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Lucia Marcone, scrittrice e nonna con la penna | INTERVISTA

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Lucia Marcone

«Il dolore della vita massacrata mi ha portato a scrivere: c’è chi va dallo psicologo e chi abbraccia in silenzio la parola.» Lucia Marcone

Lucia Marcone

Ciao Lucia, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice?

Sono una nonna con la penna. Insieme alla scrittura sono una che fa le torte e la pasta asciutta, a volte anche la calza accanto al fuoco. Mi ritengo una scrittrice comune e senza glorie, non ho il dogmatismo del sapere universale, non mi ritengo una intellettuale ma una persona attenta ai sentimenti. Non sono laureata. Italo Calvino diceva: «Non giudicatemi dai miei titoli di studio ma per ciò che avete di me sotto i vostri occhi.»

Chi è invece Lucia Donna al di là della sua passione per la scrittura e l’arte? Cosa puoi raccontarci della tua quotidianità?

La realtà femminile mi coinvolge umanamente per “la riprovevole povertà del nostro sesso”.

Come nasce la tua passione per scrittura e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura, la scrittura e l’arte nelle sue varie forme espressive?

La passione per la lettura, scrittura nasce dalla rabbia per non avere avuto mai una lira, negli anni dell’adolescenza, per acquistare un libro… già pesava sulla mia coscienza il costo dei testi scolastici. Le donne vanno fatte studiare – le parole benedette di mia madre.

Quindici anni, ero alle magistrali, lingua straniera francese. Un Natale: monetine regalate, rimediate. Non acquistai un rossetto, ma il mio primo libro – UN CERTO SORRISO – della Sagan, unendo passione per la lingua e la Francia, vissuta come un sogno.

Quando mi sposai furono due amori: un uomo meraviglioso e una libreria colma di libri.

Sono abruzzese, vivo sotto la cima del Gran Sasso, in un borgo epifanico. I primi miei maestri sono nati in questa terra misteriosa: D’Annunzio, Silone, Pomilio, Flaiano, Fedele Romani, i pastori-poeti, appena alfabetizzati. I pastori, umani vissuti nella piana di Campo imperatore e alle falde della Maiella in compagnia della  natura. “Noi delle terre alte degli Abruzzi siamo un popolo di visionari e poeti”. Lo scrisse Pascal D’Angelo, nato negli Stati Uniti da genitori abruzzesi emigrati nel 1910. Questi furono i primi maestri a me vicini, ripassati dopo i tempi dello studio.

Ci parli dei tuoi libri e dei tuoi scritti? Quali sono, come nascono, qual è l’ispirazione che li ha generati, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quali le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Le mie storie nascono dall’affabulazione, dalla memoria, dalla comunicazione, dal racconto, “Amo il c’era una volta” e scrivo la vita passata, sollevo i veli scuri del tempo che fu, con le durezze, i dolori, le privazioni.

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre li scrivevi?

Se ami scrivere e ascoltare qualsiasi altra forma di arte ti prende. Amo la natura, la montagna, gli uomini, i ricordi, le perdite e gli affetti. Sono il mio specchio. Apro la finestra e ho di fronte la cima del Gran Sasso: la simbologia dell’animo… scendere e salire, la pace beata, poetica di S. Francesco.

I destinatari dei miei libri sono gli studenti per comprendere come era il vive di una volta, (oggi i ragazzi non sanno di cosa si occupavano i loro nonni ) sono gli emigrati perché vi ritrovano il loro paese e le costumanze. Dovrebbero leggermi per la natura incontaminata che io ho descritto (la natura è bella ancor di più se la incontriamo scritta bene). Sulle mie pagine passa profondamente la violenza di genere, l’artigianato scomparso, il ricordo di come si realizzava il pane benedetto della casa, il modus vivendi legato a ciò che offriva la terra. I miei libri sono “il come eravamo”. Eravamo la pastorizia, la transumanza, l’abbandono della scuola, l’analfabetismo, l’emigrazione, il dolore che toglie e toglieva il sonno.

Una domanda difficile, Lucia: perché i nostri lettori dovrebbero comprare i tuoi libri? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarli.

Protagoniste dei miei libri sono le donne del mio territorio (la montagna) che vissero la favola amara del non esistere – LA DONNA NON È GENTE – (Armanda Guiducci). Donne legate alla terra, alla montagna, al carbone, alle bestie, anch’esse bestie da soma. Senza voce, sottratte alla storia, nutrite di botte, fame e freddo. Donne sconosciute da me consegnate alla storia di questa terra, donne mai disperate.

Per loro la miseria non fu mancanza di cose ma l’impegno per inventarsi la vita e farne cultura.

La cultura nasce anche dalla capacità dell’uomo di adattarsi all’ambiente, ma le donne intuivano che la loro vita era derubata di qualcosa, i diritti, lo studio, l’istruzione: non avevano mai attraversato un portone di una scuola.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

Come riconosco la bellezza? La bellezza è dentro di me per prima e se così non fosse non la sentirei: la bellezza è dappertutto, la devo sentire anche senza guardarla.

Tra queste mura ascolto il frangere degli anni / i sospiri delle donne/ i pianti dei bambini che hanno fame/ le storie di chi è tornato dalla guerra. (L. M.)

Io sono figlia della guerra, il pezzo di pane caduto a terra, raccolto si baciava… con garbo. La bellezza per prima è “garbo” se sento la bellezza la riconosco in tutto il mondo. Io che non ho girato il mondo, l’ho incontrata sui libri.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

La scrittura è impegno verso me stessa, è rigore, appagante verso la mia anima che si consola dopo aver creato una bella pagina, è atmosfera morale ed emotiva di un luogo, una persona, un animale, un ricordo. Non credo alla fortuna. Oggi tutti scrivono e se hai un nome importante puoi scrivere anche la nota della spesa e avrai fortuna, perché sei un buon predicatore, perché hai alle spalle sponsor, immagine sociale e perché no, anche la politica. La letteratura oggi è offuscata da valori venali. (Nella mia città per partecipare ad un incontro con una famosa scrittrice siciliana: argomento “la buona scrittura”, ho pagato cinquanta euro … per un incontro pubblico con uno scrittore campano sull’arte dell’incontrare e raccontare i paesi e i luoghi, quaranta euro!).

Io per stampare i mie libri ho dovuto privarmi di tante cose.

È difficile che il testo ultimo di un grande nome contemporaneo mi faccia corre in libreria.

Preferisco i grandi del passato, testi di riflessioni, ricerche, messaggi.

Ho adorato e adoro Virginia Woolf, le sue pacate verità, il suo impegno sociale, il suo percorso interiore, le sue pagine scritte, dilatate, come un ricamo. A noi donne disse  – scrivete ciò che volete se le vostre parole vivranno un giorno, un anno una vita, nessuno può dirlo, sarà il tempo a decidere.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

L’ho ascoltata… la mia DONNA DI CARBONE è alla quarta ristampa. Non ho UNA STANZA TUTTA PER ME, scrivo in cucina mentre una pentola bolle sul fornello… intanto bolle anche la mia testa. Mettete il catenaccio alla porta diceva la Virginia, altrimenti fuggiranno i personaggi, poi nella vostra intimità capiranno che accogliete, li amate, allora si accosteranno a braccia aperte, aiutandovi persino sui tasti della macchina da scrivere. Intanto nasce il sogno delle mie parole e avrò così la possibilità di dilatare molti rivoli della vita che a volte diventano tempeste.

Noi siamo quello che scriviamo, i nostri personaggi avranno il nostro carattere, persino i colori che più amiamo: il testo deve contenere verità.

«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Se leggo un libro dalle pagine cerco sapori, odori, un libro mi deve far salire la febbre nella testa. Da un libro vorrei tutto: messaggio, storia e bella scrittura. La scelta di un libro è personale, non amo la politica e la storia, raccontata in falso modo dove i fatti accaduti diventano un pretesto per giustificare il proprio reale. Forse l’ho già detto, preferisco i grandi del passato, oggi, da molti grandi nomi contemporanei “cade la cenere” sulle mie mani e non riesco ad andare oltre.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?

Il dolore della vita massacrata mi ha portato a scrivere: c’è chi va dallo psicologo e chi abbraccia in silenzio la parola.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Tre libri da leggere ? Dipende anche da chi legge, mio marito amava i grandi tomi gialli e di azione. Siamo in un tempo duro e non ricordiamo… consiglierei LORDA di Gian Antonio Stella, un testo per capire quando anche noi eravamo emigranti, non è vero che eravamo i migliori, ha un sottotitolo, discriminante: oggi siamo tutti figli del mondo. Dal libro è stato tratto un film di successo. Ancora consiglierei L’Idiota di Dostoevskij, un uomo condannato dalla società per la sua troppa bontà, come il Cristo sulla croce. Un lavoro “difficile e seducente” disse l’autore mentre lo scriveva.

Infine consiglierei tutti i libri della Wolf i saggi, i romanzi le lettere, il diario.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

Tre film da vedere? FURORE dal grande romanzo di Steinbec. Attualissimo, una storia di umani in cerca di pane, speranze  e terre promesse: l’emigrazione.

LA DONNA DI GILLES, ambientato in Belgio, la protagonista Elisa moglie di un operaio che lavora negli alti forni di ferro, l’uomo ha una storia d’amore con la sorella di sua moglie: tradita, svuotata Elisa non regge al tradimento, si suicida buttandosi dalla finestra. La violenza, la distruzione di una  donna in questo film non manca.

UN BORGHESE PICCOLO PICCOLO”. Tra i cento film migliori da salvare (dalla rete). Il film rappresenta questo nostro tempo in cui è sempre più difficile vivere: un tempo di sconfitte, le donne uccise, invalidate. Il tempo della rabbia: gli studenti picchiano i professori, i vecchi muoiono da soli, le donne massacrate dagli uomini fragili che non accettano sconfitte, dentro le istituzioni si urla come al Grande Fratello, il commercio della droga è il più consistente in questa nostra Italia, supera tutto il resto. Mi fermo, perderei me stessa: sono una donna di pace.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?

Voglio dire a chi leggerà… se leggerà questa intervista, che la cultura mi ha portato avanti nella vita curando persino la mia salute fisica, mi ha accompagnata fino agli anni senili e mi dispiace andarmene… vorrei finire con le scartoffie sparse… mie naturalmente. Intanto batto sui tasti per non morire dentro. La scrittura, se non mi tradirà la mente, è una passione che potrei esercitare fino a cento anni.

Il mio ultimo edito, IL CANTO DELLE CREATURE, è sulle dipendenze, ambientato dentro una comunità terapeutica per ragazzi difficili, altri con problemi di droga. Mi porta in giro nelle scuole con la speranza di lasciare un segno, un esempio, una informazione. E brontolo – L’INFORMAZIONE DROGA DEVE DIVENTARE MATERIA SCOLASTICA. Nel 2014 sono state individuate più di cento nuove sostanze, molte micidiali, da portare alla fine della vita i nostri giovani. Bisogna informare, parlarne. “Se sono dentro un problema e non ne parlo, il problema si rafforza e poi mi uccide. Poi mi accorgo che un dolore, una storia, una parola, una situazione sono già stati portati violentemente alla luce dalla cronaca. (La ragazza di Macerata, Pamela fatta a pezzi). Doloroso silenzio. Affidiamoci all’anima, alle nostre esperienze. Affidiamoci ai sentimenti di mamme, antichi e nuovi, vissuti, rivissuti, patiti, scorticati. Per noi, del resto, è la prima volta e non si può fare altro. Spaventarsi e perdersi anche noi mamme” L.M. ( da Il canto delle creature).

“(MI viene da continuare argomento DROGA… forse fa comodo avere i figli rincretiniti… come successe in America con i neri che si ribellarono li drogarono tutti.

Lucia Marcone

https://www.facebook.com/lucia.marconedi

I libri:

Lucia Marcone, “La sposa scalza”, Independently published, 4° edizione, 2022:

 

 

Lucia Marcone, “La donna di carbone”, Independently published, 4° edizione, 2021:

 

Lucia Marcone, “Il canto delle creature”, Gruppo Albatros Il Filo, 2021:

 

Lucia Marcone, “Qualcosa di inverno”, Artemia Nova Editrice, 2017:

 

Lucia Marcone, “La matta poesia”, La Cassandra editore, 2008:

https://www.amazon.it/matta-poesia-Lucia-Marcone/dp/889557902X/ref=sr_1_1

 

Biografia di Lucia Marcone:

Lucia Marcone è nata a Teramo, vive tra Roma e le pendici del Gran Sasso dove ha una casa che lei definisce “la casa dell’anima”. Si avvale nel suo percorso culturale di oltre quaranta attestati di merito, rilasciati da associazioni culturale qualificate e qualificanti: la Casa Internazionale della Donna – Roma; Amnesty International – Macerata – Mai più violenza sulle donne; Club Unesco di Tolentino – Giornata internazionale della poesia; LITA – Libera associazione per la tutela dell’anziano – Milano.

Ha pubblicato: LA DONNA DI CARBONE, alla quarta ristampa, disponibile su AMAZON

LA SPOSA SCALZA  – seconda ristampa disponibile su AMAZON

LA MATTA POESIA- con il contributo pari opportunità regione Abruzzo.

Ha scritto e curato per la Casa-famiglia- NIDO FOCOLARE in cui ha svolto volontariato quindici anni – UN BAMBINO PER LA FEDE

QUALCOSA D’INVERNO – Raccolta di liriche

Tre corti di carta – I BAGAGLI , ricordi di una donna di vita.

LA NOSTRA POLVERE NEL VENTO, quando la vita è finita.

LA BARCA DI FILIPPO, io il  mare e il mio bambino.

Maggio 2021 pubblica – IL CANTO DELLE CREATURE, testo sulle dipendenze.

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Concerti: Il Brass Group mette in scena il Jazz Tzigano. Paulus Schäfer il 2 e 3 dicembre ore 19.00 e 21.30 al Real Teatro Santa Cecilia

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Paulus Press photo zg by Owen Clarke Photography (Grandi)

Il Brass Group mette in scena il Jazz Tzigano. Paulus Schäfer, il chitarrista erede del grande genio musicale Django Reinhard, sul palco col suo trio. 02 e 03 dicembre ore 19.00 e 21.30 – Real Teatro Santa Cecilia

Paulus Schäfer viene paragonato a livello mondiale al gigante del jazz tzigano, Django Reinhard, il chitarrista che ha segnato in modo indelebile l’evoluzione del jazz europeo e americano del Novecento. Grazie infatti alle particolari vibrazioni delle sue corde, l’artista internazionale raggiunge livelli di sviluppo armonico e virtuosismo compositivo uniche del jazz tzigano. Schäfer si esibirà in trio con il concerto “From Django to now” per Brass in Jazz venerdì 2 e sabato 3 dicembre  con doppio turno alle ore 19.00 e 21.30 al Real Teatro Santa Cecilia. Sul palco con lui Carlo Butera alla chitarra e  Mattia Franchina al  contrabbasso.

Paulus Schäfer è figlio di una autentica tradizione tzigana e le corde della sua chitarra seguitano a vibrare lungo il solco di continuità che il grande Django Reinhardt, espressione massima del gipsy jazz, aveva cominciato a tracciare circa cento anni fa, quando ebbe l’intuizione geniale di fondere temi, suoni e ritmi della cultura zingara col jazz degli anni Trenta, musiche entrambe nate e sviluppatesi ai margini delle culture ufficiali. Schäfer è nato nel 1978 a Gerwen, un villaggio dell’Olanda che ospita una folta comunità gitana di etnia Sinti, la stessa che ha dato i natali ai cugini Rosenberg, Jimmy e Stochelo, due tra i più famosi chitarristi di questa speciale musica. Cresciuto nell’ineludibile culto di Reinhardt, il chitarrista ha avuto ottimi maestri in Wasso Grünholz, una leggenda all’interno della comunità Sinti, e nei cugini Rosenberg. Da oltre vent’anni alla testa della Gipsy Band, Schäfer si è imposto come talento tra i più brillanti della sua gene razione, avviando collaborazioni prestigiose con celebrità del calibro di Al Di Meola e Biréli Lagrène. “Into the light” è l’esordio discografico del 2002, cui seguono altri album di successo, l’ultimo dei quali è “Letter to Van Gogh”. Pur procedendo nel solco di una enorme e dichiarata ammirazione per Django Reinhardt, la personalità del suo stile e la cantabilità delle sue corde fanno di Schäfer uno dei musicisti più importanti per lo sviluppo contemporaneo del jazz tzigano.

Musicista molto richiesto, infatti si trova spesso a condividere il palco con artisti come The Rosenberg Trio, Biréli Lagrène, Stochelo Rosenberg, Al Di Miola, Fapy Lafertin, Stephane Wrembel, Jimmy Rosenberg, Tim Kliphuis, Feigeli Prisor, Andreas Öberg , Olli Soikkeli, Gonzalo Bergara, Ritary Gaguenetti, Jan Kuiper, Jan Akkerman, Damir Kukuruzović. Paulus ha un suono particolare, facilmente riconoscibile. Sebbene tutti i suoi album siano fedeli a un suono Gipsy Jazz/Swing distintivo, cerca sempre di renderlo più moderno. Questo non solo per ampliare i propri orizzonti, ma anche per realizzare un suono Gipsy Jazz più rappresentativo per il nostro secolo. Nel 2013 è stato premiato dal Sig. Akimov dell’International Guitar Festival “The World of Guitar” (Kaluga – Federazione Russa) per il suo “contributo speciale allo sviluppo contemporaneo di Gypsy Jazz”.

E’ possibile acquistare online i biglietti collegandosi al sito www.bluetickets.it o tramite i due punti di prevendita, uno presso il Real Teatro Santa Cecilia (Piazza Santa Cecilia n. 5 – 90133 Palermo – 091\ 88 75 201, 091 88 75 119, dal martedì al sabato a partire dalle 9.30 sino alle 12.30, ed un altro presso Santa Maria dello Spasimo (Via dello Spasimo, n. 15 – 90133 Palermo – 091 77 82 860, 091 77 82 861) dal lunedì al venerdì a partire dalle ore 15.30 alle 19.30.

Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 – 334.7391972, info@thebrassgroup.it, www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup.

www.bluetickets.it 

Stagione “Brass in Jazz 2022-2023”

Il libro: Un tuffo emozionante nelle storie di tutti giorni | Le “Novelle brevi di Sicilia” recensite da Giuseppe Storti

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“CTL editore”, Livorno, “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione, aprile 2022,

Le Novelle brevi, anzi, brevissime, di vita di Sicilia, di Andrea Giostra rappresentano una full immersion nelle piccole storie di tutti i giorni, descritte in maniera semplice ma toccante: a tal punto che il lettore sembra essere proiettato sul set di un film dove rivive insieme all’autore quella stessa esperienza che poi ha tradotta nella scrittura, dandogli dignità e profondità di un testo scritto.

La vita vera va raccontata, dopo averla vissuta, proprio perché di essa rimanga una traccia, da non disperdere con la perdita della memoria. Parafrasando le parole di Annie Arnaux Premio Nobel per la letteratura 2022, con il libro “Gli anni”; occorre a tutti i costi: “salvare qualcosa del tempo in cui non saremo mai più”. E l’unico modo per farlo è scrivere e raccontare le nostre piccole storie dopo averle vissute. E ciò che fa Andrea Giostra consegnandoci un mirabile spaccato di vita quotidiana, nella stupenda terra di Sicilia, descrivendo i personaggi e le loro storie come un regista del cinema realista. Giostra lascia nelle sue intenzioni che sia il lettore a dare un senso ed una morale alle sue novelle brevi. Ed in effetti le sue storie hanno sia un senso che una morale. Il senso è quello della vita di tutti i giorni che scorre con le nostre vite, e la morale è che le nostre piccole storie hanno una loro dignità che va rappresentata in forma scritta, perché solo la scrittura può rendere immortale ogni cosa.

(Giuseppe Storti)

Chi è Giuseppe Storti?

Giurista di professione, giornalista e critico letterario per passione:

Sito Web:

https://giusto1960.wixsite.com/website

Pagina Facebook utente:

https://www.facebook.com/giuseppe.storti.505

Rubrica: “Riletti per voi” | di Giuseppe Storti

https://mobmagazine.it/blog/category/rubriche/riletti-per-voi-di-giuseppe-storti/

Giuseppe Storti

DOVE LEGGERE O SCARICARE GRATUITAMENTE LA III EDIZIONE DELLE “NOVELLE BREVI SI SICILIA”:

https://andreagiostrafilm.blogspot.com/2017/09/novelle-brevi-di-sicilia-mia-nonna-vita.html

https://mobmagazine.it/blog/2020/01/3-libri-in-regalo-di-andrea-giostra/

QUALI LE CASE EDITRICI CHE HANNO PUBBLICATO IL LIBRO E COME ACQUISTARE ONLINE LA IV EDIZIONE DELLE “NOVELLE BREVI DI SICILIA”:

“CTL editore”, Livorno, “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione, aprile 2022:

https://www.ctleditorelivorno.it/product-page/novelle-brevi-di-sicilia

“Casa Cărții de çtiință” ed., Cluj-Napoca, Transilvania, Romania, settembre 2021. “Povestiri scurte din Sicilia”, IV edizione:

https://www.casacartii.ro/editura/carte/povestiri-din-sicilia/

“Biblios ed.”, Milano, dicembre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione:

 

“Rupe Mutevole ed.”, Bedonia (Parma), novembre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione:

https://www.rupemutevole.com/shop-online?ecmAdv=true&page=5

“La Macina onlus ed.”, Roma, ottobre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione:

https://www.amazon.it/Novelle-brevi-Sicilia-Andrea-Giostra/dp/8894261425/

https://www.lamacinamagazine.it/pubblicato-il-libro-novelle-brevi-di-sicilia/

“StreetLib”, Milano, agosto 2017, “Novelle brevi di Sicilia”, III edizione:

https://totembooks.io/products/9788826051369-novelle-brevi-di-sicilia?_pos=1&_sid=5fe4e489f&_ss=r

 

LE RECITE DELLE NOVELLE E DEI RACCONTI REALIZZATE DA 30 ARTISTI, ATTRICI E ATTORI:

Se invece il lettore volesse ascoltare i video-clip da YouTube o da Facebook Watch, con tutti gli artisti (sono 30 attori e attrici professionisti e semiprofessionisti) che hanno letto e interpretato i racconti e le novelle siciliani, li potrà trovare nei link a seguire:

“Audio-letture di oltre 120 Novelle e Racconti siciliani di Andrea Giostra” | Leggono 30 artisti: attrici e attori professionisti e semiprofessionisti:

da YouTube:

da Facebook Watch:

https://www.facebook.com/watch/124219894392445/434295254615223

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

INTERVISTE AD ANDREA GIOSTRA:

Interviste ad Andrea Giostra | Play List di YouTube:

Interviste ad Andrea Giostra | Play List di Facebook Watch:

https://www.facebook.com/watch/124219894392445/2499554480294100/

Elena e la casa dal cancello rosso, come Giorgia Meo racconta il concetto di cura e amore per il prossimo

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“Elena e la casa dal cancello rosso” è un racconto per bambini e ragazzi a cura di Giorgia Meo, edito da “I libri di Icaro” nel 2022 con le illustrazioni di Rocco Coluccia.
Vengono raccontate nel libro le avventure della piccola Elena: una ragazzina, vivace e intelligente che indaga il mondo che la circonda con grande curiosità e spirito d’iniziativa.

Il personaggio cardine della storia è quello di Elena, bambina graziosa la cui curiosità la spinge a compiere una serie di azioni, che la porteranno ad affrontare un viaggio fantastico senza pari. Al suo fianco, si staglierà un fidato amico a quattro zampe. La figura di Frisky, un cane randagio, la cui vita, prima era scandita da stenti e fame, appare al lettore come una sorta di insegnamento. Meo, racconta l’amore per gli animali, in maniera sapiente, spiegando con tenerezza e sagacia, di come, spesso, un amico a quattro zampe, possa risultare fatale per la risoluzione di eventi e della vita stessa. Attraverso Frisky, il lettore impara il concetto di “cura”, ovvero come sia necessario prendersi cura di un altro, senza chiedere mai nulla in cambio. L’amore per gli animali è un concetto molto ricorrente nel testo dell’autrice. Tutti i personaggi, infatti, sono appartenenti a diverse specie. Frisky sembra incarnare la fedeltà del mondo canino, la rana sembra il “so tutto io” e il gatto randagio, una figura il cui odio e indifferenza del mondo hanno spinto ad avere su la maschera del cattivo.

Il testo di Giorgia Meo, si erge a metafora della vita, su come infatti, il vero tesoro non è un qualcosa che può essere ricercato attraverso a mappe magiche e percorsi intricati, ma è qualcosa che abbiamo accanto, che aspetta di essere curato e amato. Sarà infatti, il fiore di Tilla, simbolo d’amicizia, a curare nel profondo la madre di Elena, venuta al mare, con la speranza che il suo malessere potesse svanire. Il fiore diviene quindi salvifico, e diventa il simbolo di un unione fatta di sforzi, risate, amore e viaggi, alla scoperta di una sola ricchezza, quella del cuore di chi si ama.

Il finale accattivante, permette a tutti i personaggi di tornare sulla scena narrativa, dove appunto, la loro presenza serve a dare un atto conclusivo ad un viaggio introspettivo senza pari, dove senza la presenza di uno, l’altro non può proseguire in maniera serena.

È un libro adatto ad una lettura ad altavoce, capace di riunire grandi e piccoli, intorno alle vicende di animali parlanti, fate colorate e giardini incantati.  E’ un testo dove il valore dell’amicizia e il grande senso etico fanno da padroni indiscussi. Un progetto che affonda le sue radici in questioni etiche, dove l’importanza di trasmettere ai più piccoli il valore della cura, dell’educazione, e dell’amore verso il prossimo, diviene il concetto principale.

Un libro quindi adatto ai più piccoli per la trasmissione di valori positivi, ma anche per i grandi, presi dalla frenesia della vita moderna, incapaci di starsene fermi a pensare, che al di là di un cancelletto rosso, possa esserci un mondo magico capace di incantare.

 

Editore: Icaro Edizioni

Genere: Fantasy per bambini

Numero pagine: 56

Anno di pubblicazione: 2022

“L’AUTISMO visto da una PROSPETTIVA DIVERSA” – La storia di successo di Cesare ǀ di G. Tommasini e M. T. De Donato ǀ Recensione della Prof.ssa Mila Nardelli   

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Il libro “L’autismo visto da una prospettiva diversa” – La storia di successo di Cesare –  di Giovanni Tommasini e Maria Teresa De Donato è un inno alla speranza: se una diagnosi di autismo può rappresentare una svolta irrimediabilmente negativa nella vita di chi ne è coinvolto, questo libro è un viaggio verso nuove frontiere di ottimismo, verso la comprensione del problema, nei suoi significati più concreti, un testo di svolta in positivo nell’approccio all’autismo.

Troppo spesso assistiamo alla mancanza di una corretta diagnosi, troppo spesso vediamo famiglie lasciate sole con la fatica di avere un figlio autistico e la mancanza di progetti individualizzati specifici. Questo testo, nato con il contributo e la collaborazione di due autori, prende in esame la situazione dell’autismo, nella sua complessità, per affrontare, con esaustività e visione d’insieme, queste difficili situazioni, al di là di facili stereotipi e diagnosi improprie.

Con sguardo profondo, gli autori danno un’interpretazione coerente con questa tipologia di problema, un nuovo approccio mirato a percepire l’autismo come modalità esistenziale alternativa che, con le dovute premure e cautele, può portare appagamento e successo nella vita di tutti i giorni. La storia di successo di Cesare, ispira forza e coraggio, nonostante l’autismo lo metta immancabilmente di fronte a tante difficoltà.

Chi legge questo libro può quasi toccare il rispetto con cui viene affrontata questa problematica. Un libro adatto a tutti, non solo lavora a stretto contatto con queste problematiche, che fa capire, nel profondo, l’importanza dell’empatia, della sensibilità nel riuscire a leggere per tempo le varie situazioni di vita e l’immancabile flessibilità richiesta nel percorso di chi ne è interessato. Tante prospettive per chi vive il disturbo in prima persona o indirettamente, ma anche per chi vuole approfondire il tema. Il libro guiderà genitori, familiari, insegnanti e educatori lungo un viaggio di conoscenza e di scoperta, alla fine del quale l’autismo farà meno paura e grazie a cui si disporrà di informazioni più efficaci per poter rendere un bambino con autismo più sereno e libero e un adulto indipendente.

Achille e Briseide: una storia d’amore di duemila anni fa | di Giuseppe Storti

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ACHILLE E BRISEIDE TROY

Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l’ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei…

Chi non ricorda il proemio dell’Iliade celeberrimo poema di Omero. Una fantastica saga di armi, di guerre, di eroi, e di amori. L’Iliade o poema di Ilio,  che deriva dal nome dell’antico fondatore della città di Troia  per l’appunto Ilio, è ambientata al tempo della guerra tra i troiani ed i greci, e si snoda nei cinquantuno giorni del decimo anno di guerra, ed è imperniata sulla carismatica figura del grande ed invincibile Achille; sulla sua ira, che giustamente Omero definisce: funesta, che infiniti lutti provocò agli Achei. Achille era un semidio definito il Pelide, in quanto figlio del mortale Peleo, Re dei Mirmidoni: una stirpe di formidabili guerrieri originari della Tessaglia. Sua madre era la Nereide Teti: una delle più belle ninfe dei mari. Teti era talmente bella da essere contesa addirittura da Zeus e Poseidone. Ma per lei fu profetizzato che avrebbe generato un figlio invincibile, per questo fu data in sposa a Peleo. La leggenda narra che Teti partorito Achille, lo immerse nelle acque del fiume Stige, per renderlo invulnerabile alle armi nemiche, tenendolo per un tallone. In questo modo Achille fu reso invincibile ed invulnerabile, tranne che per il tallone cosiddetto d’Achille, e proprio per un colpo infertogli al tallone, il Pelide Achille che Omero definisce: “Pie veloce”,  troverà la morte in battaglia, così come del resto avrebbe voluto: trafitto da una freccia scagliata da Paride, figlio del re di Troia Priamo, che  lo colse al tallone destro: unico suo punto debole.  La guerra di Troia come tutti ricordano, ufficialmente fu scatenata dal rapimento di Elena regina troiana, definita la più bella donna del mondo, da parte di Paride figlio del re di Troia Priamo. Elena era la sposa di Menelao. Lo stesso Menelao ed il fratello Agamennone formarono un poderoso esercito e si diressero con le navi alla volta di Troia per vendicare l’affronto subito. Ma come abbiamo scritto, l’Iliade è imperniata sull’ira di Achille che si sviluppa in cinquantuno giorni del decimo anno di guerra. L’ira di Achille si scatena per amore della sua schiava Briseide che, come vedremo in seguito, lui amava e da lei era ricambiato. Ciò ci fa pensare che oltre al tallone, il Pelide Achille avesse un’altra debolezza, posizionata stavolta diritta in mezzo al petto. Ma chi era Briseide che Omero definisce: “Briseide guancia gentile” Briseide, è stata celebrata in letteratura, nell’arte e nel cinema, come un personaggio davvero mitologico. Era una regina della città di Lirnesso, figlia di Briseo, un sacerdote di Apollo. Lirnesso città alleata dei Troiani, fu conquistata da Achille, che come bottino di guerra prese Briseide come sua schiava. Ben presto Briseide divenne la schiava preferita da Achille. Ma ecco che il destino cambia le carte in tavola. Negli accampamenti dei greci scoppia una violenta pestilenza. Una epidemia scatenata per volere degli dèi. Infatti Agamennone aveva catturato la sacerdotessa Criseide figlia di Apollo, facendola sua schiava. Ciò scatena le ire di Apollo, che per vendicarsi scagliava frecce pestilenziali negli accampamenti greci. Così Agamennone fu costretto a restituire Criseide al padre. Ma il re greco, pretese in cambio proprio Briseide scatenando l’ira del Pelide Achille, che rinunciò a combattere per ripicca. Senza l’apporto di Achille e dei suoi formidabili guerrieri, le sorti della guerra in poco tempo volsero a favore dei troiani. Nemmeno la restituzione da parte di Agamennone di Briseide ad Achille lo convince a tornare a combattere. A questo punto entra in scena Patroclo, amatissimo cugino di Achille, che per aiutare i suoi compagni greci, indossò l’armatura di Achille fingendosi lui, per guidare in battaglia i greci. Ma fu ucciso in duello da Ettore grande guerriero troiano. Solo la morte di Patroclo smuove Achille dal suo rifiuto di combattere. Impugna le armi ed uccide in battaglia Ettore per vendicare la morte del suo amato cugino. Un altro indizio dell’amore vero di Briseide per Achille, si rileva dalla disperazione della sacerdotessa che piange amaramente sul cadavere di Patroclo, ed in suo onore si taglia le lunghe e belle chiome. Il semidio Achille secondo quanto descritto da Omero tratta con molto rispetto Briseide. Inoltre i dialoghi tra i due sono molto profondi, e non certo incentrati ad un rapporto di sottomissione tra schiava e padrone. Achille in altri termini ottiene l’amore di Briseide senza forzarla. Insomma il grande guerriero: il semidio Achille “Piè veloce”, ama la sua Briseide, ed anche durante l’ultima battaglia per la conquista di Troia, quando grazie all’astuzia di Ulisse i greci entrano dentro le mura della città dal famoso cavallo, pensa a salvare la sua amata. Infine dopo la morte di Achille suo figlio Neottolemo onora e rispetta Briseide come se fosse sua madre. Ultimo indizio di questa bella e romantica storia d’amore ce lo fornisce Ovidio, scrittore e poeta latino. Infatti nella terza lettera delle Heroides,  sembra riprendere e continuare il racconto di Omero, immaginando che Briseide scriva una lunga lettera d’amore ad Achille.Nella lettera Briseide si lamenta di essere stata ceduta agli emissari di Agamennone senza opporre resistenza, e che lei dopo la morte dei suoi cari riconosce Achille come signore, marito e fratello, e che senza di lui la sua vita non avrebbe più senso. Quindi una bellissima storia d’amore di duemila anni fa, che è stata ben rappresentata ed anche un po’ romanzata nel film Troy. E se pure fonti omeriche attribuiscano ad Achille come unico amore il cugino Patroclo, a Noi piace immaginare che il Pelide Achille dal tallone vulnerabile avesse un cuore così grande e prodigo d’amore da poter amare Patroclo e la bella Briseide. Gli eroi descritti dal celebre scrittore greco Omero, sono guerrieri spietati: pronti ad uccidere senza pietà il proprio nemico, ma dimostrano anche una grande umanità, da cui prende sostanza la civiltà. l’humanitas prima greca e poi latina è fondata sulla comune condizione umana, che prevale sulla contrapposizione tra nemici. E questi grandi eroi elevati alla stregua di semidei, ci appaiono umani come non mai: divorati da passioni ed amori, in un susseguirsi di emozioni e di sentimenti contrapposti che solo poemi epici come quelli di Omero possono suscitare.

Giuseppe Storti

Il libro: Le atmosfere di seduzione delle “Novelle brevi di Sicilia” | Recensione di Giacomo Mirto

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Giacomo Mirto

Ho letto le “Novelle brevi di Sicilia” di Andrea Giostra, racconti brevi ma intensi ed intrisi di sfumature direi folgoranti. I racconti si susseguono velocemente, in poche ore ho terminato di leggerli tutti.

Ho gustato quella atmosfera di seduzione e nello stesso tempo di curiosità che ti intriga e ti cattura nel continuare a leggere con piacere tutto il resto. Svela la parte più nascosta dei personaggi raccontati estraendone l’essenza introspettiva e prettamente umana.

Straconsigliato assolutamente!

(Giacomo Mirto)

Chi è Giacomo Mirto?

Artista e artigiano d’alta moda, laureato all’Accademia di Belle Arti di Palermo

https://www.facebook.com/sgmirto

DOVE LEGGERE O SCARICARE GRATUITAMENTE LA III EDIZIONE DELLE “NOVELLE BREVI SI SICILIA”:

https://andreagiostrafilm.blogspot.com/2017/09/novelle-brevi-di-sicilia-mia-nonna-vita.html

https://mobmagazine.it/blog/2020/01/3-libri-in-regalo-di-andrea-giostra/

QUALI LE CASE EDITRICI CHE HANNO PUBBLICATO IL LIBRO E COME ACQUISTARE ONLINE LA IV EDIZIONE DELLE “NOVELLE BREVI DI SICILIA”:

“CTL editore”, Livorno, “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione, aprile 2022:

https://www.ctleditorelivorno.it/product-page/novelle-brevi-di-sicilia

“Casa Cărții de çtiință” ed., Cluj-Napoca, Transilvania, Romania, settembre 2021. “Povestiri scurte din Sicilia”, IV edizione:

https://www.casacartii.ro/editura/carte/povestiri-din-sicilia/

“Biblios ed.”, Milano, dicembre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione:

https://www.amazon.it/Novelle-brevi-Sicilia-Andrea-Giostra/dp/8894565521/

“Rupe Mutevole ed.”, Bedonia (Parma), novembre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione:

https://www.rupemutevole.com/shop-online?ecmAdv=true&page=5

“La Macina onlus ed.”, Roma, ottobre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione:

https://www.amazon.it/Novelle-brevi-Sicilia-Andrea-Giostra/dp/8894261425/

https://www.lamacinamagazine.it/pubblicato-il-libro-novelle-brevi-di-sicilia/

“StreetLib”, Milano, agosto 2017, “Novelle brevi di Sicilia”, III edizione:

https://totembooks.io/products/9788826051369-novelle-brevi-di-sicilia?_pos=1&_sid=5fe4e489f&_ss=r

 

LE RECITE DELLE NOVELLE E DEI RACCONTI REALIZZATE DA 30 ARTISTI, ATTRICI E ATTORI:

Se invece il lettore volesse ascoltare i video-clip da YouTube o da Facebook Watch, con tutti gli artisti (sono 30 attori e attrici professionisti e semiprofessionisti) che hanno letto e interpretato i racconti e le novelle siciliani, li potrà trovare nei link a seguire:

“Audio-letture di oltre 120 Novelle e Racconti siciliani di Andrea Giostra” | Leggono 30 artisti: attrici e attori professionisti e semiprofessionisti:

da YouTube:

da Facebook Watch:

https://www.facebook.com/watch/124219894392445/434295254615223

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Il libro: Franca Spagnolo, “Mi vengo incontro” | Presentazione

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Franca Spagnolo, “Mi vengo incontro”, PAV editore, Roma, 2022

SINOSSI:

Dieci donne che a un certo punto della loro vita si trovano a un bivio, ed è proprio in quel momento che con coraggio e determinazione di chi sente il bisogno di cambiamento, scelgono di esplorare la strada che le guida verso la rinascita del sé più profondo. Attraverso la sofferenza viene rappresentato il momento più drammatico dell’evoluzione di ogni protagonista, sviscerando gli aspetti più intimi di esperienze diverse come la malattia, l’emarginazione sociale, la violenza familiare, il vizio, la dipendenza patologica, rappresentando la fragilità di un vivere moderno che rincorre una perfezione solo apparente e nasconde talvolta il desiderio bulimico di valori mai interiorizzati. Le storie delineano l’inquietudine imperante nelle pieghe più profonde dell’animo umano.

BIO DELL’AUTRICE:

Franca Spagnolo nasce a Roma, cresce esplorando la realtà della città, maturando con gli anni il suo essere Artista. Frequenta il Liceo Artistico e subito dopo il diploma, inizia il suo percorso alla scoperta di ogni forma d’arte: dalla pittura alla scultura, passando per la fotografia e per la grafica informatica. Inizia a creare gioielli e intanto riprende una delle sue grandi passioni: la scrittura. Franca, attraverso le storie che scrive, esamina i percorsi oscuri che la mente affronta sconfinando talvolta negli abissi più profondi di emozioni sconosciute che travolgono l’animo umano. Le narrazioni si avvalgono spesso dell’uso di metafore.

Franca Spagnolo

https://www.facebook.com/franca.spagnolo.9

Franca Spagnolo

Il libro:

Franca Spagnolo, “Mi vengo incontro”, PAV editore, Roma, 2022

 

L’intelligenza artificiale prenderà il posto della mente umana: l’ultimo imperdibile romanzo di Enrico Casartelli

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Enrico Casartelli di Mariano Comense (Como) si è aggiudicato il premio come vincitore della sezione romanzo edito al Premio ‘Percorsi letterari dal Golfo dei Poeti Shelley e Byron’.

L’illustre manifestazione è stata patrocinata dai Comuni di Lerici e della Spezia ed è giunta alla settima edizione. Sponsor della cerimonia, allietata dal concerto delle Maricanti, le case editrici ‘Il Filo di Arianna’ e ‘Ceifda edizioni’ (del gruppo editoriale Il Filo di Arianna).

Scopriamo di più sull’ultimo romanzo di Enrico Casartelli

Tre giovani ragazzi: Giorgia, ingegnere. Lorenzo filosofo e Sonia avvocato, tre amici che hanno deciso di intraprendere studi totalmente differenti, ma, nonostante tutto sono affascinati dalla tecnologia e da tutto ciò che ne compete. Infatti, in un giorno tranquillo, Giorgia propone ai due amici di creare un avatar.

Un avatar che abbia delle sembianze di una donna, che abbia il potere di trasmettere emozioni e di avere anche il ruolo della sintesi vocale. Ed ecco che nasce: Elly. Una donna, di origini milanesi, madre, separata.

Elly, il nuovo avatar che dovrebbe sostituire la mente umana, fino al giorno in cui, qualcosa accadrà.

“Preferirei una donna positiva, tosta nel lavoro, ma equilibrata. Amante della natura e dell’arte. Dovremo definire i suoi tratti caratteriali e anche…”

La cura nei dettagli, nelle descrizioni e la corsa di trovare le giuste caratteristiche per un avatar: questo e molto altro all’interno del nuovo e imperdibile romanzo dell’autore Enrico Casartelli. Il libro, oltre a presentarci in maniera limpida e lineare i personaggi, facendoli evolvere durante il percorso della loro avventura, sa descrivere anche in maniera accurata Elly, l’avatar che verrà fuori grazie ai tre amici. Un romanzo che tratta il tema dell’amicizia e di quanto importante essa sia per noi, di quanto siamo fortunati nel sapere trovare le giuste persone con le quali andare d’accordo e poter condividere tutto. Ma, non solo questo come tema: anche quello dell’intelligenza artificiale. Un tema profondo ma anche difficile. Studi scientifici hanno fatto una ricerca di come noi saremo in futuro: con occhi stretti, cervello molto ridotto e schiena curva, tutto questo perché attratti dalla troppa tecnologia. Per quanto essa possa essere interessante e, geniale anche sotto alcuni punti di vista, forse, non è tutto.

E ciò lo si intuisce anche dalla piega che prende il libro sul finale. Un romanzo di cu ho apprezzato ogni singola pagina.

 

Autore: Enrico Casartelli

Editore: Robin Edizioni

Genere: narrativa

Pagine: 265

Anno di pubblicazione: 2022

Matthias Graziani presenta “La voce del crepaccio”: la storia di un assassino partorito dalle montagne dal passato drammatico che semina terrore indisturbato

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Matthias Graziani, giornalista e giallista, già noto per il successo di pubblica e critica, pubblica “La voce del crepaccio”, un thriller ambientato in Alto Adige nel 1989 che si rifà alle leggende nordiche del Gletschmann: un mostro delle montagne che da sempre ha terrorizzato la popolazione. «E quella sera, mentre Julian sta osservando la pioggia dal camper, nei boschi di Feldberg qualcosa di molto pericoloso è tornato a vivere. Fuori il sole muore in lontananza, tingendo di rosso fuoco le Dolomiti, mentre il banco di nubi si dirada». Una serie di inspiegabili omicidi scuote il paesino e soltanto Julian Spitaler, un sedicenne dal padre ignoto e la vecchia muta Hilda capiscono cosa accade, accomunati dallo stesso destino: la capacità di interpretare i suoni delle montagne e predire così gli eventi e capire i segni indecifrabili.

Per portare a termine l’indagine, nel modo più obiettivo, viene inviata a Feldberg, la commissaria di Polizia, Lara Boschi, che come primo incarico dovrà scoprire chi ha ucciso il fidanzato di Miss Südtirol e ha rapito la ragazza, trascinandola con violenza nel bosco, dopo aver sorpreso la coppia in atteggiamenti amorosi. Ma la sete di sangue del “mostro” non si fermerà, mosso da pulsioni primarie e dal desiderio di procreare e dall’irrefrenabile sete di sangue. E intanto, mentre questo “essere” spaventa la valle, alcuni bambini iniziano a scomparire. Sarà allora che Julian insieme a altri uomini, capeggiati dalla vecchia guardia forestale Karl Kastner – pluridecorato eroe della Seconda Guerra Mondiale – partiranno per catturare il rapitore dei bambini: il losco Frieda, responsabile anche di spacciare metadone tra le comunità dei tossici della zona e di rivendere i bambini come schiavi al mercato nero. Due storie che seguono il proprio tracciato autonomamente sino a convergere in unica agghiacciante verità. Un thriller duro e spietato, ma ben congegnato che cattura l’attenzione dello spettatore, tra particolari raccapriccianti e storie incredibili, che affascinano e stupiscono.

Prossimo evento di presentazione a Roma

Matthias sarà alla fiera: ‘Più libri più liberi’; il 9 dicembre 2022 dalle ore 17:30, presso la Sala Polaris sita internamente a ‘La nuvola’, lo scrittore altoatesino incontrerà il pubblico presentato dal giornalista Andrea Di Consoli.

 

Scheda editoriale

 

Genere: gialli, noir e avventura

Editore: Mursia

Collana: Giungla Gialla

Formato: brossura

Pubblicato:17/10/2022

Pagine: 304

Prezzo: 17 euro

Lingua Italiano

Isbn    9788842564942

L’importanza della stampa libera in un paese democratico | di Andrea Giostra

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Joseph Pulitzer

Joseph Pulitzer, “Sul giornalismo”, Ed. Bollati Boringhieri, Torino, 2009

Joseph Pulitzer, “Sul giornalismo”, Ed. Bollati Boringhieri, Torino, 2009

Giornalismo o Propaganda? Verità o menzogna? Chi è il giornalista oggi? Cosa rappresenta? Qual è il suo mestiere? Al servizio di chi lavora?

Joseph Pulitzer, all’inizio del Novecento, quando si apprestava a realizzare il suo ambizioso progetto di fondare una Scuola di Giornalismo, che solo postumo venne accolto dalla Columbia University di New York, scriveva: «Quale sarà la condizione della società e della politica di questa Repubblica di qui a settant’anni, quando saranno ancora vivi alcuni dei bambini che adesso vanno a scuola? Sapremo salvaguardare il primato della Costituzione, l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’incorruttibilità della giustizia, oppure avremo un governo del denaro e dei disonesti?»

Oggi più che mai, il giornalismo del Ventunesimo secolo sta attraversando una crisi di credibilità senza precedenti. A distanza di oltre un secolo dalla nascita del progetto di Pulitzer sul “giornalismo moderno”, il consumo e la quantità delle notizie hanno raggiunto livelli inimmaginabili fino a pochi anni fa, prima dell’avvento dirompente dell’informazione via social di cui usufruiscono la quasi totalità dei cittadini occidentali.

La qualità dell’informazione è diventata l’unico argine alla disinformazione, alla propaganda di partito, alle ideologie più estremiste e antidemocratiche, al condizionamento per fini diversi dal mantenimento della democrazia e della verità. La qualità come unico e imprescindibile avamposto perché, scriveva Pulitzer, «la nostra Repubblica e la sua stampa progrediranno o cadranno insieme».

E allora, perché l’informazione vera, quella che corrisponde ai fatti reali, è così importante in un sistema che vuole definirsi democratico?

Era il 7 aprile del 1904 quando il 32° Presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Delano Roosevelt, voluto dagli americani per ben quattro mandati presidenziali consecutivi, pronunciò queste parole: «L’uomo che scrive, l’uomo che mese dopo mese, settimana dopo settimana, giorno dopo giorno fornisce il materiale destinato a plasmare il pensiero del nostro popolo è sostanzialmente l’uomo che più di chiunque altro contribuisce a determinare la natura del popolo e il tipo di governo che esso deciderà di darsi.»

Più di trent’anni dopo queste parole, il potente Ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945, e tra i più influenti gerarchi nazisti, Joseph Paul Goebbels, immaginiamo “ispirato” dalle parole di Roosevelt, ideò delle tecniche di propaganda così efficaci e così dirompenti da portare Adolf Hitler al potere in Germania, e a inventarsi il motto «Ripetete una cosa qualsiasi cento, mille, un milione di volte e diventerà verità.»

Qualche anno fa, rileggendo il saggio “Sul giornalismo” di Joseph Pulitzer, pubblicato in USA nel maggio del 1904 su “The North American Review” e in Italia nel 2009 da Bollati Boringhieri, ne parlai con alcuni miei amici giornalisti: pochi lo conoscevano, nessuno l’aveva mai letto!

Nell’immaginario collettivo italico, “il Pulitzer” rappresenta esclusivamente un importantissimo e prestigiosissimo premio giornalistico e letterario statunitense. Pochi sanno che Joseph Pulitzer, tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, fu un grandissimo editore-giornalista-politico e finanziere ungherese-statunitense, che ideò la prima scuola di giornalismo al mondo, realizzata dalla Columbia University nel 1912, un anno dopo la sua morte e venti anni dopo che Pulitzer aveva presentato pubblicamente il suo ambizioso progetto di una “Scuola di studi avanzati di giornalismo”.

Per parlare di giornalismo, oggi bisognerebbe tornare alle origini, “bisognerebbe guardare a quel futuro che si trova nel passato” (sagge parole di Paolo Mieli pronunciate all’interno in un bellissimo documentario sulla Treccani realizzato dalla Rai), tornare a Pulitzer rileggendolo o leggendolo per la prima volta come dovrebbero fare molti che di mestiere scrivono per la stampa, ovvero, vivono di giornalismo. Se non altro perché servirebbe per rispondere a questa semplice domanda: qual è il confine tra “chi fa propaganda”, notoriamente finalizzata alla conquista ed al mantenimento del potere utilizzando l’inganno e la menzogna ripetuta all’infinito tanto da farla apparire verità, e il “giornalista” di cui traccia un magnifico profilo Pulitzer alla fine dell’Ottocento?

«Un giornalista è la vedetta sul ponte di comando della nave dello Stato. Prende nota delle vele di passaggio e di tutte le piccole presenze di qualche interesse che punteggiano l’orizzonte quando c’è bel tempo. Riferisce di naufraghi alla deriva che la nave può trarre in salvo. Scruta attraverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli incombenti. Non agisce in base al proprio reddito né ai profitti del proprietario. Resta al suo posto per vigilare sulla sicurezza e il benessere delle persone che confidano in lui

È questa tracciata brillantemente da Pulitzer l’identità del vero giornalista che si veste della nobile missione di riferire la verità che osserva e con la quale plasma il pensiero del popolo perché decida il migliore governo possibile nell’interesse comune, per dirla con Franklin Delano Roosevelt.

È tutt’altra cosa, ma non è certamente un giornalista, colui che con l’inganno e con la menzogna, utilizzando tutti gli strumenti che il suo padrone/editore gli mette a disposizione, ripete ossessivamente e ripetutamente delle falsità perché “si trasformino” in verità, per dirla con Joseph Paul Goebbels.

(Andrea Giostra)

 Joseph Pulitzer

https://it.wikipedia.org/wiki/Joseph_Pulitzer

https://www.bollatiboringhieri.it/libri/joseph-pulitzer-sul-giornalismo-9788833918761/

Joseph Pulitzer

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Interviste ad Andrea Giostra | Play List di YouTube:

 

Come ti spiego il tempo… | di Franca Spagnolo

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Come ti spiego il tempo... | di Franca Spagnolo

«Stava raccontando qualcosa che lo aveva turbato, che non lo faceva stare bene, qualcosa che doveva confidare a qualcuno, per non tenerlo dentro, per lasciarlo uscire dal suo petto, dove avrebbe assunto, se lasciato non-detto, una dimensione inquietante, distruttiva, svilente. […] Poi fu interrotto bruscamente: “Scusa, scusa – disse la voce al di là del telefono – devo avvertire un mio collega che la riunione è saltata. Ci sentiamo la prossima settimana. Ok? Ciao…” e aveva riattaccato senza lasciargli il tempo di replicare o di salutare. La cornetta era rimasta appiccicata al suo orecchio.»

(dal racconto “Al telefono” tratto da “Novelle brevi di Sicilia” di Andrea Giostra)

 Vorrei iniziare il mio viaggio alla scoperta delle innumerevoli suggestioni che l’Arte e chi la crea ci dona, citando alcune righe del bellissimo racconto dello scrittore Andrea Giostra intitolato: “Al telefono”. Scorrendo tra le righe dove spesso gli scrittori lasciano spazio al lettore di entrare in contatto con il più intimo significato della loro espressione ho fatto una riflessione:

Viviamo nell’epoca dei like, delle emozioni trasmutate in faccine colorate… si riduce tutto a una faccina, un’espressione facciale stilizzata sintetizza ogni stato d’animo, qualsiasi emozione. I rapporti diventano epistolari e ogni frase anche la più importante la leggi scorrendo con le dita un gelido touch screen. I social network hanno cambiato i criteri di socializzare con il mondo e se da una parte le distanze tra le persone si sono azzerate, dall’altra si sono create lontananze sul piano umano che paragonerei all’intervallo temporale che c’è tra la terra e la luna… e forse anche di più. L’immagine dell’uomo che brama dalla voglia di potersi liberare dal peso di pensieri che se tenuti dentro assumono dimensioni inquietanti, ha richiamato nella mia mente i post di Fb, nello specifico la scritta che appare sulla home delle pagine individuali: “a cosa stai pensando?” A quanti dei lettori è capitato di guardare quella scritta e scrivere raccontando una rocambolesca giornata lavorativa finita in maniera altrettanto incredibile o un pensiero che in quel momento ritenevano dover incidere attraverso parole scritte affinché rimanesse traccia delle emozioni provate?

Credo sia una cosa che facciamo tutti. Potremmo dire che registrare i propri pensieri sui social equivale un po’ a telefonare a un numero non definito di gente (amici o semplici conoscenti) avendo tuttavia la certezza che non tutte le persone dall’altra parte del telefono risponderanno alla nostra chiamata. Il passaggio è lo stesso della telefonata, io chiamo, qualcuno risponde, ascolta e interagisce, altri invece fanno quello che fa l’interlocutore del personaggio della novella sopra citata. Rispondono, mettono un like e tacciono – non replicano –  non interagiscono lasciandoti sempre con la cornetta appiccicata all’orecchio… Non hanno tempo o forse non vogliono utilizzarlo per rispondere alle nostre chiamate.

Ma cos’è il tempo? Esiste?

Mi viene in mente una frase di Gandhi: “Voi occidentali, avete l’ora ma non avete mai il tempo.” Non c’è tempo per emozionarsi, non c’è tempo per ascoltare, non c’è mai tempo per stare con sé stessi…

Pensiamo per un momento a un orologio fermo, questo segnerà l’ora esatta per ben due volte in un giorno, allora possiamo dire che il tempo non esiste anche se le ore passano e l’unità di misura di questo ciclo continuo sta nella percezione che ogni individuo ha di quel movimento.

Cosa è per Voi il tempo? Quando è stata l’ultima volta che lo avete sentito scorrere velocemente e quando invece lentamente? Cosa suscitano in voi le parole del racconto che ho citato? Chissà se anche io come il personaggio del racconto di Andrea, rimarrò con la cornetta appiccicata all’orecchio… Namasté

Franca Spagnolo

Franca Spagnolo

La Novella “Al telefono” | Recita Vincenzo Bocciarelli | Attore e regista | Racconto tratto da “Novelle brevi di Sicilia” IV edizione

da YouTube:

da YouTube (tratto da “Bocciarelli Home Theatre”)

da Facebook Watch:

https://fb.watch/h4lPEHt9lW/

da Facebook Watch (tratto da “Bocciarelli Home Theatre”)

Camminando verso l’oceano il libro di Domenico Scialla che insegna a non arrendersi

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Ecco il libro di Domenico Scialla:Camminando verso l’Oceano”, dove un’avventura fantastica, una sparizione improvvisa, e viaggi metafisici, accompagnano il lettore in una mistica crescita senza pari.

Il protagonista Rich, insieme alla sua amica di sempre Stefania, saranno le figure intorno alla quale l’intera narrazione prenderà vita, dando spunti di ogni genere.

I personaggi che vi si avvicendano saranno i più disparati, permettendo al lettore un ampio respiro all’interno di tematiche e fatti di vario genere. Il romanzo di Scialla, appare come una sorta di diario on the road, dove la sfida con sé stessi prenderà piede in scenari reali fatti di pioggia, sole e asfalto.

Una delle tematiche principali è senz’altro quella della non resa. L’autore vuole infatti sottolineare di come dinanzi alle difficoltà della vita, bisogna essere corazzati e pronti, senza mai gettare la spugna. Il cammino di Compostela, diviene quindi una sorta di simbolo e metafora della vita, attraverso il quale ognuno di noi viene invitato a lottare fino alla fine per i propri obiettivi, anche laddove le cose risultino dure. La narrazione è veloce, e il susseguirsi di eventi e la presentazione di nuovi personaggi lungo il cammino, permette al lettore di conoscere fatti e figure sempre nuovi. La sensazione che si ottiene è una sorta di finestra aperta, dove di volta in volta si affacciano nuove storie, capaci di emozionare e intrattenere in maniera sapiente. Le storie di tutti se dapprima non sembrano legare in maniera perfetta, successivamente cadranno come in un imbuto verso un’unica metafora generale.

Scialla usa nella sua scrittura diversi simboli e immagini, fornendo uno scritto originale e particolare, fitto di dettagli autentici. Tuttavia, solo alla fine, il lettore potrà capire ciò che è vero e ciò che è stato frutto della mente creativa dell’autore stesso, in una sorta di gioco dove il finto prende sottobraccio il vero, risultando un testo del tutto fuori dal comune.

È un libro che incuriosisce il lettore, accompagnandolo in un cammino tra realtà e surrealismo, attraverso un viaggio personale fatto di porte esterne e interne. Un percorso personale dove il lettore, attraverso le esperienze dell’autore, potrà attraversare sé stesso, in una sorta di crescita esistenziale, dove il dubbio prende per mano la verità.

Un libro dove la quotidianità del cammino si mescola con l’elemento metafisico, fatto di sparizioni improvvise, congetture, e morti inattese. (Miriana Kuntz)

 

Editore: pubblicazione indipendente

Genere: narrativa

Pagine: 175

Anno di Pubblicazione: prima pubblicazione 2020, ristampa 2022

 

Marcello Romanelli e il racconto dei giorni vissuti durante il Covid-19

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Attraverso la suddivisione con le lettere dell’alfabeto l’autore Marcello Romanelli presenta al suo pubblico un libro che racconta i giorni vissuti durante il Covid-19. Partendo dalla bellezza delle città: che nonostante il silenzio e un’atmosfera particolare erano affascinanti; di com’è stato restare chiusi in casa inventandoci qualsiasi cosa pur di passare le intere giornate, di come siamo diventati cuochi provetti cimentando le ricette più strane e, di come il popolo dell’Italia è stato unito nelle donazioni. La cronaca di quei giorni e la sociologia sono i punti cardini di questo struggente romanzo.

“Nelle edicole si va per comprare il giornale ed è bello sentire ancora la carta tra le mani. Sfogliare un giornale è uno di quei piaceri che resta intatto e non si modifica nel tempo. Il giornale che si stropiccia dopo la lettura per noi giornalisti è vita. Finito di leggere quel giornale può anche diventare un pallone di carta, ma basta una nostra firma su quel quotidiano cartaceo per stare bene tutto il giorno. Purtroppo il giornale cartaceo è un settore in crisi e molti editori non pagano i cronisti per cui la figura del cronista da marciapiede che coglieva la notizia dal vivo e riempiva i pezzi di particolari è una figura che va scomparendo. Ormai tutto avviene dietro un desk e le notizie si prendono da internet per cui mancano di quella freschezza di una volta.”

Un romanzo accattivante, ricco d’amore ma anche di tanto dolore. L’autore ha saputo ricostruire e far ripercorrere a noi lettori gli istanti che abbiamo vissuto: come un flashback, piantato nella nostra mente e non andrà mai via. Un racconto giusto e scrupoloso, fatto di imprese, coraggio, voglia di abbattersi ma di continuare a lottare. Un libro scritto in maniera molto fluida e avendola suddiviso tramite le lettere dell’alfabeto suscita la curiosità nei lettori di scoprire la prossima e il tema che verrà trattato. Il tutto è arricchito da delle foto che danno il giusto peso e valore alle parole scritto dal giornalista Marcello Romanelli.

 

Autore: Marcello Romanelli

Editore: Rossini editore

Pagine: 154

Prezzo: 14,99 euro

ISBN: 8831469975

Genere: narrativa

Segnalazioni Letterarie | Cinzia Guido, “0=Infinito” | le recensioni di novembre 2022 | a cura di Alberto Raffaelli | Recensione di Alessandro Orofino

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Cinzia Guido

Esordio letterario interessante quello di Cinzia Guido, autrice di “0=infinito”, opera in auto-publishing che regala una storia di riscatto e liberazione, per guardare dentro sé e trovare la forza e il coraggio di mollare gli ormeggi e spingersi verso il largo. La scrittura è semplice, pulita, candida. Non mancano momenti di introspezione e di analisi che risulteranno fondamentali nella costruzione del plot narrativo. La protagonista è la fiorentina Julie che porta sulla pelle i segni di una difficile esperienza familiare e la difficoltà ad accogliere l’amore. Quasi sciamaniche sono invece le figure del Nonno Rino e della signora Luisa, i cui insegnamenti e le cui parole sapranno instillare nella giovane i semi di quella rivoluzione interiore alla base della sua crescita e della sua maturazione, nella cornice inquieta del lockdown, un tempo di riflessione e di rinascita, in cui tutto troverà una spiegazione e finalmente ogni cosa potrà essere interamente accettata e vissuta in maniera piena. Il libro della Guido diventa allora un viaggio dentro i propri dolori, nelle viscere delle proprie paure: una traversata faticosa nella tempesta della vita alla ricerca del proprio vero io. Per arrivare all’alba, bisogna passare attraverso la notte. Questo è il messaggio contenuto nel libro che si lascia leggere in maniera piacevole, offrendo una valida compagnia e un dolce tepore in questo incipiente inverno.

Alessandro Orofino

Alessandro Orofino

Il libro:

Cinzia Guido, “0=Infinito”, Youcanprint ed., self-publishing, 2022

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Segnalazioni Letterarie | Camilla Di Giacomo, “Il rogo delle anime” | le recensioni di novembre 2022 | a cura di Alberto Raffaelli | Recensione di Ornella Spagnulo

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Camilla Di Giacomo, “Il rogo delle anime”, De Agostini ed., Milano, 2022

Calliope, che porta il nome dell’antica musa della poesia epica, è una studentessa universitaria vicina alla laurea che vorrebbe fare la giornalista. Ma questo è il suo aspetto più regolare, che non attira molto l’attenzione. La sua stravaganza è che è dotata di un potere singolare che è anche una maledizione: le sue mani sono capaci di prendere letteralmente fuoco in certi momenti, e così possono fare gravi danni, come causare un incendio. Calliope non sa minimamente perché. Per il resto, sì, è una ragazza più o meno normale, o comunque comune: per andare avanti e superare i suoi problemi chiede aiuto a una psicologa che la assiste telefonicamente, è vagamente autolesionista, le piace fare people watching (osservare le persone) e a un certo punto si innamora di un ragazzo misterioso. Il problema è che quel ragazzo non è solo misterioso, o tenebroso ma innocuo: si chiama Caso, giocando con i dadi non perde l’occasione di distruggere altre persone e ha ridotto alla pazzia la sua precedente compagna, Anna. Ma nel romanzo c’è anche un altro personaggio, agli antipodi di Caso: è Jacopo. Lui, biondo, è buono, generoso, si occupa degli altri e si vorrebbe occupare anche di Calliope.

Camilla Di Giacomo, classe 1995, è al suo primo romanzo, pubblicato con De Agostini. Si è fatta notare su Wattpad dove ha raggiunto mezzo milione di letture.

Il rogo delle anime è un fantasy scritto con precisione, passione e lucidità, ben calibrato nei colpi di scena, nell’uso delle parole così come nelle descrizioni dei personaggi.

Ornella Spagnulo

Ornella Spagnulo

Il libro:

Camilla Di Giacomo, “Il rogo delle anime”, De Agostini ed., Milano, 2022

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Il libro: Le “Novelle brevi di Sicilia” inno alla Donna | Recensione di Vesna Uršič

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Vesna Uršič

Ho letto il libricino di Andrea Giostra: Novelle bellissime, alcune sono proprio delle chicche. C’è storia, passato e presente, c’è Palermo. Sono scritte davvero bene, il dialetto dà loro un tocco magico. Confesso che non sono il mio genere, io sono soprattutto una beta fantasy, ma apprezzo le cose belle. Alcune delle Novelle sono un inno alla Donna.

“Gli auguri di mia nonna ottantenne” è la mia preferita. Spiritosa e brillante. Tosta la nonna! La frase finale poi è fantastica!

“La conferenza” è davvero originale. Geniale il ballo delle nuche. Ci sono pure i capelli gialli! Divertente!

“Agosto a Palermo” è bellissima! Pittoresca la descrizione della città, poi si passa al funerale. La conclusione è perfetta.

Non so cosa sono “Le donne Zonta”, ma anche questa mi ha incuriosito.

“Una giornata ordinaria” è per tutti! Questa è una massima: “Ma c’è una cosa che mi piace, adesso che mi sono fermato e ci penso: di certo non mi annoio.” L’autore in questa descrizione ha ragione!!

“Leandra e Oleg” è un racconto molto intenso. La clausura forzata stava per rovinare tutto, ma i due hanno trovato un modo per sconfiggerla.

“Angela l’avvocato” è un racconto con una sorpresa. L’autore ha reso bene l’idea riguardo alla situazione creata dal Covid. La cattività fa pensare, ricordare, farsi tante domande. Somiglia a un’isola deserta dove si ha troppo tempo per pensare. È vero che “…le uniche storie d’amore che durano per sempre, in eterno, sono le storie impossibili. Quelle che non abbiamo mai vissuto veramente”.

“Il dipinto” è una lettera d’amore scritta su una tela. Sentita e forte, colorata e vissuta. Quello che racchiude un dipinto non esce mai più. “Questo sei tu con me. Adesso immortali”.

Consiglio di leggere le “Novelle brevi di Sicilia”!

(Vesna Uršič)

Chi è Vesna Uršič?

Lettrice beta, scrittrice fantasy, book blogger, creatrice e amministratrice del Gruppo Fb “Scrittori in gioco”:

https://www.facebook.com/vesna.ursic.56

Gruppo Fb “Scrittori in gioco”:

https://www.facebook.com/groups/1830871910596488

DOVE LEGGERE O SCARICARE GRATUITAMENTE LA III EDIZIONE DELLE “NOVELLE BREVI SI SICILIA”:

https://andreagiostrafilm.blogspot.com/2017/09/novelle-brevi-di-sicilia-mia-nonna-vita.html

https://mobmagazine.it/blog/2020/01/3-libri-in-regalo-di-andrea-giostra/

QUALI LE CASE EDITRICI CHE HANNO PUBBLICATO IL LIBRO E COME ACQUISTARE ONLINE LA IV EDIZIONE DELLE “NOVELLE BREVI DI SICILIA”:

“CTL editore”, Livorno, “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione, aprile 2022:

https://www.ctleditorelivorno.it/product-page/novelle-brevi-di-sicilia

“Casa Cărții de çtiință” ed., Cluj-Napoca, Transilvania, Romania, settembre 2021. “Povestiri scurte din Sicilia”, IV edizione:

https://www.casacartii.ro/editura/carte/povestiri-din-sicilia/

“Biblios ed.”, Milano, dicembre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione:

https://www.amazon.it/Novelle-brevi-Sicilia-Andrea-Giostra/dp/8894565521/

“Rupe Mutevole ed.”, Bedonia (Parma), novembre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione:

https://www.rupemutevole.com/shop-online?ecmAdv=true&page=5

“La Macina onlus ed.”, Roma, ottobre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione:

https://www.amazon.it/Novelle-brevi-Sicilia-Andrea-Giostra/dp/8894261425/

https://www.lamacinamagazine.it/pubblicato-il-libro-novelle-brevi-di-sicilia/

“StreetLib”, Milano, agosto 2017, “Novelle brevi di Sicilia”, III edizione:

https://totembooks.io/products/9788826051369-novelle-brevi-di-sicilia?_pos=1&_sid=5fe4e489f&_ss=r

LE RECITE DELLE NOVELLE E DEI RACCONTI REALIZZATE DA 30 ARTISTI, ATTRICI E ATTORI:

Se invece il lettore volesse ascoltare i video-clip da YouTube o da Facebook Watch, con tutti gli artisti (sono 30 attori e attrici professionisti e semiprofessionisti) che hanno letto e interpretato i racconti e le novelle siciliani, li potrà trovare nei link a seguire:

“Audio-letture di oltre 120 Novelle e Racconti siciliani di Andrea Giostra” | Leggono 30 artisti: attrici e attori professionisti e semiprofessionisti:

da YouTube:

da Facebook Watch:

https://www.facebook.com/watch/124219894392445/434295254615223

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Concerti: La violinista Anastasya Petryshak e il pianista Lorenzo Meo agli Amici della Musica

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Anastasya Petryshak Lorenzo Meo

In programma tre celebri composizioni di Ravel, Saint-Saëns e Corigliano

Lunedì 28 novembre, ore 20.45, Politeama Garibaldi

L’appunto col Turno Serale dell’Associazione siciliana Amici della musica si rinnova lunedì 28 novembre alle 20.45 al Politeama Garibaldi con il concerto del duo composto dalla violinista Anastasya Petryshak e dal pianista Lorenzo Meo. In programma tre composizioni di Maurice Raval, Camille Saint- Saën e John Corigliano, ognuna delle quali è dedicata a un violinista.

Il concerto proposto al pubblico degli Amici della Musica si apre quindi con la Sonata n. 2 in sol maggiore per violino e pianoforte di Maurice Ravel, partitura che ebbe una lunga gestazione e che poi vide la prima esecuzione alla Salle Erard di Parigi nel 1927 con l’autore al pianoforte e George Enescu al violino. Enescu sostituì la giovane violinista Hélène Jourdan-Morhange alla quale l’opera era dedicata. I due strumenti godono di una propria indipendenza espressiva, aspetto che sottolinea la convinzione di Ravel della loro sostanziale incompatibilità: due anime distinte che nel confronto si esaltano proprio per le loro differenze. Anche gli stili a cui Ravel si ispira sono apparentemente separati: da una parte infatti lo sguardo si rivolge al classicismo europeo, dall’altra osserva le nuove tendenze jazziste del Novecento alle quali è ispirato il secondo movimento della Sonata denominato “Blues”.

L’Introduzione e Rondò Capriccioso per violino e orchestra di Camille Saint-Saën nasce dall’influenza che ebbe nel compositore l’incontro con l’allora diciannovenne violinista spagnolo Pablo de Sarasate che in quegli anni – siamo nel 1863 – si stava imponendo come uno dei virtuosi del suo tempo. Per lui infatti in poco tempo composero personalità come Bruch, Lalo e Dvořák. La composizione si basa sul contrasto dei due movimenti: l’Introduzione è infatti caratterizzata da una melodia malinconica e cantabile alla quale succede il Rondò che, sfruttando l’ispirazione al folklore spagnolo in omaggio al dedicatario, è dotato di una melodia qui invece brillante che si snoda fra abbellimenti, virtuosismi, lirismo e brillantezza. Nel 1870 sarà Georges Bizet a ridurre la partitura per violino e pianoforte.

Per la sua Sonata for Violin and Piano del 1963, John Corigliano si ispirò al padre, John Corigliano Senior, concertmaster della New York Philharmonic. La composizione vinse l’anno successivo il primo premio al concorso di composizione del Festival di Spoleto dove venne eseguita per la prima volta. La partitura, ricca di un virtuosismo che non si limita ad esaltare la tecnica ma che è funzionale alla necessità di esprime un pensiero musicale, veniva così descritta dallo stesso Corigliano: «La Sonata, scritta nel 1962-63, è principalmente un lavoro tonale, anche se incorpora sezioni non tonali e politonali al suo interno, nonché altre tecniche armoniche, ritmiche e costruttive del XX secolo. – scrisse John Corigliano a proposito della sua composizione – L’ascoltatore riconoscerà il lavoro come il prodotto di un compositore americano, anche se questo è in realtà il risultato di un americano che scrive musica, piuttosto che di un tentativo di scrivere musica americana».

Arrivata in Italia dall’Ucraina all’età di dieci anni, Anastasya Petryshak (classe 1994) ha studiato e coltivato la sua grande passione per il violino. Salvatore Accardo la descrive come “una violinista di grande talento in possesso di una intonazione perfetta, un suono molto affascinante, una tecnica brillantissima ed una musicalità pura”. Incide il suo primo CD Amato Bene con Sony Classical, registrato con Gli Archi dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e suonando lo Stradivari “Il Toscano”. Acquisisce una grande esperienza suonando i migliori strumenti d’epoca (Stradivari, Amati, Guarneri del Gesù) della collezione del “Museo del Violino” di Cremona. Con Petryshak suonerà Lorenzo Meo, pianista e compositore, con il quale collabora dal 2014 eseguendo un ampio repertorio che abbraccia l’intera storia della musica moderna fino al XXI secolo.

Per assistere al concerto, presso i presso i punti vendita Mondadori Point (via Mariano Stabile 233) e Spazio Cultura Libreria Macaione (via Marchese di Villabianca 102) è possibile sottoscrivere l’abbonamento alla Stagione 2022/2023 che ha un costo da 70 a 120€ per 10 concerti del turno serale o del turno pomeridiano, o da 100 a 170 euro per i 20 concerti di entrambi i turni. Per gli studenti e gli under 30 l’abbonamento ad un turno ha un costo di 33 euro, ad entrambi di 55 euro. È anche possibile acquistare il singolo biglietto per lo spettacolo del 24 ottobre (intero 40 euro, ridotto 30 euro, posto in anfiteatro 20 euro).

Segnalazioni Letterarie | Mario Desiati, “Spatriati” | le recensioni di novembre 2022 | a cura di Alberto Raffaelli | Recensione di Alessandro Orofino

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Mario Desiati, “Spatriati”, Einaudi ed., Torino, 2021

“Spatriati” di Mario Desiati, edito da Einaudi – e vincitore della LXXVI edizione del Premio Strega – mi ha lasciato perplesso. Come se non mi fosse del tutto chiaro che cosa abbia letto nello specifico. Senza ombra di dubbio la scrittura è precisa, ricca, suggestiva ed evocativa. Una poesia di fondo è presente in molte parole, le similitudini (che abbondano) restituiscono immagini vive, cariche di sentimento, che si possono quasi toccare ed accarezzare. Ma è la trama che mi vede scettico. La storia di due ragazzi pugliesi, profondamente legati nonostante la distanza, – lui rimane a Martina Franca, lei emigra prima al Nord e poi all’estero – è la cifra di questo libro che racconta di un’amicizia anomala, se vogliamo. Da un lato Francesco, omossessuale, ma profondamente innamorato di Claudia, eccentrica e bizzarra, a cui la provincia sta stretta. Si aggiunga il fatto che la madre di lui è l’amante del padre di lei: ma questo non scalfisce il loro rapporto che anzi cresce con gli anni, sebbene lei si conceda ai più disparati amori, mentre lui rimane in sottomessa attesa, sperando di poterla avere un giorno e di coronare quindi il suo sogno d’amore. L’idea di sradicamento che suggerisce anche il titolo dell’opera è abbastanza debole: il disorientamento che qui si vuole descrivere non è tanto quello geografico, ma piuttosto quello esistenziale, dove ogni cosa appare troppo fragile ed effimera. Prevale la noia e l’attesa per qualcosa che, però, nel libro non succede. Una narrazione troppo piatta è probabilmente il peccato originale di questo volume in cui la cornice spicca rispetto al quadro stesso.

Alessandro Orofino

Il libro:

Mario Desiati, “Spatriati”, Einaudi ed., Torino, 2021

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Alberto Raffaelli

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“Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” | La “Violenza assistita” sui minori | Andrea Giostra intervistato da Medianews Tele One

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Andrea Giostra ospite di Medianews Tele One

“Giornata internazionale contro la violenza sulle donne” | La “Violenza assistita” sui minori | Andrea Giostra intervistato da Medianews Tele One | TG di venerdì 25 novembre 2022 ore 14:00 a cura di Alessandra Costanza

Alessandra Costanza_Ph. Francesco Militello Mirto

da YouTube:

da YouTube di Tele One:

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da Google Blogspot:

https://andreagiostrafilm.blogspot.com/2022/11/AndreaGiostraIntervistatoDaTeleOne25112022.html

FONTE SERVIZIO TV:

TG Tele One:

https://youtu.be/eNClipcKm8c

https://www.youtube.com/c/TeleOne19

https://www.facebook.com/teleone.it/videos/

Alessandra Costanza_Ph. Tony Rappa

“Dall’Ingegneria civile all’Arte” ǀ Incontro con Alessandra Maltoni ǀ di Maria Teresa De Donato

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Amici carissimi,

Oggi è venuta a trovarci di nuovo l’amica e collega autrice Alessandra Maltoni di Ravenna.  Qualche tempo fa, infatti, Alessandra ha partecipato alla mia rubrica Meravigliosa Italia in un’altra intervista intitolata San Giovanni Battista – Storia e cultura di una chiesa ravennate in cui ci ha presentato un vero gioiello turistico di Ravenna, che è stato anche il tema di una delle sue pubblicazioni.

Tante sono le cose da dire su di lei ma, come al solito, preferisco che sia la mia ospite a farlo.

Buona lettura!

 

 

MTDD: Ciao Alessandra. È un piacere riaverti con noi oggi.

AM: Grazie per invito, è un piacere essere tua ospite.

 

MTDD: Alessandra perché non inizi con il presentarti parlandoci un po’ di te, dei tuoi studi, dei tuoi interessi, delle tue attività e di qualsiasi altra cosa che vorrai condividere con i nostri lettori.

AM:  Vivo a Ravenna, la città dei  mosaici e di Dante. Ho frequentato l’Istituto Tecnico per Geometri e ho studiato ingegneria civile; sono rimasta affascinata da una disciplina scientifica sperimentale: dalla fisica come studio dell’energia, è un mio interesse da tanti anni. L’energia è un concetto importante per l’abitare felice. Leggo molta letteratura scientifica che tratta queste tematiche: casa passiva, fisica quantistica, matematica e poesia, matematica e arte. Mi piace camminare e quando posso il fine settimana vado a passeggiare in pineta o al mare o in collina. Ravenna, si trova in  una posizione strategica, mi permette in poco tempo di raggiungere bellissimi luoghi naturali dalla vegetazione rigogliosa. Faccio volontariato in un’associazione in particolare o dove mi chiedono un contributo donando il poco tempo libero, se sono utile, non mi tiro indietro. Il mio lavoro mi richiede molto impegno e attenzione. Sono titolare di un Centro Servizi Culturali con attività poliedriche. Il mio centro collabora con un centro di formazione professionale e forniamo corsi on line con rilascio di certificazioni linguistiche, di dattilografia, informatiche per le graduatorie Ata e riconosciute dal Miur. Offriamo un  servizio di recupero di materie scolastiche e assistenza anni di recupero. Collaboro con l’editoria, scrivo prefazioni libri, li recensisco o li presento su incarico. Il prossimo anno uscirà un mio nuovo testo poetico: “Spazi di parole”. Mi piace mettermi in gioco, ho partecipato al gran premio di poesia di Mogol e sono stata selezionata e ammessa ad un corso di poesia nella tenuta di Mogol in Umbria aggiudicandomi il primo posto; il 12 Novembre, sono stata al centro dantesco dei frati minori francescani  a Ravenna per parlare di poesia e del corso di Mogol.

 

MTDD: Congratulazioni! Nella tua biografia indichi, per l’appunto, che hai una formazione tecnico-scientifica e precisamente in ingegneria civile.

Come sei passata da quest’area alla scrittura e all’arte in generale?

AM:  Ti rispondo, menzionando una citazione: “Tuttavia a mio modo di vedere, il danno più grave della illusione scientifica dell’Ingegneria sta nel conseguente inaridimento della fantasia, libertà nella preparazione, sviluppo e valorizzazione dell’intuito costruttivo, che, unici, possono creare l’opera bella, economica e stabile.”
(da: Pier Luigi Nervi, Scienza o arte dell’Ingegnere? in “L’ingegnere: rivista tecnica del Sindacato nazionale fascista ingegneri”, n. 7, luglio 1931, p. 474).

Pier Luigi Nervi è stato uno dei protagonisti dell’ingegneria civile del novecento. Sosteneva che l’ingegneria non è separata dall’arte. Ho studiato su testi di grandi pensatori come Nervi, ho capito che sviluppare l’intuito e la fantasia era importante  per capire l’abitare a tutto tondo e l’arte un utile mezzo. Non solo, il mio interesse per la fisica quantica e l’importanza della trasmissione energetica mi hanno portato a sperimentare la comunicazione e il pensiero poetico. Non sono passata dall’ingegneria all’arte, mi sono impuntata ad avere una visione completa della vita. Mi ricordo una lezione di fisica universitaria, mentre il docente spiegava lo studio del moto di una palla sparata da un cannone, fece un’analogia con il barone rampante di Italo Calvino, poi disse: “Se non capite, potete uscire dall’aula.”

 

MTDD: Assolutamente affascinante.

AM: Sono d’accordo. Servono molto intuito e flessibilità mentale per non essere un qualunquista. Ci sono tantissime pubblicazioni che discorrono di matematica e arte, fisica e arte, ingegneria e arte e anche incontri come questi: https://www.ordineingegnerirovigo.it/pinking-2022-lingegneria-e-arte/. Non solo, mio padre scomparve prematuramente e mi chiese, l’ultimo giorno della sua esistenza, di fare qualcosa di utile. Ho pensato che capire l’energia in funzione della salute era fare qualcosa di valido, penso che l’arteterapia sia importante per diverse malattie.

 

MTDD: Condivido pienamente il tuo pensiero.

Una delle tue pubblicazioni è stata “Domande tra porto e mare” (Editore L’autore Libri Firenze, Biblioteca 80) che è stata primo attore della “Fiera del libro” tenutasi a Scilla, in Calabria, nell’autunno 2009.

Ce ne vuoi parlare?

AM: È un racconto breve, narrativa, ambientato a Marina di Ravenna, autobiografico. I protagonisti sono un bambino curioso e una zia disponibile a cercare risposte. È un testo nato dalla lettura de “Il piccolo principe”; è stato la musa di questo lavoro, che nel 2010 ha vinto il premio Delfino in Toscana, Sezione ‘Mare’. A Scilla, fui invitata da un editore di Milano. Al castello dei Ruffo fui intervistata dalla giornalista Gabriella Lax e feci un corso di scrittura con la casa editrice Terre libere, fu una bella esperienza, mi divertii, a parte la scomparsa del bagaglio che arrivò diverse ore dopo in albergo. Fui protagonista dell’evento e conobbi tanti scrittori, poeti, professionisti.

 

 

MTDD: Sei coautrice dell’antologia poetica “La parola e i suoi approdi” (Edizioni Helicon).

Vorresti condividere con noi questa tua esperienza e spiegarci perché hai deciso di partecipare a questa iniziativa?

AM: Partecipai a questa iniziativa perché era curata da Rodolfo Tommasi, un critico, giornalista che conobbi a Poppi, scomparso anni fa. Stimavo Tommasi. L’antologia faceva parte della collana di poesia “I quaderni dell’airone”. Fronde di trame, il titolo della raccolta che consegnai alle edizioni Helicon e Tommasi di me scrisse: “Il gruppo di liriche che l’autrice consegna alla nostra scelta miscellanea viene dunque ad ancor maggiormente delineare il già ben radicato carattere di una scrittura coerente e vivida quanto il profilo di una indiscussa personalità.”

 

MTDD: Un bel riconoscimento. Complimenti!

AM: Infatti, lo è stato. Ti ringrazio.

 

MTDD: “La parola e i suoi approdi” è un titolo decisamente interessante.

Quali sono gli aspetti principali di questa antologia e soprattutto delle tue poesie pubblicate in questa antologia?

AM: Questa antologia era composta dal lavoro di quattro autori. Riporto le parole di Tommasi per sottolineare la mia produzione in questo testo: “Fronde di trame, condensa le coordinate essenziali di una poetica, ed evidenzia con particolare incisività il rilievo che in tale poetica assume l’elemento della sensibilità percettiva, ossia quella pulsazione della vita che sorvola l’inspiegabile mentre si sporge sui più vasti e veri orizzonti dell’esistenza facendoli propri.”

 

MTDD:  Analisi profonda ed altrettanto significativa. Sono contenta per te.

AM: Grazie, Maria Teresa.

 

MTDD: Grazie a te per averla condivisa con noi.

La tua silloge poetica “Tracce di riflessione poetica” si è classificata finalista al Premio Internazionale “Trofeo Penna d’Autore 2004” di Torino.

Quali sono i temi e i tratti salienti di questa tua opera letteraria?

AM: È un’opera pubblicata nel 2001. Fa parte di una collana di poesia contemporanea, per i tipi Libroitaliano. La collana ospita importanti poeti italiani e stranieri, rappresenta, a giudizio di autorevoli critici letterari, un punto fermo nel panorama poetico italiano. Gli autori che vi sono ospitati sono frutto di una attenta selezione editoriale operata nell’ottica del confronto dialettico e della crescita. Partecipai al concorso per mettermi in gioco e per dedicare qualcosa a mio babbo e ai miei zii, scomparsi a cinquant’anni. I temi: gli affetti, esistenziali, i valori, l’ambiente, l’osservazione di elementi che ho incontrato, le illusioni e quelle false.

 

MTDD: La tua pubblicazione “La chiesa della ‘cipolla’ a due passi da Dante” è stata un’opera letteraria che abbiamo già presentato proprio nel corso della nostra precedente intervista. Vogliamo ricordare che hai voluto dedicare questo tuo lavoro a tua nonna che è da sempre amante di quella chiesa.

C’è qualche altro dettaglio che riguarda la chiesa di San Giovanni Battista che non hai accennato nel precedente articolo e di cui ci vorresti parlare?

AM: La pubblicazione è stata presentata al centro di cultura italiano di Parigi e premiata presso l’Università la Sorbona dalla Professoressa Prestigiacomo, giornalista e critico d’arte, che torno a ringraziare per la stima che nutre nel mio lavoro e nella mia persona. Mia nonna è stata molto contenta di questo libro e spero che San Giovanni Battista possa essere riaperta al pubblico e trovare fondi per conservare il suo patrimonio costruttivo e artistico. È un gioiello vicino alla tomba di Dante.

 

MTDD: Lo spero anche io.  L’Italia è dotata di un immenso patrimonio artistico che va tutelato in ogni modo possibile. Mi auguro che questa chiesa riesca a trovare i fondi necessari di cui ha bisogno.

Ci sono altri libri che hai pubblicato o cui hai partecipato che non abbiamo ancora menzionato?

AM: “Patckwork poetico” a cura della Prof.ssa Elena Gagliardi. Fu un volume di poesia ideato su richiesta dell’editore Nuovi poeti di Milano e pubblicato a spese loro, in quanto una delle liriche vinse il concorso È solo Poesia 2006. Cà Vento, 2022, un quaderno poetico pubblicato dal Cenacolo Accademico europeo Poeti nella società.

 

MTDD: Hai avuto altre menzioni d’onore ed altri riconoscimenti per le tue opere letterarie? E se sì, quali?

AM:  Il Premio Navarro 2021 per la mia silloge “La poesia cambierà il mondo”. Quest’anno sono stata nominata responsabile per Ravenna del Cenacolo Accademico Europeo Poeti nella società.

 

MTDD: Congratulazioni!

AM: Grazie.

 

MTDD: Alessandra, se i nostri lettori volessero contattarti o acquistare le tue pubblicazioni come potranno farlo?

AM: Possono acquistarle on line o contattarmi via email serviziculturali1@libero.it

https://centro-servizi-culturali-di-alessandra-maltoni.webnode.it/

https://www.facebook.com/lachiesadellacipollaaduepassidaDante

centroserviziculturali.online

https://alessandramaltoni.wixsite.com/website

 

MTDD: Grazie, Alessandra, per aver partecipato a questa intervista. Spero di averti ancora mia ospite in futuro.

AM: Grazie, a te.

 

 

 

POESIA DEGLI ATTIMI Intervista a Paola Froncillo Rupe Mutevole edizioni

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Intervista a Paola Froncillo  “Poesia degli Attimi”

Rupe Mutevole edizioni

Il suo nuovo libro, Poesia degli Attimi, apre il cammino con una pagina significativa in questo momento storico, dedicata al “Silenzio della guerra”. Quale vuole essere la sua impronta da lasciare nella memoria attraverso questi versi?

Paola Froncillo – “Questa poesia che ho scritto e che ho inserito nella prima pagina di questo mio “Poesia degli Attimi”, insieme alla dedica iniziale, che é un grido per la Pace, vuole significare l’impegno che, a mio parere, un poeta, uno scrittore, un architetto volge nei confronti degli eventi che accadono nella realtà. Essere nello spirito del suo tempo.

Siamo tutti noi scossi per ciò che sta succedendo e che è iniziato nel febbraio 2022, una guerra che non avremmo mai pensato di avere, che soffoca l’ Umanità , e fa emergere la parte bestiale di ogni essere umano, e provoca morti, e provocherà odi, rivendicazioni, altre vite spezzate.

Scrittori ed intellettuali sono una sorta di elementi che ascoltano, che sentono in prima persona emotivamente, nella loro ricerca di verità e di umanità, nelle loro emozioni ciò che succede nel mondo, e lo traducono in versi, questo avviene spontaneamente, é una reazione che comporta una sorta di empatia e di desiderio di comunicare questo sentimento percepito, affinché anche gli altri, leggendo, ascoltando, guardando, vivendo , possono conoscerlo.

Un contributo per le riflessioni di un pensiero che io aspiro diventi comune. Quel minimo comune denominatore che é la parte umana che noi uomini conteniamo. Che dovrebbe emergere con forza. Ecco direi che é il mio contributo al pensiero moderno di pace.

Inoltre l’ho scritta mentre stavo terminando la correzione di questo libro, in quanto il tema di questo mio “Poesia degli Attimi” é una sorta di Unione di Istanti di mia vita vissuta-quindi di Notebooks -che sono stati riuniti nel corso dei due anni , con momenti vissuti da tutti gli uomini, che hanno attraversato anche questioni generali come la Pandemia, che abbiamo tutti esperito.

L’importanza, che questi primi versi di poesia avrebbe dovuto avere, risiede proprio nel tentativo di creare una Risonanza di ciò che stava succedendo; oltre, chiaramente, avendola scritta di getto, é un pensiero ad alta voce fissato attraverso le parole.”

*

Quanto è importante per lei il viaggio e quali sono e sono state le esperienze che l’hanno arricchita a livello umano e lavorativo all’incontro con diverse culture e abitudini?

Paola Froncillo – “Il tema del Viaggio che attraversa completamente tutto il libro é sicuramente uno dei temi più importanti per noi architetti e architetti del paesaggio, perché é attraverso il Viaggio che noi architetti compiamo, nell’immaginare, il nostro spazio costruito all’interno dell’elemento naturale, all’interno del sito, che ci preesiste e, nello stesso tempo, noi operiamo una sorta di Viaggio nella progettazione. Diciamo che c’è anche un tema legato al Viaggio di tipo metaforico. Poi c’é il Viaggio concreto che noi compiamo fisicamente, tutti i giorni che viviamo; viaggio, come tutti noi, e quindi registro con dei report e dei taccuini, ciò che accade e fisso in Flash che rappresentano le sensazioni, i ricordi che non sono altro che le esperienze che io faccio, nel momento in cui attraverso il mondo.

Io viaggio o abito le città dove vivo, o abito i luoghi di vacanza: questo viaggio fisico viene fissato nei taccuini.

Il tema dei taccuini che io costruisco, insieme ai miei disegni, perché sono sempre taccuini disegnati quelli su cui lavoro, li compongo da quando avevo circa 13 anni, quindi questi notebooks sono sicuramente un un modo di fissare il Tempo che scorre, troppo velocemente, sono un modo di lasciare agli altri i miei pensieri, le mie riflessioni, e soprattutto di fissare progetti architettonici e di paesaggio , o di design, come sicuramente sono un modo per fermare – sulla carta, o nei dispositivi come iPad, o cellulari- progetti temporali e sensazioni, amicizie, ricordi.

Ho sempre avuto, fin da quando ero giovane, e dai tempi del Liceo Artistico, e del Politecnico, la sensazione, poi trasformata in certezza e consapevolezza, che attraverso la creazione artistica si potesse fissare il tempo che scorre, creando proprio una temporalità “altra” da quella cronologica, creando cioè un’altra realtà, attraverso il progetto e l’Arte.

Questo bisogno di fissare questo tempo che scorre, é anche il bisogno di avere la coscienza di sé sempre presente, ed avere un progetto, una passione, una visione del proprio lavoro, e del proprio significato del vivere, che si potessero realizzare giorno dopo giorno.

Lo scopo : in questo tempo frenetico, che é il nostro vivere, miro alla ricerca di un tempo verticale, che si riesca a fermare con le parole, con i ricordi, con i disegni, con i progetti, con il dibattito e la diffusione delle mie idee sulla relazione tra Architettura e Natura, con le mie lezioni, e che possa essere visibile e a volte condivisibile con gli altri.”

 *

“Essere nel mondo come dentro la Natura.” – Questa frase, ripresa anche in copertina, dà il senso della unicità vivendo la propria vita e allo stesso tempo rende un omaggio al cammino insieme. Quanto vale nel mondo di oggi il valore della Natura condivisa con chi ci sta accanto?

Paola Froncillo – “Ormai questo rapporto con la Natura, come ho spiegato anche nell’intervista che mi è stata fatta con l’uscita di Architettura e Natura volume 1, è un tema molto condiviso nella società contemporanea a tutti livelli, in tutte le discipline, e quindi, come dire, io mi inserisco in questa traccia e soprattutto lo pratico fin dai miei studi universitari, e nelle ricerche che conduco per la docenza e nella mia professione. Questo tema della Natura é lo sfondo della relazione tra Architettura e Natura ed inoltre e contemporaneamente lo sfondo del mio progetto di vita.

E, finalmente, questo tema della Natura è un tema corale, è un tema di tutti, oramai condiviso; quindi, a mio parere, la diffusione di questo rapporto con la natura, che è insito e presente anche in questo mio libro “Poesia degli Attimi”, rende tutto più condivisibile e quindi ritornando alla domanda che mi sta facendo, come più volte ho scritto rispondendo alle interviste riguardo i miei libri precedenti ( di poesia, racconto e fotografia), sicuramente questo tema assurge a diventare oramai il mio tema principale.

Nel momento in cui si compie il viaggio- esperienza , ad esempio all’interno dello spazio naturale, nei parchi , nei boschi negli spazi pubblici in generale , non ci possiamo dimenticare che, avendo antropizzato il mondo, tutta questa Natura, é una Natura segnata dalle nostre testimonianze, dai nostri passaggi: la frase “essere all’interno della Natura” significa proprio vivere e abitare, come se fossimo all’interno di un Grande Giardino.

Ho dato questo titolo “ In Un Grande Giardino” ad un mio libro precedente , qualche anno fa, perché mi piace ancora pensare alla vita, non solo alla vita individuale ma alla vita collettiva, come fosse un grande giardino.

Essere all’interno della Natura” significa, spazialmente e fisicamente, in quanto architetto del paesaggio costruire in Relazione alla Natura, ma significa anche avere un’idea della nostra vita come se fosse uno spazio sequenza, che ci permette di esistere e di relazionarci con gli altri, all’interno di questo rapporto; é una frase che contiene anche una visione, una espressione, una frase , un concetto metaforici. É una filosofia di vita ed una domanda filosofica che soggiace ai miei progetti .”

*

Guardare il Cielo e le Stelle, è un’immagine che ritorna spesso nel suo ultimo libro. Il suo rapporto con l’Ignoto ha dato un segno tangibile nelle sue creazioni, sia in letteratura che in architettura?

Paola Froncillo – “Fin dall’infanzia, dalla mia adolescenza siamo stati abituati io e mio fratello a guardare le stelle da nostro padre e quindi mi porto dietro questa passione, usava spesso il telescopio per osservarle scriveva, analizzava, si interessava, leggeva, approfondiva l’Astronomia ed era appassionato di scrittori come Asimov e scrittori di fantascienza.

Questa passione l’ha trasmessa anche a me da un lato, dall’altro il paesaggio naturale Assoluto composto da Stelle, Pianeti e corpi celesti, che ci dicono della nostra piccolezza di esseri umani, della nostra finitudine ed irrilevanza rispetto all’ Universo Tutto, e che ridimensionano la nostra vita terrestre…. il cielo stellato é potremmo dire fonte di ispirazione per me e rappresenta quel tutto dell’ esistenza a cui mi voglio rapportare quando scrivo, e quando sono al cospetto di notti terse in montagna .

Io dialogo attraverso le mie poesie e nei miei racconti con questo aspetto fisico e questo tema della astronomia ( materia che mi ha sempre attratto, e quando posso cerco di studiare nuove costellazioni).

Sono anche debitrice di un atteggiamento che potrei chiamare quasi mitico del rapporto con i cieli stellati, con la natura assoluta e maestosa. Tutti noi abbiamo amato, o per affinità elettiva o per averli studiati i poeti dell’Ottocento come Leopardi, Foscolo, Carducci….e in me sorge la esigenza di rapportarmi a questa memoria, per affinità mi relaziono con questa Natura assoluta, a questi elementi dello spazio cosmico. Mi piace pensare, però sempre più concretamente, che questo rapporto, un rapporto che sublima la Natura, renda tangibile la nostra finitezza di piccoli esseri umani, la nostra finitezza nei confronti dell’immensità della Natura, come fosse ( e per me lo é) un rapporto che noi esseri umani possiamo praticare quasi costantemente, appunto in questo viaggio e nella osservazione di questi Spazi.

Per quanto mi riguarda è anche un desiderio di rapportarsi, un po’ come faceva alla fine dell’Ottocento ed all’inizio del Novecento l’individuo metropolitano, che ad esempio all’interno del Parco all’Inglese camminava si perdeva tra i percorsi sinuosi , ma nello stesso tempo come dire osservava la Natura, quasi in un atteggiamento appunto Mitico. Per isolarsi dalla frenesia e dal tempo veloce del vivere.

Quindi, per me non c’è nessuna relazione con l’ignoto, c’è una ricerca di conoscenza dello spazio cosmico, in un atteggiamento di stupefazione per l’ immensità della Natura.

É, la mia, una relazione molto concreta con la maestosità e la coscienza della grandiosità della Natura, quindi direi che è proprio una relazione di tipo fisico, sensibile e poetico.”

*

La Natura è sempre protagonista nei sui libri e domina la scena ancora più profondamente in questo suo ultimo lavoro. Come vivere il nostro quotidiano con la Natura che ci sta parlando di cambiamenti e ci sta mettendo di fronte ai nostri limiti?

Paola Froncillo – “Io, nel piccolo contributo che cerco di dare al mio lavoro da architetto e da scrittrice, da docente, cerco di preservarla, di ascoltarne le potenzialità, di utilizzare per quanto mi é possibile materiali sostenibili nei manufatti che creo, di curarla questa Natura come fosse un bene per tutti, e siamo in tantissimi a farlo; viviamo in tempi cupi per quanto concerne le guerre e le deturpazioni che avvengono nei territori del mondo, ma ci dobbiamo sentire fortunati in quanto i Valori di sostenibilità ambientale, di una attenzione ai problemi climatici é sempre più condivisa.

Ecco io cerco come molti, nel mio piccolo di creare dibattito su questi temi che riguardano la relazione con la natura, e cerco di condurre una vita senza grandi sprechi … anche se a volte sono buoni propositi che non si riescono a realizzare… ci provo.

Sono ottimista sulle nuove generazioni, meno sulle pratiche dei Governi. Mentre rispondo alle sue domande é in corso la Cop27 che dovrebbe trovare un accordo tra gli Stati per la risoluzione della crisi climatica, non lo sta trovando…perciò, sa il mio ottimismo é un ottimismo rispetto alla sensibilizzazione da parte di molti del problema che esiste. Ed io vado in questa direzione cercando una strada “ etica” del mio operare.

*

I “taccuini a Oslo” contengono emozioni nette e consapevoli. Questo viaggio come l’ha vissuto e come l’ha arricchita interiormente?

Paola Froncillo – “Ho scritto anche un articolo uscito recentemente su weArch , su questo viaggio , perché in questo viaggio, come dire, ho potuto fisicamente osservare quelli che ritengo essere alcuni esempi di architettura contemporanea tra i più interessanti, proprio per la relazione tra Architettura e Natura che instaurano; tema che sto approfondendo dai tempi del mio PHD al Politecnico e che avrà un ulteriore sviluppo di ricerca nel mio prossimo libro in uscita “Architettura e Natura” Vol 2 che riguarderà proprio questa relazione nello spazio collettivo e che presenterà i progetti che il pensiero modernista in architettura e in architettura del paesaggio , nel secolo scorso ci ha lasciato come eredità “viva” in divenire , come progetto non finito .

Questo viaggio ad Oslo è stato un viaggio molto importante, e l’ ho fissato nel libro, perché io amo moltissimo il Nord Europa, amo l’architettura di Alvar Aalto e di tutti i grandi esponenti del movimento moderno nord Europei , Asplund, Saarinen, solo per citarne alcuni, i cui impianti architettonici ed urbanistici studio nei miei progetti e nelle mie ricerche”.

*

Il titolo “Poesia degli Attimi” ha in sé qualcosa di unico, come se il tempo dialogasse con la parola. Può spiegare la sua visione descritta in questo titolo?

Paola Froncillo – “Credo che la poesia , il legame tra poesia e architettura nei miei scritti e nelle mie poesie sia molto importante.

Inoltre la poesia é un elemento molto importante sia per la mia vita che per i miei racconti.

É importante perché ritengo che ad esempio attraverso l’architettura e i giardini si riescano a creare delle risonanze profonde negli altri, ad emozionare e a dare un coinvolgimento attraverso lo spazio.

L’ Architettura certo si basa sull’uso sapiente dei materiali, sul ritmo spaziale, sulla composizione e deve risolvere i problemi funzionali e le esigenze di chi abita , ma, se non sa emozionare e creare coinvolgimento tra spazio ed individuo, é nulla.

Se non parla anche di poesia non ha raggiunto il suo significato.

Quindi penso che la poesia sia parte essenziale sia dei miei racconti e sia della mia vita affettiva e del mio metodo di architetto e nell’architettura che cerco di creare, perché riguarda l’ambiente, un ambiente per gli altri, sia questo una casa , un giardino, un arredo.

Credo che la poesia sia quell’elemento verticale che riguarda l’essenza delle cose Quell’elemento che trova posto entro ogni individuo.

L’individuo non si accorge molte volte di questo aspetto poetico che contiene perché è immerso nella vita abitudinaria e orizzontale.

Miro a far scaturire negli altri, attraverso la mia poesia e i miei racconti, nei miei libri sulla relazione tra architettura e natura, delle risonanze di tipo sensoriale.

Così la poesia è ritmo musicale , ecco la poesia nei racconti che scrivo, é il ritmo che muta ,come nel Musical quando si alza un coro per sottolineare un accadimento particolare. Poesia degli Attimi è il mio quinto libro; in questo quinto libro ho scardinato un format -che nel primi tre libri ( “ Prima dell ‘Anima” “In Un Grande Giardino” e “ Lo Chiamerò un Sogno” ) partiva dalla scrittura, cioè da un racconto che si coniugava alle mie poesie ed alle mie fotografie, prevalentemente di paesaggio, in bianco e nero o a colori- per tentare un tempo narrativo fatto di istanti fissati nelle parole , fissati in notebooks, già inaugurato nel quarto libro “ Nel Respiro della Distanza”.

Per inquadrare questo punto d’arrivo questo quinto libro che si titola Poesia degli Attimi, occorre però come dire capire un po’ il significato di questo di questo libro, andando a ritroso e ricapitolando i temi affrontati negli altri quattro precedenti.

I primi tre libri fanno parte di una sorta di trilogia, o meglio sono come degli episodi seriali; ogni testo, ogni libro si può leggere senza leggere gli altri, perché vive di vita propria, possiede una sua trama e una sua fine, ma tutti e tre sono legati tra di loro , episodi di una storia che si travasa nel seguente.

Nello stesso tempo questi personaggi si caratterizzano a seconda dell’esperienza che compiono nei 3 libri. Ciò che un personaggio vive nel racconto caratterizza anche i momenti verticali della poesia e caratterizza anche l’introduzione delle fotografie.

Quindi questi tre libri possono essere letti separatamente, ma sono collegati tra di loro da un filo conduttore. Il personaggio principale ama immergersi nella Natura, risulta affascinato dall’elemento naturale, e vegetale quasi come se fosse un nuovo tema del sublime. Il sublime da intendersi come la sensazione, come il sentimento che si prova al cospetto della natura.

In “Nel Respiro della Distanza”, in questo quarto libro, invece cerco di inaugurare un modo di scrittura più immediato, come se frantumassi lo schema in tanti flash, zoom dello spazio che cala dall’alto, e va nel dettaglio, dei pensieri delle riflessioni, che non hanno, come dire, una trama che li colleghi tra di loro, non c’è un personaggio, ci sono semplicemente pensieri ed emozioni, espresse sempre nei confronti della Natura, al suo cospetto.

Ciò mi ha permesso di andare nel profondo di un argomento, e ci sono sempre sia fotografia che ovviamente poesia all’interno di questo quarto libro.

Scrivo anche della Finitudine dell’essere umano della sua limitatezza, sia in “ Nel Respiro della Distanza” sia in questo nuovo libro “Poesia degli Attimi”, scrivo, come dire , che sia solo attraverso l’energia vitale che noi esprimiamo, con la creatività e con le nostre azioni che si possa esprimere la nostra umanitá, e ho anche un’idea di tipo “panteista” della Natura, un’idea un po’ ottocentesca, scrivo, di una sorta di energia vitale che vi è all’interno anche degli elementi naturali.

“Poesia degli Attimi” sono attimi di vita, per ritornare alla sua domanda, cioè noi tutti viviamo Attimi di vita, sono attimi che sfuggono, come se fossero componenti di una sequenza accelerata nel nostro tempo quotidiano, e Poesia degli Attimi significa proprio il desiderio di cercare il significato Poetico, e chiaramente la poesia delle parole, la musicalità delle parole.

All’interno di un testo poetico, in un Attimo, e in questo tempo accelerato del nostro vivere cogliere istanti, focalizzarli.

Sono attimi raccolti in due anni, in cui non ci sono solo le riflessioni o le sensazioni al cospetto della natura, ci sono esperienze di vita vissuta, ci sono amicizie, incontri, lavoro, sport, risate e pianti, cene e vacanze ….insomma, come dire, tutto quello che si fa nella vita, in una vita come tante.

Sia nei Racconti delle nostre vite , nei miei racconti , nelle mie riflessioni sulla relazione tra architettura e natura e nei testi che scrivo per la mia professione gli attimi sono , con la stessa intensità che attribuisco alla poesia, scatti fotografici: nello scatto fotografico che viene compiuto, appunto nell’attimo in cui scegliamo una inquadratura, che è già mutato immediatamente, sicuramente si osservano molte cose, molti dettagli impossibili da osservare mentre si vive. Mi interessano questi dettagli che vengono congelati nella fotografia, prendono valore nel momento in cui il tempo si rallenta e dunque crea memoria.

Non lo cogliamo quasi mai questo valore, proprio perché noi tutti viviamo come all’interno di una sequenza di attimi, il tempo lo spazio-tempo è proprio questo, ed io lo rincorro.

Inoltre, direi proprio che, in questo libro, come ho cercato di spiegare anche durante la presentazione, che ho fatto a Milano grazie alla libreria Tempo Ritrovato Libri, ho come voluto scardinare il tema del racconto, scardinando il testo e diciamo anche il filo conduttore del racconto stesso; sia la poesia sia le fotografie -che per ragioni editoriali sono state messe alla fine- sono state composte diciamo all’interno della sequenza dei taccuini che si possono leggere in differenti modi.

Cioè il lettore può immergersi nel libro seguendo una lettura da passato a presente oppure a andando a ritroso , leggendo le pagine di giorni del 2021 fino ad arrivare ai giorni del 2019, in quanto gli attimi possono anche essere letti come attimi separati tra di loro, e si può aprire il libro a caso e leggere una pagina, una frase, osservare una fotografia, o leggere una poesia, proprio perché appunto sono attimi composti in sequenza , ma che il lettore può scomporre e ricomporre, a suo, come dire, piacimento, comunque a sua sensazione. Spero che tutto ciò possa essere condiviso e comunque possa piacere a chi avrà tra le mani il libro, e che possa essere apprezzata l’unicità di ogni singola frase e di ogni singola poesia e di ogni singola fotografia (naturalmente le fotografie scattate nei due anni in cui si compone il Libro erano molte di più di quelle inserite, ma avremo tempo per poterle inserire nei prossimi).

Qualcosa che ha molta importanza per me é riguardante il ruolo delle immagini, spesso nelle presentazioni dei miei libri mostro immagini sia dei miei lavori come architetto, architetto del paesaggio e sia mostro fotografie che non hanno trovato spazio nei libri ed inoltre anche miei video con sottofondi musicali che accompagnano la lettura durante gli eventi di presentazione ed hanno accompagnato, soprattutto , anche la genesi del libro, la scrittura, i pensieri, i taccuini appunto i notebooks fissati nel libro.

In questi Attimi di Poesia scrivo anche del tempo della creatività e di quanto si possa fermare questo vortice di tempo, che non ha scala umana, nell’atto appunto del creare qualcosa che va oltre noi.

Penso che all’interno della natura ci sentiamo così a volte appagati proprio perché riconosciamo questo tempo lento umano solo quando siamo al cospetto della Natura stessa.

Attraverso la creatività attraverso un’opera d’arte totale ancora adesso, ricordando il tempo spazio creativo del Bauhaus, noi abbiamo la possibilità di creare arte che é ritmo che è musica che è colore che è spazio e per creare una realtà che è più reale della realtà che è una realtà in sé.

Penso che chi scrive poesie, racconti, o anche chi fotografa insomma chi cerca di fissare in un atto creativo e che lascia agli altri delle riflessioni, dei sentimenti che contiene entro di sé, ( e qui ritorniamo alla prima domanda che mi ha fatto, alla attualità di una situazione molto grave di guerra in Ucraina che tutti sentiamo così vicina) si debba misurare anche con valori che possano essere condivisi.

Le mie diverse anime, i miei diversi personaggi e interpretazioni della mia vita reale ( scrittrice, poetessa, architetto, fotografa..) hanno lo sfondo comunque ben delineato nel paesaggio.

A bookcity Milano lo scorso anno ho presentato il Libro Architettura e Natura volume 1, sempre con Rupe Mutevole come editore, ed ora é in uscita un secondo volume che fissa la relazione tra Architettura e Natura entro i confini dello spazio pubblico.

Tema in cui da molti anni ho concentrato il mio interesse.

Ne sto scrivendo un terzo su questa relazione tra architettura e natura che porterà alla attenzione del lettore anche i giardini contemporanei e nuove visioni di paesaggio e di Natura.

Le visioni differenti che l’uomo aveva nel passato nei confronti della natura mi hanno sempre affascinato ed interessato, anche perché la memoria compositiva di questi spazi creati nei giardini all’Italiana, all’Inglese si ritrova con manufatti differenti nei giardini contemporanei, quindi diciamo questo aspetto, se volete di approfondimento culturale e della storia dei giardini scorre parallelamente alla mia architettura ed ai miei racconti, li sostanzia.

Infine vorrei concludere dicendo che questo libro “Poesia degli Attimi “mira a coinvolgere il lettore, cosi come il partecipante agli eventi di presentazione dei miei libri che stiamo facendo e che faremo, quasi come fosse una performance che ha come scopo una sorta di creazione di emozioni collettive, ed é fissata negli attimi di “stupefazione” nei confronti della Natura ed insieme , nei confronti anche delle nostro Esistere.”

 

Questo libro di pensieri, poesie e fotografie

è un frammento di vita di circa 2 anni,

composto da Attimi di “Sublime”

stupefazione al cospetto del paesaggio. 

Lo dedico alla PACE e alla GIOVENTÙ,

quella dei nostri figli e di chi verrà dopo di loro.

Che la possano custodire! (La PACE),

perché è con la PACE che potranno esprimere passioni e sogni

……….. scrivere altri Libri.

Breve dialogo sui massimi sistemi del mondo | di Alessandro Zecchinato

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Qualche giorno fa, mentre cercavo di mettere ordine e togliere la polvere nella soffitta di mio nonno, Gianfranco Sagredo, ho trovato un vecchio registratore a cassette che a differenza di tutto il resto appariva pulitissimo, come se fosse stato usato da poco. A fianco su un vecchio baule c’era una audiocassetta altrettanto pulita: esaminandola, ho notato che la data scritta sull’etichetta era di pochi giorni prima, e sul retro a penna c’era scritto breve dialogo sui massimi sistemi del mondo. Sapendo che le poche volte che il nonno passava da casa sua, pur restandoci al massimo un paio di giorni amava invitare dei suoi amici filosofi a bere un bicchierino e chiacchierare davanti al fuoco del camino, mi sono incuriosito e ho inserito la cassetta nell’apposito vano, mi sono seduto e ho premuto il tasto “play”.

La registrazione conteneva un dialogo fra due suoi vicini di casa, il professor Simplicio e il netturbino Salviati, che vi riporto fedelmente qui di seguito, poiché ritengo possa interessare a qualche mio lettore.

Salviati: «Ecco il mio brandy, è il quinto bicchiere stasera, credo possa essere giunto il momento di dipanare le nostre dotte disquisizioni.»

Simplicio: «Non sarà un po’ di alcool ingurgitato alla boia d’un giuda che muterà un netturbino, foss’anche il miglior netturbino del mondo, in un filosofo di gran levatura!»

Salviati replicò: «OPERATORE ECOLOGICO, prego! Orsù, mettetemi alla prova, brav’uomo, voi che istruite i giovani in quest’era così buia e cupa. Ponetemi qualsivoglia domanda, e provvederò a rispondervi a tono!»

Simplicio, stizzito, proruppe: «Ditemi, allora, cosa secondo voi corrompe le coscienze della gente in quest’epoca rendendola così, a vostro dire, miseranda e decadente?»

Salviati rispose, con aria seria ma sorniona (e che verso la fine del suo intervento divenne condita da un sogghigno faceto): «13,8 miliardi di anni fa, con un gran botto nasce l’Universo. Perlomeno, è così che gli addetti ai lavori ce la raccontano. Dopo una fase cosiddetta inflazionaria, durante la quale si espande a velocità inimmaginabili, cominciano a formarsi le galassie. In una di queste, in una zona piuttosto periferica che oggi conosciamo come “braccio di Orione”, si forma circa 5 miliardi di anni fa una stella che oggi chiamiamo Sole: una stella piuttosto mediocre, in realtà, circondata da un grosso seguito di polveri, gas, planetesimi e chissà che altro, parte dei quali invece di cadere sulla stessa formano l’attuale sistema solare.

Tutta ‘sta faccenda non è indolore: in un immane flipper cosmico, i pianeti migrano anche senza permesso di soggiorno, si scontrano fra loro, si formano satelliti e fasce di asteroidi, e le comete buttano secchiate d’acqua anche sulla Terra, che poco alla volta prende forma. I continenti vanno alla deriva mutando aspetto, si formano mari e oceani, si alternano glaciazioni a ere bollenti, e in qualche modo da qualche parte spunta un fenomeno chimico che oggi, forse un po’ impropriamente, chiamiamo vita. Piuttosto presto, pare: le più antiche tracce sono di 3,6 miliardi di anni fa, ma secondo alcuni è possibile che si fossero sviluppati organismi semplici già 4,6 miliardi di anni or sono, ben prima che Theia tirasse alla Terra uno spaventoso cazzottone che produsse la Luna.

Dopo alterne vicende e terribili estinzioni di massa, all’incirca 2 miliardi e 450 milioni di anni fa, la composizione atmosferica cambia drasticamente, a causa degli stessi microrganismi che produssero quella che gli scienziati chiamano catastrofe dell’ossigeno. Comunque sia, piaccia o no l’atmosfera cambia composizione assomigliando di più a quella attuale, permettendo così lo sviluppo delle prime forme di vita complesse, pluricellulari: circa un miliardo di anni fa (anche se secondo alcuni si può far risalire l’evento fino a 2,1 miliardi d’anni fa).

E poi avviene una crescita esponenziale. Gli organismi diventano sempre più complessi mentre la vita colonizza praticamente tutte le nicchie ecologiche esistenti. Dai trilobiti ad animali via via più evoluti: insetti enormi; alcuni pesci diventano dapprima anfibi poi colonizzano le terre emerse; di speciazione in speciazione si giunge al successo dei rettili, coi dinosauri che si estinguono circa 66 milioni di anni fa.

Col conseguente dilagare dei mammiferi, si sviluppano i primati: il ramo delle grandi scimmie da una parte e quello che milioni di anni dopo porterà al genere “homo”. Uno o due milioni di anni fa varie specie di ominidi sono già in corso di evoluzione e l’homo sapiens-sapiens, quello grossomodo attuale, al netto delle varie diatribe fra studiosi di diverse scuole di pensiero, prende forma intorno a 100 mila anni or sono.

Successivamente, dopo un lunghissimo periodo ricco di polemiche su possibili civiltà antidiluviane, arriviamo all’inizio della Storia, fra 10000 e 6000 anni fa; poi egizi, sumeri, babilonesi e chi più ne ha più ne metta, insomma tutta quella storia che avete studiato a scuola. Si verificano millenni di guerre, scoperte, evoluzione della lingua, dell’arte, del pensiero filosofico e scientifico, alternati a secoli bui; poi il medioevo, il rinascimento, i secoli delle scoperte geografiche e l’inizio della colonizzazione da parte degli europei a scapito dei nativi; poi l’illuminismo, la rivoluzione industriale, il crollo degli imperi coloniali sostituito da quelli mercantili/finanziari; il ‘900, con le sue grandi scoperte scientifiche e due terribili guerre mondiali, ma anche con la rivoluzione informatica e i viaggi spaziali. L’umanità, da meno di un miliardo di individui fino alla fine del XIX secolo, in circa un centinaio d’anni cresce a oltre 7 miliardi e ci stiamo avvicinando rapidamente agli 8.

Sono state fatte scoperte impressionanti, creati capolavori artistici immortali, sinfonie di una bellezza indescrivibile; sono state scritte opere di una profondità inaudita: cito a caso il Baghavad Gita, le opere dell’Ariosto, di Dante, del Manzoni, e via dicendo… non basterebbe una biblioteca grande come un pianeta per elencarle e descriverle tutte. Il pensiero, l’ideologia, la filosofia, le conoscenze e la creatività paiono, nonostante le ostilità dei potenti di turno, superare gli abissi del tempo, ineffabili.

Pensavo a tutto questo ieri, quando a casa di ospiti mi capitò di vedere qualche secondo di quell’arnese che chiamano “televisione”: avvenne così che, fra la pubblicità di un telefonino e un quiz a premi, lo sconforto mi fece rotolare le balle per terra. Tutta la storia dell’universo e dell’umanità si riconduce, in ultima analisi, a un cretino che se sbaglia la risposta a una domanda idiota precipita in una voragine; o a un dado da brodo.

Ma vaffanculo, va!»

Il nastro si conclude a questo punto: e francamente devo dire che sono pienamente d’accordo col Salviati. Esternazione finale compresa.

Che le Muse siano con tutti Noi.

Buonasera.

 

Alessandro Zecchinato

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Per Brass in Jazz, Yaniv Taubenhouse | 25 e 26 novembre ore 19.00 e 21.30 – Real Teatro Santa Cecilia

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locandina Yaniv Taubenhouse trio 25 e 26 novembre Real Teatro Santa Cecilia

Un pianista che sa profondere rare eleganza e intimità mai esplorate nel mondo del jazz. 25 e 26 novembre ore 19.00 e 21.30 – Real Teatro Santa Cecilia

Yaniv Taubenhouse

La musica qui presentata è una fonte calda a cui portarsi, da bere e lasciare andare la stanchezza che ha iniziato ad abitare tutti i nostri momenti. È una pura danza di speranza e ideali espressi con semplice eleganza ed eloquenza, che ti trasporta senza attrito nella sua atmosfera tranquilla … Forse una delle narrazioni tonali più oneste fino ad oggi, Hope non nega mai la promessa e la poesia insite in tutti noi “. Così Mike Jurkovi scrive di Yaniv Taubenhouse su All About Jazz.  Con eleganza rara piena di leggera, profondità ed intimità, verrà messo in scena lo spettacolo Yaniv Taubenhouse in Trio per la stagione concertistica Brass in Jazz venerdì 25 e sabato 26 novembre con doppio turno alle ore 19.00 e 21.30 al Real Teatro Santa Cecilia. Yaniv Taubenhouse Trio è un ensemble jazz contemporaneo con sede a New York City, formati nel 2014 dal pianista Yaniv Taubenhouse, dal bassista Rick Rosato e dal batterista Jerad Lippi. Il trio proviene da una lunga stirpe di influenze musicali sia dentro che fuori dal mondo del jazz e si esibisce regolarmente negli Stati Uniti e a livello internazionale. Il repertorio del gruppo comprende originali di Taubenhouse, Rosato e Lippi oltre che standard, con l’abbraccio tagliente di briciole virtuosistiche, il tenero amore per la melodia guidata con ballads, le percussioni orientate al groove, oltre a una serie di suite tematiche completamente sviluppate più simile alle forme classiche tradizionali che al jazz. Come si legge su Musica Jazz è sempre più nutrita e composita la schiera dei talenti pianistici israeliani della generazione tra i trenta e i  quarant’anni. E oggi alla nouvelle vague del jewish jazz da tastiera si aggiunge il nome di Taubenhouse. Classe 1987, formazione accademica e non solo, studi con vari specialisti dello strumento. È del 2014 «Here From There», il suo debutto in trio per la Fresh Sound con Garrett Jones al contrabbasso e Darren Novotny alla batteria. Quindi alla ritmica subentrano Rosato e Lippi, che insieme all’amico danno il via alla serie Moments In Trio. Nonostante l’età relativamente giovane, Taubenhouse dimostra di essere in possesso di uno stile molto personale. Colpisce il suo approccio pianistico: tocco netto e pulito; tecnica solida eppure scevra da fastidiosi e inutili tecnicismi; brillanti cambi di tempo; fantasia disinibita nell’improvvisazione e adeguato interplay con i suoi compagni.

E’ possibile acquistare online i biglietti collegandosi al sito www.bluetickets.it o tramite i due punti di prevendita, uno presso il Real Teatro Santa Cecilia (Piazza Santa Cecilia n. 5 – 90133 Palermo – 091\ 88 75 201, 091 88 75 119, dal martedì al sabato a partire dalle 9.30 sino alle 12.30, ed un altro presso Santa Maria dello Spasimo (Via dello Spasimo, n. 15 – 90133 Palermo – 091 77 82 860, 091 77 82 861) dal lunedì al venerdì a partire dalle ore 15.30 alle 19.30.

Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 – 334.7391972, info@thebrassgroup.it, www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup.

www.bluetickets.it 

Donna vittima di violenza: “sono senza lavoro – come posso lasciare mio marito?” | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini

Affrontare la separazione dal coniuge o compagno che sia è di per sé un grande dolore. La decisione è anteceduta da un periodo di sentimenti altalenanti tra ricordi dell’amore che fu e la vana speranza che possa risorgere, in contrasto con la quotidiana delusione che, impietosa, non tralascia neppure di acuire la rabbia. Questo, prescindendo dalle variabili, è quanto accade in situazioni cd “normali”.

Ora, all’inevitabile sofferenza  procurata dalla “normalità”, immaginiamo di aggiungere la disperazione di  subire maltrattamenti fisici e psicologici – vale a dire calci e pugni, costrizioni sessuali  tra le mura di casa, oltre a  proibizioni, insulti ed umiliazioni di ogni genere,  consumate in pubblico ed ovviamente in privato -. non di rado alla presenza  dei figli – spesso bambini – che assistono impauriti ed inermi. Tutto questo porta un solo nome: violenza.

A tutela della vittima e degli eventuali figli minori,  la   si  esorta a denunciare gli abusi subiti e ad abbandonare, prima che sia troppo tardi,  quello che da un tetto coniugale è divenuto un mattatoio. Se è lapalissiano consigliare l’abbandono quale  unica soluzione, è d’importanza vitale  considerare che l’accanimento della vita a volte non conosce limiti ed a questo dramma, spesso aggiunge quello della sopravvivenza economica.

In sintesi, ci troviamo di fronte ad una donna annichilita, bisognosa di ogni genere di aiuto.

L’iniziativa d’intervistare la Dott.ssa Francesca Buffa – Psicologa e Criminologa che so molto prodiga nell’aiutare le citate vittime tramite  le strutture competenti, mi è sorta da una semplice domanda che, con assoluta scaramanzia, mi sono posta: “se fossi io in queste condizioni, a chi e come potrei chiedere aiuto?”

Dott.ssa Francesca Buffa

Daniela Cavallini:

Benvenuta Francesca, l’intervista di oggi è inerente al tuo impegno sociale, al fattivo supporto che offri alle Donne che versano nelle immani difficoltà sopradescritte. Pur ribadendo quanto ho precedentemente asserito in altre sedi, ovvero di prestare molta attenzione ai prodromi insiti in comportamenti squilibrati, considerandoli segnali predittivi di un amore potenzialmente malato da cui   allontanasi nel più breve tempo possibile, il tema che desidero affrontare riguarda il come offrire una via d’uscita a quelle Donne che non si sono distaccate ed oggi ne pagano le insopportabili conseguenze. Nelle tue divulgazioni, caratterizzate dal pragmatismo, si concentrano informazioni d’importanza vitale, che credo siano tutt’oggi ancora sconosciute a molte vittime.

Dott.ssa Francesca Buffa:

Sì Daniela, purtroppo per quanto si indichino i sintomi rivelatori di uomini portatori di disturbi psicologici, ancora troppe donne privilegiano la “sentimentale” via della negazione. Ti sarà certamente nota la classica espressione “sì, ma lui non è così, lui mi ama”, in risposta ad un invito alla riflessione. Inoltre, è noto che le Donne che hanno subito violenza, magari assistendo a episodi in famiglia, attirano questo tipi di uomini. Tuttavia, bando l’ancorarci al passato, non resta che individuare la soluzione più idonea per aiutarle a ricostruirsi una vita.

Daniela Cavallini:

E siamo giunte al nocciolo del problema: da dove può iniziare una Donna priva di indipendenza economica a raggiungere l’obiettivo di una vita autonoma e quantomeno serena?

Dott.ssa Francesca Buffa:

Innanzitutto bisogna convincerla a denunciare con la consapevolezza che sarà il giudice ad intimare al marito il versamento di un assegno periodico atto al suo sostentamento oltre a quello dei figli. Qualora lei per paura di possibili ritorsioni fosse titubante, è bene sapere che alcune violenze (ad es. maltrattamenti familiari) sono difendibili d’ufficio, ovvero tramite denunce deposte anche da parte di una persona diversa dalla subente, parente o altro che sia, mentre per il reato di violenza sessuale, ivi incluse le molestie, si procede esclusivamente previo querela da parte della vittima stessa entro un anno dall’accadimento del fatto.

Daniela Cavallini:

Da problema nasce problema: innanzitutto la lunga tempistica che inevitabilmente decorre affinché la Donna riceva il primo sostegno economico da parte del marito, ammesso che quest’ultimo sia in grado di versarlo e lo versi, cui si aggiunge il disagio di esporsi in tribunale nel delicato caso di aver subito violenza sessuale, ed infine il problema di pagarsi un avvocato…

Dott.ssa Francesca Buffa:

Fortunatamente oggi, molte cose sono cambiate. Ad esempio, i Centri Antiviolenza Psicopedagogici  sostengono economicamente la Donna vittima di violenza, garantendo a lei ed agli eventuali figli minori, vitto, alloggio e tutte le cure mediche necessarie oltre ad un contributo mensile che consiste in euro 50 se sola, fino a 200 se con bambini. Questo trattamento è previsto anche per le Donne straniere accolte in Comunità di Pronta Accoglienza, site nel loro Comune di residenza, mostrando carta d’identità e permesso di soggiorno.

Per ovviare alla Donna l’oggettivo imbarazzo di esporre la violenza sessuale subita, la legge prevede il processo a porte chiuse. Inoltre dette vittime non pagano l’avvocato in quanto, a prescindere dal loro reddito, accedono gratuitamente al patrocinio.

E’ fondamentale ricordare che per violenza, la legge non considera solo quanto concerne i maltrattamenti fisici e sessuali, ma anche quelli psicologici, quali ad esempio l’umiliazione di uno schiaffo in pubblico, imposizioni limitanti la libertà (es. “tu non esci”), i soprusi se ripetuti e protratti nel tempo e la prospettazione di violenze future.

Daniela Cavallini:

Sicuramente sono stati fatti grandi passi in avanti, tuttavia, non mi sono ben chiare la tempistica e la procedura previste per il sostegno economico alla vittima, qualora il marito non corrispondesse il dovuto assegno o non ne fosse in grado (scarso guadagno, disoccupazione, malattia, ecc.)

Dott.ssa Francesca Buffa:

Infatti non ti ho ancora detto che l’INPS interviene pagando per cinque mesi un assegno di 350 euro, incrementandolo sino a 1600 euro alle mamme con 3 o più figli.

Qualora la Donna non riesca a trovare un impiego, può compilando il DID attestare la disoccupazione e richiedere, presentando ISEE l’assegno mensile di 1000 euro oltre al bonus di euro 600 nella fascia d’età tra i 15 ed i 50 anni.

Per le over 60 con redditi inferiori a 300 euro, sono devolti assegni sociali da 350 a 1000 euro oltre ad agevolazioni di vario genere come ad esempio lo sconto sulle bollette, la totale esenzione dal ticket sanitario, ecc.

Infine la Legge 166 circolare INPS dell’8/10/21 prevista dal DPCM DEL 20/12/20, riporta le istruzioni per ottenere un bonus chiamato “Reddito di libertà”. In tal caso, l’interessata firmerà un’autodichiarazione e presenterà anche la dichiarazione firmata dal Responsabile Legale del Centro Antiviolenza del Servizio Sociale del Comune di residenza.

Daniela Cavallini:

Possiamo dunque rassicurare queste Donne che pur con la prospettiva di vivere in ristrettezze, non saranno abbandonate alla miseria…

Dott.ssa Francesca Buffa:

Certamente, anzi, per chiarire ancor meglio le informazioni che ho riferito, indico il sito www.inps.it da cui selezionare la voce: servizi prestazioni sociali trasmissione domande e istruzioni software.

Il pagamento degli importi convenuti, sarà versato su C/C, con bonifico SEPA e carta prepagata.

Per amore di onestà non posso però astenermi dal riferire che per limiti economici, non tutte le domande possono essere accettate con successo, tuttavia, questo prevede una successiva rivalutazione.

Daniela Cavallini:

Francesca, per ora non mi resta che ringraziarti anche a nome di tutte le nostre Lettrici.

“Facciamo attenzione!” | di Meri Lolini

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Siamo al 25 Novembre 2022 e nel primo semestre  purtroppo si contano  61 femminicidi  senza contare i maltrattamenti e  le violenze di vario genere subite dalle donne. Non possiamo perdere la forza e la fiducia di ricordare, che anche questa giornata deve essere vissuta per sensibilizzare ed informare affinchè queste tragedie non si verifichino portando tanto dolore e tanta disperazione insuperabile. La Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne è una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite,tramite la risoluzione numero 54/134 del 17 dicembre 1999.L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come data della ricorrenza ed ha invitato i governi, le organizzazioni internazionali e le ONG  ad organizzare in quel giorno attività volte a sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema della violenza contro le donne. Sono stati allestiti molti percorsi per aiutare la donna vittima di violenza e quello più immediato è il numero di pubblica utilità 1522, che è stato attivato nel 2006 dal Dipartimento per le Pari opportunità, con l’obiettivo di sviluppare un’ampia azione di sistema per l’emersione ed  il contrasto del fenomeno della violenza intra ed extra familiare a danno delle donne. Dal 2010 nasce  il Progetto Codice  Rosa nell’Azienda Usl 9 di Grosseto  con la finalità di assicurare un più efficace coordinamento tra le diverse istituzioni e competenze all’arrivo della vittima di violenza in Pronto soccorso. Il Codice Rosso prende vita e nasce dalla necessità di porre un efficace ed immediato argine al dilagante e preoccupante fenomeno della violenza di genere e delle nuove forme di aggressione, che si manifestano nello spazio virtuale dei social network. Ci sono tutte le condizioni di informazione e di soccorso sia medico che legale al manifestarsi di questi atti violenti, ma purtroppo sono troppe queste manifestazioni violente a danno di donne sia compagne che mogli che madri e quindi qualcosa impedisce il raggiungimento dell’obiettivo della non violenza. Gli atteggiamenti  violenti sono sottovalutati o non interpretati nella loro interezza e questo comporta una sottovalutazione ed anche una  falsa interpretazione come una forma di gelosia  forse un po’ esasperata quasi a giustificare quel marito o quel compagno, che invece deve essere corretto per non esserne vittima. Per poter affrontare ogni genere di violenza è assolutamente necessario mettere in essere un concetto universale che è quello dell’UMANITA’, intendendola non solo come  l’essere umano e l’insieme degli esseri umani, ma  concentriamoci sull’umanità come atteggiamento e  quindi  come sentimento , che è  un poderoso combinato di solidarietà, compassione, comprensione, amore, perdono, cura, gentilezza e senza neanche la più microscopica traccia del male. Si potrebbe immaginare questa Umanità come un’ entità somigliante ad una persona, che aleggia sul nostro mondo con una veste che non ne permette la visualizzazione dei  suoi tratti somatici, ma sicuramente il suo cuore sta soffrendo tantissimo ed anche le sue lacrime sono copiose nel  comprendere che pochissimo del suo intendere è perseguito dai  popoli. Troppe sono le lotte che dividono i pensieri e le intenzioni e tante le guerre che generano una distruzione non solo fisica ma anche morale delle persone e tutto questa disperazione è generata dall’ignorare il suo significato comportamentale. Poter pensare, che l’altro potremmo essere noi , sarebbe utile per immedesimarsi nell’altro e mettere in atto una strategia sia collaborativa che costruttiva, per superare le differenze di ogni ideologia e unirsi in un cammino per migliorare la condizione di vita sia delle persone che del pianeta, affrontando insieme problemi  come  la fame nel mondo ed il cambiamento climatico. Teniamo presente, che la nostra umanità sta soffrendo e non possiamo essere sordi al grido di aiuto, che ogni momento arriva dalle tante persone  in pericolo  in ogni angolo del mondo popolato appunto dalla sofferente UMANITA’.

 

 

 

 

 

 

 

Il libro: Gian Ettore Gassani, “L’ultimo abbraccio” | La preziosa essenza dell’amore | di Daniela Cavallini

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Gian Ettore Gassani e Daniela Cavallini

Squilla il telefono…

“Ciao Dani, hai letto qualche capitolo del libro?”

“Gian Ettore!! Sììììì, altroché qualche capitolo, l’ho letto interamente, tutto d’un fiato tanto è coinvolgente. E’ bellissimo!”

“Mah…  forse ci vogliamo troppo bene perché tu possa essere obiettiva. Credo avresti trovato bellissimo e coinvolgente anche il bugiardino dell’aspirina, se l’avessi scritto io”. Ridiamo entrambi, ma Lui sa bene che mai gli mentirei  con un complimento a mero scopo diplomatico.

Amiche ed Amici carissimi, inizia così l’intervista a Gian Ettore Gassani (sì, proprio Lui, “l’Avvocato sempre in TV”,  il famoso Presidente AMI, l’Autore di  saggi   che Egli stesso ama definire “casi di bottega”)  oggi con noi, esclusivamente in veste di Scrittore.

Gian Ettore Gassani

 “L’ultimo abbraccio” (Ed. Diarkos), questo è il titolo del sorprendente romanzo di Gian Ettore Gassani .

Daniela Cavallini:

Bentornato Gian Ettore, nel nostro precedente incontro ci hai resi partecipi della tua nuova esperienza letteraria  (https://mobmagazine.it/blog/2022/09/lultimo-abbraccio-di-gian-ettore-gassani/) senza far trapelare nulla circa il contenuto del romanzo ed oggi, al termine della lettura del tuo appassionante intreccio di storie, affermo di essere soprattutto sorpresa.

Gian Ettore Gassani:

Eccomi con il piacere di sempre!

Oggi, però, una domanda te la pongo io: perché sei “sorpresa”?

Daniela Cavallini:

Perché mi prefiguravo un’intensa  storia d’amore, culminata con un ultimo abbraccio a suggellarne l’inesorabile fine. Un abbraccio a conferma del rispetto e della comprensione anche per il dolore dell’altro,  in considerazione dell’amore che è stato e della reminescenza d’affetto che pur nella fase della separazione, non dovrebbe mai venire meno, come peraltro consigli ai Separandi  che si rivolgono a Te (i Pazienti, come prediligi definirli) ed enfatizzi  nei tuoi saggi.

Inoltre, l’idea che mi ero fatta, ha riscontrato conferma in una frase ad alto potere evocativo che pubblicasti poco dopo aver annunciato la pubblicazione del libro e la ricordo molto bene per le lacrime che  vi  versai:

” Ognuno soffre a modo suo. C’è chi piange davanti a tutti e chi piange di nascosto.

Sai, ho conosciuto persone che dopo una grande batosta, sembravano indifferenti e invece avevano il cuore a pezzi. Le apparenze ingannano. C’è chi ha reagito scalando le montagne e chi si è fatto sopraffare dalla tristezza. Tu dovrai scalare le montagne e pensare che la vita è una sola e che tutto dipende da te. Che senso ha piangersi addosso? Che senso ha voltarsi indietro, piccola mia? ” 

Gian Ettore Gassani:

In effetti, la tua interpretazione, non è poi così lontana dalla realtà narrata, se non per il fatto che “L’ultimo abbraccio” è una storia d’amore in senso lato, dove non manca il lato romantico pur solo sfiorato dalla passione, ma soprattutto è tanto grande ed inclusiva e, come una matriosca, ne contiene molte altre,  tutte realmente vissute, che ho ascoltate ammirato per voce dei diretti interessati, Persone splendide che ho avuto l’onore di conoscere nei meandri delle terre dell’Est.

Daniela Cavallini:

Da cosa nasce questa tua ammirazione che si percepisce immensa?

Gian Ettore Gassani:

Dalla loro grande generosità nel donare amore e sostegno ai più bisognosi,  pur non avendo nulla per sé e condividendo persino la miseria in parti uguali, prodigandosi nell’aiutare i più deboli… gli orfani…

Daniela Cavallini:

Credo che l’espressione “amore incondizionato”, tanto impropriamente inflazionata, in questi  tuoi racconti sia davvero insostituibile.

Gian Ettore Gassani:

Assolutamente sì.  Amore incondizionatoche emerge ancor più se posto in relazione con le classiche “opere buone” verso chi non ha nulla, agite per mano di coloro che vivono nel “tutto sfarzoso” manifestandosi impreparati ed inadeguati  persino nel donare, data l’inconoscibilità di tale aulico sentimento. Conosco bene anche molti  di loro e ne parlo ampiamente, enfatizzando quanto, nel  cosmico contrasto, per ironia della sorte, siano “pieni di vuoti”. “Vuoti” che colmeranno attraverso “lezioni d’amore”, somministrate senza intenzionalità, bensì apprese  grazie alla quotidiana generosità riscontrabile nella naturalezza di chi sa offrire senza possedere nulla.

Daniela Cavallini:

Un altro aspetto molto importante che emerge nelle tue storie concerne il “saper ricevere”.

Gian Ettore Gassani:

Così come nel donare non è tralasciabile la corretta contestualizzazione, altrettanto – e forse ancor di più – è indispensabile saper ricevere. Saper ricevere con gioia, apprezzando quanto ci viene donato, avulsi dalla valutazione economica, scevri dall’urgenza emotiva di ricambiare con somme adeguate e dalla forzatura dettata dalle cd “buone maniere”.  Ci stiamo avvicinando alle festività natalizie che, pur inficiate dalla contingente condizione sociale, ben presto constateranno quanto saremo proiettati alla ricerca del regalo (o del riciclo) più opulento.

Daniela Cavallini:

Gian Ettore, la tentazione di addentrarmi in ognuna delle citate storie, proprio perché vere e non romanzate è molto forte, tuttavia, proprio a salvaguardia della loro intrinseca preziosità, ti propongo di riservare loro – tutte, nessuna esclusa -, una trattazione  interamente dedicata.

Gian Ettore Gassani:

Per quanto mi riguarda, non posso che esserne felice.

Daniela Cavallini

Il libro:

Gian Ettore Gassani, “L’ultimo abbraccio”, ‎ DIARKOS editore, 2022:

 

“Giornata contro la violenza sulle donne”: a Bagheria nell’aula consiliare dibattito pubblico dal titolo “Libera da veli”

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“Giornata contro la violenza sulle donne”: a Bagheria nell’aula consiliare dibattito pubblico da titolo “Libera da veli”

Si svolgerà domani, 25 novembre, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, un incontro con inizio alle ore 17:00, presso l’aula consiliare del comune di Bagheria, dal titolo “Libera da veli”.

L’incontro è promosso da alcune associazioni presenti nel territorio. Sono previsti i saluti istituzionali da parte del sindaco Filippo Tripoli, dell’assessore Daniele Vella, del presidente del Rotary club di Bagheria Gianfranco Garau, del presidente del Rotary club di Palermo Mondello Tommaso Puccio e del presidente del Rotary club di Corleone Domenico Ferrara.

Gli interventi saranno di Andrea Giostra, psicologo e criminologo, del giornalista de “La Voce di Bagheria” Martino Grasso che intervisterà una donna che ha subito violenze, del criminologo Domenico Barone.

Previsto anche un monologo dal titolo “Fiore di Campo senza scampo” da parte di Cinzia Denaro, scritto da Adele Musso.

Prenderanno la parola anche Sonia Tinti Barraja, psicologa e psicoterapeuta e Viviana Cannova, pedagogista.

“Giornata contro la violenza sulle donne”: a Bagheria nell’aula consiliare dibattito pubblico da titolo “Libera da veli”

PROGRAMMA DELLA CONFERENZA: “LIBERA DA VELI”:

COMUNE DI BAGHERIA, 25 NOVEMBRE 2022 – ORE 17,00 PALAZZO DI CITTÀ SALA CONSILIARE – CORSO UMBERTO

Saluti:

Maria Filippo Tripoli Sindaco di Bagheria

Daniele Vella Vice Sindaco

Gianfranco Garau Presidente 5RWDU\Club Bagheria

Tommaso Puccio Presidente Rotary Palermo Mondello

Domenico Presidente Rotary Corleone Fidapa Lions Inner:KHHO

Interventi:

Dott.Andrea Giostra Psicologo e criminologo

Martino Grasso Giornalista La Voce di Bagheria Intervista una testimone

Domenico Barone Ispettore di polizia – Criminologo

Cinzia Denaro Monologo: “ Fiore di Campo senza scampo” di Adele Musso

Dott.ssa Sonia Tinti Barraja Psicologa-Psicoterapeuta

Dott.ssa Marianna Cirone Responsabile centro anti violenza “Cassiopea”

Introduce e modera:

Avv.Rosa Maria Sciortino

Immagine realizzata da Adele Musso

Mariacristina Savoldi Bellavitis: racconto verità scomode | di Stefania P. Nosnan

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L’autrice accompagnerà il lettore tra le pagine  di un libro spinoso, drammatico e aristocratico… perché non è tutto oro quello che luccica.

“Voglio lavare pubblicamente il lercio della mia casa, affinché tutti sappiano lo schifo in cui ho vissuto: tra quadri d’autore, mobili antichi e di design, posate d’oro e d’argento, c’era la merda e il suo puzzo ci ha contaminato tutti. Il letame scorre a fiumi, negli attici della Milano bene come nelle fogne a ciel sereno degli slum dell’India. Non ha preferenze di casta, né di etnia, né di religione. Il letame è democratico”

Buongiorno Mariacristina Savoldi Bellavitis la ringrazio di essere tra le nostre pagine. Ci può raccontare del suo romanzo? Il mio libro racconta la mia vita, è un’autobiografia ove nulla è stato amplificato dalla fantasia nonostante a tratti, tristemente crudo e reale. Non ho voluto, infatti falsare alcun nome, conscia che ci sarebbe stato un prezzo da pagare, come spesso accade quando si raccontano verità a qualcuno scomode o infamanti ma “dar voce” a coloro che non ne sono state capaci per paura o prigionia è stata la mia motivazione per mettermi a nudo e raccontare ciò che raramente viene portato alla superfice.

Il suo romanzo scuote il lettore, portandolo a fare delle riflessioni. Era questo il suo intento o voleva scoperchiare il classico vaso di Pandora? Viviamo in una società dove la vittima deve necessariamente avere un aspetto trasandato, sofferente e fragile ed io ho subito spesso questa discriminazione al contrario, poichè mi aggrappo con tutta me stessa alla dignità che mi appartiene, desiderando apparire gradevolmente curata ed in ordine, nonostante tutto. Certamente ho voluto raccontare per portare alla luce fatti gravissimi che non auspico a nessuna adolescente. Grazie al cielo, però, la stessa malefica forza che mi ha costretto a subire da bambina è stata propulsoria per trasformarmi nella donna forte e un pò ribelle che sono oggi divenuta, spingendomi a sondare realtà culturali e lavorative talora anche estreme, forse per fuggire ai ricordi o semplicemente per forgiarmi e strutturarmi ad affrontare situazioni paradossali che purtroppo ancora oggi, a causa di una giustizia poco assertiva verso il femmineo, sono costretta a subire. Sì… mi riferisco proprio al vaso di Pandora che mi auguro di scoperchiare definitivamente.

Siamo alla vigilia del 25 novembre, la Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne, il suo pensiero a riguardo: Non aspettate il principe azzurro, non credete alle fiabe e non raccontatele alle vostre figlie perché ci si salva da sole. Nessuno vi ascolterà finché non sarete già in fin di vita, quando spesso sarà troppo tardi per essere soccorse.

Cosa possono fare le donne, ma soprattutto le istituzioni? Le donne devono trovare il coraggio di denunciare, parlare, usare ogni mezzo per rendere pubblico il volto del loro carnefice come ho fatto io col mio libro. Tutti devono sapere che esemplari disgustosi e pavidi popolano la nostra civiltà mentre le Istituzioni dovrebbero invece utilizzare maggiormente l’ascolto attivo e riconoscere i segnali delle situazioni critiche e pericolose, in modo da capire ciò che spesso le vittime sono restie a confessare. Il codice rosso? Non è ancora funzionante da quanto ho potuto appurare sulla mia pelle. Le denunce non vengono lette così come le prognosi ospedaliere o testimonianze che le accompagnano e spesso l’archiviazione è il mezzo più facile per smaltire un lavoro che richiederebbe troppo tempo e fatica ai magistrati, oberati dalle centinaia di pratiche.

Ha in progetto un altro romanzo? Mi piacerebbe terminare ciò che ho iniziato, con il tipico lieto fine dell’archetipo del cammino dell’eroe ma sono ancora lontano dalla libertà e sotto assedio, di colui che mi verrebbe schiava, debole e in fin di vita ma non morta, poichè l’ossessione del malvagio si nutre sempre del dolore che genera alla propria vittima e se il “gioco” termina anche il carnefice non avrebbe più motivo di esistere.

Eventi: Biblioteca comunale di Ciciliano, “Ricordare per imparare a dimenticare” e “Questa non è una poesia”

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Lucrezia Rubini

Domenica 27 novembre alle ore 17.00 presso la Biblioteca comunale di Ciciliano (RM) saranno presentati i testi di Catia Balla ‘Ricordare per imparare a dimenticare’ e di Lucrezia Rubini ‘Questa non è una poesia’ con letture di Giusi Martinelli e la partecipazione dello psicologo dott. Antonio Cavaliere.

Biblioteca comunale di Ciciliano