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Mostre: “Ruach- Spirit” a Gerusalemme, personale di Rachele Carol Odello

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“Ruach- Spirit” a Gerusalemme, personale di Rachele Carol Odello

Ruach è una parola ebraica che significa Spirito che è anche rivelazione divina e anche ispirazione. Questo progetto nasce dall’immaginare che il libro dei libri, il libro più letto al mondo, la Bibbia, sia un ponte tra ebrei e cristiani, dove questi ultimi possono riconnettersi alle proprie radici ebraiche e insieme, attraverso lo Spirito, avere una lettura ancora più vivificante ricevendo la Parola come vivente. La parola biblica deve essere riempita con lo spirito di rivelazione per essere sempre nuova e rilevante. Questo progetto non intende essere né un trattato teologico né storico, ma semplicemente mettere a conoscenza gli altri delle mie scoperte personali. Scoperte che hanno arricchito la mia vita spirituale partendo dal fatto che queste radici sono state troncate e devono essere riparate.

«Come artista uso la mia sensibilità e il mio talento per essere uno strumento di riconciliazione – dichiara l’artista – appunto per ricomporre questa frattura. Questo lavoro è anche un tributo a Elia Benamozegh, mio concittadino che un secolo fa, col suo libro “Israele e la Chiesa” è stato un precursore di questo lavoro spirituale, anche se non compreso.»

“Ruach- Spirit” a Gerusalemme, personale di Rachele Carol Odello

Rachele Carol Odello:

https://www.facebook.com/rachele.paintings

Infinito e Materia, come si risolve il paradosso della divisibilità

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Uno dei problemi principali affrontati dai greci riguarda l’origine dell’essere, dell’esistente, del mondo. Alcuni filosofi definiti fisici pluralisti immaginano la realtà, la vita, come un insieme composto di elementi. Anticipano il principio della termodinamica,  affermando, in sostanza, che nulla si crea, nulla si distruggere, tutto si trasforma. Allora la morte cos’è? È disgregazione di elementi. Quindi solo ciò che è composto muore, o meglio si disgrega dando origine ad altri enti. L’anima al contrario è immortale in quanto non corporea e, secondo la tradizione orfica, trasmigra di corpo in corpo in un processo senza fine. Gli elementi sono delle essenze o entità prime che formano la materia. Empedocle parla di elementi semplici come terra, aria, acqua e fuoco, Anassagora di semi o omeomerie, e poi Democrito introduce il concetto di atomo. Se è vero che la materia è formata da elementi è vero che questi possono essere scomposti,  ma se la materia è scomponibile all’infinito, dove si trova la sua essenza? Il quid? Cosa rimane della sua entità? Un nulla? Immaginare la possibilità di dividere lo spazio o la materia infinite volte crea delle conclusioni logicamente plausibili ma fisicamente paradossali come ha mostrato Zenone, che si pone la domanda di come si possa percorrere uno spazio infinito in un tempo finito. Il concetto di infinitudine genera nei greci, in primis, nei pitagorici non pochi problemi di risoluzione matematica. Democrito cerca di superare tale impasse introducendo un concetto limite che definisce atomo, appunto. Quindi più che una verità fisica quella di Democrito è un esigenza logica.

Gli atomi sono tutti uguali e modificano la realtà in base alla posizione che assumono nello spazio o vuoto(non essere), in base quindi alla struttura atomica. Il tema dell’infinito che tanto risulta indigesto ai greci viene ripreso in epoca moderna e molti matematici si dedicano a sviluppare calcoli che possano superare di fatto quegli stessi paradossi immaginati da Zenone, soprattutto quello celeberrimo di “Achille e la tartaruga”.

Uno di questi filosofi e matematici è Leibniz, fautore del calcolo infinitesimale. Con l’introduzione del concetto dell’identità degli indiscernibili, il filosofo afferma che nulla in natura è uguale a un altro elemento e soprattutto sostiene che la natura non compie salti, natura non facit saltus, quindi la materia, proprio perché è tale è scomponibile all’infinito. Allora cosa dà unità, l’essenza, la forma, al molteplice, cosa tiene uniti gli elementi nel formare la realtà? La monade.

A differenza di Democrito, per cui tutto è materia, anche l’anima, Leibniz afferma che tutto è spirito, o meglio, tutto è forza. La monade è infatti un atomo spirituale, un punto psichico. Solo ciò che non è materiale e quindi composto resta un’unità. Le monadi sono realtà spirituali, incorruttibili, immortali, proprio perché non composte, ognuna diversa dall’altra, con una propria ragion sufficiente. Sono centri psichici, forze spirituali, sono entità chiuse, “senza porte e finestre” ma nello stesso tempo riflettono parte della realtà, porzioni del reale. Leibniz è convinto inoltre che tutto è in tutto e che un granello di sabbia contiene l’universo.

Oggi si lavora ancora, in chiave sperimentale e non solo logica e matematica, per cercare di comprendere come la materia possa convivere con il concetto dell’infinito. Si parla di antimateria, una sorta di annullamento della materia stessa, si studia il comportamento di minuscole particelle subatomiche nella fisica quantistica, tuttavia il tema principale resta lo stesso. In che modo possono convivere le due realtà logiche e fisiche. Effettivamente la relazione tra piano logico(pensare l’infinito) e piano fisico(applicazione dell’infinito alla realtà) resta ancora per molti aspetti incomprensibile.

 

L’Orchestra Jazz Siciliana al 43° World International Festival di Amersfoort in Olanda | 11 e 12 agosto 2022

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foto Orchestra Jazz Siciliana al Real Teatro Santa Cecilia sede del The Brass Group con Billy Cobham

Un altro riconoscimento internazionale per l’Orchestra Jazz Siciliana dopo il successo al Festival di Toulose in Francia. L’OJS al 43° World International Festival di Amersfoort in Olanda 11 e 12 agosto 2022 Amersfoort

Dopo il  recente successo al Festival di Toulose in Francia con la partecipazione di alcuni solisti dell’Orchestra Jazz Siciliana, Ninni Pedone al sax baritono, Faro Riina 2° tromba e Salvo Pizzo 2° trombone, invitati dalla Pacific Mambo Orchestra – Grammy Award per il miglior album di jazz latino, arriva direttamente dall’Olanda un altro importante riconoscimento internazionale per l’ensemble della Fondazione The Brass Group. L’OJS è stata invitata a salire sul palco di uno dei più importanti festival di musica jazz al mondo, il World International Festival di Amersfoort che si svo dal 4 al 14 agosto. Ben due concerti sul main stage del Festival Jazz che vede protagonisti i componenti dell’OJS, in scena l’11 ed il 12 agosto con già tutto esaurito con 2.400 biglietti venduti. L’attività internazionale sigla la realizzazione di scambi culturali e artistici e rientra in un protocollo d’intesa registrato nei mesi scorsi grazie al lavoro del Servizio International PR e Marketing del The Brass Group diretto dal Maestro Fabio Lannino. Grande soddisfazione da parte del resident conductor, il  Maestro Domenico Riina e di tutti i componenti dell’orchestra che, dopo la tournée svolta negli anni ’90 in Cecoslovacchia, che la vide protagonista anche in un programma per il primo canale della tv di stato, riprende le collaborazioni con i festival internazionali. In Olanda, l’OJS interpreterà un programma appositamente commissionato per Trijntje Oosterhuis, solista dei concerti olandesi. All’interno delle iniziative, è prevista anche un incontro che include anche una degustazione “Taste of Sicily” promossa dalla Regione Siciliana, Assessorato al Turismo Sport e Spettacolo e curata dallo chef Rosario Matina di comprovata esperienza internazionale, alla presenza di personalità, giornalisti stranieri ed opinion-makers per la promozione delle bellezze artistiche, culturali ed enogastronomiche della nostra isola. “Essere presenti ad un Festival Internazionale come quello di Amersfoort – dichiara Manlio Messina, assessore regionale al Turismo Sport e Spettacolo – è per la nostra amministrazione e tutti noi siciliani una grande opportunità di promozione turistica e culturale. La musica ed in particolar modo il jazz è sicuramente un mezzo immediato che non ha confini e che permette di far conoscere all’estero le nostre eccellenze. Traino questo per aumentare i flussi turistici nella nostra Terra. La seconda edizione del Sicilia Jazz Festival ha registrato infatti circa 20.000 presenze. Un numero  indubbiamente di elevata importanza per attuare un indotto economico e veicolo turistico”.  Una nota straordinaria, di rilevanza artistica sarà la direzione d’orchestra che sarà affidata anche a John Clayton, uno dei più grandi direttori d’orchestra jazz viventi. Il leggendario contrabbassista dirigerà pure la The New Jazz Orchestra. Nel programma delle esibizione che vedono protagonista l’OJS sono previsti in particolare brani con le musiche di Stevie Wonder ed altri come Marianela arrangiato dal Maestro Ignazio Garsia, Viento Caliente arrangiato dal Maestro Riina e OJS arrangiato dal Maestro Antonino Pedone. Sulla iniziativa interviene il Maestro Domenico Riina focalizzando la sua attenzione sull’importanza ed il ruolo artistico dell’OJS e sul Maestro Ignazio Garsia, presidente del The Brass Group “Il Maestro Garsia è una persona speciale, ha sacrificato la sua vita, la sua carriera di pianista, di compositore e arrangiatore per il jazz. E’ uno dei più autorevoli protagonisti della vita musicale italiana avendo contribuito, in modo determinante, alla diffusione, alla crescita e allo sviluppo della musica jazz in Sicilia e in Italia, più specificamente per il jazz orchestrale. La big band fondata nel 1973 è stata la prima orchestra dell’allora Associazione The Brass Group, l’attuale Orchestra Jazz Siciliana nasce come cooperativa di musicisti nel 1984 da quel momento, sino ad oggi, è l’orchestra di produzione della Fondazione The Brass Group, una sorta di fratello e sorella con un unico padre (Ignazio Garsia). Lo zoccolo duro dell’Ojs formato dai maestri Pietro Pedone, Antonino Pedone, Domenico Riina, Faro Riina, Salvatore Pizzo, Salvatore Pizzurro, Orazio Maugeri, Giuseppe Costa, Francesco Marchese, Vito Giordano, da oltre 30 anni hanno garantito un sound orchestrale caratterizzato da una propria e riconoscibile cifra sonora. Ad essi si sono aggiunti Silvio Barbara, Riccardo Randisi, Gaspare Palazzolo, Antonino Oddo, Claudio Giambruno, Valerio Barrale, Salvatore Nania, Giacomo Tantillo, Sergio Cammalleri, Sergio Munafò, Stefano D’Anna, Giuseppe Urso e tanti altri musicisti. Credo di poter affermare che l’abilità dell’Ojs di suonare differenti generi sia frutto, di una formazione di altissimo livello, da esperienze costanti e continue con i più grandi direttori d’orchestra del mondo e solisti, ben 25 Grammy Award, come Gil Evans, Ron Carter, Gunther Schuller, Bill Russo, Natalie Cole, Frank Foster, Phil Woods, Eumir Deodato, Arturo Sandoval, Vince Mendoza, solo per citarne alcuni. La somma di tutte queste esperienze ne fanno dell’Ojs un’orchestra di altissimo livello, sempre più apprezzata a livello internazionale”.  Durante il Festival in Olanda si esibiranno due giovani talenti cresciuti musicalmente nella Scuola Popolare di Musica del Brass diretta dal Maestro Vito Giordano, Alessandro Laura e Gaetano Castiglia che già vantano numerose esibizioni con artisti internazionali nonostante la giovanissima età.

Lo scambio culturale tra la fondazione siciliana e la Concertgebouw Jazz Orchestra prevede, secondo il principio della reciprocità, una serie di eventi volti alla promozione e alla produzione di spettacoli inediti. A proposito dell’Amersfoort World Jazz Festival, il programma include più di 100 concerti sui palchi al coperto e all’aperto del centro storico della cittadina olandese. L’Amersfoort Jazz Festival è stato fondato nel 1979. Da allora, gli amanti della musica di tutto il mondo si sono goduti il ​​vivace centro storico della città, teatro di spettacoli jazz internazionali. I concerti, sono rivolti a una vasta platea  di amanti della musica senza alcuna distinzione di generi musicali: dallo swing al contemporaneo e dai veterani alle stelle nascenti.

Di seguito l’intera formazione dell’Orchestra Jazz Siciliana presente all’Amersfoort Jazz Festival:

 

“AMERSFOORT JAZZ FESTIVAL 2022”

“Orchestra Jazz Siciliana

Domenico Riina, Conductor

 

GUEST ARTIST:

Lucas Santana sax, Vito Giordano tromba e flicorno

Line Up

 

  • SASSOFONI
  1. Giovanni Balistreri alto 1
  2. Claudio Giambruno alto2
  3. Francesco Marchese tenore1
  4. Gaspare Palazzolo tenore2
  5. Antonino Oddo baritono
  • TROMBE
  1. Silvio Barbara
  2. Faro Riina
  3. Giacomo Tantillo
  4. Gaetano Castiglia
  • TROMBONI
  1. Salvatore Pizzurro
  2. Salvatore Pizzo
  3. Salvatore Nania
  4. Valerio Barrale (Trombone basso)
  • RITMICA
  1. Riccardo Randisi piano
  2. Giuseppe Costa contrabasso
  3. Paolo Vicari batteria
  4. Sergio Munafó chitarra
  • DIREZIONE
  1. Domenico Riina
  • GUEST ARTIST
  1. Lucas Santana sax
  2. Vito Giordano tromba e flicorno

 

Verso la città vecchia | di Silvia Ruggiero

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Silvia Ruggiero

Faceva molto caldo,

l’aria era pesante,

quasi non si respirava.

Si incontrarono sul lato del ponte che abbraccia la città nuova.

Si salutarono felici di vedersi.

Si avviarono come d’accordo

verso la città vecchia.

Lui teneva la giacca leggera di lei.

 

Sul ponte di ferro c’è sempre vento.

Anche quel pomeriggio c’era.

Lei si teneva il vestito con le mani,

svolazzava troppo.

 

Arrivarono nella città vecchia,

antica, dolente, ferita,

scrigno di meraviglie e teatro di tragedie.

Si misero a giocare per i vicoli, gli atri, le scale.

Aprirono i portoni socchiusi,

si infilarono dove altri avrebbero desistito.

Fotografarono angoli irraggiungibili ai più.

 

Lui ancora una volta aveva dimenticato gli occhiali da vista.

Lei lo guidava lì dove lui pensava che non ci fosse altro.

Lei gli mostrava un’altra possibilità.

Per quasi un’ora

lei fu i suoi occhi

e lui il suo sorriso.

Silvia Ruggiero

Entroterra siciliano: tradizioni, usanze e maestranze in un libro di Tregor Russo

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Tregor Russo

Si è concluso il primo “Grand Tour dell’entroterra della Sicilia Antica”, dopo due anni on the road voluti dall’artista internazionale e scrittore Tregor Russo con l’intento di far conoscere e riscoprire l’entroterra della meravigliosa Sicilia che non ti aspetti, allo scopo di farne apprezzare le antiche tradizioni, folclore, usanze, maestranze, oltre i beni culturali, artistici e monumentali. Cinquanta i borghi visitati, con tanto di indagini storiche e sopralluoghi professionali.

Il lavoro sarà inserito nella nuova opera letteraria, estremamente impegnativa, che sarà pubblicata entro l’anno. Sarà il quarto libro in carriera ed il primo completo nella storia siciliana di Tregor Russo, che nella vita è anche attore, docente di musica e fotoreporter.

Tregor Russo

Un lavoro importante, prezioso, minuzioso, completo per tramandare ai posteri una raccolta di informazioni, immagini e documentazioni storiche per salvaguardare l’identità siciliana per le generazioni prossime, di cui è l’artefice.

L’arte di saper osservare l’arte della Sicilia antica, preservando l’immenso patrimonio culturale ed artistico della Sicilia unico al mondo.

Tregor Russo

Torna “Nostra Matri Di Lu Vazu” | di Betty Scaglione Cimò

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L’amore dei Bisacquinesi per la Madonna del Balzo è grandissimo, sono legati per fede al simulacro e per rispetto al monte Triona. Per le ben note vicende, la drammatizzazione negli ultimi anni non si è potuta rappresentare. L’opera ricorda il ritrovamento della sacra reliquia nel 1664 per opera di due giovani e i tanti miracoli accaduti negli anni a venire. Di grande importanza indicativa sono i vari spostamenti del quadro raffigurante la Vergine col Bambino che, con essi, voleva indicare ai bisacquinesi il luogo per una definitiva dimora. 

 

Torna “Nostra Matri Di Lu Vazu” | di Betty Scaglione

La Madonna scelse come luogo, per la sua santa casa, un dirupo, e lì, i devoti edificarono un santuario affrontando tantissime difficoltà. Il prossimo 12 agosto, in contrada Parrina, vicino l’area attrezzata Cervi, nei luoghi dove alcuni secoli fa avvennero i fatti narrati, tornerà in scena il lavoro dialettale di Vincenzo Parrino.

Nell’impegno teatrale, Ludovico Caldarera, che ne è il regista, vede con occhio attento il testo e lo segue ampliando il cono visivo dei fatti avvicinandolo ai nostri tempi. La rivelazione del Triona per il regista è quella dogma che si rinnova sempre attraverso il rapporto Dio, uomo e demonio.

Torna “Nostra Matri Di Lu Vazu” | di Betty Scaglione

La bellezza non sempre nasconde bontà e virtù, spesso l’eleganza e  i finti modi gentili traggono in inganno ed inducono in tentazioni. 

Il regista, in questa edizione, trasporta un personale travaglio interiore nelle scene più salienti e induce lo spettatore ad analizzare e confrontare i fatti di allora con gli eventi di oggi. Tutto torna! 

I secoli non cancellano le miserie del genere umano. 

L’opera rinnova la grande fede dei bisacquinesi verso la loro Madonna, Madre caritatevole ed amorosa, che irradia virtù proteggendo le genti della valle del Sosio e dei territori limitrofi.

Il santuario è visto come un faro che illumina l’animo di chi si rivolge con fede a quella Madre consolatrice che accoglie tutti con il  suo amato figlio tra le braccia.

Venerdì la nuova ed attesa rappresentazione di NOSTRA MATRI DI LU VAZU, con l’adattamento di Margherita Bacile e Ludovuco Caldarera. Un cast giovane ed eccezionale, animato dall’amore per la loro Madonna e dalla passione per il teatro, rappresenterà  qualcosa di inedito, dando risalto ad un ‘opera che, ogni qual volta và in scena, rinnova il voto dei bisacquinesi verso la loro amata patrona.

Betty Scaglione Cimò

Da un punto di non ritorno a un nuovo inizio | di Anna Avitabile

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Disegno di Sara Borrelli

Riporto qui di seguito un racconto scritto da un paziente che ho conosciuto in occasione di un percorso psicologico domiciliare. 

Aldo ha circa 36 anni e appartiene ad una famiglia di origini modeste. Non avendo proseguito gli studi, si è precocemente avviato al lavoro, adattandosi a situazioni precarie e insoddisfacenti.

Poi, in un buio giorno della sua vita, ha perso il controllo di sé e si è risvegliato in un letto d’ospedale. Un gesto impulsivo ha cambiato per sempre la sua vita. 

Aldo è una persona estremamente sensibile, che, dopo l’evento traumatico, ha iniziato a dare un valore diverso alla vita. Nonostante ciò, continua ad albergare in lui un velo di tristezza profonda. 

Oggi, passa il tempo dedicandosi alla fotografia, componendo puzzle, partecipando alle attività della parrocchia, scrivendo poesie e racconti.

La sua capacità di mettere su carta situazioni e stati d’animo mi ha più volte stupito e commosso. Come è avvenuto, ad esempio, con questa breve storia, che lui stesso ha intitolato: “Un racconto d’amore”. 

 

“C’era una volta un passero dal becco tutto giallo, che se ne stava su un ramo, in attesa del sorgere del sole.

Il suo più grande desiderio era quello di nascere aquila, ma il destino ha voluto che diventasse ben altro.

D’altronde vedeva passare tanti stormi di aquile sopra la sua testa, ma non ne aveva mai incontrata nessuna.

Il passero scese dall’albero, per andare tra i boschi a prendere qualcosa da mangiare.

Rientrando non fece caso a ciò che era successo, ma se ne rese conto non appena vide un cespuglio che si muoveva in modo strano.

Il passero andò a vedere di cosa si trattava.

Si avvicina con prudenza, ma di botto fece un passo all’indietro, resosi conto che lì c’era un’aquila.

L’aquila cercava di spiccare il volo, ma la sua ala destra gli pendeva su di un fianco.

“Non ti agitare!” gli cinguettò il passero, ma l’aquila non gli diede retta.

“Se continui a muoverti, ti farai ancora più male”.

L’aquila, infastidita dal suo cinguettio, lo beccò.

Il passero ritornò sull’albero, lasciando l’aquila al suo destino.

Pochi minuti dopo, il passero vide che l’aquila non si muoveva, così riscese dal ramo.

Aveva gli occhi chiusi, ma soffiandogli, si rese conto che era soltanto svenuta.

Il passero non poteva crederci che un’aquila, tra l’altro femmina, gli poteva essere così vicina.

L’aquila emise un suono, forse voleva chiamare qualcuno per soccorrerla, ma nulla.

Il passero non capì nell’immediato, ma a fatica cercava di comprendere il suo linguaggio.

I giorni passavano e l’aquila non poteva chiedere grandi sacrifici al passero, perché non era un animale molto forte e non poteva raccogliere tanto cibo o cacciare della selvaggina.

Comunque, i due uccelli diventavano sempre più amici.

Il passero non si staccava mai da lei, forse per paura di perdere quello che aveva trovato.

Era rimasto lì tutta la notte a ricoprire l’aquila di rami e foglie secche, così da evitare il freddo.

Il destino, a volte, ci aiuta a colmare quei vuoti del cuore, così da stare meglio con se stessi e con gli altri.

Però, il passero era a conoscenza del fatto che l’aquila prima o poi sarebbe volata via.

Così che lui cercava di non confondere il bene con ben altri pensieri, cercando di viversi al meglio quel momento.

Una mattina, uscendo dalla tana, il passero si accorse che l’aquila non c’era più.

Alzò il becco e la vide scomparire lungo l’orizzonte.

Il passero, chinato il capo, sospirò ed una lacrima gli scese dal viso.

Sapeva che non poteva raggiungerla, perché l’aquila era di un paese sconosciuto….da cui nessuno è mai più ritornato.”

Loriana Lana e Claudio Maioli hanno scritto per Mele Verdi “Pat la ragazza del baseball” che su YouTube ha superato 1 milione di visualizzazioni

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Loriana Lana e Nando Di Stefano

“Pat la ragazza del baseball” è una sigla delle Mele Verdi scritta da Loriana Lana con Claudio Maioli all’RCA.

È considerata un evergreen e il brano originale, più le varie cover, ha superato su YouTube il milione di visualizzazioni. Quando il M° Nando Di Stefano ha contattato Loriana Lana per partecipare alla registrazione del brano insieme al gruppo Le Coccinele Blu, la nota artista romana ha accettato senza esitazione e con grande gioia.

Monica e Cleo con Nando Di Stefano

Di Stefano ha realizzato la sigla con l’orchestrazione virtuale. Ha scritto le parti di ogni singolo strumento, (centoundici elementi d’orchestra), ispirandosi all’Orchestra Filarmonica di New York. Un grande e meticoloso lavoro.

Le Coccinelle Blu sono molto amate e seguite dal pubblico, anche perché interpretano le più famose sigle dei cartoni giapponesi, arrangiate sempre da Di Stefano. Il pubblico ai loro concerti è sempre in delirio.

A settembre uscirà il vinile in edizione limitata e i fan stanno già prenotando le copie cliccando sulla pagina: https://www.musitalia.com/product-page/pre-ordine-pat-la-ragazza-del-baseball

Loriana Lana, che ha scritto canzoni con tre premi Oscar, Wertmüller, Morricone e Bacalov e che ha vinto il Premio Massimo Troisi alla carriera, ci ha confessato che: «Ritornare al mondo delle sigle è per me una meravigliosa avventura, forse perché sotto sotto sono rimasta un po’ bambina e il mio entusiasmo “tra le stelle sprinta e va”…».

Cleo, Loriana, Monica e Nando, realizzazione ritratto di Monica Brown

Pagina Facebook di Loriana:

https://www.facebook.com/Loriana-Lana-101956101873334

Luisa Sisti, scrittrice | INTERVISTA

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Luisa Sisti

«Quando scrivo seguo le idee, le schematizzo, poi le ribalto, ne verifico la coerenza, ci lavoro a lungo con la ragione e con tutto l’animo, ma non “di pancia”; spesso mi commuovo, ho pianto nello scrivere più di una scena. Non racconto me stessa: sono di volta in volta un personaggio, più personaggi, entro ed esco dall’animo di ciascuno, adatto il mio pensiero e il mio linguaggio al personaggio che sto interpretando. Annullo Luisa per essere tante altre persone. Questa, sì, è un’esperienza meravigliosa.» Luisa Sisti

Luisa Sisti

Ciao Luisa, benvenuto e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice?

Grazie a te per l’interesse! La definizione “scrittrice” credo sia esagerata. Scrivo per passione, non ho mai seguito corsi di scrittura e – del resto – gli unici corsi alla mia epoca erano quelli universitari. Nel lavoro ho portato la mia capacità, fondando nel 1999 una rivista istituzionale che, oggi, è un network gestito da esperti di comunicazione. In età matura ho avuto il coraggio di espormi con un romanzo (“La vita silente”, 2016) e dedicarmi alla lunga stesura de “I giorni e l’amore” (2019) in cui ho intrecciato le vicende dei personaggi (di pura fantasia) con la storia, con la poesia occitanica, con la musica, sperimentando la coralità delle voci in una saga familiare. La musicalità del testo il linguaggio per me è essenziale, esattamente come lo è il ritmo – dalla metrica alla pura assonanza – nelle poesie.

Chi è invece Luisa al di là della sua passione per la scrittura, per la letteratura, per la poesia e la lettura? Cosa puoi raccontarci di te e della tua quotidianità?

Me lo chiedo ogni giorno… Luisa è una sessantenne dal cuore giovane, che ha iniziato a lavorare presto per mantenere la famiglia, cercando di seguire le passioni vitali dell’intelletto, trasmesse con successo ai figli. Luisa non è facile da gestire, sia per la tendenza all’autocritica che per il temperamento solitario, esibiti in nome della Libertà. Forse bisognerebbe chiederlo a chi ha avuto la sfortuna di sopportarmi.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni della scrittrice?

Come accennato, non mi sento una scrittrice, perché è una lunga strada e non so quanto potrò percorrerla alla mia età. Posso dire che la lettura scatenata è sempre stata, perdonate l’ossimoro, un ‘vizio virtuoso’ (terminati i compiti di scuola, divoravo libri) così come la musica, soprattutto classica; dopo la laurea in lettere (un “110” che ha riscattato le umiliazioni subite come ‘non frequentante’), ho proseguito con articoli di critica letteraria, varcando un mondo straordinario nel quale ho potuto incontrare grandi scrittori e poeti del Novecento. Ricordo le corse con il treno per partecipare a una presentazione, i permessi in ufficio, i sabati in biblioteca, le notti trascorse a studiare e scrivere. Tanto caffè. Tanta passione. Senza mai dimenticare la famiglia, che resta il fulcro della mia vita.

Come nasce la tua passione per la scrittura, per la poesia e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura e la scrittura?

Credo sia nata con me, è naturale come respirare. I Maestri? Sono stati gli scrittori che ho letto; i musicisti, capaci di creare nuove note nel mio pensiero; la libreria dei miei genitori, grazie alla quale ho conosciuto Kafka, Hemingway, Garcia Lorca in giovane età; infine, il vecchio giradischi su cui ondeggiavano i “33 giri” con Beethoven, Chopin, Vivaldi. Poi i Maestri che ho scelto: l’amore per Cesare Pavese, Thomas Mann, Marcel Proust. Non solo classici: da quando ho conseguito il titolo di giornalista mi appassiono ai nuovi autori da recensire in un ‘circolo di lettura’ in Biblioteca. Insomma, c’è sempre da imparare. La mia regola è: “non parlare mai di ciò che non conosci”.

Ci parli del tuo libro, “I giorni e l’amore”? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quali le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Luisa Sisti_I giorni e l’amore

L’idea di questo corposo romanzo si è fatta strada mentre scrivevo le ultime pagine de “La vita silente” (che ha infatti un finale sospeso) in quanto mi ero affezionata ai protagonisti. Tuttavia “I giorni e l’amore” ha avuto una stesura complessa, perché non mi bastava più la storia clandestina tra Guido, maturo docente di filologia romanza, e Laura, giovane giornalista. Mi ero affezionata anche agli anni Sessanta, in cui inizia e si svolge la vicenda, che si chiude nel 1989; così, al tipico “… e poi che succede?” è subentrato un “dove, come, perché, quando” e soprattutto “chi” (la regola delle “5W” : Who, What, When, Where, Why?). Il cuore mi ha condotto a interpretare Guido, il protagonista assoluto per la sua complessità umana e culturale, l’unica ‘voce narrante’ in grado di abbracciare l’intera vicenda. Percepivo la sfida ma non la sua portata: per creare Guido ho studiato, ricostruito, sofferto, viaggiato sui luoghi dopo averli descritti. Guido è il rappresentante di un intero secolo, il Novecento; nasce nel 1911 in una famiglia agiata che negli anni Trenta subisce le leggi razziali; dopo la guerra ricostruisce la sua carriera e crea un perfetto establishment che verrà sconvolto per amore. La sua evoluzione emotiva, artistica, ideologica, avviene scena dopo scena (il romanzo è costruito come una fiction, con tanto di ‘colonna sonora’ virtuale in appendice) e si intreccia con le vicende dei ‘giovani’, Laura e Goffredo, i quali incarnano – rispettivamente – la sofferta emancipazione femminile e l’impegno politico della contestazione. Guido instaura inoltre un rapporto di forte affinità con Ingrid, paleografa belga dal passato tragico, dai risvolti imprevedibili. Uno alla volta si affacciano, come in un teatro, Elda, la cugina anziana che accompagnerà Guido alla scoperta delle proprie origini; tornano le figlie già incontrate ne “La vita silente”, Flaminia e Cristina, con le loro storie; c’è Pia, la moglie abbandonata e vendicativa; infine Andrea, storico rivale in amore di Guido, che avrà un ruolo inaspettato. Il feilleuton  si snoda tra colpi di scena, lettere, poesie e pagine di riflessione.

Per tre anni, ogni sera fino a tarda notte (dopo una lunga giornata di lavoro) e i giorni festivi, ho scritto (e riscritto tre volte) questo romanzo, vivendolo come un’ossessione bellissima, ricordando e ricostruendo fedelmente le vicende storiche attraverso testi di giornali radio, polverose procedure giudiziarie, scelta e traduzione di brani di poesia medievale, affinché la fiction risultasse anche un docu-film. Le principali fonti di ispirazione – oltre la mia fantasia – sono state La meglio gioventù di M.T. Giordana e America Oggi di R. Altman nel cinema, I Buddenbrook di T. Mann nella letteratura e, nella musica, il Tristan und Isolde di R.Wagner, vero Leitmotiv di entrambi i romanzi.

Forse per questa ‘leggera complessità’, I giorni ovvero il riferimento alla Storia e lamore che trascende il sentimento tra due persone, è stato definito da un critico letterario un “classico romanzo italiano” e spero che venga apprezzato per quel che è, ovvero intrattenimento e pensiero.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Un lettore attento alle sfumature, disposto a immedesimarsi con un personaggio. Un lettore curioso di approfondire il “c’era una volta” senza nostalgia, magari utilizzando la bibliografia (letteraria, storica, musicale) pubblicata sul mio sito web integralmente, per approfondire i temi di suo interesse. Sapevo dall’inizio che il pubblico di oggi ha poco tempo, preferisce romanzi brevi e trame attuali, ma cosa c’è di più attuale della Storia?

Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “I giorni e l’amore” o gli altri tuoi libri? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Spero di averlo già fatto rispondendo alle precedenti domande! Per distrarsi, per rivivere o vivere ex novo vicende di cui non si parla più, per “tifare” per uno o l’altro personaggio. Per riflettere sull’amore, su quel tipo di amore che ti fa maturare e ti cambia per sempre. Con molta calma, come un appuntamento serale con un amico o la nuova puntata di una serie televisiva: un capitolo alla volta.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare le tue opere letterarie? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Tante persone e tante strutture mi hanno accolto con affetto: a Bergamo, la Biblioteca “Angelo Mai” e il Centro Studi per la Resistenza, dove ho potuto ascoltare, incise su nastro, le interviste ai reduci dei campi di sterminio; a Milano, la Biblioteca “Ambrosiana” per ricerche filologiche e l’Archivio AAMOD per ricostruire le vere vicende sindacali di un’acciaieria nel periodo dell’Autunno caldo (1969); a Roma le Teche RAI e gli amici. Su tutti, un uomo straordinario, cui avevo già dedicato il romanzo, pubblicato pochi giorni prima della sua  improvvisa, tragica scomparsa.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Cartesio è stato un genio eclettico, empirico e per questo aperto al “dialogo” e alla curiosità, quando la Scienza aveva la necessità di affrancarsi da un tardo oscurantismo religioso; Proust si situa nella nobile Décadence avviata da J.K. Huysmans con il romanzo “Á Rebours” (1884) che segna il solipsismo dell’intellettuale e che forse costituisce la base del mosaico straordinario de “La Recherche”. Per quanto abbia amato Proust come narratore sublime, sono più vicina alla “conversazione meditata” di Cartesio; al contrario, oggi gli autori emergenti danno l’impressione di “leggere sé stessi”: peccato non siano tutti Marcel Proust…

«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Sono così lontana da Bukowski che non trovo una risposta sensata. È importante il rispetto per il lettore, la storia narrata e il linguaggio coerente con i protagonisti e il contesto. No, non “butto giù”, non mi sento così geniale. Seguo le idee, le schematizzo, poi le ribalto, ne verifico la coerenza, ci lavoro a lungo con la ragione e con tutto l’animo, ma non “di pancia”; spesso mi commuovo, ho pianto nello scrivere più di una scena. Non racconto me stessa: sono di volta in volta un personaggio, più personaggi, entro ed esco dall’animo di ciascuno, adatto il mio pensiero e il mio linguaggio al personaggio che sto interpretando. Annullo Luisa per essere tante altre persone. Questa, sì, è un’esperienza meravigliosa.

«Direi che sono disgustato, o ancor meglio nauseato… C’è in giro un sacco di poesia accademica. Mi arrivano libri o riviste da studenti che hanno pochissima energia… non hanno fuoco o pazzia. La gente affabile non crea molto bene. Questo non si applica soltanto ai giovani. Il poeta, più di tutti, deve forgiarsi tra le fiamme degli stenti. Troppo latte materno non va bene. Se il tipo di poesia è buona, io non ne ho vista. La teoria degli stenti e delle privazioni può essere vecchia, ma è diventata vecchia perché era buona … Il mio contributo è stato quello di rendere la poesia più libera e più semplificata, l’ho resa più umana. L’ho resa più facile da seguire per gli altri. Ho insegnato loro che si può scrivere una poesia allo stesso modo in cui si può scrivere una lettera, che una poesia può perfino intrattenere, e che non ci deve essere per forza qualcosa di sacro in essa.» (Intervista di William Childress, Charles Bukowski, “Poetry Now, vol. 1, n.6, 1974, pp 1, 19, 21.). Tu da poeta cosa ne pensi in proposito? Ha ragione Bukowski a dire queste cose? Cosa è oggi la poesia per te, riprendendo il pensiero di Bukowski?

Bukowski giustifica i suoi eccessi con una visione (tardoromantica quindi incoerente con le sue scelte) di moderna scapigliatura di poeti “forgiati tra gli stenti”. In lui vedo rispecchiarsi la confusione e la presunzione dei giovani autori che usano la penna non come un fioretto (da ex schermitrice, il fioretto richiede forma ed eleganza per una stoccata vincente) ma come un lanciafiamme per urlare sé stessi e le proprie nevrosi. La poesia, per me, è sintesi accurata, è sottile sofferenza per rendere visibile ciò che è invisibile. È un dono offerto dal poeta e dunque – come dono – è sacro.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Che domanda insidiosa… “I Guermantes” di M.Proust, in cui c’è tutta la Parigi della Belle Époque: è il terzo romanzo de “La Recherche”, ma fa venire voglia di leggere i precedenti e i successivi. Avvertenze per l’uso: occorrono anni, con lunghe pause tra un romanzo e l’altro. Negli stessi anni Italo Svevo scrive “La coscienza di Zeno” in cui parla di sé, amalgamando ironia, dramma e psicoanalisi (Svevo, ovvero l’industriale triestino Ettore Schimtz, frequentò S. Freud) in una memorabile tranche de vie del mondo mitteleuropeo giunto ormai alla fine. Per ultimo ma non ultimo, Franco Faggiani e “Il  guardiano della collina dei ciliegi” (2019); Faggiani ha il dono della limpidezza e dell’efficacia, si avvale di uno stile lineare e si fa amare perché coinvolge, incuriosisce, commuove.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

Vi stupirò. Un film cult è “Mary Poppins” (1966) di W. Disney, da vedere in inglese. È geniale: temi quali la pillola anticoncezionale (il famoso “con un poco di zucchero la pillola va giù”), l’emancipazione femminile (“suffragette in marcia”) e la cannabis (sorseggiando un tè, lo zio Albert inizia a volteggiare ridendo verso il soffitto) hanno superato ogni censura. Una colonna sonora straordinaria, la fantasia al potere e un messaggio sovversivo ne fanno un capolavoro. Agli antipodi, un film che non mi stanco mai di vedere: “Morte a Venezia” (1971) di L. Visconti, in cui convergono musica (G. Mahler), letteratura (T. Mann) e una regia suprema, quasi un “estratto” di quella Décadence cui si era accennato. A conferma della mia schizofrenia, infine, propongo un capolavoro della commedia italiana: “L’Armata Brancaleone” (1966) di M. Monicelli e – in genere – tutti i suoi film, che, insieme alle opere di E. Scola, rappresentano la ragione del successo dei film italiani all’estero.

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato che puoi raccontarci?

Da due anni sono ferma, per ragioni del tutto personali. Sto collaborando – non senza difficoltà – alla nascita di un periodico di narratori emergenti; continuo a lavorare, contando i giorni che mancano alla meritata ‘quiescenza’ e quindi alla libertà di scrivere; ho rimesso mano a un romanzo ‘noir psicologico’ fermo da anni.

 Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Spero di aggiornare il sito www.luisasisti.com e la pagina Facebook; soprattutto, mi auguro di proporre presto qualcosa di nuovo.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?

Come prima cosa mi complimento con il redattore per le domande! Ai lettori posso soltanto dire di non seguire l’omologazione culturale, di entrare in qualche piccola libreria indipendente, di non avere paura – nelle proprie scelte – di risalire la corrente come i salmoni. I veri salmoni non si fanno pescare: sono quelli di allevamento a finire spalmati su pane e burro. E hanno tutti lo stesso sapore.

Luisa Sisti

Luisa Sisti

www.luisasisti.com

www.facebook.com/LuisaSisti

Il libro:

Luisa Sisti, “I giorni e l’amore”, Ed. Kimerik, Patti (ME), 2019, pp. 451

Libro fuori commercio per scelta dell’Autore e dell’Editore a contratto concluso:

per richiederlo con sconto 40% e dedica dell’autore scrivere a luisasisti2160@gmail.com specificando nell’oggetto: “I giorni e l’amore”.

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

 

Fabio Ceraulo presenta il libro “El Diablo”(Le Mezzelane Editrice)

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Fabio Ceraulo, El Diablo

Fabio Ceraulo, palermitano, ha sempre vissuto nella sua città, dove ha conseguito la maturità classica. Ha lavorato nel settore turistico per anni. Si è sempre dedicato alla scrittura pubblicando diversi libri tra cui, il più recente, nel dicembre del 2020 intitolato “El Diablo” (Le Mezzelane Editrice), presentato anche al Salone del libro di Torino.

Dopo aver letto El Diablo, c’è chi lo ha trovato un romanzo molto “cinematografico”. Di certo, ne verrebbe fuori un thriller accattivante.

Se dovessi scegliere gli attori del film sapresti già chi sono? E la colonna sonora?

La realizzazione di un film tratto dalle mie pagine sarebbe un eccezionale punto d’arrivo. Mentre scrivevo, in effetti, immaginavo che faccia potesse avere Silvia Romano o altri caratteri del romanzo. Tra le giovani leve, la mia attrice italiana preferita è Sara Serraiocco, abruzzese, già vincitrice di vari premi. Il suo volto semplice e pulito sarebbe perfetto per la protagonista. Per il “cattivo” andrebbe bene Enrico Lo Verso, Riccardo (l’amico di Silvia) potrebbe avere il volto di Filippo Scicchitano, un altro giovane attore molto bravo. Le musiche andrebbero dai cori polifonici del sedicesimo e diciassettesimo secolo, di compositori come Giovanni Palestrina o lo spagnolo Salazar, per le parti ambientate in quel periodo. Per le scene moderne, brani di Bjork, Cranberries e Garbage. Sarebbe bello, in fondo sognare non costa nulla.

Se il tuo libro fosse una canzone o una colonna sonora quale sarebbe?

Una canzone che potrebbe rappresentare il film è Wicked Game di Chris Isaak, un “gioco perverso” che nel brano si riferiva a una storia d’amore tormentata, nel romanzo è tutta la trama che è un tormento, sia per la protagonista che per gli altri personaggi coinvolti. Tra l’altro è uno dei miei brani preferiti.

Se il tuo libro fosse un aforisma, quale sarebbe?

Il passato, anche se remoto e lontanissimo, prima o poi torna di sicuro.

Se il tuo pubblico fosse fatto di adolescenti in quale figura si rivedrebbe?

Non è facile per me rispondere a questa domanda. La speranza è che un adolescente possa rivedersi in Silvia, la protagonista, o nel suo amico Riccardo. Più che per i personaggi in se, nei valori di coraggio, lealtà e passione che li accomuna.

E un adulto, invece?

Vale lo stesso concetto per la domanda precedente, forse nell’ispettore Savarese, per il profondo senso di legalità che lo contraddistingue, unito alla tenacia.

L’ispettore, l’anziano massone, la protagonista…Quale tra questi o altri, senti essere più tuo come personaggio?

Quando ho scritto il romanzo, per il quale ho impiegato circa un anno, mi sono divertito a creare i vari personaggi prendendo anche esempi dalla realtà e dalla quotidianità che mi circonda, un espediente che uso quasi sempre per semplificare i caratteri e rendere più “veri” i protagonisti. Ad esempio, per descrivere un antiquario che ha un particolare “tic” nervoso, mi sono rifatto a un tale che aveva lo stesso disturbo, conosciuto tanti anni fa. Ho sentito molto “mio” il personaggio di Silvia, credo che mi somigli molto, non che io sia un genio come lei in qualche materia particolare, ma di certo se mi appassiona un certo argomento, mi piace studiarlo attentamente e saperne parlare. E poi, sono un po’ pigro e sbadato come lei.

Fabio Ceraulo e la casa editrice, cosa ti lega alle Mezzelane?

Pur essendo una casa editrice delle Marche, si appassionarono alla storia di “El Diablo” a tal punto da proporre un contratto editoriale prima di altri. La cosa mi incuriosì e credo di aver fatto una buona scelta, il mio libro, grazie a loro, gira parecchio per le fiere italiane e soprattutto, mi hanno dato l’opportunità di presentarlo al Salone del Libro di Torino nell’ottobre dell’anno scorso. Un’esperienza gratificante, per chiunque scrive.

Fabio, dalle ultime battute del libro si intuisce che il finale è aperto, prevedi ci sia un seguito?

Non ci sarà un seguito come storia, ma ho un nuovo romanzo, ancora da rivedere e definire, in cui lei tornerà e avrà a che fare con una indagine del passato remoto che rischierà di travolgerla. Spero che sia anche questo accattivante e ricco di suspence, tuttavia ci vorrà tempo, perché la mia prossima pubblicazione sarà un romanzo storico ambientato nella Sicilia dell’Ottocento.

Contatti

Su Facebook: Fabio Ceraulo – Le cose che scrivo

Eventi

Dovrei presentare “El Diablo” a Settembre, a Palermo, nell’ambito di una manifestazione culturale, la cui data è ancora da definire.

 

“FATTIESTRATTI” RUBRICA: “PER LA PACE” DI CHIARA VERGANI, INTERVISTA ESCLUSIVA

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RUBRICA #FATTIESTRAFATTI: “PER LA PACE”, LA PROMOZIONE DELLA SPERANZA NEL LIBRO A CURA DI CHIARA VERGANI

E’ uscito in questi giorni il nuovo ebook “Per la pace” a cura di Chiara Vergani, per Casa editrice “Migrazioni” e acquistabile in tutti gli store online, gratuito per le scuole e per le Associazioni che accolgono i profughi ucraini.

L’ebook fa parte del Progetto “A scuola con noi” dedicato alle persone che fuggono dalla guerra in Ucraina e approdano in Italia alla ricerca di pace. In modo particolare questo testo è nato soprattutto pensando alle bambine e ai bambini che si stanno inserendo nella realtà italiana. Rappresenta una piccola riflessione sulla pace in segno di solidarietà e vicinanza. Parole semplici dunque per esprimere concetti umanitari profondi, valori a cui tutti dobbiamo riferirci per edificare un mondo di pace. Tale libro digitale ha lo scopo di diffondere la speranza, la comprensione e la fratellanza. All’interno sono presenti anche poesie scritte da alunni e giovani pordenonesi: Eleonora Vazzoler, Gabriele Pirera, Ilona Moretti e una lirica composta da un alunno ucraino, lliaTokarenko.

PROGETTO “A SCUOLA CON NOI”

Questo progetto è nato dalla volontà di Chiara Vergani di vicinanza nei confronti del popolo ucraino e in particolare dei profughi giunti in Italia fuggendo dalla guerra. Sono arrivati in tutte le regioni italiane nei modi più disparati, con convogli organizzati, con mezzi propri, con l’aiuto di parenti, con l’ausilio di volontari privati e di diverse associazioni di volontariato.

Come scrittrice e insegnante, la Vergani non ha potuto esimersi dal mettere in campo le competenze per il fine comune di favorire l’accoglienza del popolo ucraino e ha pensato di unire le forze provenienti da varie città e paesi della nostra nazione, per dare vita a un progetto che in realtà si configura come un percorso articolato volto a coinvolgere insegnanti, studenti, scrittrici e scrittori italiani. L’obiettivo è di facilitare l’apprendimento della lingua italiana sia per gli ospiti più piccoli, che più grandi. Si tratta di un lavoro molto ampio e strutturato che vuole proporsi di coadiuvare il lavoro degli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, ma anche di essere un riferimento per le donne adulte ucraine.

Capofila del progetto “A scuola con noi” sono il Comune di Pordenone e l’Associazione culturale

Panorama di Pordenone. Ho messo insieme poi l’impegno di diversi professionisti, anche rappresentanti di molte associazioni culturali, editoriali, radiofoniche e televisive, per comporre più testi digitali suddivisi in sezioni: una sezione dedicata all’apprendimento della lingua italiana, una sezione con gli ebook di fiabe per i più piccoli, una di musica e una sezione specifica per la formazione degli insegnanti. Si ringrazia la casa editrice “Migrazioni” per aver pubblicato l’ebook.

Biografia CHIARA VERGANI

Chiara Vergani, insegnante, pedagogista, formatrice sulle problematiche del bullismo, specializzata in criminologia e tutela del minore.  Tiene conferenze in tutta Italia, interviene in molti programmi televisivi e radiofonici, collabora con diverse testate giornalistiche. Ha pubblicato Lo scacco rosso: Storie di bullismo (2018); Mai più paura. Il bullismo spiegato a tutti (2019); Il mondo si è fermato. Non voglio scendere (2020); Le voci della verità (2021); Libere dall’inferno (2022); Bipolari in bilico (2022); A scuola con noi (2022).

PER LA MIA RUBRICA #FATTIESTRAFATTI L’INTERVISTA ALL’AUTRICE:

  • Benvenuta Chiara nella mia rubrica #fattiestrafatti per MOBMAGAZINE. Complimenti innanzitutto per l’impegno in campo educativo e letterario. Non posso non chiederti quanto tu sia #fattaestrafatta di iniziative culturali e di vita positiva.

Grazie per l’invito, è un onore essere intervistata da una giornalista importante come te. Bella questa prima domanda, è vero vivo in un mondo fatto di cultura a 360 gradi. Penso che immergersi in progetti culturali, possa rappresentare un ottimo modo per realizzare sé stessi mettendo in campo le proprie competenze anche per il bene sociale.

  • Mi racconti come è iniziata la tua avventura letteraria?

In realtà è iniziata molti anni fa, prima di diventare una scrittrice, sono stata e sono un’accanita lettrice. Adoravo e amo leggere testi filosofici, antropologici, introspettivi, i grandi classici, ma sono anche interessata alle novità e alle avanguardie letterarie. Mi interessano e mi affascinano la ricerca e la sperimentazione in ogni settore. Penso che senza approfondimenti analitici, non via la vera cultura.

  • Parliamo di “Per la pace”, l’ebook dedicato ai profughi ucraini e che fa parte di un progetto molto ampio. Raccontacelo.

Per la pace è un testo semplice e immediato, pensato per i ragazzini ucraini che arrivano nel nostro Paese fuggendo dalla guerra, ma è anche adatto a tutte le fasce d’età, in quanto tratta la tematica della pace come è declinata nella Costituzione italiana attraverso i suoi articoli rappresentativi della non violenza. In particolare l’art. 11 secondo il quale l’Italia ripudia la guerra. Poi vi sono delle poesie scritte da grandi e piccoli sulla pace, trovano inoltre sede domande e riflessioni delle bambine e dei bambini più piccoli.

  • Tu lo sai, la rubrica #fattiestrafatti vuole, con ironia, portare in evidenza la voglia di vita delle persone. Secondo te quanto sono desiderosi di ricominciare gli ucraini fuggiti dal loro Paese? Pensi che il loro obiettivo sia rientrare in Ucraina?

Penso che gli Ucraini desiderino prima di tutto poter rientrare presto in Ucraina. E’ un popolo che ama molto la propria terra. Infatti credo che sia fondamentale avere con loro un approccio sensibile verso il loro modo di essere, rispettoso delle tradizioni e della cultura. Gli Ucraini non hanno scelto liberamente di spostarsi dalla loro terra, sono stati costretti a farlo.

  • Hai incontrato molte difficoltà per realizzare questo progetto?

Difficoltà direi di no, molta attenzione, dedizione e impegno certamente. Come ideatrice del progetto mi relaziono con persone di diverse regioni italiane, quindi devo sempre essere sempre e devo mettere in atto la mia capacità organizzativa per tenere insieme le competenze individuali di ogni collaboratrice e collaboratore. A tal fine ho creato una rete molto attiva di relazioni positive, ho nominato in molte regioni una o un referente regionale che si interfacci con le istituzioni del proprio territorio per far conoscere il progetto in modo capillare.

  • Mi dici quante persone #fatteestrafatte di vita e iniziative hai incontrato nella tua vita?

Ci sono molte persone che si danno da fare, in genere si tratta di soggetti abituati a respirare letteratura e arte. Nello specifico mi soddisfa sul piano intellettuale chi riesce anche a mettere in pratica la creatività e a gestirla. Adoro il mondo giornalistico, le persone che stimo maggiormente appartengono a questo ambito. Faccio ad esempio alcuni nomi: Elena De Vincenzo giornalista della Rai con cui ho avuto il piacere di collaborare, Francesca Ghezzani, giornalista molto efficiente di Well TV e naturalmente tu, sempre tanto precisa e sensibile.

  • Chiara, ultima domanda, i tuoi progetti #fattiestrafatti in quale direzione andranno ora?

Andrò avanti con il progetto A scuola con noi poiché molti altri ebook saranno pubblicati, sempre dalla casa editrice Migrazioni. Usciranno testi digitali sia scritti da me che da altre colleghe e colleghi professionisti, riguardanti la musica, la formazione per gli insegnanti nell’approccio relazionale e pedagogico-didattico ai bambini ucraini, altri con fiabe per i più piccoli ma piacevoli anche per i grandi.

  • Ringrazio l’autrice Chiara Vergani e un in bocca al lupo!
  • Grazie Daniela per questa intervista, grazie per avermi dedicato il tuo tempo e grazie anche per leggere sempre i miei libri. E’ stato davvero un grande piacere essere intervistata da te.

 

QUI IL LINK DI ACQUISTO EBOOK:

https://www.amazon.it/scuola-Noi-%D0%A8%D0%BA%D0%BE%D0%BB%D0%B0-%D0%BD%D0%B0%D0%BC%D0%B8-Vol-ebook/dp/B0B4TCLQWR/ref=sr_1_8?qid=1659881055&refinements=p_27%3AVERGANI&s=books&sr=1

DANIELA MEROLA

 

“Con l’asinello in cammino ” | di Lucia Tremiti

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Oggi nella Rubrica “Viviamo così “ ospito la mia amica Lucia Tremiti.

Lucia nasce a Montepulciano dove vive ed insegna. Ha pubblicato diversi testi a carattere storico-agiografico, legati al beneficio delle acque termali del sud-est senese. Con Che vòi sapé’ te Pichirillino e Marcellino ‘un vòle il pane… vòle il vino ha collaborato con la Thesan&Turan alla collana Favole e Fiabe; mentre con il Gatto Mammone, Natale… ma anche no! si è collocata in continuità presentando una raccolta di favole e fiabe della tradizione orale popolare toscana. Giucca, Cavone e Baston Crocchia, Salci la fata di Vinco e le tre mele magiche sono fiabe legate a luoghi e personaggi particolarmente significativi per l’autrice, come Salci borgo fantasma. Marroca & Co. raccoglie alcuni degli animali fantastici più conosciuti con rispettivi poteri e particolarità. Un posto a parte spetta a Kids Ramones una rilettura in chiave di bambino di alcuni testi delle canzoni degli indimenticabili Ramones, gruppo punk-rock.

CON L’ASINELLO IN CAMMINO

Se Esopo e Collodi non assegnarono all’asino un posto d’onore i miti greci li esaltarono perché due di loro, ragliando, avevano messo in fuga i Giganti. L’intervento degli dei fu immediato ed il premio fu considerevole: furono trasformati in due stelle della Costellazione del Cancro: Asellus Australis e Asellus Borealis. Nei libri sacri l’asino è un emblema di umiltà e di pace. Gesù lo sceglie per la sua entrata trionfale a Gerusalemme e lo ritroviamo anche nel Corano: Maometto ne possedeva uno, Yafur.

Durante queste roventi giornate estive siamo soliti vedere piccoli gruppi di persone che accompagnati dai loro asini attraversano i nostri paesi attirando gli sguardi meravigliati di tutti noi. Sono giovani famiglie d’oltralpe, per lo più francesi, pellegrine sugli antichi cammini.  In un’epoca in cui si va tutti sempre di fretta senza distaccarci mai dalla comoda automobile colpisce molto il loro avanzare lento, ma sicuro. Giovani famiglie composte da un papà, una mamma e tre o quattro bambini di età diverse, alcuni dei quali anche portati a “saccacéci”, a cavalluccio. Tutti, piccoli e grandi, hanno il loro bagaglio da portare. Riferiscono che sono partiti mesi prima e, passo dopo passo, sfidando il caldo opprimente di questa estate, percorrono la Via Francigena, la Lauretana … la Cassia. Lungo il cammino fanno delle soste e chiedono accoglienza come gli antichi pellegrini. Sono diretti a Loreto, Assisi… Roma. Oggi va molto di moda fare cammini anche se talvolta, intraprendendoli, se ne è perso lo spirito, l’idea fondante che li animavano. Queste famiglie invece hanno chiaro il motivo per cui lo hanno intrapreso incarnandone tutti i valori fondanti. Esse con il loro andare pacato e lento, ma in perfetta unione tra i vari membri esprimono chiaramente un rassicurante senso di speranza per un futuro comune migliore e più genuino. Hanno inserito il loro pellegrinaggio nel cammino più lungo della vita assaporando la parte migliore di questa indimenticabile esperienza consapevoli che ne rimarrà un ricordo indelebile. Hanno posto piena fiducia in Colui che guida ogni nostro passo. Usciti dal periodo del Covid più restrittivo che ci ha visti rinchiusi nelle nostre case riempie il cuore vedere queste giovani coppie intraprendere il cammino a contatto diretto con la natura beneficando dei loro asinelli e del contributo che apportano all’uomo. Secondo gli ultimi studi scientifici questi animali infatti regalano benessere lavorando sull’affettività e sull’emotività in forza della loro natura pacifica e mite. Si definisce onoterapia ed è una cura rivolta soprattutto a bambini autistici, down, iperattivi, bulimici ed anoressici, ma anche ad adulti ed anziani colpiti da varie disabilità e dall’Alzheimer. In Italia sono sorti centri che praticano la onoterapia: Asinomania di Intradacqua in Abruzzo, La Città degli Asini a Polverara in Veneto, La Collina degli Asinelli a Roma e  Asintrekking  ad Asti. Rimangono però Francia, Svizzera e Stati Uniti le nazioni pioniere in questo campo già dal 1969.

Dobbiamo mutare quindi l’idea che abbiamo sull’asino. Potrà essere difficile perché la mentalità comune non ha verso questo animale una grande considerazione pronunciando paragoni di poco riguardo: “chi non capisce la sua scrittura è un asino addirittura” , “ un asino raglia anche in giacca e cravatta”… ma i tempi cambiano e le idee si rinnovano.  Siamo ancora in tempo!

 

 

PSICOGENEALOGIA E COSTELLAZIONI FAMILIARI, IN ANOTHER SELF la serie TV su Netflix| di Caterina Civallero

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Sevgi, una giovane donna turca, coinvolge le sue due care amiche Ada e Leyla a intraprendere un viaggio verso la cittadina di Ayvalik, sulla costa egea nord-occidentale della Turchia; Sevgi vuole provare una terapia alternativa, basata sulla gestione delle emozioni, a cui vuole affidarsi per guarire dalla neoplasia epatica di cui è affetta. Si tratta di Costellazioni familiari, un metodo di analisi e presa di coscienza della nostra storia familiare, finalizzato allo scioglimento dei blocchi emotivi derivanti da esperienze non concluse o al cui significato evolutivo non è stato concesso il giusto valore.

È così che tre donne coraggiose e disperate partono per riscoprire sé stesse e dare una nuova forma al proprio futuro, scoprendo vicende del loro passato che non possono nemmeno immaginare.

Il tema del viaggio, come giustificativo per incontrare il cambiamento, ricorre spesso nella cinematografia e anche nella vita di ognuno di noi: gli spostamenti sono sempre simbolici e attivano ritualizzazioni e ricordi catartici.

Lo strumento della scoperta di un segreto, o la pacificazione di una ferita da abbandono, il disonore, le ingiustizie, le esclusioni, le privazioni e temi come la morte, la malattia, la guerra, i fallimenti, sono alla base di questa piacevole serie TV offerta da Netflix. Il focus delle puntate è il riconoscimento di un passato a cui non è stato dato peso; la guarigione delle sofferenze avviene attraverso l’ancoraggio con le esperienze irrisolte che vengono finalmente portate in luce e gestite all’interno del sistema familiare per diventare funzionali. Da esperta in questo settore posso affermare che l’argomento è stato trattato magistralmente e che ogni personaggio, creato dalla sceneggiatrice Nuran Evren Şit insieme al direttore della fotografia Gokhan Tiryaki, e i rispettivi attori diretti dal regista Burcu Alptekin, hanno interpretato il proprio ruolo con grande trasporto e centratura.

Qui puoi vedere il trailer in italiano.

PERCHÉ QUESTA SERIE TEVISIVA MI HA TOCCATA COSÌ PROFONDAMENTE?

Spesso mi viene posta questa domanda: cosa sono le Costellazioni Psicogenealogiche Junghiane, in cosa consistono?

Ci sono tanti modi di rispondere: normalmente, lasciandomi guidare dall’istinto, so se posso spingermi in spiegazioni dettagliate e molto precise o tenermi su una risposta più leggera, indicando che si tratta di un approccio adatto a chi vuole sperimentare il valore del campo energetico espresso dalle nostre origini.

Ai più scettici parlo in termini di genetica e genealogia, materie incontestabili da chiunque, e punto su una considerazione piuttosto interessante: storicamente siamo gli ignari messaggeri di dialoghi familiari che spesso rimangono incompiuti, e siamo tenuti, anche senza saperlo, a condurre queste missive nel futuro attraverso la nostra vita. Affinché non vada perso quanto di più sacro e prezioso abbiamo ereditato dai nostri avi, ovvero la storia della nostra stirpe, lavoro sulla presa di coscienza che conduce a valorizzare l’eredità biologica e psichica di cui siamo testimoni e fra le cui pieghe, sovente, resta intrappolato qualche dettaglio che se portato in luce libera energia e facilita la conduzione della nostra esistenza.

La Psicogenealogia Junghiana e le Costellazioni Psicogenealogiche sono una materia straordinaria: attraverso l’esplorazione del nostro albero genealogico, durante le sessioni emergono dati significativi che hanno il potere intrinseco di orientarci e fortificarci. Solitamente chi si rivolge a un costellatore ha la necessità di comprendere qualcosa che altre tecniche non sono riuscite a portare alla luce; nella maggioranza dei casi il richiedente è un adulto che si è imbattuto in un ostacolo piuttosto ingombrante: questo normalmente accade verso la metà del cammino della nostra vita e la maturità aiuta a comprendere che il caso o la fatalità non possono essere le uniche bussole che determinato la direzione del nostro vissuto verso il futuro.

Durante le otto puntate, Ada, Sevgi e Layla, amiche dai tempi della scuola, partecipano alle sessioni organizzate e condotte da Zaman, il terapeuta costellatore interpretato da Firat Tanis, e ci mostrano nella pratica in cosa consiste una dinamica costellativa familiare; le puntate e gli argomenti trattati sono adatti anche a chi è estraneo a questi temi. Le immagini sono delicate ed esplicite e indicano una grande preparazione da parte di tutto il cast, che è così composto:

Tuba Büyüküstün è Ada

Seda Bakan è Leyla

Boncuk Yilmaz è Sevgi

Murat Boz è Toprak

Fırat Tanış è Zaman

Rıza Kocaoğlu è Fiko

Serkan Altunorak è Selim

Füsun Demirel è Muko

Umut Kurt è Erdem.

 MENTRE SCRIVEVO QUESTI NOMI HO AVUTO LA NECESSITÀ DI SCOPRIRE I LORO SIGNIFICATI

Quando scrivo un articolo compio sempre una serie accurata di ricerche al fine di evitare anacronismi o imprecisioni, ma soprattutto sono spinta da una curiosità innata che spesso mi rivela particolari che tornano utili per la mia vita o la mia professione. Poiché tutte le parole hanno una loro etimologia e producono una reazione, per via del loro suono o del significato, ho speso del tempo e ho portato a termine una ricerca in cui ho scoperto che ogni personaggio ha un nome particolarmente simbolico: Ada significa isola, Sevgi amore, Leyla notte, Toprak terra, intesa come suolo. Zaman: questo nome ha numerosi significati a seconda se inteso come avverbio, aggettivo, sostantivo; fra i suoi significati troviamo tempo, volta, momento, dunque, quando. Fikret significa pensiero, Selim vuol dire uomo pacifico, Erdem virtù.

Ho scoperto che la varietà dei nomi turchi è davvero vasta. L’ispirazione può essere floreale: Gül (rosa), Ҫiçek (fiore), Defne (alloro), Gonca (germoglio), Nilüfer, che significa Ninfa.

Gül è anche un nome che permette di formare tanti altri nomi composti da donna, come Gülnur, Gülsen, Gülay, Gülbahar (rosa di primavera) ma anche da uomo come Gülali, che sta per la rosa d’Ali.  L’ispirazione dei nomi turchi può essere anche climatica, naturalistica e astrale, con dei nomi molto usati come Güneş (sole), Melek (angelo), Yildiz (stella), Bulut (nuvola), Bahar (primavera), Yağmur (pioggia), Nur (la luce), Damla (goccia), Meltem (brezza), Gizem (mistero), Pinar (sorgente) o Su (acqua); trovo tutto questo meraviglioso e sono convinta che molte persone abbiano in famiglia una persona cara che porta il nome di un fiore o un aggettivo importante.

La nostra famiglia è lo scrigno in cui sono custodite tutte le informazioni che ci riguardano e, anche quando è stata fonte di problemi, dobbiamo renderci conto del valore che ha per noi. Che ci sia gradito o sgradito, siamo legati a coloro che ci hanno dato la vita, inderogabilmente; questa è una frase che ricorre spesso fra le puntate e anche per questa ragione ho la sensazione che questa serie TV abbia i giusti requisiti per meritare un articolo divulgativo. Certo, Netflix non ha bisogno della mia pubblicità per diffondere i suoi prodotti, ma sono dell’idea che attraverso questa mia lettura dell’argomento trattato in Another Self molte persone potranno beneficiare dell’importanza che ha lo studio del nostro genogramma (è una visualizzazione grafica delle relazioni familiari di un soggetto e della sua storia).

Siamo tutti legati da un filo invisibile che attraversa secoli e territori; la vita si sposta da un continente all’altro e comunica messaggi secondo la morale e la cultura dell’epoca in corso. La guerra italo-turca (nota come guerra di Libia, impresa di Libia o campagna di Libia) fu combattuta dal Regno d’Italia contro l’Impero Ottomano tra il 29 settembre 1911 e il 18 ottobre 1912, per conquistare le regioni nordafricane della Tripolitania e della Cirenaica. Ne parlo anche nel mio libro Figli della terra, nel capitolo intitolato Oliver.

A quell’epoca ragazzi nati intorno al 1890 combattevano, spesso senza conoscerne il motivo, contro popolazioni cheerano ritenute un ostacolo alle mire espansionistiche e commerciali italiane.  Anche il poeta Giovanni Pascoli appoggiò l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Impero ottomano; il conflitto libico registrò il primo utilizzo nella storia di automobili in una guerra: le truppe italiane furono dotate di autovetture Fiat Tipo 2 e motociclette SIAMT[1]. Nella nostra famiglia c’è sicuramente un avo che è stato coinvolto direttamente o indirettamente con le persone che oggi vediamo interpretare questa serie TV. Occorre immedesimarsi in ciò che ci circonda per apprezzare il valore del nostro essere e per comprendere quale sia l’essenza vitale racchiusa nel nostro cuore.

Conoscere le nostre origini e portare pace ai gesti che sono stati compiuti dai nostri avi per assicurarsi la sopravvivenza è doveroso! Le loro gesta devono essere riconosciute e celebrate con amore; solo quando riusciamo a comprendere e accogliere le loro scelte, anche le più strazianti o discutibili, l’energia che scorre in noi fluisce senza impedimenti.

Quando un “blocco” ci impedisce di vivere con serenità dobbiamo cercare la genesi del problema.

Di solito è rappresentata dagli ostacoli creati, nel tempo, dalle nostre stesse credenze e dal giudizio che abbiamo emesso rispetto a quegli eventi di cui non eravamo testimoni. È facile ergersi e condannare il passato dei nostri genitori, e il loro agito, senza conoscere le vere ragioni che li hanno spinti a compiere le loro scelte. Uno dei problemi più ingombranti, nelle relazioni familiari, risiede proprio nella mancanza di arbitrarietà da parte nostra.

Prima di prendere una posizione inossidabile, per evitare che essa determini una cascata di incomprensioni e difficoltà, e per scioglierle quando ormai si sono create, occorre fermarsi e percepire cosa è vero e cosa non lo è.

In questo, il campo energetico che si crea durante una sessione di Costellazioni ci può aiutare a com-prendere senza riserve: liberando emozioni come odio, rancore, risentimento, dolore, tristezza “torniamo nel sistema” e possiamo godere degli equilibri che si creano spontaneamente fra le persone dello stesso gruppo, anche quando sono defunte; solo così possiamo “vivere davvero” la nostra esistenza e occuparci del nostro presente e del futuro con serenità.

Another Self vi farà riflettere.

Leggi anche l’articolo: LA SINDROME DEL GEMELLO

Caterina Civallero: Consulente alimentare, Facilitatore in Psicogenealogia Junghiana e Costellazione Psicogenealogiche

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[1] Fonte Wikipedia

Andrea Ansevini e Barbara Vagnini | “La musica nelle parole”

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Vagnini-Ansevini

L’evento si chiama “La musica nelle parole”.

A idearlo e a realizzarlo sono gli scrittori e musicisti marchigiani Andrea Ansevini e Barbara Vagnini.

Del “vulcanico” Andrea sappiamo tutto.

Sposato con Adele (la sua musa ispiratrice), ha pubblicato sette libri (“Poesia nel diario”, “La porta misteriosa”, “Oltre la porta”, “Delitto in casa ‘Le Mezzelane’ “, “Vietato dormire (20 racconti per restare svegli)”, “Pinocchio anno zero” e “Dietro la porta”).

L’ottavo, ci dice, è in arrivo a fine settembre.

Andrea non è solo questo. È anche ideatore e conduttore assieme alla sua amica Sara Marino, che tutti ricordiamo, per le numerose dirette che hanno condotto del noto “Salotto culturale di Andrea e Sara”, oltre a essere stati a loro volta ospitati ovunque, oltre ad aver avuto un enorme successo al Salone Internazionale del libro di Torino. A settembre/ottobre inizierà la quarta edizione.

Alla domanda “Quando uscirà il tuo primo libro scritto con Sara?” ci ha risposto “Al momento siamo in standby, ma tra poco, come sarà possibile ci metteremo di nuovo mano perché ne abbiamo due lasciati in sospeso e altri due da scrivere, di cui uno proposto da Sara e uno su richiesta. Attendete e presto lo saprete…”

Vi ricordiamo che invece con Francesca Compagno ha condotto “Il diario di bordo di Francesca e Andrea”. Sempre a settembre/ottobre, ci aveva detto tempo fa, partirà la terza edizione e prossimamente uscirà anche un loro libro.

Nell’attesa, ha iniziato a collaborare con la scrittrice e cantautrice Barbara Vagnini, pesarese.

Vediamo di conoscerla meglio.

Barbara, cantautrice talentuosa, doppiatrice, nonché scrittrice e regista dei suoi video clip musicali (che potete vedere sul suo canale YouTube), sempre solare e allegra, con molta voglia di fare, tra le sue hits ricordiamo: “Indietro non si torna”, “Il cuore non mente”, “Te quiero”.

Barbara Vagnini

Ha frequentato il liceo artistico e ama l’arte in generale in tutte le sue forme.

Canta da quando era piccola e il suo mito è Elvis Presley. Fin da giovane, da quando ha iniziato a suonare la chitarra, da lì ha capito che la musica sarebbe stata la sua più grande passione.

E aveva ragione.

Nel corso degli anni ha preso parte a numerosi concorsi e gare canore riportando ottimi piazzamenti, finalista alle selezioni di Sanremo e ad altri numerosi talent di successo.

Da poco è uscito il suo libro “Un’esperienza oltre il tempo – Il segreto del codice dell’anima” che descrive una situazione realmente accaduta.

Ansevini e la Vagnini, amici da oltre dodici anni, per un po’ si sono persi di vista e dopo un po’ di tempo si sono ritrovati.

Questo ritrovo è sfociato nel proporsi in coppia per presentare l’evento “La musica nelle parole”. Durante le serate verrà presentato il libro di Ansevini “Dietro la porta” (Le Mezzelane Casa Editrice) assieme a quello della Vagnini “Un’esperienza oltre il tempo – Il codice segreto dell’anima”.

Tra pubbliche e private, hanno già diverse serate in programma in giro per la regione e l’Italia.

Andrea Ansevini

I libri verranno presentati:

  • Il 10.09 ore 18:00 presentazione al circolo “Arti e Mestieri” a Torrette di Ancona.

Ospite la scrittrice Martina Pace e la poetessa Cristina Monteburini. Letture a cura dei doppiatori e attori Patrizia Giardini e Marcello Moscoloni.

Su richiesta, a soli 12 euro, possibilità di cenare al circolo e assistere al concerto del gruppo Acoustic Friends.

(prenotazione obbligatoria ai numeri 347.0176207 / 0719697687).

  • Il 23.09 ore 20:30 presentazione a “La Taverna dei Tigli” a Corinaldo (AN).

Cena solidale e concerto del gruppo Acoustic Friends a 28 euro.

Il ricavato sarà devoluto all’orfanotrofio “Casa Mamma Deborah a Kolwezi in Africa”

(prenotazione obbligatoria ai numeri 380.5889292 / 333.6678063 / 340.4898077).

In tutte le serate sarà presente anche Adele Muscato, moglie di Ansevini, fotografa e video reporter ufficiale delle loro serate.

Se li volete ospiti contattateli da Facebook ai loro profili: Andrea Ansevini, Barbara Vagnini.

Il libro:

 

ESTATE a CORTE 2022 | Il grande cinema nei Quartieri Spagnoli: proiezioni e incontri con i protagonisti del grande schermo

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ESTATE a CORTE 2022 | Il grande cinema nei Quartieri Spagnoli

Dopo l’appassionante parentesi del Festival del cinema spagnolo e latino-americano, sabato 30 luglio entra nel vivo l’appuntamento con il grande cinema italiano e internazionale di Estate a Corte, la rassegna è organizzata da FOQUS Fondazione Quartieri Spagnoli di Napoli, in collaborazione con QUORE e il sostegno della Regione Campania, in calendario dal 22 luglio all’11 settembre con inizio serata dalle ore 21.00. Ingresso 5,00 euro.

La manifestazione, curata dal direttore artistico Pietro Pizzimento, in collaborazione con Fabio Gargano e Gaetano Di Vaio, si svolge nella Corte dell’Arte di FOQUS (via Portacarrese a Montecalvario, 69 – Napoli), la Fondazione impegnata in un progetto di rigenerazione urbana per contrastare il fenomeno dell’emarginazione e favorire lo sviluppo socio-economico dei Quartieri Spagnoli e della città.

Oltre quaranta i titoli in cartellone, tra i film premiati nei principali festival internazionali e le produzioni della Campania sostenute dal Fondo regionale dell’Audiovisivo. In programma le opere dei migliori registi italiani, da Paolo Sorrentino a Mario Martone, da Roberto Andò a Giuseppe Tornatore, ai  Manetti Bros, ma anche stranieri, come Pedro Almodóvar e Ridley Scott.

Mettiamo insieme cinema d’essai, film di impegno sociale e pellicole per famiglie per creare nuove occasioni di socialità nel segno della ripartenza, con la partecipazione in presenza degli spettatori – spiega Pietro Pizzimento -. In particolare offriamo alla città l’occasione per vedere film passati come meteore nelle sale cinematografiche e che, invece, meritano molta più attenzione, e il meglio delle produzioni campane sostenute dal Fondo regionale dell’Audiovisivo”.

Il cartellone è arricchito da una serie di incontri con i protagonisti del grande schermo. Si inizia il 3 agosto, in occasione della proiezione del thriller ambientato nelle viscere di Napoli, Black Parthenope, con il regista Alessandro Giglio e gli attori Gianluca Di Gennaro e Giovanni Esposito. Il 26 agosto, invece, sarà la volta di Leonardo Di Costanzo, regista di Ariaferma, vincitore di due David di Donatello.

L’occasione per parlare delle radio libere e rimmergersi nella mobilitazione per le battaglie libertarie degli anni Settanta, è offerta dall’incontro con Gianfranco Pannone, regista del film documentario Onde Radicali, in cui le voci storiche di Radio Radicale si raccontano e fanno rivivere l’avventura giornalistica e politica cominciata nel 1976.

Il primo settembre, invece, protagonisti dell’incontro saranno Guido Acampa, che ha esordito con il lungometraggio Il fronte interno, liberamente ispirato al romanzo “Santa Mira, fatti e curiosità dal fronte interno” di Gabriele Frasca, e l’attore Nello Mascia.

Grande attesa per l’incontro di settembre, in data ancora da definire, con Pino Mauro, che, prima dell’incidente giudiziario che gli comportò un’ingiusta carcerazione e una brusca interruzione delle propria ascesa artistica, si divideva con Mario Merola il regno della sceneggiata napoletana. La sua vicenda è stata ricostruita nel documentario L’ultimo fuorilegge di Carlo Luglio e Fabio Gargano, prodotto da Bronx Film e dalla Movies Events dello stesso Pizzimento. All’incontro parteciperanno anche i due registi.

Sempre a settembre, altri due incontri importanti. Il primo con Alessandro Rak che, con il suo ultimo lungometraggio Yaya e Lennie, prodotto dalla Mad Entertainment di Luciano Stella, si conferma una voce di primo piano nel panorama dell’animazione italiana. Al dibattito interverrà anche Marino Guarnieri, presidente della sezione italiana dell’Associazione internazionale dei film d’animazione.

Il secondo, sarà l’occasione per dibattere dei diritti del mondo LGBT con la proiezione del film Il filo invisibile e con il suo regista Marco Simon Puccioni.

INFO:

www.foqusnapoli.it

ESTATE a CORTE 2022 | Il grande cinema nei Quartieri Spagnoli

ESTATE a CORTE 2022

Il grande cinema nei Quartieri Spagnoli

Proiezioni e incontri con i protagonisti del cinema italiano

dal 21 luglio all’ 11 settembre

Direzione Artistica: Pietro Pizzimento in collaborazione con Fabio Gargano e Gaetano Di Vaio

Corte dell’Arte di FOQUS – Fondazione Quartieri Spagnoli

via Portacarrese a Montecalvario, 69 – Napoli

Apertura ore 20:00

Inizio proiezioni ore 21:00

Ingresso: € 5,00

Acquista il biglietto on-line: GO2

Web: FOQUSNAPOLI

Facebook: QUOREDIFOQUS – FOQUSNAPOLI

LUGLIO

Sabato 30 luglio – FREAKS  OUT (Italia/Belgio, 2021, 141’) di Gabriele Mainetti con Claudio Santamaria, Aurora Giovinazzo (nomination David di Donatello 2022 e nomination Nastri d’Argento 2022), Pietro Castellitto (nomination David di Donatello 2022 e nomination Nastri d’Argento 2022), Giancarlo Martini, Giorgio Tirabassi, Max Mazzotta, Franz Rogowski (nomination David di Donatello 2022), Eric Godon.    6 David di Donatello 2022 (produzione, fotografia), 16 nomination David di Donatello 2022 (film, regia, sceneggiatura), 3 Nastri d’Argento 2022 (montaggio), 8 nomination Nastri d’Argento 2022 (film, fotografia), in concorso alla 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2021).

 Domenica 31 luglio – LICORICE PIZZA (USA/Canada, 2021, 133’) di Paul Thomas Anderson con Alana Haim (nomination Golden Globe 2022 e nomination BAFTA 2022), Cooper Hoffman (nomination Golden Globe 2022), Sean Penn, Tom Waits, Bradley Cooper, Benny Safdie, Christine Ebersole, Will Angarola, Griff Giacchino, James Kelley. 3 nomination Oscar 2022 (film, regia, sceneggiatura originale),                    4 nomination Golden Globe 2022 (film brillante, sceneggiatura), 1 Premio BAFTA 2022 (sceneggiatura originale), 5 nomination Premi BAFTA 2022 (film, regia, montaggio).

AGOSTO

Lunedì 1 agosto – UN EROE (Ghahreman / A Hero) (Francia/Iran, 2021, 127’) di Asghar Farhadi con Sarina Farhadi, Amir Jadidi, Mohsen Tanabandeh, Fereshteh Sadre Orafaiy, Sahar Goldust, Ehsan Goodarzi, Alireza Jahandideh, Maryam Shahdaei. Gran Premio della Giuria al 74° Festival di Cannes (2021), nomination Golden Globe 2022, 2 nomination Satellite Awards 2022 (film internazionale, sceneggiatura originale).

 Martedì 2 agosto – LEONORA ADDIO (Italia, 2022, 90’) di Paolo Taviani con Fabrizio Ferracane, Matteo Pittiruti, Dania Marino, Dora Becker, Claudio Bigagli, Massimo Popolizio, Nathalie Rapti Gomez, Sinne Mutsaers, Freddy Drabble. Premio FIPRESCI – stampa internazionale al Festival Internazionale di Berlino 2022, 1 Nastro d’Argento 2022, 3 nomination Nastri d’Argento 2022 (regia, fotografia).

MercOledì 3 agosto – BLACK PARTHENOPE (Italia/Spagna, 2021, 82’) di Alessandro Giglio con Jenna Thiam, Marta Gastini, Maziar Firouzi, Nicola Nocella, Gianluca Di Gennaro, Giovanni Esposito, Giorgio Pinto.

Interverranno durante la serata il regista Alessandro Giglio e gli attori Giovanni Esposito e Gianluca Di Gennaro

Giovedì 4 agosto – IL BAMBINO NASCOSTO (Italia/Francia, 2021, 110’) di Roberto Andò con Silvio Orlando (Nastro d’Argento 2022), Giuseppe Pirozzi, Lino Musella (nomination Nastri d’Argento 2022), Imma Villa, Salvatore Striano, Tonino Taiuti, Roberto Herlitzka, Gianfelice Imparato, Francesco Di Leva, Enzo Casertano. 1 Nastro d’Argento 2022, 2 Nomination Nastri d’Argento 2022.

Venerdì 5 agosto – L’ARMINUTA (Italia, 2021, 110’) di Giuseppe Bonito con Sofia Fiore, Carlotta De Leonardis, Vanessa Scalera (nomination David di Donatello 2022 e nomination Nastri d’Argento 2022), Fabrizio Ferracane (nomination Nastri d’Argento 2022), Elena Lietti, Andrea Fuorto. 1 David di Donatello 2022 (sceneggiatura non originale), 3 nomination David di Donatello 2022, 4 nomination Nastri d’Argento 2022 (sceneggiatura).

 Sabato 6 agosto – DIABOLIK  (Italia, 2021, 133’) di Marco Manetti e Antonio Manetti con Luca Marinelli, Miriam Leone (nomination David di Donatello 2022 e nomination Nastri d’Argento 2022), Valerio Mastandrea (nomination David di Donatello 2022), Claudia Gerini, Vanessa Scalera, Serena Rossi, Alessandro Roja, Stefano Pesce, Lorenzo Pedrotti, Luca Di Giovanni, Antonino Iuorio. 1 David di Donatello 2022, 11 nomination David di Donatello 2022 (sceneggiatura non originale), 1 Nastro d’Argento 2002, 8 nomination Nastri d’Argento 2022 (fotografia, montaggio).

 Domenica 7 agosto – DUNE (USA/Canada, 2021, 155’) di Denis Villeneuve con Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Stephen McKinley Henderson, Zendaya, Chen Chang, Sharon Duncan-Brewster. 6 Oscar 2022 (fotografia, montaggio), 10 nomination Oscar 2022 (film, sceneggiatura non originale), 1 Golden Globe 2022, 3 nomination Golden Globe 2022 (film drammatico, regia), 5 Premi BAFTA 2022 (fotografia), 11 nomination Premi BAFTA 2022 (film, sceneggiatura non originale, montaggio), nomination David di Donatello 2022.

Lunedì 8 agosto – DUNE (USA/Canada, 2021, 155’) di Denis Villeneuve con Timothée Chalamet, Rebecca Ferguson, Oscar Isaac, Josh Brolin, Stellan Skarsgård, Dave Bautista, Stephen McKinley Henderson, Zendaya, Chen Chang, Sharon Duncan-Brewster. 6 Oscar 2022 (fotografia, montaggio), 10 nomination Oscar 2022 (film, sceneggiatura non originale), 1 Golden Globe 2022, 3 nomination Golden Globe 2022 (film drammatico, regia), 5 Premi BAFTA 2022 (fotografia), 11 nomination Premi BAFTA 2022 (film, sceneggiatura non originale, montaggio), nomination David di Donatello 2022.

Martedì 9 agosto – DRIVE MY CAR (Doraibu mai kâ) (Giappone, 2021, 179’) di Ryûsuke Hamaguchi con Hidetoshi Nishijima, Tôko Miura, Reika Kirishima, Masaki Okada, Perry Dizon.  Premio per la miglior sceneggiatura al 74° Festival di Cannes (2021), 1 Oscar 2022 (film internazionale), 4 nomination Oscar 2022 (film, regia, sceneggiatura non originale), Golden Globe 2022, Premio BAFTA 2022,                3 nomination BAFTA 2022 (regia, sceneggiatura non originale), nomination David di Donatello 2022, nomination Premio César 2022.

Mercoledì 10 agosto – È ANDATO TUTTO BENE (Tout s’est bien passé)  (Francia/Belgio, 2021, 113’) di François Ozon con Sophie Marceau (nomination Lumiere Award 2022), André Dussollier (nomination Lumiere Award 2022), Géraldine Pailhas, Charlotte Rampling, Éric Caravaca, Hanna Schygulla, Grégory Gadebois, Jacques Nolot. In concorso al 74° Festival di Cannes (2021), 2 nomination Lumiere Awards 2022.

 Giovedì 11 agosto – FULL TIME – AL CENTO PER CENTO (À plein temps)  (Francia, 2021, 88’) di Eric Gravel  con Laure Calamy, Anne Suarez, Geneviève Mnich, Nolan Arizmendi, Sasha Lemaitre Cremaschi, Cyril Gueï, Lucie Gallo, Agathe Dronne. Premio sezione Orizzonti per la miglior regia e per la migliore attrice (Laure Calamy) alla 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2021).

 Venerdì 12 agosto – IL COLLEZIONISTA DI CARTE (The Card Counter) (USA/UK/Cina/Svezia, 2021, 112’) di Paul Schrader con Oscar Isaac, Tiffany Haddish, Tye Sheridan, Willem Dafoe, Ekaterina Baker, Marlon Hayes, Billy Slaughter, Joel Michaely, Amye Gousset. In concorso alla 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2021), Nomination National Board 2022.

Sabato 13 agosto – SPENCER (UK/Germania/USA/Cile, 2021, 117’) di Pablo Larraín con Kristen Stewart (nomination Oscar 2022, nomination Golden Globe 2022), Timothy Spall, Jack Nielen, Freddie Spry, Jack Farthing, Sean Harris, Stella Gonet, Richard Sammel, Sally Hawkins. 1 nomination Oscar 2022, 1 nomination Golden Globe 2022.

 Domenica 14 agosto – MADRES PARALELAS (Spagna/Francia, 2021, 123’) di Pedro Almodóvar con Rossy De Palma, Penélope Cruz (nomination Oscar 2022), Milena Smit, Aitana Sánchez-Gijón, Israel Elejalde, Julieta Serrano, Ainhoa Santamaría, Pedro Casablanc. Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile a Penélope Cruz alla 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2021),     2 nomination Oscar 2022, 2 nomination Golden Globe 2022, nomination Premio BAFTA 2022, nomination Premio César 2022.

Lunedì 15 agosto – MADRES PARALELAS (Spagna/Francia, 2021, 123’) di Pedro Almodóvar con Rossy De Palma, Penélope Cruz (nomination Oscar 2022), Milena Smit, Aitana Sánchez-Gijón, Israel Elejalde, Julieta Serrano, Ainhoa Santamaría, Pedro Casablanc. Coppa Volpi per la miglior interpretazione femminile a Penélope Cruz alla 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2021),     2 nomination Oscar 2022, 2 nomination Golden Globe 2022, nomination Premio BAFTA 2022, nomination Premio César 2022.

Martedì 16 agosto – FRANCE (Francia/Germania/Italia/Belgio, 2021, 133’) di Bruno Dumont con Léa Seydoux (nomination César 2022), Blanche Gardin, Benjamin Biolay, Emanuele Arioli, Juliane Köhler, Gaëtan Amiel, Jawad Zemmar, Marc Bettinelli. In concorso al 74° Festival di Cannes (2021), 1 nomination Premio César 2022.

 Mercoledì 17 agosto – ONE SECOND  (Yi miao zhong) (Cina/Hong Kong, 2021, 104’) di Zhang Yimou con Zhang Yi, Wei Fan, Liu Haocun (Asian Film Award 2021), Ailei Yu, Xiaochuan Li, Yu Ai Lei, Zhang Shaobo, Li Xiao-Chuan. In concorso al Festival Internazionale di Berlino 2019, in concorso al San Sebastián International Film Festival 2021, 2 Asian Film Award (regia) 2021.

Giovedì 18 agosto – PETITE MAMAN (Francia, 2021, 73’) di Céline Sciamma  con Joséphine Sanz, Gabrielle Sanz, Nina Meurisse, Stéphane Varupenne, Margot Abascal, Florès Cardo, Josée Schuller, Guylène Péan. Miglior film ad Alice nella Città nell’ambito della 16ma Festa del Cinema di Roma (2021), in concorso al Festival Internazionale di Berlino 2021,  nomination Premio BAFTA 2022.

Venerdì 19 agosto – ATLANTIS (Ucraina, 2019, 108′) di Valentyn Vasyanovych con Andriy Rymaruk, Vasyl Antoniak, Liudmyla Bileka, Lily Hyde, Philip Paul Peter Hudson, Igor Tytarchuk, Sergiy Komishon, Sergiy Livitsky, Vitaliy Sudarkov. Premio sezione Orizzonti per il miglior film  alla 76ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2019), nomination Satellite Awards 2021, 6 Ukrainian Awards 2021 (film, regia, fotografia, montaggio).

Sabato 20 agosto – THE FRENCH DISPATCH (USA/Germania, 2021, 108’) di Wes Anderson con Benicio Del Toro, Adrien Brody, Tilda Swinton, Léa Seydoux, Frances McDormand, Timothée Chalamet, Lyna Khoudri, Jeffrey Wright, Mathieu Amalric. In concorso al 74° Festival di Cannes (2021), 1 nomination Golden Globe 2022, 3 nomination Premi BAFTA 2022, 3 nomination Satellite Awards 2022 (film brillante).

 Domenica 21 agosto – LA FIERA DELLE ILLUSIONI – NIGHTMARE ALLEY (USA/Messico/Canada, 2021, 150’) di Guillermo Del Toro con Bradley Cooper, Cate Blanchett, Toni Collette, Willem Dafoe, Richard Jenkins, Rooney Mara, Ron Perlman, David Strathairn, Mary Steenburgen, Holt McCallany. 4 nomination Oscar 2022 (film, fotografia), 3 nomination Premi BAFTA 2022 (fotografia), 1 National Board Review 2021.

Lunedì 22 agosto – FLEE (Flugt) (Danimarca, Francia, Svezia, Norvegia, 2021, 89’) di Jonas Poher Rasmussen con Daniel Karimyar, Fardin Mijdzadeh, Milad Eskandari, Belal Faiz, Elaha Faiz, Zahra Mehrwarz, Sadia Faiz, Georg Jagunov. 3 nomination Oscar 2022 (film internazionale, animazione, documentario), 1 nomination Golden Globe 2022 (animazione), 2 nomination BAFTA 2022 (animazione, documentario), 2 European Film Award 2021 (animazione, documentario – Prix Arte), Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival 2021 per il miglior documentario. Animazione/Documentario

 Martedì 23 agosto – IL GIOCO DEL DESTINO E DELLA FANTASIA (Gûzen to sôzô / Wheel of Fortune and Fantasy) (Giappone, 2021, 121’) di Ryûsuke Hamaguchi con Kotone Furukawa, Kiyohiko Shibukawa, Fusako Urabe, Ayumu Nakajima, Hyunri, Mori Katsuki, Kai Shouma, Kawai Aoba. Gran Premio della Giuria al Festival Internazionale di Berlino 2021, in concorso al San Sebastián International Film Festival 2021.

 Mercoledì 24 agosto – SETTEMBRE (Italia, 2022, 110’) di Giulia Steigerwalt con Fabrizio Bentivoglio (nomination Nastri d’Argento 2022), Barbara Ronchi (nomination Nastri d’Argento 2022), Thony, Andrea Sartoretti, Tesa Litvan, Margherita Rebeggiani, Luca Nozzoli, Enrico Borello. 1 Nastro d’Argento 2022 (regista esordiente), 5 nomination Nastri d’Argento 2022 (film commedia).

Giovedì 25 agosto – QUI RIDO IO (Italia/Spagna, 2021, 133’) di Mario Martone con Toni Servillo (nomination David di Donatello 2022 e nomination Nastri d’Argento 2022), Maria Nazionale (nomination David di Donatello 2022), Cristiana Dell’Anna (nomination David di Donatello 2022), Antonia Truppo, Eduardo Scarpetta (II) (David di Donatello 2022), Roberto De Francesco, Lino Musella (nomination Nastri d’Argento 2022),  Marzia Onorato, Paolo Pierobon, Gianfelice Imparato, Iaia Forte, Chiara Baffi, Benedetto Casillo, Francesco Di Leva, Nello Mascia. 2 David di Donatello 2022, 14 nomination David di Donatello 2022 (film, regia, sceneggiatura, fotografia, montaggio), 2 Nastri d’Argento 2022 (regia, sceneggiatura), 10 nomination Nastri d’Argento 2022 (film, montaggio), in concorso alla 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2021).

Venerdì 26 agosto – ARIAFERMA   (Italia/Svizzera, 2021, 117’) di Leonardo Di Costanzo con Toni Servillo (nomination Nastri d’Argento 2022), Silvio Orlando (David di Donatello 2022 e Nastro d’Argento 2022), Fabrizio Ferracane (nomination David di Donatello 2022 e nomination Nastri d’Argento 2022), Salvatore Striano, Roberto De Francesco, Pietro Giuliano, Nicola Sechi, Francesca Ventriglia. 2 David di Donatello 2022 (sceneggiatura), 11 nomination David di Donatello 2022 (film, regia, fotografia, montaggio), 2 Nastri d’Argento 2022 (fotografia), 10 nomination Nastri d’Argento (film, regia, sceneggiatura, montaggio).

Interverrà durante la serata il regista Leonardo Di Costanzo

Sabato  27 agosto – ENNIO (Italia/Belgio/Cina/Giappone, Paesi Bassi, 2021, 156’) di Giuseppe Tornatore con Ennio Morricone, Quentin Tarantino, Clint Eastwood, Oliver Stone, Wong Kar-wai, Barry Levinson, Dario Argento, Bernardo Bertolucci, Laura Pausini. Documentario dell’anno ai Nastri d’Argento 2022, 3 David di Donatello 2022 (documentario, montaggio), 6 nomination David di Donatello 2022 (film, regia)  – Documentario

Domenica 28 agosto – HOUSE OF GUCCI (USA/Canada, 2021, 158’) di Ridley Scott con Lady GaGa (nomination Golden Globe 2022, nomination BAFTA 2022), Adam Driver, Jared Leto, Jeremy Irons, Al Pacino, Camille Cottin, Youssef Kerkour, Jack Huston, Salma Hayek. 1 nomination Oscar 2022, 1 nomination Golden Globe 2022, 3 nomination Premi BAFTA 2022 (film britannico).

 Lunedì 29 agosto – A CHIARA (Italia/Francia, 2021, 121’) di Jonas Carpignano con Swamy Rotolo (David di Donatello 2022), Claudio Rotolo, Grecia Rotolo, Giuseppina Palumbo, Giorgia Rotolo, Salvatore Rotolo, Rosa Caccamo, Concetta Grillo, Carmela Fumo. 1 David di Donatello 2022, 6 nomination David di Donatello 2022 (sceneggiatura, montaggio), 3 nomination Independent Spirit Awards 2022 (film, d’esordio, fotografia, montaggio).

 Martedì 30 agosto – ONDE  RADICALI (Italia, 2021, 72’) di Gianfranco Pannone. Nomination David di Donatello 2022 –  Documentario

Interverrà durante la serata il regista Gianfranco Pannone

 Mercoledì 31 agosto – È  STATA LA MANO DI DIO (Italia/USA, 2021, 130’) di Paolo Sorrentino con Toni Servillo, Filippo Scotti (Premio Marcello Mastroianni – Venezia 2021), Teresa Saponangelo (David di Donatello 2022 e  Nastro d’Argento 2022), Marlon Joubert, Luisa Ranieri (nomination David di Donatello 2022 e Nastro d’Argento 2022, Renato Carpentieri, Massimiliano Gallo, Betti Pedrazzi, Biagio Manna, Ciro Capano. Nomination Oscar 2022, 5 David di Donatello 2022 (film, regia, fotografia), 15 nomination David di Donatello 2022 (sceneggiatura, montaggio, produzione), 5 Nastri d’Argento 2022 (film, fotografia), 12 nomination Nastri d’Argento 2022 (regia, sceneggiatura, montaggio), Gran Premio della Giuria alla 78ma Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia (2021), nomination Golden Globe 2022, 2 nomination Premi BAFTA 2022 (film straniero), 3 nomination European Film Award 2021 (film, regia, sceneggiatura).

Si ringrazia Giuseppe Colella per la preziosa collaborazione

NOTE:

Bar Ristorante e Pizzeria a cura di  Quore

Servizi e Accesso per disabili

Parcheggio interno gratuito per bike e scooter

“Le pietrine dell’arte con Albo Mazzetti” di Meri Lolini

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Montepulciano è un comune della provincia di Siena ed è cavallo fra la Val d’Orcia e la Val di Chiana.Qui ci sono il lago di Montepulciano e quello di Chiusi ed a pochi chilometri è possibile ammirare il Lago Trasimeno. I panorami da questo colle sono davvero entusiasmanti . Ci sono molti vigneti  ed oliveti ed in questo territorio nasce il Vino Nobile di Montepulciano e tante sono le cantine visitabili con le grandi botti  di quel nettare prelibato. Passeggiare per i vicoli di questo centro storico regala dei panorami suggestivi, che vengono immortalati con tante foto. Nel  1947 il Professore Attilio Caroti fondò la scuola del mosaico  e così molti  ragazzi seguirono questi corsi, diventando  maestri  d’arte. In  Via di Cagnano  è possibile visitare il Laboratorio Mosaici Artistici,  dove incontriamo Albo Mazzetti. Entrando  nella bottega, è possibile ammirare le tante opere sia esposte  che in lavorazione. Colpisce l’attenzione il ceppo di legno, dove è collocata  la lama ed lì che vengono sagomate le pietre rotte con un colpo abile di martello. Queste pietre sono di tutti colori ed hanno tante varie tonalità per realizzare sia le sfumature che le ombre dell’opera rappresentata. Lungo le pareti della bottega ci sono delle scaffalature, dove sono tenute le varie scatole delle pietre sia di vetro che naturali contrassegnate dei numeri corrispondenti ai vari colori. Il soffitto ha una struttura con archi e questo dona la possibilità di poter visualizzare le opere in prospettiva. I quadri in mosaico sono delle rappresentazioni di quadri di pittori famosi come Van Gogh  oppure dei paesaggi toscani e non mancano i volti di Madonne. Albo ha partecipato alla realizzazione dei mosaici in molte chiese italiane come il Santuario di Tindari in Sicilia. La sua bottega è sempre aperta e le sue opere sono molto apprezzate dai turisti , che arrivano da tutto il mondo. La passione per  questa espressione artistica ha accompagnato Albo da sempre ed a Montepulciano lui e la sua bottega sono una pietra miliare del percorso del centro storico della cittadina. E’ come una magia, vedere come taglia e dispone le varie pietre su quel tavolo cosparso  di materiale composito, dove una pietrina dopo l’altra compone quell’immagine che a poco a poco si forma e si trasforma. Pensare che la sua arte è in giro per il mondo, deve essere una grande soddisfazione per un artigiano, che ogni giorno ha solo la voglia di creare qualcosa, che sappia trasmettere un’emozione e possa far innamorare di questa magnifica arte. Le giornate trascorrono tra una pietrina ed un’altra e facendo qualche chiacchiera con qualche amico, che passando si ferma a salutarlo e con questa semplicità nasce quell’immagine di un panorama o di un vaso di fiori oppure un campo di girasoli…tutto è arte e poesia.

 

https://www.youtube.com/watch?v=ye8PJy9VdNw

 

Felice Corticchia al Teatro Zappalà con “A colpi di teatro” | venerdì 5 agosto 2022 ore 21:30

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Felice Corticchia al Teatro Zappalà con “A colpi di teatro”

Antonello Russo, con grande piacere, annuncia l’inizio del ‘A colpi di teatro’ Tour 2022/2023 scritto, diretto e interpretato da Felice Maria Corticchia con musiche dal vivo a cura di Alberto Di Marzo, grande chitarrista con oltre 40anni di carriera.

Uno spettacolo unico nel suo genere per versatilità in cui si passa da comicità a tematiche di grande impegno sociale passando per momenti di grande teatro.

Il Tour farà tappa il 5 agosto, alle 21:30 Teatro Zappalà di Palermo, via Galatea.

‘A colpi di teatro’, è l’ultima fatica teatrale firmata da Felice Maria Corticchia che ne firma anche la regia e, per la prima volta, ne è attore protagonista unico. Nel corso del recital, della durata, di circa due ore, Corticchia, da vero mattatore, interpreta cavalli di battaglia del suo teatro e classici come Manzoni, Sciascia, Amleto.

Affronta, inoltre, come nel suo stile, tematiche di grande impegno civile: femminicidio, emarginazione, mafia, guerra. Il tutto accompagnato da grande musica e grandi musicisti: Alberto Di Marzo alla chitarra, Franco Giannola piano, tastiere e violino, Giusy Sciortino voce, Pietro Giglio vocalist e percussioni.

Inoltre, in ogni città Corticchia avrà sul palco la partecipazione straordinaria di un’artista diverso, a Palermo sarà la volta dell’attrice palermitana Rosaria Maniscalco.

Costumi di Ornella Russo, organizzazione Antonello Russo.

Lo scorso sabato 30 luglio, in occasione del Premio Messina Cinema 2022, Corticchia ha ritirato il Premio Andrea Camilleri alla carriera, insieme a lui tra i premiati: Rocco Mortelliti, attore e regista, genero di Andrea Camilleri, Alessio Vassallo, Angelo Russo, noto al grande pubblico per il ruolo di Catarella nella serie televisiva Il Commissario Montalbano, Turi Giuffrida e molti altri.

Felice Corticchia al Teatro Zappalà con “A colpi di teatro”

Biografia

Felice Maria Corticchia nasce a Palermo il 7 novembre 1966.

Si forma alla Scuola Europea di cinema con il drammaturgo Renzo Casali.

Successivamente frequenta il laboratorio del teatro comico di Milano Navigli.

Dal 2001 al 2011 lavora alla Direzione artistica della Fiera di Milano dove organizza numerosi concerti ed eventi tra cui il Milano Jazz festival e concerti di Fabio Concato, Stefano Bollani, Irene Grandi, Deep Purple, Oasis.

Editoria

‘Orrore Giudiziario’ – 3 edizioni

‘Mussolini il primo mistero italiano’ – 3 edizioni

‘Un morso alla grande Mela’, tradotto in inglese e finalista al Premio Grinzane Cavour

‘Spiragli’

‘La cucina siciliana a modo mio’

Cinema

Assistente alla regia della fiction Rai1 ‘Le 5 giornate di Milano’ diretto dal grande Carlo Lizzani con Giancarlo Giannini, Daniela Poggi e Fabrizio Gifuni

Ha scritto e diretto il videoclip ’90 anni di risate’ con Lando Buzzanca e Gabriella Giorgelli.

Ha scritto e diretto il cortometraggio ‘Il Pescatore di plastica’

Ha scritto e diretto il documentario per il cinema ‘Michele Russo, una vita per la pittura’, selezionato ai Globi d’oro 2019 come miglior documentario

Teatro

Ha scritto e diretto ‘Il ritorno, omaggio a Franco Franchi e Ciccio Ingrassia’

Ha diretto ‘Le confessioni di un assassino perbene’ di e con Marino Parodi

Ha diretto ‘Lasciando un segno’ di e con Natalia Simonova

Ha scritto e diretto ‘Il silenzio nella Conca d’oro’ con Manfredi Russo

Ha scritto e diretto ‘Stasera ve le canto Io’

Ha scritto e diretto la commedia ‘Un lettino per due’

Ha scritto e diretto il dramma ‘La vedova Capeto’

Riconoscimenti:

Premio speciale Ancora di Calliope

Premio Prestige delle arti 2018

Premio Ischia 2018 per il teatro

Premio Magna Grecia International Latina/New York 2019 miglior regista

Premio Soncino 2019 miglior regista

Premio Etna 2019 Eccellenza siciliana nel mondo

Premio Gatto Barlaceo miglior documentario

Premio speciale Casartigiani 2019 per le arti cinematografiche

Foto per gentile concessione di Felice Maria Corticchia

Concerti: Umberto Porcaro, Blues Music Award 2019, in scena per Spasimo 2022 | 05 agosto ore 21.30 Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo

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umberto porcaro trio 1

A Blues Night per Spasimo 2022, Umberto Porcaro – Blues Music Award 2019. In scena per Spasimo 2022  l’Ambasciatore del Blues made in Italy | 05 agosto ore 21.30 – Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo

Per Spasimo 2022 il vincitore del Blue Music Award 2019 quale Ambasciatore del Blues made in Italy.  Umberto Porcaro, appena rientrato da una tournée nazionale, in trio è inserito nel cartellone concertistico dedicato alle eccellenze siciliane e che celebra i 25 anni del Brass Group con storie musicali vissute alla Spasimo. Tanti i nomi che si susseguiranno nella rassegna che anche quest’anno raggruppa la volontà di diversi enti cittadini di produzione: la Fondazione The Brass Group insieme al Conservatorio Alessandro Scarlatti e l’Associazione Amici della Musica di Palermo. Il nuovo appuntamento di Spasimo 2022, con il coordinamento e la produzione di Fabio Lannino, sarà dedicato al blues con lo spettacolo Umberto Porcaro trio  il 5 agosto alle ore 21.30 nel Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo. Umberto Porcaro chitarra e voce sarà accompagnato da Federico Paternello alla batteria e Giulio Campagnolo alla hammond. Il Blues Man siciliano è ora pronto per presentare un nuovo progetto a suo nome con il quale desidera mettere a frutto la grande esperienza accumulata in questi anni e dare spazio a un suo suono diventato ora maturo e personale. a aperto concerti di artisti del calibro di BB.KING, BUDDY GUY, ROBBEN FORD, CANNET HEAT, DREAM THEATER, ROY ROGERS & THE DELTA RHYTHM KINGS, THE BLUES BROTHERS BAND,BOB WEIR “RAT DOG”. Si stabilisce negli States, tra Los Angeles e San Francisco. Qui suona nei blues clubs americani più famosi, come Cafè Boogaloo di Hermosa Beach (Los Angeles), The Saloon (San Francisco), Mojo Lounge (Freemont) e il Biscuit and Blues di San Francisco, per incontrare grandi esponenti della scena blues: KIM WILSON, KID RAMOS, JUNIOR WATSON, Kid Ramos, HOLLYWOOD BLUES FLAMES, MARK HUMMEL e RJ.MISCHO, con alcuni di questi artisti si stabilisce una vera e propria amicizia e collaborazione che lo porterà nuovamente negli Stati Uniti. Gira per l’Europa con lo storico batterista di BB King, Tony Coleman e Jerry Portnoy che apprezzano  la sua grande professionalità e sensibilità. Con questa nuova band capitanata da Giulio Campagnolo (Organo Hammand) e Federico Patarnello alla batteria, presenta il nuovo progetto, un mix di Soul-Jazz, Gospel  e Blues carico di tanta esperienza e di tante strade percorse.

Il cartellone di Spasimo 2022  si basa su risorse artistiche residenti con proposte inedite che potranno stimolare la voglia di buona musica in un contesto storico monumentale senza eguali, quello del Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo. La maggior parte delle esibizioni sono portate in scena da artisti che spesso esportano la loro musica in abito nazionale ed internazionale come Maurizio Bignone che oramai gira nei teatri in tutta Europa e nell’est, lo stesso vale per lo spettacolo del Fantasma dell’Opera richiesto anche da Festival nazionali grazie alle musiche originali, nella versione inedita del 1924 di Gaston Leroux, e che sarà proiettato direttamente sulle pietre storiche dell’abside e musicato dal vivo con le composizioni appositamente scritte da Fabio Lannino e Diego Spitaleri, accompagnati da Antonino Saladino al violoncello e Francesco Foresta jr alle percussioni. Ed  ancora la presentazione del brano scritto insieme a Lucio Dalla dei Beati Paoli, che finalmente ha visto la luce discografica ed  il ritorno in città di Robertinho de Paula, il cui padre Irio ha battezzato i concerti nella sede storica del Brass Group nel 1974 in via Duca della Verdura, con la sua inconfondibile classe. All’interno della stagione spazio anche delle splendide artiste, della Donne che della musica ne hanno fatto una ragione di vita con sonorità incantevoli come Kate Worker con un progetto speciale dedicato alle atmosfere di Broadway, Giorgia Crimi con il suo tributo alla Bossa nova ed il ritorno di Anna Bonomolo, la black voice siciliana, con il progetto Jazz in Progress. In cartellone anche gli Irish Leaves con il loro potente sound celtico  ed il progetto etnico di Arenaria con Mario Crispi ed Enzo Rao. Spazio anche ai concerti con piano solo con Bepi Garsia e Diego Spitaleri. Infine un omaggio alla musica di Frank Sinatra con The Rat Pack e la presentazione del nuovo progetto discografico della Guna Band.

Di seguito l’intera programmazione:

Locandina Sicilia Jazz

-5 agosto Umberto Porcaro trio Umberto Porcaro chitarra e voce, Federico Paternello batteria, Giulio Campagnolo hammond.

 

10 agosto Irish Leaves

 

18 Agosto Maurizio Bignone Ensemble Maurizio Bignone pianoforte, Elena Kushchii flauto, Giorgio Gasbarro violoncello, Giovanni Apprendi percussioni.

 

20 agosto Broadway Collection Kate Worker

 

24 agosto I Beati Paoli (Anteprima) Alessandro Mancuso vox chitarra e bouzouki, Anita Vitale voce, fisarmonica e piano, Giulio Barocchieri chitarre, Antonio Putzu fiati, Mariano Tarsilla basso, Emanuele Rinella batteria.

 

26 agosto Diego Spitaleri piano solo.

 

27 agosto Bossa Crua Giorgia Crimi.

 

3 settembre Jazz in Progress Anna Bonomolo voce, Diego Spitaleri piano, Sebastiano Alioto batteria, Fabio Lannino basso.

 

9 settembre Bepi Garsia piano recital.

 

10 settembre Arenaria Mario Crispi Enzo Rao Maurizio Curcio Carmelo Graceffa.

 

16 – 17 settembre Guna Band.

 

18 settembre Il Fantasma dell’Opera versione del film originale del 1925 con musiche scritte da Diego Spitaleri e Fabio Lannino , su commissione della Fondazione Taormina Arte,  Antonino Saladino cello, Diego Spitaleri piano, Fabio Lannino contrabbasso e chitarra, Ciccio Foresta marimba e percussioni.

 

22 settembre Tribute to Irio Robertinho De Paula chitarra, Laura Sfilio voce, Vincenzo Favara percussioni, Giuseppe Urso batteria, Diego Spitaleri pianoforte, Fabio Lannino basso.

Info biglietti e prenotazioni a partire da   € 10,00 inclusi diritti

The Brass Group – www.bluetickets.it; brasspalermo@gmail.com  tel. 334 739 1972

“L’urlo” | di Meri Lolini

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“L’urlo”di Edvard Munch  è uno dei quadri più conosciuti al mondo. Edvard Munch nacque  nel 1863 ad Adalsbruk (Norvegia) e morì ad Oslo nel 1944. Il pittore soffriva di un grande malessere per un forte dramma esistenziale acuito dai numerosi lutti familiari e nelle sue opere trasmette i suoi sentimenti più oscuri e nascosti e sicuramente l’URLO è il massimo simbolo e veicolo della sua esistenza.  Edvard Munch descrive con queste parole, le sensazioni che lo spinsero a dar vita al quadro “L’Urlo” e queste sono le sue parole: «I miei amici continuavano a camminare e io tremavo ancora di paura…E sentivo che un grande urlo infinito pervadeva la natura». Nel quadro vi è anche un netto distaccamento tra due gruppi di figure. Il primo al centro raccoglie il soggetto e il paesaggio circostante, preda di questo urlo disumano e tutti gli oscuri sentimenti che racchiude. L’Uomo e la Natura quindi corrono sugli stessi sconfortanti binari. Le due figure sullo sfondo invece non vengono afflitte da quanto sta accadendo e sembrano addirittura dirigersi al di fuori della cornice e, per esteso, del momento. L’indifferenza delle persone e l’estrema solitudine dei singoli vengono comunicati allo spettatore con un impatto dirompente e inevitabile. Munch ha realizzato più versioni di quest’opera, infatti la prima risale al 1893. Questo è un tentativo embrionale che andrà a confluire nel secondo adattamento in pastello su cartone che viene alla luce nello stesso anno. Due anni dopo concepisce la terza versione creata mediante la stessa tecnica della precedente, e infine nel 1910 ecco l’ultima veste de L’urlo che presenta l’uso di tempera su pannello.  L’opera è custodita al Museo Munch ad Oslo e precisamente  al quarto piano della struttura con una sorveglianza di alto calibro per evitare di incorrere nuovamente in uno spiacevole episodio di furto come quelli accaduti al quadro nel 1994 – con soggetto la versione del 1893 – e nuovamente nel 2004,  quando ad essere rubata fu quella del 1910. Fortunatamente in entrambi i casi le opere sono state ritrovate nel giro di poco tempo e solo per la seconda fu necessaria un’operazione di restauro per esporla nuovamente al pubblico. Un’ultima curiosità in relazione all’ubicazione del quadro: la terza versione, quella del 1895, fa parte di una collezione privata ed è stata battuta all’asta da Sotheby’s per la cifra di 120 milioni di dollari che l’ha consacrata di fatto anche nell’olimpo delle opere più costose al mondo. L’Urlo è molto in sintonia con le paure e la disperazione della nostra situazione attuale. Il suono di quell’urlo silenzioso e quasi assordante ed in sintonia  con la paura generata  della guerra che sta distruggendo l’Ucraina ed il terrore delle conseguenze che questa situazione avrà per tutti noi. Dobbiamo anche udire quell’urlo che testimonia le violenze sia domestiche che urbane che ogni giorno vengono vissute con conseguenze devastanti e troppe le persone che si  identificano nelle due  soggetti che  come nel quadro rimangono indifferenti a quello che sta succedendo. In questi mesi abbiamo avuto notizie veramente tragiche di bambini morti in solitudine  ed anche uccisi da chi li doveva amare oltre ogni immaginazione. Quell’Urlo lo dobbiamo sentire come espressione sia della grande disperazione, sia del grande disagio e della grande inadeguatezza di noi tutti, non possiamo essere testimoni assenti , che diventano complici di questi delitti. Speriamo che ognuno di noi recuperi  quell’udito necessario alla sicurezza della nostra umanità, che deve essere in ogni momento degna di questo sostantivo. E’ proprio con l’urlo che manifestiamo che quello che sta accadendo è degno di attenzione e di correzione.

Antonella Polenta ci presenta Quell’anno le margherite divennero rosse | di Stefania P. Nosnan

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Antonella Polenta ci accompagna all’interno del suo ultimo e commovente romanzo Quell’anno le margherite divennero rosse senza retorica o finto pathos, ma mostrando il dolore… quello vero della guerra, della privazione e dello squilibrio.
Per MOB magazine ho intervistato l’autrice

Buongiorno e benvenuta nella rubrica Libri&Dintorni. Può raccontarci come nasce questo romanzo?
Quando circa due anni fa mi è stato chiesto di scrivere una storia realmente accaduta durante la seconda guerra mondiale, una storia legata alla Maremma, mi sono sentita molto gratificata, tuttavia al fine di valutare se fossi in grado di farla mia ho preso tempo. Ho iniziato a fare delle ricerche, a raccogliere qualche notizia, ad ascoltare la voce della testimone originaria di Istia d’Ombrone e così a poco a poco ho avvertito dentro di me il desiderio di approfondire sempre di più la mia conoscenza, tanto più che mi attraeva anche lo scenario agricolo in cui si è svolta.

Qual è il significato che si cela dietro al titolo Quell’anno le margherite divennero rosse?
L’anno al quale fa riferimento il titolo è il 1944, mentre le margherite, simbolo di purezza, semplicità e innocenza, simboleggiano gli undici giovani, cinque nativi di Istia d’Ombrone, tre di Grosseto, uno di La Spezia, un siciliano e un cilentano, vittime degli orrori della guerra.

La sua bibliografia è ampia e ha ricevuto parecchi premi, quale l’ha particolarmente emozionata e quale non si aspettava di ricevere?
Il premio che mi ha particolarmente emozionata è legato proprio al mio ultimo romanzo; “Quell’anno le margherite divennero rosse”. Sinceramente speravo in qualche riconoscimento degno di nota, ma non pensavo di classificarmi prima. Ho provato talmente tanta gioia da commuovermi.

I suoi generi sono prevalentemente storico e giallo; in quale ha meno difficoltà scrittoria?
Senza ombra di dubbio nel genere storico, anche se i miei trascorsi lavorativi in laboratorio, come biologa-analista, mi aiutano nella descrizione di alcune indagini investigative compiute dalla scientifica.

Che tipo di lettrice è? Mi piacciono i romanzi impegnati, i saggi, ma apprezzo anche le poesie sia di autori famosi che di poeti emergenti basta che seguano un ritmo e una certa musicalità, secondo me indispensabile e imprescindibile nei componimenti poetici.

Le prossime pubblicazioni?
Spero che possa uscire un mio thriller ambientato in un castello gotico della Renania Palatinato in Germania per il quale ho già ricevuto come inedito un premio letterario importante.

Conosciamo meglio l’autrice: Antonella Polenta, biologa e agronoma, dopo essersi occupata di studi epidemiologici e sociali, ha diretto l’Area sulla vigilanza idrografica. Successivamente un’Area che tratta tematiche ambientali, naturalistiche e urbanistiche. All’attivo diverse pubblicazioni scientifiche e divulgative. In campo letterario di sovente la definiscono una scrittrice poliedrica perché ama cimentarsi in generi letterari diversi, passando dalle composizioni poetiche ai romanzi fantasy, o alle storie gialle, o ancora al genere storico. Ha vinto svariati premi, ricevuto varie segnalazioni e ottenuto la pubblicazione su antologie, riviste e calendari.

Lucia Concas, pittrice e artista | INTERVISTA

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Lucia Concas con Elena Piccinini, Marco Cagnolati, Opere e Entourage

Ciao Lucia, benvenuta e grazie per avere accettato il nostro invito. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista delle arti visive, cosa racconteresti di te?

Chi mi vuole conoscere come artista delle arti visive, deve osservare con attenzione la mia produzione artistica e innamorarsene, perché puoi arrivare a conoscere solo le cose e le persone che ami.

… chi è invece Lucia donna della quotidianità? Cosa ci racconti di te della tua vita al di là dell’arte e del lavoro?

Al di là dell’arte e del lavoro, nella quotidianità, la mia vita trascorre tra la responsabilità di moglie e madre di due figli. Vorrei avere più tempo per potermi dedicare alla lettura, alla musica e al cinema.

Come è nata la tua passione per l’arte e per le arti visive in particolare? Quale il tuo percorso professionale, esperienziale, accademico e artistico che hai seguito?

La passione per l’arte nasce dall’esigenza interiore di manifestare me stessa nel pieno della libertà d’azione. Le arti visive per me sono il mezzo per esprimermi e soddisfare questa mia esigenza. Appassionata di arte sin da bambina, sono cresciuta in passione e talento sviluppando e migliorando la tecnica, la sperimentazione libera. La creatività è legata a un processo di comunicazione personale. Il percorso accademico è quello della formazione scolastica, avvenuta in un liceo artistico in Sardegna. Quello artistico è in evoluzione. Ho seguito il percorso libero dai condizionamenti.

Come definiresti il tuo linguaggio? C’è qualche artista al quale t’ispiri?

Il mio linguaggio lo definirei libero come l’aria, mi ispiravo a Jackson Pollock, Vasilij Vasil’evič Kandinskij, Ernst Paul Klee e Pieter Cornelius Mondrian detto Piet poi ne facevo un cocktail. Ora colgo ispirazione dalla vita e dagli interessanti artisti contemporanei che incontro.

Chi sono stati i tuoi maestri d’arte che ami ricordare? Se ci sono, parlaci di loro…

Non li ricordo di nome e cognome, ero al Liceo Artistico “San Giuseppe”, ex Convento e mi piaceva molto.

Tu hai sviluppato una tecnica pittorica personale e molto particolare, per certi versi ispirata all’espressionismo astratto o all’action painting del quale il massimo esponente è senza dubbio Jackson Pollock, ma con tantissimi elementi di innovatività e rielaborazione che richiamano anche le geometrie artistiche di Piet Mondrian. Ma detto questo, ci racconti il tuo percorso e come sei arrivata a questo approccio artistico? Quali gli strumenti che utilizzi, i materiali? Insomma, raccontaci di questo tuo modo di creare e di fare arte visiva.

Quello che dipingo io non rappresenta “nulla” di già visto; infatti, è imprevedibile cosa faccio e che cosa farò. Non ho mai voluto rappresentare qualcosa, il mio principio dell’astrattismo non consiste nel riprodurre il già esistente; i miei dipinti vanno oltre i limiti della mia percezione visiva e cerco di togliere qualsiasi riferimento a immagini risapute, per far uscire dall’animo creativo una realtà diversa, più profonda, che alberga nell’ animo latente di ogni uomo, specialmente in questi tempi dove ci troviamo in una realtà malata e menzognera. L’astrattismo diventa uno strumento salvifico, un mezzo per far emergere una realtà diversa, più nascosta e spirituale.

Uso acrilici e tempere su tavola, olio su tela e smalti su vetro e plexiglass. Io non cerco di fare arte visiva; è l’arte visiva che cerca me per trovare un tramite che le consenta di dimostrare che lei esiste.

Tu hai partecipato a centinaia di mostre, sia personali che collettive, ricevendo sempre apprezzamenti molto lusinghieri dalla critica di settore. Ci racconti di questi successi, quali quelli più importanti, sia quelli recenti che quelli passati, e di come secondo te sono nate queste critiche positive e anche di rilievo internazionale? Insomma, raccontaci qualcosa della tua carriera artistica.

La mia carriera artistica e gli apprezzamenti critici sono arrivati partecipando a mostre personali e collettive alle quali sono stata invitata; tuttavia, la qualità dei miei quadri esisteva già da prima della carriera espositiva. Viaggi, stanchezza e spese a non finire sono il costo della carriera artistica, ma anche soddisfazioni

Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi secondo te?

Un artista oggi è tale se mostra una personalità unica, riconoscibile, espressiva e trasmessa attraverso una forma disciplinata abbinata a idee proprie. A parte Cagnolati “Il Maestro delle arti visive”, oggi per me gli Artisti sono Francesco Italiano, Dau, Puglia, Vidic, SaPo, Pisano, Elio Nolli e Mauro Magnani.

Ci racconti un episodio bello e che ti ha fatto piacere che hai vissuto nella tua esperienza artistica e un episodio che ti è molto dispiaciuto?

Un episodio bello è stato conoscere di persona Marco Cagnolati un serio e vero artista che mi ha fatto conoscere anche Vittorio Sgarbi. L’episodio più deludente è stato assistere alla premiazione, da parte di una associazione che stimavo, di una pittrice di dozzinali cartolineschi paesaggi-souvenir, puerili finto-veristi, disponibili anche nei mercatini in vendita un tanto al chilo, assieme a frutta e verdura.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Ringrazio le persone che mi hanno aiutato disinteressatamente nei momenti di crisi e mi hanno condotto sulla via giusta, sono: l’ArtiStar internazionale Marco Cagnolati, la scrittrice e poeta Elena Piccinini, il videomaker Claudio Marziani e il manager e figlio d’arte Andrea Donati.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

La bellezza la riconosci quando in te arriva l’emozione trasmessa dall’oggetto o dal soggetto che hai appena percepito. Questa percezione però varia da persona a persona: affermando ciò, non voglio dire banalmente che è soggettiva, ma che varia con il livello culturale e intellettuale presente nelle persone.

«C’è un interesse in ciò che è nascosto e ciò che il visibile non ci mostra. Questo interesse può assumere le forme di un sentimento decisamente intenso, una sorta di conflitto, direi, tra visibile nascosto e visibile apparente.» (René Magritte, 1898-1967). Cosa ne pensi di questa frase detta da Magritte? Nelle arti visive qual è, secondo te, il messaggio più incisivo? Quello che è visibile e di immediata comprensione oppure quello che, pur non essendo visibile, per associazione mentale e per meccanismi psicologici proiettivi scatena nell’osservatore emozioni imprevedibili e intense?

Il visibile-invisibile è argomento di studio per chi ha acquistato i miei quadri pareidolici, nei quali associando forme casuali che evocano quelle reali, realizzi un quadro pittorico che evidenzia il concetto. Una produzione con pittura e vetro su plexiglass, mai vista prima e che solo chi ha visto la serie può comprendere. I fattori psicologici che si scatenano osservando i miei quadri sono riservati a chi li acquista e li appende in casa propria, perché la luce cambia e quindi anche l’opera a seconda del contesto in cui viene collocata.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Appartengo alla categoria dei tenaci: malgrado ciò, sulla strada, trovo spesso ostacoli messi apposta per evitare che certi traguardi vengano raggiunti dai competenti, anteponendo a loro personaggi dotati di ben altro talento.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte e nelle tue opere?

Nella mia arte i sentimenti d’amore incidono totalmente. L’estasi sta nella consapevolezza di aver prodotto un’opera d’amore.

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Disse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi qualche anno fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino de Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva sull’arte in generale?

Creando astratti non voglio rappresentare niente, diversamente non sarebbero astratti.

La mente e gli occhi umani cercano in maniera istintiva qualcosa di collegabile alle cose che conosciamo e vediamo intorno a noi. Nella difficoltà di trovare un minimo collegamento con la realtà, in maniera del tutto naturale, ci chiediamo che cosa mai potrà rappresentare quella strana immagine fatta solo di linee e macchie di colore, ma la risposta è solo una: nulla. Poi come dice Cagnolati: la natura stessa è arte; quindi, l’arte esiste in natura e perfino nelle sue componenti astratte e informali. L’arte e la vita sono inscindibili, sono come fratelli siamesi, nascono, vivono e muoiono insieme. L’arte esiste ed esisterà finché esiste la vita. Perfino durante le guerre mondiali ha continuato a esistere e a essere prodotta (vedi i dadaisti – incontro tra oggetto e persona).

«Poi c’è l’equivoco tra creazione e creatività. L’artista è un creatore. E non è un creativo. Ci sono persone creative, simpaticissime anche, ma non è la stessa cosa. Comunque, questa cosa qui dei creativi e degli artisti, nasce nella fine egli anni Sessanta dove iniziano i galleristi ad essere creativi, poi arrivano i critici creativi, poi arrivano i direttori dei musei creativi… E quindi è una escalation che poi crea questi equivoci delle Biennali di Venezia che vengono fatte come se fosse un’opera del direttore. Lui si sente artista e fa la sua mostra a tema, invitando gli artisti a illustrare con le loro opere il suo tema, la sua problematica. Questo mi sembra pazzesco.» (Intervista a Canale 5 del 1994-95). Tu cosa ne pensi in proposito? Secondo te qual è la differenza tra essere un “artista creatore” – come dice de Dominicis – e un “artigiano replicante” che crede di essere un “artista”?

Noi tutti siamo creazioni, siamo il prodotto del Creatore. Anche i nostri quadri sono a loro volta creazioni prodotte da noi creati. La biennale è quella di Venezia, le altre sono imitazioni, anche se di successo. Il curatore de la Biennale di Venezia viene incaricato dal ministero, crea un evento-quadro che realizza attraverso i suoi colori (gli artisti selezionati nel mondo) li deposita sul supporto secondo un disegno che esprime il suo concetto di arte del momento (espone la creatività degli artisti secondo un preciso progetto contemporaneo) e poi si impossessa dei media per divulgare la sua Creazione citando i Creativi (che ha messo sul suo quadro), spiegandone il motivo. A livello basso mercantile, vediamo anche la confusione che si crea facendo esporre alcuni artisti a Venezia nel periodo della Biennale. Lo sprovveduto li confonde perché si presentano dicendo: sto esponendo a “la Biennale di Venezia”.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

I tre libri da acquistare e da leggere, che consiglio  ai nostri amici, sono: “Cum cannabis remamus” (raccolta di epigrammi) “A pranzo con la follia” (testo teatrale) e “Galliano, l’artista del Po”, perché illuminano su cosa siamo e su quale vita conduce il vero artista.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere assolutamente? E perché secondo te proprio questi?

I tre film: Simone, Matrix e Blade Runner perché rispondono alla domanda sulla differenza tra creazione e creatività.

Ci parli dei tuoi imminenti impegni professionali, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata?

In questo momento sono impegnata in una nuova produzione che gioca sulle trasparenze luminose e le percezioni pareidoliche. Ho in progetto di esporre, valutando le opportunità che mi presentano.

Una domanda difficile: perché i nostri lettori dovrebbero comprare le tue opere? Prova a incuriosirli perché vadano nei portali online o vengano a trovarti nel tuo atelier per comprarne alcune.

I miei lettori dovrebbero comprare le mie opere, perché esse proiettano chi le guarda, in un mondo dove l’immaginazione e l’impatto cromatico spingono ad abbracciare l’irrazionale e la libera concezione della vita interiore con un nuovo linguaggio rivoluzionario che esula dalla limitazione della realtà che è a volte triste se non drammatica. Questo stile pittorico è capace di emozionare. Alcuni si chiedono cosa contengano questi dipinti: io dico che contengono l’elemento cromatico; prevale il colore, il quale esprime i miei sentimenti, essi sono percepibili spiritualmente, è questo il momento in cui il mio animo viene curato dai colori che influenzano lo stato interiore. I miei quadri li vedo e concepisco tenendo gli occhi chiusi, poi li realizzo.

 Dove potranno seguirti i nostri lettori?

I lettori potranno seguirmi sui seguenti portali e video

https://www.youtube.com/watch?v=waJwv8CUcxU

https://www.youtube.com/watch?v=r6KRnRyATrg&t=133s

https://www.youtube.com/watch?v=CWQwL32CxN8

Per concludere questa chiacchierata, cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa intervista?

Alle persone che leggeranno questa intervista dico che li ringrazio per aver avuto la pazienza di leggere le risposte a ben 22 domande delle quali alcune più ampie delle risposte.

Lucia Concas

https://www.facebook.com/lucia.concas.73/about

Lucia Concas: Un nuovo linguaggio rivoluzionario che esula dalla limitazione della realtà che è a volte triste se non drammatica. Questo stile pittorico è capace di emozionare, molti si chiedono cosa contengano questi dipinti, io dico che contengono solo l’elemento coloristico, prevale il colore, il quale esprime i miei sentimenti, essi sono percepibili spiritualmente, io li vedo e concepisco chiudendo gli occhi: è questo il momento fatidico che il mio animo viene curato dai colori che influenzano l’animo.

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

 

Il Dott. Andrea Giostra: chi si nasconde dietro agli approcci virtuali? | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini e Andrea Giostra

Una simulazione esemplificativa delle possibili psicopatologie riscontrabili nell’adulatore virtual.

Amiche ed Amici carissimi, in concerto con il Dott. Andrea Giostra – Psicologo e Scrittore – , abbiamo esaminato alcune chat, in una delle quali io stessa mi sono resa occulta protagonista – ponendo in atto tecniche atte allo “smascheramento” pressoché immediato del mio adulatore virtual ed abbiamo deciso di rivelare i segnali di alcuni comportamenti derivanti da reali psicopatologie, la cui manifestazione avviene – contrariamente all’immediatezza della maleducazione – quando il rapporto, seppure virtuale, appare prendere consistenza e il nostro interlocutore/adulatore ha “consapevolezza” di avere perforato i meccanismi di difesa che tutti quanti noi mettiamo in atto nel momento in cui conosciamo una nuova persona e a maggior ragione se questa persona la conosciamo virtual in chat.

Come vi abbiamo evidenziato – Andrea ed io – nelle nostre precedenti simulazioni esemplificative, sostanzialmente derivate da un riassunto delle richieste d’aiuto pervenuteci da parte di donne distrutte a causa del trattamento riservato loro da chi le ha illuse di amarle, prescindendo dallo stile più o meno elegante del contatto, il fine è quasi sempre erotico-sessuale – e talvolta addirittura hard–  se possiamo usare questo termine, lasciando intendere quali siano i propositi (obiettivi da raggiungere con la propria preda virtual) del nostro adulatore virtual.

Ma ora, tornando al tema di oggi – il contatto con una mente squilibrata– Andrea ed io ricorriamo ad un’ulteriore simulazione finalizzata a fornirvi i minimi erudimenti atti ad individuare fin dai primi contatti, le manifestazioni di probabili psicopatologie.

Andrea: ciao Daniela, grazie per aver accettato la mia richiesta di amicizia.

Daniela: ciao Andrea, benvenuto.

Andrea: ho visto che sei giornalista, ho letto alcuni tuoi articoli… mi piacerebbe conoscerti meglio. Quando possiamo avviare una conversazione? Credo che tu sia molto impegnata, ma io sicuramente lo sono di più… sai, ho un lavoro molto importante…

Daniela: scusa Andrea, chi ti dice che io non svolga altre attività, magari più importanti del tuo lavoro?

Andrea: bè, sai, io sono un libero professionista ai massimi vertici. Tu?

Daniela: bene, complimenti! Io non ho bisogno di incensare la mia posizione sociale; per tutti, sono Daniela e basta. Se capiterà scambieremo qualche opinione. Ti auguro una buona serata.

Andrea: Non volevo incensarmi… era solo per farti capire. Buona serata a te.

Da questo approccio emerge chiaramente l’intenzione, non tanto velata di lui, di rappresentare un sé di successo, ricco e potente che certamente ha nell’approccio l’obiettivo di rassicurare la persona contattata, innescare curiosità, fare abbassare i meccanismi di difesa, e procedere nella direzione degli obiettivi che il nostro interlocutore si è posto.

A questo proposito va certamente segnalato che in questi casi è difficilissimo, se non impossibile, verificare la vera identità professionale del nostro interlocutore. Non tanto il nome o il lavoro che fa (medico, avvocato, ingegnere, etc…), che in genere sono veri, ma il livello professionale «…ho un lavoro molto importante». Per essere espliciti e volendo fare un esempio che rende bene l’idea, se il nostro interlocutore virtual (anche reale in certi casi) ci dice che è il consigliere personale del Presidente Sergio Mattarella, noi abbiamo due possibilità, o ci crediamo o non ci crediamo. Se lui ci racconta una serie di episodi e di piccoli fatti apparentemente credibili che rafforzano il suo rapporto professionale col Presidente, siamo portati inevitabilmente a credergli, anche perché l’unico modo per verificare se la sua storia è vera oppure falsa, è quella di chiedere direttamente al Presidente Sergio Mattarella, cosa impossibile per la totalità degli italiani.

Daniela, è una donna che mostra nel suo profilo un’immagine professionale, che nulla induce ad ipotizzare disponibilità differenti dal semplice contatto amichevole. E questo vale anche per il suo comportamento nell’ambiente social. Potrebbe forse essere proprio questo che attrae un uomo motivato dal prestigio di una conquista non palesemente abbordabile?

Andrea: ciao Daniela, come stai? Speravo di sentirti…

Daniela: ciao Andrea, sto bene, grazie.

Andrea: senti, possiamo scambiarci il numero di telefono, almeno ci conosciamo meglio. Il mio è +39 335 XXX XXXX

Daniela ha compreso le intenzioni di Andrea, ma ha deciso di accondiscendere per metterlo alla prova al fine di trarre un probabile “caso” di utile divulgazione. Pertanto…

Daniela: ok +39 377 XXX XXXX

Andrea: Oh ciao cara, finalmente ci conosciamo!

Inizia così una lunga telefonata, quasi totalmente monopolizzata da Andrea che racconta il suo stile di vita, parallelamente ad alcune dolorose confidenze.

Il meta-messaggio di lui è duplice: da un lato “sono una persona ricca e potente”; dall’altro “sono una persona che ha bisogno del tuo aiuto”

Il classico esempio di chi si propone come “protettore” e nello stesso tempo di chi vuole innescare nella donna il suo “istinto materno” da crocerossinaLa gabbia è quasi fatta!

Quella sera stessa, Andrea, ricompare in chat, rivelando a Daniela l’emozione provata nel sentirla per telefono.

Inizia a strumentalizzare i suoi articoli estrapolando alcune affermazioni tratte dagli stessi, riconducendole al desiderio sessuale che evocano in lui. Daniela finge di non comprendere e risponde con tono professionale. Questo eccita ed al contempo fa arrabbiare Andrea.

 Andrea: L’hai scritto tu che in una coppia – fra le lenzuola – non esistono regole e dunque nulla è considerabile trasgressione…

Daniela: Sì, certo, l’ho scritto e lo penso, ma noi non siamo una coppia “tra le lenzuola” e questo tuo comportamento m’imbarazza.

Andrea: No, amore, non devi provare nessun imbarazzo… lasciati andare, le nostre menti sono fortemente attratte, sono molto eccitato…

Daniela: Scusa Andrea, per favore chiamami Daniela. Non sono sola, ti devo salutare. Buonanotte.

Andrea: Non è vero tesoro, è solo una scusa. Tu hai paura dell’amore, altrimenti ti lasceresti andare.

Daniela: Nessuna paura, infatti sono felicemente sposata. E, comunque, non amo questo genere di conversazioni.

Andrea: Capisco, non ti suscito alcuna emozione, vero? Pazienza, me ne farò una ragione!

Qui si evidenzia che Andrea – il grande professionista ricco e potente – tenta il ruolo della povera vittima.

Molte donne ci cascano e si sentono persino lusingate dal fatto che “un grande come lui” si riduca a zerbino per amore di lei, senza neppure porsi la più semplice delle domande: “quale amore?”

Per tutto il giorno seguente, Andrea seguita ad inviare a Daniela messaggi tra il sentimentale e l’erotico, misti ad autocompiangimento. (Amore ti adoro/voglio fare l’amore con te/ma tu vuoi liberarti di me, vero?) Messaggi ai quali lei – motivata dall’obiettivo di questo studio-articolo – risponde rispettando comunque la sensibilità di quest’uomo. Poi, a distanza di qualche giorno, Andrea inizia a diradare i suoi messaggi, che comunque restavano numerosi. Tuttavia, una sera, lui si scusa per questa sua – si fa per dire “latitanza” – e le confida il triste sviluppo dei fatti confidenziali e personali accennati sopra.

Daniela cade (apparentemente e virtualmente, sta al gioco) nella rete, e si mostra  vicina ad Andrea dimostrandosi accogliente e prodiga di tenerezza verso di lui.

Vi sorprenderà sapere che, da quel momento, Andrea ha quasi smesso di contattare Daniela.

Dall’intensità emotiva di quella sera, lui si è allontanato, inoltrandole solo un messaggio serale, seguito da rimostranze dovute al fatto che lei non fosse mai disponibile con lui.

Fu così che lei decise di provocarlo, dicendogli quanto le farebbe piacere ricevere il suo buongiorno al risveglio e lui, molto scioccamente e soprattutto in malafede, le inoltrò il buongiorno alle 23:45 della sera precedente!

Smascherato, Andrea, dapprima accampò scuse pietose presentate con velleità di simpatiche battute, poi, alle controbattute di lei, esplose in uno sproloquio, appalesando ingiustificata rabbia con il chiaro intento di ferire Daniela. Di seguito l’estratto dell’epilogo:

Andrea: Molla tuo marito e chiamami ora al telefono, se hai le palle.

Daniela, constatata l’inopportunità di proseguire la sterile discussione, chiuse semplicemente la chat, augurando la buonanotte.

Il mattino seguente lei lesse – oltre ad affermazioni partorite dalla perversa fantasia determinata da un’incomprensibile e, soprattutto, insospettabile cattiveria di quell’uomo – la classica dicitura indicante l’impossibilità di continuare quella conversazione, ovvero il classico “blocco”: “non puoi rispondere a questa conversazione”.

Che dire di chi dice di adorarti, ti chiama amore, desidera tue notizie più volte al giorno, chiede di poterti telefonare, ma appena gli offri compassione e vicinanza affettiva, per una “scaramuccia” si allontana, inventa scuse, ti accusa con perfida invenzione e fugge inibendo ogni possibilità di confronto? La parola ad Andrea Giostra – Psicologo.

“È chiaro che qui siamo di fronte ad una personalità disturbata, sufficientemente compensata da un lato, che sa (fino ad un certo punto) gestire il suo modo di costruire relazioni malate finalizzate esclusivamente a soddisfare i suoi bisogni virtuali di sesso.

Nel momento in cui si rende conto che lei non è disposta ad essere complice di questo tipo di relazione virtual, ovvero, si pone su un’altra dimensione relazionale, no-hard (non sarò mai la tua puttana virtual) ma di dialogo basato sulla comprensione e sulla vicinanza esclusivamente affettiva (sarò la tua crocerossina), lui si sente improvvisamente svestito del suo ruolo di uomo ricco e potente che vuole dominare (sessualmente) quel rapporto e si liquefa repentinamente essendo venuta meno la componente perversa della sua personalità schizofrenica che evidentemente a quel punto ha perso l’elemento seduttivo e attrattivo nei di lei confronti.

La slatentizzazione in questi casi è tipica, ovvero l’emergere prepotente spesso con aggressività e violenza della componente psicopatologica di lui fino a quel momento tenuta latente e sommersa alla componente “sana” della sua personalità. Nascondimento che ha consentito di non rendere visibile, fino a quel punto, la parte malata di lui nella relazioni con l’altra persona, in questo caso con la lei di turno, che ha creduto ed investito (seppur per pochi giorni) in quella relazione che, se intrapresa nella realtà, le avrebbe creato serissimi e compromettenti problemi.

La citata storia, che ho personalmente gestito, esclusivamente per riferirla pedissequamente a scopo simulativo, con il prezioso contributo dello Psicologo, credo sia sufficientemente esplicita e funga, se non da deterrente, almeno da riflessione aprioristica al coinvolgimento.

Un abbraccio

Daniela Cavallini

“Il Mese Classico”. Intervista a Roberto Roganti su Mily Balakirev ǀ di Maria Teresa De Donato

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Amici carissimi benvenuti di nuovo a Il Mese Classico, Rubrica condotta dall’amico e collega Roberto Roganti.  Anche questo mese Roberto ci presenterà un altro grande musicista e compositore.

Buona lettura e, soprattutto, buon ascolto!

 

MTTD: Ciao Roberto e benvenuto di nuovo al nostro appuntamento.

Quale grande compositore ci introduci oggi?

RR: Ciao Maria Teresa e bentrovata. È sempre un piacere incontrarti e poter presentare grandi musicisti del passato ai nostri lettori.

Oggi è la volta di Mily Balakirev.

 

MTDD: Puoi darci qualche cenno biografico?

RR: Certamente. Mily Balakirev nacque a Nizni-Novgorod [oggi Gorki] il 2-I-1837 e morì a Pietroburgo il 29-V-1910.  Ottimo pianista fin da fanciullo, a quindici anni dirigeva l’orchestra di Alexandr Ulibiscev mentre continuava da autodidatta gli studi musicali. Nel 1855 era a Pietroburgo, dove si faceva notare come direttore d’orchestra e si iscriveva all’Università entrando in contatto con gli ambienti più democratici e progressivi della città. Ammirato come compositore da Glinka, nel 1861 fondò il “Gruppo dei Cinque” che si sciolse dopo un anno anche a causa del carattere autoritario del Balakirev, ma i germi della nuova scuola russa erano ormai gettati. Nel 1862 fondò una scuola gratuita musicale, organizzando in seguito dei concerti popolari, ma anche questa iniziativa, come la prima, era destinata a naufragare, e allora Mily abbandonò ogni attività musicale, ritirandosi per qualche tempo a fare il capostazione in una località non distante da Pietroburgo. Solo nel 1877 riprese gradualmente a occuparsi di musica, per ricoprire, dal 1883 al ’95, la carica di maestro di cappella a corte.

 

MTDD: Cosa puoi dirci della sua musica in particolare e di eventuali caratteristiche che la distensero?

RR: Balakirev fu il primo compositore russo ad essere conscio della necessità di un rinnovamento musicale in senso nazionale: mentre in Glinka questa esigenza si presenta in maniera incerta, e la sua musica è ancora impacciata dai legami formali della tradizione italiana e francese, in lui c’è una volontà precisa di rompere quelle barriere, sulla via di una definizione precisa dei caratteri della musica russa.

 

MTDD: Sembra, quindi, essere stato un musicista estremamente all’avanguardia per i suoi tempi… Mi chiedo come venne percepito questo suo desiderio di rompere con il passato ai suoi tempi…

RR: Infatti hai colto nel segno. Non per nulla Balakirev fu in contatto con i circoli progressivi della Russia zarista; non per nulla era considerato dall’ambiente ufficiale di Pietroburgo, da Serov, dalla Pavlova e dagli altri pontefici della vita musicale, un vero e proprio rivoluzionario, e il fallimento delle sue iniziative a carattere popolare (sia la scuola come i concerti) fu dovuto proprio all’ostilità di quell’ambiente, che vedeva in lui un pericoloso sovvertitore della situazione esistente. Non poteva dunque essere che Balakirev a intuire la necessità di unirsi con altri musicisti per dar vita a una vera e propria scuola nazionale. Ed ecco nascere il famoso “Gruppo dei Cinque,” a cui aderirono Mussorgski, Cui, Borodin e Rimski-Korsakov.

Anche se questo gruppo ebbe vita effimera, la sua importanza nella storia della musica russa fu enorme: erano cinque musicisti che avevano preso coscienza della necessità di un rinnovamento, e anche quando si separarono per ragioni di incomprensione personale, quest’aspirazione restò viva in loro e diede vita a una delle più importanti scuole nazionali dell’800.

Se all’instancabile, originale attività di Balakirev si deve dunque la formazione in Russia di un ambiente pronto ad accogliere e a continuare la “rivoluzione” del “Gruppo dei Cinque,” al suo genio di compositore si deve se la musica è stata arricchita da alcuni lavori vivi ed ispirati. La sua produzione non molto vasta comprende tra l’altro 2 sinfonie, 2 poemi sinfonici, 4 ouvertures, musiche di scena, 2 concerti per pianoforte e orchestra e il famoso pezzo per pianoforte solo Islamey.

 

Ouverture per tre canzoni russe (1858)

Composta a soli ventun anni, questa Ouverture è già tipica del migliore Balakirev, con la sua orchestrazione personale e colorita e col richiamo suggestivo a tre temi popolari. Ed è il caso di segnalare che, di questi temi, il secondo è stato posteriormente usato da Tchaikovsky nel “Finale” della Sinfonia n. 4, e il terzo da Stravinski in Petruska. D’altro canto è anche riconoscibile l’influsso di Glinka e di certo sinfonismo beethoveniano, risolto però già in maniera del tutto individuale.

L’Ouverture si compone di una parte iniziale in tempo “Adagio” e di una seconda parte in “Allegro.”

 

https://www.youtube.com/watch?v=TO674dbpaXA

 

Tamara, poema sinfonico (1867-82)

Lermontov è l’autore della poesia omonima a cui Balakirev si ispirò per questo poema sinfonico: vi si narra di una bella e crudele regina, che attira a sé i suoi amanti per trucidarli dopo una notte d’amore.

Nonostante sia una pagina relativamente poco nota, essa sta all’origine di tanta posteriore musica russa, in particolare dei poemi sinfonici di Rimski-Korsakov e di certo Stravinski.

Composto nel periodo più felice dell’attività creativa del musicista, è un lavoro denso di motivi tratti dalla musica popolare, elaborati con maestria in un tessuto orchestrale suggestivo, in cui non manca qualche richiamo esotico. Tamara viene raffigurata per mezzo di melodie penetranti e voluttuose, che ci indicano in Balakirev un vero maestro nell’individuare efficaci atmosfere psicologiche, anticipatrici di tanta posteriore musica non solo dei compositori russi.

 

https://www.youtube.com/watch?v=zvmG2okLYSA

 

Sinfonia n. 2 in re minore

Composta nel 1908, uno degli ultimi lavori di Mily Balakirev, la Sinfonia n. 2 in re minore viene eseguita per la prima volta il 17 marzo 1909 a San Pietroburgo sotto la direzione di Sergej Ljapunov, allievo di Balakirev; accolta con scarso interesse e raramente riproposta al pubblico, è riconosciuta, peraltro, come una delle ultime espressioni della Scuola Nazionalista Russa del XIX secolo.

A differenza del poema sinfonico Tamara, composto nell’arco di tre lustri, la Seconda Sinfonia viene scritta in poche settimane; non presenta collegamenti tra un movimento e l’altro, e quindi appare più vicina ad una suite per orchestra, l’organico strumentale, inoltre, è più snello rispetto all’orchestra tipica di Balakirev.

Il primo movimento, Allegro ma non troppo, si apre con due accordi veloci, come l’Eroica di Beethoven; sono presenti due temi contrastanti, il primo ricorda un movimento di danza. I due motivi, elaborati e trasformati, conducono a una coda tradizionale annunciata dalla riproposizione del tema iniziale.

Il secondo movimento, Scherzo alla cosacca: Allegro non troppo, ma con fuoco ed energia, è avviato da un colpo di rullante che introduce immediatamente l’atmosfera russa del Gruppo dei Cinque. Il ritmo e i ricchi colori orchestrali della marcia ricordano la “Processione dei Nobili” dell’Opéra-ballet Mlada di Rimskij-Korsakov.

 

https://www.youtube.com/watch?v=i1MIYBLz2vE

 

Il terzo movimento, Romanza: Andante, la parte più lunga della sinfonia, è caratterizzato da materiale tematico non particolarmente importante; l’atmosfera orchestrale è ben realizzata ma le melodie ripetitive lo rendono alquanto noioso.

Il quarto movimento, Finale: Polonaise, inizia con una fanfara dalla quale si dipana una danza polacca sostenuta energicamente dagli archi. Balakirev arricchisce la melodia con figurazioni simili a colpi secchi, con brevi passaggi cromatici imitativi negli strumenti bassi, con interruzioni improvvise, rendendo l’ascolto piacevole e divertente.

 

Islamej, fantasia orientale Op. 18

Islamej è il brano più famoso di Milij Alekseevič Balakirev, fondatore del Gruppo dei Cinque e una delle figure chiave del movimento nazionalista russo. Composto nel 1869 e irto di difficoltà, Islamej è stato definito da Nikolaj Rubinštejn un pezzo meraviglioso che pochi sapranno dominare. Il sottotitolo “fantasia orientale” sembra poco appropriato perché il lavoro è decisamente russo, basato su melodie che Balakirev aveva raccolto qualche anno prima durante un lungo viaggio attraverso il Caucaso e la Crimea; recenti studi musicologici indicano che quelle melodie sono tuttora presenti nella musica popolare di quella che fu l’Unione Sovietica.

Islamej si articola in tre sezioni. All’iniziale Allegro agitato, che introduce il tema principale derivato dalla “Lezginka”, una danza energica e veloce della regione caucasica Kabardino-Balkaria, si contrappone una parte intermedia, Tranquillo, Andantino espressivo, che utilizza la melodia di una canzone d’amore dei Tatari di Crimea. La terza e ultima sezione, Allegro vivo, Presto furioso, è in buona parte occupata dal primo tema; la conclusione è affidata alla melodia romantica trasformata in un vivace “Trepak”, danza russa di origine cosacca.

Vivente Balakirev, Islamej è stato orchestrato sia da Alfredo Casella che da Sergej Ljapunov.

 

https://www.youtube.com/watch?v=0DaF-rq06Oc

 

MTDD: Grazie, Roberto, per averci portato nel mondo di Mily Balakirev e dato la possibilità di conoscerlo meglio attraverso queste sue composizioni.

Ti aspetto per una prossima intervista con un altro grande compositore.

RR: Grazie a te per l’ospitalità. È sempre un piacere. Alla prossima!

Una vittoria andata in pezzi | di Riccardo Massenza

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Le Castellet, 24/07/2022, ore 15.30

È colpa mia. Mi immagino la delusione del team. Ho perso l’occasione di vincere questa gara, tutto per un mio errore. Se perderò il mondiale alla fine dell’anno per meno di 32 punti saprò di chi è la colpa. Non posso fare sbagli di questo tipo, è inaccettabile.”

Sono un coglione. Come si fa a commettere ancora errori del genere!? Dai Charles…

Sono chiuso da ormai 30 minuti nella mia stanza all’interno dei box dopo essermi ritirato dal Gran Premio di Francia.

Sono amareggiato e furioso: ho vanificato tutti gli sforzi del team che fin dall’inizio del weekend di gara ha lavorato senza sosta per prepararmi una macchina perfetta da usare in pista.

Non posso descrivere la mia rabbia tanto è grande. Ieri ho conquistato la mia 16° pole position, ho dominato in prima posizione dalla partenza fino al giro 18. Mi viene data la comunicazione di rientrare nella pit lane il più velocemente possibile, quando, in curva 11… ohhh *****, che imbarazzo… mando la in macchina in testa-coda e finisco in barriera.

La macchina non era danneggiata gravemente, solo l’ala anteriore, Ho cercato così di fare retromarcia per poter rientrare nei box e sistemare l’auto, ma il pedale dell’acceleratore era bloccato, non potevo muovermi.

Ormai rassegnato per quello che è successo, sfogo ansimando tutta la mia rabbia. Mi dimentico anche la radio accesa, e tutti per sbaglio mi sentono. Mentre scendo dall’auto stacco il volante con stizza, e lo lancio via. Inizio a battere col palmo sull’halo violentemente.

Gli stewards, preoccupati, mi corrono subito in contro per accompagnarmi fuori dal tracciato, ma sono troppo frustrato e non gli dò neanche retta. Vedendomi in quelle condizioni cercano tutti di rassicurarmi, ma invano.

Dopo questo ritiro adesso mi ritrovo in seconda posizione con 63 punti di distacco da Max Verstappen, che vincerà questa gara con tutte le probabilità…
Inizio ad avere seri dubbi se riuscirò a conquistare il mondiale quest’anno: siamo già a metà del campionato e il pensiero di battere le Red Bull si fa sempre meno credibile.

Inoltre abbiamo grandi problemi di affidabilità riguardanti la macchina che mi sono costati ben due ritiri, e la cosa non è destinata a migliorare.

Sono tornato dal luogo dell’incidente con il casco ancora indosso e la visiera abbassata per la vergogna. Ora sono qui, in silenzio. Il respiro ancora un po’ pesante, le mani mi tremano per la rabbia. Per l’impatto sento un vago dolore al ginocchio destro, che si estende fino al piede. Ho la mente offuscata.

Un disastro. Un disastro è la parola per descrivere la giornata di oggi, un disas-.
Dalla porta il mio ingegnere mi viene incontro: mi abbraccia; non riesco più a trattenere le lacrime e non posso fare altro che abbandonarmi alla mia disperazione.
Sento in lontananza il brusio delle persone che si avvicinano… non voglio vedere nessuno.

Mi tolgo il casco, e guardo il riflesso della mia faccia rigata ancora dalle lacrime.
L’ istinto mi dice di lanciarlo via anche se cerco di rimanere razionale. Il punto è che non so come reagire, sono impotente: non posso fare altro che aspettare la prossima gara.

Quella in Ungheria la prossima settimana. Passo altri 20 minuti accucciato a terra con la testa bassa, fra le mani.

Mi è crollato il mondo addosso, i dubbi di oggi si sommano ai tanti… sono davvero così bravo a guidare come tutti dicono, o sono un mediocre? Merito ancora questo posto in Ferrari?

Ci tenevo tantissimo a vincere il mondiale. Eppure dopo due anni di grandi difficoltà nonostante la macchina competitiva non siamo riusciti a cogliere tutte le possibilità di far punti. Adesso non sono più sbagliare se voglio puntare alla vittoria.

Ricordo interi pomeriggi passati a guardare le gare di Michael Schumacher, il mio grande idolo. Perfino lui ha commesso errori imbarazzanti. Forse, dopo tutto, è normale sbagliare. No?

Per molti sono un idolo o un eroe. Ma, anche noi piloti, se pur abituati al rischio, abbiamo le nostre insicurezze.

Sono i giorni come questi che ci ricordano che anche noi, sotto quel casco, siamo esseri umani. Ritorniamo come bambini: deboli e in balìa delle emozioni.

Talvolta odio questo sport a volte cosi ingiusto. So che prima o poi mi riprenderò e tornerò più forte di prima.

È una sensazione strana: da un lato ti senti abbattuto e sconfitto, dall’altro vorresti agire rimediando al tuo errore.

Eppure sei lì, immobile, sperando che tutto sia solo un brutto sogno e che ti sveglierai presto.

Cammino verso la sala dei microfoni per le interviste, mi passo una mano sugli occhi ancora rossi per nascondere i segni del pianto. Questo è il momento di essere seri; devo ricompormi: i miei fan… i miei tifosi hanno bisogno del mio ottimismo e devono restare fiduciosi. Li ho delusi abbastanza.

Ma come faccio a infondere fiducia a qualcuno se sono io il primo ad essere preoccupato?
Non ho alternative. Devo recuperare la speranza. In fondo la macchina era perfetta e, oggi, se non fosse stato per il mio errore avrei vinto senza troppi problemi.

Magari avremo finalmente la possibilità di vincere i prossimi Gran Premi. Cerco di nascondere la mia preoccupazione nel corso dell’intervista.

Cosa ne sarebbe stato del mio stile di guida? Farò fatica a spingere fino al limite le prossime gare? Provo a non pensarci.

***

Ritornato dai miei ingegneri e meccanici c’è chi mi dà una pacca sulla spalla, chi mi dice di non pensarci… non possono capire fino in fondo.
Un po’ a disagio mi siedo distante da tutti, in un angolo, a guardare la gara ancora in corso.

Max è in testa. Il mio compagno di scuderia Carlos Sainz sta continuando la sua rimonta ed è già in 7° posizione. Cosa darei per poter ritornare indietro ed evitare quella sbavatura…

Penso ai tifosi della Red Bull: staranno festeggiando. l’immagine provoca in me una rabbia simile a quella di un leone ferito… le mani iniziano a tremarmi.

Nonostante lo sconforto, questo pensiero mi dà l’energia per reagire e dimostrare a tutti che si sbagliano. Io non mollo! Sono ancora in corsa per il mondiale.

IL PESO GIUSTO E IL GIUSTO PESO| di Caterina Civallero

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Questo articolo è dedicato alle persone che controllano spesso il loro peso e con grande attenzione ne monitorano i cambiamenti, spesso repentini, indicati dal display della bilancia pesapersone.

Che sia digitale o ad ago per molte persone è diventata un tormento che ogni mattina ci attende con un verdetto quasi sempre poco gradito; già, perché l’esercito di persone che si pesano quotidianamente è davvero numeroso, e i maniaci del controllo sono più di quanti potremmo immaginare.

Esploriamo insieme le ragioni che si nascondono dietro a un peso che sale di colpo, anche di un chilo e più, in poche ore.

Partiamo da un presupposto importante: in una notte il corpo non riesce, e non può, fabbricare un chilo di massa, ma va notato che può trattenere liquidi per un peso anche di molto superiore e ci riesce in poco tempo!!!

Alla base degli aumenti di peso inaspettati e bruschi c’è sempre una ragione legata alla nostra salute e all’aspetto fisiologico che ne regola le funzioni.

Ne esploreremo insieme alcune.

QUANDO TI ALLENI I MUSCOLI SI TONIFICANO E PESANO DI PIÙ

L’allenamento fisico stimola il corpo ad aumentare il flusso sanguigno; si stima che un allenamento di circa 1 ora 2 volte alla settimana sia capace di produrre 2 chili di muscolo nei primi 14 giorni; una volta raggiunta questa tonificazione, a parità di allenamento, il peso non subisce altri aumenti. Questo incremento spaventa chi è impreparato in proposito e conforta chi sa che l’esercizio fisico permette di creare massa magra, che ha la caratteristica di aderire alle ossa a cui permette il movimento (grazie ai tendini) e solidifica le zone piane che proteggono gli organi dell’addome (addominali in particolare).

Johnson Saddi, 22 anni, boxeur di Barge (Cuneo).

Se hai intenzione di iniziare una dieta contemporaneamente alle lezioni in palestra non spaventarti se per i primi 15 giorni il peso non subirà variazioni; misurati comunque (con il centimetro o indossando vestiti che sai essere stretti) perché la massa magra pesa ma occupa poco spazio, poiché il suo atteggiamento fisiologico è centripeto (la massa grassa, invece, è centrifuga, ovvero spinge verso l’esterno e dilata le sedi in cui è “ospitata”; dilata anche i vasi arteriosi, oltre a ostruirne il calibro).

QUANDO STAI POCO BENE PESI DI PIÙ

Quando il corpo entra in modalità reattiva e cerca di difendersi “dall’attacco” di un virus, un batterio, un fungo, quando risponde a un trauma o a un’infiammazione, il nostro sistema linfatico, per difenderci, produce più globuli bianchi e la quantità della linfa circolante aumenta. Quando siamo alle prese con una risposta immunitaria di qualunque tipo (allergie comprese) il corpo ha un peso specifico più denso, ovvero pesa di più. Un orzaiolo può alterare il peso di un adulto di 60 chili, di circa 1 kg e 300 grammi, peso transitorio che scompare appena l’infezione è in remissione.

Non spaventarti, quindi, quando pesi di più durante un problema di salute e se non sai giustificare un peso in aumento, soprattutto quando sale di colpo: analizza il tuo stato di salute e cerca di scoprire cosa non funziona. Anche la salute di denti e gengive incide sul peso; non trascurare inoltre gonfiori alle ghiandole del collo, delle ascelle, inguine e cavo popliteo (la parte posteriore del ginocchio). Se noti rossori, gonfiori, aumenti della temperatura corporea non legati a stati influenzali contatta il tuo medico di fiducia e spiega il tuo disagio.

QUANDO FA ESTREMAMENTE CALDO IL CORPO TRATTIENE LIQUIDI

Ogni anno scatta l’appuntamento estivo con il caldo torrido e afoso che mette tutti in ginocchio: apatia, difficoltà di concentrazione, ipotensione, debolezza, lamentele per il mal di testa e i crampi ai muscoli, aumentano a dismisura e a questi si aggiungono i disturbi di cistite, per chi è più delicato. Qual è la causa di questo ambaradan? La perdita dei sali attraverso la sudorazione. E aggiungerei che a questo corteo di disturbi si aggiunge la ritenzione idrica con conseguente aumento di peso, o mancato calo per chi è a dieta.

Johnson Saddi classificato secondo a Oneglia, il 7 luglio 2019, alla seconda edizione dell’evento pugilistico “Trofeo Riviera Dei Fiori” organizzato dalla ASD Fighting Boxe Imperia in collaborazione con l’Amministrazione Comunale.

Quando attraverso la traspirazione si perdono i preziosi sali minerali che regolano il principio di osmosi cellulare (l’interno delle cellule deve avere un PH diverso dal liquido extracellulare in cui sono collocate -questo meccanismo permette lo scambio di tossine da dentro a fuori-) il corpo entra “in protezione”. La diuresi viene rallentata e anche le feci si asciugano con conseguente stipsi. Bere tanto aiuta ma non risolve, e in certi casi aumenta, il problema della ritenzione.

Come occorre agire? Aumentando l’introduzione dei sali minerali e controllando che l’acqua che beviamo ne sia ricca!

Johnson Saddi nello spogliatoio della Palestra Boxing Fitness Barge Team Vottero

Quando scegliamo di integrarli con bustine o pastiglie non basta aggiungerne solo due! ci vuole una somministrazione completa o ricca il più possibile. I sali minerali indispensabili per la salute sono: ferro, rame, zinco, fluoro, iodio, selenio, zolfo, cloro, sodio, magnesio, calcio, fosforo, cromo, cobalto. Di secondaria importanza, ma utili comunque, ci sono manganese, silicio, nichel e vanadio. Salvo personali esigenze, bisogna utilizzare integratori senza zucchero che contengano almeno cinque dei sali essenziali. Provare per credere: appena se ne fa uso la diuresi riparte, la pressione si regolarizza e torna la voglia di fare.

QUANDO MANGI UNA PIZZA PESI DI PIÙ

Ho già affrontato questo tema nel libro Un sorso e un morso e ho parlato anche del principio di omeostasi secondo il quale il peso del corpo non ha la capacità di variare in maniera proporzionale al cibo ingerito. In pratica, se mangio un chilo di patate il peso non aumenta di un chilo. Il corpo conta le kcal ingerite, non i grammi!Ne parlo approfonditamente nel capitolo intitolato QUANDO IL GIORNO DOPO PESI UNCHILO IN PIÙ.

Quando però, il giorno dopo l’assunzione di un cibo elaborato come la pizza, cotto a temperature straordinarie (380-450°C nel forno a legna e circa 300-350 in quello a gas), il peso sale di colpo, la causa va ricercata nella reazione immunitaria che è avvenuta nell’intestino tenue che entra in sofferenza.

I nostri villi intestinali sono suscettibili al passaggio di tutte le sostanze alimentari (e farmaci) che vengono ingeriti. Tanto più i cibi ingeriti sono sani e cotti velocemente, meno si corre il rischio di una reazione digestiva (quando i villi intestinali si infiammano, per proteggersi raccolgono acqua e l’intestino “si carica” di liquidi). Qui scatta una domanda: quanto tratti bene il tuo organismo?

QUANDO SI È IN OVULAZIONE O IN PRECICLO SI PESA DI PIÙ

Le donne lo sanno bene: nei giorni dell’ovulazione e una settimana prima dell’arrivo della mestruazione il corpo trattiene acqua nei tessuti.

Nel primo caso questo meccanismo avviene per garantire che le mucose siano ben umettate e che l’eventuale concepimento avvenga in un ambiente adatto (occorre la giusta umidità perché gli spermatozoi possano risalire lungo il canale cervicale).

Se non è avvenuto il concepimento, nel caso della preparazione alla mestruazione mensile, il corpo inizierà circa una settimana dopo a incamerare acqua che servirà al distacco dell’endometrio; acqua e tessuto endometriale formeranno la vera consistenza del flusso mestruale.

In entrambi i casi il temporaneo aumento di peso (spesso accompagnato a tensione mammaria e a senso di gonfiore generale) scompare al termine dell’ovulazione o dopo il primo giorno di mestruazione.

QUANDO SI USANO FARMACI L’APPETITO CAMBIA E SI AUMENTA DI PESO

Esistono alcuni farmaci che agiscono bloccando il processo infiammatorio ma anche sul peso della persona: si tratta degli antinfiammatori steroidei o cortisonici. Molte persone li usano, anche quotidianamente, per problemi di salute piuttosto importanti, e quando non è possibile rinunciarvi bisogna fare i conti con i loro effetti collaterali: uno fra i tanti è l’aumento del senso di fame (e i disturbi del sonno, legati anch’essi alla regolazione del peso corporeo e delle funzioni metaboliche); altri effetti da tenere in conto sono la ritenzione dei liquidi nei tessuti e l’accumulo di tessuto adiposo sul volto nel collo e nell’addome.

I farmaci antinfiammatori steroidei agiscono bloccando la sintesi delle prostaglandine pro-infiammatorie, responsabili di edema, eritema e dolore; nei primi tre giorni di assunzione assolvono perfettamente queste funzioni ma a partire dal quarto giorno ecco comparire il ventaglio degli effetti collaterali descritti prima e si crea una specie di circolo vizioso.

Come anticipato ho trattato solo alcune delle cause dell’alterazione repentina del peso. Nel mio prossimo libro, in uscita a ottobre, tratterò ognuno degli argomenti citati in maniera capillare e descriverò esempi specifici e soluzioni semplici e pratiche. L’alimentazione è solo uno degli strumenti per mantenere un buono stato di salute, e sarà mia premura affrontarli integralmente. Nel frattempo confido nell’utilità di questo breve articolo e nella possibilità che possa essere condiviso.

Ringrazio Johnson Saddi per le bellissime immagini concesse per la realizzazione dello stesso.

Articolo di Caterina Civallero

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Concerti: I solisti dell’Orchestra Jazz Siciliana al Tempo Latino Festival di Toulose (Francia)

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Daria Biancardi e OJS diretta dal Maestro Domenico Riina

I solisti dell’Orchestra Jazz Siciliana invitati a suonare con la Pacific Mambo Orchestra al Tempo Latino Festival di Toulose in Francia

Daria Biancardi e OJS diretta dal Maestro Domenico Riina 1

Grande riconoscimento internazionale per l’Orchestra Jazz Siciliana e dei suoi solisti.  Il Brass Group, dopo il successo del Sicilia Jazz Festival, continua le sue attività anche all’estero. Dopo l’inaugurazione della Jazz Section del Brass Group, all’interno di Palermo Classica affidata ad un nome d’eccellenza nel panorama internazionale latin-jazz, Christian Tumalan, vincitore del Grammy Award nel 2014 con la Pacific Mambo Orchestra, viene siglato un accordo oltre i confini nazionali. Tra Tumalan ed il Brass Group è nata già da un paio di anni una perfetta sintonia musicale, grazie alla sua esibizione al Real Teatro Santa Cecilia con l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal Maestro Domenico Riina. Un grande successo per l’Orchestra Jazz Siciliana  che ha ricevuto l’invito da parte del noto pianista e direttore d’orchestra Christian Tumalan, nominato nel prestigioso #39-mo Annual Jazz Station Awards, a suonare con la Pacific Mambo Orchestra al Tempo Latino Festival di Toulouse, in Francia. A salire sul palco della kermesse musicale internazionale saranno tre solisti della OJS: Ninni Pedone (sax baritono), Faro Riina (3° tromba) e Salvo Pizzo (2° trombone). Grande soddisfazione da parte di tutta l’Orchestra Jazz Siciliana per aver ricevuto un invito di tale prestigio che vedrà i solisti suonare a fianco di artisti internazionali della Orchestra vincitrice del Grammy Awards, per il miglior album di latin jazz.

La storia ebbe inizio nell’autunno del 2020, quando Christian Tumalan si esibì con l’OJS per il concerto d’inaugurazione della stagione concertistica Brass in Jazz. Il direttore messicano, restò talmente colpito positivamente dal sound dell’Orchestra Siciliana che, alla prima occasione, causa l’assenza di tre solisti della Pacific Mambo, li ha richiesti alla Fondazione The Brass Group per coprire i tre posti rimasti vacanti per il festival di musica latin-jazz previsto in luglio in Francia.

Date una macchina a questo ragazzo | di Riccardo Massenza

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Esultanza Leclerc (storia SIlverstone 2019)

Silverstone, 14 luglio 2019, ore 12.00

Manca quasi un’ora al gran premio di Gran Bretagna di Formula 1. L’aria è pesante e quasi non respiro.

Ci avevano avvisato che sarebbe stata una giornata torrida e soffocante, dei possibili problemi che avremmo riscontrato durante la gara ma sono troppo concentrato su cosa mi aspetta da qui a poco…

Dopo la qualifica di sabato ho consolidato la mia terza posizione in griglia di partenza, appena prima del mio avversario più talentuoso e competitivo: Max Verstappen.

Fin da ragazzini ci divertivamo a battagliare sulle piste dei go kart. Conosco molto bene il suo stile di guida e la sua tenacia.

In passato abbiamo discusso per qualche sorpasso ardito ma, da quando siamo approdati entrambi in Formula 1, ci siamo divertiti sempre di più a lottare fino all’ultima curva.

I nostri duelli sono sempre stati al limite; oggi corro per la scuderia più prestigiosa che ci sia.

La cosa si fa seria. Non so se essere contento o se preoccuparmi ma quando indosso quel casco divento una persona totalmente diversa. L’adrenalina mi trasforma. Non posso più fare a meno di quella sensazione. Il battito del cuore accelera, le pupille di dilatano, perdo il contattato col mondo e il tempo sembra quasi fermarsi, sono in uno stato di estasi, ma cosciente.

«Charles, la macchina è pronta» mi comunica mio fidato ingegnere, Xavier. È la persona che mi è stata più vicino di tutti all’interno del team. È come un padre per me. È solare e la sua voce trasmette sempre calma, di enorme utilità specialmente nei momenti come questi.

Cammino in direzione dei box: sento in lontananza il rumore ovattato e inconfondibile, del motore e poi, la vedo: un rosso fiammante decorato ad intervalli da qualche scritta o logo, con quel cavallino nero avvolto da uno scudetto dallo sfondo giallo incastonato ai lati della macchina, in numero 16, non ho dubbi, è lei.

Prima di iniziare una gara mi piace trascorrere un po’ di tempo da solo con la mia compagna di viaggio. La osservo nei suoi dettagli più piccoli: le sue curve, i suoi spigoli, la livrea. Le giro attorno per contemplarla. Mi sento privilegiato di poter guidare un tale gioiello.

Il mio casco è appoggiato a fianco dell’abitacolo. Quasi mi perdo nel riflesso fugace sulla visiera.

Ci siamo: manca poco. Sono le 13.00, mancano solo 10 minuti al giro di formazione. Mi preparo in fretta per la partenza: mi sistemo la tuta, indosso gli auricolari, prendo di scatto quel casco e, una volta nell’abitacolo avverto la voce familiare e tranquilla del mio ingegnere.

«check radio, mi senti?» mi comunica dal muretto box.

«si, la radio è ok»

In griglia attendo il segnale dei semafori.

Il cuore mi batte all’impazzata: ho imparato a lottare contro questa sensazione ma il pensiero della gara mi opprime. L’attesa sembra eterna mentre gli ultimi piloti prendono ora posto in griglia dopo il giro di formazione.

[Telecronaca] La bandiera verde arriva proprio adesso: si accendono i semafori.

Uno… due… tre… quattro… cinque… inizia il Gran Premio della Gran Bretagna. Ottimo spunto di Lewis Hamilton e Valtteri Bottas…

Giro 1:

La partenza è andata bene come previsto: la gomma soft mi ha dato un buono spunto e ho mantenuto la terza posizione.

I problemi di degrado cominceranno dopo, ed è essenziale che mi allontani il più possibile da Max adesso, finchè posso.

Le due Mercedes davanti a me hanno avuto una miglior partenza rispetto la mia. Questo per la differenza di prestazioni della macchina, e lotteranno sicuramente tra di loro per conquistare la testa della gara.

«Verstappen dietro di te a 0.6 secondi»

Non sento le parole dell’ingegnere, tanto sono concentrato sulla mia guida: guardo di tanto in tanto negli specchietti se Max, che mi segue copia ogni mio singolo movimento. Quella sagoma nera e gialla come un’ombra alle mie spalle non mi lascia per nulla sereno. Si fa sempre più ingombrante, ma mi sforzo di guardare avanti, dove si sta consumando il primo grande duello della gara: Bottas si protegge dall’attacco all’esterno di Hamilton in curva 6, e riesce a rimanere in testa.

Quei due si stuzzicano in continuazione e di sicuro non hanno intenzione di smettere.

Giro 11:

Purtroppo, nonostante il set di gomme più performante, non sono riuscito a staccarmi da quella sagoma.

«Gap da Verstappen dietro di te: 0.4 secondi». Questa diventerà una comunicazione ricorrente durante la gara, le condizioni delle gomme non sono di certo migliorate, la gara è solo iniziata, e poi avr-…

Mentre sono perso in questi pensieri vedo con la coda dell’occhio la parte anteriore della macchina di Max mentre prova un affondo in curva 4 all’esterno. Resto davanti. Mi accorgo che ha perso un po’ di terreno con quel tentativo di sorpasso e posso restare tranquillo per un po’. Ma al rettilineo prima di curva 6, grazie alla scia e al DRS, si avvicina notevolmente e a curva 8 ricomincia quell’inseguimento disperato.

Dietro di lui, il mio compagno di scuderia, Sebastian Vettel ha appena tentato un sorpasso, approfittando dell’occasione che Verstappen ha perso terreno, ma nulla da fare.

Il caldo non diminuisce, non mi sento così reattivo e concentrato come all’inizio, ma devo tenere il ritmo. È facile distrarsi e perdere la concentrazione, e al minimo errore si rischia di finire la propria gara, tutto nel giro di attimi.

Giro 14:

«Charles, mi serve “Alpha posizione 46 off”, “Alpha 4-6 off” e dammi informazioni sui pneumatici appena puoi»

«Ricevuto, le gomme si stanno esaurendo… sto perdendo trazione all’uscita di molte curve, tenete i meccanici pronti». Come c’era da immaginarsi il caldo di oggi non è ottimale per la durata dei pneumatici. Inoltre, il degrado delle gomme posteriori è stato più veloce del previsto. Di sicuro dobbiamo continuare a lavorare sull’ala posteriore.

«Ok, box questo giro… e confermami il pit stop Charles»

«Ricevuto, confermo il pit stop»

Charles Leclerc e Max Verstappen entrano hai box insieme, ora è tempo per meccanici di fare il loro lavoro, perchè potremmo vedere uno scambio di posizioni se i meccanici della Red Bull sono più veloci di quelli della Ferrari…

Leclerc si ferma per primo, vengono montate le gomme medie per lui… gomme media anche per Max Verstappen e guardate! Sono ruota a ruota nella pit lane, ma Max Verstappen è avanti di poco più di un metro e Leclerc lo deve lasciar passare! Incredibile lavoro dei meccanici della Red Bull!

NO! Come è possibile?! Come faccio adesso a passarlo?! non sono veloce quanto lui.

Ha sbagliato la curva! Ed è andato lungo! Le gomme nuove e fredde non gli danno l’aderenza che vuole e sta avendo difficoltà.

Verstappen va lungo! E Leclerc passa in curva 4! Un sorpasso clamoroso, ma non è finita…

Guardo nello specchietto di destra, ora in quello di sinistra, è incollato. Mi sposto per avere l’interno in curva 6, vedo che Max si sta avvicinando sempre di più e mi ha già affiancato, tiro così la staccata e prendo la traiettoria di gara per stare davanti a lui.

«Verstappen si sta lamentando di problemi di aderenza con il suo ingegnere…»

Decisamente è una delle gare più entusiasmanti e belle della mia carriera in Formula 1, ma spero tanto che la mia macchina mi permetta di vincere questo duello: ultimamente non la sento così presente come qualche settimana fa. È imprevedibile, il che mi complica la guida.

Max, invece, ha appena cambiato il motore e la sua auto è sicuramente più performante nei rettilinei.

Ho lottato tanto ieri in qualifica e non posso di certo arrendermi adesso. Sto dando il meglio di me e guido già al limite, cercando di ricavare il massimo dalla macchina, la mia amata rossa. Quel rosso che simboleggia la passione, la forza, l’amore e la voglia di migliorarsi.

Il rombo del motore si fa sempre più sordo e tutto sembra rallentare, ma mentre sono  immerso nelle mie considerazioni vengo riportato alla realtà dal solito martellante team radio: «Verstappen dietro di te a 0.8 secondi»

Giro 17:

Arriva ancora Verstappen in curva 6! Come ha fatto a non tamponare la Ferrari mentre si stava spostando verso l’esterno?! Battaglia incredibile tra Verstappen e Leclerc!

Per un attimo penso, guardando nello specchietto di destra, che mi può tamponare. Sento dal mio abitacolo la frustrazione di Max perchè non riesce a sorpassarmi.

Anche lui sta guidando al limite: ogni tanto vedo una colonna di polvere alzarsi dietro quando tocca appena la ghiaia, o sento quel rumore stridulo della gomma che striscia sull’asfalto quando subisce un bloccaggio.

In questo duello sta dando tutto quello che ha, ma per adesso resisto. Non so quanto potrò durare ancora: non posso usare troppo carburante, altrimenti non finirò la gara, e devo preservare le gomme, che già stanno iniziando a deteriorarsi per lo stile di guida aggressivo.

Giro 19:

Negli ultimi giri Max è rimasto incollato e si è fatto vedere di tanto in tanto durante le staccate per mettermi pressione.

Charles stiamo pensando al piano C»

«ricevuto»
Il mio ingegnere ha continuato a tenermi informato sul distacco da quella stressante compagnia: «Verstappen a 1.2 secondi… 1.0 secondi… 0.5 secondi… 0.3 se-»

Non ho fatto in tempo a sentire l’ultima comunicazione. Max sembra scomparso dagli specchietti. Evidentemente cerca di affiancarsi sul rettilineo che porta a curva 15, provo immediatamente a spostarmi a destra, per prendere l’interno, spingendolo quasi sull’erba. Eppure in un qualche modo, non so come, sono riuscito a restargli davanti passando dall’esterno.

La mia macchina non è decisamente in forma, perde trazione all’uscita delle curve e fa fatica in rettilineo.

Giro 20:

«Attenzione, bandiera gialla in curva 16, Giovinazzi è andato in testa-coda ed è fermo nella ghiaia, sarà Safety Car»

«Rientro ai box?»

«No, negativo, la finestra di pit stop è chiusa»

«Ma Verstappen rientra. E poi ci raggiungerà!»

Non ho alcuna risposta a quel mio messaggio.

Intanto sento in lontananza il suono squillante degli auto parlanti del circuito: “Verstappen entra ai box per il pit stop, ma Leclerc resta fuori…”

Giro 21:

«Le gomme sono usurate, sicuri di non voler fare il pit stop?»

«Pensiamo che non fermarci sia la migliore strategia»

«Ma mi sorpasserà! Lui adesso ha un set di gomme nuove e non riuscirò a tenerlo dietro di me per molto, non possiamo aspettare!»

«Ricevuto, stiamo decidendo, ti facciamo sapere…»

Per il secondo giro Leclerc decide di restare in pista e di non fermarsi per cambiare le gomme…

Giro 22:

«Ok, box in questo giro»

«*****! È troppo tardi ora! *****! Ohhh mio Dio… ricevuto»

«Conferma per il pit stop, Charles»

«Confermo»

«*****! abbiamo perso la posizione»

«La gara è ancora lunga, tutto può succedere, stai concentrato»

Sono furioso. Come hanno fatto a non capire prima qual era la scelta giusta da fare? Incredibile!

Giro 24:

«La Safety Car rientra in questo giro, Safety Car in questo giro… la gara sta per riprendere»

Lo sapevo che bisognava rientrare ai box subito! Adesso sono in 6° posizione e la gara è rovinata: Verstappen è 5°, davanti al suo compagno di squadra, Pierre Gasly, ma probabilmente chiederà al team di scambiare le posizioni e poi si ritroverà in 4°.

Per adesso comunque nulla di rilevante sembra accadere.

Verstappen è andato lungo in curva 15 e ho una grande possibilità: ho un’uscita migliore nel rettilineo che porta alla “S” di curva 16 e 17, mi porto all’esterno prima di frenare e cercare di passarlo…

Si toccano! Leclerc dà una ruotata a Verstappen che viene accompagnato fuori a curva 17 e 18, ma riesce a restare davanti al ferrarista.

Spero di non aver causato guai con quel contatto, ma la macchina sembra ok. Chiedo  comunque l’opinione degli ingegneri.

«controllate la sospensione anteriore sinistra… si comporta in modo anomalo»

«dai dati tutto sembra ok, non vediamo nulla di danneggiato»

Quella sensazione sembra essere sparita, era probabilmente una mia paranoia dovuta al caldo, pensavo.

Era necessario assumersi il rischio.

Come prevedevo, Gasly ha ceduto la posizione a Verstappen, che ora può allontanarsi… se solo mi avessero dato ascolto prima!

La gara si è trasformata in un incubo, per colpa del team adesso mi trovo lontano da Max e le speranze di un podio sono minime.

Ho paura di non farcela. La voglia di gareggiare, viene meno.

In questo abitacolo sono come un leone in gabbia… se solo mi avessero ascoltato!

Ciononostante continuo a lottare con le unghie e con i denti sperando che qualcosa accada, come dice sempre il mio ingegnere.

In queste situazioni penso a quel cavallino rampante stampato sulla mia auto, mi ricorda perchè sono stato scelto e mi dà la forza di continuare. Riesco quasi ad immaginare la mia Ferrari che lavora come un tutt’uno: ogni singola goccia di benzina che viene bruciata ed alimenta i pistoni, il cambio che inserisce le marce, le pinze dei freni e il volante che guida il tutto.
Non sembra più di guidare una macchina, ma sento di farne parte, come se stessi indossando un vestito.

Giro 36:

«Ok Charles, stai facendo un ottimo lavoro col mantenimento delle gomme»

Ho fatto finta di non sentire quella comunicazione via radio, pensando che sia un altro tentativo per farmi dimenticare il loro sbaglio di prima. Un tentativo di calmare i miei nervi tesi, quando il mio unico obiettivo ora è di poter sorpassare Max e ritornare in 3° posizione.

Questo il momento di prendersela con gli ingegneri al muretto box? Dopo tutto fanno del loro meglio per farmi ottenere il miglior risultato possibile. Avrebbero dovuto ascoltarmi comunque… scuoto così la testa come se volessi scacciare quel pensiero, che era divento una compagnia scomoda tanto quanto Max prima.

Davanti a me c’è sempre Gasly, che ha qualche problema con i pneumatici. È lento nelle curve. Per questo sono riuscito ad avvicinarmi molto nella parte di guidato del circuito, ma non sono abbastanza veloce in rettilineo per passarlo. Nonostante il DRS.

Per prendere la 5° posizione devo inventarmi il sorpasso da qualche altra parte… in curva 3 sembra avere molte difficoltà, ma è estremamente rischioso e nessuno è mai passato da lì. Però non ho altra scelta.

Leclerc si avvicina sempre di più dopo curva 2, prova un sorpasso all’esterno di curva 3!

Ma lì non si può passare, lì non si può passare e lui passa!… Lui passa! Un sorpasso straordinario su Pierre Gasly, che capolavoro. Date una macchina a questo ragazzo! emozione pura!

«Grande sorpasso Charles, il prossimo è Verstappen, vai a prenderlo»

Giro 37:

«Charles stiamo pensando a target più 0, e SOC 7, SOC 7»

«Verstappen davanti a te: 5.2 secondi»

È un distacco enorme, pensavo, specialmente per le condizioni della macchina, mancano ancora 15 giri, ma non sono molti.

Gasly non è più un problema, non ha un grande passo, ma neanche la mia macchina ha tante possibilità di poter raggiungere Max.

Non mi sarei accorto di guidare se non fossi stato investito da una nube di fumo bianca in curva 16: non riesco a vedere cosa succede… riconosco due sagome di macchine nella ghiaia. Mi avvicino e riconosco quelle ombre che fino a prima erano nascoste in quella nebbia fitta: la Ferrari del mio compagno di squadra e la Red Bull di Max Verstappen!

Incredibile! Che gioia! Sono finalmente ritornato in 3° posizione. Eppure il sogno dura poco: il pensiero che la gara di Sebastian è rovinata mi ha quasi fatto sentire in colpa di aver toccato con un dito il podio.

E poi, si saranno fatti male? Raramente la gente si ricorda che la Formula 1 è pericolosa, nonostante le auto siano molto più all’avanguardia.

«Stanno bene?»

Nessuna risposta.

«Stanno bene?!» Chiedo preoccupato.

Io e Max siamo grandi rivali fin da quando competevamo nei campionati minori, ci siamo ritrovati in situazioni pericolose, ma mai quanto oggi in Formula 1. Gli incidenti accadono, è inevitabile. Negli anni abbiamo imparato a prevederli e ad evitarli, per quanto possibile. Mi dispiacerebbe moltissimo perdere così un avversario, un rivale, ma soprattutto un amico.

La mia natura umana ha preso il sopravvento e ha sostituito quella da pilota. Ho provato una sensazione strana, cos’era? non saprei descriverla, sentivo un grosso disagio dentro nel pensare di non poter rivedere più Max. Siamo ancora giovani, non abbiamo neanche 25 anni. Abbiamo ancora molto da condividere in questo nostro viaggio assieme, vogliamo ancora lottare tra di noi, divertirci.

«Si Charles, stanno bene. Sebastian è riuscito a continuare la gara, anche se ha forse danni all’ala anteriore. Ora concentrati sulle fasi finali della gara»

«Oh, per fortuna. Mi spiace molto per Seb»

Giro 52:

«Ok Charles, ultimo giro»

«ricevuto»

«Bandiera a scacchi… ottimo lavoro, ottimo lavoro»

«Grazie ragazzi! Grazie a tutti, sono molto felice di essere riuscito a salire sul podio oggi la macchina non era perfetta, ma sono fiducioso che capiremo l’origine del problema»

«Hamilton ha vinto, seguito da Bottas in seconda posizione e tu chiudi il podio»

«Seb? È riuscito a finire la gara nonostante i danni?»

«Sebastian ha finito la gara, ma è arrivato 15°, ha dovuto fermarsi ai box per cambiare l’ala anteriore… grazie di tutto, grazie per averci regalato questo magnifico spettacolo»

«Mi sono divertito molto oggi. *****! Mi dispiace moltissimo per Seb, concentriamoci adesso sulla prossima gara per recuperare i punti persi di oggi, continuiamo a lavorare come abbiamo sempre fatto»

Sono soddisfatto della mia solida 3° posizione. In questi mesi ho cercato di inseguire la mia prima vittoria in Formula 1.

In Bahrein, dopo aver conquistato la mia prima pole position, avevo la gara sotto controllo, sempre in prima posizione. Purtroppo per un problema al motore sono stato costretto a finire 3°.

Poi è avvenuta l’Austria: ho perso la testa del Gran Premio negli ultimi giri, dopo aver conquistato la pole il sabato dominando fin dal primo giro. per colpa di un sorpasso di Max in curva 3, dove, sono forzato fuori dalla pista con una ruotata in modo scorretto.

Ho dato tutto quello che avevo, ma per un motivo o l’altro, non sono riuscito ancora a vincere una gara. Mi dispiace di continuare a deludere il team.

È molto frustrante avere una macchina come la Ferrari e non farcela.

Puntavo a vincere già nelle prime fasi del campionato.

Sono sempre stato ad un passo del gradino più alto del podio, ma sembra che per adesso non sia destino…

Ultima nota dell’ingegnere Xavier: Il ragazzo non poteva ancora sapere quello che sarebbe successo a Spa, in Belgio il 1° settembre, e poi a Monza, una settimana dopo ancora…

Stelle di fine luglio| di Pierelena Flaviana Fusi

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Sarà una settimana di stelle!

Qui nel bollettino tracceranno novelle.

A partire dal cielo che è  sereno

e dalla volta celestiale, non solo serale.

 

Quando alzi gli occhi ti accorgi che là non tocchi,

non ci puoi arrivare, lo puoi solo osservare.

Nonostante tu voglia immaginare,

che prima o poi ci potrai andare,

ti rimanda beatitudine anche se sei in solitudine.

 

Così è  il ruolo delle stelle,

di illuminare la  pelle.

Riflettere dal cielo, ciò  che entra  in modo sincero.

 

Guardare all’insù è  poesia

sempre parla all’anima mia

Immagino ciò  che sta più in là,

ma in realtà, mi accontento della sua beltà,

perché  la serenità  che dà, nutre in profondità.

 

Basta restare a guardare e lasciarsi andare…

il resto lasciamolo pure passare!

Pierelena Flaviana Fusi

 

L’Alfabeto dell’Oltrecosmo|di Edoardo Flaccomio

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La fede, adesione incondizionata a idee, verità, fatti rivelati o soprannaturali, nasce in un’epoca non caratterizzata dal razionalismo illuministico. Oggi, di fronte alla necessità sempre più forte di comprendere ragionatamente le religioni, essa perde consistenza. L’esigenza di molti di ricercare le verità ultime nell’ambito di fedi religiose diverse dal Cristianesimo, evidenzia altresì la necessità di rincorrere altrove, ma sempre in campo sacro, ciò che nell’antico e nel nuovo testamento appare nebuloso o poco gratificante. Analogamente, il bisogno di verità spinge molti altri ricercatori a tuffarsi a capofitto nei vari campi dello scibile umano alla ricerca di risposte che diano un significato alla loro vita o alla vita in generale.

Tutti, bene o male, avvertiamo in profondità una sete di conoscenza, un’irrefrenabile voglia di rispondere a quesiti di natura esistenziale. Ciascuno a suo modo cerca nel proprio campo di coscienza una risposta che soddisfi o che acquieti l’ansia delle domande. In un certo senso il destino bussa al cuore e alla mente di tutti noi costringendoci a riflettere sui temi essenziali dell’esistenza. È come se dalle profondità dello spazio-tempo giungessero, oltre alla eco del big bang, i pensieri dei profeti concordi nell’affermare, in sintesi, che “giusto è colui che onora la propria esistenza portando a termine ciò che la vita gli ha assegnato”.

Sacro e profano denunciano entrambi fatti sacrosanti. Le leggi celesti splendidamente comprese dai grandi timorati di un tempo, riverberano velatamente nelle leggi della natura mirabilmente scoperte dagli scienziati. È possibile che uno dei due settori dello scibile umano possieda la chiave di volta per oltrepassare in fretta il baratro su cui siamo affacciati? È concepibile che uno dei due campi del sapere possieda la soluzione per evitare la nostra paventata estinzione come specie?

Non si tratta di mettere in dubbio l’utilità della fede a vantaggio della ragione o viceversa, bensì di prendere coscienza del fatto che fede e ragione perennemente separate finiscono col combattersi a vicenda, aumentando la confusione generale. Non si tratta di fondere totalmente i due enti dal pensiero opposto, semmai di farli dialogare, di farli accoppiare in base ad un archetipo ancestrale ben preciso: l’Unione degli Opposti o Qorban.

EDOARDO FLACCOMIO

 

Qorban significa letteralmente avvicinamento a Dio tramite sacrificio.