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Le “Novelle Brevi di Sicilia” | recensione di Mari Onorato

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Andrea Giostra, “Novelle brevi di Sicilia”, CTL editore, Livorno, 2022

Non è forse nel raccontare, la magia dello scrivere? E se poi i racconti si fanno veri, come frammenti di vita immortalati in dei fogli di carta, la scrittura assolve più che mai a quella “funzione” di “immortalità” che riesce a trascinare con sé persino un profumo, una sensazione.

È questo lo spirito ben racchiuso nelle “Novelle brevi di Sicilia” di Andrea Giostra.

Novelle che l’autore in realtà definisce “brevissime” e che già nel titolo contengono la sua Sicilia, il suo mare, il suo sole, la genuinità di una terra complessa ma bellissima con i suoi paesaggi suggestivi e pure con i suoi “cannoli” e “arancine” che evidenziano come il buon cibo rimane sempre una componente essenziale. Quattordici novelle brevi “di vita di Sicilia, di vita di siciliani, di vita vera e raccontata spontaneamente”, sottolinea Giostra, ma che possono tranquillamente riguardare la vita di ognuno, nelle quali potranno, dunque, ritrovarsi non solo i siciliani.

Mari Onorato

Mari Onorato

Autore: Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Interviste ad Andrea Giostra | Play List di YouTube:

https://www.youtube.com/playlist?list=PLwBvbICCL566fjtyqsPwctGuJ4YDekbKq

Interviste ad Andrea Giostra | Play List di Facebook:

https://www.facebook.com/watch/124219894392445/2499554480294100/

DOVE LEGGERE O SCARICARE GRATUITAMENTE LA III EDIZIONE DELLE “NOVELLE BREVI SI SICILIA”:

https://andreagiostrafilm.blogspot.com/2017/09/novelle-brevi-di-sicilia-mia-nonna-vita.html

https://mobmagazine.it/blog/2020/01/3-libri-in-regalo-di-andrea-giostra/

QUALI LE 5 CASE EDITRICI CHE HANNO PUBBLICATO IL LIBRO E COME ACQUISTARE ONLINE LA IV EDIZIONE DELLE NOVELLE BREVI DI SICILIA:

“CTL editore”, Livorno, “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione, aprile 2022,

https://www.ctleditorelivorno.it/product-page/novelle-brevi-di-sicilia

“Casa Cărții de çtiință” ed., Cluj-Napoca, Transilvania, Romania, settembre 2021. “Povestiri scurte din Sicilia”, IV edizione,

https://www.casacartii.ro/editura/carte/povestiri-din-sicilia/

“Biblios ed.”, Milano, dicembre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione,

“Rupe Mutevole ed.”, Bedonia (Parma), novembre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione,

https://www.amazon.it/Novelle-brevi-Sicilia-Andrea-Giostra/dp/8865916443/ref=sr_1_1

https://www.rupemutevole.com/shop-online?ecmAdv=true&page=5

“La Macina onlus ed.”, Roma, ottobre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione,

https://www.amazon.it/Novelle-brevi-Sicilia-Andrea-Giostra/dp/8894261425/

https://www.lamacinamagazine.it/pubblicato-il-libro-novelle-brevi-di-sicilia/

 

 

Tra suocera e nuora non metterci il dito, mettici un anello! | di Lucia Tremiti

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La fede o vera è un anello che gli sposi si scambiano durante il rito del matrimonio quale simbolo di fedeltà reciproca. La forma circolare simboleggia il concetto d’unione tra gli sposi.  

In Sardegna esiste una . Una lavorazione artigianale minuziosa dove i finissimi fili d’oro e d’argento vengono tessuti per mettere in essere decorazioni uniche dai precisi significati. Intrecci d’oro e d’argento che legano la coppia alla terra, alle origini, alla famiglia.  Le piccole sfere simboleggiano i chicchi di grano e nascondono concetti come prosperità, fertilità e ricchezza. Questo anello veniva tramandato da madre a figlia in particolari ricorrenze. La leggenda narra che la prima fede sarda sia stata forgiata dalle fate Janas. Esse abitano le Domus de Janas antiche sepolture di epoca prenuragica scavate nella roccia. Queste fate, dispensatrici di aiuti benevoli,  di una bellezza ultraterrena ed alte solo un metro escono soltanto la notte per ripararsi dalla luce del sole. A loro piace molto lavorare ai loro telai tutti interamente d’oro la filigrana ricavandone vari preziosi abbelliti con gemme e soprattutto coralli. Amano indossare questi gioielli negli incontri con le divinità.  Si narra che se una persona trova un telaio d’oro delle Janas  scoprirà in prossimità anche un immenso tesoro.

 

In Toscana invece le fedi nuziali erano fatte con materiali scadenti da abili artigiani aretini. In Valdichiana questi anelli nuziali si chiamano  fedi chianine. A Monte San Savino, in provincia di Arezzo, nel Palazzo Comunale è conservato un ritratto del Granduca di Toscana Ferdinando III di Lorena con una fede chianina al dito indice. Un regalo di qualche orafo aretino o un pegno d’amore?  Questo gioiello dei poveri era stato creato per le fasce più deboli sul finire del 1700 e prodotto fino agli inizi del 1900 da mani di abili artigiani che si richiamavano in parte all’oreficeria etrusco-romana. La fede chianina era una vera nuziale popolare contadina che tutti potevano permettersi di comprare e si tramandava da suocera a nuora. Questo anello, a volte anche vistoso, era generalmente a forma di fiore con otto petali ed uno centrale. Poteva avere anche motivi geometrici e riferimenti astrali come al sole, rappresentato dalla pietra centrale, e alla luna, con le otto fasi lunari identificate dalle otto pietruzze incastonate in cerchio. In oro ramato, quindi leggero e di poca consistenza era ottenuto attraverso l’incisione a bulino, il cesello e l’incastonatura di vetri, perle o pietre di scarso valore ma che offrivano una certa luminosità. Molti di questi anelli sono andati perduti, spesso gettati via perché considerati di poco valore e legati alla fatica mezzadrile che si voleva dimenticare. Oggi invece le fedi chianine sono rivalutate e collezionate.

Segnalazioni Letterarie | Loredana Manciati, “La nuova Giulia. Una barca oltre le tempeste”, Torino , Pathos, 2022| le recensioni di settembre 2022 | a cura di Alberto Raffaelli

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Loredana Manciati, “La nuova Giulia. Una barca oltre le tempeste”

Loredana Manciati in questo nuovo romanzo, che segue di un biennio “L’enigma dei suoi occhi”, racconta l’elaborazione di un lutto, compiuta soprattutto grazie a una compenetrazione con la natura svolta in due fasi: dapprima in un ambiente costiero ligure popolato di gente laboriosa e foriero – secondo tradizione – di spinte immaginative, e poi su grandi e agitate distese d’acqua.

Punto di partenza è una tragedia marinaresca che, tra realtà e visione, innesta un binomio con una tradizione, quella dei maestri d’ascia e dei costruttori di imbarcazioni, che persiste come presenza d’antan e vintage, sull’inevitabile sfondo di uno sviluppo vorticoso ed industriale che però qui resta fuori scena, escluso dalla descrizione di un piccolo mondo antico quasi nascosto cosparso di borghi e dirupi rivieraschi.

I vari contesti di svolgimento del romanzo appaiono strettamente connessi alle percezioni del protagonista Serge, che aggiorna il dinamismo della sua vita precedente trasformandolo in istinto di fuga e nuova partenza tesa a superare il dolore della perdita, trovando simmetria con una vecchia disgrazia altrui.

La parabola raffigurata può richiamare un Conrad privato dell’elemento esotico come pure una Moby Dick mediterranea, nel tentativo di un abbandono che si rivela, se non impossibile, meno lenitivo di quanto auspicato. Anche nel viaggio per mare si scoprono infatti responsabilità che comportano affetti, se non altro nei confronti dei compagni d’avventura, e ciò implica il reiterarsi di un peso che forse l’impresa ideata nel corso della narrazione vorrebbe resettare (per quanto l’intento di fare tabula rasa non sembra prioritario nell’economia del romanzo).

Ma al di là di tensioni ideali o aspirazioni utopistiche il messaggio del libro consiste molto nell’accuratezza descrittiva e nel senso dei particolari, che pur non appesantendo lo stile svelano – mettendo a frutto il talento pittorico della Manciati (già docente di arte e disegno e con all’attivo numerose mostre personali) – una competente adesione non solo ai sentimenti dei personaggi ma anche ai dettagli concreti: dal senso di nuovo inizio che ispira gran parte delle azioni, ai cenni di lessico specialistico e tecnicismi della navigazione, per andare fino alle pieghe più minimali del testo, come quelle nelle ultimissime righe che sembrano rivelare il senso – forse atteso, ma comunque lasciato sapientemente in bilico – dell’intera storia.

(Alberto Raffaelli)

Il libro:

Loredana Manciati, “La nuova Giulia. Una barca oltre le tempeste”, Torino , Pathos, 2022

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#FATTIESTRAFATTI: “SIAMO TUTTI FIGLI UNICI”, LA SOLITUDINE DELL’ANIMA NEL LIBRO DI GIACOMO CASAULA

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#FATTIESTRAFATTI: “Siamo tutti figli unici”, la solitudine dell’anima nel secondo libro di Giacomo Casaula

Ben ritrovati nella mia rubrica #fattiestrafatti sulla testata MOB MAGAZINE. Questa volta la mia intervista esclusiva è all’artista e scrittore Giacomo Casaula. Cantautore e narratore poliedrico, Giacomo si divide tra canzoni e scrittura.

  • Ciao Giacomo e benvenuto. La prima domanda è d’uopo per la mia rubrica, tu quanto sei #fattoestrafatto di idee in costruzione e di musica e parole?

Credo di essere strafattissimo di idee e parole in continua costruzione

 

  • “Siamo tutti figli unici”, Guida Editori, è il titolo del tuo secondo romanzo e devo dire che mi ha colpito molto. Cosa intendi per “figli unici”?

Il termine ‘figli unici’ ha una doppia valenza; da un lato quelle persone che incontriamo tutti i giorni ma a cui non diamo nessuna importanza, anzi quasi ne proviamo fastidio (un esempio è nel capitolo ‘Gli invisibili’), dall’altro personaggi come Luca e Francesco che in qualche modo avvertono una solitudine lancinante  malgrado siano fratelli. Sono più figli unici dei figli unici.

  • La famiglia è la grande protagonista di questa storia, un luogo dove tempesta e quiete si combattono quotidianamente. Tu la racconti in maniera diretta, senza edulcorare le difficoltà dei rapporti tra i membri della stessa. Cosa rappresenta per te e come nasce l’idea per questo romanzo?

La famiglia è il punto di partenza e d’approdo, credo per tutti. Un epicentro imprescindibile.  L’idea, come spesso accade, era quella di descrivere solo una scena iniziale, una discoteca in cui si intrecciano corpi, voglie e sudore e dove la solitudine fosse la protagonista incontrastata. Poi lentamente hanno preso forma i personaggi e gli intrecci, mantenendo però saldo il progetto iniziale, parlare di solitudine, farlo senza filtri.

 

  • Parliamo del rapporto tra i due fratelli Luca e Francesco, cosa li unisce e cosa li divide?

Luca e Francesco sono due persone molto diverse, hanno due visioni differenti del mondo partendo anche dalle banalità, il primo è un fan sfegatato dei Nirvana, il secondo degli Oasis. Uno ha bisogno di tornare, l’altro di partire per ricercare in profondità la propria individualità e il modo stesso di relazionarsi con il mondo, con gli affetti, con tutto ciò che ne consegue. Nonostante tutto questo, li unisce un affetto e una stima reciproca, una condivisione delle paure e delle speranze, un moto continuo, anche se a volte anestetizzato, alla vita.

  • Chi tra i due è più #fattoestrafatto di contraddizioni?

Credo entrambi, come detto precedentemente in forme e modalità diverse.

 

  • “Viola sorrise di nuovo e tornò a guardare le nuvole”. Questo personaggio femminile mi è piaciuto tantissimo perché è l’ago della bilancia di certi equilibri di questa famiglia. Senza svelare troppo, chi è Viola?

Innanzitutto è uno dei personaggi a cui sono più legato, come hai detto tu un vero e proprio ago della bilancia. E’ una donna indipendente, coraggiosa, attenta ai dettagli, con una tremenda ‘curiositas’ nei confronti del mondo. Ha molte anime dentro di sé. Nel romanzo non vedremmo solo una Viola, ma non posso svelare troppo!

 

  • Giacomo, la tua scrittura è come una seduta dallo psicanalista, ma quanto è #fattaestrafatta di voglia di riflessione, ma anche di leggerezza?

Entrambe le sfumature credo coesistano perfettamente, leggerezza e riflessione fanno parte di me e di conseguenza anche delle mie parole, della mia scrittura

 

  • La tua carriera è suddivisa tra musica e scrittura, come dicevo prima, in questo momento in quale fase sei, ovvero, tendi più alla narrazione oppure alla stesura di canzoni?

La base di partenza resta sempre il Teatro, da lì viene fuori tutto. In questo momento Teatro, scrittura e musica viaggiano in parallelo, nessuna forma artistica prevarica l’altra, sono vasi comunicanti.

 

  • Ci saranno presentazioni naturalmente, diamo un primo appuntamento ai nostri lettori?

L’appuntamento più vicino è il prossimo 30 settembre alle 17 allo store Guida del Campania Libri Festival al Palazzo Reale a Napoli. Ci vediamo lì!

 

Un grazie a Giacomo per l’intervista e un grande in bocca al lupo!

DANIELA MEROLA

“Salina Jazz Festival” si conclude con grande successo di pubblico

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foto inaugurazione Salina Jazz Festival con Giuseppe Urso Davide Inguaggiato e Valerio Dainotti

Il Festival Jazz a Salina conclude con grande successo e numerosi consensi del pubblico presente l’edizione 2022. Fitto il programma dei concerti del 25 settembre. L’alba alle ore 06.00 al porticciolo di Santa Marina. Alle ore 19.30 e 21.30  concerti a Palazzo Marchetti

Il “Salina Jazz Festival” 2022, chiude in bellezza e con un numeroso consenso del pubblico presente durante il fitto programma sinora realizzato. Il festival dedicato alla musica dell’improvvisazione che, grazie ai successi degli scorsi anni, continua e si conclude con un pieno di concerti a partire dall’alba.  Il Salina Jazz Festival è considerato unico per la sua peculiarità in quanto lega la musica all’Isola, al mare ed al suono del silenzio della natura immersa in un’oasi di pace e tranquillità, un  luogo fucina di eventi cultuali quale è Palazzo Marchetti sede del Festival. Il sipario si apre per l’ultima giornata della kermesse jazzistica in scena   nella splendida isola di Salina. Il Festival anche per il 25 settembre animerà l’isola dipingendola con il sound di  gruppi diversi, spazio nuovamente alle albe guardando verso l’infinito con la brezza del mare  alle ore 6.00 con Arabella Rustico al contrabasso al porticciolo di Santa Marina, alle 19.30 il concerto del Duo Lannino Spitaleri ed alle 21.30 Frabrizio Mocata & Strings Swango feat. Mauro Carpi e Fabio Crescente. Il Salina Jazz Festival nasce dalla collaborazione oramai più che ventennale tra Clara Rametta, sindaco di Malfa e fondatrice dell’Associazione Didime 90 e Giuseppe Urso, che ne firma da sempre l’ideazione e la direzione artistica.  La musica ha un linguaggio universale che potrà armonizzarsi con le onde del mare già all’aurora, valorizzandone le unicità isolane in un contesto naturale di colori e suoni.

locandina Salina Jazz Festival 2022

Il libro: Edoardo Flaccomio, “Testa e Croce” | Recensione di Mari Onorato

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Edoardo Flaccomio

Viviamo una vita piena di regole, ma in realtà queste regole sono soggette a cambiamenti in  continua trasformazione.

Anche nel cambiamento costante, ci sono schemi ripetitivi che possono essere rivelati solo se si alza lo sguardo e si vede la vita dall’alto.

La nostra vita è spesso frammentata, stereotipata, pensata in termini di tempo lineare, ma se osserviamo la natura notiamo che tutto è fluido e segue cicli circolari più simili ad una spirale, nonostante non abbiamo mai posto attenzione.

Conoscere le “LEGGI UNIVERSALI” significa giocare conoscendo “le regole del gioco”.

Se non conosciamo le regole, come facciamo a giocare bene?

Codeste “Leggi” funzionano anche se noi non siamo a conoscenza ma, ignorarle significa giocare al buio e quindi creare una vita in automatico, senza possibilità di scelta.

Imparandole e imparando a essere allineati con esse, possiamo creare una vita più soddisfacente, attirando più Abbondanza, Amore, Libertà, Gioia, con poco sforzo.

Possiamo anche noi iniziare a comprendere le Vere Leggi che regolano la vita nell’Universo e farle nostre.

Mai come in questo periodo è utile svegliarci e dare un nuovo senso alla nostra vita.

Ma non possiamo far ciò se non conosciamo i meccanismi profondi che regolano codeste “Leggi” ed il rapporto sensazionale, riguardo a precisione e chiarezza.

Il dr. Edoardo Flaccomio le chiama: messaggeri Cosmici, portatori di comunicazioni.

La nostra esistenza è un susseguirsi di azioni causali, (non casuali).

Se desideriamo abbandonare questo triste e difficile regime di vita che ci sta conducendo alla confusione totale ,alla solitudine, all’impotenza di raggiungere la felicità, l’Amore ed una vita soddisfacente,allora è giunto il momento di documentarci e leggere il Librosaggio: “TESTA E CROCE” in cui  Edoardo Flaccomio è non solo l’Autore, l’Editore, lo studioso per eccellenza, ma la Persona che possiede una Mente di grande spessore ed Un “Cuore che trabocca di Generosità, di Sensibilità e di AMORE infinito per la Scienza per la conoscenza e per la Vita.

Mari Onorato

Il libro:

Edoardo Flaccomio, “Testa e Croce”, Biblios Edizioni, Bari, 2021

Biblios Edizioni:

https://www.bibliosedizioni.it/

https://www.facebook.com/bibliosedizionilibri

Edoardo Flaccomio

https://www.facebook.com/edoardo.flaccomio.1

edoardoflaccomio@libero.it

su AMAZON:

 

Mari Onorato:

Mari Onorato

Segnalazioni Letterarie | Katia Tenti, “Resta quel che resta”, Milano, Piemme, 2022 | le recensioni di settembre 2022 | a cura di Alberto Raffaelli

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Katia Tenti

La bolzanina Katia Tenti, dopo la riuscita accoppiata di crime sudtirolesi “Ovunque tu vada” (2014) e “Nessuno muore in sogno” (2017), cambia registro – ma non ambientazione – passando all’affresco storico.

Ci sono storie nate per essere raccontate, che fluttuano per così dire nell’aria e circolano per fior di lustri al calore dei filò nordici o nelle veglie estive, nei cortili delle case coloniche o nei più altolocati salotti familiari: piccole saghe di gente inizialmente per lo più semplice che, dall’etica di una sopravvivenza spesso nemmeno dignitosa improntata alla perpetuazione della specie e a riti e tradizioni che si ripetono da sempre, intraprende un cammino evolutivo dal profilo darwinisticamente selettivo. Il compianto Antonio Pennacchi in un’intervista disse di sentirsi parte proprio di una genìa di scrittori che, moderni cantori, afferrano queste storie vaganti travasandole quasi per necessità su carta.

La Tenti, pur raccogliendo alcune di queste suggestioni, approccia la materia in materia più articolata, imbastendo fin dall’inizio una polifonia sociale che contempla vari livelli. Appare perciò congruo l’irrompere in queste vicende particolari della grande Storia, del cambiamento epocale che imprime un’irreversibile soluzione di continuità ad usanze e abitudini che – almeno per taluni protagonisti – s’indovinano secolari. E tale frattura può prendere varie forme, come la guerra, l’emigrazione e soprattutto il contatto e la mescolanza tra tipologie umane varie.

Autrice navigata, bookcoach ed esperta dei meccanismi creativi ed editoriali, la scrittrice si cimenta convincentemente in un filone impegnativo, dipingendo un complesso di personaggi che costituisce il lievito di una vicenda fatta di tante psicologie, la cui somma approda a uno spaccato storico e sociologico che – configurandosi come epopea di volta in volta familiare, cittadina e regionale – attraversa i decenni e fa intravedere in filigrana caratteri e dinamiche ancor oggi attuali nella complessa realtà altoatesina.

Perché obiettivo della Tenti è quello, mediante i diagrammi composti da scalate e discese esistenziali, di dimostrare come la supposta razionalità storica alla prova dei fatti si riveli in realtà assai indecifrabile nelle combinazioni di progetti e destini: e non è un caso che un ruolo di rilievo paia svolto dai “diversi”, Max il “malato” e Sante il “selvaggio” (nonché potenziale revenant), che in quanto perturbatori sembrano tenere in mano il filo dell’azione principale del romanzo.

E, ancora oltre, il nucleo ispirativo più profondo di quest’intreccio cronachistico e collettivo – nel suo meticoloso ancoramento al territorio però al contempo proteso con lo sguardo al di là di esso – si configura come omaggio, sentimentale e insieme analitico, verso una città natale composita e percepita in perpetuo divenire, soggetta al flusso degli arrivi e degli abbandoni: ma si tratta di un ossequio, pur se assai sincero, non privo di perplessità, che sembra contemplare come il senso di identità sia complementare alla possibilità dell’allontanamento. In fondo, quel che resta – è il caso di dirlo – da questa lettura è uno speciale miscuglio di attaccamento e nostalgia.

(Alberto Raffaelli)

Il libro:

Katia Tenti, “Resta quel che resta”, Milano, Piemme, 2022

Katia Tenti:

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Katia Tenti

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Il libro: Giovanna Fileccia presenta “Aneris, piccola sirena ribelle” a Terrasini presso Museo Regionale di Palazzo d’Aumale | Domenica 2 ottobre 2022, alle ore 17.00

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Giovanna Fileccia presenta “Aneris, piccola sirena ribelle”

Testo di presentazione della fiaba “Aneris, piccola sirena ribelle” di Giovanna Fileccia

Domenica 2 ottobre 2022, alle ore 17.00,  alla sala conferenze del Museo Regionale Palazzo d’Aumale a Terrasini (Pa), si svolgerà la prima presentazione del libro illustrato “Aneris piccola sirena ribelle” (L’Inedito, 2022) di Giovanna Fileccia.

Giovanna Fileccia presenta “Aneris, piccola sirena ribelle”

“Aneris piccola sirena ribelle”  è una fiaba per grandi e piccoli che unisce mito, realtà e fantasia. È una storia arricchita da canti in siciliano, che affronta temi universali, tra cui la libertà, la curiosità e l’ambiente. L’autrice palermitana ha scritto “Aneris, piccola sirena ribelle” nel 2019, per la VII edizione di Illustramente, festival della letteratura e dell’illustrazione per l’infanzia.

Protagonista è Aneris, componente dei Sirenedi, un popolo minuscolo quanto i granelli di sabbia, che vive con la famiglia dentro Madre Conchiglia. Questa piccola sirena vorrebbe  essere libera come le sue antenate ma non può a causa di una formula magica che le impedisce di uscire dalla sua casa sottomarina. Aneris, però, è ribelle e smaniosa d’avventure, che vivrà durante tutta l’evoluzione della vicenda, ben cadenzata dalle immagini del libro, che sono tutte estratte dai quadri realizzati dalla stessa poliedrica autrice, e fotografate da Davide Albegiani.

Come scrive Fabio Martini, nell’Editoriale di presentazione della fiaba di Giovanna Fileccia,

Aneris è una fiaba di una scrittrice siciliana – fortemente siciliana, tanto da avere nel libro parti proprio in dialetto – impegnata su più fronti dal punto di vista artistico e una verve caratteriale vulcanica. Aneris è un progetto che da libro diviene itinerante, quando l’autrice stessa, in spazi dedicati ai bambini e coadiuvata dalla presenza dal vivo delle sue opere, la troviamo animatrice essa stessa, e se vogliamo educatrice alla medesima fiaba qui narrata che, attraverso l’elemento della sirena, racconta l’evolversi nella crescita dell’essere umano, dalla conchiglia familiare, alla libertà come elemento naturale di fuga al richiamo esterno, in quel desiderio altrettanto naturale del distacco dal grembo protettivo di casa e patria.”

Dopo i saluti istituzionali, ne parleranno con l’autrice:

Marco Scalabrino, poeta e saggista;

Amelia Crisantino, giornalista e scrittrice;

Rosanna Maranto, direttore artistico di Illustramente.

Sarà presente l’editore Fabio Martini.

Cenni biografici dell’autrice:

Giovanna Fileccia, poliedrica artista siciliana, ha ideato una nuova forma d’arte coniandone il neologismo, la Poesia Sculturata: opere tridimensionali che dal 2013 crea dalle sue poesie. Invitata in convegni e nelle scuole, organizza incontri culturali e conduce laboratori per adulti e bambini. Con Ed. Simposium ha pubblicato “Sillabe nel Vento” (2012), “La Giostra dorata del Ragno che tesse” (2015), “MARHANIMA testo poetico e opere tridimensionali di Poesia Sculturata” (2017), “Seta sul petto, per Alessandro che Di Mercurio aveva la forza e l’empatia” (2020). Con Scatole Parlanti ha pubblicato la prima edizione del libro di narrativa “Oggetti in terapia” (2019). Premiata il 30 luglio 2022 alla “XXVª Edizione del Premio Alessio Di Giovanni”; Premiata il 4 settembre 2022 al “47° Premio Internazionale Città di Marineo”.

INFO:

www.giovannafileccia.com

https://www.facebook.com/giovanna.fileccia

sillabenelvento@gmail.com

Segnalazioni Letterarie | Don Winslow, “Città in fiamme”, HarperCollins, 2022 | le recensioni di settembre 2022 | a cura di Alberto Raffaelli

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Don Winslow, “Città in fiamme”, HarperCollins, 2022

Pistole fumanti. Traffici di droga. Conversazioni ruvide. Tutto l’armamentario di Don Winslow ritorna nel suo ultimo libro, “Città in fiamme”, edito da HarperCollins, il primo di una trilogia che promette di tenere incollati i lettori ad una nuova ed epica storia. Se poi ci riuscirà, questo è un altro discorso. Il registro tematico e linguistico dello scrittore statunitense si ritrova intonso anche in questa opera. Per gli affezionati del genere, dunque, una piacevole conferma. Ancora una volta, infatti, il game è giocato da due gang rivali – gli italiani e gli irlandesi – costretti a mettere mano alla fondina per ripianare un torto che ha origini passionali, proprio come nell’Iliade. I Moretti e i Murphy si scontrano a suon di pallottole a Providence, in Rhode Island, per il controllo di un territorio che sta cambiando sotto i loro occhi, giorno dopo giorno. Tanti i personaggi di queste pagine, non sempre facili da ricordare: tra tutti Danny Ryan, un irish man chiamato a decisioni molto più grandi di lui. La storia è interessante, anche se alla lunga il sapore è sempre lo stesso. Si ha quasi l’impressione di assistere ad un usato sicuro che appassiona proprio perché non cambia mai. Diventa allora difficile eccellere in originalità, quando il copione si ripete. Ma probabilmente è ciò che vuole Winslow, il quale rimane un grande narratore, forse un po’ sottotono in questa ultima pubblicazione.

(Alessandro Orofino)

Il libro:

Don Winslow, “Città in fiamme”, HarperCollins, 2022

Don Winslow

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Musica: “Salina Jazz Festival” a Palazzo Marchetti | Le albe alle ore 06.00, ore 19.30 e 21.30

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locandina Salina Jazz Festival 2022

“Salina Jazz Festival”. Apre i battenti il  Festival Jazz a Salina per la sesta edizione. Inaugurazione il 23 settembre con doppio concerto. Le albe alle ore 06.00, ore 19.30 e 21.30  – Palazzo Marchetti

In scena il “Salina Jazz Festival”, il festival dedicato alla musica dell’improvvisazione che, grazie ai successi degli scorsi anni, è giunto alla sua sesta edizione. Un Festival Jazz unico e peculiare quello a Salina che accarezza ed unisce in perfetta armonia la musica all’Isola, al mare ed al suono del silenzio della natura immersa in un’oasi di pace e tranquillità, un luogo fucina di eventi cultuali quale è Palazzo Marchetti sede del Festival. Grande attesa dunque per il festival divenuto oramai internazionale, in scena  da venerdì  23 sino a domenica 25 settembre, per una tre giorni piena di note in jazz nella splendida isola di Salina. Il Festival che animerà l’isola dipingendola con il sound di  gruppi diversi, con doppio set alle ore 19.30 e 21.30, e con la speciale partecipazione dell’artista internazionale Robertinho De Paula, figlio del noto artista Irio a cui viene dedicato il concerto in programma il 24 settembre alle ore 21.30 a Palazzo Marchetti. Robertinho De Paula, uno dei migliori chitarristi di MPB e di Jazz suona sia la chitarra classica e la elettrica. Il Salina Jazz Festival nasce dalla collaborazione oramai più che ventennale tra Clara Rametta, sindaco di Malfa e fondatrice dell’Associazione Didime 90 e Giuseppe Urso, che ne firma da sempre l’ideazione e la direzione artistica. Grandi novità per questa edizione con un doppio appuntamento giornaliero, uno alle ore 19.30 ed a seguire alle ore 21.30 l’altro, per avvolgere in musica le serate isolane a Palazzo Marchetti, sede storica di attività culturali e concertistiche. Altra peculiarità della manifestazione sono i concerti inseriti nel programma durante le albe. Ad esibirsi al nascere del sole, il giovane pianista Tommaso Lannino giorno 24 a Malfa ed altro giovane talento Arabella Rustico il 25 a Santa Marina. Alle ore 6.00 del mattino, i turisti, i curiosi e i jazzofili potranno gustarsi le bellezze del giorno che arrivano accarezzati dalle note in jazz. Per l’inaugurazione del Festival, sul palco di venerdì 23 settembre, saranno protagonisti gli Acoustic Swing Trio, a seguire, alle ore 21.30 Giuseppe Urso in Trio feat. Valerio Dainotti al piano e Davide Inguaggiato al contrabasso.

locandina Salina Jazz Festival 2022

Musica: La nuova stagione concertistica Brass in Jazz 2022-2023

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PIOGGIA DI STELLE AL SANTA CECILIA PER BRASS IN JAZZ. Esclusive europee e progetti inediti vedranno sul palco del Real Teatro Santa Cecilia Grammy Awards che hanno fatto la storia del jazz, come Jon Faddis, che ritorna al Brass dopo 30 anni, il pianista Benny Green e l’atteso Flamenco Project. Inaugurazione in unplugged con il plurivincitore del premio MVP/Trumpet del New York Charpet Jon Faddis e l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal M° Domenico Riina. venerdì 28 e sabato 29 ottobre ore 19.00 e 21.30 – Real Teatro Santa Cecilia.

Attesa per la stagione concertistica Brass in Jazz 2022-2023, fiore all’occhiello della Fondazione The Brass Group. Il sipario del Real Teatro Santa Cecilia si tingerà di armonia e suoni in jazz con diverse produzioni dell’Orchestra Jazz Siciliana sempre più internazionale, con ospiti solisti e direttori d’orchestra come Bernard van Rossum. In scena per l’inaugurazione della stagione che porta la firma della direzione artistica di Luca Luzzu, un progetto originale con Jon Faddis, plurivincitore di tantissimi premi tra i quali l’ MVP/Trumpet del New York Charpet. Ad accompagnare sul palco Faddis  per lo spettacolo The Faddisphere, venerdì 28 e sabato 29 ottobre, con doppio turno alle 19.00 e alle 21.30, l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal resident conductor, il M° Domenico Riina. Una scelta importante quella del Brass che anche quest’anno ha voluto raddoppiare i concerti in programma nella stagione. L’aumento delle repliche dei concerti deriva da uno specifico bisogno culturale a cui la Fondazione risponde con un calendario ricco di artisti internazionali, produzioni orchestrali e prime assolute. Tanti i nomi del mondo jazz inseriti per la nuova stagione concertistica del Brass.

Sulla attività del Brass Group e la nuova stagione interviene il sindaco di Palermo, il professore Roberto LagallaSono certo che la nuova stagione proposta dal Brass, gruppo di musicisti di consolidata professionalità che ha il merito di avere portato il Jazz a Palermo, animerà le serate del Teatro Santa Cecilia raccogliendo nuovi successi e sapranno dare un contributo prezioso alla spinta culturale e artistica di cui la nostra città ha bisogno”. Anche il presidente della Fondazione The Brass Group, il Maestro Ignazio Garsia dichiara ”Sono lieto di poter annunciare che da quest’anno Brass in Jazz vedrà in scena la nostra orchestra unplugged, per esaltare sempre più la qualità del sound orchestrale”. Mentre Luca Luzzu, direttore artistico di Brass in Jazz ritiene che “Una stagione che amplia gli orizzonti culturali del Brass in quanto da una parte coniuga l’attenzione per le risorse artistiche del territorio con produzioni orchestrali originali, e dall’altra coinvolge altre realtà musicali in un’ottica di scambio culturale avente come obiettivo la diffusione a livello internazionale delle nostre produzioni”.

L’inaugurazione è dunque affidata proprio a Jon Faddis che ha iniziato a suonare la tromba all’età di otto anni, ispirato da un’apparizione di Louis Armstrong all’Ed Sullivan Show. Tre anni dopo, il suo insegnante di tromba Bill Catalano, un alunno della band di Stan Kenton, trasformò il giovane appassionato di jazz in Dizzy Gillespie. Verso la metà dell’adolescenza, Jon non solo aveva incontrato Dizzy, ma aveva anche assistito alla combo del suo eroe al famoso Jazz Workshop di San Francisco. La caratteristica voce di tromba di Jon sarebbe stata ascoltata negli album da artisti disparati come Duke Ellington, The Rolling Stones, Frank Sinatra, Aretha Franklin, Paul Simon, Kool and the Gang, Luther Vandross, Quincy Jones, Billy Joel e Stanley Clarke, per citare un pochi. Il suo corno sarebbe apparso nel tema di The Bill Cosby Show, nella colonna sonora dei film di Clint Eastwood The Gauntlet e Bird. Sebbene Jon avesse girato l’Europa con Dizzy Gillespie nel 1977, esibendosi e registrando con lui al Montreux Jazz Festival, un punto di svolta fu l’invito di Dizzy ad accompagnarlo in una visita alla Casa Bianca nel 1982. E dopo 10 anni, il 18 gennaio 1992, Jon venne invitato a suonare al Brass Group dal Maestro Garsia. Dopo 30 anni l’invito si ripete in ricordo del grande successo ottenuto per quella spettacolare esibizione.

Tra gli artisti che scorrono nel cartellone del Brass in Jazz, anche una famosissima band spagnola la BVR Flamenco Project accompagnata dall’OJS diretta dal Maestro  Bernard Van Rossum, il tutto arricchito dal ballo tipico del flamenco con ballerini che verranno appositamente invitati dalla Spagna. Ed ancora la prima mondiale con il concerto di Benny Green in Master of Piano feat. Vito Giordano. Benny Green possiede la storia del Jazz a portata di mano. Combina la padronanza della tecnica della tastiera con decenni di esperienza nel mondo reale suonando con nientemeno i più celebri artisti dell’ultimo mezzo secolo, e non c’è da stupirsi che  sia stato salutato come il pianista hard-bop più eccitante di sempre come emerge da Jazz Messengers di Art Blakey. All’interno del programma ci sono anche tante figure femminili come la bellissima Janusett Mcpherson con il concerto Deezer  che dopo una brillante carriera a Cuba dove ha vinto l’equivalente di una Victoire de la Musique (Premio Adolfo Guzman) e ha moltiplicato prestigiose collaborazioni (Orquestra Anacaona, Omara Portuondo & Buena Vista Social Club, Alain Perez, Manolito Simonet, Tata Guines, Miles Peña ecc), cantante, pianista, arrangiatrice e cantautrice cubana, si stabilì nel sud della Francia. Notata da Yves Chamberland nel 2011 (produttore di Nina Simone, Henri Salvador, Michel Petrucciani, Richard Galliano…), ha registrato il suo primo album in Francia con alcuni illustri ospiti (Didier Lockwood, Andy Narell, Michel Alibo, Thierry Fanfant, Olivier Louvel, etc…), e arrangiamenti firmati da Nicolas Folmer (Paris Jazz Big Band) e Bernard Arcadio (Henri Salvador)). Altro concerto in rosa è rappresentato da Lucy Garsia, che con le sue altissime qualità canore, di recente ha riscontrato enorme successo sia al Teatro Massimo che nel concerto delle Ladie, si esibirà in Tribute to Sarah Vaughan con l’OJS diretta dal Maestro Domenico Riina. Altro concerto al femminile è quello della straordinaria Bianca Gismondi in Maracatù. In duetto saranno invece Cande y Paulo con lo spettacolo The Voice of the Double Bass. Un progetto in esclusiva nazionale e prima assoluta è anche quello che verrà messo in scena con un noto martista siciliano, Mario Incudine che si esibirà con l’Orchestra Jazz Siciliana diretta dal Maestro Domenico Riina in Serenate d’Amuri mentre l’esibizione dell’artista Ola Onabulè sarà diretta dal Maestro Antonino Pedone. Elo spettacolo Hollywood Movies avrà la direzione del Maestro Vito Giordano. Una stagione quella del Brass Group per un audience ampia e con target diversificato, per gli amanti del jazz e della bella musica.

E’ possibile abbonarsi alla stagione concertistica sia all’acquisto online collegandosi al sito www.bluetickets.it che tramite i  due punti di prevendita, uno presso il Real Teatro Santa Cecilia (Piazza Santa Cecilia n. 5 – 90133 Palermo – 091\ 88 75 201, 091 88 75 119, dal martedì al sabato a partire dalle 9.30 sino alle 12.30, ed un altro presso Santa Maria dello Spasimo (Via dello Spasimo, n. 15 – 90133 Palermo – 091 77 82 860, 091 77 82 861) dal lunedì al venerdì a partire dalle ore 15.30 alle 19.30.

Infoline Fondazione The Brass Group: 091 778 2860 – 334.7391972, info@thebrassgroup.it, www.thebrassgroup.it, fb fondazionethebrassgroup

 

Di seguito il programma completo della stagione concertistica Brass in Jazz 2022 – 2023:

 

28-29 ottobre

The Faddisphere

Jon Faddis

Orchestra Jazz Siciliana

 

 

11-12 novembre

Luz de Luna

BVR Flamenco project

Orchestra Jazz Siciliana

 

 

 

25-26 novembre

Yaniv Taubenhouse trio

Moment in trio

 

 

 

2-3 dicembre

from Djando to now

Paulus Schafer

 

 

20-21 gennaio

Deezer

Janysett McphersonTrio

 

 

3-4 febbraio

Ola Onabulè

Orchestra Jazz Siciliana

 

 

17-18 febbraio

Serenate d’amuri

Mario Incudine

Orchestra Jazz Siciliana

 

 

3-4 marzo

Saluting his piano heroes

Benny Green

 

 

 

24-25 marzo

Hollywood Movies

Vito Giordano

Orchestra Jazz Siciliana

 

 

 

14-15 aprile

Tribute to Sarah Vaughan

Lucy Garsia, voce

Orchestra Jazz Siciliana

 

 

28-29 aprile

The voice of the double bass

Cande y Paulo

 

 

12-13 maggio

Maracatù

Bianca Gismonti Trio

 

 

Segnalazioni Letterarie | Carlo De Rossi, “Becco pieno”, Torino, Pathos Edizioni, 2022| le recensioni di settembre 2022 | a cura di Alberto Raffaelli

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Carlo De Rossi, “Becco pieno”, Torino, Pathos Edizioni, 2022

“Becco pieno” è un’opera assolutamente indicativa dei nostri tempi: lo stile sincopato, adatto alla compulsiva cinematicità odierna, e gli intrecci di voci plurimediatici vi strutturano lo scorrimento continuo – ormai pienamente esecutivo anche in letteratura – tra le modalità colloquiali tradizionali e quelle della Rete: e proprio tale flusso indistinto di modalità comunicative fisiche e social costituisce il perno della scrittura, unicum conversevole la cui articolazione rappresenta uno degli elementi più incisivi e dinamici della narrazione.

Già nella forma consiste perciò parte del messaggio del romanzo, il cui senso è però ovviamente completato dai contenuti veicolati attraverso questo network. Al di là della consuetudine con schermi e devices, nella scanzonata (“ultrasensibile” e “tripolare” sono due tra gli aggettivi con cui si autodefinisce) protagonista Graziella risalta comunque un marcato bisogno di affettività, che oltre al surrogato rappresentato dagli animali domestici assume tratti talvolta persino di una sessualità ai limiti della ninfomania, a emblematizzare i meccanismi comportamentali di una società ormai “tecnoliquida” nelle sue strutturazioni interpersonali e collettive (si vedano l’assai frequente mancanza di famiglie tradizionali e la sostanziale sfiducia nella scuola). Tra i pochissimi punti fermi per lei c’è il figlio (però sballottolato in balìa degli eventi).

Il libro, travolgendo ritmi e modus vivendi compassati, raduna con costipata efficacia diversi segni dei tempi. Nella “deriva fusionale” che è la vita di questa donna indipendente (?) spiccano continui riferimenti gastronomici e al gourmet: Graziella è implicata nella ristorazione, e abbondano ricette e preparazioni varie (ritorno in primo piano, e spettacolarizzato, di uno dei bisogni primari). E ci sono poi i corsi di creative writing (scrivendo la protagonista trova i momenti di riflessività più distesa), il buddismo, i centri olistici, i tarocchi, studi universitari sulla gentilezza, il coaching motivazionale come input per incrementare la crescita personale: elementi tutti riconducibili a una visione modernizzata e “à la page” dell’esistenza.

Certo, come sine qua non di una siffatta sarabanda c’è un fattore C, quell’avvenenza – oggigiorno ancor più regina del mondo – che rende Graziella a tratti pure arrogante: ma è proprio questo reagente ad animare il caleidoscopio di un milieu benestante qualsiasi (che la vicenda sia nello specifico di collocazione torinese è riconducibile alla biografia dell’autore; ma si sarebbe potuta ambientare in qualsiasi altro non-luogo), dandone un esaustivo spaccato psico-sociologico.

Si potrebbero – ma non lo facciamo, beninteso – muovere obiezioni di carattere persino etico a un romanzo siffatto, manifesto dei nostri giorni e d’indifferentismo rispetto a certi valori, che però con altrettanta evidenza abbina sistematicamente materialità e bisogni spirituali, imprenditoria e meditazione, corteggiatori in serie e adozione a distanza.

Appare invece più pertinente sottolineare come queste pagine mostrino la vita “vera” di un 2022 qualsiasi, illustrandola con tranches incalzanti. Infatti un importante dato stilistico di “Becco pieno” è la conferma di come sempre più spesso la narrativa del terzo millennio conduca le analiticità e l’introspezione attraverso situazioni di costante connessione on line, condite di sfilze di brand ed etichettature varie, nonché demarcativi grafici.

Le piccole grandi storie del quotidiano oggi sono espresse tramite chat, like, gif e smiles, e gli scrittori ricorrono a commenti social e iconcine ormai elevate a una dignità e densità espressive simili a quelle delle forme discorsive tradizionali, connotando così le trame di un iperbolico effetto realistico.

E a chi imputasse a “Becco pieno” tonalità e profili eccessivamente epidermici, si potrebbe ribattere con Hofmannsthal che “la profondità va nascosta. Dove? Alla superficie”.

(Alberto Raffaelli)

Il libro:

Carlo De Rossi, “Becco pieno”, Torino, Pathos Edizioni, 2022

Carlo De Rossi:

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Carlo De Rossi

Alberto Raffaelli

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Alberto Raffaelli

Segnalazioni Letterarie:

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Brenda Maroni, scrittrice, poeta e artista | INTERVISTA

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Brenda Maroni

«Non è tanto importante il passo che si compie, quanto l’evoluzione che questo comporta» Brenda Maroni

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Ciao Brenda, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori che volessero sapere di te quale scrittrice e poeta?

Buongiorno Andrea e grazie a voi per il vostro invito. Non so se posso definirmi scrittrice e poeta, posso dire che la parola ha per me un grandissimo valore e un elevato “potere” comunicativo, quanto la pittura o il ballo, un bellissimo strumento di condivisione e di creatività.

Chi è invece Brenda al di là della sua passione per la scrittura, per la letteratura, per la poesia e la lettura? Cosa puoi raccontarci di te e della tua quotidianità?

Nella vita di tutti i giorni sono una persona semplice, amo stare con gli altri, sono un animale sociale, un po’ bizzarro e curioso. Tra gli impegni quotidiani legati alla crescita del mio adorabile figlio, alla famiglia, al lavoro, alla casa e a tutte le vicissitudini che ne conseguono, studio, quando posso corro e porto avanti i miei progetti creativi, tra dipinti e sculture, ne ho appena finite due in gesso, l’espressione artistica nel quotidiano ha una valenza vitale e motivante incredibile, i momenti in cui mi estraneo dal mondo circostante e mi tuffo nei miei progetti sono in realtà momenti intensi in cui il tempo si ferma, percepisco una profonda pace interiore, una calma quasi spiazzante, ma so che poi questi momenti solitari mi fanno essere quell’animale sociale cui accennavo.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo, professionale ed esperienziale che hai seguito e che ti ha portato a fare quello che fai oggi nel vestire i panni della scrittrice e del poeta?

Dal punto di vista accademico o formativo non ho intrapreso studi specifici, fuorché aver frequentato il liceo classico, per quanto credo che a quei tempi sia stato piuttosto il mio spirito critico a far sì che mi mettessi in gioco da questo punto di vista, ero già un po’ ribelle e anticonformista, il mio percorso molto variegato (tra biologia, grafica, pittura, scrittura, scienze della formazione, cake design…) forse ne è la prova più tangibile.

Come nasce la tua passione per scrittura, per la poesia e per i libri? Chi sono stati i tuoi maestri e quali gli autori che da questo punto di vista ti hanno segnato e insegnato ad amare i libri, le storie da scrivere e raccontare, la lettura e la scrittura?

Mi è sempre piaciuto scrivere, fin da bambina, ero molto timida, ma la scrittura mi permetteva di superare la mia timidezza imbarazzante, osservavo molto gli altri, le persone insegnano tantissimo, a scuola mi piacevano molto i compiti in classe di italiano con temi di psicologia, mi ci perdevo, forse sono partita anche da lì. Ogni età ha avuto i suoi libri. Al liceo ho adorato le affinità elettive di Goethe, di recente ho amato leggere Margherita Hack, M. Valcarenghi, la Pinkola Estés, per citarne alcuni.

Ci parli della tua ultima raccolta, “Poesie con le ali”? Come nasce, qual è l’ispirazione che l’ha generato, quale il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale le storie che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

Le mie poesie non sono mai a tema unico, riguardano la vita, le persone, i momenti bui e quelli luminosi, ciò che vorrei arrivasse al lettore è che il percorso che in ogni vicenda umana compiamo è fatto di momenti diversi, ma deve avere come fine ultimo la vitalità, il raggiungimento di un momento di pace interiore, in cui qualsiasi dolore o amara inquietudine possono essere superati grazie alle nostre risorse, con l’umano agire e con l’ascolto, tema quest’ultimo, che mi sta molto a cuore. Spero in sostanza di trasmettere l’importanza che ha nella vita di ognuno concedere un posto al beneficio del dubbio, un dubbio di speranza, che porta ognuno a sollevare il proprio oscuro e andare oltre, magari abbracciando silenziosamente le forze, le capacità resilienti, le bellezze interiori che ognuno ha, che ci distinguono e che umanamente ci elevano.

Poesie con le ali

Chi sono i destinatari che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Me stessa, tutti e nessuno. Quando scrivo lo faccio e basta, senza pensare, butto giù srotolando velocemente ciò che ho in mente, altrimenti non lo faccio, non mi pongo altri quesiti.

Tu, Brenda, hai scritto altri libri. Ci parli delle tue opere? Quali sono, come sono nate, quale il messaggio che contengono? Insomma, raccontaci delle tua attività letteraria, sia poetica che dei romanzi.

Oltre alle raccolte di poesie ancora non pubblicate, ho anche un altro libro nel cassetto, che tratta di giustizia e di verità, il messaggio che vorrei trasmettere l’avevo sintetizzato anni fa in un mio dipinto ad olio “volti senz’anima” e nella frase che lo accompagnava e che qui riporto: “Un mondo senza volti è un mondo senza identità. L’anima si perde in un grigio torpore. L’azione si fa spettro di una verità sociale dilagante che ci fa piegare, o luccicare, ugualmente vuoti”.

Ecco… spesso mi piace associare un mio dipinto o una foto che ho scattato a qualcosa che ho scritto, poi si vede cosa salta fuori…

Una domanda difficile, Brenda: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Poesie con le ali” o gli altri tuoi libri? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Domanda difficile! Le mie poesie hanno dentro il gioco dolce amaro della vita, “Poesie con le ali” parla di vita, di pianeti, di natura, di fantasia e di umanità, è una partita a volte crudele e altre volte solare, viaggiamo tra il buio, le luci e le penombre, se per alcuni la vita non è una passeggiata, non per questo dobbiamo smettere di cercare un cammino migliore, e umanamente dignitoso, nel rispetto della propria e dell’altrui persona, accettando dolori e successi, vivendo autenticamente senza boicottare i nostri desideri ma trovando in noi le luci e le motivazioni che ci rendono individui unici in grado di amare chi ci sta a cuore.

Vi invito a leggerne l’introduzione sulla mia pagina Facebook, che la cara maestra d’arte Stefania Maggiulli Alfieri ha scritto, di cui sarò sempre grata!

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare le tue opere letterarie? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Vorrei ringraziare il mio editore che ha pubblicato le mie poesie credendo in me, il gruppo CTL editore Livorno/Libeccio edizioni, di Nino Bozzi e Stefano Trovatelli, e una persona speciale, artista, maestra d’arte e critica Stefania Maggiulli Alfieri per averle capite in profondità e averne scritto l’introduzione.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? La bellezza letteraria, della poesia e della scrittura in particolare, la bellezza nell’arte, nella cultura, nella conoscenza… Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

È difficile sintetizzare in poche parole la bellezza, nell’arte credo sia fondamentale il contenuto umano del messaggio che porta, che deve lasciare traccia, deve essere umanamente potente, generoso, vitale, e deve dare lo stimolo ad evolvere, dal punto di vista letterario credo sia importante nella bellezza di un testo che sia in prosa o in poesia, anche la musicalità, le parole e i discorsi possono enfatizzare il contenuto del messaggio che portano, senza essere eccessivi a tutti i costi, componendo un’armonia con esso, contenuti e suoni si possono intrecciare e raccontare in modo evocativo o diretto con grande efficacia e semplicità. La bellezza spesso è semplice, sinfonica ed immediata. In sostanza l’arte mi deve catturare per il suo aspetto esteriore ed interiore insieme, se non ha contenuto è vuota, non mi dice nulla, non mi rimane nulla, e non è bella, forse la sua più grande bellezza è l’anima che la abita e che respira.

Aggiungerei che la conoscenza in sé è bellezza, intesa come ricerca di verità, e di giustizia.

E poi c’è quella che chiamo la “bellezza ecologica” che rientra forse nella conoscenza, ed è molto attuale. Un esempio concreto: le tanto famigerate pale eoliche, che molti erroneamente pensano deturpare l’ambiente esteticamente, beh…senza di esse, e non solo, il nostro ambiente smetterà di esistere, e noi con lui, forse allora dovremmo esser capaci di rivedere il nostro concetto di bellezza, oltre i nostri occhi egoisti, e rendere ragione ad un nuovo modo di vedere, quelle che sono semplici pale per me sono giganti buoni, in fondo… quale maggior contenuto umano e di vita è insito in loro!?!

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Direi che ho le radici ancorate nel terreno, questo rende difficile affidarmi al fato, se un obiettivo è importante faccio di tutto per arrivarci, quando morirò non potrò fare più nulla, al momento posso agire, e posso anche sognare nel farlo, ciò che lascerò dopo la morte dipende da quanto ho fatto nella vita, soprattutto umanamente, quindi non posso sperare in un fato che non ho mai visto e che non so se avrò mai il piacere di conoscere per portare a termine i miei progetti. Credo in parte nella fortuna, ma a modo mio, come un’occasione che ci vola davanti e che siamo noi a dover avere la responsabilità, la capacità e la prontezza di afferrare, nessuno lo farà per noi, e lei passa sempre. Lo scoglio maggiore quando non ci si affida al fato è che per realizzarsi bisogna rischiare, e il rischio fa paura, per contro, se ci affidiamo al fato o se rimaniamo ancorati al passato non abbiamo mai la necessità di rischiare, fato e passato in questo sono simili, del fato non dobbiamo conoscere nulla, del passato conosciamo tutto, perciò il rischio con entrambi non è necessario. Ma il rischio è fondamentale, siamo disposti a rischiare se l’obiettivo ci sta a cuore, la motivazione dà il coraggio di rischiare nella vita, e ci svincola dal fato e dal passato, così facendo, paradossalmente, si guadagna anche un pezzetto d’immortalità. Per me è così.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust dice invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, sClaudio libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

La scrittura, come l’arte, è un dialogo in parte solitario in parte tra l’artista e il fruitore, a volte si possono rivedere aspetti della propria vita, altre volte no, si conosce anche meglio sé stessi attraverso le esperienze altrui, perché ci danno la possibilità di confronto e di riflessione, poi il dialogo continua con noi stessi, ed evolve.

«Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.) Secondo te perché un romanzo, un libro, una raccolta di poesie abbia successo è più importante la storia (quello che si narra) o come è scritta (il linguaggio utilizzato più o meno originale, armonico, musicale, accattivante per chi legge), volendo rimanere nel concetto di Bukowski?

Credo siano importanti entrambi gli aspetti, “il cosa e il come”, vale per uno scritto esattamente come per un dipinto, mi deve piacere per ciò che mi trasmette e per l’aspetto estetico e per il ritmo che mi cattura, deve attivare tutti i miei sensi, compresi memoria, sogni e intelletto, se manca uno di questi non è completo e non lo ritengo capace di successo duraturo.

«Direi che sono disgustato, o ancor meglio nauseato… C’è in giro un sacco di poesia accademica. Mi arrivano libri o riviste da studenti che hanno pochissima energia… non hanno fuoco o pazzia. La gente affabile non crea molto bene. Questo non si applica soltanto ai giovani. Il poeta, più di tutti, deve forgiarsi tra le fiamme degli stenti. Troppo latte materno non va bene. Se il tipo di poesia è buona, io non ne ho vista. La teoria degli stenti e delle privazioni può essere vecchia, ma è diventata vecchia perché era buona … Il mio contributo è stato quello di rendere la poesia più libera e più semplificata, l’ho resa più umana. L’ho resa più facile da seguire per gli altri. Ho insegnato loro che si può scrivere una poesia allo stesso modo in cui si può scrivere una lettera, che una poesia può perfino intrattenere, e che non ci deve essere per forza qualcosa di sacro in essa.» (Intervista di William Childress, Charles Bukowski, “Poetry Now, vol. 1, n.6, 1974, pp 1, 19, 21.). Tu da poeta cosa ne pensi in proposito? Ha ragione Bukowski a dire queste cose? Cosa è oggi la poesia per te, riprendendo il pensiero di Bukowski?

“Fuoco o pazzia” ed energia… questi sì che sono ingredienti necessari, per me la poesia è gioco evocativo, è musica, è sintesi, è folle stranezza e semplicità, è raffinata sensibilità e valore umano, è ritmo, morte e vita insieme…. almeno.

«Il ruolo del poeta è pressoché nullo… tristemente nullo… il poeta, per definizione, è un mezzo uomo – un mollaccione, non è una persona reale, e non ha la forza di guidare uomini veri in questioni di sangue e coraggio.» (Intervista ad Arnold Kaye, Charles Bukowski Speaks Out, “Literary Times”, Chicaco, vol 2, n. 4, March 1963, pp. 1-7). Qual è la tua idea in proposito rispetto alle parole di Bukowski? Cosa pensi del ruolo del poeta nella società contemporanea, oggi social e tecnologica fino alla esasperazione? Oggi al poeta, secondo te, viene riconosciuto un ruolo sociale e culturale, oppure, come dice Bukowski, fa parte di una “élite” di intellettuali che si autoincensano reciprocamente, una sorta di “club” riservato ed esclusivo, senza incidere realmente nella società e nella cultura contemporanea?

Sui social pare che ognuno sia un poeta, c’è l’abuso di parola come delle immagini, tutto per l’apparire facile e veloce, spesso però manca la melodia, manca la sintesi, così le poesie sono lungaggini sentimentali e smielate con rime o paroloni che forzatamente si incastonano tra versi tutti uguali, insomma se posso permettermi “noie dai facili like”, tutto sembra ruotare squallidamente attorno a questo, il ruolo del poeta in questo modo è inevitabilmente decaduto. Certo che il poeta potrebbe avere un ruolo socialmente utile, la poesia evocativa o schietta può avere la capacità di condensare in poche parole un mondo di sensazioni e immagini, di ricordi e di sogni attraverso melodie incantevoli o struggenti, ma il punto è: in mezzo a un oceano di urla stonate e schiamazzi assordanti come si riesce a distinguere e tener vivo e lucente un tenore un baritono o un soprano?

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua scrittura, nella tua arte e nel tuo lavoro?

A differenza di quanto pensavo anni fa, ora credo di essere una persona molto emotiva, non sempre lo mostro, ma so di essere un vulcano, l’emotività, l’energia sentimentale e affettiva sono un grande motore, da cui mi lascio trasportare quando creo, ma mai con vulnerabilità, piuttosto con consapevolezza, per questo credo sia un processo così appagante in cui entrare, seppur per pochi minuti, in un mondo slegato dal tempo, si diventa sordi e muti, ma si sente e si dice tutto, quando si riesce ad esprimere qualcosa di così profondo il tempo si dilata al punto da diventare inesistente e fermarsi, ci si immerge in una dimensione diversa, le sensazioni più forti non sovrastano più ma siamo noi a sentirle tutte, accettarle, comprenderle e dar loro respiro nel mondo.

«Lasciate che vi dia un suggerimento pratico: la letteratura, la vera letteratura, non dev’essere ingurgitata come una sorta di pozione che può far bene al cuore o al cervello – il cervello, lo stomaco dell’anima. La letteratura dev’essere presa e fatta a pezzetti, sminuzzata, schiacciata – allora il suo squisito aroma lo si potrà fiutare nell’incavo del palmo della mano, la potrete sgranocchiare e rollare sulla lingua con gusto; allora, e solo allora, il suo sapore raro sarà apprezzato per il suo autentico calore e le parti spezzate e schiacciate si ricomporranno nella vostra mente e schiuderanno la bellezza di un’unità alla quale voi avrete dato qualcosa del vostro stesso sangue» (Vladimir Nabokov, “Lezioni di letteratura russa”, Adelphi ed., Milano, 2021). Cosa ne pensi delle parole di Nabokov a proposito della lettura? Come dev’essere letto un libro, secondo te, cercando di identificarsi liberamente con i protagonisti della storia, oppure, lasciarsi trascinare dalla scrittura, sminuzzarla nelle sue componenti, per poi riceverne una nuova e intima esperienza che poco ha a che fare con quella di chi l’ha scritta? Qual è la tua posizione in merito?

Credo sia del tutto personale, non posso dire come una persona diversa da me dovrebbe affrontare una lettura, ognuno ha il suo modo di farlo, basta che sia interessante, coinvolgente e piacevole.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita professionale e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Sono tante le persone che mi hanno aiutata, le persone sono come i libri, lo dico spesso, da ognuna puoi avere un insegnamento per evolvere nella vita, se si impara ad avere il giusto orecchio.

Ora mi viene in mente una frase pronunciata da mio padre quella mattina quando gli comunicai la decisione che cambiò tutta la mia vita, la decisione di voler lasciare gli studi di biologia, ed ero quasi biologa molecolare, nonché la decisione di lasciare il laboratorio di leucemie Mandelli dove facevo pratica da tre anni: “se hai deciso di cambiare strada vuol dire che hai le tue ragioni, per stare meglio, cambiala, ma fallo con dignità e col sorriso, sii contenta della tua scelta, anche quando la gente non capirà e sarà difficile”. Questo è un atto di fiducia e coraggio incommensurabile, il mio percorso mi sembra sempre solo iniziato, ma queste parole le porterò sempre dentro.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

È difficile scegliere, posso suggerire quelli che mi hanno colpito, recentemente ho letto “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola, un libro dove mito psicologia junghiana sono potentemente intrecciati e offrono uno spunto per conoscere l’anima femminile e l’infinita possibilità di trovare soluzioni scavandovi dentro. Poi c’è la mia adorata e intramontabile Margherita Hack in “Nove vite come i gatti” dove lei si racconta con estrema semplicità, una donna dalla genialità così squisita e alla portata di tutti, una persona brillante e ironica, tanto che se fosse ancora viva andrei a bussarle alla porta per bere un thè con lei, date le doti sociali che mostra nel libro, sono convinta che avrebbe aperto la porta anche a me. Una lettura utile che risale a molti anni fa e che suggerirei sia a donne che a uomini è “Molestie morali, la violenza perversa nella famiglia e nel lavoro” di Marie France Hirigoyen, in quanto questo è un argomento che mi sta molto a cuore e per il quale ho affrontato battaglie sul posto di lavoro che mi hanno cambiato la vita, ma le esperienze di cui si porta traccia forse sono quelle che ci formano di più.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere? E perché secondo te proprio questi?

L’elenco sarebbe lungo, lo accorcerò diligentemente a tre:

La famiglia Belier di E. Lartigau, Billy Elliot di Lee Hall, Chef-la ricetta perfetta di J. Favreau, tutti hanno in comune l’importanza della propria identità, delle proprie radici, della famiglia, della ricerca della propria individualità, e della vitalità che porta il percorso nel cercarla, costi quel che costi.

Ci parli dei tuoi imminenti e prossimi impegni culturali e professionali, dei tuoi lavori in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnata che puoi raccontarci?

Al momento ho in sospeso la prossima raccolta di poesie e aforismi, inoltre sto portando a compimento un progetto che mi sta molto a cuore, decisamente il più grande che io abbia mai elaborato, di cui fa parte il mio dipinto che è anche la copertina di “Poesie con le ali”, è un’idea che ho in testa da molti anni, e ora che si sta concretizzando mi sembra incredibile, riguarda l’ascolto e il dialogo, appena sarà pronto si racconterà tutto!

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Sui social, nelle fiere e magari in recensioni e interviste come questa, di cui ringrazio molto!

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa breve intervista?

La chiave per vivere bene è il rispetto, insegniamo ai nostri figli a rispettare tutti, le diversità, a non manipolare le persone a fini personali, a non abusare delle debolezze altrui, a rendersi conto quando si stanno ledendo i confini altrui solo perché è più facile fare questo piuttosto che guardarsi dentro, insegniamo loro a ragionare con il proprio cervello senza omologarsi al gregge, perché la vita non è una buffonata e nemmeno un teatro, non è virtuale, è reale, ne abbiamo una ed è solo nostra, nel rispetto d’ognuno.

Ti ringrazio molto e auguro a tutti una buona giornata!

Brenda Maroni

https://www.facebook.com/brenda.maroni

Il libro:

Brenda Maroni, “Poesie con le ali”, CTL editore, Livorno, 2021

https://www.ctleditorelivorno.it/product-page/poesie-con-le-ali

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_Ph. Mapi Rizzo

Monica Perna e il Globish

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monica perna

Lo scorso 8 settembre 2022 si è concluso il regno più lungo della storia britannica con la scomparsa della Regina Elisabetta, ed ora, tutto il mondo ha gli occhi puntati sull’ascesa al trono del nuovo Re d’Inghilterra. Il Re Carlo ha già dichiarato che molte cose cambieranno. Ma quali ripercussioni avrà tutto questo sulla lingua inglese, che da sempre, negli occhi degli europei, vede nel Regno Unito la sua casa di origine?

 

Una risposta a tale interrogativo sarà fornita durante l’evento in diretta streaming in anteprima ed esclusiva mondiale “Il Successore dell’Inglese” in programma mercoledì 21 settembre alle ore 21.00. Special guest della serata sarà la Dott.ssa Monica Perna, English Coach, Founder & CEO di AUGE International Consulting, ormai nota alla stampa internazionale.

Durante l’evento sarà aperta una finestra di dialogo su questo tema, svelando l’identità di un Nuovo Inglese, appunto definito ‘successore’ dell’inglese che sta per sostituire definitivamente, e a livello globale, la lingua che fino oggi è stata insegnata. Una lingua di cui la Perna ha parlato su oltre 200 pubblicazioni di stampa e radio nazionali ed internazionali

 

<<Carlo III d’Inghilterra ha dichiarato che sotto il suo regno ci saranno molti cambiamenti, a partire dalla famiglia reale, decretando così l’inizio indiscusso di una nuova era. Questa nuova situazione apre le porte ad un dialogo relativo al futuro della lingua inglese, che da sempre, negli occhi di noi europei, vede nel Regno Unito la sua casa d’origine>>, dichiara Monica Perna che prosegue ponendo un interrogativo: <<In questo clima di cambiamenti sarà l’inglese britannico con la sua RP – Received Pronunciation ed i suoi slang a dominare il panorama linguistico, o esiste una nuova variante più globale, pratica e meritocratica, pronta a “salire sul trono”? >>

L’evento del 21 settembre accenderà un dibattito su tali tematiche ponendo l’attenzione sul nuovo Inglese che sta per prendere definitivamente le redini della comunicazione internazionale. Un Inglese semplice, che è possibile apprendere a qualsiasi età, ovvero un Inglese pratico, che premia la capacità di comunicare e non la perfezione. Dunque, un Inglese meritocratico, che riconosce lo sforzo di chi non è madrelingua, ma si impegna a parlare una lingua che non è la propria. Queste le caratteristiche di quello che Monica Perna definisce Globish una variante a cui sarebbe possibile approcciarsi attraverso il cosiddetto Metodo AUGE, un metodo dalla natura immersiva, inclusiva ed esperienziale, ideato dalla stessa English Coach (www.augeinternationalconsulting.com)

Founder e CEO di AUGE International Consulting, la dott.ssa Monica Perna ha una formazione accademica in letteratura italiana e inglese, lingue straniere e comunicazione. Si è laureata alla University of Language and Communication IULM, presso cui ha poi conseguito un master in Tourism Management, Accounting, Marketing & Communication. Dopo aver iniziato la sua carriera come coordinatrice e tutor all’università, è diventata presto una vera e propria insegnante di inglese, facendosi strada attraverso scuole americane, scuole pastorali, istituti di formazione e accademie.

Milano ha curato l’Accademia di Istruzione Superiore e in quell’ambiente ha ideato un metodo innovativo di apprendimento dell’inglese in grado di fare davvero la differenza nella formazione degli studenti interessati a gestire una nuova lingua con competenza e autonomia. Durante un viaggio a Dubai, un terreno fertile e sempre pronto ad accogliere idee imprenditoriali audaci e ambiziose, ha abbandonato il percorso tradizionale e accademico della didattica in Italia per entrare nel settore della formazione digitale e online.

Fotografia: Reflection of the soul. The inner and outer through image

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Reflection of the soul. The inner and outer through image

Testo critico di Chiara Canali

1-16 ottobre 2022

Evento del Milano Photofestival 2022

Sabato 1° ottobre saranno le auliche sale del Museo Scalvini di Desio ad ospitare la mostra ideata dalla MA-EC Gallery per questa diciassettesima edizione del Milano Photofestival.
Reflection of the soul. The inner and outer through image riunisce fotografi provenienti dall’Europa, dall’America e dalla Cina. Come afferma Chiara Canali, autore del testo critico in catalogo, “sono artisti differenti per background, formazione e provenienza geografica che testimoniano il tempo attuale attraverso altrettante visioni, alcune più interiori e psichiche, altre rivolte a indagare la vita, la società e l’ambiente esterno in cui viviamo. Un primo gruppo di fotografi mette in relazione il proprio lavoro con la corporeità attraverso una rifles­sione che intende recuperare il senso originale del termine “estetica” come scienza della percezione. Alcuni studi hanno rivelato che la percezione dei corpi in fotografia attiva in maniera esclusiva la corteccia prefrontale ventromediale, un’area altamente coinvolta in mol­tissimi compiti cognitivi complessi. Questa fotografia impone un nuovo modo di vedere, nuove relazioni tra soggetto che guarda, tra il dispositivo e l’oggetto della visione e della rappresentazione. Un secondo gruppo di fotografi rivendica, invece, alla fotografia la capacità di essere in sintonia con il proprio tempo e spazio, di saperlo ben raffigurare e dunque di essere capace di dar luogo a efficaci e sinestetiche esperienze del reale.”

La diciassettesima edizione di Photofestival, rassegna annuale di fotografia d’autore, invita a riflettere sull’importanza dell’obiettivo fotografico per osservare il mondo, e noi stessi, con occhi diversi. Un mese e mezzo di fotografia tra grandi nomi e fotografi emergenti, con oltre 150 mostre dislocate nella Città Metropolitana di Milano, in Lombardia e, per la prima volta, in altre città italiane. Coinvolte 115 sedi espositive tra gallerie d’arte, musei, biblioteche, palazzi storici e negozi di fotografia.

La più ricca e importante rassegna milanese dedicata alla fotografia d’autore è organizzata e promossa da AIF – Associazione Italiana Foto & Digital Imaging in collaborazione con Impresa Cultura Confcommercio Milano. Tante mostre, ma anche incontri, presentazioni, letture portfolio e workshop per diffondere la passione per le immagini fotografiche, con un festival che rafforza la presenza sul territorio e diversifica la sua offerta, estendendo le collaborazioni culturali.

Artisti

ANDREA BEVERE E MICHELE PIRALLA
AIYAN CHEN, YAOWEN LUO, JINRU WU
GIORGIO COTTINI
ZHI HONGBO
BILL HORNADAY
CARLO MADOGLIO
ORIELLA MONTIN
COCA RODRIGUEZ COELHO
YIDONG SHUI
PU WENCHUAN
HEATHER WONG
CODIE YAN
XINGYUAN ZHANG

Coordinate mostra:

Reflection of the soul. The inner and outer through image

 Titolo:  Reflection of the soul. The inner and outer through image

Testo critico di Chiara Canali

Organizzatore: MA-EC Gallery

Sede: Museo Scalvini – Villa Cusani Tittoni Traversi

Via Lampugnani, 62, Desio (MB)

 Opening: sabato 1 ottobre ore 17

Orari: giovedì-domenica ore 10:30-12:30 e 15:30-18:00

Info:  info.milanart@gmail.com; 02 39831335; 349.5134975

Evento inserito nel circuito del Milano Photofestival 2022

Moda: Milano Fashion Week 2022 dal 20 settembre

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Milano Fashion Week 2022

La “Milano Fashion Week 2022”, da martedi 20 settembre, apre i battenti molti i Brand e gli stilisti che saranno impegnati a presentare al grande pubblico le loro collezioni primavera/estate 2023. Duecentodieci appuntamenti, 68 sfilate, 31 eventi e 104 presentazioni tra questi il “Milano Fashion Show 2022” ideato dal direttore artistico Steven Torrisi e giunto alla sesta edizione.

Milano Fashion Week 2022

La kermesse, con la direzione artistica di Steven Torrisi, si svolgerà Domenica 25 Settembre presso l’esclusivo Palazzo Francesco Turati sito in via Meravigli 7 20123 Milano.

In passerella sfileranno  le collezioni di: ALV By Alviero Martini, Nino Lettieri, Jana Koperova, Maria Celli Atelier, Milano Fashion Borse Licenziatario ALV.

Tra Le celebrità presenti l’attrice Manuela Arcuri, che durante la ricca kermesse presenterà ufficialmente il suo nuovo logo “UNAM By Manuela Arcuri” insieme ad Antonio La Falce, licenziatario, che produrrà tutta la linea di cosmetica UNAM.

Per la speciale occasione trenta modelle/modelli indosseranno la T. shirt UNAM dando vita ad una sfilata diversa ed originale  per presentare in esclusiva il nuovo marchio della filosofia stilistica UNAM BY MANUELA ARCURI .

La conduzione della serata è stata affidata a Nathaly Caldonazzo Top Model e attrice, inquilina del GF, ospite di varie trasmissioni televisive targate Rai e Mediaset. La sfilata sarà arricchita anche con la partecipazione del corpo di ballo di SHOWZER, del ballerino e cantante Tommaso Stanzani che presenterà il suo inedito “Flor De Luna”.

Tra gli illustri ospiti che prenderanno parte all’appuntamento fashion tra gli altri: Alviero Martini, Anton Giulio Grande, Nina Moric, Nino Lettieri, Lella Curiel, Maria Celli, Massimo Boldi, Elena Morali, Luigi Favoloso, Vittorio Sgarbi, Annalisa Minetti, Aida Yespica, Linda D, Turchese Baracchi,  Giacomo Urtis, Daniele Interrante, Costantino Vitagliano, Filippo Nardi, Cecilia Gayle, Niccolò Torielli, Cecilia Capriotti,  Simone di Matteo, Laura Bono e Romina Falconi.

Il make up sarà a cura del Team di Jonathan Tabacchiera Director Mua, mentre l’Hair Stylist a  cura del team di Domenico Visone Hair Director.

Agenzie Partners:

The fashion Management di Mario Tomaselli , M.M model Management di Cinzia Baradel e Peter Stefanuttu , Infantino Consulting di Massimilino Infantino, TP Blondes Management di Terry Devol e Patrizia Faiello.

“Il Rombo della Fenice” ǀ Romanzo di Flavio Uccello ǀ Recensione di Maria Teresa De Donato

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Rombi di motori spesso truccati, marce innescate, tornanti e rettilinei, gare e scommesse clandestine, macchine che vanno alla massima velocità per le vie di Roma e sul Raccordo “senza una meta precisa” (Uccello, 2022, p. 6)

Che senso avrebbe, però, la vita se non rincorressimo i nostri sogni e le nostre passioni?

In questo suo romanzo, l’autore, Flavio Uccello, ci catapulta nel mondo dei motori, delle macchine, delle corse e delle scommesse. Si tratta di un mondo particolare, che devi amare e di cui non puoi fare a meno.  Le corse diventanto la tua vita; ti fanno trovare “il [tuo] posto nel mondo” (p. 71); l’alta velocità ti fa salire l’adrenalina mentre ti concentri sull’obiettivo: battere il tuo avversario.

Ogni macchina ha le sue particolarità, i suoi punti-forza così come i suoi limiti che tu devi conoscere, rispettare e gestire al meglio.  Con ogni macchina tu crei un legame diverso: con alcune questo legame è speciale; c’è un feeling particolare, insostituibile e non riproducibile. Ti innamori “di quell’odore inconfondibile, proprio delle auto storiche, odore del vinile degli interni, della pelle dei sedili, unito a una leggera puzza di benzina” (pp. 35, 36)

Malgrado alle corse partecipino macchine di ogni tipo, alcune dai nomi altisonanti e famosi, “quelle che attirano l’attenzione e la simpatia” sono spesso quelle “all’apparenza innocenti ma dalle grandi doti dinamiche, docili a bassa velocità ma impegnative da guidare al limite” (p. 17)

Il mondo delle corse è estremamente competitivo anche se, come riconosce il protagonista del romanzo, Miki Mazzoni, è “affascinante la misteriosa complicità che [può] crearsi tra persone estranee, accomunate solamente da una passione, da un obiettivo o da un singolo momento di libertà.” (p. 33)

L’amore e l’innamoramento, i sogni infranti, la solidarietà umana, temi universali ed immutabili, così come il doversi confrontare – per scelta o per circostanze che sfuggono al nostro controllo – con criminalità organizzata e guerra tra clan sono altri aspetti fondamentali presenti in questo romanzo, che arricchiscono questo lavoro fornendo spunti per una profonda riflessione.

Il linguaggio è scorrevole, accattivante; i ritmi, spesso intensi, ma sempre carichi di una profonda umanità, catturano l’attenzione del lettore spingendolo a leggere il manoscritto sino alla fine senza interruzioni.

Il Rombo della Fenice è un romanzo, scritto da un giovane autore pieno di talento, la cui lettura consiglio a tutti.

 

#fattiestrafatti: INTERVISTA ESCLUSIVA GIOVANNI BOSCHETTI PER “PUTIN, L’ANGELO DI DIO”

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PER #FATTIESTRAFATTI: INTERVISTA CON GIOVANNI BOSCHETTI E “PUTIN, L’ANGELO DI DIO”

Per la mia rubrica #fattiestrafatti su MOBMAGAZINE l’intervista esclusiva con lo scrittore e saggista Giovanni Boschetti per presentare il suo ultimo libro “Putin, l’Angelo di Dio”.

Giovanni Boschetti nasce a Montichiari, in provincia di Brescia, durante la rinascita economica. Da sempre appassionato di oggetti antichi, ha avuto la fortuna di incontrare, ancor giovane, l’Arte delle Antiche Icone Russe, diventandone, in seguito, un appassionato e un esperto.

È stato uno fra i primi studiosi italiani di questa importante Arte Sacra, interessandosi, parallelamente, anche all’arte delle Avanguardie Russe. Ha scritto diversi libri su queste due forme artistiche e, con orgoglio personale, ha composto, auto pubblicandola, una storia per bambini, per far conoscere le Icone e la loro storia anche ai più piccoli: attualmente è pubblicata in Russia.

In più, alla fine del 2021 ha dato alle stampe, con Bastogi Libri, un romanzo, dal taglio autobiografico e spirituale, Le sette porte: Il sogno di un Amore, che ha ampiamente provveduto a pubblicizzare. Ha curato decine di mostre d’arte russa in ogni parte d’Italia, collaborando, a livello internazionale con alcuni esperti russi sulla divulgazione di quest’arte.
Il suo ultimo romanzo è “Putin, l’Angelo di Dio”.

 

 

  • Giovanni benvenuto alla mia rubrica #fattiestrafatti. La tua scrittura non passa di certo inosservata, provoca riflessioni e anche dibattiti accesi. Quanto sei #fattoestrafatto di voglia di suscitare emozioni.

Emozioni?

Desidero destare sensazioni.
Le emozioni sono segnali che indicano un cambiamento del nostro stato interiore dovuto a un evento o a qualcosa che stimola, sono impulsi momentanei o di breve durata. Le sensazioni congiungono il ‘sentire’, come funzione dei nostri organi sensoriali, al ‘significare’, come funzione delle nostre facoltà mentali, cioè dare un senso a ciò che sentiamo. Durano di più.
È
un discorso complesso e non facile da comprendere la differenza fra emozione e sensazione.

Il mio desiderio, quando scrivo, è stimolare il lettore a pensare, dato che il pensiero sta uscendo dai binari della nostra vita. Ormai sono i “clic” che regolano la nostra  esistenza cadenzando la medesima con un susseguirsi interminabile di attimi tecnologici.

Pensare per destare sensazioni che facciano vibrare le corde della nostra interiorità. Alle sensazioni seguono spesso le percezioni, ma comunemente le descrivo come sentire e provare… “gioia, benessere interiore, serenità, felicità, euforia, curiosità, soddisfazione, appagamento, persino una stato di estasi”.

Forse sto esagerando, ma quando si entra in contatto con il trascendente, e nei miei scritti non è difficile incontrarlo, le sensazioni si moltiplicano e si ingigantiscono.
Si, desidero coinvolgere il lettore sino allo… “stordimento sensoriale”. Mi piace questa definizione.

Poi se si giunge alle riflessioni, che sono uno stato avanzato del pensare, e si causano persino dibattiti, beh, allora abbiamo fatto centro.

 

 

  • I tuoi libri sono un misto di saggio e prosa, dove tu oscilli nelle analisi di un determinato argomento, per poi inserire una parte narrativa in cui fai confluire una storia e un tuo punto di vista. Come nasce questo tipo di approccio alla scrittura? Non saprei.
    Sono giunto tardi alla scrittura di romanzi, prima ho sempre scritto libri d’arte.Penso che l’esperienza della vita vissuta, la maturità e la conoscenza acquisita insieme alle avversità superate ti diano una percezione della narrativa diversa da come può scriverla un giovane. Il quale, oltre all’entusiasmo e al desiderio di stupire, racconta quei pochi episodi che ha vissuto o che desidera o addirittura sogna.

La pacatezza, la riflessione e l’esperienza di un’età matura ti danno consapevolezza, e buonsenso, conoscendo, inoltre, come vanno a finire le situazioni. Penso che questo mi dia la capacità di scrivere mescolando momenti di “saggezza” con episodi vissuti personalmente, da raccontare con la freschezza della novità.

 

  • Parliamo di “Putin, l’Angelo di Dio”, il tuo ultimo libro. L’ho trovato estremamente interessante, pungente, sfrontato, insomma #fattoestrafatto di desiderio da parte tua di far conoscere determinate dinamiche politiche. Una visione completa della guerra, vista da varie prospettive e mettendo in evidenza l’illogicità di strategie di dominazione e sfruttamento dei territori invasi. Giovanni, dimmi, ma secondo te quanto è #fattoestrafatto Putin di voglia di potere ed espansione geo-politica? Qui, per rispondere, dovrei scrivere un secondo libro, magari dal titolo ancora più provocatorio.
    Per conoscere la verità su un personaggio così chiuso e introverso non basterebbe un buono psicologo. Mi attengo ai fatti, alle notizie avute di “prima mano” conoscendo persone russe, a letture provenienti dal versante non occidentale e soprattutto alla mia conoscenza di quel mondo.

Putin nasce ateo. L’appartenenza e la formazione del KGBnon gli apre il cuore. La sua “conversione” ebbe luogo dopo un grave incidente stradale che coinvolse la moglie nel 1993, anche se è più articolata la sua presa di posizione verso un misticismo ortodosso.

La sua determinazione, insieme a un carattere forte e deciso, lo fa emergere in politica e le sue ispirazioni sono da intravedere in numerosi studi sulla Russia, sulla sua storia, sull’importanza che tale Paese ha avuto in Europa da Pietro I, il Grande. Inoltre ammira il principe Vladimir, capostipite della Russia, che, guarda caso, ha il suo stesso nome. Si rifà ai filosofi russi nazionalisti e, definendo la dissoluzione dell’URSS come il disastro più grande, ha sempre sognato la Russia come un Paese che dovesse fungere da anello di congiunzione fra Oriente e Occidente, mantenendo il primato di grande potenza mondiale.

Il desiderio di potere? Mh…non lo definirei così.

Farò alcuni esempi per meglio spiegare il suo agire.
Noi viviamo sulla nostra pelle una guerra sull’uscio di casa; se la guerra fosse in Sudamerica o in Australia non ci stracceremmo le vesti come stiamo facendo condannando Putin alle nefandezze umane più oltraggiose.

Giulio Cesare? Alessandro Magno? Napoleone? E tanti altri. Grandi uomini della storia, accettati e benvoluti da tutti.

Ma nelle loro epoche erano saccheggiatori, uccisori, sterminatori, devastatori che si appropriavano di territori, beni, arte, donne, bambini e quant’altro.
Per la quasi totalità dei russi, anche quelli che non lo vedono di buon occhio, Putin è un Grande poiché in Russia “ha fatto” tante cose buone che non elenco per ragioni di spazio. È decisionista, si, ma viene considerato dai suoi cittadini pure come un uomo buono, caritatevole, amorevole, anche se tutto ciò stride con quello che sta facendo. Ma anche qui mi permetto di spiegare. Lui non la chiama guerra, ma “operazione speciale”, in quanto ha dato ordine ai suoi generali di non toccare bambini, donne, anziani e disabili. Di non distruggere determinate situazioni e di rispettare le chiese. Purtroppo gli ucraini, sapendo ciò, si nascondevano in edifici particolari, le loro uccisioni le attribuiscono ai russi e tante altre situazioni scabrose. Gli ucraini sono tosti, bisognerebbe leggere la loro storia.

Non posso dilungarmi, ecco perché dovrei scrivere un altro libro su questo argomento.
Da una breve analisi sono mortealcune centinaia di bambini, qualche migliaio di civili. Sempre orribili gesta, ma, se paragonate ai 30.000 bambini e ai 140.000 civili uccisi in Iraq dagli americani, parliamo di un numero minimo. I russi vengono accusati di genocidio, gli americani di effetti collaterali. Visioni diverse e, ahimè, contrapposte per denunciare verità illogiche.

Per terminare la risposta, Putin non vuole egemonizzare il mondo. Ha sempre desiderato appartenere all’Europa, ma si è visto sbattere la porta in faccia dagli americani. Inoltre per la Russia, l’Ucraina è sempre stata considerata il cuore spirituale nella sua storia. Ma è lungo e complesso il discorso.

 

  • Quante colpe ha l’Occidente, schiavo del consumismo, nel portare avanti idee illusorie di piena libertà individuale?

 

Mi dolgo, ad esempio, quando sento molti politici europei che accusano il presidente ungherese Orban di limitare i “diritti” alle donne, agli omosessuali, aggiungendo che vuole difendere la famiglia, difendere la religiosità, ecc. e tornare a principi non in linea con la contemporaneità.

Volersi riappropriare dei valori umani, scartare o limitare diritti, che l’Occidente vuole forzatamente a 360 gradi, dare valore alle famiglie, nuovo vigore alla religione, alla difesa della propria interiorità non penso che sia disdicevole.

Poi come ci si arriva a conciliare questo coacervo di ultramodernismo con politiche più sensate e umane è faticoso soltanto pensarlo.
In sintesi, l’Occidente spaccia per libertà soltanto false libertà. Tipo i diritti menzionati sopra. Inoltre spaccia per democrazia il “pensiero unico” a cui dovrebbero inchinarsi tutti i popoli conquistati dagli americani. L’Europa, forse stanca dopo duemila anni in cui ha profuso energie a non finire, è prona agli Stati Uniti d’America. Ma tutto l’Occidente è convinto di essere superiore.

Ciò deriva anche dalla sua storia, dagli stessi antichi romani i quali dicevano ai barbari: “Civis Romanus sum”, ovvero “Sono cittadino romano” e anche dal colonialismo.
Questa supponenza porta l’Occidente a voler essere il mondo.

In Oriente, o nei quattro quinti del mondo che non si riconosce come occidentale, amano essere nel mondo. Hanno la volontà di vivere in armonia, nel rispetto reciproco, nello sviluppo armonico, in pace. Cina, Russia, India, Brasile, Sudafrica e ora anche Iran, Argentina, Paesi arabi, e tanti Paesi africani.
Non è la Russia a essere isolata nel mondo, bensì l’Occidente che si sta isolando in un  mondo formato da sette miliardi di persone.

In ultimo, il benessere sfrenato dell’Occidente costa! Mantenere un’auto, un Suv, la doppia vacanza, le scuole per i figli, l’opulenza da manifestare e tutti quei privilegi di agiatezza di cui godiamo costa. E non poco. Mantenerci a standard sempre più elevati e ingordi non è possibile. Avremo conseguenze che il mondo intero sta già percependo. Natura sconvolta, sprechi esagerati, consumi voraci, ostentazioni eccessive e mille altri diritti acquisiti.Dove ci porteranno?

 

  • Come riesci Giovanni a non cadere nelle trappole della semplificazione su questi argomenti tanto complessi e a mantenere alto l’interesse del lettore, spronato a volerne sapere di più?

 

La conoscenza, anche se filtrata, dei fatti.

Essendo da più di vent’anni in contatto con persone russe, essendo andato innumerevoli volte in Russia, Germania e Paesi ex sovietici, avendo pubblicato in quel Paese un libro per bambini, (difficilissimo da attuare) e divulgando da trent’anni l’arte delle Sacre Icone Russe, ho imparato a dialogare, conoscere e capire quel mondo.

La semplificazione, probabilmente, è una mia prerogativa. Mi si dice che ho la capacità di rendere facili anche concetti ostici e difficili.
Alcuni anni di divulgazione delle Sacre Icone, la presenza in televisione per lo stesso motivo e la passione per la comprensione mi hanno aiutato non poco in questo settore complesso.
L’amore per le Antiche Icone Russe, poi, ha fatto la differenza.

Mi piace soddisfare le curiosità del lettore, cosicché cerco di farlo immedesimare, di porgli interrogativi che lo facciano pensare, di dargli risposte sui valori della vita, sulla natura dell’uomo, senza mai dimenticare la sua interiorità. Mi piace far “vibrare” le corde della sua spiritualità, perché, anche se molte volte ce ne dimentichiamo, l’uomo non può fare a meno di quella peculiarità che lo contraddistingue dalle altre specie animali. Appunto la sua spiritualità.

 

 

  • I protagonisti del libro sono le due figure angeliche di Salathiel e Kranithel che dibattono sulla guerra in atto, sulla globalizzazione e su tutta l’ipocrisia che c’è intorno. Diciamo che per te gli Angeli sono elementi costanti della tua vita, quindi è naturale che tu li abbia inseriti come messaggeri del pensiero dell’uomo pacifico. Quanto sono essenziali in questo libro?

 

Oh, sì… Gli Angeli mi appartengono come creature divinizzate. Sono esseri simpatici e sempre gradevoli, mai invadenti, sempre disponibili a dare risposte interiori.

Questi del romanzo sono due Angeli che, mitigando con il loro giudizio le asprezze di un evento bellico, sperano che anche il lettore giunga alle loro stesse considerazioni.  Osservano e giudicano gli uomini degli eterni “bambinoni”.

Faccio una domanda: quando uno o più adulti vedono una combriccola di bambini che litigano, magari con due che se le danno di santa ragione, cosa fanno e cosa pensano gli astanti? Non sottolineano chi ha ragione fra i due scapestrati. No, cercano soltanto di dividerli, acquietarli affinché si diano la mano riappacificandosi. Sanno che le due ragioni, contrapposte, sono la verità dell’uno e dell’altro. Li calmano sperando che capiscano, comunque minimizzano e spiegano loro che è inutile picchiarsi, ma doveroso spiegarsi prima di giungere alle botte. Non li aizzano l’uno contro l’altro, a perseguire la “vittoria finale”.

Questi due Angeli diventano gli interpreti essenziali per poter mitigare le crudezze terrificanti della guerra e contemporaneamente dare al lettore la possibilità di “vedere”, in modo equilibrato ed equidistante, un evento tanto tremendo quanto ineluttabile. Sono mediatori fra l’umano accadere e la visione trascendentale di vicende umane. Attraverso loro, desidero coinvolgere e forse far riflettere il lettore.

Come avrei potuto raccontare in prima persona un evento simile senza cadere nella contrapposizione? Come avrei potuto descrivere una situazione così disumana senza invischiarmi nella trappola della imparzialità?
Ecco che i due Angeli mi sono venuti in soccorso prendendosi la responsabilità dell’obiettività. 

 

  • Diciamolo fuori dai denti, cosa vuoi controbattere a chi storce il naso leggendo il titolo del libro “Putin, l’Angelo di Dio”?

 

A essere sinceri, pochi hanno storto il naso di fronte a questo titolo più provocatorio che disumano. Certamente a chi inorridisce di fronte alle barbarie della guerra può apparire un titolo quantomeno dissacrante.
Con grande meraviglia, la stragrande maggioranza di chi si è espresso l’ha fatto in modo educato, affermativo, composto. Sono rimasto incredulo di fronte a tanta maturità. Si, perché la maggior parte di chi si è interessato al libro ha espresso il giudizio dopo aver letto il medesimo. Sicuramente il titolo ha destato qualche perplessità, ma anche tanta curiosità. Curiosità soddisfatta dalla lettura del libro stesso.

Volendo controbattere a chi ha storto il naso? Dico che la verità non è Verità. La Verità è una soltanto e non è di questo mondo. La verità è una contrapposizione fra due o più visioni nel rispetto di entrambe.
Inorridisco quando vedo opinionisti che, con saccenteria e supponenza, estraggono dalla tasca la loro verità spacciandola per verità assoluta e inequivocabile. Mi affligge vedere uomini che si sottraggono alla Libertà della verità per pronarsi al pensiero unico che sta conquistando l’Occidente ormai in maniera irreversibile.

 

  • Cosa c’è nel futuro di Giovanni Boschetti scrittore? Tanti bei libri.
    Tutti romanzi in cui l’uomo va alla ricerca della sua umanità.
    Ma il prossimo sarà una sorpresa in assoluto. Si tratta di…Bub…scusate è ancora presto, ancora un segreto.

 

 

     Grazie per aver fatto quest’intervista per #fattiestrafatti.

 

DANIELA MEROLA

 

Concerti: Il Brass con De Paula allo Spasimo | Giovedì 22 settembre ore 21.30

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foto irio de paula e robertihno de paula in concerto a palermo

Dalle stalle alle stelle, il Brass con De Paula allo Spasimo. Il Brass Group dedica una serata a Irio De Paula. Sul palco del Blue Brass Robertinho De Paula, figlio e degno erede. Giovedì 22 settembre ore 21.30 – Blue Brass Ridotto dello Spasimo

 

Spasimo 2022, la stagione concertistica organizzata dalla Fondazione The Brass Group e voluta fortemente dal presidente, il Maestro Ignazio Garsia, chiude con un tributo ad un grande musicista che ha vissuto le origini del Brass Group.

Un omaggio doveroso per guardare alla musica del futuro, è questo il leit-motiv del concerto “Tribute to Irio”, che andrà in scena giovedì  22 settembre alle ore 21.30 al Blue Brass. Il concerto dedicato ad Irio De Paula, grande artista espressione della musica brasiliana,  affascinerà il pubblico tra bosse, samba, ballads, con sonorità striate dal più corposo e robusto jazz di tradizione afro-americana. Sul palco Robertihno De Paula, figlio e degno erede, sarà accompagnato per l’occasione dalla cantante Laura  Sfilio e da una ritmica di maestri del Brass: Diego Spitaleri al piano, Giuseppe Urso alla batteria, Fabio Lannino al basso, e completata dal percussionista Vincenzo Favara. Un commosso omaggio alla figura ed al repertorio di Irio De Paula, chitarrista di eccelse virtù che ha lasciato un’orma indelebile nella storia della musica della nostra città e, in particolare, in quella della fondazione The Brass Group. La sua prima esibizione, infatti, avvenne 50 anni fa allo stadio della Favorita in occasione del leggendario festival Palermo Pop 70 (al seguito della cantante Elza Soares) e successivamente fu proprio lui a certificare la nascita del Brass Group nella storica cantina di via Duca della Verdura, inaugurandola il 22 febbraio del 1974 con una memorabile performance che accanto ad Irio De Paula ed al connazionale Afonso Vieira alla batteria allineava Ignazio Garsia al piano, e Manlio Salerno al basso. Irio, una delle maggiori espressioni chitarristiche contemporanee della musica brasiliana votata al jazz, omaggiato dal figlio e questa consanguineità varrebbe da sola ad assicurargli un’accoglienza speciale nella nostra città perché il padre, scomparso tre anni fa, è stato per quasi mezzo secolo beniamino del pubblico palermitano. Robertinho De Paula ha saputo comunque conquistarsi un personale prestigio internazionale grazie al notevole virtuosismo chitarristico e a indiscusse doti artistiche che gli consentono di esprimere un linguaggio nel quale l’improvvisazione jazzistica si fonde con spontaneità ai suoni ed ai ritmi della sua terra ed anche a moderate inflessioni new age e funky. Robertinho de Paula ha iniziato proprio in Italia nel 1982 la sua attività artistica (a Palermo è venuto la prima volta nel 2009, esibendosi in coppia con Sergio Munafò, e poi nel 2011 assieme al padre) per poi svilupparla in Brasile accanto a big come Marcio Bahia, Wagner Tiso, Ivan Lins, Robertinho Silva, Seu Jorge e numerose altre celebrità internazionali del calibro di Larry Coryell, Paul Wertico, Martin Taylor e Dave King.

Info biglietti e prenotazioni a partire da   € 10,00 inclusi diritti

The Brass Group – www.bluetickets.it; brasspalermo@gmail.com  tel. 334 739 1972.

La pericolosa inettitudine del “muro di gomma” | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini

Amiche ed Amici carissimi, si parla oramai costantemente di tutti i pericoli insiti in una relazione tossica, descrivendone con dovizia di particolari tutti i  segnali  e talvolta anche attribuendo ad alcuni comportamenti – semplicemente disinteressati o irrimediabilmente gretti –  significati prettamente ascrivibili all’immensa sfera del  dilettantismo clinico.

Credo che, prescindendo dall’aggravante della potenziale pericolosità – la cui valutazione deve essere rimessa alla competenza  dei Professionisti preposti -,  ogni rapporto deprivante della gioia di vivere sia da considerarsi “tossico”, ad insindacabile percezione del subente.

Siamo genericamente additanti  nei confronti di individui portatori di insani e palesi comportamenti, ma assolviamo generosamente la categoria degli inetti, che traggono in inganno bandendo la loro pochezza – inettitudine-  per bontà ma, in realtà, sono altrettanto irrispettosi e destabilizzanti nel rapporto con la partner.

Definiti in linguaggio gergale “muri di gomma”, rimbalzano ogni accusa con il silenzio o, i più loquaci, con qualche intercalare esclamativo  a significare una pseudo rassegnata esposizione del loro disaccordo. Sostanzialmente, neppure degnano la loro compagna di una risposta ed imperterriti perpetuano il loro atteggiamento. Più irrispettosi di così… E forse questi non sono neppure i peggiori.

Non dimentichiamo infatti  che, tra gli inetti, si nascondono anche i manipolatori – o solo meschini disonesti –, ovvero coloro che, incapaci di condurre una relazione sana, ma indecisi  sull’interruzione  – non ultimi tra i loro motivi superficialità e pigrizia –   opportunisticamente, reiterando indifferenza,  inducono la compagna all’esasperazione affinché sia lei ad assumere la drastica decisione, nonché la  responsabilità della rottura del rapporto.

Pleonastico asserire che in ogni storia difficoltosa  vi sia intrinseca  corresponsabilità e che  (casi estremi e pericolosi a parte!)  deteniamo  in ogni istante il potere di abbandonare chi, incoerentemente con le sue stesse plateali amorevoli affermazioni,  in realtà, non corrisponde i nostri sentimenti e non condivide uguali o simili valori di vita.

Certo è che lasciare una persona che ha ignorato il nostro intento costruttivo, rispondendo  a richieste di confronto con il silenzio  – magari  interrotto solo da qualche dissenso annoiato e mal espresso con suoni similgutturali, infligga oltre al dolore, la rabbia data dall’impotenza.

Un abbraccio

Daniela Cavallini

Il libro: Roberto Ricci, “La bambina delle violette”

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Roberto Ricci_La bambina delle violette

Sinossi:

Lucio Bava è uno scrittore di libri horror per ragazzi. Per cercare la tranquillità necessaria a scrivere il nuovo romanzo, si reca in uno sperduto paese dell’entroterra ligure. A causa della sua allergia al profumo dei fiori, incontra rapidamente l’ostilità degli abitanti, per i quali è tradizione regalare violette ai nuovi arrivati. A parte il parroco e pochi altri, infatti, lo scrittore si ritrova di giorno in giorno sempre più isolato, ancora di più quando, venuto a conoscenza di una leggenda locale, quella della bambina delle violette, comincia a fare domande per saperne di più e utilizzare la storia come scheletro della sua nuova opera. Ma si tratta davvero di una leggenda intrisa di particolari spaventosi, o c’è anche qualcosa di vero? Lo scrittore scoprirà a caro prezzo, quanto sia labile il confine tra leggenda e realtà.

Roberto Ricci_La bambina delle violette

SCHEDA BIOGRAFICA

Mi chiamo Roberto Ricci. Sono nato a Ancona il 30/12/1963. Di professione parrucchiere. Da sempre appassionato di cinema e letteratura thriller/horror, nel 2012 per festeggiare i 20 anni della mia attività, mi auto pubblico un libricino con quattro racconti da regalare alle clienti e agli amici. Con uno di questi dal titolo “Il Cappotto” partecipo al premio Racconti nella rete (un concorso legato al Festival letterario LuccAutori) e a sorpresa vinco l’edizione 2012. Il racconto diventa un cortometraggio diretto da Giuseppe Ferlito, che riscuote un buon successo in rete e la stampa oltre a dedicarmi diversi articoli, mi soprannomina “il parrucchiere del brivido”. In seguito pubblico una seconda raccolta di racconti e un romanzo, entrambi in self publishing e scrivo soggetti per altri corto/medi e lungometraggi. Tra questi “The Audition” diretto da Luca Guerini, finalista a un concorso indetto da Rai cinema e “Bosco” diretto da Luca Bertossi, finalista al Festival dei corti di Trieste. Altri miei racconti vengono pubblicati in alcune antologie di autori vari. Nel 2018 firmo un contratto con la casa editrice Le Mezzelane e pubblico la raccolta “Nero Corvino”. Quest’ultima contiene i racconti e il romanzo precedentemente pubblicati in self interamente rieditati e un racconto inedito. Nello stesso anno vinco il concorso letterario Oscure presenze con il racconto “La Culla”. Nel 2019 da un mio racconto “E’ Solo Un Gioco” viene realizzato l’omonimo cortometraggio diretto da Leonardo Barone, che riceve vari premi tra i quali il premio della critica all’Istanbul film Festival. Nel 2020 viene pubblicato sempre con Le Mezzelane il nuovo romanzo “L’immagine Malvagia”. Vinco anche la prima edizione del Festival letterario Campano MiDimostro con il racconto “Suona Ancora Il Violino Per Me”. Infine, da un altro mio racconto intitolato “La Goccia” viene realizzato il cortometraggio “La Goccia Maledetta” diretto da Emanuele Pecoraro, che vince il Blood horror Festival di Los Angeles, il premio del pubblico al Niaffs Festival di Siviglia e quello della giuria al Castelli Romani film Festival. Nel 2021 con il racconto “Lo Stalker Di Giada” ho ricevuto il premio speciale della giuria al Festival letterario città di Ascoli Piceno. Sempre quest’anno sono usciti due nuovi lavori. Il primo è un romanzo thriller dal titolo “Quattro Topi Per Un Sadico Gatto” scritto insieme a Claudio Latini, pubblicato dalla casa editrice MontaG. Un giallo a tinte forti che già dal titolo rievoca le atmosfere dei primi gialli di Dario Argento. Il secondo lavoro è un cortometraggio tratto da un mio soggetto dal titolo “Trasgressiva”. La regia è di Giammaria Cauteruccio. Anche in questo caso si tratta di un giallo. Il perché dell’insolito titolo si scoprirà solo vedendolo. Nel 2022 è uscito il cortometraggio “L’inquilino dell’ultimo piano”, tratto dal mio racconto “L’inquietante nottambulo” e diretto da Luca Pincini. Inoltre, ho collaborato al soggetto del cortometraggio “La giostra” diretto da Simone Arrighi. In ultimo, ma non d’importanza, il romanzo “La Bambina Delle Violette” scritto da me insieme a Riccardo Di Gerlando e pubblicato da Le Mezzelane casa editrice. Questo romanzo è tratto dalla sceneggiatura originale di Riccardo Di Gerlando, Alessandro Cracolici e Francesco Basso, alla quale ho dato un mio personale contributo. Di Gerlando, noto regista ligure, ne ha realizzato un mediometraggio thriller/horror altamente visionario e suggestivo dal titolo “Violette” Attualmente sto scrivendo “Cinema Assassino”, una storia del cinema Italiano della paura dagli inizi a oggi.

 

Il libro:

Roberto Ricci, “La bambina delle violette”:

https://www.amazon.it/bambina-delle-violette-Ediz-integrale/dp/8833286487/ref=sr_1_1

 

Il libro: Davide Cifalà, “Sei il mio eroe”

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Davide Cifalà, “Sei il mio eroe”

SINOSSI

“Sono già stato a questo punto. L’autoreclusione l’ho già conosciuta , molto prima della pandemia, anche se per ragioni diverse. Mi chiamo Davide Cifala’, ho trentaquattro anni e sono uno scrittore -karateka siciliano. Oggi sono conosciuto come uno che combatte, ma da adolescente ho avuto  un’esperienza nel mondo del calcio che mi ha arricchito dentro e che racconto in questo romanzo che vorrei presentarvi.

Quando avevo quattordici anni mi volevo suicidare. Ero molto piccolo ma ero già stufo di vivere. Avevo programmato un lento suicidio, avevo stabilito che ad uccidermi sarebbe stata l’anoressia.

Vivevo in un quartiere popolare di Catania che si chiama Librino e vivevo una vita che mi stava stretta; giorno dopo giorno diventavo sempre più magro come un chiodo e nessuno intorno a me sembrava rendersi conto di ciò che mi stesse accadendo. Ero un’ appassionato di calcio che sognava di fuggire in una realtà migliore,  diventando come Maradona, come Baggio, come Bobo Vieri. Poi un giorno conobbi colui che sarebbe diventato in seguito l’unico amico che abbia mai avuto, mister Orazio. Orazio non era solo l’allenatore della squadra del quartiere nella quale giocavo, l’ Oikos Club ( il colore delle magliette era verde come la speranza )ma è stato soprattutto un maestro di vita, che mi ha tolto dalla strada ed a poco a poco mi ha trasmesso quei valori di cui oggi faccio tesoro ovunque vada. Lui mi ha insegnato non solo il gioco del calcio, accogliendomi nell’ Oikos Club,la squadra più pazza della città di Catania, dove c’ erano molti ragazzi difficili come me, ma soprattutto a credere in me stesso.

Se non ci fosse stato lui, oggi non potrei raccontare questa storia…”

Davide Cifalà

«Cosa sono stato realmente? Un golden Boy irripetibile, o un’atleta che era in realtà, molto meno di quanto voleva sembrare ? Ora che non gareggio più da un po’ di anni, capisco che forse sono stato tutte e due le cose insieme… Sono stato il simbolo di un quartiere periferico di Catania, fatto di degrado e sporcizia, del riscatto, del primo sensibile e tangibile cambiamento per la gente meno fortunata, che ispirandosi ed identificandosi in me, usciva dai ghetti, pur essendo all’ epoca, un ragazzo irruento, per niente simpatico, che cominciò con le arti marziali ad un età in cui di solito si è già cinture nere (19 anni ). Ma ancora oggi, qualcuno accusa il mio maestro Giulio Ragusa, di essersi concentrato su di me, solo con lo scopo di creare un karateka straordinario, senza però farmi progredire come persona, considerando tutti i mostri che covavo all’ epoca. Probabilmente, c’è del vero anche in questa tesi. Il mio maestro di Karate Giulio in compenso, mi diede lo stile (Wado Ryu ), lo stile che aveva reso campioni prima di me, molti dei suoi allievi, che nelle mani di un ragazzo irruento qual’ ero, diventò un arma di distruzione. La storia di un ragazzo come me, che pativa una drammatica situazione in famiglia, che arrivò addirittura secondo alla sua gara d’ esordio di Karate, dopo soltanto un anno di gavetta ed addestramento ( partendo da zero ).» (Davide Cifalà)

Davide Cifalà

Il libro:

https://www.ibs.it/sei-mio-eroe-libro-davide-cifala/e/9788866829669

RECENSIONE DEL GIORNALISTA VINCENZO MARIO (TESTATA GIORNALISTICA V- NEWS)

IL KATATEKA BURBERO E DANNATO DEL QUARTIERE LIBRINO

Lo sapete cos’è Librino?

Diciamocelo, è un posto di merda.

E lo era ancora di più negli anni 90, quando è iniziata questa storia.

C’è un gioco che faccio spesso durante le cene, quando parte la lamentela su qualche stortura dei nostri tempi.

Immaginate che il buon Dio voglia farvi un regalo, e prima di nascere, anziché mandarvi allo sbaraglio in questo pazzo mondo, si prenda il disturbo di chiedevi dove e quando preferireste incarnarvi.

Attenzione però, precisa l’Onnipotente. Potete scegliere l’anno ed il luogo, ma non la condizione sociale: potreste essere  il figlio de Re o l’ultimo dei reietti.

Cosa scegliereste?

Pensateci bene. E pensate che a parte una botta di culo eccezionale, ci sono statisticamente molte più probabilità di nascere povero che di nascere figlio del Re.

Dove avreste le migliori chance di sopravvivere, e di vivere una vita dignitosa pur nascendo poveri?

Io personalmente sceglierei senza esitazione l’Europa del ventunesimo secolo. Ma è una mia idea, e naturalmente ognuno avrà la sua.

Sono però abbastanza sicuro che nessuno, se dotato di un minimo di sale in zucca, sceglierebbe mai Librino negli anni 90.

Mai.

Case crollate, baracche malferme, roghi di immondizia, uomini, donne e ragazzi che si dividono tra eroina, crack e alcolismo. E poi delinquenza, prostituzione, violenza, i ragazzi che per sopravvivere devono affiliarsi ad una gang, e le gang quotidianamente si menano e di tanto in tanto si ammazzano tra loro. E poi la polizia, che anche lei mena. E spara.

La strada, la galera, la droga.

A fine anni Novanta l’esercito ha aperto un ospedale per curare gli oltre seicento feriti di arma da fuoco che arrivavano da Librino ogni anno: più di due al giorno. In un solo quartiere.

E negli anni ‘90 era ancora peggio, non a caso Librino godeva della sinistra fama di “quartiere più pericoloso di Catania.

Ed è proprio in questo ridente rione che nasce il protagonista della nostra storia, il piccolo Davide Cifalà, il 24 ottobre del 1987. Davide è venuto al mondo in una famiglia un po’ così, come ce ne sono tante a Librino : papà pasticcere, un brav’uomo e lavoratore esemplare,  la madre casalinga,  donna ingenua ma forte, tutti e due completamente succubi di Daniele,  il figlio maggiore, il primo dei loro due figli. Un ragazzo completamente squilibrato che li fa disperare e che Davide, più piccolo di lui di quattro anni, per questo odia.

E così il piccolo Davide deve cavarsela da solo in quella giungla, con dentro quel disagio che gli consuma l’ anima e col suo broncio perenne.

“Bud Spencer” sarebbe stato il suo soprannome in una novella del Verga.  Uno dei soprannomi che la strada gli aveva affibbiato, e neanche il più difficile da portarsi dietro. Soprannome che nasceva dalla sua stazza, 181 cm d’altezza a soli quattordici anni per ben 89 kg, dal suo essere rissoso, ed introverso

Ha un animo gentile e sensibile  e un atteggiamento taciturno; in fondo sono gli altri a dargli fastidio per primi, ogni volta che lui picchia.

Ora, chi ha un minimo di esperienza delle cose del mondo, può ben capire come essere una Fatina a Librino, senza nessuno in famiglia a guardarti le spalle, equivaleva ad una condanna: un ragazzo povero e cicciottello con la testa grossa, la voce in falsetto e il soprannome di Bud Spencer non poteva che essere la vittima preferita dei bulli, che a Librino di certo non mancavano.

La vita di Davide andava così: nessun aiuto né tantomeno amore a casa.

E Librino è un posto brutale, dove le speranze sono destinate a crollare.

Un giorno qualcosa si rompe nella testa di Davide. Così,  quel disagio che lo logora dentro fino a consumargli l’ anima, comincia a diventare evidente. Comincia a perdere peso, come se ogni chilo perso rappresentasse una parte di sé che a poco a poco moriva, e scivola a quattordici anni nell’ anoressia,  arrivando a pesare solo 49 kg. Tenta di rinascere attraverso i calcio.  Ha tutto per essere uno di quelli che mollano, ma Davide non molla.

L’ esperienza nel calcio è da dimenticare,  ma si rivela fondamentale per creare poi a vent’anni quella seconda vita che nascerà,  la vita da campione di karate che diventerà esempio per tutti e che lo trasformerà così in una sorta di supereroe proveniente dalla vita reale, soprattutto nella sua Sicilia ed a Napoli, dove colpirà l’ immaginario collettivo nel 2015, quando presenterà il suo secondo libro, parzialmente autobiografico ” Sei il mio eroe “, nel quale parla della sua profonda amicizia con Michelle Ferrari, ragazza problematica divenuta una star di LA 7.  In ” Libero da ogni limite ” invece, Davide ci racconta quanto difficile è stato arrivare dov’è adesso, quanta tristezza ha dovuto attraversare in quel periodaccio, quando ha dovuto affrontare l’ avversario più difficile di tutti, più duro di qualsiasi avversario: quella bestiaccia chiamata anoressia.

Davide Cifalà, che aveva un animo gentile, e per dieci anni ha dovuto assorbire tutta la bruttezza del mondo.

E poi di colpo l’ha buttata fuori .

Fondata a Roma l’“Accademia Italiana d’Arte e Letteratura” (AIDAL)

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Accademia Italiana d’Arte e Letteratura

L’Accademia Italiana d’Arte e Letteratura, senza fine di lucro, è stata fondata al fine di valorizzare la vera arte e la migliore letteratura italiana moderna e contemporanea.

Si perora la promozione del patrimonio culturale e artistico italiano, che può divenire anche il fulcro dell’economia nazionale. Il terzo settore potrebbe assurgere a volano dello sviluppo dello Stato: in particolare il turismo colto crea un ineludibile indotto che può implementare il reddito collettivo.

L’Italia è un’esile striscia di terra in posizione geografica unica, raccordo e crocevia tra l’Africa, l’Oriente e l’Europa e vanta i tre quarti del patrimonio archeologico e culturale del Mondo.

L’Italia enumera l’arte classica, quella romana, quella etrusca, l’arte medievale, quella gotica, quella barocca, quella rinascimentale, i macchiaioli, i divisionisti, i futuristi. Poi il niente?

Bisogna uscire dalla depressione creativa e dalla soggezione nei confronti dell’arte americana oltreoceano e tornare ai fasti del passato e della tradizione.

Molti dei siti culturali italiani sono abbandonati o poco incensati o in rovina. I Musei hanno nei loro depositi opere inutilizzate che potrebbero ben riempire almeno altrettanti siti visitabili.

Inoltre, per paradosso, visto lo snobismo di alcuni operatori museali nei confronti della migliore arte contemporanea, agli artisti viventi viene sistemicamente interdetta la chance di esporre in luoghi pubblici a vocazione culturale. I viventi, per non parlare dei giovani talenti, per esporre le loro creazioni devono passare raminghi da persone che, sfruttando il loro naturale desiderio di esibire il prodotto dell’ingegno, chiedono denaro.

Abbiamo assistito negli ultimi decenni a una sorta di inganno: l’osservatore o il lettore non sarebbero in grado di valutare da soli un’opera d’arte e quindi occorrerebbe una mediazione da parte di critici, galleristi, intermediari, curatori, affaristi…fino a un indegno mercimonio. Tutti hanno diritto a una retribuzione se lavorano ma non esiste più chi si occupa davvero della promozione dei migliori artisti, tranne un manipolo di eccezioni in Italia.

Inoltre lamentiamo l’immobilismo del mercato dell’arte. Le migliori librerie tendono a chiudere.

Vittorio Sgarbi e Francesca Romana Fragale_xx

Occorre riportare l’arte italiana alla libertà espressiva per indurre direttamente l’osservatore o il lettore acritico a un moto di stupore emotivo al fine di premiare lo slancio creativo puro, dettato da una sincera e genuina ispirazione. Ma l’afflato creativo deve avere come substrato una buona tecnica.

L’Accademia intende criticamente vagliare il ruolo dell’arte prestampata che arreda e gli scimmiottamenti dell’arte di oltreoceano per tornare a una identità artistica italiana spendibile anche all’estero, come prodotto di punta. L’Accademia intende valorizzare il ruolo del disegno e della storica tradizionale tecnica pittorica e di scrittura. Da quando si è passati al computer si è creata una sorta di illusione per la quale per scrivere un libro sia sufficiente sapere digitare. Ma possedere una tastiera non automaticamente significa potere scrivere un saggio o un romanzo.

La tecnica è imprescindibile medium della creazione artistica.

L’Etica applicata all’Arte consiste proprio nel non cedere agli inganni dei plagi, all’assenza di curiosità, alla carenza di umiltà intellettuale che obbliga moralmente al continuo studio e approfondimento.

Quanto alla pittura, dopo la rivoluzione operata nel 1400 con l’avvento della pittura ad olio, “le scoperte di Newton sui colori delle luci dello spettro solare nel 1700, fino agli impressionisti e ai divisionisti, che avevano compreso che fosse l’occhio umano a sintetizzare la varietà delle sostanze colorate”(dal noto “Manuale di pittura” di Franco Fragale) bisogna aspettare il 1950 per avere una nuova rivoluzione tecnica. Il premio Nobel per la chimica Giulio Natta ideò le resine sintetiche dalle quali nacquero i colori acrilici.

Questo ha comportato, stante la “duttilità dei nuovi mezzi”, a illudere che sia facile eseguire un’opera pittorica, inducendo taluno a trascurare i cardini della tecnica che ci sono stati tramandati nei secoli.

Quanto alla scultura, la persistente immutata peculiarità tecnica ha ridotto il numero degli artisti. Da lamentare una scarsa originalità nella scelta dei soggetti e un cedimento verso le installazioni, tanto di moda quanto lontane dalla nostra cultura.

Quanto alla fotografia, appare evidente che il facile utilizzo di strumenti quotidiani quali i telefoni cellulari che consentono anche la modificabilità di un prodotto divenuto alla portata di chiunque, abbia trasformato il settore, lasciando in una nicchia i pochi veri artisti.

I maestri Effettisti Jose’Dali’, Mattia Fiore e Elvino Echeoni

Etica, Tecnica, Studio e Originalità costituiscono il substrato ideologico e logico di ogni creazione dell’Uomo che possa assennatamente essere definita artistica.

Ambiamo al rafforzamento dei legami culturali con gli italiani all’estero.

Il nostro sodalizio propugna contatti relazionali con i Musei, gemellaggi con riconosciute organizzazioni che vantano impegno decennale in ambito culturale: l’Accademia è gemellata con la Confassociazione International presieduta da Gianni Lattanzio e l’Associazione I,XII,XVIII, presieduta da Antonio Di Lauro.

La corrente pittorica contemporanea riconosciuta è L’Effettismo, ideata con copyright dal Maestro Ing. Franco Fragale.

Si avvale del titolato ausilio di Mobmagazine.it, rivista online di arte e cultura, con il Dott. Andrea Giostra responsabile del marketing e della cominicazione.

L’Accademia si impegna alla scoperta e valorizzazione dei talenti contemporanei e giovanili.

Organizza corsi di disegno, pittura e scrittura creativa.

Conferisce sostegno a movimenti letterari e correnti pittoriche contemporanee.

La selezione delle candidature degli aspiranti Membri dell’Accademia viene effettuata o tramite l’iscrizione alla mostra collettiva annuale o tramite l’invio di foto di opere (almeno c10) e dei testi dattiloscritti via mail che verranno precipuamente valutati dalle apposite Commissioni dell’Accademia. Dopo la cernita si potrà divenire “Membro dell’Accademia d’Arte e Letteratura” e, previo versamento della quota d’iscrizione, si parteciperà alla cerimonia annuale concomitante alla esposizione nella quale si verrà proclamati ufficialmente Membro e verrà permesso l’uso del titolo.

Gli artisti stranieri sono ammessi come Membri Onorari.

È costituito l’organo della “Consulta dell’Accademia Italiana d’Arte e Letteratura” con compiti propositivi e consultivi. Presidente della Consulta è il Pres. Dott. Mario Bresciano.

Ne fanno parte persone che siano distinte nel mondo culturale italiano.

Sono previste le Sezioni di Arte Sacra, la Sezione Giovani, la Sezione Pittura, la Sezione Scultura, la Sezione Fotografia, la Sezione Disegno, la Sezione Musica, la Sezione Tutela dei dialetti regionali, la Sezione Romanzi, la Sezione Novelle, Racconti e Racconti brevi, la Sezione Poesia.

È costituito il “Consiglio Direttivo”. Risultano nominati i membri delle Commissioni per le selezioni.

La sede centrale è a Roma, in via Germanico.

Il Presidente

Dott. Avv. Francesca Romana Fragale

Autoritratto di Francesca Romana Fragale

INFO E CONTATTI:

Pagina Facebook Ufficiale:

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WhatsApp e Tel:

+39 328 3356326

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Teatro: La nuova Stagione del Teatro Trastevere 2022-23 | “OUT OF THE BOX”

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La nuova Stagione del Teatro Trastevere 2022-23 | “OUT OF THE BOX”

Out of the box è un’espressione della lingua inglese (letteralmente “Fuori dalla scatola”) che riguarda il modo di pensare: significa farlo in modo non convenzionale, con delle idee che spesso non seguono schemi precostituiti ma che, in qualche modo, vanno controcorrente. E andare controcorrente per noi significa restare umani, mettersi in ascolto, creare momenti di condivisione e scintille di sano intrattenimento. Non un genere soltanto, dunque, ma una prima parte di stagione scelta per le interessanti drammaturgie che si avvicenderanno sul palco e per le originali storie di artigianato artistico che le compagnie in scena portano con sé. Spettacoli scelti fuori dagli schemi per temi, modalità e artisti coinvolti, in un tentativo di mettere insieme una stagione “altra”. In termini informatici, inoltre, con Out of the box, si intende qualcosa che funziona immediatamente dopo averlo acceso. Il nostro teatro vorremmo fosse così, immediato, senza sovrastrutture, dagli immediati riflessi positivi, per la parte del nostro corpo (ognuno ha la sua) che più necessita di nutrimento. Dopo un sostegno più che decennale del Teatro Indipendente, ed insistendo sul rione che storicamente è sempre stato “Dall’altra parte” del Tevere, non possiamo non tenere la barra dritta negli anni verso una direzione artistica “Out of the Box”. È questo, inoltre, anche un augurio che facciamo a tutti gli spettatori e appassionati di teatro che vorranno uscire da una “scatola” che negli ultimi tempi si è fatta sempre più ermetica e difficile da aprire, che sia questa un pensiero convenzionale, lo schermo di qualche apparato tecnologico o semplicemente le proprie quattro mura.

“Due strade divergevano in un bosco,

 ed io presi quella meno battuta,

E questo ha fatto tutta la differenza”

R. Frost

La nuova Stagione del Teatro Trastevere 2022-23 | “OUT OF THE BOX”

Il Calendario degli Spettacoli – I PARTE

 

13-16 Ottobre

ER MOSTRO DE ROMA

di Simone Giacinti

diretto da Vanina Marini

 

Il Mostro di Roma venne accusato dello stupro di sette bambine e dell’omicidio di cinque di loro. Nonostante fosse innocente, fu vittima di una campagna mediatica, su pressione del regime fascista. Volevamo raccontare che le cose non sono spesso come vogliono farci credere.

 

21-23 Ottobre

NON APRITE A UGO PAGLIAI

scritto e diretto da Fulvio Filoni

 

  1. Eufemio Zocca, arrivato nel suo nuovo appartamento a Roma, assiste alla prima puntata dello sceneggiato “IL SEGNO DEL COMANDO”. Zocca comincia ad avvertire in casa sua la presenza di strane entità, come ad esempio un vicino di casa, che afferma essere Ugo Pagliai, che abita nel fantomatico quarto piano della palazzina e una donna somigliante a un ritratto dipinto in un quadro almeno cento anni prima. Una carrellata di figure particolari, un’escursione nel mondo onirico presentato dal protagonista e da due enigmatiche figure femminili.

 

4-6 Novembre

L’ULTIMO SOGNO DI GIOACHINO

scritto e diretto da Gabriele Mazzucco

 

Gioachino vive insoddisfatto una vita fatta di obblighi e convenzioni quando, in sogno, incontra un cardinale e una donna. Il giorno dopo, per le vie di Roma, il nostro protagonista incontrerà proprio la donna sognata la sera prima che, casualmente, lo costringerà a cospirare contro il potere ecclesiastico “in punta di penna”. Storia ambientata nella Roma dell’800 che tra risate e momenti drammatici ci trasporterà, tra sogno e realtà, nella vita del più grande scrittore romano di tutti i tempi: Giuseppe Gioachino Belli.

 

10-13 Novembre

CRONACHE DAL PETROLIO

scritto e diretto da Roberto Nugnes

 

Cronache del petrolio si divide in due storie. Nella prima ‘Big Crunch’, una pioggia di sangue si sta abbattendo sul pianeta terra. Scienza e religione si interrogano sulle cause e i possibili effetti catastrofici. Nella seconda, ‘Storia d’Aurora’, un uomo chiede a Dio un miracolo che possa risolvere i suoi numerosi problemi, e di fatto qualcosa di incredibile accade.

 

18-20 Novembre

FOEMINA RIDENS

di Giuseppe Fava

diretto da Claudio Pomponi

 

Pupa e Orlando raccontano la loro vita da cantastorie, lei puttana e martire, lui ladro e pappone mendicante; sempre in rivolta e alla ricerca di una svolta che sarà la prossima strada, quella più misera e desolata che non conosce redenzione ma solo la sentenza del più forte. Foemina Ridens è il penultimo testo, forse il più intimo, di Giuseppe Fava, messo a tacere dalla mafia il 5 gennaio 1984, proprio di fronte al suo teatro.

 

26-27 Novembre

ANATOMIA DI UN SENTIMENTO

uno spettacolo di Giuseppe Convertini

ispirato a “La voce umana” di J.Cocteau e a “Girotondo” di A.Schnitzler

 

Lo spettacolo multimediale racconta la fabula e l’intreccio di 3 storie d’amore. I protagonisti, messi sotto la lente di ingrandimento dei social, diventano le vittime e i carnefici delle loro rispettive relazioni sentimentali.

 

30 Novembre-4 Dicembre

HOPPER MODE

di Marco Andreoli

diretto da Antonio Sinisi

 

La Compagnia VLAT X diretta da Antonio Sinisi esplora per la prima volta un testo contemporaneo scritto da Marco Andreoli e finalista al Premio Scenario 2005. Hopper Mode è un’America anni 60 dove il tempo che scorre e lo spazio sono sospesi come in un quadro di Hopper e la vita di alcune famiglie s’intreccia in un’apparente normale quotidianità. Solitudine e finestre. Silenzio. Geometrie. Sguardi infiniti. Normale?

 

8-11 Dicembre

BEAT HOTEL PARIS

produzione AA. VV. Beat Generation

diretto da Giancarlo Gori

 

Beat Hotel Paris è una commedia scritta da Giancarlo Gori. La vita vissuta dagli artisti della Beat Generation, Allen Ginsberg, Gregory Corso, William Burroughs e Peter Orlowskj, alla fine degli anni Cinquanta, nelle stanze malridotte del Beat Hotel di Parigi. Dove si crea il miracolo di una stagione irripetibile di sperimentazioni creative, di droghe e libero amore.

 

15-18 Dicembre

PANNI SPORCHI

di Marco Paoli

diretto da Simone Precoma

 

La vicenda si svolge in una lavanderia a gettoni, nella quale Lorenzo, un uomo sulla quarantina, rimane bloccato per un guasto alla lavatrice in cui ha messo a lavare il suo bucato. In attesa del tecnico, incontra vari personaggi che frequentano la lavanderia: Vasco, un barbone che vive lì dentro a causa di una dolorosa separazione dalla moglie; Valentina, una spogliarellista che essendo rimasta fuori casa deve assolutamente smacchiare il suo vestito, prima di un importante colloquio di lavoro, Antonella, il vero amore di Vasco che non ha mai smesso di amarlo e di aiutarlo, Amanda, la ex di Lorenzo che va in lavanderia per concludere la relazione che lui fa fatica a considerare finita.

 

30 Dicembre-6 Gennaio

SERATA di CAPODANNO 31 dicembre 2022

LIKE THE AVENGERS

libero adattamento da Toc Toc di Laurent Baffie

adattamento e regia di Matteo Fasanella

 

Uno studio di un celebre giovane psicoterapeuta ospita l’incontro di sei personaggi che sperano di esser curati dai loro disturbi ossessivo compulsivi. Ma il dottore è in ritardo e i pazienti nella sala d’attesa generano una terapia di gruppo improvvisata. Tra risate, assurdità, ansie e reciproche (in)comprensioni, “l’incidente” di questo incontro finirà per risultare incredibilmente rivelatore.

 

FORMAT TEATRALI

Appiccicaticci

Addue

( Impro Trust Ever ! )

LA Rassegna definitiva di Improvvisazione Totale

2 Attori

1 Musicista

Ogni domenica un ospite diverso

( E che ospite!!!! )

Ogni domenica uno spettacolo diverso

La domenica non è mai stata così divertente

 

16 Ottobre-13 Novembre-11 Dicembre 2022

 

ScostumatoTeatro

 

Racconti intorno al fuoco. Notti da brivido

Ciclo di 3 serate di Storie di Paura

Da Poe, James, Hoffmann, Dickens ed altri

Con Patrizia Bernardini e Anna Cianca

Drammaturgia a cura di Franca De Angelis

Sonorizzazioni e musiche a cura di ScostumatoTeatro

 

25 Ottobre-22 Novembre-20 Dicembre 2022

 

Teatro Trastevere Il Posto delle Idee

via Jacopa de’ Settesoli 3, 00153 Roma

Dal martedì al sabato ore 21, domenica ore 17:30

CONSIGLIATA PRENOTAZIONE prevista tessera associativa

Contatti: 065814004 info@teatrotrastevere.it www.teatrotrastevere.it

 https://www.facebook.com/teatrotrastevere/ Ora anche su Instagram!

Ufficio Stampa: Vania Lai  vanialai1975@gmail.com

Elena Bindi, pittrice e artista | INTERVISTA

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Elena Bindi

«Credo che artista, e non mi riferisco solo alle arti visive, sia colui che ti sa emozionare aprendoti una strada nei luoghi profondi della tua anima, portandovi pace o terremoto. Deve possedere spirito di osservazione in abbondanza, fantasia e creatività per demolire ciò che vede e originalità nel rimettere insieme i pezzi del puzzle.» (Elena Bindi)

Ciao Elena, benvenuta e grazie per avere accettato il nostro invito. Ai nostri lettori che volessero conoscerti quale artista delle arti visive, cosa racconteresti di te?

Ciao Andrea e grazie a te per questo invito. E grazie anche i lettori che stanno per avventurarsi in questo viaggio nel mio mondo colorato. Sono diventata pittrice nell’età matura, ma fin da bambina ho percepito il fascino dei colori e della pittura: da sempre, anche se in maniera discontinua, ho dipinto per diletto. Tuttavia la mia vocazione artistica ha subito un profondo cambiamento nel 2015, quando ho cominciato a rendere la mia passione per tele e colori più strutturata e ho meglio canalizzato il mio talento. Da allora ho iniziato a fare mostre sia collettive che personali, mi sono associata a un gruppo di artisti della mia zona con cui ho condiviso numerosi progetti e ho preso per un paio di anni lezioni private dal maestro Maurizio Fulvio Tronconi proprio per superare una fase di stallo in cui –da autodidatta- mi ero imbattuta. Il 2020 è stato l’anno del mio debutto nel campo dell’editoria con la pubblicazione di quattro immagini di copertina per romanzi e sillogi poetiche e con la stampa di una monografia personale di circa 100 pagine. È stato anche l’anno in cui ho ricevuto tre premi in tre diversi concorsi, di cui uno internazionale, ho superato un’importante selezione per partecipare gratuitamente ad un expo e ho ricevuto una targa come Artista dell’anno 2020. Dipingo perché voglio emozionarmi ed emozionare e spero che questo percorso cresca in una spirale virtuosa e coinvolga un numero crescente di pubblico.

… chi è invece la Elena donna della quotidianità? Cosa ci racconti di te della tua vita al di là dell’arte?

La mia attività prevalente riguarda il mio lavoro “ufficiale”: dopo anni di insegnamento delle lingue straniere nelle scuole medie e superiori, da più di dodici anni sono impiegata in un ospedale pediatrico nell’attività rivolta all’accoglienza dei piccoli pazienti e dei loro genitori. Faccio attività di sportello e anche coordinamento delle attività dei colleghi. Una volta fuori da lì, mi dedico alla mia famiglia, anche se ormai i figli sono adolescenti e pertanto necessitano sempre meno della mia presenza fisica, e a ciò che mi piace: cinema, teatro, uscite e cene con gli amici, passeggiate nella natura e, ovviamente, pittura. Raramente faccio programmi sul tempo libero, proprio perché tale deve essere. Inoltre, mi sono iscritta ad una scuola triennale di Arteterapia con l’intento di coniugare i miei due talenti naturali, quello della pittura e quello dell’ascolto empatico. A quasi cinquant’anni di età trovo entusiasmante riprendere a studiare e fare corsi ed esami.

Hai parlato di debutto nel campo dell’editoria: spiegaci meglio.

Elena Bindi, L’inedito

È stato un ingresso casuale. Un amico poeta aveva in fase di stampa una sua raccolta di poesie e avrebbe voluto uno dei miei quadri come immagine di copertina. Mi ha proposto al suo editore che è rimasto favorevolmente colpito dai miei dipinti al punto di sceglierne tre per tre diverse pubblicazioni. Alla fine del 2020, come “ringraziamento” offerto per la concessione gratuita delle mie immagini, è uscita una mia monografia personale di 96 pagine contenente 25 dei miei quadri, ognuno dei quali accompagnato da un mio scritto poetico, e poi un’intervista, una biografia e una breve rassegna stampa. È stata una soddisfazione enorme! Avrei voluto condividere questa gioia con mia mamma, ma purtroppo non è riuscita a vedere la nascita di questo mio nuovo lavoro.

Il 10 marzo 2020, ad inizio lockdown, hai realizzato a Firenze una personale dal titolo “Paesaggi interiori”. Ci parli di questa mostra? Come è nata, quale il progetto artistico, quali i temi trattati, e soprattutto come è andata, visto il periodo di Covid-19?

È nata casualmente da una proposta di un estimatore delle mie opere ed è stata un’occasione molto importante perché sono stata invitata a realizzare una mostra personale in uno dei palazzi storici fiorentini, sede del Consiglio regionale della Toscana, a due passi dal Duomo, la cui inaugurazione avrebbe dovuto farla l’allora presidente del consiglio Eugenio Giani. Purtroppo a causa del DPCM dell’8 marzo 2020, avvenuto due giorni prima del vernissage, la mostra non è mai stata inaugurata. Per alcune settimane è rimasta allestita ma poi a fine giugno sono stata contattata per smontarla. Il tema era quello del paesaggio interiore, ovvero la realizzazione in chiave astratta e visionaria del mio mondo – quello fatto da emozioni, desideri, paure e gioie – attraverso l’uso di forme e colori.  Non so se avrò la possibilità di ripeterla quando torneremo in una condizione di normalità, ma sono stata comunque felice dell’apprezzamento che la mia arte ha ricevuto.

Come è nata la tua passione per l’arte e per le arti visive in particolare? Quale è il tuo percorso professionale e artistico che hai seguito?

La passione non si spiega: ti arriva, ti anima e si impossessa di te. Fin da piccola trovavo profonda gratificazione nel dipingere: mi faceva stare bene e mi dava gioia. Già a tredici anni vinsi il primo premio di un concorso scolastico per l’originalità del disegno presentato, ma non ho mai intrapreso un percorso di studi mirato al consolidamento di una formazione artistica. Ero affascinata anche dalle lingue straniere: volevo girare il mondo e fare un’attività professionale che mi avrebbe permesso di lavorare viaggiando. Per questo mi sono laureata in lingue e ho trascorso un anno all’estero grazie a due borse di studio. Ma l’arte stava sempre lì, sopita nel fondo del cuore, ma sempre presente, finché nell’agosto afoso del 2015 è sbocciata di nuovo e in maniera florida. Ripresi a dipingere e mostrai ad un amico i miei lavori. Gli piacquero e mi propose di associarmi al Gruppo Dinamo con cui realizzai il mese successivo la mia prima mostra collettiva. Mi resi conto che quello che facevo riscuoteva un certo successo e decisi di ricevere lezioni dal maestro Fulvio Tronconi per crescere ancora di più a livello tecnico e artistico. Da allora la vita è stata generosa con me, presentandomi una serie di situazioni che mi contribuiscono a rafforzare la mia passione e sognare sempre più in grande, grazie alla realizzazione di mostre anche di un certo rilievo, pubblicazioni e premi.

Come definiresti il tuo linguaggio? C’è qualche artista al quale t’ispiri?

Il mio linguaggio cambia continuamente perché adoro sperimentare. Attraverso l’arte esprimo passioni, tensioni, paure e stati d’animo ed è per questo che sembro priva di coerenza pittorica. In realtà è solo curiosità verso tecniche nuove, eclettismo, espressione delle diverse parti che compongono il mio Io e un senso di ricerca e agitazione che sono alla base della mia essenza. Diciamo, però, che in linea di massima adoro gli impressionisti e gli espressionisti e prendo da loro molti spunti. L’arte puramente figurativa in senso accademico, invece, non mi attrae: la percepisco “solo” una replica di ciò che abbiamo di fronte e in un mondo altamente digitale come quello in cui viviamo lo trovo ridondante. Mi piacciono i linguaggi che scompongono la realtà e la ricreano secondo visioni personali. Van Gogh è forse colui che adoro maggiormente.

Chi sono stati i tuoi maestri d’arte che ami ricordare? Parlaci di loro.

In realtà, ho avuto un solo maestro che ho già nominato in precedenza: Maurizio Fulvio Tronconi. Grazie a lui ho imparato molte nozioni tecnico-pratiche, per esempio, l’uso dei colori ad olio, il dripping, la pittura a tavola scoperta, l’applicazione delle foglie metalliche e tanto altro ancora, e ho ricevuto anche molte informazioni teoriche sia sulla storia dell’arte che sul modo di guardare l’arte stessa. Oltre che un maestro, è stato anche una guida per imparare a muovermi nel mondo degli eventi, dei galleristi e della critica

Gino de Dominici, grandissimo genio artistico del secolo scorso, a proposito di arte e creatività, diceva: «Poi c’è l’equivoco tra creazione e creatività. L’artista è un creatore. E non è un creativo. Ci sono persone creative, simpaticissime anche, ma non è la stessa cosa. Comunque, questa cosa qui dei creativi e degli artisti, nasce nella fine egli anni Sessanta dove iniziano i galleristi ad essere creativi, poi arrivano i critici creativi, poi arrivano i direttori dei musei creativi… E quindi è una escalation che poi crea questi equivoci delle Biennali di Venezia che vengono fatte come se fosse un’opera del direttore. Lui si sente artista e fa la sua mostra a tema, invitando gli artisti a illustrare con le loro opere il suo tema, la sua problematica. Questo mi sembra pazzesco.» (Intervista a Canale 5 del 1994-95). Tu cosa ne pensi? Secondo te qual è la differenza tra essere un “artista creatore” – come dice de Dominicis – e un “artigiano replicante” che crede di essere un “artista”?

Credo che la differenza risieda nell’originalità della lettura che si dà alla realtà. Chi è un artista creatore sa emozionare, sa metterci di fronte a una riflessione con noi stessi e con il mondo, ci presenta una nuova versione del già visto, ci apre uno squarcio nella nostra sensibilità profonda lasciandoci stupore e meraviglia. È chi ha pensato a una nuova prospettiva prima di tutti gli altri e ha saputo creare un punto di vista differente. L’artigiano replicante, invece, me lo raffiguro come colui che, presentando le sue opere, ci fa semplicemente esclamare: “Belline!” senza scatenare emozioni o riflessioni particolari, è semplicemente colui che ha una buona tecnica manuale ma non mette l’anima in ciò che fa.

Sempre de Dominicis, a proposito dei critici d’arte: «…che hanno dei complessi di inferiorità rispetto agli artisti. Sono sempre invidiosi. È una cosa che è sempre successa. C’è poco da fare.» (Intervista a Canale 5 del 1994-95). Tu cosa ne pensi delle parole di De Dominicis? Servono davvero i “critici d’arte” alla buona arte e alla vera cultura?

Non so se siano invidiosi o meno. Senz’altro ce ne sono alcuni che hanno una cultura strepitosa e un modo di leggere le opere d’arte in maniera acuta e originale e tirano fuori commenti e collegamenti che sfuggono ai più, ma è pur vero che molti di loro decretano, anche ingiustamente o per interesse economico, chi possa ricevere lo status di artista e chi no: purtroppo, per quel poco che ho sperimentato anche il mondo dell’arte è un sistema che gira intorno al mercato e ai soldi e che ha le sue regole comprese quelle economiche e questo nuoce all’arte intesa come emozione e freschezza. E talvolta i critici agiscono in questa direzione, preoccupandosi più della parte commerciale che artistica in senso stretto.

Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi secondo te?

Bella domanda! Credo che artista, e non mi riferisco solo alle arti visive, sia colui che ti sa emozionare aprendoti una strada nei luoghi profondi della tua anima, portandovi pace o terremoto. Deve possedere spirito di osservazione in abbondanza, fantasia e creatività per demolire ciò che vede e originalità nel rimettere insieme i pezzi del puzzle. È un’anima sensibile e complessa.

Nel gigantesco frontale del Teatro Massimo di Palermo, la nostra città, c’è una grande scritta, voluta dall’allora potente Ministro di Grazia e Giustizia Camillo Finocchiaro Aprile del Regno di Vittorio Emanuele II di Savoia, che recita così: «L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita. Vano delle scene il diletto ove non miri a preparar l’avvenire». Tu cosa ne pensi di questa frase? Davvero l’arte e la bellezza servono a qualcosa in questa nostra società contemporanea tecnologica e social? E se sì, a cosa serve oggi l’arte secondo te?

Senz’altro sì. Un esempio importante, a mio avviso, ce lo dà questo periodo strano di quarantena e isolamento domiciliare legato al Covid. Non abbiamo forse avuto tutti bisogno dell’arte in tutte le sue forme per provare a percepire nelle nostre case un maggiore benessere? Non mi riferisco solo alle arti visive ma all’arte in tutte le sue forme: musica, cinema, letteratura, teatro: hanno avuto un impatto positivo e potente nelle nostre vite durante il lockdown. La bellezza, la riflessione e la capacità di emozionare hanno reso migliori le nostre giornate. La tecnologia ha avuto un ruolo diverso che non può essere allineato o omologato a quello dell’arte.

Quando parliamo di bellezza, siamo così sicuri che quello che noi intendiamo per bellezza sia lo stesso, per esempio, per la Generazione Z, per i Millennial, per gli adolescenti nati nel Ventunesimo secolo? E se questi canoni non sono uguali tra loro, quando parliamo di bellezza che salverà il mondo, a quale bellezza ci riferiamo?

Non credo negli assoluti e, quindi, è normale che i canoni di bellezza varino in base all’età, al periodo storico o al nostro livello culturale. Penso che quella frase contenga in sé un concetto diverso dalla semplice definizione dei parametri che identificano la bellezza: noi saremo salvati da ciò che ci emoziona, ci travolge, ci aiuta a creare nuove percezioni della realtà, ci scioglie in lacrime. I Millennial – o i Duemila che dir si voglia – sono anche nati con tecnologie che erano inesistenti all’epoca dei loro genitori ma che però fanno parte del loro quotidiano: è inevitabile che entrino a far parte dei processi creativi della loro generazione e che interferiscano con i loro gusti.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Io adoro Pirandello per il suo modo geniale di presentare la frammentazione dell’essere umano in tutte le sue sfaccettature e contraddizioni, sia nella narrativa che nel teatro, e uno dei suoi romanzi che maggiormente mi hanno suscitato riflessioni profonde è stato “Uno, nessuno, centomila”. Lo lessi quando avevo diciotto anni e mi aprì un varco nella mente e nella percezione di me e degli altri. Lo sguardo dell’altro su di noi che non coincide con l’idea che noi abbiamo di noi stessi: noi viviamo, ma non ci vediamo vivere e il nostro punto di vista – dall’interno verso l’esterno – ha una direzione inversa rispetto a colui che ci guarda.

Un altro romanzo che mi ha molto appassionato è “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro. Il titolo sembrava preannunciasse quasi una banale storia di amore, ma invece affronta una tematica molto moderna (di cui non posso anticipare nulla perché la particolarità dei ragazzi viene rivelata negli ultimi capitoli) e tiene il lettore incollato al libro per scoprire come sarà la conclusione della vicenda.

E il terzo libro, il cui ricordo è scaturito dalla pandemia, è “Cecità” di José Saramago in cui le persone colpite da questa strana malattia tirano fuori comportamenti che non avrebbero adottato in periodi di calma.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere assolutamente? E perché secondo te proprio questi?

In linea di massima, non sono né un’esperta di cinema né un’appassionata e le mie conoscenze non sono approfondite, ma il film con Robin Williams “L’attimo fuggente” mi ha emozionato. L’ho visto molti anni fa e tuttora confermo la validità del messaggio: nella vita avere dei sogni che ci fanno da guida è fondamentale. E aggiungo io, che non sempre la fine sarà tragica.

Un altro film che ricordo con molto piacere perché in maniera ironica e intelligente ha trattato il tema degli Ebrei durante la Seconda guerra mondiale è “Train de vie”.

Inoltre, “Sacco e Vanzetti” con la magistrale interpretazione di Gian Maria Volonté che riporta alla nostra attenzione un tema storico-sociale di grande attualità, quello delle accuse ingiustamente inflitte per motivi politici.

Cosa consiglieresti ai giovani, e alle donne in particolare, che volessero cimentarsi nella tua arte? Quali consigli ti senti di dare?

Prima di tutto di dipingere per passione e non per commercio: è importante realizzare opere che ci fanno stare bene e che piacciano a noi in primis perché credo che la bellezza del processo creativo, quando questo è veramente connesso con le nostre emozioni, verrà percepita. E poi avere fiducia nelle proprie percezioni e non lasciare che il giudizio degli altri inquini ciò che noi sentiamo riguardo alle nostre creazioni. Bisogna imparare ad ascoltare con il giusto equilibrio: a volte viene dato rilievo preponderante alle critiche altrui e ciò soffoca la nostra strada. Provare, creare, sbagliare, reinventarsi, accettare i momenti di stallo in cui sembra che l’ispirazione sia solo un lontano ricordo e, soprattutto, tenere sempre il fuoco acceso dentro le nostre vite. Vivi con passione qualunque cosa tu faccia, anche fosse semplicemente prepararsi un caffè.

Ci parli delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento?

Purtroppo, questo è un anno particolare per quanto riguarda le mostre e gli eventi a causa del Covid e delle conseguenti restrizioni. Ho già raccontato come è andata la mostra al palazzo del Pegaso a Firenze. Un’altra mostra personale importante sarebbe stata a settembre 2020, al Santuario di Montesenario, ma è saltata sempre per le stesse ragioni così come una collettiva da fare all’interno dei locali delle Murate a Firenze, luogo storico e particolare, sede di un ex carcere.

Quindi, da questo punto di vista sono in po’ in attesa che la normalità riprenda il sopravvento, ma non è un’attesa passiva: continuo a dipingere e creare, immaginando nuovi titoli e nuove possibilità.

Un grosso successo, invece, l’ho ricevuto – come ho già espresso precedentemente – nel campo dell’editoria consentendo la pubblicazione delle foto dei miei quadri come immagini di copertina di ben quattro libri e, soprattutto, la mia monografia personale ricca di foto, poesie e interviste.

In questo momento, in particolare, ho iniziato a studiare per poter imparare a realizzare figure umane sempre con la tecnica che richiama la pittura impressionista.

Una domanda difficile, Elena: perché i nostri lettori dovrebbero comprare le tue opere? Prova a incuriosirli perché vadano nei portali online o vengano a trovarti nel tuo atelier per comprarne alcune.

Prima di risponderti, faccio una rettifica sul verbo che hai utilizzato all’inizio: “dovrebbero” è una parola che mi stona totalmente. L’arte è bellezza e piacere e deve essere desiderata. Quindi, riformulando la domanda, come posso invogliare i lettori a desiderare di avere con sé uno dei miei dipinti? Non lo so. So solo che tutti i miei lavori sono la porta di ingresso della mia anima, che spesso li chiamo “i miei bambini” perché su di loro proietto – proprio come fa una madre con i figli – amore, cura, frustrazione, desiderio di miglioramento, volontà di espansione e tanto impegno e sentimento affinché crescano nel migliore dei modi. Essi sono il frutto di un percorso emotivo che entrerà in risonanza con le emozioni dello spettatore e farà vibrare la sua anima: è importante che chi appende in casa uno dei miei quadri lo faccia con convinzione. A me non è mai interessato fare mercato, ma piuttosto diffondere bellezza: è per questo che prevedo il reso dell’opera entro 14 giorni se l’acquirente non fosse convinto. I quadri sono in qualche modo esseri viventi che emanano energia e vibrazioni attraverso il colore, la forma, la materia e l’emozione di cui sono stati impregnati nella fase di realizzazione e chi lo guarda deve percepire benessere. Chi ha acquistato i miei quadri ha colto proprio questa sintonia e sono stata spesso destinataria di un flusso benefico di complimenti.

C’è qualcuno che vuoi ringraziare che ti ha aiutato a realizzare questo tuo progetto di vita artistica? Se sì, chi sono queste persone e perché le ringrazi pubblicamente?

Può sembrare egocentrico, ma la prima persona che vorrei ringraziare sono proprio io. E sai perché? Perché mi sono concessa di vivere il mio talento e di regalarlo agli altri. Può sembrare scontato, ma non lo è. Spesso ho vissuto un conflitto interiore, per esempio, pensando di togliere tempo e risorse alla mia famiglia: creare costa, sia in termini di orario che di soldi. Lavorare sui propri desideri e sulla loro soddisfazione è non un passaggio così ovvio per chi è cresciuto in un certo tipo di cultura e, purtroppo, ci sono persone – soprattutto di sesso femminile – che se lo negano dando priorità a ciò che socialmente è considerato necessario e non “frivolo”. E quindi conseguentemente, ringrazio mio marito che mi ha incoraggiato e sostenuto in questa crescita artistica e tutti coloro che sono stati costruttivi nel mio percorso formativo, anche attraverso la critica, che quando è ponderata, è sempre un valido strumento di crescita.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Ho un sito in costruzione, ma che per il momento è in fase di progettazione.

Al momento possono visionare i miei lavori completi sulla mia pagina Facebook

https://www.facebook.com/profile.php?id=100011480701715

E se invece volessero scrivermi,  possono contattarmi a questa mail: elenabindi@libero.it

Per concludere, cosa vuoi dire ai nostri lettori e come vuoi terminare questa chiacchierata?

Innanzitutto, li ringrazio per aver percorso questo pezzo di strada insieme, leggendo alcune curiosità o informazioni sulla mia vita personale e artistica. E poi auguro ad ognuno di loro la possibilità di poter entrare in contatto con la propria autenticità e riuscire ad esprimere il proprio talento perché tutti ne abbiamo, anche se la società ci illude che sia privilegio di pochi. Mi piacerebbe, inoltre, che i lettori si siano sentiti attratti dalle mie parole e dalle immagini dei miei dipinti qui pubblicati e approfondire sul sito che ho indicato e condividerlo con amici e parenti: lo troverei bellissimo e gratificante.

Elena Bindi, Sole sul mare, 2017

Elena Bindi

https://www.facebook.com/profile.php?id=100011480701715

Elena Bindi, La forza della luce, 2019

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo

“Morte nell’acciaieria” | Il ritorno di Andrea Ansevini

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“Morte nell’acciaieria” | Il ritorno di Andrea Ansevini

Si intitola “Morte nell’acciaieria”, è uscito il 15 settembre e ha tutta l’aria di diventare presto un nuovo best seller come già accaduto con i suoi precedenti libri.

A scriverlo è l’autore marchigiano Andrea Ansevini e a pubblicarlo è la Casa Editrice “Dragonfly Edizioni” il cui direttore è Luigi Candita.

Giunto alla sua ottava fatica letteraria, Ansevini, prolifico scrittore noto a tutti per il noto “Salotto culturale di Andrea e Sara” e “Il diario di bordo di Francesca e Andrea”, a distanza di poco più di un anno torna con questo nuovo romanzo.

Un thriller molto intenso e misterioso dalle tinte leggermente horror adatto per ragazzi e adulti.

“Non lavoro in un’acciaieria, ma ho preso spunto da alcune cose che accadono realmente in una fabbrica che conosco e l’ho farcito con un po’ di fantasia grazie alle idee di alcune colleghe e colleghi di lavoro, per questo desidero ringraziare da subito Laura Petraccini, Francesca Luchetta, Silvia Rossi e Gianluca Sticca per i loro suggerimenti che mi hanno dato.”

“In questo libro”, ci dice sorridendo, “ci sono sempre anche io come protagonista. Non sarò presente però con il mio nome e cognome, ma come Jacob Wright, un operaio che ha la passione per la scrittura”.

Sinossi del libro:

Durante una tranquilla giornata lavorativa presso l’acciaieria Iron Vision Corp. tutto sembra scorrere bene come tante altre giornate lavorative. All’improvviso il ritrovamento di una mano causa il panico e tra gli operai succede il caos.

Sarà un incidente sul lavoro o un omicidio premeditato? Cercherà di farne luce il tenente Denver, ma, le indagini saranno più difficili di quello che si pensa. L’acciaieria posta sotto sequestro non può permettersi di chiudere e la vita va avanti come se nulla fosse successo.

Cosa sarà realmente accaduto?

Il curioso booktrailer:

Degno di nota è anche il booktrailer che vanta numerose collaborazioni.

Una sorta di microfilm con suoi amici e amiche che sembrano doppiare il filmato realizzato e montato dallo stesso Ansevini.

Tra i nomi di rilievo spicca la presenza in apertura di Mariagiovanna Elmi, storica signorina buonasera delle reti Rai.

Non è presente solo lei ma anche diverse sue amiche e amici: Luigi Candita (direttore della Dragonfly Edizioni), Viviana Nobilini (che ne ha curato la prefazione e ha scritto con lui in passato “Pinocchio anno zero”), Adele Muscato (sua moglie e “musa ispiratrice”), Barbara Vagnini (con cui ha ideato, e stanno portando in giro il loro evento “La musica nelle parole”).

Tra gli altri ospiti ricordiamo Tania Calabrò, Cristina Monteburini, Ernesto Torta, Laura Petraccini, Giuseppe Bagno, Adele Tarquini, Vittorio Sandri, Claudio Luchetti (ex speaker di Radio Aut Marche molto amico di Ansevini), Isabella Galeotti, il noto attore Giancarlo Giannini e Daniela Merola (giornalista e scrittrice napoletana di nota fama nazionale).

Link di acquisto e booktrailer:

EBOOK: https://www.kobo.com/it/it/ebook/morte-nell-acciaieria

CARTA: https://www.dragonflyedizioni.com/prodotto/morte-nellacciaieria-di-andrea-ansevini/

BOOKTRAILER: https://www.youtube.com/watch?v=IsaUtd4LCA4

“Morte nell’acciaieria” | Il ritorno di Andrea Ansevini

Prossimi progetti:

Vi ricordiamo che Ansevini prossimamente ritornerà online con il sopra citato “Salotto Culturale” assieme alla sua amica Sara Marino e con “Il diario di bordo” con un’altra sua amica, Francesca Compagno.

Molto presto con queste amiche verranno alla luce dei libri che hanno scritto a quattro mani.

Tempo fa ci disse che aveva in serbo un libro futuristico ambientato su Marte che ha scritto con la Marino e un horror che invece ha scritto con la Compagno.

“Questi libri li dobbiamo ancora terminare e pubblicare, ma al momento, causa impegni di noi tre, al momento siamo in standy by, ma quanto prima li faremo uscire, quindi attendete!”

Ma Ansevini è anche altro.

“Con Sara”, ci dice, “ho un libro self di prossima uscita e un altro libro in cantiere che non posso svelare. Oltre a questi ne ho diversi pronti, a cominciare da un libro tratto da una storia vera e che sarà pubblicato con Le Mezzelane Casa Editrice dal titolo ‘’La più bella estate della mia vita’’. Ne ho anche tanti altri con varie amiche e amici che presto li conoscerete; altri ancora li sto scrivendo sia da solo che in coppia.

Dal punto di vista musicale a fine settembre, uscirà invece il mio diciottesimo CD, il settimo inciso assieme a mia moglie Adele e porterà il titolo “7”, un numero magico che a noi porta fortuna”.

Da Ansevini ci aspettiamo come sempre un tornado di molte cose, progetti e molto altro, non finirà mai di stupire tutti quanti!

Questo è quanto, quindi non ci resta che attendere la sua prossima mossa…

José Dalì, artista, pittore, figlio e allievo del geniale Salvador | INTERVISTA

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Josè Dalì

«Sono da sempre attratto ed ispirato dal surrealismo classico, anche se, sono da sempre impegnato nella trasformazione della mia produzione, in un libero gioco delle metamorfosi. La Storia dell’Arte, assieme alla Natura… è una miniera di ispirazioni» (José Dalì)

Presentazione José Dalì Art:

Ciao José, benvenuto e grazie per avere accettato il nostro invito.

Buon giorno e ben trovato!… e soprattutto grazie per l’imperdibile occasione di illustrare me stesso per quello che sono realmente nella mia più che comune realtà.

… chi è invece José nella sua quotidianità? Cosa ci racconti della tua vita al di là dell’arte e del lavoro?

Un orso parzialmente addomesticato… dalla propria moglie, che ha trovato nella campagna il suo naturale rifugio, e nella compagnia dei circa venti gatti, una vera e propria ragione di vita!

«Quando mio padre dipingeva non voleva che mi avvicinassi per il timore che con le mie manine potessi toccare le sue opere e imbrattarle. A fianco del cavalletto però per anni teneva la mia seggiolina di vimini» (Francesca Romana Fragale e gli Effettisti, “Effettismo. Corrente di pittura contemporanea”, Gangemi ed., Roma, 2021, pp.25-26). Racconti questo, tra le altre cose, in questo tuo scritto per il libro che abbiamo citato. Cosa ricordi del tuo periodo infantile e del rapporto con i tuoi genitori, grandissimi artisti e geniali creatori d’Arte del secolo scorso?

Le prime cose che mi vengono in mente sono i miei indaffaratissimi con i numerosi gatti, ospiti prediletti del loro giardino… assieme ad altri variegati rappresentanti del mondo “animale”… e la reiterata insistenza di mia madre che voleva fare di me un futuro campione di scacchi.

Oggi, a distanza di tanti anni dalla tua infanzia e da quei momenti che immagino felici, come leggi quel periodo della tua vita dal punto di vista artistico e dell’imprinting (chiamiamolo così!) formativo e della capacità di riconoscere la “bellezza” che certamente ti hanno lasciato? Oggi sei un artista riconosciuto dalla critica e dal mondo dell’arte internazionale, al di là della matrice infantile familiare e paterna in particolare. Cosa ti porti dentro quale artista, oltre agli ovvi aspetti personali ed affettivi che rimangono tuoi e non voglio toccare?

Mi porto dentro l’emozione e lo stupore di un gioco infantile fantastico, spensierato, infinito, in cui era estremamente difficoltoso distinguere la realtà quotidiana dallo scherzo goliardico … che ancora continua anche senza la presenza terrena dei miei genitori… e qualora dovessi casualmente assurgere immeritatamente ai confini estremi della notorietà… sarei l’ultimo a rendermene conto.

Qual è il tuo percorso accademico, formativo e professionale che hai seguito quando hai iniziato a vestire i panni dell’artista di professione?

Dal primo momento in cui mi sono avvicinato, con estremo rispetto e passione al mondo dell’Arte, credo di non aver mai indossato alcun panno professionale. Il mio percorso, piuttosto stravagante, dettato dalla infinita curiosità personale, mi ha visto impegnato in ogni genere di impresa dalle più assurde alle più impensabili. Se mi soffermo per qualche attimo nel passato, ho l’impressione di aver vissuto più di qualche vita nel medesimo percorso in cui mi sorprendo quale giovane attore di cinema… di fotoromanzi, studente di architettura, cantante solista in un complesso negli anni settanta, disegnatore di fumetti, paracadutista, apprendista pilota sulle Lotus formula 2, creatore di gioielli, scrittore di romanzi e soggetti cinematografici, critico d’arte… e tantissime altre cose di cui ho perso memoria, ma senza mai ritenermi nel modo più assoluto professionista.

Come definiresti il tuo linguaggio? C’è qualche artista, oltre a tuo padre, al quale t’ispiri?

Definirei ogni genere di linguaggio pittorico emozionale ed estremamente leggibile da chiunque: un esperanto cromo-algebrico. Per quanto riguarda invece il mio linguaggio o la mia espressività personale, nel campo pittorico, sono da sempre attratto ed ispirato dal surrealismo classico, anche se, sono da sempre impegnato nella trasformazione della mia produzione, in un libero gioco delle metamorfosi. La Storia dell’Arte, assieme alla Natura… è una miniera di ispirazioni.

Tu José, sei un Effettista fondatore, insieme a Francesca Romana Fragale e ai tanti altri artisti, accademici e personalità di grande cultura. Perché hai abbracciato questa corrente e cosa rappresenta per te?

Un estremo bisogno identificativo individuale, che si distacca e si dissocia totalmente dalla confusione lasciata volutamente in atto, da operatori commerciali che con l’arte hanno davvero poco a che vedere. E nel contempo ritrovare, una volta per tutte, la strada tradizionale della pittura assieme ad altri Artisti con la medesima visione generale delle cose.

«Cominciai a pensare alle soluzioni nella vita. La gente che risolveva le cose aveva molta tenacia e una buona dose di fortuna. Se tenevi duro a sufficienza di solito arrivava anche un po’ di fortuna. Però la maggior parte delle persone non riusciva ad aspettare la fortuna, quindi rinunciava.» (Charles Bukowski, “Pulp”, Giangiacomo Feltrinelli Ed., Milano, 1995, p. 108). Ti senti di commentare questa frase di Bukowski pensando al tuo lavoro e alla tua passione per l’arte? Quale ruolo giocano la “tenacia” e la “fortuna” nella vita, nell’avere successo nel lavoro e nelle nostre “passioni”?

C’è ben poco da commentare su tali argomenti. Personalmente non ho mai pensato alle varie soluzioni per risolvere qualcosa. E men che meno ho mai pensato di affidare le sorti della mia vita… nelle mani talvolta “stitiche” della fortuna. Pertanto ritengo dipenda tutto dalle scelte iniziali. Se vuoi fare soldi devi dedicarti a qualche attività commerciale. Se invece vuoi semplicemente appagare la tua passione … non puoi pretendere anche di trarci un lauto guadagno. Il potere della tenacia invece e assolutamente relativo. A che serve la tenacia pittorica se nessuno acquista la tua produzione?

«I perdenti, come gli autodidatti, hanno sempre conoscenze più vaste dei vincenti, se vuoi vincere devi sapere una cosa sola e non perdere tempo a saperle tutte, il piacere dell’erudizione è riservato ai perdenti.» (Umberto Eco, “Numero Zero”, Bompiani ed., Milano, 2015). Cosa ne pensi di questa frase del grande maestro Umberto Eco? In generale e nel mondo dell’arte, della cultura, della letteratura contemporanea? Come secondo te va interpretata considerato che oggi le TV, i mass media, i giornali, i social sono popolati da “opinionisti-tuttologi” che si presentato come coloro che sanno “tutto di tutto” ma poi non sanno “niente di niente”, ma vengono subdolamente utilizzati per creare “opinione” nella gente comune e, se vogliamo, nel “popolo” che magari di alcuni argomenti e temi sa poco? Come mai secondo te oggi il mondo contemporaneo occidentale non si affida più a chi le cose le sa veramente, dal punto di vista professionale, accademico, scientifico, conoscitivo ed esperienziale, ma si affida e utilizza esclusivamente personaggi che giustamente Umberto Eco definisce “autodidatti” – e che io chiamo “tuttologi incompetenti” – ma che hanno assunto una posizione di visibilità predominante che certamente influenza perversamente il loro pubblico? Una posizione di predominio culturale all’insegna della tuttologia e per certi versi di una sorta di disonestà intellettuale che da questa prospettiva ha invaso il nostro Paese? Come ne esce l’Arte vera da tutto questo secondo te?

Ogni affermazione, più o meno geniale… è frutto dell’esperienza personale di colui che visse l’attimo, o per meglio dire: del vissuto dell’Autore che può testimoniare l’effetto di tale esperienza e tramandarlo ai posteri che si ricorderanno di lui. In fondo, vendersi al migliore offerente di visibilità e/o notorietà televisiva… è un modo come un altro di prostituirsi… e persino la conoscenza e la cultura generale contemporanea, mutano continuamente in seguito a diversi fattori… come le mode scriteriate del “crea e fuggi”, le precarie condizioni politiche… generate soprattutto dal livello del quoziente intellettivo generale, instaurato nel Paese deliberatamente. Ma anche tra coloro che sapendosi intimamente venditori di fumo domenicale… esistono miseri furbacchioni, capaci di svendere sapientemente la propria “merce” illusoria, con la tragica consapevolezza dell’inefficacia totale di tale commercio, basato su una nullità culturale senza precedenti, super valutata dalla famelica offerta della “concorrenza” scriteriata, che pullula alla spasmodica ricerca di “pollame d’allevamento” da accalappiare alla bisogna per un illusorio ingaggio temporale colmo di futili promesse.

Da ragazzo ho letto uno scritto di Oscar Wilde nel quale diceva cos’era l’arte secondo lui. Scrisse che l’arte è tale solo quando avviene l’incontro tra l’“oggetto” e la “persona”. Se non c’è quell’incontro, non esiste nemmeno l’arte. Poi qualche anno fa, in una mostra a Palermo alla Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Riso, ho ascoltato un’intervista di repertorio al grande Gino de Dominicis che sulle arti visive disse questo: «Le arti visive, la pittura, la scultura, l’architettura, sono linguaggi immobili, muti e materiali. Quindi il rapporto degli altri linguaggi con questo è difficile perché sono linguaggi molto diversi tra loro … L’arte visiva è vivente … l’oggetto d’arte visiva. Per cui paradossalmente non avrebbe bisogno neanche di essere visto. Mentre gli altri linguaggi devono essere visti, o sentiti, o ascoltati per esistere.» (Gino de Dominicis, intervista a Canale 5 del 1994-95). Cosa ne pensi in proposito? L’arte esiste se esiste l’incontro tra l’oggetto e la persona, come dice Oscar Wilde, oppure l’arte esiste indipendentemente dalla persona e dal suo incontro con l’oggetto, come dice de Dominicis per le arti visive? Qual è la tua prospettiva da questo punto di vista e sull’arte in generale?

Con tutto il rispetto per le opinioni personali di chiunque… non credo di poter minimamente nemmeno pensare di confutare l’affermazione perentoria, di un vero e proprio “monumento culturale” dal livello illimitato del calibro di Oscar Wilde. Ma come spesso accade, la verità è sempre nel mezzo. Nel caso specifico, comunque, a mio modestissimo parere … l’Arte , alla stregua dell’oro, delle pietre preziose e della sublime bellezza in generale, non passa mai inosservata… e per diritto acquisito continua a vivere in eterno.

«Poi c’è l’equivoco tra creazione e creatività. L’artista è un creatore. E non è un creativo. Ci sono persone creative, simpaticissime anche, ma non è la stessa cosa. Comunque, questa cosa qui dei creativi e degli artisti, nasce nella fine egli anni Sessanta dove iniziano i galleristi ad essere creativi, poi arrivano i critici creativi, poi arrivano i direttori dei musei creativi… E quindi è una escalation che poi crea questi equivoci delle Biennali di Venezia che vengono fatte come se fosse un’opera del direttore. Lui si sente artista e fa la sua mostra a tema, invitando gli artisti a illustrare con le loro opere il suo tema, la sua problematica. Questo mi sembra pazzesco.» (Intervista a Canale 5 del 1994-95). Tu cosa ne pensi in proposito? Secondo te qual è la differenza tra essere un “artista creatore” – come dice de Dominicis – e un “artigiano replicante” che crede di essere un “artista”?

Sinceramente non saprei cosa rispondere! E a mio avviso, tale quesito non avrebbe alcuna ragione di esistere. Ritengo personalmente da sempre la Natura, la più complessa e sterminata opera d’Arte vivente. E la prima cosa che mi sovviene è che il piacere di progettare e successivamente portare a termine un’opera, più o meno apprezzabile, con le proprie mani… è a dir poco un’esperienza entusiasmante. Nella logica tradizionale e da che mondo è mondo… è più che legittimo ritenere ogni “operatore progettuale” di un lavoro qualsiasi (e non necessariamente artistico di ogni genere), un Artista a tutti gli effetti.

Quali sono secondo te le qualità, i talenti, le abilità che deve possedere un artista per essere definito tale? Chi è “Artista” oggi, nel Ventunesimo secolo dove la tecnologia ha preso i sopravvento e l’arte contemporanea spesso si rivela replicante di successi e di grandi artisti de passato? Oppure è pompata da pseudo critici d’arte ai quali interessa esclusivamente il business economico e non certamente l’Arte vera?

A domanda rispondo: se non sono un artista e non mi ritengo affatto tale… come faccio a rispondere a una domanda come questa?… Però ci voglio provare lo stesso. Credo che al giorno d’oggi i veri artisti, salvo qualche rara eccellenza, si siano dovuti trasformare (gioco forza), in elementi multifunzionali “fai da te”… che non lasciando nulla al caso, e seguendo il vetusto percorso preconfezionato nel tempo, sulle altrui esperienze storiche, si siano dovuti adeguare ai tempi… per non vedersi costretti a cadere volontariamente “vittime” di facili illusioni, propagandate e proposte a piene mani da viscidi affabulatori senza arte e né parte, venditori di sogni privi di scrupoli, insensibili, rapaci, veri e propri cialtroni, sovente scorretti e che non hanno alcuna affinità con l’Arte e i suoi derivati.

Quando parliamo di bellezza, siamo così sicuri che quello che noi adulti nati nel Novecento intendiamo per bellezza sia lo stesso, per esempio, per i ragazzi della Generazione Z o per i Millennial, per gli adolescenti nati nel Ventunesimo secolo? E se questi canoni non sono uguali tra loro, quando parliamo di bellezza che salverà il mondo, a quale bellezza ci riferiamo?

Certo che no!… e mai come in questi tempi di ultima generazione, tale riferimento ha perso buona parte del suo iniziale significato e totalmente ogni speranza. In quanto nelle nuove generazioni è mutato completamente il senso della bellezza pura, deviando forzatamente l’immaginario comune e trascinandolo lontano dalla realtà, con la bonaria influenza e complicità dei media, che ha portato a ritenere bello, tutto ciò che è strano ed estremamente lontano da ogni atavica tradizione secolare.

Esiste oggi secondo te una disciplina che educa alla bellezza? La cosiddetta estetica della cultura dell’antica Grecia e della filosofia speculativa di fine Ottocento inizi Novecento?

Si!… è e sarà eternamente la stessa! Quella che ha da sempre guidato, illuminato e condotto sul giusto percorso ogni generazione. Le mode sono fugaci, inaspettate e improvvise come una folata di vento. Diversamente… la verità oggettiva, rimane eternamente la stessa, anche se e quando determinati speculatori occasionali, privi di scrupoli e di coscienza… provano a strumentalizzarla a proprio uso e consumo per i propri discutibili interessi.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea?

Per quanto mi riguarda direttamente… è la fortuna più grande e meravigliosa che possa capitare a chiunque. E non è affatto credibile che possa togliere l’uomo (o la donna), dalle braccia della ragione!… Dipende da chi incontra e soprattutto se l’altra parte di te stesso, ha dimostrato ampiamente e all’occorrenza, di saper essere in ogni momento al di sopra della ragione stessa.

Gli autori e i libri che secondo te andrebbero letti assolutamente quali sono? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo della tua scelta.

Ritengo per coloro che casualmente non li abbiano già letti:

Il giovane Holden di Salinger, una lettura a dir poco “doverosa”… come anche: Il nome della rosa di Umberto Eco. Infine… e perché no?… Il mio ultimo romanzo in via di ultimazione, scritto a quattro mani con il mio amico Ferdinando Scavran: L’afflato del Diavolo. I primi due, perché li ritengo, assieme a molti altri, delle pietre miliari. Il terzo invece… perché di fatto sembrerebbe quasi una vera e propria “bomba” letteraria fuori da ogni canone tradizionale ed estremamente veritiera… come una deflagrazione scaturita da dietro le quinte dell’ipocrisia di facciata di un falso perbenismo nazionale artistico e non, offerto a piene mani da certi rappresentanti del nulla, squallidi promotori occasionali di sterili e vacue illusioni… in cerca di polli.

Ti andrebbe di consigliare ai nostri lettori tre film da vedere assolutamente? E perché secondo te proprio questi?

Cinematograficamente parlando… sono rimasto un po’ indietro… e fermamente ancorato a certi classici eccellenti, quali: Qualcuno volò sul nido del cuculo… di Milos Forman del 1975. Oppure: La grande fuga di John Sturges del 1963 e magari anche: La classe dirigente di Peter Medak del 1972. Perché questi, come diversi altri, fanno ormai parte integrante dello stratosferico e immortale valore della Storia del cinema.

Ci parli dei tuoi imminenti impegni artistici, dei tuoi lavori e delle tue opere in corso di realizzazione? A cosa stai lavorando in questo momento? In cosa sei impegnato?

Guarda caso… sto lavorando alla messa in opera di una mia produzione cinematografica, che potrebbe vedere il mio esordio nella regia di un lungometraggio, tratto da un mio libro tutt’ora in corso d’opera intitolato: Il manager di Dio. Ma a parte questo, continuo a dipingere per programmare altre nuove e diversificate esposizioni personali. E inoltre, mi sto dedicando alla stesura di recensioni critiche personali per nuovi e/o “consumati” Artisti professionisti.

Una domanda difficile José: perché i nostri lettori dovrebbero comprare le tue opere? Prova a incuriosirli perché vadano nei portali online o vengano a trovarti nel tuo atelier per comprarne alcune.

Ah,ah,ah,ah… qui caschiamo davvero male! … perché non vedo davvero una valida giustificazione, al fatto che mi rimane estremamente difficile vendere delle opere, che realizzo con grandi difficoltà … e solo per il piacere di esprimere un concetto …oppure un’idea, oppure un concetto, che mi frulla temporaneamente nella testa.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che avrai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Penserei a tutti coloro che nel tempo si sono rivelati dei veri amici e che ancora, malgrado il mio carattere non proprio facile, sono rimasti tali. E la lista è veramente ancora infinita per poterla inglobare in una singola pagina. Ma ringrazio con la medesima intensità, anche coloro che si sono maldestramente rivelati per quello che sono… e cioè degli elementi squallidi ed estremamente negativi, da allontanare definitivamente e da cancellarli dalla propria memoria .

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Su Facebook.

Per concludere, cosa vuoi dire alle persone che leggeranno questa chiacchierata?

Grazie per la pazienza dimostrata nel leggere le mie risposte.

José Dalì

http://www.josedaliart.com/lartista/

https://www.facebook.com/jose.dali.5201

https://youtu.be/IteRft4VzvU

José Dalì

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/ 

https://andreagiostrafilm.blogspot.it 

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo_PH. Mapi Rizzo

Concerti: Latin Explosion al Blue Brass con la Guna Band | Sabato 17 settembre ore 21.30 – Blue Brass Ridotto dello Spasimo

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Foto Guna credits Arturo Di Vita

Dalle radici afrocubane al latin jazz con la Guna Band, in scena per  la rassegna concertistica #Spasimo 2022 della Fondazione The Brass Group. Un progetto trasversale quello proposto dal noto percussionista Guna e dal suo gruppo che unisce artisti del sud, in un concerto che celebra musicisti come Chano Pozo, Buena Vista, Eliades Ochoa  ed i grandi esponenti del mondo latino. Sul palco l’attesa esibizione della Guna Band, sabato 17 settembre  alle ore 21.30 al Blue Brass Ridotto dello Spasimo.

Un set dinamico, allegro con musica latin – jazz, quello proposto dalla band  per la rassegna degli artisti residenti e di fama internazionale della Fondazione The Brass Group al Ridotto dello Spasimo. La band  sarà composta da Guna Sergio Cammalleri – congas & timbales, Angelo Accardi – voce e chitarra, Nicola Maragliano – Chitarra Solista, Filippo Rizzo – Basso, Egidio di Bartolo Percussioni, Pupi Cammalleri – Percussioni, Filippo Schifano – Tromba, Salvatore Nania – Trombone.

Con questa  formazione Guna realizza una linea musicale estremamente aperta e  sensibile alle più svariate influenze Pop,  Jazz, Fusion, il tutto sintetizzato alla luce Latin Sound. Guna Partecipa quale unica presenza siciliana alla rassegna nazionale dei gruppi Jazz emergenti tenutasi a Forlì e successivamente al festival di Umbria jazz ’87 edizione  che coinvolse: Miles Davis, Sting, Manhattan Transfer, Gil Evans, Tito Puente ed altri ancora.

Info biglietti e prenotazioni a partire da   € 10,00 inclusi diritti

The Brass Group – www.bluetickets.it; brasspalermo@gmail.com  tel. 334 739 1972.

Musica: Aperte le iscrizioni alla Scuola Popolare di Musica della Fondazione The Brass Group

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foto allievi e docenti Scola Popolare di Musica del Brass credits Arturo Di Vita

Riprendono le attività didattiche del Brass, dove tante cose sono nate: da Ivan Segreto a Dimartino, da Lidia Schillaci a Davide Shorty e tanto jazz. Aperte le iscrizione con nuovi corsi per una vasta offerta formativa. Una grande festa di musica all’open day il 30 settembre dalle ore 16.00 alle 20.00.

foto Vito Giordano credits Arturo Di Vita

Un appuntamento che rappresenta una festa in musica quello proposto dalla Scuola Popolare di Musica della Fondazione The Brass Group che apre le porte a tutti gli amanti del jazz e la musica in genere per l’open day. Appuntamento il 30 settembre a partire dalle ore 16.00 sino alle 20.00 presso il Complesso Monumentale Santa Maria dello Spasimo alla Kalsa sito in via dello Spasimo n.15. Chiunque abbia voglia di studiare e vivere ore in musica, è invitato a partecipare e condividere momenti di sonorità artistiche sia con gli allievi che con il corpo docenti. La Scuola del Brass, diretta dal Maestro Vito Giordano, vanta una forte un’identità grazie ad una formula di accrescimento dovuta al proprio know-how. La scuola di musica del Brass Group aprirà i battenti dei nuovi corsi per l’attività didattica 2022/20203 a partire dal 1° ottobre ed è una realtà tra le più importanti del territorio siciliano ed oltre, nel campo didattico della musica del nostro tempo. Forte della propria esperienza e dei successi riscontrati presso l’utenza con più di 500 iscritti, la scuola si presenta con diverse peculiarità e con una nuova organizzazione didattica dei corsi. Ed è per questo che consolida e rinnova la sua offerta formativa rispondendo in modo più appropriato alle esigenze formative sempre crescenti da parte dell’utenza. Accanto ai corsi base destinati a tutti coloro che sono interessati allo studio della musica per passione e diletto, senza limiti di età e di abilità specifiche, vengono consolidati i corsi propedeutici e pre-accademici in convenzione col Conservatorio di Palermo che sono destinati ai giovani e tutti coloro che desiderano intraprendere uno studio professionale della musica e che terminano col riconoscimento di un titolo di studio certificato dallo stesso Conservatorio di Stato che consente, previa audizione, l’accesso alle lauree triennali statali. La scuola di musica del Brass pone una grande attenzione anche alle esperienze formative dei propri allievi: nell’anno 2018/2019, 2020/2021  e 2021/2022 diversi studenti hanno partecipato a numerosi concerti per loro promossi ed inseriti nelle stagioni concertistiche del Brass Group, non solo a Palermo, ma anche in tutto il territorio siciliano vedi ad esempio il concerto delle “Christmas Ladies”, produzione del Brass, che ha fatto tappa per diversi concerti al Real Teatro Santa Cecilia ed  anche a Taormina nel prestigioso Teatro Greco durante l’inaugurazione del nuovo anno, in una mattinée. Tra gli allievi della Scuola Popolare del Brass che hanno riscosso grande successo anche internazionale ricordiamo Ivan Segreto, Lidia Schillaci, Antonio Di Martino che col Duo Colapesce si classifica al 4 posto del festival di Sanremo 2021, Davide Shorty, Francesco Patti, Anita Vitale e questi sono solo alcuni nomi di musicisti che orami si esibiscono in iniziative di notevole rilievo. La scuola di musica del Brass, accanto alle innovative attività didattiche curricolari, offre oramai da anni agli allievi l’opportunità di compiere importanti esperienze nel mondo dell’attività lavorativa musicale offrendo agli stessi sia la possibilità di partecipare ad attività concertistiche sia l’opportunità di finalizzare i propri progetti musicali attraverso la produzione discografica. Oltre alle attività didattiche la Scuola  conferma la sua unicità dando ampio spazio alle attività concertistiche destinate agli studenti della nostra scuola ma anche agli studenti dei Conservatori.  Accanto ai laboratori di musica d’insieme jazz, di musica pop, di orchestra, si attiveranno  nuovi laboratori: il primo assolutamente innovativo che riguarda la Produzione Musicale in cui gli allievi studiare in modo peculiare prima la teoria e successivamente avranno la possibilità di registrare i propri brani in uno studio di regitrazione per attuare la produzioni elaborate durante l’anno formativo. Altro laboratorio  di pratica è quello corale, repertorio e improvvisazione dedicato ai cantanti ed infine quello di performance dedicato a strumentisti e cantanti. Inoltre, si attiveranno lezioni di Ascolto e storia della musica del 900, Ear training, Musica d’insieme. Come promuovere un concerto o un evento arricchisce il corso di managment dello spettacolo per Professionisti, e da quest’anno i programmi sono dotati di piani di studio individualizzati a richiesta. Durante la giornata verranno presentati i nostri corsi, aperti a tutti senza limiti d’età, e sarà possibile visitare le nostre aule ed i luoghi di lezione. Potrete assistere, inoltre, ad alcune performance musicali dei nostri studenti e dei nostri docenti. Per ricevere maggiori informazioni, visitate il nostro sito www.brassgroup.it, contattateci telefonando al n. 091 7782860 o al 370 1340984 dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 16:00, o recatevi presso la nostra segreteria didattica in via dello Spasimo n. 15, dal lunedì al venerdì, dalle 15:30 alle 19:30.