare di luce propria, abbracciando metaforicamente i voleri di sua figlia. Questa grande contrapposizione, sottolinea di come molto spesso le pressioni genitoriali, siano colpevoli del cambiamento del corso delle cose, diventando di fatto la bussola errata per chi si appresta a diventare grande. Tali influenze daranno due risultati: Teldi diventerà insegnante di italiano, con il sogno di diventare scrittrice, mentre il commissario Masachesi per scongiurare l’iscrizione alla scuola militare e abbandonati i sogni scolastici, decide di fare carriera alla scuola di polizia.

Un altro argomento di grande importanza è senz’altro il rapporto coniugale che Masachesi ha con sua moglie Ètel. Il loro è un mero rapporto di comodità, senza alcun slancio emotivo ed emozionale. L’autrice racconta di come il matrimonio, possa divenire un patto formale davanti alla legge e a Dio, diventando nel corso del tempo, sempre più vuoto. Valenzuela racconta di una casa che si disloca, diventando una casa a metà, con due porte, una cucina di fortuna, ingressi separati, pronti a separare definitivamente la vita di due che hanno smesso di amarsi, e che forse non l’hanno mai fatto appieno. Tale relazione è raccontata con minuzia, sottolineando le sue brutture, i suoi aspetti glaciali, gli interessi che non si incastrano più, e le divergenze che diventando enormi e si ergono a muri invalicabili.

A fare da controparte è senz’altro il rapporto che Masachesi ritrova dopo anni con l’amata Teldi, amica d’infanzia. Al contrario del primo, il loro sembra essere un legame indissolubile, il cui tempo non ha scalfito affatto. Le loro chiacchierate sono vivide, i loro interessi uguali, il loro modo di vivere diviene un tutt’uno, fino a ritrovarsi a condividere gli stessi spazi, in una casa che accoglie, costruisce, che ascolta ad orecchio teso ogni esigenza. Il concetto di matrimonio “comodo”, si evolve, lasciando spazio ad un legame oltre tempo che inizia laddove per decisioni in collisione si era fermato tempo prima. Il lettore si troverà dinanzi due tipi di rapporti, indagando da vicino luci ed ombre, di quello che la vita è pronta a proporre.

Il rapporto con Teldi è un climax emozionale, fatto di chiacchiere digitali, ricordi sbaditi, di un viaggio in macchina fino ad Azul, fino a condividere cene, idee, e iniziare un percorso dissoluto per ritrovare sé stessi. La casa di Teldi, diventa quindi la casa di tutti. Il lettore potrà vedere da vicino il mobilio, le abitudini alimentari, le uscite scanzonate, e persino seppur in maniera velata, le notti d’amore.

Il loro legame sarà così profondo, che si ritroveranno persino a riflettere e indagare sul caso del procuratore morto, da cui riprende il titolo del testo. La loro investigazione sarà una marcata veste gialla a quello che di fatto è un perfetto poliziesco ricco di metafore e significati.

 

Editore: Edizioni Le Assassine

Genere: giallo

Numero pagine: 180

Anno di pubblicazione: 2022

Monica Perna e il benessere

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A combattere l’obesità ci pensa negli Emirati Arabi il RAK Hospital con un programma che unisce formazione, consulenze mediche e premi in denaro:

L’esperienza di due italiani alla RAK Biggest Weight Loser Challenge diventa social e rappresenta un modello da seguire per gli studenti della loro accademia di Globish

Dati preoccupanti quelli pubblicati nel 2022 dall’Ufficio regionale europeo dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), in merito alla diffusione del fenomeno dell’obesità in Europa. Dal documento ufficiale, infatti, emergeva che il 59% degli adulti europei e quasi 1 bambino su 3 è in sovrappeso o è affetto dall’obesità, ormai considerata una vera e propria malattia.

Un problema che interessa non solo l’Europa, ma anche il Medio Oriente e, nello specifico, gli Emirati Arabi che già dal 2013 lo avevano evidenziato avviando campagne ed iniziative per combattere l’obesità. Tra le iniziative maggiormente efficaci e lodevoli spicca quella promossa dal RAK Hospital che ogni anno organizza la RAK Biggest Weight Loser ChallengeUn percorso attraverso cui il rinomato ospedale, tra i  più prestigiosi degli Emirati Arabi, si pone l’obiettivo di aiutare la popolazione a raggiungere uno stile di vita sano. Per poterlo fare e combattere l’obesità è necessario perdere peso e poiché ciò comporta da parte dell’individuo un grosso sacrificio, è giusto prevedere dei premi.

Di qui l’idea originale ed efficace di una challenge, ovvero una sfida al termine della quale chi perderà il maggior numero di chili in 8 settimane sarà premiato con denaro. Ad accogliere questa sfida, tra gli oltre 3700 partecipanti, quest’anno sono stati anche due italiani. Giovani imprenditori digitali, Monica Perna e Francesco Iannello, fondatori di AUGE International Consulting (https://www.augeinternationalconsulting.com) sono brianzoli di origini, ma vivono negli  Emirati Arabi  da oltre cinque anni.

Insieme agli altri migliaia di iscritti hanno preso parte alla challenge partita il 20 gennaio e lo hanno fatto con un preciso scopo. Se da un lato, sono consapevoli di aiutare se stessi dimagrendo e raggiungendo uno stile di vita e di alimentazione sano, dall’altro, per loro partecipare a questa iniziativa significa aiutare anche il prossimo.

<<Il nostro obiettivo è quello di poter raggiungere il podio e guadagnare una cospicua somma di denaro sulla base del numero di chili che riusciremo a perdere>>, spiega la English Coach internazionale Monica Perna, <<per poi dare in beneficienza tutto quello che andremo a raccogliere come frutto del nostro sudore, del nostro risultato, della nostra dieta e del lavoro che faremo nell’abbracciare uno stile di vita sempre più sano nelle prossime 8 settimane>>.

Sulle pagine social ufficiali del Metodo AUGE, la seguitissima imprenditrice brianzola, promotrice del Globish, ha reso nota ai suoi migliaia di follower, attraverso un video, i premi messi in palio dal RAK Hospital e a cui lei e Iannello ambiscono.

Ben 300 dirham (circa 75 euro) per ogni chilo perso andranno al primo classificato, 200 dirham (circa 50 euro) per ogni chilo perso spetteranno a chi arriverà secondo, e100 dirham(ovvero 25 euro) per ogni chilo perso saranno assegnati a chi guadagnerà il terzo posto sul podio. Ai premi in denaro si aggiungono, inoltre, voucher per lussuosi hotel e resort al fine di riconoscere il valore dell’impegno di tutti i partecipanti che avranno ottenuto dei risultati perdendo peso.

Il timer della RAK Biggest Weight Loser Challenge si stopperà esattamente il 23 marzo proprio nel mese in cui è stato istituito il World Obesity Day, ovvero la Giornata mondiale dell’Obesità che corrisponde al 4 marzo. Dimostrazione, quest’ultima, di quanto gli Emirati siano un paese che gioca d’anticipo per battere sul tempo eventuali problemi insorti nella vita della propria popolazione.

A tal proposito, l’iniziativa del RAK Hospital si pone l’obiettivo di supportare la comunità con le informazioni e l’istruzione necessarie per una migliore gestione del proprio peso e uno stile di vita corretto. Infatti, per aiutare i partecipanti alla challenge adintraprendere corretti percorsi di dimagrimento, sarà a loro disposizione un team di medici e professionisti del settore.

Come racconta Monica Perna<<È stato creato un portale al quale possono accedere i partecipanti e al cui interno, ogni martedì, vengono caricati dei documenti e file video con consigli di vario tipo. Ad esempio ci vengono date istruzioni precise in merito all’attività motoria, su che tipologia di esercizi svolgere, come evitare di farsi male, come capire quanta attività il nostro organismo può sostenere. Siamo guidati anche nell’individuare l’apporto calorico che dovremmo assumere per avere uno stile di vita sano>>. Quelli di cui parla l’imprenditrice italiana sono materiali di supporto creati da un team di specialisti e medici del RAK Hospital che rappresenteranno una guida e punto di riferimento per ogni partecipante.

Il programma messo in atto dall’ospedale, infatti, chiede agli iscritti alla challenge di accedere al portale ogni venerdì, per otto settimane, per seguire un webinar che, di volta in volta, toccherà argomenti differenti inerenti il tema dell’obesità e sovrappeso. Si tratta di vere e proprie consulenze mediche poiché al termine di ogni webinar, gli specialisti saranno a disposizione dei partecipanti per tutte le domande che vorranno porre loro.

Quel che ancor più fa riflettere è che Monica Perna a Francesco Iannello sono diventati un modello per gli studenti della loro accademia di E-learning per l’apprendimento del Globish. <<Alcuni dei nostri studenti si stanno unendo a noi in questa sfida nell’intento di riprendere uno stile di vita sano, perso in parte durante le feste natalizie>>, spiega la English Coach.In AUGE è nata così una squadra che nelle prossime settimane lavorerà sodo per raggiungere dei risultati. Tra gli iscritti dell’accademia della Perna, infatti, ci sono anche nutrizioniste e dietiste e dietologhe che stanno aiutando altri corsisti a partecipare e vincere la challenge perdendo finalmente peso.

<<Si viene a creare, così, un circolo virtuoso di valore in nome della lingua inglese, che ha un impatto sulla vita delle persone coinvolte>> spiega Monica Perna, << E questo aspetto sposa la mission di AUGE che si propone di guidare i propri studenti, in un percorso di trasformazione a 360°>>.

Ancora una volta il metodo didattico ideato dalla English Coach brianzola, il Metodo AUGE, va ben oltre le lezioni standard aprendo le frontiere di una modalità di insegnamento esperienziale ed immersivo che è Vita.

Le otto settimane di challenge saranno, dunque, documentate sui social ufficiali di AUGE per rendere partecipi i follower e gli studenti dell’accademia della straordinaria esperienza che Monica Perna e Francesco Iannello stanno vivendo e per raccontare pubblicamente questo loro processo di trasformazione fisica. Un processo che, come più volte ha affermato, la Perna, viene messo analogamente in atto nel momento in cui si impara una lingua diversa dalla propria come l’inglese.

Marco Paolini in Sicilia al Teatro Santa Cecilia con lo spettacolo Sani | 9 febbraio ore 21.00

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Marco Paolini

Il debutto di Marco Paolini in Sicilia al Teatro Santa Cecilia con lo spettacolo Sani – Teatro tra Parentesi | 9 febbraio ore 21.00 – Real Teatro Santa Cecilia

Marco Paolini debutta con il suo spettacolo Sani – Teatro tra Parentesi nello storico Real Teatro Santa Cecilia. Appuntamento con il maestro indiscusso del teatro politico contemporaneo, giovedì 9 febbraio alle ore 21.00. Drammaturgo, regista, attore e conduttore televisivo, capostipite dei narratori, Paolini sarà in scena con un testo che affronta temi urgenti, come quello della salvaguardia dell’ambiente, e scomodi come quello dell’accoglienza, intrecciando canzoni e racconti autobiografici con la narrazione di periodi storici che hanno cambiato la storia dell’umanità. Sani è parola che canta, concerto, ballata popolare che in un dialogo stretto alterna storie e canzoni. Così in SANI! ogni storia e ogni canzone raccontano qualcosa, alcuni temi si intrecciano ma la trama resta leggera come deve essere in un concerto. Il filo conduttore è autobiografico, nelle sue storie Paolini racconta momenti di crisi piccoli e grandi, personali e collettivi che hanno cambiato il corso delle cose. Le crisi raccontate come occasioni, a volte prese al volo, altre volte incomprese e sprecate. Si parte dai temi di fondo della crisi climatica e della transizione ecologica. Si parte e si finisce con due storie già narrate ne La Fabbrica del Mondo, il progetto di Marco Paolini e Telmo Pievani trasmesso da Rai3 a gennaio 2022. Si parte dal racconto sul peso del benessere (l’Artificiale) in rapporto al peso della biomassa (il Naturale). Sulla scena un enorme castello di carte mostra la fragilità dell’equilibrio di ogni sistema ecologico, naturale o artificiale, ma la prosa del racconto televisivo a teatro si fa ballata, permette salti e capriole. Paolini racconta le tragicomiche conseguenze del suo primo (e unico) incontro con Carmelo bene nel 1983 che ha cambiato la sua direzione teatrale e subito dopo la contemporanea crisi della guerra fredda che ebbe come protagonista Stanislav Petrov. In rapida successione passando attraverso memorie più lontane, si arriva alla crisi, al lockdown del 2000. Il racconto iniziale e quello finale, Cattedrale, sono coerenti con il pensiero guida de La Fabbrica del Mondo: non basta avere consapevolezza, in una crisi servono coraggio e immaginazione, perché tornare a prima non si può, desiderarlo è umano ma non è utile, né pratico. Sani è un’espressione usata per dare il saluto ai piedi delle Alpi, nella valle del Piave. Viene da Salus, riassume il senso del teatro per questo tempo, un teatro che mette insieme creando ponti. SANI! è un abbraccio, un augurio, un invito a provarci, un tonico contro la solitudine in forma di ballata popolare. Il punto esclamativo esprime la fiducia nella risposta al saluto degli spettatori. Guadagnarsi quella fiducia, trasmetterla è la sfida di questo teatro fra parentesi. “Ma qual è il messaggio, scusi?…Sani! State sani, ci servite sani cittadini…”

Lo spettacolo viene replicato venerdì 10 febbraio alle ore 20.30 al Teatro Garibaldi di Enna.

Trailer spettacolo:

(20) SANI! Teatro fra parentesi – Trailer 2 – YouTube

SANI! Teatro tra parentesi

di e con Marco Paolini

musiche originali composte da Saba Anglana e Lorenzo Monguzzi

eseguite chitarra e voce Lorenzo Monguzzi

luciaio Michele Mescalchin

fonico Piero Chinello – direzione tecnica Marco Busetto

produzione Michela Signori, Jolefilm

E’ possibile acquistare online i biglietti collegandosi al sito www.bluetickets.it o tramite i due punti di prevendita, uno presso il Real Teatro Santa Cecilia (Piazza Santa Cecilia n. 5 – 90133 Palermo – 091\ 88 75 201, 091 88 75 119, dal martedì al sabato a partire dalle 9.30 sino alle 12.30, ed un altro presso Santa Maria dello Spasimo (Via dello Spasimo, n. 15 – 90133 Palermo – 091 77 82 860, 091 77 82 861) dal lunedì al venerdì a partire dalle ore 15.30 alle 19.30.

Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 – 334.7391972, info@thebrassgroup.it, www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup

ORCHESTRA RAI: LUISI E TAVERNA INSIEME PER UN “TUTTO STRAUSS”

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AlessandroTaverna 2017 3 col @Giorgio Gori Photography

Giovedì 2 febbraio a Torino, anche in live streaming su raicultura.it e in diretta su Radio3

 

È interamente dedicato alla musica di Richard Strauss il concerto dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai in programma giovedì 2 febbraio alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, con trasmissione in live streaming sul portale di Rai Cultura e in diretta su Radio3. La serata è replicata a Torino venerdì 3 febbraio alle 20.

 

Protagonista il pianista veneziano Alessandro Tavernache per il suo ritorno con l’Orchestra Rai, dopo aver proposto la prima esecuzione italiana del Concerto per pianoforte e orchestra di Thomas Adès a gennaio 2022, interpreta la Burleske in re minore per pianoforte e orchestra scritta da Strauss a soli 21 anni. Il brano, dedicato al virtuoso e amico Eugène d’Albert, fu eseguito per la prima volta allo Stadttheater di Eisenach nel 1890, con l’autore stesso sul podio e d’Albert al pianoforte.

 

Taverna, che conquistò Lorin Maazel durante un recital a New York e che è stato l’ultimo solista ad esibirsi con il grande direttore a pochi mesi dalla scomparsa, si è affermato a livello internazionale dopo aver vinto il Concorso di Leeds nel 2009. Da allora ha collaborato con orchestre quali la Filarmonica della Scala, i Münchner Philharmoniker, la Royal Philharmonic Orchestra. Nel 2012, per i suoi meriti artistici, è stato insignito dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano del “Premio Sinopoli”.

 

Sul podio è impegnato il Direttore onorario dell’OSN Rai Fabio Luisi, che ricopre prestigiosi incarichi presso l’Orchestra della Radio Danese, la Dallas Symphony Orchestra e la NHK Symphony Orchestra di Tokyo. Nella seconda parte del programma Luisi propone un altro capolavoro straussiano: Eine Alpensinfonie op. 64 (Sinfonia delle Alpi). Composta nel 1915, dodici anni dopo la Symphonia domestica, la partitura chiude la grande serie dei lavori di ispirazione extra musicale di Strauss. In un unico tempo, ma di proporzioni eccezionali, descrive le sensazioni suscitate da una giornata di vita in montagna, anticipando le tecniche illustrative della musica per film.

 

I biglietti, da 9 a 30 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino. Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.

“Il fenomeno degli odiatori e dei Troll sui social” | Paolo Arigotti intervista Andrea Giostra

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Andrea Giostra e Paolo Arigotti

“Il fenomeno degli odiatori e dei Troll sui social” | Paolo Arigotti intervista Andrea Giostra | In “Quattro chiacchiere…”, rubrica ideata e condotta da Paolo Arigotti | Martedì 31 gennaio 2023 ore 21:00

«Una lunga e interessante chiacchierata con Andrea Giostra (psicologo, criminologo ed editorialista culturale) dedicato al fenomeno dell’odio e dei troll sui social.

Chi sono questi personaggi, quali sono le ragioni che li spingono a questi comportamenti, il ruolo dei social e come affrontare la cosa.» Paolo Arigotti

Per scaricare gratuitamente il saggio “Internet haters e troll”, assieme ad altre pubblicazioni di Andrea Giostra, questo a seguire il link della Cartella Google Drive:

https://drive.google.com/drive/folders/1BpV-EIe2QXBnS8Z274Mf3t8IAzCj2LgW

Oppure clicca su questo articolo:

3 LIBRI IN REGALO DI ANDREA GIOSTRA

https://mobmagazine.it/blog/2023/01/3-libri-in-regalo-di-andrea-giostra/

Per vedere la puntata, clicca qui:

da YouTube “Paolo Arigotti Giornalista”:

da YouTube “Andrea Giostra FILM”

https://youtu.be/sDXHZLx17FM

da Facebook Watch:

https://fb.watch/ipWhXTDq_L/

da Google Blogspot:

https://andreagiostrafilm.blogspot.com/2023/02/IlfenomenodegliOdiatoriedeiTrollsuisocial.html

Il libro:

Andrea Giostra e AA.VV., “Internet Haters e Troll”, StreetLib ed., Milano, 2017:

https://www.amazon.it/Internet-haters-trolls-perch%C3%A9-difendersi/dp/B07Y4K9WB4/ref=sr_1_1

https://totembooks.io/products/9788834186909-internet-haters-e-trolls?_pos=1&_sid=c315faebf&_ss=r

 

Paolo Arigotti (giornalista) info e contatti:

https://www.facebook.com/paolo.ari.5

https://www.youtube.com/@paoloarigottigiornalista

Paolo Arigotti

Andrea Giostra (info e contatti):

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

FONTE:

Paolo Arigotti Giornalista

https://youtu.be/DOAt6QuBNGE

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#troll #internethaters #social #paoloarigoti #andreagiostra

Sara Di Furia, scrittrice, insegnante e autrice | INTERVISTA

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Sara Di Furia

«Bellezza è ciò che ci dona brividi, che ci scuote perché lo sentiamo affondare nel nostro passato o presente ma che sa anche spingerci verso il futuro, ci proietta in una dimensione che sentiamo trascenderci.» Sara Di Furia

Sara Di Furia

Ciao Sara, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice e autrice di romanzi?

Grazie a voi per avermi ospitata in questo spazio dedicato alla cultura! Il mio incontro con la scrittura è avvenuto quando ero ancora molto piccola. Ricordo che la mia eroina era Jessica Fletcher, la protagonista della fortunata serie tv “La signora in giallo”, un’insegnante in pensione e scrittrice di gialli che girava il mondo per promuovere i suoi romanzi. Il percorso di studi che ho intrapreso però mi ha tenuta lontana per molto tempo dalla scrittura fino a quando una decina di anni fa ho deciso che era arrivato il momento di provare a realizzare il mio sogno. Sono partita con il genere urban fantasy con cui ho vinto diversi concorsi letterari italiani per passare poi nel 2017 al gotico e al thriller storico che sentivo più “mio”. Il mio esordio in tal senso è stato con “Jack” dedicato alla figura di Jack lo squartatore, successivamente con “L’apprendista di Goya” ambientato a Madrid e imperniato sul mondo dell’arte, entrambi targati La Corte editore. Quest’ultimo ha oltrepassato i confini italiani approdando in Romania nel 2022 dove è distribuito sul mercato letterario romeno dalla casa editrice Lebada Neagra.

Chi è invece Sara “donna” al di là della sua passione per la scrittura, la storia, la filosofia e l’arte? Cosa puoi raccontarci della tua quotidianità?

Insegno da più di vent’anni in un istituto tecnico di Brescia, una città a misura d’uomo immersa nella Pianura Padana. La scuola è il mio habitat per eccellenza e gli studenti mi tengono costantemente “al passo con i tempi”, mi costringono a “non perdere il ritmo” per tenere sempre sgombro il canale comunicativo con loro. Inoltre ho una figlia in età adolescenziale quindi mi ritrovo a vivere questa fase dell’età da entrambe le barricate, sia da mamma che da “prof”, come mi chiamano i miei studenti, con tutti i pro e i contro. Le mie giornate si snodano quindi tra le lezioni in classe, le innumerevoli riunioni pomeridiane con i colleghi a scuola e gli incontri anche fuori dall’istituto con i miei ragazzi. Perché per essere insegnante non basta saper far nascere competenze e trasmettere informazioni, ma vuol dire “esserci” ogni volta che uno dei tuoi studenti ne ha bisogno, aiutarlo a crescere e sostenerlo nei momenti difficili. Preparare qualcuno alla vita è compito delicato ma anche qualcosa di cui essere orgogliosi. Oltre ciò, ho una famiglia che cerco di frequentare tra i vari impegni e la scrittura che assorbe moltissimo del mio tempo libero già risicato. A casa mi chiamano “la donna con il trolley” perché appena posso vado a tutti gli eventi letterari sparsi per il nord e centro Italia. Roma, per esempio, mi ha ormai adottata dal punto di vista professionale.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni della scrittrice e autrice di romanzi?

Mi sono diplomata al liceo classico nel 1997, ho conseguito la prima laurea in Storia e Filosofia nel 2002 e la seconda in Magistero in Scienze Religiose nel 2008. Ovviamente la mia formazione umanistica e teologica è stata la culla entro la quale le mie inclinazioni hanno trovato humus fertile. Ho studiato le più grandi menti che l’umanità abbia partorito ma più di ogni altra cosa ho imparato quante sfaccettature abbia l’animo umano e quanti approcci differenti, ma altrettanto validi, si possano ottenere guardando verso un’unica direzione. La visione altrui sull’umano però non mi è mai bastata. Il desiderio di comprendere l’uomo, di comprendere me stessa, mi ha spinto e mi spinge nei miei romanzi in un’indagine che scava ancora più a fondo. L’uomo è un mistero che non si esaurirà mai, ne sono consapevole, ma trovo che il tentativo di comprenderlo sia già di per sé un viaggio affascinante. È questo che, al di là di una trama ben costruita, cerco di evidenziare nelle storie che creo.

Come nasce la tua passione per scrittura e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura, la scrittura e l’arte nelle sue varie forme espressive?

Come è ovvio ho letto tutti i classici e non solo, ma con i testi di Edgar Allan Poe è stato amore a prima vista, un brivido. Lui è il mio maestro. Oggi leggo tutti i grandi del thriller e dell’horror, ma confesso di avere un debole per Caleb Carr, autore de “L’alienista” da cui è stata tratta anche una fortunata serie tv. Per quanto riguarda l’arte invece il mio “grazie” smisurato va senza dubbio al mio professore di Storia dell’Arte del liceo. L’uomo più burbero del mondo ma anche colui che ha acceso in me il fuoco della creatività e della comprensione artistica.

Ci parli dei tuoi romanzi e dei tuoi libri? Quali sono, come nascono, qual è l’ispirazione che li ha generati, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quali le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Come ho accennato prima sono partita da tutto un altro genere, l’urban fantasy. Non rinnego nulla, è stata la mia palestra di scrittura, ma è nel thriller storico che mi riconosco meglio. L’anello di passaggio da un genere all’altro è avvenuto quando ho scritto “La regina rossa” un gotico vittoriano ispirato alla vicenda di Anna Bolena. Volendomi poi cimentare nel thriller ho pensato che scrivere sul killer più famoso di tutti i tempi, Jack lo squartatore, fosse facile… quanto mi sbagliavo! Riuscire a creare una trama originale, che non fosse già stata scritta o vista sul grande schermo, è stata un’impresa difficilissima! Non sapevo da che parte cominciare ma soprattutto dove andare a parare. Con il tempo però l’idea ha preso forma ed è nata la mia personale visione di quella vicenda. Ricordo che tutto è cominciato da un sogno in cui mi è apparso un albero gigantesco che cresceva all’interno di una casa diroccata. Al mio risveglio avevo trovato il punto da cui cominciare, il resto è storia. Per quanto riguarda “L’apprendista di Goya” invece devo ammettere che covavo da tempo di scrivere qualcosa sul mondo dell’arte. “Galeotta” fu una gita scolastica con i miei studenti a Madrid e la visita al Museo del Prado dove ho potuto ammirare le opere di Francisco Goya. Seduta lì, sui divanetti in velluto davanti ai suoi quadri, è nato il mio thriller storico. Il cuore pulsante di questa storia, al di là degli omicidi e di una splendida Madrid settecentesca, è il concetto di artista e la finalità dell’arte. Cosa è disposto a fare l’uomo per raggiungere i propri obiettivi? Quali segreti è disposto a nascondere? Fin dove può scendere nell’immoralità per ottenere ciò che più brama? È l’uomo a impadronirsi dell’arte o viceversa? Ma, naturalmente, non può mancare tanto sangue.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre li scrivevi?

In realtà quando sono in stesura non penso ai lettori o alle emozioni che potrei suscitare in loro. Quando scrivo lo faccio per me, per il mio godimento personale. Scrivo ciò che vorrei leggere in un romanzo altrui. Mi devo poter letteralmente divertire mentre inseguo su carta il mio assassino o devo potermi paralizzare dalla paura se mi trovo davanti a lui. Sono io e la mia storia, i miei personaggi, a tu per tu. Nessun altro. Sono la prima e l’unica spettatrice e lo rimango fino alla fine. È solo a stesura conclusa che comincio a pensare a chi mi leggerà. Nella seconda fase, quella di editing, può capitare infatti che smorzi i toni o smussi angoli che potrebbero risultare “indigesti” a potenziali lettori. Nella terza fase, che avviene quando il testo è nelle mani di una casa editrice, c’è un ulteriore “occhio oggettivo” che analizza e corregge il testo anche in virtù dei gusti del pubblico. Un romanzo nasce “solo mio”, ma non è lo scopo per cui viene creato. Una storia deve essere condivisa per poter vivere il più a lungo possibile.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

“Fatti non foste per vivere come bruti” ammoniva Dante. Accontentarsi della sola forma delle cose per ammirarne la bellezza non ci fa onore. Il solo piacere estetico è percezione della bellezza, ma non bellezza in sé. Dobbiamo necessariamente scavare all’interno dell’oggetto che ci dà piacere, sia esso un romanzo, un quadro o una canzone. Bellezza è ciò che ci dona brividi, che ci scuote perché lo sentiamo affondare nel nostro passato o presente ma che sa anche spingerci verso il futuro, ci proietta in una dimensione che sentiamo trascenderci. Per i romanzi nello specifico, credo che scrivere “una bella storia” non sia sufficiente. Chi legge non se ne fa nulla di una buona trama, di un’ambientazione curata o del ritmo narrativo incalzante. Finita la lettura, se ne dimenticherà dopo poco. Chi legge cerca qualcosa di sé tra le righe per comprendersi meglio perché la scrittura deve esaltare e cristallizzare gli aspetti dell’umano, nel bene e nel male. Lo scrittore deve scendere a mani nude nelle sue viscere e buttarle insanguinate su carta. Il lettore lo sa, lo sente se la storia che sta leggendo è “vera”. Ecco, credo che la bellezza di un romanzo in fondo stia tutta qui, nella verità che racconta sull’uomo e in cui il lettore si riconosce.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Vorrei poter dire di appartenere alla prima categoria, purtroppo però il mondo gira in modo diverso soprattutto quello editoriale. Chi ha talento non sempre riesce a emergere perché le logiche di mercato spesso non considerano la qualità. Sono dell’idea che si debba fare ciò che si deve per raggiungere l’obiettivo prefissato senza pensare troppo al merito o al successo proprio e altrui. Si deve lavorare sempre al meglio delle proprie possibilità e se davvero c’è talento in ciò che si fa, prima o poi verrà riconosciuto. In tutti i campi della vita c’è bisogno di un po’ di fortuna, ma se quando arriva non trova la sostanza, evapora come neve al sole. Bisogna farsi trovare preparati quando il fato decide di passare a trovarci.

«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Entrambi gli aspetti sono fondamentali. Ciò che si racconta e il modo in cui lo si fa fanno la differenza tra un buon libro e un libro mediocre (di libri brutti fortunatamente ce ne sono pochi in circolazione). Entrambi devono essere accattivanti, devono coinvolgere il lettore, trasportarlo all’interno della storia. Se uno di questi aspetti viene meno, il libro diviene solo un oggetto buono a “pareggiare le gambe del tavolo” come diceva un detto popolare.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?

Anaïs Nin ha scritto un capolavoro di genere del tutto diverso da ciò a cui io mi dedico. Eppure comprendo molto bene il nesso che lega il suo testo al lavoro di uno scrittore. Nel suo romanzo l’autrice scopre di essere un fuoco di passione incapace di consumarsi e riempie le pagine di emozioni pure, senza filtri. Così dovrebbe lavorare ogni scrittore. Nello stesso modo dovrebbe ardere in modo inesauribile il suo animo mentre espone se stesso, mentre dà in pasto se stesso, al lettore. Noi scrittori dobbiamo essere trasparenti e fremere per il bisogno di dire al mondo qualcosa d’importante che ci è impossibile frenare tra i denti. I sentimenti, le esperienze che uno scrittore vive, devono necessariamente finire in ciò che scrive e la maggior parte delle volte succede in modo inconsapevole. È proprio questo che rende “vivo” un testo. Al contrario non si parla di uno “scrittore” ma di un “imbrattacarte”.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

C’è una persona alla quale io, professionalmente parlando, devo tutto: Fabiana Redivo. Lei è stata il mio incontro fortunato all’inizio di questa avventura letteraria. Molti anni fa era membro di giuria al primo concorso a cui partecipai. Lo vinsi, poi lei mi si avvicinò e mi disse che il talento da solo non sarebbe bastato per andare lontano e si offrì di insegnarmi a scrivere seriamente. Se oggi sono arrivata fin qui è anche merito suo che con infinita pazienza mi ha formata. Ma ancor prima di questo devo ringraziarla per essere stata la prima persona che ha capito la mia passione per la scrittura in un momento in cui nessuno mi prendeva sul serio. Un grazie smisurato va inoltre a tutti i miei amici scrittori con i quali mi confronto e spesso soffro per le difficoltà che questa professione presenta. Sono davvero troppi per nominarli tutti, ma sono la colonna a cui mi appoggio quando la determinazione vacilla. Il fatto di non poterli nominare tutti perché sono tanti mi fa sentire una persona davvero fortunata. In un settore difficile come quello dell’editoria è importante non sentirsi una monade, non chiudersi in se stessi, ma fare rete.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

“La leggenda del cacciatore di vampiri – il diario segreto del Presidente” di Seth Grahame-Smith. Si tratta di una rivisitazione in chiave fantasy della storia del presidente Lincoln e della sua impresa per la liberazione dalla schiavitù dei neri in America. È un testo colmo di colpi di scena, scritto in modo encomiabile e, pur avendo uno spiccato elemento fantasy, profondamente vero e sincero.

“L’estate che cambiò tutto” di Beth Lewis. Il romanzo indaga la rete dei rapporti familiari difficili e lo fa con una crudezza tale da lasciare nel lettore tagli netti nell’animo. È una storia concreta che invita a riflettere.

“L’alienista” di Caleb Carr. A questo thriller non manca proprio nulla. Ritmo incalzante, personaggi indimenticabili, un’ambientazione incredibile come quella della Londra vittoriana e un orientamento macabro al punto giusto, come piace a me! Questo è il libro che avrei voluto scrivere io.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

Di recente ho visto IL PRODIGIO, tratto dal romanzo di Emma Donoghue. L’impalcatura narrativa è strutturata nel confronto, nel dualismo scioccante tra fede e ragione, fanatismo e scienza. La nube dell’integralismo religioso però non offusca il ritratto femminile forte che ne emerge insieme all’esplorazione della psicologia femminile profonda e stratificata che le appartiene.

Il secondo titolo è L’ALTRE GRACE, tratto dal romanzo di Margaret Atwood e ispirato a una storia vera. Si tratta di una miniserie tv che racconta la vite delle domestiche nell’Ottocento con una protagonista che oscilla dall’angelico al demoniaco e un duplice omicidio che permane un mistero fino alla fine. È una storia che sa raccontare le donne e i loro pensieri più intimi. Lo spettatore non sa mai se stare o no dalla parte della protagonista che è un personaggio davvero cupo, enigmatico, introspettivo e affascinante.

Ultima pellicola, THE RAVEN. È un thriller che racconta uno dei più grandi autori della letteratura di genere: E.A. Poe. La trama non si sofferma tanto sui dati storici o sulle vicende personali dello scrittore, ma si concentra sulle sue opere, a cui si ispira il killer, e sull’aspetto più romantico che avvolge la sua figura. Il film riecheggia la struttura dei racconti di Poe (da “i delitti della rue Morgue” passando per “Il pozzo e il pendolo” e “La sepoltura prematura”), cammina tra viscere e sangue, corpi morti e torturati. Una storia del terrore da brivido.

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali, letterari e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata che puoi raccontarci?

Quest’anno Brescia e Bergamo sono state nominate capitali della cultura 2023. La mia città quindi è in fermento per i vari eventi. In particolare presenterò i miei ultimi thriller il 27 aprile in un locale del centro dedito a finalità culturali. Inoltre c’è in programma il Salone del Libro di Torino a maggio. Nel frattempo è previsto un viaggio a Napoli dove intendo ambientare il mio prossimo thriller in attesa che l’ultimo inedito trovi una casa editrice. Insomma quest’anno sarà dedicato, più che alla promozione, alla stesura di un nuovo libro e alla messa appunto per una nuova casa editrice di quello terminato. Noi scrittori non ci fermiamo mai tra un lavoro e l’altro e anche quando non siamo in stesura stiamo comunque lavorando per la promozione dei libri precedenti o per lo studio dei successivi. Fare lo scrittore, malgrado quello che si possa pensare, è un lavoro dinamico.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

I social (Facebook e Instagram) sono ormai i canali più utilizzati anche dagli scrittori perché immediati e diretti. Quindi, se avete voglia di scoprire l’autrice che vive dietro i romanzi prima citati, mi trovate lì. Vi aspetto.

Sara Di Furia

https://www.facebook.com/sara.difuria.3

pagina su AMAZON:

https://www.amazon.it/s?i=stripbooks&rh=p_27%3ASara+di+Furia&ref=dp_byline_sr_book_1

Sara Di Furia

Alcuni dei suoi libri:

Sara Di Furia, “L’apprendista di Goya”, La Corte Editore, 2019

https://www.amazon.it/Lapprendista-Goya-Sara-Furia-ebook/dp/B07X31GYGD/ref=sr_1_1

Sara Di Furia, “Jack”, La Corte Editore, 2017

https://www.amazon.it/Jack-Sara-Furia/dp/8885516017/ref=sr_1_1

 

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Connessione…dialogo con Madre natura |di Franca Spagnolo

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elaborazione grafica Franca Spagnolo

 

elaborazione grafica Franca Spagnolo

Guarda gli alberi, guarda gli uccelli, guarda le nuvole, le stelle… e se hai occhi potrai vedere che l’esistenza intera è ricolma di gioia. Ogni cosa è felicità pura. Gli alberi sono felici senza alcun motivo; non diventeranno primi ministri o presidenti e non diventeranno ricchi – non hanno nemmeno un conto in banca! Guarda i fiori. È incredibile come siano felici i fiori – e senza alcuna ragione.

Osho

 La natura è un lembo di pace in mezzo al trambusto di una vita che rincorre il tempo, è quel posto dove l’anima si culla al fruscio delle foglie che il vento muove perché ogni “spirito” offra il suo respiro al mondo. L’eternità è oltre il pensiero, al di là delle stagioni, è la luna che si specchia nel sole e poi cala per riemergere più luminosa. La natura è donna – madre di tutti, rifugio di chi le parla in silenzio e in quel dialogo, immerso nelle emozioni ritrova se stesso.

Ci sono luoghi che sentiamo nostri, li percepiamo come fossero parte di noi – siti magici, posti dove calpestando la terra si cammina sulla storia di civiltà passate non più visibili ma vive come energie. Esiste tra noi e queste civiltà una connessione che appartiene al mondo delle emozioni, a quello straordinario universo sensoriale che si desta ogni volta che il divino ci mostra la sua grandezza.

Molti conoscono il mare bellissimo della Sardegna, il fascino straordinario delle spiagge bianche che restituiscono alla mente fotografie di posti incontaminati come fossero lo specchio del Regno celeste offerto alla vita terrena. La Sardegna è molto altro…l’interno di questa straordinaria isola offre ai visitatori molte attrazioni naturalistiche – grotte dall’aspetto suggestivo per colori e forme, fonti sacre e…villaggi nuragici, e proprio di questi voglio parlavi.

La civiltà nuragica era una popolazione che viveva in Sardegna intorno al II secolo d. C. – il nome “nuragica” deriva da nuraghi, torri monumentali –  dimora del capo spirituale di queste tribù, il quale deteneva poteri religiosi, politici e militari. Intorno la torre considerata anche sacra dimora e fortezza, sorgeva il villaggio costituito da capanne a base circolare, anche se in alcune comunità montane la popolazione aveva rifugio nelle caverne rese confortevoli dal sughero e il legno. Le torri nuragiche venivano utilizzate oltre come nascondigli in caso di pericolo, anche come sedi religiose, tombe – l’altezza di questi edifici veniva sfruttata anche per osservare gli astri e il cielo. Il popolo nuragico aveva una conoscenza molto profonda di quelle che sono le energie della natura e riconoscendole, sapeva utilizzarle a beneficio del proprio corpo ma soprattutto per ristabilire l’equilibrio energetico dove ogni respiro segue il cammino armonico della luce.

Dopo l’espansione della civiltà nuragica, i nuraghi divennero fabbricazioni sempre più articolate, collegate tra loro da corridoi sotterranei. Gli edifici utilizzati come luoghi di culto venivano edificati in correlazione alla posizione del sole, all’energia della luce al respiro magnetico della terra. Ogni luogo sacro aveva forme particolari che andavano ad amplificare il magnetismo già presente nel posto scelto e l’acqua dei pozzi dove avvenivano le purificazioni, era un’acqua vibrazionale capace di allineare istantaneamente i chakra – e proprio “magnetismo” si percepisce percorrendo il Villaggio – Santuario Romanzesur.

Romanzesur è un sito archeologico che si trova a 13 chilometri da Bitti, in provincia di Nuoro – completamente immerso nel bosco dove le file di alberi da sughero sembrano tracciare il percorso sensoriale tra storia, bellezza, natura, spiritualità e fascino. Tutto ciò che possiamo ammirare in questo luogo suggestivo è frutto di diverse campagne di scavi effettuate tra la fine degli anni ‘80 e il 2001. Il complesso archeologico comprende il pozzo sacro, due templi, un anfiteatro, un labirinto e un centinaio di capanne.

Il percorso nel Romanzesur alla scoperta di capanne – templi e aree dove ogni pietra racconta una storia, e lo spirito di chi le ha vissute fluttua tra le foglie restituendoci il suono del suo respiro, si apre davanti un labirinto di muri concentrici che rievocano i percorsi tortuosi di un’anima in cammino verso la luce.

Il cuore del villaggio è il tempio a pozzo o pozzo sacro costituito da ambienti che ricordano quelli gradonati tipici dei teatri. L’intera superficie circoscrive l’area dedicata ai cerimoniali dove si svolgevano funzioni collettive legate al culto dell’acqua. Quando all’inizio parlavo di “connessione” mi riferivo proprio allo scambio tra materia e spiritualità, natura e uomo. Il pozzo sacro è uno degli ambienti del sito archeologico dove ci si ferma e si può avvertire il flusso di madre natura…la potenza del simbolo della vita e della rinascita. Si è pervasi da una sensazione di tranquillità e pace che annulla la realtà, abbandonati nello spazio dove l’inconscio parla restituendoci il mondo che abbiamo dimenticato.

Le emozioni da vivere passeggiando in un luogo che definirei oltre che di altissimo livello archeologico, anche di ampio valore spirituale, sono tante, e in verità credo che descrivere in modo dettagliato l’intero villaggio, ne potrebbe attenuare le suggestioni che passo dopo passo ognuno di Voi mi piacerebbe immaginasse.

Bisogna custodire gelosamente quei momenti di dialogo con madre natura, perché tutto quello che ci offre in dono appartiene a noi, alla nostra anima e quella dei nostri antenati che sono tra noi – in mezzo le pietre –  il sughero –  le foglie –  il sole e il ciclo della luna che si specchia nelle acque della nostra coscienza.

 

Ricordo il viaggio in Africa. Adelaide insistette perché visitassimo i famosi Cerchi Delle Fate che percorrono il deserto della Namibia meridionale dall’Angola fino alla parte nord occidentale del Sudafrica […] Quel posto aveva un’energia davvero potente. Mi isolai per qualche minuto. Ero immobile davanti quella distesa e d’improvviso mi sentii risucchiato. Immaginai di essere in una di quelle favole popolari, dove le fate danzano in modo scatenato nei cerchi e trascinano l’umano capitato nel bosco a danzare con loro fino allo stremo. Ebbi la sensazione d’aver ballato in modo frenetico per ore. Mi sentii svuotato e allo stesso tempo pieno di energia.  Quel paesaggio dall’aspetto fiabesco mi regalò una delle emozioni più grandi della mia vita. Giunti in albergo cercai di raccontare ad Adelaide cosa mi fosse capitato. Stavo per parlare ma lei portandosi la mano destra sul viso, avvicinò l’indice sulla bocca e sussurrò:

«Shhh… le cose belle devi custodirle gelosamente, le emozioni non appartengono alla materia.»

«Io volevo solo condividere con te un…»

«Devi tenere segrete le tue emozioni più grandi, se le racconti disperdi la loro energia e quando le cercherai nei ricordi per caricarti di quelle vibrazioni, rischierai di non trovarle.  Il mondo è pieno di gente che nel deserto vede solo deserto.»

«Ma come… perché?»

«Perché nel momento in cui il giudizio di qualcuno con lo sguardo fisso solo a ciò che vede, attraversa la forza di un’emozione, ne annulla la potenza.»

«Ma tu non sei quella gente!»

«Certo… ma voglio insegnarti come si conserva l’energia».

Tratto dal romanzo inedito: “Ora possiamo iniziare” di Franca Spagnolo

Namasté

Franca Spagnolo

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Franca Spagnolo

LUCIA RIZZ0, ESCE IN DIGITALE“DENTRO QUESTA CASA”, SINGOLO E VIDEOCLIP DELLA GIOVANE CANTAUTRICE SICILIANA

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Dentro Questa Casa_Lucia Rizzo

È disponibile su tutte le piattaforme di streaming digitali “Dentro Questa Casa”, esordio discografico di Lucia Rizzo.

Dentro Questa Casa” è una canzone dal sound pop nata da un fondamentale momento di introspezione. È il racconto di una rinascita,  del fiorire dopo essersi sentiti soli al mondo,  del rimettersi in cammino per esprimere la parte migliore di sé dopo aver conosciuto e sconfitto il buio emotivo. È un incoraggiamento a non aver paura di mostrare le proprie fragilità, a non smettere di credere in se stessi anche se le difficoltà sembrano mostri pronti a divorarci sogni e ambizioni.

 

Spiega l’artista a proposito del brano:  “Dentro Questa Casa”  vuole essere un invito a non lasciarsi abbattere dai momenti sfidanti, a non arrendersi e a non vergognarsi di dover chiedere aiuto.  Possiamo sembrare distanti l’uno dall’altro ma alla fine siamo tutti sulla stessa barca: capitano a tutti dei momenti no.  Succede d’isolarsi,  di nasconderci persino da chi ci vuole bene, di fingere di non soffrire pur sapendo che non è così che si risolvono i problemi”.

Sulla genesi del suo inedito la cantante dice: “A conclusione dei 5 anni di scuola superiore, ho avuto un momento emotivamente di reset: non capivo che cosa fare della mia vita. Ho sofferto e a rendere tutto ancora più difficile era l’errata convinzione che nessuno potesse davvero capirmi.  Quando nel mio brano canto “piove in questa casa” è perché in quel momento emotivamente buio non stavo bene neppure in casa mia. Non stavo bene da nessuna parte.

Tengo molto ad esordire con questa canzone perché scriverla mi ha aiutato molto.  Cantarla mi ricorda che so lasciarmi alle spalle i  momenti brutti, che è possibile rinascere e continuare a crescere. Spero con tutto il cuore che la mia musica possa essere d’aiuto anche per chi adesso si sente solo,  per chi per pudore o paura sta nascondendo la sua sofferenza al mondo, per chi è convinto che nessuno possa davvero capirlo”.

Ad accompagnare la pubblicazione del singolo “Dentro questa casa”, scritto da Lucia Rizzo in collaborazione con Lele Gambera, c’è anche il videoclip ufficiale per la regia di Cage Moss e Giulio Cannata e le coreografie di Anthony Finocchiaro.

Nel videoclip il dolore emotivo che canto si trasforma in pioggia ed inonda la  mia stanza.  Piove nella stanza. È pioggia che nutre il seme della rinascita e che lo aiuta a fiorire a trovare in sé la forza di abbandonare il buio per aprirsi alla luce”,  dice Lucia Rizzo

Guarda il videoclip su YouTube:

Biografia

Lucia Rizzo nasce a Catania nel 1999. Cresce attorniata dalla marea di vinili italiani e internazionali che suo padre ama ascoltare e collezionare. S’innamora del musical e vive ogni festival di Sanremo come un appuntamento imperdibile, importante quasi come il Natale.  Lucia all’età di 11 anni sale per la prima volta sul palco. L’opportunità di salire sul palco è la stessa Lucia a crearla: organizza un concertino a sorpresa in occasione del 40esimo compleanno della madre.  Il talento vocale di Lucia è una gradevolissima sorpresa per chi assiste alla sua esibizione. Così, qualche tempo dopo,  spronata anche dai complimenti ricevuti durante i festeggiamenti, la giovanissima Lucia decide di prendere lezioni di canto e pianoforte. Attualmente la cantante si divide fra la sua amata Catania, dove sta lavorando al suo primo album, e Roma dove oltre a dedicarsi alla musica studia recitazione.

Instagram: https://www.instagram.com/luciaasonoio/

Facebook: https://www.facebook.com/luciarizzoofficial

Spotify:https://open.spotify.com/album/6hsWN6eX7bEZMbvB4L2voc?si=09yfaL_gRZu0W0-fJe1XMQ

Youtube: https://youtu.be/dwoOzNIJ3zI

Credits:

Titolo: Dentro questa casa

Autori: Lucia Rizzo e Lele Gambera

Produzione musicale: Lele Gambera

Regia video: Cage Moss e Giulio Cannata

Copertina: Dan Dannato

Coreografo: Anthony Finocchiaro

Ballerini: Simone Coco e Greta Liguori

Truccatrice: Simona Spampinato

Capelli: Alessia Nicosia

Scenografia: Alessandro Bonaccorsi, Alessandro Consolo, Roberto Catrini, Salvo Biancarosa

Light designer: 4allevent

Studio Toscano – Relazioni Pubbliche e Marketing

Tel. 0957521065 – 3737568363

www.studiotoscanorp.com

Ufficio Stampa Musica e-mail: spettacoliecultura@gmail.com

WhatsApp: +39 3403449900

Teatro: “LE FINESTRE DEL TEMPO” di Sergio Scorzillo con la regia di Mauro Toscanelli | Teatrosophia dal 3 al 5 febbraio 2023

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Foto attrici_“LE FINESTRE DEL TEMPO” di Sergio Scorzillo

La seconda parte di stagione di Teatrosophia, apre le porte con un testo toccante di Sergio Scorzillo, dove silenzi e parole si rincorrono senza tempo in una dimensione tra realtà e onirica illusione e che vede protagoniste due donne che si confronteranno anche aspramente tra passato, presente e futuro.

La memoria umana è uno strumento meraviglioso ma fallace, diceva Primo Levi. Tra rimpianti, rimorsi e illusioni perdute si dibatte l’anziana Giuliana. Che, come perennemente davanti alle finestre del tempo, è incerta se guardare oltre, richiuderle o subirne il fascino e accettare il dolore su cui si affacciano.

L’aiuta in questo Patrizia, che le fa da alter ego. Più che badante, “amica di compagnia”. Ma lei è reale o immaginata? Certamente la donna più giovane conosce o intuisce o ricostruisce meglio il trascorso dell’anziana e la aiuta a rimettere al giusto posto, con amorevole tenacia, avvenimenti e persone coinvolte. Fino all’epilogo. Ma c’è qualcosa di più che lega le due donne? Qualcosa di pesante e difficilmente confessabile da riportare al presente?

Due donne in una stanza, a parlare, battibeccare, confrontarsi su passato, presente e sgoccioli di futuro. Con dialoghi apparentemente minimalisti e realisti la pièce si muove in ambito simbolico, tra momenti anche buffi e grotteschi, mantenendo una tenerezza di sguardo verso una situazione e un personaggio che alla fine del suo tempo soffre nel constatare, anche con molta difficoltà, quante prove ha dovuto sopportare durante la propria lunga vita.

La drammaturgia suggerisce atmosfere decadenti, ritmi e dialoghi che si ricollegano idealmente al teatro di Osborne e Pinter, laddove le emozioni sono espresse più dai silenzi che dalle parole.

Ecco, quindi, l’idea creativa di una scenografia “storta” che rimanda ad un vissuto anch’esso “storto” e imbrigliato in una ragnatela e che le due protagoniste via via dipanano attraverso dialoghi lapidari, laconici e, spesso, al limite dell’assurdo.

Al termine dello spettacolo il consueto aperitivo offerto da Teatrosophia

“LE FINESTRE DEL TEMPO” di Sergio Scorzillo

LE FINESTRE DEL TEMPO di Sergio Scorzillo

Regia

Mauro Toscanelli

con

Giuliana Adezio

Ilaria Fantozzi

Aiuto Regia Filippo Dell’Arte

Costumi Emanuele Zito

Ufficio Stampa Andrea Cavazzini

Una produzione MELANCHÒLIA TEATRO APS

DAL 3 AL 5 FEBBRAIO 2023

Info:

LE FINESTRE DEL TEMPO

di Sergio Scorzillo

Venerdì e Sabato ore 21 – Domenica 0re 18

TEATROSOPHIA

Via della Vetrina, 7 – Roma – 00186

Biglietti:
Intero: Euro 14,00+4,00 per tessera associativa
Ridotto: Euro 11,00+4,00 per tessera associativa

PRENOTAZIONI:
https://www.teatrosophia.it/index.php/biglietteria
info@teatrosophia.com
0668801089- 353 3925682

Pubblicata l’Antologia “Ce n’è per tutti i gusti” della Casa Editrice PandiLettere

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AA.VV., “Ce n’è per tutti i gusti”, PandiLettere edizioni, Roma, 2022:

“Ce n’è per tutti i gusti” edito dalla Casa Editrice PandiLettere dell’editore Lara Di Carlo, è una Antologia che raccoglie i 12 testi selezionati della prima edizione del Premio Letterario Internazionale “Ce n’è per tutti i gusti”, bandito a dicembre 2021 dalla stessa casa editrice PandiLettere.

L’obiettivo è quello di avvicinare la letteratura a un pubblico ampio attraverso un’iniziativa editoriale simpatica e coinvolgente. È una soluzione originale grazie ai codici QR che rimandano a dei video visibili online raccolti nel blog “Ce n’è per tutti i gusti” (realizzato da Elisa Martino), dove gli scrittori si presentano e spiegano la loro idea di colazione letteraria. Si tratta di testi molto diversi, ma tutti di qualità, che aspettano solo di essere “divorati” dai lettori.

Il libro:

AA.VV., “Ce n’è per tutti i gusti”, PandiLettere edizioni, Roma, 2022:

https://www.pandilettere.com/inostrilibri/cenepertuttiigustiiedizione

https://www.youtube.com/watch?v=-vdzUJ3_1Eo&t=36s

https://www.ibs.it/ce-n-per-tutti-gusti-libro-vari/e/9791280785046

https://www.mondadoristore.it/Ce-n-e-tutti-gusti-Prima-na/eai979128078504/

https://www.amazon.it/Ce-tutti-gusti-Prima-edizione/dp/B0BP5KPDVX/ref=sr_1_1

PandiLettere:

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Casa Sanremo writers al Palafiori | dal 6 al 10 febbraio ben 12 scrittori di SBS comunicazione

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Casa Sanremo writers al Palafiori

L’agenzia di promozione SBS comunicazione a Casa Sanremo writers con 12 scrittori.

Una vetrina letteraria Nazionale, tra le più ambite nel panorama letterario italiano ospita, dal 6 al 10 febbraio, al Palafiori, ben 12 scrittori della scuderia dell’agenzia di promozione letteraria di Roma. Il Gruppo SBS (www.sbscomunicazione.it) è una giovane realtà per autori emergenti e affermati che vogliono lavorare alla promozione delle proprie opere avvalendosi di esperti della comunicazione e dell’informazione unita all’omonima Casa Editrice.

Casa Sanremo writers al Palafiori

Tra gli oltre 60 scrittori presenti agli appuntamenti dedicati ai writers troveremo Fiorella Mandaglio con Storie di lupi moderni e Orietta Bosch, L’anima del vecchio Baule che saranno sul palco del Palafiori il 7 febbraio. Chiara Domeniconi, Come un chiodo nella carne, Marco Costantini, L’Angelo di Stoffa, Margherita Bonfilio, Il vaso di Pandora e Sabrina Morelli, Tra corpo e anima il 8 febbraio. Il giorno successivo, 9 febbraio, Anna D’Auria, MalaJin, Tulipani nel cemento, Consuelo Pinna, In limine mortis, Veronica Madia, 18 giorni accanto a te. Terna al maschile per il 10 febbraio con Dario Pasquali con Wuthering winds, Gianni Bortolaso, Un accordo stonato e Luigi Puccio, Industry 4.0.

Appuntamenti anche alla libreria Ubik di Sanremo, in via Roma, 91, per alcuni degli autori. Ecco quando incontrarli: lunedì 6 febbraio alle 10, Chiara Domeniconi. Nel pomeriggio dello stesso giorno, dalle 15, Margherita Bonfilio e Fiorella Mandaglio. Martedì 7 febbraio dalle 10 troverete Orietta Bosch e Anna D’Auria, il 12 febbraio dalle 10, Luigi Puccio e dalle 15 Sabrina Morelli. Saranno inoltre disponibili, nella libreria, i libri autografati di Marco Costantini, editi da SBS Edizioni.

“Quando un nuovo libro arriva al pubblico, nasce anche un nuovo autore. Un’agenzia di promozione ha il compito di aiutarlo a farsi apprezzare e ad affermarsi come Scrittore. L’impegno di SBS è questo: cercare di soddisfare le esigenze, ma pure essere una palestra per imparare ad affrontare appuntamenti illustri come Casa Sanremo writers e il più importante: l’incontro con i lettori” così Sheyla Bobba alla guida del gruppo SBS.

Teatro: “CENERI ALLE CENERI”, Atto Unico di Harold Pinter | Associazione Culturale Teatro Trastevere aall’1 al 5 febbraio 2023

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Gabriela Corini, Roberto Zorzut 4

L’atto unico Ceneri alle Ceneri è il capolavoro del premio Nobel Harold Pinter, scritto nel 1996 e penultima opera dell’autore. Per la regia di Gabriela Corini, che ne è anche interprete assieme a Roberto Zorzut, verrà replicato al Teatro Trastevere di Roma nell’area temporale del Giorno della Memoria il 1-2-3-4-5   Febbraio 2023.

Una coppia di mezza età nell’intimità della propria casa improvvisamente discute di un

passato misterioso e torbido della donna, cosa che rompe un equilibrio apparentemente

sereno e rivela un terribile passato di orrori e dubbi sulle loro identità. Le azioni descritte,

legate alla figura di un amante prevaricatore e violento, ci fanno conoscere l’eterna

condizione di oppresso e oppressore, di vittima e carnefice.

Orrori e violenze rivelate in stralci, ricordi vaghi e fumosi della donna, a mano a mano prendono corpo negli orrori e nelle terribili violenze della persecuzione ebraica durante la seconda guerra mondiale. Per la prima ed unica volta nella sua intensa carriera di drammaturgo, Harold Pinter, inglese di origine ebraica, fa chiaro riferimento all’Olocausto, che ha segnato indissolubilmente la sua vita emotiva, generando il suo stile definito teatro del disagio. In un crescendo di Pathos, la pièce si evolve, tutta di un fiato, suggerendo probabili scenari e probabili identità. Chi era l’uomo di cui la donna parla, a volte come un amante, a volte come l’aguzzino? Che fine ha fatto la sua bambina? Ed il presunto marito, ha avuto un ruolo in questa storia? Lo spettatore non avrà fino alla fine nessuna certezza, nessuna chiara risposta, fino alla chiusura del  sipario, disturbatamente incantato.

Gabriela Corini affronta una messa in scena, scarna ed essenziale, come suggeriscono le note di regia dell’autore, accentrando l’attenzione del pubblico sul travagliato rapporto dei protagonisti e sulla loro essenza umana. Una storia senza tempo, tra parole ridotte allo stretto e senza soluzioni, che lascia interrogativi aperti ed ipotesi da sviluppare.

NOTE SU HAROLD PINTER

Harold Pinter (Londra 1930/ Londra 2008), è stato un grande drammaturgo, scrittore, sceneggiatore, poeta, attore e regista teatrale britannico. Ebreo di nascita, Pinter non ha mai creato opere che facessero riferimento al dramma dell’Olocausto, fino a che, nel 1996, con CENERI ALLE CENERI, mette a nudo gli orrori della Shoa, attraverso un dialogo   tipico del suo stile inconfondibile. Un uomo e una donna soli in una stanza, si rivelano in un gioco di faticosi ricordi, finora rimossi, come protagonisti di un terribile accadimento, trovandosi faccia a faccia e senza ormai più possibilità di scampo dalla realtà.

INFO:

Associazione Culturale Teatro Trastevere

SEVEN CULTS PRODUZIONI

presenta

Dall’1 al 5 febbraio 2023

CENERI ALLE CENERI

Atto Unico di Harold Pinter

Con

Gabriela Corini, Roberto Zorzut

Regia, scene e costumi: Gabriela Corini

Amo tutta l’opera di Pinter, ma questo atto unico, nella sua scarna teatralizzazione materiale, con la sua profondissima penetrazione nell’animo e nel disagio umano,

mi ha colpito come una frecciata dalla prima volta che l’ho letto.

Cit. Gabriela Corini

Teatro Trastevere Il Posto delle Idee

Via Jacopa de’ Settesoli, 3 – 00153 Roma

Feriali ore 21, Festivi ore 17:30

biglietto intero 13, ridotto 10 (prevista tessera associativa)

Contatti: 065814004 info@teatrotrastevere.it

www.teatrotrastevere.it