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Concerti: “Butterfly Blues” al Complesso Santa Maria dello Spasimo 8 agosto ore 21.30

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“Butterfly Blues” al Complesso Santa Maria dello Spasimo 8 agosto ore 21.30

In scena per la rassegna Spasimo 2021 lo spettacolo “Butterfly Blues”

Un’opera corale di voce, danza e musica, un racconto di chi siamo e chi non diventeremo mai

Domenica 8 agosto ore 21.30 – Complesso Santa Maria dello Spasimo

E’ sicuramente uno spettacolo che suscita grande attesa quello proposto dalla Fondazione the Brass Group nell’ambito della stagione concertistica “Spasimo 2021”, in scena “Butterfly Blues” di Gery Palazzotto, interpretato da Gigi Borruso, con le musiche scritte e eseguite da Marco Betta, Vito Giordano, Fabio Lannino e Diego Spitaleri, coreografie di Alessandro Cascioli ed eseguite da Alessandro Cascioli e Yuriko Nishihara reduci dal successo come primi ballerini in Giselle messo in scena dal Teatro Massimo la scorsa settima al Teatro di Verdura. Lo spettacolo è in programma domenica 8 agosto ore 21.30 – Complesso Santa Maria dello Spasimo. Le piccole battaglie quotidiane, le grandi scommesse di sogni infranti, l’antimafia, il gioco di specchi della politica, le promesse e le disillusioni. “Butterfly Blues” è il canto dolente di una generazione che voleva cambiare il mondo e invece si è accapigliata solo per cercare qualcuno su cui scaricare le sue stesse colpe. Nata come monologo sulle note di due pianoforti, in occasione di Piano City Palermo 2019, oggi “Butterfly Blues” è un’opera corale di voce, danza e musica che racconta chi siamo e chi non diventeremo mai. L’idea è di Gery Palazzotto e nasce sulle basi di un gruppo artistico collaudato. Un gruppo che ha già portato l’innovazione dell’opera-inchiesta al Teatro Massimo di Palermo, il più grande teatro lirico d’Italia – con le “Parole Rubate” e “I traditori” indagini sui misteri delle stragi di mafia del 1992 – e che adesso torna con uno spettacolo intenso che non dà spazio a fraintendimenti: c’è una storia da raccontare, una vicenda di amore e depistaggi, di sesso e informazione, di speranza e disperazione. Ed è una narrazione che non fa sconti. Dall’avvento del telefono agli inizi del ‘900 alla politica che governa coi clic sui social, dal potere del più importante sito porno del mondo agli effetti del compromesso storico con le sue “convergenze parallele”, dalla moltiplicazione dei processi sulla strage Borsellino al fallimento dell’antimafia chiodata che ha alimentato più carriere che speranze sociali, “Butterfly Blues” è la fine di un alibi per una generazione che si è costretta a vivere vite estranee. È soprattutto il tentativo di risposta alla domanda: cosa sarebbe successo se ci fossimo svegliati in tempo per guardare le cose in modo diverso, prima di dare la colpa a un altro?

Info biglietti e prevendita Spasimo 2021 :

www.brassgroup.it

www.bluetickets.it

+39 334 7391972 

Serata di alta moda al Castello di Paternò | di Antonietta Micali

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Serata di alta moda al Castello di Paternò

Il giorno 01 agosto 2021 al Castello di  Paternò si è conclusa la sedicesima edizione di Alta  Moda 2021, evento organizzato dall’Associazione Culturale Ainart di Giuseppe Borrata con il Patrocinio dell’Assessorato Turismo, Sport, Spettacolo della Regione Sicilia e il Comune di Paternò con la presenza del  Sindaco Nino Naso e del grande Maestro Alviero Martini. Una serata veramente eccezionale organizzata con grandissima professionalità dal grande Direttore Artistico Steven G. Torrisi e presentata dall’attrice  Licia Nunenz. Ha aperto la serata  il Maestro Alviero Martini, raccontando alcuni tratti salienti della sua vita e rivolgendosi ai giovani li ha invitati a non mollare mai nel perseguire un sogno, perché  solo con l’impegno e con la buona  volontà  i sogni si possono realizzare.

La sfilata si è aperta con gli abiti del grande stilista Anton Giulio Grande  che hanno destato stupore e meraviglia per la bellezza e l’eleganza. Ad Anton Giulio Grande ,  Special Guest della serata, è stato assegnato un premio dallo stesso Alviero Martini. Bellissime  le sculture di Giuseppe Fata il quale è indubbiamente, tra i più importanti ambasciatori del made in Italaly. Tanti gli ospiti di grande talento che hanno contribuito a dare lustro alla serata, tra cui la sfilata degli abiti di Nuccia Burgaretta, Salvatore Cusimano, un giovane artista siciliano che pone la sua scultura al servizio dell’Uomo. Gli ospiti sono stati allietati dall’esibizione canora di Bruno Giarusso in arte Big Bruno e da Rita Corsaro. La Sicilia, isola di sconfinata bellezza  ha avuto l’onore e il piacere di ospitare due grandi stilisti:  Alviero Martini e Anton Giulio Grande, uomini dal talento riconosciuto in tutto il mondo, creatori di bellezza , per cui come per incanto, si è creata un’atmosfera dal  sapore magico che  è riuscita a rapire e incantare  il pubblico presente, trasmettendo grandi emozioni. L’arte è cultura, e in questo periodo storico in cui la pandemia ci limita, incutendo  incertezza per il domani, gli artisti sentono più forte che mai la voglia di creare, di generare il bello per curare l’anima e condurla a nuova vita. Certo che il Made in Italy con talenti del genere non può non essere il fiore all’occhiello del costume italiano nel Mondo e di questo dobbiamo essere grati a chi come loro si spende per rappresentare il nostro paese da sempre pieno di cultura e bellezza.

Antonietta Micali

Pillole di psicologia pratica. I puntata. “Le ferite e gli attacchi di panico” | di Silvia Ruggiero

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Silvia Ruggiero

Tutti noi abbiamo ferite derivanti da eventi passati che si riacutizzano quando nel presente viviamo situazioni che in qualche modo ci ricordano quelle vecchie. È come se rivivessimo ciò che ci ha fatto male, quelle antiche emozioni e sensazioni negative ci fanno male “ora”. Il presente si confonde con il passato e le nostre reazioni (ad esempio gli attacchi di panico) risulteranno esagerate e inadeguate rispetto allo stimolo presente. Lo sforzo che occorre fare è quello di riuscire a separare il passato dal presente. Proviamoci!!!!!

Silvia Ruggiero

Silvia Riggiero

Poesie autografe di Torquato Tasso rinvenuti nella Real Biblioteca di Madrid

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Torquato Tasso

Ritrovamenti eccellenti. Nella Real Biblioteca di Madrid rinvenuti Madrigali autografi di Torquato Tasso a Carlo Gesualdo dallo studioso italiano Diego Perotti

Una preziosa testimonianza inedita è venuta alla luce nella Real Biblioteca di Madrid grazie alle ricerche di Diego Perotti, classe 1990, laureato presso l’Università degli Studi di Verona in Lingue e Culture per l’Editoria e Lingustics e attualmente dottorando in Filologia, Letteratura e Scienze dello Spettacolo presso l’Università di Verona e in Études Italiennes presso l’Université Sorbonne Nouvelle, nonché membro del Centro Scaligero degli Studi Danteschi, e dell’editorial board del Tasso in Music project.

Si tratta del manoscritto II/3281 (sigla Br), un codice composito di pagine a stampa e carte manoscritte di Torquato Tasso; l’esemplare fu allestito presso la Stamperia Reale di Napoli nel 1808 a cura dello storiografo capuano Francesco Daniele e donato a Giuseppe I Bonaparte re di Spagna.

Come si legge nell’edizione critica curata da Perotti, <<l’unità manoscritta tramanda trentanove madrigali più quattro missive di Torquato Tasso in redazione autografa, che costituiscono una parte della  corrispondenza epistolare intercorsa tra il 19 novembre e il 16 dicembre 1592 fra Tasso e Carlo Gesualdo principe di Venosa>>.

I componimenti infatti dovevano essere oltre quaranta, ma in Br sono trentanove e ciò conferma l’ipotesi di una lettera mancante; inoltre è da segnalare la scarsa collaborazione di Gesualdo: dei madrigali con i quali Tasso sperava di racimolare qualche soldo per risollevarsi dalla propria condizione di indigenza il principe ne musicò solamente uno: Se così dolce è il duolo.

Le lettere autografe contenute in Br risalgono alla fine del 1592 e in quel periodo Torquato attendeva l’arrivo di Gesualdo a Roma, città dalla quale il principe sarebbe poi partito alla volta di Ferrara per sposare Eleonora d’Este. Tuttavia Carlo giunse a Roma solo alla fine del 1593.

Torquato rimase a Roma fino al 3 giugno 1594; da lì, nonostante le cattive condizioni di salute, si recò a Napoli per chiudere definitivamente la lite giudiziaria con Caracciolo. Giunto a destinazione soggiornò nel monastero di San Severino, allora dimora di monaci benedettini.

A Napoli l’autore della Gerusalemme liberata si ricongiunse nuovamente con Gesualdo.

I madrigali tassiani tramandati da Br erano già noti. Con il recupero dell’originale è possibile stabilire le relazio ni genetiche che hanno contribuito alla fisionomia della tradizione manoscritta e a stampa.

Torquato Tasso è una delle figure più popolari della letteratura italiana, oggetto di leggende e curosità e l’autografo madrileno rappresenta un oggetto unico perché testimonia il rapporto artistico fra due dei più importanti interpreti del Rinascimento italiano, Tasso appunto e il musicista Carlo Gesualdo; e naturalmente un pregevole tassello che va a comporre il mosaico degli studi tassiani,  consentendo di sciogliere ogni dubbio sulla lezione originale dei madrigali, che fino a oggi si potevano leggere solo grazie ad una stampa ottocentesca.

Inoltre, le lettere e i testi che Tasso spedì a Gesualdo dimostrano come Gesualdo costrinse Tasso a produrre dei testi in bella copia, sui quali non risparmiò delle varianti, anche se solo nei margini e sempre ben leggibili, è indubbiamente la grande sensibilità lirica di questo grande scrittore classico, conoscitoria della lingua greca e latina.

Torquato Tasso

Cinema City Palermo: in 2.800 per la terza edizione del festival del cinema en plein air

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Duemilaottocento spettatori per una settimana di cinema sotto le stelle nella terrazza di Padre Messina, nel nuovo waterfront del porticciolo palermitano di Sant’Erasmo. Si è conclusa con un record di partecipanti la terza edizione di Cinema City Palermo, il festival del cinema nelle piazze diretto da Carmelo Galati, che quest’anno ha offerto al suo pubblico una programmazione di sette film e una sezione orizzontale di sette cortometraggi, tra cui i cinque corti finalisti del David di Donatello 2021, grazie alla partnership con Rai Cinema Channel, e due corti degli allievi della Scuola Nazionale di Cinema – Centro Sperimentale di Cinematografia – sede Sicilia.

“È stata un’edizione felice, nella quale Cinema City è cresciuta nella quantità e nella qualità, continuando il progetto di promozione della cultura cinematografica – dice il direttore artistico Filippo – La scelta dei film e la presenza di autori, registi e maestranze del cinema, che hanno accompagnato le proiezioni, ci aiuta nella missione che ci siamo prefissati: intrattenere, promuovere e, se è possibile, educare alla visione dei film sul grande schermo. La risposta così calorosa e numerosa del pubblico ci conferma che il percorso che abbiamo tracciato è giusto e ci farà crescere e guardare alle future edizioni con più decisione”.

Nei sette giorni della rassegna il pubblico ha potuto apprezzare una selezione di film colti e popolari: “Nati Stanchi”, esordio di Ficarra e Picone che ha compiuto vent’anni, “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores, che ha festeggiato il trentennale con la presenza dello sceneggiatore del film premio Oscar Enzo Monteleone, il western dal sapore tarantiniano de “Il mio Corpo vi seppellirà” di Giovanni La Parola, presente con lo scenografo Marcello Di Carlo, “C’eravamo tanto amati” di Ettore Scola, con un omaggio a Nino Manfredi per il centenario della sua nascita, celebrato sul palco del festival dalla figlia Roberta Manfredi e da Alberto Simone, regista degli ultimi film di Manfredi, “Pranzo di Ferragosto”, vivace commedia sulla terza età di Gianni Di Gregorio, con la presenza dello sceneggiatore Massimo Gaudioso, un altro pezzo della retrospettiva su Ciprì e Maresco con “Enzo, domani a Palermo” e la presenza di Daniele Ciprì. E infine E.T. l’extraterrestre di Steven Spielberg, film per bambini “da 0 a 90 anni”, con la presenza in platea dei ragazzini palermitani del progetto “Lo sport un diritto per tutti” portato avanti nelle scuole di Palermo dall’ex mezzofondista e Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Rachid Berradi. 

Concerti: Rita Marcotulli in Piano Recital il 4 agosto a Palermo il 5 a Marsala | Associazione Siciliana Amici della Musica

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Rita Marcotulli

L’Associazione Siciliana Amici della Musica presenta Rita Marcotulli in Piano Recital, 4 agosto 2021 ore 21 Santa Maria dello Spasimo, Palermo, 5 agosto 2021 ore 21 Parco Lilybeo, Marsala

Prosegue la programmazione estiva dell’Associazione Siciliana Amici della Musica. Doppio appuntamento con il Piano Recital di Rita Marcotulli.

Mercoledì 4 agosto alle 21 allo Spasimo e giovedì 5, sempre alle 21, al Parco Lilybeo di Marsala (Baglio Tumbarello), in scena lo spettacolo musicale della pianista romana, un viaggio immaginario che prende ispirazione dalla vita di tutti i giorni, dalla natura, dalle esperienze e dalla musica dei diversi colori del mondo. Storie raccontate dalla compositrice jazz attraverso brani originali ma anche suggerite dalle emozioni del momento, con una buona parte di improvvisazione. Ci saranno omaggi al cinema, da Renoir a Pasolini e Truffaut, ad autori popolari italiani, come Domenico Modugno e Pino Daniele, allo scrittore Guimares Rosa con un brano ispirato dallo choro brasiliano.

Rita Marcotulli, pianista e compositrice, ha studiato al Conservatorio di Santa Cecilia musica classica e con il maestro Arnaldo Graziosi e con Susanna Spitanlick. Ha collaborato con vari artisti internazionali: Jon Christensen, Palle Danielsson, Peter Erskine, Joe Henderson, Helène La Barrière, Joe Lovano, Charlie Mariano, Marilyn Mazur, Pat Metheny, Sal Nistico, Michel Portal, Enrico Rava, Dewey Redman, Aldo Romano, Kenny Wheeler, Norma Winstone. Durante il periodo vissuto in Svezia ha suonato con musicisti nord europei come Palle Danielsson, Marilyn Mazur, Jon Christensen, Niels Petter Molevar, Anders Jormin, Tore Brumborg.

Tornata in Italia ha lavorato, fra gli altri, con Ambrogio Sparagna e Pino Daniele.

Nel 2019 il Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella le ha consegnato il premio onorario come ufficiale della Repubblica e, ancora nel 2019, ha ottenuto la nomination come membro della Royal Accademy di Svezia.

Per info e prenotazioni:

www.amicidellamusicapalermo.net

Il libro: «L’ho letto tutto d’un fiato, non riuscivo a staccarmene … tanto le vicende ti prendono» | Le “Novelle brevi di Sicilia” lette dall’artista effettista Mattia Fiore

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Mattia Fiore http://www.mattiafiore.com/

1 agosto 2021, Lettera all’autore di Mattia Fiore:

«Ciao Andrea,

desidero farti i miei complimenti per il tuo libro, la IV edizione delle “Novelle brevi di Sicilia”. Una chicca per gli appassionati del genere. L’ho letto tutto d’un fiato, non riuscivo a staccarmene. Difficilmente ci si stanca dalla lettura, tanto le vicende ti prendono. I luoghi sono descritti magnificamente, in modo accurato, ed i personaggi tratteggiati così abilmente che il lettore li vede e li sente. Le storie, molto dettagliate e dallo stile scorrevole, con ambienti variegati e personaggi dinamici, hanno suscitato in me bellissime emozioni.

È un libro di sentimenti e di profondità.

Il messaggio che porto con me alla fine di questa esperienza meravigliosa, che è la lettura delle brevi narrazioni redatte nel tuo libro, la IV edizione delle ”Novelle brevi di Sicilia”, consiste nell’essere riuscito a farmi percepire il tuo amore per la scrittura e per la propria terra, la Sicilia, “piena di contraddizioni ma anche di immensa vitalità”.

Ti auguro di editarne ancora molti altri.

Un caro abbraccio,

Mattia»

Mattia Fiore, http://www.mattiafiore.com/

Mattia Fiore

(Pittore, membro dell’Effettismo)

Mattia Fiore

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Canale YouTube di Mattia Fiore, chicca qui:

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Mattia Fiore – “L’artista”:

Videoclip di Facebook Watch: “Mattia Fiore Arte”, clicca qui:

https://www.facebook.com/1065343915/videos/263238025561164/ 

Cataloghi sfogliabili di Mattia Fiore:

https://issuu.com/mattiafiorearte

Mattia Fiore, pittore ed effettista | INTERVISTA

«I miei dipinti rappresentano l’espressione esteriore della mia interiorità in forma pittorica. Non credo di essere stato influenzato da un artista in particolare. In passato, alcuni fruitori identificavano la mia tecnica pittorica (gestualità/dripping) con quella di Jackson Pollock, il rappresentante più emblematico dell’Action Painting. Altri ancora associavano la mia pittura astratta al pittore russo Wassily Kandinsky, il padre fondatore dell’astrattismo nella pittura moderna. » (Mattia Fiore)

https://mobmagazine.it/blog/mattia-fiore-pittore-ed-effettista-intervista/

Mattia Fiore, http://www.mattiafiore.com/

NOTE E INFO SULLE “NOVELLE BREVI DI SICILIA”:

Le “Novelle brevi di Sicilia” si leggono da sempre (dal 2017) gratuitamente online e il libro che le contiene (le prime tre edizioni), si può scaricare in pdf da diversi portali, magazine e pagine social.

Tutte le “Novelle brevi di Sicilia” sono state pubblicate a puntate, in una sorta di Romanzo d’appendice tipico di fine Ottocento inizio Novecento, in diversi magazine online, sia nazionali che regionali. E tutte le Novelle si possono ascoltare, sempre gratuitamente, dal Canale YouTube e dal Canale Facebook Watch (i cui link sono riportati a seguire) nelle oltre 100 recite e interpretazione di 25 tra attrici e attori professionisti e semiprofessionisti, che hanno prestato (gratuitamente!) la loro arte recitativa nell’interpretare tutte le Novelle brevi di Sicilia e altri racconti brevi.

Tutti questi canali, per accedere alla lettura o all’ascolto delle Novelle, hanno portato ad un dato oggettivo che è quello che (alla data del 30 giugno 2021) oltre 200 mila persone hanno letto o ascoltato almeno una delle Novelle brevi di Sicilia.

Sulle Novelle brevi di Sicilia, in questi anni, dal 2017, l’autore ha ricevuto diverse proposte editoriali (oltre 20) da diverse Case Editrici, che ha rifiutato proprio perché ha voluto mantenere la gratuità della lettura e dello scaricare i pdf dai vari portali o canali social.

A metà settembre 2020, l’autore ha proposto ad alcune delle case editrici che gli avevano chiesto e lo avevano contattato nei mesi e negli anni scorsi, di pubblicare la IV edizione delle Novelle brevi di Sicilia – che vedono rispetto alle tre precedenti edizioni 4 nuovi racconti –  come se fosse un classico che ha perso i diritti d’autore, e senza chiedere loro alcuna fee rispetto alle vendite che avrebbero fatto del cartaceo e/o della versione digitale.

Al momento le C.E. che hanno acquisito i diritti non esclusivi di pubblicazione, quelle che hanno pubblicato il libricino e quelle che lo pubblicheranno prossimamente, sono quelle a seguire.

DOVE ACQUISTARE IL CARTACEO, QUALI CASE EDITRICI HANNO ACQUISITO I DIRITTI NON ESCLUSIVI DI PUBBLICAZIONE, E QUALI HANNO PUBBLICATO LA “IV EDIZIONE” DELLE “NOVELLE BREVI DI SICILIA”:

“La Macina onlus ed.”, Roma, ottobre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione,

https://www.lamacinamagazine.it/pubblicato-il-libro-novelle-brevi-di-sicilia/

“Rupe Mutevole ed.”, Bedonia (Parma), novembre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione,

https://www.reteimprese.it/pro_A40124B396087

“Biblios ed.”, Milano, dicembre 2020. “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione,

https://www.bibliosedizioni.it/

“Bertoni ed.”, San Biagio della Valle in Marsciano (Perugia), “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione, in press

https://www.bertonieditore.com/

“Qanat ed.”, Palermo, in press.Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione, in press

https://qanatedizioni.wordpress.com/la-casa-editrice/

“AMIA ed.”, Riano (Roma), “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione, in press

http://www.emiaedizioni.it/

“Casa Cărții de Știință” ed., Cluj-Napoca, Transilvania, Romania, “Povestiri scurte din Sicilia”, in press

https://www.casacartii.ro/editura/

“PandiLettere ed.”, Roma, “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione, in press

https://www.pandilettere.com

LE RECITE DELLE NOVELLE E I RACCONTI REALIZZATE DA 25 ARTISTI, ATTRICI E ATTORI:

Se invece il lettore volesse ascoltare i video-clip da YouTube o da Facebook Watch, con tutti gli artisti (sono 25 attori e attrici professionisti e semiprofessionisti) che hanno letto e interpretato i racconti e le novelle siciliani, li potrà trovare nei link a seguire:

da YouTube:

“Audio-letture di oltre 100 Novelle e Racconti siciliani di Andrea Giostra” | Leggono 25 artisti: attrici e attori professionisti e semiprofessionisti:

da Facebook Watch:

“Audio-letture di oltre 100 Novelle e Racconti siciliani di Andrea Giostra” | Leggono 25 artisti: attrici e attori professionisti e semiprofessionisti:

https://www.facebook.com/watch/124219894392445/434295254615223

 LE NOVELLE E I RACCONTI LETTI DA VINCENZO BOCCIARELLI:

Da queste Play List di YouTube e di Facebook Watch il lettore potrà trovare tutti i videoclip delle letture e interpretazioni delle “Novelle brevi di Sicilia”, IV edizione, recitate da un grande attore di teatro e di cinema, Vincenzo Bocciarelli, allievo di Giorgio Strehler e del Piccolo Teatro di Milano:

da YouTube

Vincenzo Bocciarelli – Play List su Canale YouTube

da Facebook

Vincenzo Bocciarelli – Play List su Canale Facebook Watch

https://www.facebook.com/watch/124219894392445/339522750427332/

PAGINA FB UFFICIALE DELLE NOVELLE:

Pagina Facebook ufficiale delle Novelle brevi di Sicilia:

https://www.facebook.com/novellebrevidisicilia/

Dove scaricare gratuitamente la 3^ edizione delle “Novelle brevi di Sicilia”, e altri libri di Andrea Giostra:

3 LIBRI IN REGALO DI ANDREA GIOSTRA | “NOVELLE BREVI DI SICILIA” “INTERNET HATERS E TROLLS” “APOLOGIA DI UN BENE CONFISCATO ALLA MAFIA”

https://mobmagazine.it/blog/2020/01/3-libri-in-regalo-di-andrea-giostra/

Linda Randazzo, “Barcarello”, Olio su tela, 100 x 70 cm., 2021, https://it.lindarandazzo.net

INFO SUL PDF IN BOZZA DI: “100 recensioni di artisti e lettori alle Novelle brevi di Sicilia e agli altri racconti di Andrea Giostra”

«Questa è una raccolta di 100 recensioni scritte e inviatemi da artisti, critici letterari, scrittori, attori, registi, sceneggiatori, giornalisti, professori universitari e di scuole medie superiori, lettori appassionati di letteratura contemporanea e di nuove forme di scrittura… ne ho ricevute centinaia, ho pensato per questo opuscoletto di selezionarne solo 100… mi perdonino tutti gli altri che mi hanno scritto e inviato i loro commenti e le loro recensioni!… sono oltre 300 quelli che ho ricevuti. Colgo qui l’occasione per ringraziarli tutti pubblicamente, per aver letto i miei racconti e novelle, per aver dedicato parte del loro tempo a questi scritti, ma soprattutto per avermi reso partecipe, scrivendomi, delle emozioni che hanno provato leggendo queste piccole storie siciliane…  e anche per la schiettezza, per la sincerità nell’esprimere il loro pensiero e le associazioni emozionali che mi hanno raccontato e hanno voluto condividere con me.

Grazie a tutti loro, amici veri e virtuali, che non finirò mai di ringraziare per avermi lusingato e onorato per il tempo che hanno dedicato a questi piccole Novelle che narrano della mia gente e della mia terra, la Sicilia… racconti siciliani che adesso appartengono a loro e non più a me!»

L’AUTORE ANDREA GIOSTRA:

Interviste ad Andrea Giostra | Play List di YouTube:

Interviste ad Andrea Giostra | Play List di Facebook Watch:

https://www.facebook.com/watch/124219894392445/2499554480294100/

Contatti Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/ 

https://andreagiostrafilm.blogspot.it 

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò di Palermo

La copertina della versione riportata nell’articolo della IV edizione delle “Novelle brevi di Sicilia” è di:

Linda Randazzo, “Barcarello”, Olio su tela, 100 x 70 cm., 2021, https://it.lindarandazzo.net

Linda Randazzo, “Barcarello”, Olio su tela, 100 x 70 cm., 2021, https://it.lindarandazzo.net

Le opere che la nota pop-artist Francesca Falli ha realizzato e dedicato alle “Novelle brevi di Sicilia”:

 chi è Francesca Falli:

http://www.artetra.it/it/francesca-falli/

https://www.youtube.com/watch?v=suZprgmuLzI 

https://www.facebook.com/francesca.falli1

Francesca Falli, “Modigliani e Cha-Gall in Sicilia”, collage digitale su ceramica, 20×30 cm., 2020

Francesca Falli, “Modigliani e Cha-Gall in Sicilia”, collage digitale su ceramica, 20×30 cm., 2020

Francesca Falli, “Sicilia da amare”, collage digitale su ceramica, 20×30 cm., 2020

Francesca Falli, “Sicilia da amare”, collage digitale su ceramica, 20×30 cm., 2020

IL ROMANTICISMO IN GERMANIA E NELL’EUROPA OCCIDENTALE – Una nuova visione dell’arte

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Dove si manifesta questo movimento e perchè? Cosa hanno rappresentato il Romanticismo e l’Idealismo? Forse è il superamento della ragione illuministica e l’affermazione di un nuova visione del mondo? Nell’arte quali erano i sentimenti e come veniva rappresentato il romanticismo?
Il Romanticismo improntò tutta un’epoca, esso costituì una delle più importanti svolte nella storia dello spirito occidentale, e di questa sua funzione storica ne fu del tutto consapevole.
Il Romanticismo è stato un movimento culturale e intellettuale sbocciato tra il ‘700 e l’800 in Germania, si è evoluto poco dopo in tutta Europa, etichettato dalla corrente filosofica dell’Idealismo, lodando i sentimenti forti e tempestosi, una visione dove Dio è tutto e la natura è inconcepibile senza il distacco fra città e campagna.
Intorno la metà dell’800, quando il Neoclassicismo stava piano piano perdendo per ispirare tutta Europa, le nuove generazioni di artisti e letterati, erano alla ricerca di qualcosa di totalmente nuovo; questa ricerca, tracciò nuove caratteristiche letterarie ed artistiche, le quali, in un secondo tempo, portarono alla nascita del Romanticismo, perché precedentemente, le particolarità che stavano alla base del Neoclassicismo erano: razionalità, controllo, e soprattutto, imitazione dell’arte degli antichi, i quali, secondo i neoclassici, avevano già raggiunto il vertice della perfezione con la loro arte.
I romantici rivalutano soprattutto l’età antica in cui gli uomini vivevano in una situazione di armonia tutelata dagli dei, i quali pensavano che il Medioevo non fosse stato un periodo buio e ricco di barbarie e superstizioni.
L’arte diventa un organo assoluto nella sua identità di natura e spirito, gli uomini potevano fare esperienza del divino, l’arte diventa un punto d’incontro tra il mestiere e l’ispirazione fusi nel genio dell’artista, il lavoro non era affidato alle macchine, ma era tutto frutto dell’ingegno e della mano umana.
Questi motivi, furono le cause per il quale il Medioevo era il periodo al quale il Romanticismo faceva direttamente riferimento: la religione, durante il periodo medievale, era, in assoluto, il ruolo più importante della società, e l’uomo, di conseguenza, riponeva grandissima attenzione e rispetto nei confronti di questo mondo.
Questo movimento, molto diffuso non soltanto in Europa, toccò una dopo l’altra, tutte le nazioni, creando quell’universale linguaggio letterario semplice in Russia e in Polonia come in Francia e in Inghilterra. Si distingue in due categorie: Romanticismo nordico, in Germania, che accentua i caratteri del personalismo e i temi irrazionali come immaginazione, sogno, evasione, nostalgia; il genio rimane incompreso, ostile, ribelle, e il Romanticismo latino, diffuso in Italia vent’anni dopo e di carattere moderato, e Francia, più classico, dove il poeta è fedele alla sua vocazione civile e morale, cioè deve insegnare il bene e il vero agli uomini.
Ogni paese in cui si manifestarono i lineamenti del Romanticismo, sviluppò a sua volta, delle varianti indipendenti ed individuali: ad esempio, il Romanticismo in Italia aveva delle caratteristiche fondamentalmente diverse da quello francese, inglese e tedesco, affermatosi in ritardo nell’ambito della cultura romantica.
Manzoni era il massimo esponente del romanticismo italiano, che con l’opera “I promessi sposi” favorì il genere popolare, usando un linguaggio comprensibile, mentre la formazione letteraria di Giacomo Leopardi restò libera da questo clima e fu l’unico poeta romantico attento alle forme e ai contenuti del Romanticismo tedesco, ricordo gli “Idilli”, poi Ugo Foscolo che ha scritto poesie molto belle come per esempio “Alla sera”, “A Zacinto”. Una traccia passeggera fu quella del byronismo, opere di George Byron, vissuto a lungo in Italia, che nutrì l’idea del Romanticismo come espressione dell’orribile infernale e stravagante. Ogni paese quindi in cui si manifestarono i lineamenti del Romanticismo, sviluppò a sua volta, delle varianti indipendenti ed individuali.
Ma quali sono le idee del Romanticismo nell’arte?
In ambito artistico invece il Romanticismo ha avuto tra i suoi esponenti Hayez, Goya, i francesi Gericault e Eugene Delacroix, che hanno riprodotto i temi romantici nelle loro tele. Il Romanticismo in arte presentava delle caratteristiche palesemente contrarie a quelle del Neoclassicismo: sfrenata passione, forti sentimenti ed un ritrovato fervore per il mondo religioso; inoltre, se l’artista neoclassico era convinto che la perfezione dell’arte fosse stata raggiunta dagli antichi, il romantico traeva, invece, ispirazione dal cupo e misterioso mondo del Medioevo, che fino a quel momento era stato considerato un periodo privo di importanza e prettamente negativo.
Secondo le idee romantiche, o meglio, secondo la concezione generale del Romanticismo, la natura era il motore principale della realtà, in grado di fornire immagini all’uomo, le quali portano a due importanti sentimenti: il pittoresco ed il sublime.
Il sublime era un sentimento che nasceva dalla paura e dal terrore, generati dall’infinito e dalla sconfinata grandezza del creato rispetto all’uomo.
Mentre il significato del pittoresco era un elemento indicante il rifiuto della precisione pittorica che, portò successivamente, all’esaltazione dell’istintività e dello sviluppo irregolare e privo di logica tipico della natura.
Il pittoresco ed il sublime erano delle caratteristiche onnipresenti nei paesaggi romantici e, più in generale, nell’immagine romantica.
Dall’età gotica in poi lo sviluppo della sensibilità mai aveva subito impulso più energico, e il diritto dell’artista a seguire la voce del suo sentimento e della sua natura non era mai stato accentuato con tale fermezza e determinazione.
Effettivamente non c’è prodotto dell’arte moderna, né impulso sentimentale, né impressione o stato d’animo dell’uomo della nostra epoca, che non debba la sua sottigliezza e ricchezza di sfumature a quella sensibilità che nel romanticismo ha la sua prima origine. E ad esso risalgono tutta l’eccedenza, l’anarchia dell’arte moderna con la sua intermittente dolcezza, l’esibizionismo senza freno né riguardo.
Ma quale fu l’altra caratteristica che si esplicava nel Romanticismo?
C’era un altro elemento eccessivo nel mondo romantico: la rovina.
Le rovine in inglese ebbero una grande importanza, poiché trasmettevano alla platea la sensazione dello scorrere del tempo e rappresentavano un segno percepibile delle civiltà del passato, e, nello stesso tempo, della potenza distruttiva del tempo sulle creazioni dell’uomo; in sintesi, per i romantici, le rovine, che fossero vere o finte, risultavano essere molto più interessanti ed emozionanti di un edificio conservato perfettamente nel corso dei secoli.
Nell’arte romantica, così come accadde nel Romanticismo, la passione e la forza sentimentale dell’uomo costituivano un punto irremovibile: il romantico, era sempre alla ricerca delle tenebre, del mistero, delle sensazioni coinvolgenti e drammatiche.
L’uomo, assetato costantemente di novità e di emozioni forti, nella vita, tendeva agli eccessi che poi si estesero anche nel mondo dell’arte, contribuendo alla nascita di opere eccezionalmente visionarie ed oscure, come ad esempio, il celebre “Saturno” che divora i figli di Francisco Goya.
Artisticamente tutto l’ottocento dipende dal romanticismo, ma questo a sua volta era un prodotto del settecento, e non aveva mai perduto coscienza del suo carattere e della sua problematica posizione storica.
L’Occidente conobbe molte altre crisi, ma non ebbe mai così vivo il seno di trovarsi davanti ad una svolta della storia, non era la prima volta che una generazione assumeva un atteggiamento critico difronte al proprio tempo e rifiutava le forme tradizionali della cultura, perché in esse non poteva esprimere il proprio mondo spirituale.
Il Romanticismo cerca continuamente nella storia rievocazioni e analogie e trova il più forte stimolo in ideali, che crede già attuati nel passato.
Ma il suo rapporto con il Medioevo è alquanto diverso da quello del neoclassicismo con l’antichità: il neoclassicismo vede nei Greci e nei Romani semplicemente un esempio, il romanticismo invece conserva sempre il senso del “dèjà vècu”.
Questo sentimento per altro non prova affatto che romanticismo e Medioevo fossero più affini tra loro di quanto fossero antichità e neoclassicismo, anzi prova il contrario, es. quando un benedettino studiava il Medioevo, non si domandava a che cosa questo gli servisse e se nel Medioevo si vivesse più felici e più vicini a Dio.
Poiché egli stesso si trovava ancora nell’ambito di quella fede e di quell’organizzazione ecclesiastica fondamentali per il medioevo, che si trovava a vivere in un secolo rivoluzionario, in cui ogni fede era scossa e tutto posto in discussione.
Non si può disconoscere che nell’esperienza storica dei romantici si esprima un morboso timore del presente e un tentativo di evasione.
I romantici debbono la loro sottigliezza e chiaroveggenza di fronte alla storia, la loro sensibilità nel cogliere le più remote analogie, nel tentare le più difficili interpretazioni.
I Romantici amavano dedicarsi in comune alla filosofia, alla poesia, alla discussione, alla critica e trovano nell’amicizia e nell’amore il senso più intimo della vita; fondono riviste, pubblicano annuali e antologie, tengono conferenze e corsi, fanno propaganda per sé e per i compagni, cercano, insomma l’unione più stratta, anche se questa urgenza di simbiosi è soltanto l’altra faccia del loro individualismo, il compenso alla loro solitudine di sradicati.
E nella musica come appare il Romanticismo?
E’ Chopin il più romantico dei romantici, la musica romantica si contrappone non solo a quella classica, in quanto poggia sul principio dell’unità formale e dell’esaltazione dell’effetto finale.
La musica diventa esclusivo possesso della borghesia, non soltanto le orchestre passano dalle sale dei castelli e dei palazzi, alle sale da concerto affollate dei borghesi, ma anche la musica sale, da camera trova il suo ambiente nelle case borghesi, anziché nei salotti aristocratici.
Il gran pubblico, sempre più assiduo alle manifestazioni musicali, esige tuttavia una musica più leggera, più attraente, meno complicata e questa esigenza favorisce il sorgere di forme brevi, più dilettevoli, più mosse, ma tutto questo porta anche ad una divisione tra musica seria e musica leggera.
Alla fine dell’ottocento la musica è la sola fra le arti che sia rimasta pienamente romantica, e che il secolo sentisse proprio nella musica l’essenza dell’arte, è quindi la prova chiarissima di quanto fosse profondamente legato al romanticismo.
La struttura accentrata, in funzione di un apice drammatica, delle forme musicali nell’età romantica si dissolve, e torna a prevalere il modo aggiunto alla composizione più antica.
Anche le composizioni più vaste constano spesso di queste forme miniaturistiche, che strutturalmente non costituiscono più gli atti di un dramma, bensì scene di una rivista.
Questo secolo dopo tutto, non arrivò a concludere la sua lotta con lo spirito romantico; la decisione doveva toccare al nuovo secolo.
M°Monica Isabella Bonaventura

 

“Il gelso rosso.Una proposta di lettura” | di Meri Lolini

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E’ la storia della vita di Rosa. Lei nasce, cresce e vive a Trocchia che è alle pendici del Vesuvio. E’ una comunità agricola dove le tante famiglie lavorano come contadini nei possedimenti terrieri della famiglia Carecchi. Rosa dimostra da subito la sua curiosità ed infatti è grazie a suo padre, che inizia a leggere molto presto e andrà in prima elementare a cinque anni. Lei bambina e poi adolescente sarà per tutte le persone del borgo un modello di donna del progresso e del futuro. Questa ragazza riuscirà a diplomarsi maestra e subito parteciperà nel  novembre del 1958 al concorso abilitante all’insegnamento. La madre di Rosa preferirebbe vederla sposata, mentre lei sceglie prima di superare questo concorso e poi pensare al matrimonio, che sarà celebrato nel giugno del 1959. Il suo amore per Antonio nasce molto presto ed i due ragazzi si confrontano e si innamorano sotto quel gelso rosso ,che terrà il segreto della loro passione consumata sotto le sue fronde.Antonio non riesce a studiare e lavora come fabbro e Rosa viene invitata a feste di compleanno di compagne di scuola di famiglie altolocate ed è qui che incontra Edoardo il figlio dei proprietari terrieri  e  così comprende il modo di vivere di queste persone. E’ grazie alla sua istruzione che lei donna riesce ad andare via da Trocchia e questa situazione sarà la causa delle sue tante domande ed  incertezze.Tutta la storia si svolge in questa campagna, che viene descritta sapientemente sia per i suoi profumi che per i suoi colori e per quegli alberi di gelso rosso –morus rubra- che crescono in maniera rigogliosa alla falde del vulcano ed i loro frutti rossi sono molto gustosi.Questo romanzo è un intreccio tra le pagine del diario di Rosa ed il racconto dello scrittore.Il diario verrà da lei consegnato al parroco Don Serafino  e da quelle pagine verrà la verità della vita di quella donna emancipata , che spesso destava molta curiosità tra quella gente umile e senza istruzione.Viene affrontato il tema del lavoro poco tutelato in quell’epoca e la nascita del PCI ,che con il confronto del cugino Giorgio anche Rosa entrerà a far parte di quell’evoluzione sociale dell’epoca. Rosa diventò la maestra per eccellenza anche per istruire i tanti operai e per far comprendere loro, che il lavoro alla catena di montaggio creava isolamento e nessuno poteva essere orgoglioso del suo lavoro e portava come esempio l’agricoltore che zappa la sua terra ed i frutti che raccoglie. Rosa divenne una leader del Partito Comunista per il suo modo di esprimere concetti importanti per lo sviluppo della società. Era il 1968 quando Rosa si dimise dalla scuola.Prese una decisione molto discutibile per quell’epoca.Così per seguire gli ideali di Libertè Egalitè e Fraternitè lasciò il marito Antonio e grazie all’aiuto di molti amici fuggì verso la Francia.A  Parigi si trova a combattere per i suoi ideali sulle barricate ed incontra persone e tanti modi di pensare diversi. Il suo comportamento desta molta meraviglia.Lei donna sposata è lì da sola e per questo deve rispondere a tante domande, che la mettono a disagio.Rosa trova lavoro a Saint Nazaire in una libreria e qui incontra  Pierre.Lui è un ingegnere ai cantieri navali.La relazione finisce in maniera sorprendente.  Rosa è disgustata e lascia tutto.Grazie ad un amica va a Parigi. Lì con l’aiuto della sua amica Ingrid inizia a lavorare alla Galleria di Arte e subito volta pagina.E’ durante una visita ad un museo che incontra Edoardo ed inizia una nuova situazione. La sua passione per l’arte la rende sempre più curiosa e visita tante gallerie. L’amore tra loro sboccia in una sala della Galleria d’arte  davanti alla copia del  quadro del gelso rosso di Van Gogh. Ancora è il gelso il testimone della sua passione, come  quella vissuta con Antonio.Rosa ed Edoardo  si promettono, che la loro storia continuerà e quando lui tornerà tra un mese  da Londra, troveranno il modo di amarsi.Lei durante l’assenza di Edoardo si accorge di essere incinta. Inizia a pensare se dirlo a lui e sciupargli la vita di marito, oppure tornare da Antonio. La  paura che lui non voglia ritornare con lei, la fa riflettere e così lei mette in piedi una strategia contando sull’aiuto di Don Serafino. Rosa durante il viaggio di rientro in Italia fa un giro di telefonate e grazie a Don Serafino Antonio l’aspetterà alla stazione e si rimetteranno insieme. Lui non saprà mai che non è il padre di quel bambino. Rosa morirà due giorni dopo il parto di Edoardo di HIV contagiata da Antonio. Mentre è  ricoverata per HIV si confessa con Don Ciro e gli  dice che il figlio è di Edoardo Carecchi e non vuole dirlo al marito e nemmeno al Carecchi perché impaurita dalle conseguenze e darà al prete il suo diario quando morirà.  Erano i primi di giugno del 73 e Rosa aveva 32 anni.Una donna che ha combattuto per i suoi ideali in maniera vivace e con grande intelligenza.

COMUNICATO STAMPA IL GELSO ROSSO DI GENNARO GUACCIO

Spettabili redazioni, gentili colleghi della stampa, blogger e pregiatissimi direttori,invio a voi tutti il comunicato stampa con corredo fotografico e altro  per la segnalazione dell’ evento su portali, siti, testate della presentazione del libro del prof. Gennaro Maria Guaccio “Il gelso rosso” che ci sarà, nell’ambito della rassegna letteraria “il tempo e le idee”, martedì 10 agosto alle ore 18:00 presso la sala consiliare di Roccaraso. L’evento vedrà la partecipazione dell’autore, del Sindaco di Roccaraso  Francesco Di Donato, della prof.ssa Rosella Valentini e della dott.ssa Federica Testa. Siete tutti invitati a partecipare all’evento che si atterrà alle misure di distanziamento causa covid 19. Ringraziandovi per la preziosa collaborazione vi invito a dare cenno di promozione evento attraverso l’invio di link. Resto a disposizione per eventuali recensioni o interviste all’autore. In allegato il materiale riguardante “Il gelso rosso”.

SINOSSI LIBRO:

Rosa ha il nome di sua nonna Rosina, ma anche della Luxemburg, del che si è compiaciuto suo padre, contadino stanziale, avendone sentito parlare dal cugino Giorgio, attivista della locale sezione del PCI. Rosa, rivelatasi una ragazzina intelligente, sveglia e volitiva, conseguirà la licenza magistrale, diventerà maestra e anche attivista del partito.  Il casolare e l’aia in cui Rosa nasce e vive la sua giovinezza fanno parte dei possedimenti dell’antico casato dei Carecchi, il cui rampollo, Edoardo, che Rosa vincerà alle tabelline, avrà anch’egli un ruolo importante e determinante nella sua vita. Nel nuovo vento di democratizzazione sociale, i Carecchi finiranno per cedere la terra e il casolare ai loro ex braccianti, che conquisteranno così parte dei loro diritti. Intanto, Rosa sposerà Antonio Macchia, suo coetaneo e compagno di giochi. Tuttavia, a un certo momento, avvedutasi che il mondo di Trocchia in cui vive non le sta più bene e costatata una certa deriva del partito dagli ideali di partenza, Rosa decide di evadere e, abbandonato il marito e i compagni di lotta, si rifugia nella Francia rivoluzionaria del ’68. Qui fa vari mestieri, dalla ragazza del bistrot, alla bibliotecaria, all’impiegata negli uffici dei cantieri navali di saint Nazaire e sarà la compagna Pierre, ingegnere navale. Quindi, separatasi da quest’ultimo, si sposta a Parigi dove, mentre è collaboratrice in un Atelier d’Arte, incontra Edoardo, il rampollo dei Carecchi, di cui rimarrà incinta. Non gliene dirà nulla a Edoardo e, invece, è a questo punto che decide di tornare a Trocchia dove sarà tuttavia accolta da suo marito ma da cui sarà, involontariamente, contagiata di HIV. Morirà due giorni dopo aver dato alla luce il nascituro. Lascerà a don Serafino, il suo parroco, un diario in cui racconta la verità sul concepimento di suo figlio.

Cari saluti

Dott.ssa Daniela Merola

Giornalista, ufficio stampa, promozione 2.0

Redattore https://www.roadtvitalia.it/

Sito internet: https://danielamerola.wordpress.com/

 

L’Avv. Gian Ettore Gassani: Il tradimento ed il ruolo dell’amante | di Daniela Cavallini

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Daniela Cavallini e Gian Ettore Gassani

L’argomento è impopolare e scottante, tuttavia non avulso dalla realtà, anzi… la mia posta trabocca di angosciate testimonianze.

Personalmente mi sono chiesta se e cosa è cambiato nel susseguirsi delle generazioni.  Un breve excursus, mi porta alla conclusione che il cambiamento sia avvenuto più nella manifestazione dialettica che nella concretezza.

Sin dai tempi più remoti, la storia ci partecipa di donne famose, nobili e potenti  che, coniugate o meno, ricoprivano il citato ruolo “proibito”. Dunque nessuna novità, ad eccezione di desueti comportamenti più fintamente riservati – ed a parer mio più maliziosi e seducenti – rispetto all’impudenza odierna.

Sino a non molto tempo fa si valutava  “lei” l’amante  – accezione di per sé tutt’oggi peccaminosa -con criterio selettivo, basato sulle sue caratteristiche. Denigrata, seppur con invidia  dalle mogli (!), l’avvenente, affascinante e temuta “sgualdrina/rubamariti” – sposata o meno che fosse –, contrapposta all’unanimemente compatita zitella, spesso emblema dell’ingenerosità di madre natura, considerata acida, invidiosa ed incattivita, per non avere trovato “nessun uomo che l’abbia chiesta in moglie” e, pertanto, disponibile ad offrirsi a qualsiasi uomo la degnasse, prescindendo dal suo stato civile. In quest’ultime antiquate espressioni, ad oggi sostituite da eufemismi assai più prosaici, oltreché da atteggiamenti divenuti palesemente espliciti,  nella sostanza, non colgo significative differenze.

Per inciso, la definizione “rubamariti” priva l’uomo del benché minimo rispetto, ponendolo, in quanto  marito,  allo stesso livello di un oggetto di proprietà della moglie.

Intrinseco  il concetto del possesso“lui è mio e nessun’altra può permettersi di rubarmelo”. Persino in alcuni spot pubblicitari vi sono eloquenti sguardi fra donne che ben esprimono il pensiero possessivo. Cosa pensi o voglia “lui”, ieri come oggi, pare irrilevante… Lapalissiana distonia con l’amore!

Poiché non ci è dato alcun potere impositivo sui nostri sentimenti, è irrefutabile l’impossibilità d’ imporre o imporsi l’amore nei confronti di chicchessia – e, per l’effetto, anche la stessa fine. Il matrimonio può e deve garantire l’impegno all’adempimento dei connessi doveri: non può assicurare l’amore eterno. Tale aspettativa, se non addirittura pretesa – e lo dico da moglie! –, è molto affine all’inganno ed all’autoinganno. Innamorarsi accade a uomini e donne a prescindere dalle condizioni sociali e dalla propria volontà: è una legge naturale, non è una colpa.

Spesso, si assimila la riconciliazione della coppia all’amore ritrovato ed al perdono del fedifrago; tuttavia, non sempre – ma neppure troppo di rado  –  in realtà , vi è  amore, sì, ma per l’apparenza e la convenienza.  Quanto al perdono del fedifragoin assenza di colpa, cosa c’è da perdonare? Credo che, in questo caso, si attribuisca al perdono un’accezione impropria che,  solo in caso di buona fede da parte del tradito, sostituirei con la più appropriata “comprensione”. In caso di “simulazioni” in onore alla mera convenienza, per quanto qualcuno/a ambisca al “premio magnanimità”… l’uno vale l’altro.

Tuttavia, anche se ad oggi possiamo percepirci parzialmente sollevati da costrittivi moralismi, non scorderei che deteniamo il libero arbitrio in merito ai  nostri comportamenti e, pertanto, siamo  chiamati all’adempimento dei nostri doveri, al rispetto degli impegni assunti, quantomeno dal punto di vista legale. Ne parliamo con l’Avv. Gian Ettore Gassani – Matrimonialista – Presidente A.M.I.

Avv. Gian Ettore Gassani

Daniela Cavallini:

Bentornato Avv. Gassani, il tema di oggi è complicato, direi che divide drasticamente i cd “benpensanti” dai più possibilisti e realisti, i traditi dai fedifraghi. E, fra loro, la figura dell’amante che, donna o uomo che sia, vive estatiche sensazioni ma occupa insieme al cuore ed alla mente dell’amato/a, anche un ruolo difficile e criticato, non scevro da dolore.

Avv. Gian Ettore Gassani:

Sulla complicatezza delle vicende di tradimento, non posso che confermare, tanto che ho dedicato un intero capitolo del mio libro “La guerra dei Rossi” (Ed. Diarkos – ndr), intitolato “Il manuale del perfetto fedifrago”, dove illustro situazioni di cui mi occupo quotidianamente. La scena è sempre la stessa: il cliente o la cliente, entrano nel mio studio con una faccia da funerale e, con larghi giri di parole mi parlano della crisi del loro amore, sino a quando non intervengo con la domanda di prassi: “per caso, ha scoperto l’infedeltà del suo partner?”. Dopo un attimo di silenzio imbarazzato arrivano le prime risposte accompagnate da pianti o imprecazioni. Ed ecco che è giunto il momento di trasformarmi in “avvocato prestato alla psicologia” nell’intento di offrire un minimo sostegno morale alla persona, prima di entrare nel vivo della mia consulenza. Consulenza all’insegna soprattutto delle raccomandazioni… ne possiedo un vasto repertorio, sa?

Daniela Cavallini:

Non ne dubito, anzi, immagino quanto desideri divulgarne qualcuna…

Avv. Gian Ettore Gassani:

Innanzitutto, invito a mantenere la calma, poiché ho paura di gesti inconsulti – quelli che leggiamo sui giornali, per intenderci – e lo faccio soprattutto con gli uomini di cui temo la follia. Inoltre, se mi accorgo della particolare gravità della situazione, uomo o donna che sia, li invito a rivolgersi ad uno psicoterapeuta per imparare a gestire il cd “lutto da infedeltà”.

Daniela Cavallini:

“Lo faccio soprattutto con gli uomini di cui temo la follia”, tale affermazione presuppone una comprovata, differente, reazione da parte dei due sessi a fronte della scoperta infedeltà…

Avv. Gian Ettore Gassani:

Nella sua introduzione, lei ha fatto riferimento alla storicità del tradimento, pertanto m’invita a nozze nel proseguire, affermando senza tema di smentita che oggi, come allora, la dolorosa scoperta, se per le donne è un attacco al cuore, per gli uomini lo è anche al proprio orgoglio maschile, specie se quella tresca è di dominio pubblico. Pertanto, la storia c’insegna, che proprio il ferimento dell’orgoglio ha indotto molti uomini a commettere le peggiori azioni, tipo duelli, guerre e faide. Non dimentichiamoci che in Italia la parola più offensiva è “cornuto”. In alcune zone dell’Italia meridionale si usa il termine “scornacchiato” se si vuole rimarcare l’amara verità che il destinatario di tale insulto abbia subito l’onta dell’infedeltà coniugale in varie occasioni o se si vuole sottolinearne una naturale predisposizione ad essere un “cervo a primavera”. Infine è nel patrimonio genetico di molti uomini fragili la vendetta contro il torto subito, figuriamoci essere diventati becchi davanti agli amici del bar!

Diceva il mio compianto Amico Roberto Gervaso: “due cose un uomo non vorrebbe mai sapere: di essere inguaribilmente malato e pubblicamente cornuto”.

Comunque, tornando seri, anche alle donne rivolgo altrettante raccomandazioni, quando avverto in loro un aggressivo desiderio di rivalsa nei confronti del marito.

Daniela Cavallini:

Avvocato Gassani, da tempo, anche alcuni Grandi della psicologia, hanno sdoganato il concetto di “amore e fedeltà finché morte non ci separi”. In altre parole l’ambìto “per sempre”, pur non escludibile, non è coerente con la realtà della nostra evoluzione, come dichiara il grande Maestro Aldo Carotenuto:

“La significatività di un incontro è sempre racchiusa nella corrispondenza tra la persona amata e l’immagine interiore”. Questa corrispondenza non è mai statica, ma dinamica in quanto muta ad ogni innamoramento. I partner, che il destino sembra mettere sulla nostra strada, sono in realtà il risultato di una nostra crescita psicologica. È come se scoprendo questa immagine interna si fosse poi capaci di riconoscerla all’esterno, incarnata in una particolare persona. E’ difficile stabilire se l’incontro di cui parliamo sia soltanto uno o se, invece, a ogni fase della nostra vita corrisponda una diversa relazione…”.  (Aldo Carotenuto: la chiamata del Daimon).

Lei cosa ne pensa?

Avv. Gian Ettore Gassani:

Tanti anni di vita forense mi dicono che chiunque può essere un fedifrago o un tradito. Ripeto, chiunque. Non esiste al mondo persona che davanti ad una tempesta ormonale o a una profonda crisi di coppia, non sia capace di tradire. Mi sono passate davanti storie di tradimenti di gente bacchettona (a parole!!) che ne ha combinate di tutti i colori.

Non tradiscee non ha tentazione di farlosolo chi vive bene in coppia (e ci sono coppie meravigliose che però non sono la maggioranza), chi è all’inizio della passione  del rapporto, chi non ha occasioni per tradire o non ha tempo e, soprattutto, perché nessuno lo cerca o lo induce in tentazione. Perché la carne è debole per chiunque, nessuno/a escluso/a.

 

Daniela Cavallini:

Perché la carne è debole per chiunque, nessuno/a escluso/a”, lo riferirei alla scappatella sessuale, reiterata o meno. Altresì, lei asserisce nel suo libro (La Guerra dei Rossi – ndr) “i tipi di corna sono infiniti come le vie del Signoreed aggiunge “non tutte le corna sono uguali; ”ci sono infedeltà platoniche molto peggiori nel loro significato e gravità di un fugace incontro sessuale”. Interpreto quest’ultima affermazione allusiva all’innamoramento e… innamorarsi accade a uomini e donne a prescindere dalle condizioni sociali e dalla propria volontà: è una legge naturale, non è una colpa.

Avv. Gian Ettore Gassani:

Certo, non date retta ai moralisti e ai bigotti. Sono i peggiori perché non sono mai stati l’oggetto del desiderio di qualcuno e a loro non resta che sputare sentenze e scagliare la prima pietra. Noi italiani siamo un popolo di peccatori nascosti e bacchettoni sui social.

Se ci togliamo la maschera – e mi ci metto io in prima fila – forse riusciamo a capire, come ha detto lei nell’introduzione, che nessuno di noi è proprietà di qualcuno e nessuno è proprietario del cuore e del corpo degli altri. La vera infedeltà di coppia è la risposta naturale a due sentimenti orrendi: disinteresse e indifferenza. La fedeltà non la si impone. In ogni caso, conosco tanta gente fedele ma stitica di slanci e generosità nei confronti del/la partner, così come l’esatto opposto. A tale proposito le cito il caso di una moglie infedele fino all’osso, che però usava mille premure verso il marito malato e trascorreva le notti a curarlo e fargli compagnia. Aveva persino svenduto un appartamento ereditato per sostenerlo nelle migliori cure, assicurandogli il confort di una clinica di alto livello. Questa donna amava e stimava suo marito, ma aveva necessità di evadere sessualmente per combattere la routine mortale con un coniuge asessuato e privo di qualsivoglia passionalità. Ve la sentireste di lapidare un’infedele così? Io non di certo. Cerchiamo di fare dei distinguo contestualizzando ogni vicenda caso per caso.

E, quanto alla mia affermazione, da lei sopra riportata,  “non tutte le corna sono uguali”, è la stessa Suprema Corte di Cassazione che da anni ha ridimensionato il disvalore dell’infedeltà coniugale quando è provato che essa è la conseguenza di una crisi latente nella coppia.

 

Daniela Cavallini:

Abbiamo sinora parlato di tradimento. Ora, riconducendomi alla sua lunga esperienza forense,  le chiedo conferma dell’esiguo numero di  separazioni avvenute per scelta spontanea, in funzione della “consacrazione” della nuova coppia.

Avv. Gian Ettore Gassani:

Assolutamente confermo. A parte alcuni grandi amori, tendenzialmente la nuova compagna non sostituisce la moglie.

Daniela Cavallini:

In una chiacchierata radiofonica, lei espresse l’identica constatazione, certamente deterrente per le amanti “Penelope style”, aggiungendo un’affermazione: un uomo non lascerà mai la moglie per l’amante perché la moglie è la sua donna, soprattutto se è una brava donna. Ecco… spero che mio marito non mi definisca mai “una brava donna”… mi pare la definizione di una donna goffa e alla buona, priva di fascino… data per scontata…

Avv. Gian Ettore Gassani:

Non posso darle torto, tuttavia, in quell’occasione, ho riferito il pensiero comune, quello più diffuso, attinto dalla solita fucina, nota come la mia personale esperienza forense. Come direbbe lei “ha parlato l’Avvocato Gassani, non Gian Ettore”.

Daniela Cavallini:

Touché! In effetti chi più chi meno, tutti abbiamo bisogno di istituzioni e di trasgressioni. Tuttavia questo sottolinea che l’amante, il cui ruolo è trasgressivo per antonomasia, perderebbe il suo fascino agli occhi dell’amato/a, qualora s’intestardisse a voler subentrare alla moglie o al marito. Tuttavia è innegabile l’esistenza di relazioni parallele, lunghe e felici, vissute con sentimento.

 

Avv. Gian Ettore Gassani:

Concordo, d’altronde è una constatazione che le relazioni parallele possono essere lunghe e vissute con sentimento, seppure mediando con vari aspetti, a patto che entrambi i componenti della coppia per così dire “clandestina” siano molto intelligenti, riservati, equilibrati e consapevoli del loro ruolo.  In caso contrario – e mi rivolgo soprattutto alle donne speranzose di ufficialità -, lacrime, gelosie, ricatti morali, in una sola parola “pressioni”, allontanano irrimediabilmente l’uomo e, quand’anche – ribadisco, molto improbabilmente –  costui lasciasse la moglie, all’amante non resterebbe altro che offrirgli il ricalco dell’attuale rapporto coniugale e, conseguentemente l’esposizione a nuova trasgressione. Il criterio è ugualmente valido per gli uomini, tuttavia, mi sono rivolto alle donne perché, da questo punto di vista, sono le più colpite e soggette alla peggiore delle delusioni.  

Daniela Cavallini:

Ospite alla trasmissione televisiva “La vita in diretta”, lei ha affermato che paradossalmente, in ambito virtuale può svilupparsi un sentimento importante, che ben poco ha a che vedere  rispetto alla “scappatella fisica”. Non potrei essere più d’accordo, dato che tutti noi siamo energia – lo affermano oramai anche i Fisici – e dunque ci attraiamo energeticamente grazie a leggi Universali, pur apparentemente irrazionali. Dall’attrazione energetica, alla scoperta di affinità elettive, all’innamoramento, il percorso è breve anche se talvolta l’ammissione è negata persino a sé stessi.

Avv. Gian Ettore Gassani:

La piazza virtuale è micidiale. Oramai lo sanno tutti. Il social  è diventato la terra del rimorchio selvaggio. In rete sono nati anche tanti amori, ma la ricerca di avventure “mordi e fuggi”, è la vera finalità di moltissimi/e.

 

Daniela Cavallini:

Infine, Avvocato Gassani, lei ha affermato che in sede legale, il tradimento virtuale è equiparato a quello fisico…

Avv. Gian Ettore Gassani:

Ogni giorno porto in tribunale prove d’infedeltà raccolte sui social. Sono spesso prove decisive.

Daniela Cavallini:

Caro Avvocato… grazie per il suo intervento.

Antonio Ferrante, poeta, saggista, attore, regista e artista | INTERVISTA

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Antonio Ferrante

«Il poeta è una guida… un sacerdote… uno sciamano… un preveggente» (Antonio Ferrante)

Antonio Ferrante

Ciao Antonio, benvenuto. Grazie per la tua disponibilità e per aver accettato il nostro invito. Se volessi presentarti ai nostri lettori, cosa racconteresti di te quale Antonio poeta, saggista, attore, regista e artista?

Una persona normale che da bambino si è innamorato degli artisti di cinema perché tutti i pomeriggi stava in un cinema rionale a vendere gelati e caramelle. Crescendo poi ho studiato per fare l’attore.

… chi è invece Antonio Uomo che vive la sua quotidianità e cosa fa al di fuori dell’arte recitativa e dello scrivere che puoi raccontarci?

Non so se riesco a definirmi. Sono beat, amo l’improvvisazione e la contaminazione. Mi definisco un poeta civile alla Giusti. Il mestiere l’ho imparato da Bukowski. L’importante è farsi capire e la semplicità. Amo tutti i poeti italiani, stranieri, tutti gli attori tutti gli artisti.

Chi sono e chi sono stati i tuoi maestri d’arte, se vogliamo usare questo termine? Qual è stato il tuo percorso artistico/formativo ed esperienziale nel mondo del teatro, della recitazione, della scrittura e della poesia?

Ho avuto maestri come Scaccia e molti spettacoli con De Vico e altri attori napoletani.

Come definiresti il tuo stile poetico e la tua poetica? C’è qualche poeta del passato o del presente al quale ti ispiri?

La poesia… l’arte è cultura e terapia. Tutti hanno dentro un mondo che possono esprimere con una tecnica… parole… note… disegno… ecc…

Recentemente hai pubblicato “Non rompermi…” con la casa editrice PandiLettere dell’editore Lara Di Carlo. Come nasce questa raccolta di poesie, qual è il messaggio che vuoi arrivi al lettore e quali gli stimoli che ti hanno portato a scrivere quest’opera?

Quello che ho scritto è stato per necessità… con ricerca approfondimento e professionalità. Sono arrivato ad esprimermi con la poesia per approfondire Bukowski e perché i teatri erano chiusi.

Raccontaci delle tue poesie, dei tuo saggi sulla recitazione e sul teatro e dei tuoi libri. Quali sono che ami ricordare e di cui vuoi parlare ai nostri lettori in questa chiacchierata?

Un libretto pieno di ironia e ingenuo scritto da un sognatore…

Una domanda difficile Antonio: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Non rompermi…”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Per me il successo è realizzare me stesso… ed è un viaggio fino all’ultima fermata.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea, tecnologica e social?

Tutto è amore. Si può amare in tanti modi e ad ogni età.

«Direi che sono disgustato, o ancor meglio nauseato … C’è in giro un sacco di poesia accademica. Mi arrivano libri o riviste da studenti che hanno pochissima energia … non hanno fuoco o pazzia. La gente affabile non crea molto bene. Questo non si applica soltanto ai giovani. Il poeta, più di tutti, deve forgiarsi tra le fiamme degli stenti. Troppo latte materno non va bene. Se il tipo di poesia è buona, io non ne ho vista. La teoria degli stenti e delle privazioni può essere vecchia, ma è diventata vecchia perché era buona … Il mio contributo è stato quello di rendere la poesia più libera e più semplificata, l’ho resa più umana. L’ho resa più facile da seguire per gli altri. Ho insegnato loro che si può scrivere una poesia allo stesso modo in cui si può scrivere una lettera, che una poesia può perfino intrattenere, e che non ci deve essere per forza qualcosa di sacro in essa.» (Intervista di William Childress, Charles Bukowski, “Poetry Now, vol. 1, n.6, 1974, pp 1, 19, 21.). Tu da poeta cosa ne pensi in proposito? Ha ragione Bukowski a dire queste cose? Cosa è oggi la poesia per te, riprendendo il pensiero di Bukowski?

L’arte nasce dalla necessità… di qualunque tipo. Per riempire un vuoto… Bukowski è un grande poeta.

«Il ruolo del poeta è pressoché nullo … tristemente nullo … il poeta, per definizione, è un mezzo uomo – un mollaccione, non è una persona reale, e non ha la forza di guidare uomini veri in questioni di sangue e coraggio.» (Intervista ad Arnold Kaye, Charles Bukowski Speaks Out, “Literary Times”, Chicaco, vol 2, n. 4, March 1963, pp. 1-7). Qual è la tua idea, in proposito, rispetto alle parole di Bukowski? Cosa pensi del ruolo del poeta nella società contemporanea, oggi social e tecnologica fino alla esasperazione? Oggi al poeta, secondo te, viene riconosciuto un ruolo sociale e culturale, oppure, come dice Bukowski, fa parte di una “élite” di intellettuali che si autoincensano reciprocamente, una sorta di “club” riservato ed esclusivo, che non incidere realmente nella società e nella cultura contemporanea?

Il poeta è una guida… un sacerdote… uno sciamano… un preveggente.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’ è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista di artista poliedrico. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

Attraverso l’emozione.

Tu, Antonio, sei nato col teatro napoletano e la recitazione ha segnato la tua carriera artistica e professionale. Il 15 settembre 1984 a Taormina, Eduardo de Filippo, durante una conferenza pubblica, disse: « … è stata tutta una vita di sacrifici e di gelo! Così si fa il teatro. Così ho fatto! Ma il cuore ha tremato sempre tutte le sere! E l’ho pagato, anche stasera mi batte il cuore e continuerà a battere anche quando si sarà fermato». Leggendo queste parole cosa ti viene in mente, quali sono le associazione esperienziali che fai e cosa pensi della figura dell’attore e dell’artista da questa prospettiva defilippiana, se vogliamo?

Il teatro dei tempi di Eduardo è finito. Ora il teatro si fa con le tessere di partito. Io l’ho scelto per un percorso di cultura e sono stato fortunato, perché ho fatto tante tournée e sono arrivato alla pensione. Continuo a scrivere e sognare di tornare in scena con dei miei testi.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

La mia testardaggine… il mio daimon… e tutti quelli coi quali ho lavorato.

Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre film da vedere quali consiglieresti e perché?

Fellini. Monicelli. Woody Allen. Almodovar.

E tre libri da leggere assolutamente nei prossimi mesi? Quali e perché proprio quelli?

Delitto e castigo. Il codice dell’anima. Il risveglio dell’asino.

I tuoi prossimi progetti? Cosa ti aspetta nel tuo futuro professionale e artistico che puoi raccontarci?

Voglio portare in scena le vite dei poeti. Le loro poesie.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Su Facebook pubblico una poesia al giorno.

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Che tutti coltivino un hobby come se fosse la loro professione. Auguri e grazie.

Antonio Ferrante

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Antonio Ferrante

Il libro:

Antonio Ferrante, “Non rompermi…”, PandiLettere ed., Roma, 2021

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Antonio Ferrante, “Non rompermi…”, PandiLettere ed., Roma, 2021

Andrea Giostra

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò di Palermo

Il libro: “Quando cadono le stelle” di Gian Paolo Serino | Spunti e associazioni per discorrere di letteratura e omogeneizzati

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Gian Paolo Serino

Sono anni che non scrivo recensioni di libri. Non perché non ne legga, ne leggo sempre tanti, anzi, a dire il vero, inizio a leggerne tanti, le prime dieci, venti pagine, qualche volta arrivo anche a trenta pagine… ma poi desisto, mollo, non riesco ad andare avanti, li chiudo per non riaprirli mai più. Negli ultimi anni mi succede sempre più spesso, allora mi rifugio nei mie autori preferiti che leggo e rileggo da sempre, Sciascia, Bufalino, Pirandello, Verga, Capuana, Philip Roth, Dostoevskij, Anaïs Nin, Proust, Bukowski, Schnitzler… e altri ancora. Tengo alcuni dei loro libri disposti in pile nelle mie due scrivanie di lavoro, quella dello studio di città, Palermo, e quella dello studio della villetta dei miei genitori, arroccata in una delle colline di Montelepre che abbraccia il golfo sul Tirreno in lontananza. Qui, a mille passi dal pizzo della collina di Montedoro dove si erge timida la piccola e cubica cappella dedicata alla Santa Croce fatta di mattoni di tufo colorato di un rosso svampito, passo quasi tutti i miei fine settimana. Mi capita spesso di sentire il bisogno primario di leggere qualcosa che sappia nutrirmi, e questi autori ci riescono sempre, con una facilità disarmante. Basta che rilegga una decina di pagine di uno a caso di questi libri, e il mio cervello sembra rigenerarsi, vive, ritorna capace di nuove associazioni, di nuove idee, di nuove parole da pensare e da scrivere… e tutto mi ritorna da una prospettiva che è frutto di quella lettura, letta e riletta decine di volte, che mi apre nuovi orizzonti letterari e mi fa capire, ancora di più, cosa è “letteratura” e cosa invece “non lo è”! I miei autori (certamene ce ne sono tantissimi altri che non ho citato, ed altri centinaia e centinaia che non ho mai letto! Ma qui discorro di quelli che ho letto, leggo e conosco…) mi segnano la via che indica cosa è “letteratura” e cosa “non lo è”. È questo quello che amo quando li (ri)leggo, e questo che mi dà vitalità letteraria quando parola dopo parola sminuzzo le loro frasi, i loro periodi, le loro composizioni fatte di parole, di spazi, di una punteggiatura che sta dove deve stare… e cerco di capire la magia che quella combinazione di parole sa innescare nella mia mente rendendola libera e prigioniera al contempo di quell’arte letteraria.

Non è mai la storia quello che mi affascina in un romanzo, in un racconto, in una novella o in una narrazione qualsiasi. Di storie, nella vita reale, ne ho viste, sentite e vissute tantissime, migliaia, tutte uniche, originali, interessanti, drammatiche, gioiose, dolorose, passionali, tragiche, comiche… potrei scriverci mille romanzi se sapessi farlo e se avessi mille anni di vita! Ma non è quello, infatti, il punto: la storia! Il cuore di un racconto è “come” viene raccontato, non “cosa” viene raccontato! La dico utilizzando le parole di Bukowski, per essere più chiaro: «Non mi preoccupo di cosa sia o meno una poesia, di cosa sia un romanzo. Li scrivo e basta… i casi sono due: o funzionano o non funzionano. Non sono preoccupato con: “Questa è una poesia, questo è un romanzo, questa è una scarpa, questo è un guanto”. Lo butto giù e questo è quanto. Io la penso così.» (Ben Pleasants, The Free Press Symposium: Conversations with Charles Bukowski, “Los Angeles Free Press”, October 31-November 6, 1975, pp. 14-16.).

“O funzionano o non funzionano”! Questo è e deve essere (dalla mia plebea prospettiva di lettore che vuole assaporare lentamente quello che legge!) il cuore vero e pulsante di una storia scritta perché possa essere definita letteratura! Se non funziona, se non è in grado di creare magicamente emozioni, non è letteratura, “è altro”.

“ll mio Io lettore”, del quale sto scrivendo in queste poche righe, utilizza, da sempre, le “raccomandazioni” che Vladimir Nabokov non si stancava mai di fare ai suoi studenti del corso di Letteratura Russa al Wellesley College prima, e alla Cornell University successivamente, dove insegnò per oltre vent’anni. «Lasciate che vi dia un suggerimento pratico: la letteratura, la vera letteratura, non dev’essere ingurgitata come una sorta di pozione che può far bene al cuore o al cervello – il cervello, lo stomaco dell’anima. La letteratura dev’essere presa e fatta a pezzetti, sminuzzata, schiacciata – allora il suo squisito aroma lo si potrà fiutare nell’incavo del palmo della mano, la potrete sgranocchiare e rollare sulla lingua con gusto; allora, e solo allora, il suo sapore raro sarà apprezzato per il suo autentico calore e le parti spezzate e schiacciate si ricomporranno nella vostra mente e schiuderanno la bellezza di un’unità alla quale voi avrete dato qualcosa del vostro stesso sangue» (Vladimir Nabokov, “Lezioni di letteratura russa”, Adelphi ed., Milano, 2021). Per questo mi capita spesso di rileggere i romanzi degli autori che amo. Sminuzzo le frasi, sottolineo le parole, digeriscono le composizioni letterarie una, due, dieci volte, poi dopo qualche mese ne rileggo qualche pagina, e continuo così, alternando i “nuovi” autori, perché in fondo sono uno sperimentatore e un pioniere di scrittori che non conosco, per tornare, il più delle volte, sconfitto, rassegnato ai miei “maestri”. Insomma, non sono e non riesco mai ad essere un lettore che ingurgita romanzi come un “tubo digerente” che ingoia, rendendola fertile, terra argillosa o calcarea, invece che le fertili terre delle colline della Conca d’Oro siciliana dove ad ogni seme gettato è certo che quella natura regalerà un germoglio vitale.

Ma perché tutta questa manfrina se devo scrivere del libro di Gian Paolo Serino?

A dire il vero non lo so neanche io, adesso che ci penso. Quello che so di certo è che leggendo il suo libro, “Quando cadono le stelle”, ho pensato a tutte queste cose che ho scritto e ad altre ancora che non posso scrivere perché sarebbero davvero noiose per il lettore che dovesse leggere queste poche righe, e rischierei di sentirlo chiudere questo link per non riaprirlo mai più!

Gian Paolo Serino fino a poche settimane fa non sapevo nemmeno chi fosse. Per caso mi sono imbattuto in un suo articolo pubblicato il primo maggio di quest’anno sul Blog di Nicola Porro, nel quale scriveva di una certa signora sarda vincitrice di premi letterari nazionali importanti, che si atteggia a scrittrice colta, tuttologa affermata di talk show televisivi “allineati e coperti” alle politiche mediocratiche e omogeneizzanti delle lobby che detengono, senza opposizione alcuna, il potere culturale del nostro Paese. Una signora che eccelle (dal mio plebeo punto di vista!) esclusivamente in una formidabile mediocrità tanto che – e scusatemi l’associazione letteraria! – possiede i tratti culturali e intellettuali che magistralmente delinea il filosofo franco-canadese Alain Deneault in un suo superbo e assai attuale saggio: «Si spiega così come mai nessuna figura alla Nietzsche spunti oggi a denunciare il popolino “mediocre” che cerca di consolidare la sua posizione alla media e giusta distanza da ogni cosa. Questa accezione della mediocrazia non è più in uso. Se si accendesse, alcuni sociologi legittimisti si affretterebbero a relegare l’altezzoso personaggio entro i confini di “uomo del risentimento”, intellettuale in soprannumero delle istituzioni scolastiche, potenziale teorico del complotto, lui stesso un “mediocre” che ritorce l’odio verso sé stesso contro l’intera società. Perché la mancanza di vitalità e spirito battagliero attribuita a questo popolo zoppicante oggi è non tanto l’oggetto di una critica quanto di un’ingiunzione: i poteri costituiti non deplorano i comportamenti mediocri, li rendono inevitabili. Si afferma sempre di più un nuovo genere di mediocrazia. La parola non indica più un insieme di intellettuali autonomi e di bottegai complessati che si cimentano alacremente con le abilità e le arti un tempo riservate all’élite, così come i membri di quest’ultima se li rappresentavano nel XIX Secolo. Oggi il termine “mediocrazia” designa piuttosto standard professionali, protocolli di ricerca, processi di verifica e calibrature metodologiche attraverso i quali le organizzazioni dominanti si accertano di rendere intercambiabili i propri subalterni. La mediocrazia è l’ordine in funzione del quale i mestieri cedono il posto ad una serie di funzioni, le pratiche a precise tecniche, la competenza all’esecuzione pura e semplice.» (Alain Deneault, “La mediocrazia”, Neri Pozza ed., 2017, pp.27-28). Ecco, la signora sarda è proprio l’individuo che descrive, con maestria e con una magica composizione di parole, Alain Deneault.

Fu a quel punto che Gian Piero Serino mi incuriosì. Quello che ebbe a scrivere sulla signora sarda, era molto molto vicino a quello che pensavo io sulla stessa signora, e, per certi versi, a quello che avevo già scritto, sopraffatto da un irresistibile, quando inopportuno, impulso di dire la mia sull’affermata tuttologa sarda quando la stessa ebbe a denigrare cinicamente, per vana gloria mediatica e per qualche migliaio di like in più sul suo canale YouTube, uno dei più grandi geni siciliani del Novecento. Ma questa ovviamente è un’altra storia che qui non ci interessa!

Vedete perché non scrivo più recensioni da anni? Perché poi me ne vado per i cazzi miei e perdo tutti i lettori che, magari, con ingenua curiosità hanno iniziato a leggere quello che scrivo! Va bè! Speriamo solo che adesso non accada!

Dicevo di Gian Paolo Serino.

La lettura del suo articolo mi piacque, la condivisi e voli saperne di più su di lui.

Ebbene, dopo pochi minuti su Google scoprii che era giornalista, saggista, scrittore e, dulcis in fundo, il critico letterario più temuto del nostro paese! Uno dei pochissimi veri intellettuali, “sopravvissuto” alla mediocrazia e alla omogeneizzazione di massa, scampato ai salotti letterari buoni dell’élite culturale del nostro paese, la stessa élite culturale che quale mission prioritaria ha esclusivamente la omologazione di matrice “Johnathan Evans Prichard”, ricordate il film “L’attimo fuggente”? Sì… Sì… proprio quella matrice… Sono loro, gli inconsapevoli seguaci contemporanei del Professor emerito Johnathan Evans Prichard che per comprendere la letteratura e la poesia imponeva una rigida e insindacabile griglia di misurazione: «Per comprendere appieno la poesia, dobbiamo, innanzitutto, conoscere la metrica, la rima e le figure retoriche e, poi porci due domande: uno con quanta efficacia sia stato il fine poetico e due, quanto sia importante tale fine. La prima domanda valuta la forma di una poesia, la seconda ne valuta l’importanza. Una volta risposto a queste domande, determinare la grandezza di una poesia, diventa una questione relativamente semplice. Se segniamo la perfezione di una poesia sull’asse orizzontale di un grafico e la sua importanza su quello verticale, sarà sufficiente calcolare l’area totale della poesia per misurarne la grandezza. Un sonetto di Byron può avere valori alti in verticale, ma soltanto medi in orizzontale, un sonetto di Shakespeare avrà, d’altro canto, valori molto alti in orizzontale e in verticale con un’imponente area totale, che, di conseguenza, ne rivela l’autentica grandezza. Procedendo nella lettura di questo libro, esercitatevi in tale metodo di valutazione, crescendo così la vostra capacità di valutare la poesia, aumenterà il vostro godimento e la comprensione della poesia”.»

Ecco, vedete? Mi perdo sempre… vado da un’altra parte! “Sei uscito fuori tema” mi avrebbe certamente rimproverato con voce stridula la mia professoressa di lettere del liceo che ogni volta non perdeva occasione per gioire con soddisfazione degli insuccessi dei suoi studenti! Ma anche questa è un’altra storia… Scusate…

Dicevo… scopro allora con grande piacere che Gian Piero Serino è un vero intellettuale che scrive quello che pensa e che se deve mandare a fanculo un VIP o un miliardario… che ne so?, faccio solo un esempio a caso… il grande Vasco nazionale… lo fa senza pensaci un attimo!

E anche questo mi piacque assai! Anche perché io, nel mio piccolo piccolo, sono proprio così! Di gente che ho mandato a fanculo negli ultimi trent’anni si può riempire San Siro! Ma anche questa è un’altra storia!

Decisi allora di acquistare il suo primo romanzo, “Quando cadono le stelle”, e irredimibilmente curioso iniziai a leggerlo venerdì scorso (16 luglio 2021). L’ho iniziato ieri e oggi (sabato 17 luglio) l’ho terminato! Letto quasi d’un fiato! Non mi accadeva da decenni con un autore contemporaneo a me sconosciuto! E me ne sono reso conto adesso, solo dopo aver terminato, averlo chiuso, e averlo poggiato al vertice della pila di libri che ho sulla mia scrivania dello studio di Montedoro… sì, la pila di libri, quella che dicevo prima, quella dei miei maestri di lettura che rileggo periodicamente per nutrire di letteratura il lettore che è in me.

Questo dovrebbe bastare per costringervi – se siete arrivati a questo punto della lettura! – a comprare e leggere “Quando cadono le stelle”.

Ma voglio scrive solo altre due righe, anche perché non potrei scriverne di più. Non sono uno scrittore, non sono un esperto di letteratura contemporanea, non sono un critico letterario, e quindi la mia opinione è quella di “uno vale uno”, ovvero nulla! Ma tant’è!

La scrittura del Romanzo di Serino è snella, veloce, ritmata, armonica, musicale. Lo scarso uso di aggettivi qualificativi la rende altruista, rispettosa del lettore che si vede costretto ad immedesimarsi nei tanti protagonisti che affollano il romanzo con eleganza, grazia, stile, personalità, pathos, estraneamenti, solitudini, fragilità, innocenza, dolori nascosti abilmente dietro le stesse maschere di pirandelliana memoria. Le descrizioni delle azioni quotidiane che compiono i protagonisti sono puntuali, attente ai dettagli, si succedono repentine nella narrazione intrecciandone i contorni e le emozioni del lettore, dell’un protagonista sull’altra, del primo sul successivo, dei tanti attori di un Romanzo che, con scarse possibilità di essere smentito, definisco con una sola parola: brillante. Gli intrecci e il susseguirsi delle varie storie è intrigante, genera inarrestabile curiosità di quanto ha da accadere nel paragrafo successivo, nella pagina successiva, nel capitolo successivo… E sei spinto impetuoso a leggere velocemente e al contempo ti costringi a leggere lentamente per gustare e assaporare la composizione delle frasi e delle immagini che sanno innescare. Insomma, non serve scrivere altro! Sarebbe sterile retorica o piacioneria… e questo libro non ne ha certo bisogno!

Se c’è una cosa che posso dire e che posso scrivere con certezza su “Quando cadono le stelle”, è che in questo Romanzo troverete vera letteratura contemporanea!

Lo so che il mio “giudizio” è di uno di quelli che “uno vale uno”, ovvero nulla, l’ho detto io! Ma dovreste sperimentarlo per credere e poi, dopo aver letto il romanzo, scrivermi la vostra. Se doveste rimanere delusi, bè! sarebbe un vero problema per me perché non saprei come rimborsarvi del tempo e del danaro speso. Ma dovrete motivare la vostra delusione letteraria! E questo, vi posso assicurare, sarebbe una bella e difficile impresa nella quale sareste costretti alla resa, ovvero, alla fuga! Per cui mi sento molto tranquillo.

Se invece amate leggere gli omogeneizzati degli autori (o presunti tali!) che scrivono di commissari, commissarie, ispettori, ispettrici, procuratori, procuratrici, investigatori, investigatrici, poliziotti, poliziotte, avvocati, avvocatesse, ad libitum… nei quali romanzi ed autori è possibile intercambiare i primi con i secondi senza che nessuno sarebbe mai in grado di riconoscere l’origine dell’uno e dell’altro, allora lasciate perdere, questo non è un Romanzo per voi!

Detto questo, vi ringrazio se siete arrivati a leggere fin qui, vi ringrazio per la vostra attenzione e vi auguro buone letture!

SINOSSI:

«Un attore famoso, alcolizzato e depresso in privato ma simbolo del «sogno americano» in pubblico, riceve una notizia personale che gli cambierà la vita per sempre.

Il più grande artista del mondo, durante l’occupazione nazista, rende immortale la figlia della donna di servizio di un hotel su una spiaggia di Juan-les-Pins, in Francia.

Un giovane scrittore newyorchese s’innamora della figlia di un Premio Nobel per la letteratura. Questa relazione lo sconvolgerà a tal punto da pubblicare uno dei libri più venduti al mondo.

Un anonimo funzionario di una compagnia di assicurazioni si occupa di sicurezza sul lavoro. Conosce una cameriera in un bordello nel ventre nero di Praga e, grazie a lei, troverà il suo modo per salvare l’umanità.

Arrivato alla fine della sua vita, uno dei più grandi scrittori del Novecento si suicida con la canna di un fucile in bocca, mentre una ragazza vitale, chiassosa e ribelle alle regole rigide della sua famiglia, negli anni Quaranta viene sottoposta per volere del padre a un intervento di lobotomia frontale.

Un romanzo corale che ci racconta i luoghi oscuri di quella società dello spettacolo diventata un incredibile e pirotecnico “Grande Show”.»

Gian Paolo Serino:

https://www.facebook.com/profile.php?id=652563783

https://www.instagram.com/gian_paolo_serino/

Gian Paolo Serino

Il libro:

Gian Paolo Serino, “Quando cadono le stelle”, Baldini & Castoldi ed., Milano, 2016

https://www.baldinicastoldi.it/libri/quando-cadono-le-stelle/

Gian Paolo Serino, “Quando cadono le stelle”, Baldini & Castoldi ed., Milano, 2016

La rivista di critica letteraria “Satisfiction”:

https://www.satisfiction.eu/

https://www.facebook.com/satisfictioneu

“Satisfiction” https://www.satisfiction.eu/

I libri di Gian Paolo Serino pubblicati da Baldini+Castoldi ed.:

https://www.baldinicastoldi.it/autori/serino-gian-paolo/

Intervista a Gian Paolo Serino da Giusy Randazzo per “REAL TEAM TV libri” (14 ottobre 2019):

Andrea Giostra

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https://andreagiostrafilm.blogspot.it

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Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo

Andrea Meli, scrittore e poeta, ci presenta il suo romanzo “Il nome di Abel” | INTERVISTA

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Andrea Meli, scrittore e poeta

«Il nome di Abel racchiude in sé tante istanze: la relazione tra genitori e figli, l’elaborazione del lutto, il rapporto con il passato, di cosa si è disposti a fare per amore; ma ha anche il carattere del giallo, con indagini, ricerca di prove, ipotesi, ricostruzione di avvenimenti. Il tutto attraversato da una potente energia, che scuote le cose, spalanca le finestre, si manifesta in ombre, visioni, sogni. Un’energia che chiede che venga svelato finalmente il grande segreto che Abel porta con sé» (Andrea Meli)

Andrea Meli, “Il nome di Abel”, AUGH! Edizioni, Viterbo, 2021

Ciao Andrea, benvenuto. Grazie per la tua disponibilità e per aver accettato il nostro invito. Se volessi presentarti ai nostri lettori, cosa racconteresti di te quale Andrea poeta e scrittore?

Intanto grazie a voi per l’invito e l’ospitalità! Mi piacciono le storie in mezzo alle quali striscia silenzioso un elemento perturbante, che a volte può anche prendere la forma del surreale. Scrivere è per me un modo per rovesciare la realtà, ciò che è davanti ai nostri occhi, e mostrare l’invisibile. Che è la modalità con cui mi rapporto sempre al mondo: andare oltre, cercare i fantasmi nelle fotografie, scovare gli intimi desideri degli uomini. Un po’ come guardare al buio con gli occhiali a raggi infrarossi. È eccitante e al tempo stesso fa paura, perché sai che prima o poi viene fuori qualcosa che non vuoi vedere.

… chi è invece Andrea Uomo che vive la sua quotidianità e cosa fa al di fuori dell’arte dello scrivere che puoi raccontarci?

Lavoro come insegnante di sostegno alle scuole medie. Lavoro difficile, impegnativo ma che ti permette di vedere la scuola e i ragazzi da punti di viste diversi. A volte sei l’uomo invisibile che sa tutto di tutti. A volte sei quello che ha la torcia in mano e deve mostrare agli altri l’invisibilità di cui soffrono i ragazzi con disabilità. E ritorniamo alla paura di trovarti davanti agli occhi qualcosa che non vuoi vedere: in questo caso la diversità dell’altro. Ecco, ho imparato sulla mia pelle che bastano pochi minuti perché quella diversità di dissolva. Si tratta di entrarci in relazione e metterti alla prova.

Chi sono e chi sono stati i tuoi maestri d’arte, se vogliamo usare questo termine? Qual è stato il tuo percorso artistico/formativo ed esperienziale nel mondo della scrittura e della poesia?

La mia prima grande scuola è stata un master di scrittura creativa, tenutosi a Siena nel lontano 2005. Devo però moltissimo a Sebastiano Mondadori e alla scuola di scrittura Barnabooth di cui sono stato prima studente e poi tutor negli anni in cui ho vissuto a Lucca. Sebastiano mi ha guidato veramente, mi ha stroncato quando era necessario e spronato quando c’era buon materiale su cui lavorare. Sempre con tanta allegria e convivialità. Nonostante questo ha sempre rispettato i miei tempi. Io sono, oltre che molto pigro, anche un grande indeciso e censore di me stesso. Nel mio percorso ci sono lunghi momenti di riflessione scanditi da tante letture e ricerca di ispirazione. I libri stessi infatti mi hanno un po’ fatto da maestri: Javier Marías, Ágota Christóf, Philip Roth, Philip K. Dick, Giorgio Bassani. E tanti altri. Ho “copiato” da ognuno di loro un po’ di quello che trapela oggi da come scrivo.

Come definiresti il tuo stile poetico e la tua poetica? C’è qualche poeta del passato o del presente al quale ti ispiri?

Il discorso sulla poesia è un po’ più complesso. Su questo versante non ho una vera formazione, a parte quella scolastica e poi alcuni poeti contemporanei scoperti e letti più avanti (Valerio Magrelli e Patrizia Cavalli, per citarne un paio). Ho sempre scritto poesie, fin da ragazzo. Credo più per posa adolescenziale che non altro: erano il modo per sfogare una tensione o sentirmi elevato. Mi rassicuravano. Poi ho cominciato ad apprezzare il lavoro sul suono delle parole, sul concetto di “composizione”. Le poesie a questo punto erano diventate un lavoro artigianale, un intaglio, l’improvvisa condensazione di lunghi e articolati ragionamenti. Non ho mai proposto le mie poesie a un editore. Perché sono piccole cose mie e perché, senza falsa modestia, non mi sento di definirmi poeta. È una parola che va usata con molta cura.

Recentemente hai pubblicato “Il nome di Abel”. Come nasce questo libro, qual è il messaggio che vuoi arrivi al lettore e quali gli stimoli che ti hanno portato a scrivere quest’opera?

Il nome di Abel è il frutto di un lungo lavoro. Ho già detto che sono pigro e molto lento? Ecco, la prima pagina di questo romanzo è stata buttata giù nel 2006. L’ultima nel 2015. In mezzo ci sono stati viaggi a Madrid, altri progetti, altre storie. Stavo quasi per dimenticarmene, quando un giorno mi sono detto che non poteva più stare lì, dovevo farlo andare da qualche parte. In fondo la storia è una specie di manifesto di ciò che dicevo prima: il perturbante che scuote l’apparente immobilità del reale. Nel romanzo infatti un passato che è stato tenuto nascosto comincia a trapelare dalle cose, si traduce in visioni, in sogni che tormentano la protagonista, Giulia. È la vita del padre morto quando lei era piccola che vuole essere raccontata. Il messaggio, se c’è, sta al lettore scoprirlo. Ognuno può vedere e sentire ciò che è più vicino alle sue corde. L’importante è che si venga catturati dalla storia. Che sia una bella storia.

Raccontaci dei tuoi libri, delle tue poesie e delle tue opere nel mondo della scrittura. Quali sono che ami ricordare e di cui vuoi parlare ai nostri lettori in questa chiacchierata?

Nel 2016 è uscito “Anche solo Klop” (Ed. Malacopia, Collana Gatti Volanti) un romanzo scritto a sei mani con Marco Melluso e Diego Schiavo. Marco e Diego sono due autori e registi geniali, con una grande e coloratissima immaginazione, oltre che essere due elementi fondamentali della mia vita. “Anche solo Klop” nasce proprio dall’incontro della nostra voglia di giocare, certe volte a carte scoperte, con la fantasia: cinque ragazzi spiantati e senza futuro devono riportare a casa Klop, un omone grande e grosso che non parla, ma comunica piangendo a dirotto, ridendo a crepapelle e cercando continui e consolatori contatti finisci. Durante il viaggio che da Pisa li porterà ad Amsterdam, i ragazzi incontreranno personaggi surreali, improbabili e a volte grotteschi che però li spingeranno a confrontarsi con loro stessi e con le loro paure.

Sempre con Marco e Diego sono autore de “Il Conte Magico” (Genoma Films 2019), un documentario su Cesare Mattei, l’incredibile Conte bolognese che a metà dell’Ottocento ha inventato l’elettromeopatia, una tecnica per guarire da tutti i mali. Non un documentario classico però: dentro ci sono riferimenti al Mago di Oz, un’estetica steampunk e citazioni nascoste.

Infine un mio racconto – e di questo sono molto orgoglioso – è stato di recente pubblicato sul volume Queerfobia edito da D Editore e curato da Giorgio Ghibaudo e Gianluca Polastri. Una raccolta di racconti, poesie, testi teatrali e cinematografici, immagini e saggi, che analizzano il tema dell’omolesbobitransfobia.

Una domanda difficile Andrea: perché i nostri lettori dovrebbero comprare “Il nome di Abel”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Il nome di Abel racchiude in sé tante istanze: la relazione tra genitori e figli, l’elaborazione del lutto, il rapporto con il passato, di cosa si è disposti a fare per amore; ma ha anche il carattere del giallo, con indagini, ricerca di prove, ipotesi, ricostruzione di avvenimenti. Il tutto attraversato da una potente energia, che scuote le cose, spalanca le finestre, si manifesta in ombre, visioni, sogni. Un’energia che chiede che venga svelato finalmente il grande segreto che Abel porta con sé.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.» (Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Posso parlare della mia esperienza e soprattutto dai miei errori, perché è da quelli che si impara. E io ho imparato che bisogna conoscere i propri limiti e partire da quelli. Sapere dove si può arrivare. Fare una cernita delle proprie forze e delle proprie armi a disposizione. Dopodiché, individuato l’obiettivo, c’è da lavorare. Puntare tutto sulla fortuna non porta lontano, ma sapere quando sfruttare un’occasione è fondamentale. E le occasioni arrivano, anche più di una volta. Se non conosci te stesso, non le vedrai e se aspetti a braccia conserte che si aprono, perderai l’occasione di conoscere te stesso.

«…anche l’amore era fra le esperienze mistiche e pericolose, perché toglie l’uomo dalle braccia della ragione e lo lascia letteralmente sospeso a mezz’aria sopra un abisso senza fondo.» (Robert Musil, “L’uomo senza qualità”, Volume primo, p. 28, Einaudi ed., 1996, Torino). Cosa pensi di questa frase di Robert Musil? Cos’è l’amore per te e come secondo te è vissuto oggi l’amore nella nostra società contemporanea, tecnologica e social?

Nella frase citata mi sembra che Robert Musil parli più di innamoramento, che è uno stato di euforia e perdita dei punti di riferimento. Ecco, l’amore viene spesso confuso con l’innamoramento, con l’eccitazione e ha lo stesso effetto di una bella sbronza. Poi passa e rimane il mal di testa e il senso di noia. In questo senso si abusa della parola amore, per colpa temo del Romanticismo, dal quale abbiamo ereditato questo bisogno di grandi emozioni e grandi slanci per sentirci vivi. Il mondo social è un grande amplificatore di storie di innamoramento. Più possibilità ci sono di incontrare persone, più si ha voglia di innamorarsi. Questo ha prodotto un atteggiamento molto superficiale per cui si fa presto a cambiare e a sostituire l’oggetto dell’innamoramento. Tema sul quale sono ferratissimo, visto che sono stato per anni uno che si innamorava alla velocità della luce e soffriva per mesi e mesi se non era corrisposto. Sull’amore invece temo di non sapere tantissimo. È uno stato che sperimento, che sto imparando a conoscere, col quale mi scontro e mi confronto, ma non per questo mi sento in grado di dire cosa è per me. So solo che per amare bisogna lavorare tanto, spogliarsi dei bisogni, delle piccolezze, dei ricatti. Mi viene in mente “La costruzione di un amore” di Fossati, che rende molto bene l’idea che non si tratta solo di farfalle nello stomaco.

«Direi che sono disgustato, o ancor meglio nauseato … C’è in giro un sacco di poesia accademica. Mi arrivano libri o riviste da studenti che hanno pochissima energia … non hanno fuoco o pazzia. La gente affabile non crea molto bene. Questo non si applica soltanto ai giovani. Il poeta, più di tutti, deve forgiarsi tra le fiamme degli stenti. Troppo latte materno non va bene. Se il tipo di poesia è buona, io non ne ho vista. La teoria degli stenti e delle privazioni può essere vecchia, ma è diventata vecchia perché era buona … Il mio contributo è stato quello di rendere la poesia più libera e più semplificata, l’ho resa più umana. L’ho resa più facile da seguire per gli altri. Ho insegnato loro che si può scrivere una poesia allo stesso modo in cui si può scrivere una lettera, che una poesia può perfino intrattenere, e che non ci deve essere per forza qualcosa di sacro in essa.» (Intervista di William Childress, Charles Bukowski, “Poetry Now, vol. 1, n.6, 1974, pp 1, 19, 21.). Tu da poeta cosa ne pensi in proposito? Ha ragione Bukowski a dire queste cose? Cosa è oggi la poesia per te, riprendendo il pensiero di Bukowski?

Mi piace molto l’idea che nella poesia non ci debba per forza essere qualcosa di sacro. Anche questo è un bel retaggio del Rinascimento. La poesia è uno strumento letterario per dire delle cose. Uno strumento raffinatissimo, elaborato, capace di racchiudere pluralità di significati in pochissimo spazio, ma pur sempre uno strumento. È stata usata per parlare di politica, per pregare, per giocare, per prendere in giro, per inveire contro il potere. Il poeta è un professionista che conosce molto bene gli strumenti retorici e sa come usarli a suo vantaggio. Poi certo, esattamente come un musicista, un pittore, un architetto, c’è chi ha il talento, il soffio divino e chi no. C’è chi con due pennellate costruisce un mondo e chi, con tutta la tecnica appresa in ore e ore di studio, produce solo belle cose senza vita. Ci sono poesie che mi fanno tremare, commuovere, che leggo e rileggo senza riuscire mai ad abbracciarle del tutto. Ci sono poesie che ho scritto riuscendo esattamente a centrare il punto e altre che sono rimaste vuote. Esattamente come per tutte le arti, la poesia è il veicolo di un contenuto, con la particolarità che, a livello molto più alto che nelle altre arti, il veicolo e il contenuto si compenetrano. Oggi c’è molto bisogno di poesia, perché c’è bisogno di fermarsi e viaggiare piano dentro noi stessi. Fermarsi a vedere i panorami del nostro animo. Si urla troppo. Si attacca troppo. Si vuole ragione. Si cerca il nemico. La poesia può essere una piccola stanza in cui entrare e fare luce.

«Il ruolo del poeta è pressoché nullo … tristemente nullo … il poeta, per definizione, è un mezzo uomo – un mollaccione, non è una persona reale, e non ha la forza di guidare uomini veri in questioni di sangue e coraggio.» (Intervista ad Arnold Kaye, Charles Bukowski Speaks Out, “Literary Times”, Chicaco, vol 2, n. 4, March 1963, pp. 1-7). Qual è la tua idea, in proposito, rispetto alle parole di Bukowski? Cosa pensi del ruolo del poeta nella società contemporanea, oggi social e tecnologica fino alla esasperazione? Oggi al poeta, secondo te, viene riconosciuto un ruolo sociale e culturale, oppure, come dice Bukowski, fa parte di una “élite” di intellettuali che si autoincensano reciprocamente, una sorta di “club” riservato ed esclusivo, che non incidere realmente nella società e nella cultura contemporanea?

Questo è un altro bel problema: la famosa turris eburnea in cui l’intellettuale si chiude e dialoga solo con i suoi pari, anch’essi eletti, in un linguaggio totalmente distaccato dalla realtà e lontano dal cuore degli uomini. Non dico che non abbiano un ruolo: anche loro servono alla società, perché creano una tensione, un opposto, una polarità. Però io sono affezionato alla figura del poeta che racconta storie tra la gente. Le rime gli servono per ricordare il testo. Il ritmo per non annoiare. È nata così la poesia. Non saprei che ruolo venga riconosciuto oggi al poeta. Sicuramente non viviamo in una società che riconosce agli intellettuali in genere un ruolo di guida. Tale ruolo ormai è riconosciuto ai superstiti del Grande Fratello. L’intellettuale, e in questo caso il poeta, è percepito con disagio, perché nell’immaginario collettivo il poeta è Carducci col piglio severo che parla in decasillabi. Ma ritornando a ciò che dicevo prima, va benissimo che i poeti parlino a pochi. Anche illuminare un solo cuore, va bene.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista di poeta e scrittore. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te?

Il fatto che sul concetto di bellezza si discuta da secoli la dice lunga. È assoluta? Cambia con i tempi? C’è qualcosa di fisso e universale che vale per tutti o bisogna andare a vedere i codici culturali, le grammatiche, le finalità? È ordine? È disordine? Dipende dal gusto, dalla moda o, perché no, dal mercato? Ecco, secondo me la bellezza sta nel farsi domande, nel non trovare risposta e nel meravigliarsi che ci siano cose che ci corrispondono profondamente e cose che ci lasciano indifferenti. Ecco, la bellezza la riconosco quando mi toglie la parole e inizia un dialogo con le mie viscere, con il mio inconscio.

«Ma, parliamo seriamente, a che serve la critica d’arte? Perché non si può lasciare in pace l’artista, a creare, se ne ha voglia, un mondo nuovo; oppure, se non ne ha, ad adombrare il mondo che già conosciamo e del quale, immagino, ciascuno di noi avrebbe uggia se l’Arte, col suo raffinato spirito di scelta sensibile istinto di selezione, non lo purificasse per noi, per dir così, donandogli una passeggera perfezione? Perché l’artista dovrebbe essere infastidito dallo stridulo clamore della critica? Perché coloro che sono incapaci di creare pretendono di stimare il valore dell’opera creativa? Che ne sanno? Se l’opera di un uomo è di facile comprensione, la spiegazione diviene superflua… » (Oscar Wilde, “Il critico come artista”, Feltrinelli ed., 1995, p. 25). Cosa ne pensi delle parole che Oscar Wilde fa dire ad Ernest, uno dei due protagonisti insieme a Gilbert, nel dialogo di questa sua opera? Secondo te, all’Arte, e all’arte della letteratura e della poesia in particolare, serve il critico? E se il critico d’arte, come sostiene Oscar Wilde, non è capace di creare, come fa a capire qualcosa che non rientra nelle sue possibilità, nei suoi talenti, qualcosa che può solamente limitarsi ad osservare come tutti gli esseri umani?

Artista. Pubblico. Critico. Sono una trinità indissolubile. L’uno non esiste senza l’altro. Se non ci fosse il critico, non ci sarebbe la storia dell’arte, la visione generale. Il critico è colui che unisce i pezzi, che li colloca, che li definisce in base a un prima e un poi. Che poi il critico possa fare la fortuna o la sfortuna di un artista, questo ha a che fare con il mercato, che è il quarto elemento che trasforma in profitto ciò che l’artista crea e che il pubblico paga per vedere. In fondo anche l’editor di un romanzo ha una funzione critica rispetto alla materia che gli viene presentata e, se è bravo, tira fuori il meglio dall’opera, la ripulisce, la innalza. Non è un problema che il critico non sappia creare a sua volta. Credo anzi che sia la conditio sine qua non: se il critico sapesse creare, non farebbe il critico. E non è vero, per buona pace del personaggio di Oscar Wilde, che il critico si limita ad osservare come tutti gli esseri umani. Perché, per l’appunto, essendo critico, ha strumenti che altri non hanno. I critici nella storia si sono sbagliati? Sì, tante volte. Ma anche un giudizio sbagliato ha il suo valore. Nella distanza che poi dà la Storia, le cose vengono sempre rimesse nella giusta prospettiva.

Se casualmente ti ritrovassi in ascensore con un grande editore quale Einaudi, Feltrinelli, Rizzoli, Mondadori, tu e l’Amministratore Delegato di una di questa Case Editrici importantissime, da soli, e avessi un minuto di tempo per sfruttare quell’occasione incredibile e imprevedibile, presentarti e convincerlo a pubblicare il tuo libro, cosa gli diresti di te quale scrittore e autore?

Queste è una di quelle occasioni di cui si parlava prima a proposito di talento e fortuna. Non direi nulla di me. Bisogna sempre mettere al centro l’opera. Qualcosa del tipo: “Forse per lei è un giorno qualunque. Per me è un giorno che non si ripeterà mai più. E non voglio passare il resto della mia vita a pentirmi di non averlo fatto”. Poi porgerei il mio manoscritto all’AD della grande casa editrice. “Questo è il mio romanzo”. A quel punto sarei arrivato al mio piano.

Se per un momento dovessi pensare alle persone che ti hanno dato una mano, che ti hanno aiutato significativamente nella tua vita artistica e umana, soprattutto nei momenti di difficoltà e di insicurezza che hai vissuto, che sono state determinanti per le tue scelte professionali e di vita portandoti a prendere quelle decisioni che ti hanno condotto dove sei oggi, a realizzare i tuoi sogni, a chi penseresti? Chi sono queste persone che ti senti di ringraziare pubblicamente in questa intervista, e perché proprio loro?

Prima di tutto mio nonno Enzo, instancabile scrittore di tragedie, commedie, racconti e poesie, che mi ha sempre fatto vivere in un mondo di storie e di fantasie. I miei genitori, che non mi hanno mai imposto scelte, che mi hanno sempre detto “vai e fai”. Ovviamente Sebastiano Mondadori, che ha sempre speso tempo e parole per me, per farmi conoscere, per darmi visibilità e che mi ha aiutato a trovare la mia voce.

Marco e Diego, che mi hanno scelto, adottato, fatto diventare parte integrante della loro famiglia, e con i quali sperimento ogni giorno l’impegno che ci vuole nel lavorare insieme, ma anche la bellezza che ne deriva.

E infine i miei amici intimi e fraterni, con i quali, fin dal liceo, ho immaginato un futuro di sogni realizzati. In particolare Lisa, che è bussola e casa della mia anima; Manfredi, che mi corrisponde e mi riflette al di là del pensiero; Vito, con cui ho ragionato di tutto e ho sbucciato più e più strati di profondità.

Se dovessi consigliare ai nostri lettori tre film da vedere quali consiglieresti e perché?

Faccio una lista secca:

Memento di Christopher Nolan, perché scardina il concetto di tempo e di memoria e ogni tanto scardinare è un’attività sana. Chi ha incastrato Roger Rabbit di Robert Zemeckis, perché è un trionfo di tecnologia e ingegno al servizio della fantasia. Ed è molto, molto divertente. Alien di Ridley Scott, perché tocca con maestria tutte le corde dell’ansia e della tensione: un capolavoro artigianale.

E tre libri da leggere assolutamente nei prossimi mesi? Quali e perché proprio quelli?

Anche qui, una lista secca:

Limonov di Emmanuel Carrère, perché è una storia vera, raccontata con la forza di un romanzo, l’obiettività di un reportage, l’intimità di un diario segreto, la profondità di una riflessione filosofica sul senso della grandezza e dell’eroismo. E poi perché Carrère va letto sempre e comunque. Alta Definizione di Adam Wilson, perché è struggente, ironico, spiazzante e, a suo modo, delirante: esattamente quello che cerco in un romanzo. The Weird and the Eerie di Mark Fisher, perché spiega da dove viene il nostro senso di smarrimento e di inquietudine, come si traduce nell’arte letteraria e nel cinema e perché abbiamo sempre un po’ bisogno di perderci da qualche parte.

I tuoi prossimi progetti? Cosa ti aspetta nel tuo futuro professionale e artistico che puoi raccontarci?

Vorrei fare girare un po’ “Il nome di Abel”, vedere dove arriva e dove mi porta. Ho già un altro romanzo pronto e uno in fase di scrittura. Cerco di capire qual è il momento giusto per ognuno di loro.

Con Marco e Diego intanto sto lavorando a una serie di documentari sulle figure femminili che hanno fatto la Storia. In cantiere al momento c’è il documentario su Lucrezia Borgia, dal titolo “Lu’ Duchessa d’Este”: l’incredibile storia di una ragazza calunniata per secoli, ma che era, oltre che molto intelligente, anche una grande imprenditrice e una donna di una travolgente dolcezza e simpatia. Sempre con Marco e Diego stiamo preparando il seguito del nostro romanzo “Anche solo Klop”.

Dove potranno seguirti i nostri lettori?

Sui profili Facebook e Instagram dei lavori già fatti (Il Conte Magico e Anche solo Klop) e di quelli in lavorazione (Lu’ Duchessa d’Este) insieme agli autori e registi Marco Melluso e Diego Schiavo

https://www.facebook.com/anchesoloKlop

https://www.instagram.com/anche_solo_klop/

https://www.facebook.com/ilcontemagico

https://www.instagram.com/ilcontemagico/

https://www.facebook.com/luduchessadeste

https://www.instagram.com/luduchessadeste/

E sulle mie pagine Facebook e Instagram personali, dove posterò tutti gli eventi legati al romanzo.

https://www.facebook.com/andrea.meli.77

https://www.instagram.com/andrea_meli_80/

Come vuoi concludere questa chiacchierata e cosa vuoi dire a chi leggerà questa intervista?

Vorrei spendere due parole per ringraziare il mio editor, Maurizio Vicedomini, che ha svolto un lavoro delicato e decisivo nello scovare pagine sbilenche, confuse e a volte troppo lontane dalla storia. E ovviamente la mia casa editrice, la AUGH! Editore, che ha creduto in questa storia e l’ha confezionata nel modo migliore che potessi sperare.

Andrea Meli

https://www.facebook.com/andrea.meli.77

Andrea Meli, scrittore e poeta

Il libro:

Andrea Meli, “Il nome di Abel”, AUGH! Edizioni, Viterbo, 2021

https://www.aughedizioni.it/prodotto/il-nome-di-abel/

Andrea Meli, “Il nome di Abel”, AUGH! Edizioni, Viterbo, 2021

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

https://www.youtube.com/channel/UCJvCBdZmn_o9bWQA1IuD0Pg

Andrea Giostra al mercato di Ballarò a Palermo

Il Seme della Gioia | di Edoardo Flaccomio

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Il brivido intenso che ti coglie

 

È sempre una splendida e impareggiabile emozione scrivere e pubblicare saggi, soprattutto in quest’epoca vilipesa dalle nefandezze umane, in cui le Leggi Universali sono capovolte per ignoranza e avidità personali.

Ciò che manca alla società è il riconoscimento di vivere in un mondo magico perché misterioso. In virtù di ciò, ho cercato di rendere accessibili a tutti, alcuni misteri pervenutici dal passato e mai decifrati fino ad oggi.

Riconoscere di essere noi stessi un vero e proprio enigma all’interno di un Universo che mai, dico mai, sarà compreso nell’essenza, vuol dire fare un primo passo in direzione della Verità.

Il Seme della Gioia rientra nella ‘saga’ Librosaggio e come il titolo  enuncia, vuole essere auspicio di un futuro migliore, all’insegna della fratellanza e comunanza con la Natura. Mi auguro che Gaia, nostra Terra, accolga questo seme  e lo aiuti a divenire Albero di Gioia, Albero di Vita. Felicità a tutti coloro che innaffieranno questo seme.

Si ringraziano gli autori che con le loro storie hanno contribuito a rendere questo libro strepitoso:

Flaviana Pier Elena Fusi

Piergiorgio Barone

Roberto Russo

Domenico Palmiero

Massimo Biecher

Line Danielsen

Fabio Salviato

Rocco Antonio Flaccomio

Lorenzo La Rosa

Dominique Blumenstihl Roth

Anna Borellini

Ringrazio il poeta Innocente Foglio per la sua personale presentazione del testo all’inizio delle storie.

Edoardo Flaccomio

Copertina retro

Ho bisogno di te | di Flaviana Pier Elena Fusi

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HO BISOGNO DI TE

 

Innocente Foglio, poeta contemporaneo, presenta la sua antologia dal titolo “Ho bisogno di te” dialogando con la scrittrice Flaviana Fusi a Ponte Caffaro (BS), sabato 31 luglio 2021 ore 20.30 presso la sede del Gruppo Alpini.

 

Una serata sul lago d’Idro, sorseggiando un sidro, l’acqua come compagnia, sorgente di casa mia.

Un poeta Maestro di contemporaneo estro, narra delle cose, della vita e delle spose. La mancanza e la risonanza è avventura che rende viva la morte oscura: una liberazione, sorella d’emozione, quando la paura arretra perché il coraggio si fa pietra. Un sasso da lanciare per non farsi calpestare dall’esistenza maestosa, bella anche se fortunosa. È il finale che vale, è l’obiettivo che l’anima fa avanzare, sempre dritta alla speranza che del fiato corto ne fa una danza.

Vi aspettiamo, con Innocente Foglio la vita raccontiamo, alla baita degli Alpini che della montagna sono principi genuini.

La sera sarà il contesto per allietare il gruppo desto: donne, uomini e poeti con noi tutti saran lieti.

Flaviana Pier Elena Fusi

 

 

Anna Verlezza, scrittrice e docente, presenta il suo ultimo romanzo “La seconda verità” | INTERVISTA

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Anna Verlezza, “La seconda verità”, Readerforblind ed., Roma, 2021 https://www.readerforblind.com

«La Seconda Verità è un noir psicologico che incuba molti temi sociali. La mia è stata una precisa scelta di denuncia. Le vite dei personaggi apriranno una falla nelle certezze del lettore.» (Anna Verlezza)

Ciao Anna, benvenuta e grazie per aver accettato il nostro invito. Come ti vuoi presentare ai nostri lettori? Chi è Anna scrittrice e docente?

È una persona che crede in ciò che fa sempre e comunque. La scrittura e l’insegnamento sono i pilastri che sostengono e mutuano il suo Essere.

…chi è invece Anna donna nella sua quotidianità? Cosa ci vuoi raccontare della tua vita al dì là dell’arte dello scrivere e della tua attività di docente?

Una persona semplice che conduce una vita semplice. Buoni libri, bei film e concessione di sé agli altri.

Qual è la tua formazione accademica, professionale, esperienziale e letteraria? Ci racconti il percorso che ti ha portato a svolgere quello che fai oggi quale scrittrice e narratrice?

Dopo la maturità classica, conseguo i diplomi di Istituto Magistrale e Scuola Magistrale. Mi laureo in giurisprudenza alla Federico II di Napoli e poi termino gli studi in Scienze Religiose con 110/110 con lode. Mi abilito alla professione forense. All’attivo ho quattro master universitari sull’insegnamento agli alunni BES e le responsabilità del Dirigente scolastico. Ho vinto molti premi di poesia, tra cui il Premio Alda Merini e nel 2013 vengo insignita del titolo di senatrice della poesia Leopardiana dall’omonima Accademia internazionale. La mia prima pubblicazione è una favola, L’angelo che imparò a volare, adottata da molte scuole per l’alto valore educativo e didattico e dalla Seconda Università di Roma-Tor Vergata per un progetto sull’editoria. Pubblico una raccolta di poesie con apposita sezione didattica, pensata per le scuole superiori di I e II grado. Poi l’esordio nella narrativa. Diciamo un esordio di tutto rispetto perché “Nove volte donna” si classifica nel 2014 terzo al Premio Nazionale Zingarelli. L’anno successivo, il secondo romanzo “La stanza di Beatrice” vince la XIII edizione città di Mesagne. Nel 2019 viene pubblicato “TR3NTASET7E” e, in questi giorni, il mio cuore e le mie viscere sono in fermento per l’uscita del quarto romanzo: “La seconda verità” edito dalla Readerforblind.

Come nasce la tua passione per la scrittura? Ci racconti come hai iniziato e quando hai capito che amavi scrivere?

I primi esperimenti veri di scrittura sono nati al liceo. Non credo ci sia stato un momento preciso. Nessuna data di nascita per questa passione che la sento appartenermi come parte del corpo, come necessità scritta nel mio DNA.

Ci parli del libro tuo ultimo romanzo, “La seconda verità”? Come nasce l’idea di pubblicare questo libro, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore, quale la storia che ci racconti senza ovviamente fare spoiler?

La Seconda Verità è un noir psicologico che incuba molti temi sociali. La mia è stata una precisa scelta di denuncia. Le vite dei personaggi apriranno una falla nelle certezze del lettore.

Chi sono i destinatari di questo libro che hai immaginato mentre lo scrivevi?

Credo sia un romanzo rivolto a tutti. È trasversale a molti generi letterari pur conservando una voce ed un’identità forte.

Una domanda difficile Anna: perché i nostri lettori dovrebbero leggere “La seconda verità”? Prova a incuriosirli perché vadano in libreria o nei portali online per acquistarlo.

Perché , come ha scritto il grande critico letterario Gian Paolo Serino, che ne ha curato la prefazione, è un romanzo che ha “il ritmo della cinematografia e uno spessore da teatro”.

«Appartengo a quella categoria di persone che ritiene che ogni azione debba essere portata a termine. Non mi sono mai chiesto se dovevo affrontare o no un certo problema, ma solo come affrontarlo.»(Giovanni Falcone, “Cose di cosa nostra”, VII ed., Rizzoli libri spa, Milano, 2016, p. 25 | I edizione 1991). Tu a quale categoria di persone appartieni, volendo rimanere nelle parole di Giovanni Falcone? Sei una persona che punta un obiettivo e cerca in tutti i modi di raggiungerlo con determinazione e impegno, oppure pensi che conti molto il fato e la fortuna per avere successo nella vita e nelle cose che si fanno, al di là dei talenti posseduti e dell’impegno e della disciplina che mettiamo in quello che facciamo?

Io appartengo ad una terza categoria. Quella ostaggio dell’obiettivo. Una metafora. Io non “punto” un obiettivo, ma se esso si attacca alla mia pelle, se lo percepisco come respiro senza il quale non vivo allora lo nutro e lo accudisco con dedizione, impegno e studio.

«La lettura di buoni libri è una conversazione con i migliori uomini dei secoli passati che ne sono stati gli autori, anzi come una conversazione meditata, nella quale essi ci rivelano i loro pensieri migliori» (René Descartes in “Il discorso del metodo”, Leida, 1637). Qualche secolo dopo Marcel Proust scrisse invece che: «La lettura, al contrario della conversazione, consiste, per ciascuno di noi, nel ricevere un pensiero nella solitudine, continuando cioè a godere dei poteri intellettuali che abbiamo quando siamo soli con noi stessi e che invece la conversazione vanifica, a poter essere stimolati, a lavorare su noi stessi nel pieno possesso delle nostre facoltà spirituali. (…) Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso. L’opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in sé stesso.» (Marcel Proust, in “Sur la lecture”, pubblicato su “La Renaissance Latine”, 15 giugno 1905 | In italiano, Marcel Proust, “Del piacere di leggere”, Passigli ed., Firenze-Antella, 1998, p.30). Tu cosa ne pensi in proposito? Cos’è oggi leggere un libro? È davvero una conversazione con chi lo ha scritto, come dice Cartesio, oppure è “ricevere un pensiero nella solitudine”, ovvero, “leggere sé stessi” come dice Proust? Dicci il tuo pensiero…

Perché scegliere solo una delle possibilità? L’una non esclude l’altra. Questo è un credo personale per il quale ultimamente ho trovato conforto anche in Giuda di Amos Oz. Ci sono libri che lasciano un senso di tradimento nell’avere una fine. Vorresti proseguissero all’infinito. Ti lasciano proprio addosso la necessità di telefonare all’autore perché, nel vortice delle sue parole, si è vestito da amico, fratello, padre, amante. E ci sono libri che diventano un’autobiografia scritta da chi neppure ci conosce. Riescono a catturare emozioni e pensieri sconosciuti. Riescono a mostrarti nuovo ai tuoi stessi occhi.

«… mi sono trovato più volte a riflettere sul concetto di bellezza, e mi sono accorto che potrei benissimo (…) ripetere in proposito quanto rispondeva Agostino alla domanda su cosa fosse il tempo: “Se nessuno me lo chiede, lo so; se voglio spiegarlo a chi me lo chiede, non lo so.”» (Umberto Eco, “La bellezza”, GEDI gruppo editoriale ed., 2021, pp. 5-6). Per te cos’ è la bellezza? Prova a definire la bellezza dal tuo punto di vista. Come si fa a riconoscere la bellezza secondo te? E se parliamo di bellezza nella scrittura, come dobbiamo immaginarla e cos’è secondo te?

Secondo me la bellezza è tale quando si lascia catturare senza sforzo d’interpretazione. È lì, la incontri, la ammiri e la metabolizzi. La bellezza nella scrittura è quel sentimento di cambiamento che avverti, quando un libro, dopo la scrittura o la lettura, ti riconsegna al mondo diverso. Più che immaginarla credo che la bellezza vada consegnata a qualcuno altrimenti diventa inutile, superflua.

«Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori, desideri, invenzioni, creazioni, attività e sogni. Non posso descrivere la mia vita in base ai fatti perché l’estasi non risiede nei fatti, in quello che succede o in quello che faccio, ma in ciò che viene suscitato in me e in ciò che viene creato grazie a tutto questo… Quello che voglio dire è che vivo una realtà al tempo stesso fisica e metafisica…» (Anaïs Nin, “Fuoco” in “Diari d’amore” terzo volume, 1986). Cosa pensi di queste parole della grandissima scrittrice Anaïs Nin? E quanto l’amore e i sentimenti così poderosi sono importanti per te e incidono nella tua arte e nelle tue opere?

“Io vivo in una specie di fornace di affetti, amori…” (la mia risposta è esattamente la domanda).

«Per quanto riguarda i corsi di scrittura io li chiamo Club per cuori solitari. Perlopiù sono gruppetti di scrittori scadenti che si riuniscono e … emerge sempre un leader, che si autopropone, in genere, e leggono la loro roba tra loro e di solito si autoincensano l’un l’altro, e la cosa è più distruttiva che altro, perché la loro roba gli rimbalza addosso quando la spediscono da qualche parte e dicono: “Oh, mio dio, quando l’ho letto l’altra sera al gruppo hanno detto tutti che era un lavoro geniale”» (Intervista a William J. Robson and Josette Bryson, Looking for the Giants: An Interview with charles Bukowski, “Southern California Literary Scene”, Los Angeles, vol. 1, n. 1, December 1970, pp. 30-46). Ha ragione Bukowski a dire queste cose a proposito di coloro che frequentano corsi di scrittura creativa? Cosa ne pensi in merito? Pensi che servano davvero per imparare a scrivere anche se il talento non c’è? Come si diventa grandi e apprezzati scrittori secondo te?

La risposta sull’argomento è lapidaria e, ovviamente, personale: “Il vero corso di scrittura, per un aspirante scrittore dotato di potenzialità, è la lettura sic et simpliciter”.

Chi sono i tuoi modelli, i tuoi autori preferiti, gli scrittori che hai amato leggere e che leggi ancora oggi? Consiglia ai nostri lettori almeno tre libri e tre autori da leggere nei prossimi mesi dicendoci il motivo del tuo consiglio.

Io amo tutti i libri, ognuno mi insegna qualcosa, mi fa scoprire un diverso pezzo di meraviglia. Tre titoli però li scelgo: “Mentre morivo” di Faulkner, “Al Dio sconosciuto” di Steinbeck e “La gloria “ di Berto. Per il dolore dell’esistenza che si sostanzia in storie capaci di provocare quella ferità di carne e sangue che cicatrizzandosi renderanno il lettore unico.

E tre film da vedere assolutamente? …e perché proprio questi?

Tre film? “Tre manifesti a Ebbing. Missouri” ( Martin McDonagh). “ Mulholland Drive”( David Lynch). Il miglio verde”( Frank Darabant).

Quali sono i tuoi prossimi progetti e i tuoi prossimi appuntamenti che vuoi condividere con i nostri lettori?

Prossimamente inizierà il tour promozionale de “La seconda verità”. L’emozione di interfacciarsi con i lettori rimane la più bella e gratificante. Progetti? Tantissimi, ma ogni cosa al giusto tempo.

Anna Verlezza

https://www.facebook.com/anna.verlezza

Anna Verlezza, “La seconda verità”, Readerforblind ed., Roma, 2021
https://www.readerforblind.com

Il libro:

Anna Verlezza, “La seconda verità”, Readerforblind ed., Roma, 2021

https://www.readerforblind.com

I libri di Anna Verlezza

Andrea Giostra

https://www.facebook.com/andreagiostrafilm/

https://andreagiostrafilm.blogspot.it

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Andrea Giostra

Siamo alla frutta | di Caterina Civallero

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           La corte suprema degli Stati Uniti d’America nel 1893, per questioni di tasse, ha ufficialmente classificato il pomodoro come verdura.

Botanicamente parlando, però, un frutto è la parte della pianta che cresce appesa e si sviluppa dal fiore. Peperoni, melanzane, zucchine, pomodori, fagiolini, zucche, cetrioli, piselli, fagioli, fave, sono da considerarsi frutti anche se li trattiamo come ortaggi.

Molte persone sono convinte che frutta e verdura siano alimenti salutari a prescindere da altri ragionamenti. Per gestire un’alimentazione sana bisogna includere questi cibi nel computo giornaliero verificando che non spingano i livelli glicemici del pasto fuori norma.

Siamo soliti stare attenti alla frutta zuccherina trascurando di ragionare sui tipi di frutta che secondo il nostro palato sono dolci hanno in realtà una maggior quantità di acqua che ne dissolve lo zucchero, rendendolo immediatamente disponibile, e hanno un potere calorico inferiore ai frutti che ci potrebbero sembrare innocui per la loro consistenza.

C’è ancora tanta confusione sulla questione: proviamo a far chiarezza insieme.

La quantità di frutta che un bambino nel pieno della crescita deve consumare quotidianamente è quasi doppia rispetto alla quota destinata all’adulto.

Alimenti come la marmellata e i succhi hanno lo scopo di conservare la frutta e sono sostanzialmente stati creati per rifornire e trasportare la stessa dove non sia possibile approvvigionarsi quotidianamente di cibo fresco.

In un rifugio a 2500 mt di altezza credo possa andare benissimo la marmellata per colazione, in campagna no. Il succo di frutta, pochi lo sanno, andrebbe diluito in pari quantità di acqua: in Africa le donne che si occupano della cucina lo sanno, ma noi uomini del resto del mondo lo beviamo puro. La quota zuccherina contenuta in un bicchiere di nettare di frutta è a dir poco spaventosa. Se sei un consumatore di questi due alimenti appena descritti ricorda che non sei in linea con il concetto di utilizzare materie prime per la tua salute; ma rischi di non esserlo anche se fai merenda nel mese di giugno e luglio con la mela poiché stai consumando un frutto che è conservato, probabilmente in frigorifero, da circa 10 mesi.

Fra la fine di agosto e l’inizio di settembre verranno raccolte le mele che stanno per maturare proprio in piena estate. Se queste cose non le conosci rischi di andare al mercato e comprare fagiolini, zucchine e melanzane in pieno inverno e mangiare pomodori freschi tutto l’anno. I pomodori nell’orto sono maturi i primi di luglio e la produzione si arresta durante l’inizio di ottobre, se la stagione è buona.

Insomma, il problema è che abbiamo perso il contatto con la natura, altro che materie prime!

Le idrocolture non facilitano le cose perché abbiamo tutto e sempre. Fare la spesa senza conoscere i ritmi della terra e il comportamento generoso di un orto che segue le stagioni  ci obbliga a mangiare in maniera poco sana.

Tratto dal libro Un sorso e un morso

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Caterina Civallero

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Teatro: ad Aci Castello va in scena “C’era una volta… una rotonda sul mare” | 1° agosto 20:30

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Aci Castello va in scena “C’era una volta… una rotonda sul mare”

Riedizione della storica manifestazione degli anni ’50-’70. Ospite d’onore Gianni Bella. 

Aci Castello va in scena “C’era una volta… una rotonda sul mare”

È tutto pronto ad Aci Castello per la serata evento che, domenica 1° agosto, alle ore 20:30, riporterà nella centralissima Piazza Castello, in uno scenario unico al mondo, ‘C’era una volta…una rotonda sul mare’, riedizione dello storico spettacolo che, tra gli anni ’50 e ’70, rappresentò il cuore pulsante della movida dell’intera provincia di Catania. Nella memoria di intere generazioni restano la ‘rotonda’, la pista da ballo sul mare illuminata a festa, sotto la suggestiva roccaforte, e poi i complessi jazz e tanto divertimento. Ad organizzare la manifestazione, in collaborazione con l’assessorato allo Spettacolo della Regione Siciliana, la Città Metropolitana di Catania ed il Comune di Aci Castello, Frankie Capone, musicista professionista, che vanta collaborazioni con cantanti di fama internazionale come Mario Biondi. Artista emergente castellese, Capone si prepara a pubblicare il suo primo album, che conterrà il singolo di successo ‘Sottovento’, dedicato ad Aci Castello, e ‘Tang cool’, realizzato insieme ad Emiliano, uscito pochi giorni fa e già divenuto tormentone dell’estate. Ad aprire la serata, fortemente voluta dal sindaco Carmelo Scandurra, dall’assessore allo Spettacolo, Marco Calì, e da tutta l’amministrazione comunale, l’attesissima rievocazione storica della Presa del Castello, evento importante nella storia di Aci Castello. L’arrivo sulla scena della Regina e di Re Martino, in sella a due cavalli, condurrà il pubblico verso la storica conquista del castello. Una serie di effetti scenici faranno rivivere al pubblico le fasi cruciali di quei momenti. A ricostruire tutte le tappe ci sarà la voce narrante, fuori campo, del professore Enrico Blanco, storico e giornalista, autore di diversi volumi su Aci Castello. “Parlerò di un’opera teatrale che ho scritto e prodotto ad Aci Castello nel 1987 – racconta Enrico Blanco – In quell’anno, per la rappresentazione teatrale, ho chiamato a raccolta tutti i castellesi. C’è stata una grande compartecipazione di giovani e non solo. Una cosa molto bella, con i fuochi finali a rappresentare l’incendio e la successiva presa del castello. Quella di domenica, invece, sarà solo una rievocazione che farò io per voce, per ricostruire la vicenda che narra di questa vittoria di Re Martino sul feudatario e un po’ su tutti i feudatari della Sicilia. Anche se in realtà – conclude il professore Blanco – l’opera esalta soprattutto l’orgoglio dei siciliani”. A salire sul palco, subito dopo, sarà Ruggero Sardo, conduttore della serata. I cantanti che si alterneranno, riproponendo alcune cover di grande successo, saranno Carmelo Murabito, Ludovica Leotta, Angela Aiello, Mario Naselli, Vanessa Cozza, Laura Sfilio e Frankie Capone. Ospiti d’onore della manifestazione saranno la showgirl Rosaria Cannavò, il maestro Gino Finocchiaro, con l’immancabile fisarmonica, e soprattutto Gianni Bella, cantante e autore di alcune tra le più belle ed emozionanti canzoni della storia della musica italiana. La serata, che promette tanta musica e divertimento e che si propone di ricordare gli anni d’oro di Aci Castello, si svolgerà nel pieno rispetto delle vigenti norme per il contrasto della diffusione del Covid. “Questo è solo il primo di una lunga serie di eventi che Aci Castello sta mettendo in programma – spiega l’assessore allo Spettacolo, Marco Calì – Mi sono insediato da pochi mesi, c’è stato il Covid e quindi non abbiamo ancora avuto la possibilità di programmare. Ma, in condivisione con l’assessore regionale al Turismo Manlio Messina e con il sindaco della Città Metropolitana Salvo Pogliese, da domani inizieremo a lavorare prima per il Natale e subito dopo per l’estate 2022. Contiamo di chiudere il programma entro la fine di gennaio 2022 perché a febbraio saremo presenti con lo stand del Comune di Aci Castello alla Bit di Milano e vogliamo presentarlo. È il momento di rivoluzionare il modo di pensare, puntando sulla programmazione. Voglio che ci sia, intanto, una programmazione annuale, per poi arrivare ad una triennale, perché i tour operator devono vendere il nostro prodotto sapendo cosa troverà il turista una volta arrivato qui. Abbiamo il turismo – conclude l’assessore Calì – e dobbiamo essere in grado di venderlo al meglio”. Nel 2008 fu Franco La Rosa, allora amministratore comunale ed oggi tra i collaboratori della riedizione, a ripescare quell’evento dal cilindro e a riproporlo con grande successo. “Finalmente dopo una pandemia che dura da un anno e mezzo e che, purtroppo, ancora continua ad esserci, ma che comunque affrontiamo con maggiore fiducia anche grazie al vaccino – dichiara il sindaco di Aci Castello Carmelo Scandurra – riprendiamo con gli spettacoli in uno dei posti, secondo me, più belli del mondo, la Piazza Castello. Ci auguriamo che possa rappresentare una rinascita. Voglio ringraziare, per aver creduto a questo evento, innanzitutto l’assessore Marco Calì, che ha lavorato tantissimo per realizzarlo e ci ha creduto fin dal primo giorno, e naturalmente ringrazio l’assessore regionale al Turismo e allo Spettacolo, Manlio Messina, ed il sindaco della Città Metropolitana, Salvo Pogliese, che hanno finanziato questo spettacolo. Voglio ringraziare anche Frankie Capone che ha allestito tutto. Spero – conclude il primo cittadino – che sia di buon auspicio per continuare così anche in futuro”. Nel corso della manifestazione verranno anche aperti ufficialmente dall’amministrazione comunale i festeggiamenti per il bicentenario del Comune di Aci Castello, che corrisponde con la data delle prime elezioni amministrative, avvenute nel 1821. Per l’occasione il sindaco di Aci Castello Carmelo Scandurra consegnerà al presidente del Consiglio comunale, Nando Cacciola, uno scudo-targa cesellato a mano dal maestro Salvatore Pulvirenti, allievo del Maestro puparo Emanuele Macrì. Nelle prossime settimane nella sala consiliare si svolgerà la cerimonia del deposito con lo svelamento dello scudo e, contestualmente, del logo del bicentenario.

Arti visive: dall’installazione sospesa sul sagrato della Cattedrale…

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Caminita_RISO-Rosalia-Luce-Mia

…un cubo di Sergio Caminita “vola” al Museo d’arte contemporanea | Riso

Progetto ideato e curato da Stefania Morici Dal 29 Luglio al 10 Settembre 2021

 PALERMO. Uno dei cubi che formano l’installazione sospesa sul sagrato della Cattedrale – quel presepe leggero che da quindici giorni è uno dei soggetti preferiti dai turisti armati di smartpho- ne – ha virtualmente preso il volo ed è (sempre virtualmente) atterrato tra opere e libri di arte contemporanea. È una Santuzza rosso vestita, con un manto solare, che sembra parlare con gli angeli: il segno grafico di Sergio Caminita è molto riconoscibile. Tutto parte dalle installazioni luminose en plein air, che formano il progetto Rosalia, Luce mia! firmato e prodotto da Stefania Morici e allestito su disegno dell’architetto Agostino Danilo Reale: cubi en enfilade ad intro- durre sul sagrato, piatti sospesi come un bosco incantato, figure e focus luminosi. Dentro ogni cubo e ogni cerchio, disegni e personaggi legati alla Santuzza, nati dalla penna versatile e dagli acquerelli sia di Caminita (Repetita Iuvant) che di Anna Cottone (In Lucem). Da oggi, giovedì 29 luglio, nell’atrio di RISO – Museo d’arte contemporanea della Sicilia, e in collaborazione con CoopCulture che gestisce i servizi del museo – è sospeso uno dei cubi disegnati da Sergio Cami- nita, che segue l’esposizione dei sei “taccuini d’arte” di Anna Cottone nelle vetrine del bookshop sul Cassaro.

Rosalia, Luce Mia! è prodotto e organizzato da Cialoma eventi Associazione Arte mediterra- nea e Arteventi di Stefania Morici, sostenuto da Io Compro Siciliano, il format che da quasi due anni si occupa di rilanciare prodotti, idee e progetti autenticamente legati all’isola. Con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura del Vaticano, Arcidiocesi di Palermo, Catte- drale di Palermo, Assemblea Regionale Siciliana, l’Assessorato regionale del Turismo, Sport e Spettacolo, Assessorato comunale alle CulturE, Fondazione Sicilia; Settimana delle Culture, Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese. In collaborazione con RISO – Museo d’arte contemporanea della Sicilia, CoopCulture, Cassaro Alto, Officine Creative. Il progetto dell’al- lestimento è di FDR Architetti di Agostino Danilo Reale, realizzato da iDock. “Il progetto sul sagrato della Cattedrale è un esempio di come sia possibile diffondere la luce – spiega Maurizio Cosentino fondatore di iDock – che infatti si riversa sul Cassaro, rivolgendo verso il cielo la spe- ranza di poter regalare quella magia negli occhi di chi la guarda. Alla nostra Santuzza affidiamo la luce di un futuro migliore“. Collaborazione tecnica di Hafa Comunicazione. Con il sostegno di Ted, Grasso occhiali, Luan.

SERGIO CAMINITA

Nato a Palermo nel 1977, Sergio Caminita si diploma in Digital Design all’Istituto Europeo di Design (IED) di Roma. Dopo gli studi decide di vivere nella capitale per alcuni anni durante i quali colla- bora a progetti diversi che spaziano dalla brand identity all’ideazione di campagne pubblicitarie, fino al web design. Ritornato a Palermo, si occupa di editing video e motion graphic per il format televisivo Switch di Stefania Petyx. Avvia la sua collaborazione con Novantacento Edizioni, per le quali, da più di dieci anni, cura il progetto grafico e l’impaginazione del magazine di lifestyle “I Love Sicilia” e di “S”, apprezzato mensile di cronaca. Nel 2013, unendosi con altri professionisti, fonda Eikony, agenzia creativa specializzata in App Building e UI/UX design. Oggi lavora come freelance, lasciandosi coinvolgere in progetti dai differenti linguaggi con cui poter sperimentare il suo stile grafico e pittorico. Negli ultimi anni, traendo ispirazione da ogni aspetto della cultura visiva, Caminita ha perfezionato una tecnica e uno stile personale caratterizzato da un potente dinamismo dei segni e delle immagini e da pennellate di colore che rendono le sue opere piene di vivacità ed energia.

ANNA COTTONE

Architetto/ designer palermitana, Anna Cottone è stata professore di Disegno Industriale nella Facoltà di Architettura di Palermo fino al 2010. Ha progettato, realizzato e pubblicato architetture, oggetti e saggi di natura storica e progettuale. Ha curato e promosso numerose mostre, convegni, laboratori creativi, esponendo in diverse città, in Italia e all’estero, nell’ambito di importanti mo- stre e festival internazionali. Dal 2013 fa parte del gruppo internazionale degli Urban Skechers con- tribuendo con i suoi disegni a promuovere la formazione di un gruppo sketchcrawl/palermo, con il quale organizza incontri mensili nei luoghi urbani di Palermo e di altre provincie siciliane e non. Sperimentazione e innovazione sono una costante delle sue opere sia nello stile che nei messag- gi che comunica. Il suo mondo visivo è una combinazione di immagini simboliche e realistiche che in alcuni temi affronta volutamente in maniera ironicamente naif in omaggio alla tradizione e cultura siciliana. Nelle sue illustrazioni e  nei  suoi  taccuini le  immagini  servono  a  costruire storie e racconti. Il  suo  processo  creativo  è  un viaggio,  un  esperimento  di  stile,  che  usa come un diario di esperienze e sentimenti per raccontare la storia della sua vita e delle sue emozioni.

ARTEVENTI DI STEFANIA MORICI

Arteventi può vantare un curriculum d’eccellenza nell’organizzazione d’importanti e prestigiose mostre ed eventi tra i quali: Live Performance Pac, serie di appuntamenti per far conoscere la cultura del graffitismo, del writing e della Street Art all’interno delle prima mostra istituzionale italiana sulla Street Art “Street Art Sweet Art” curata da Vittorio Sgarbi (Pac – Padiglione d’Ar- te contemporanea. Milano), Albero di Luce, installazione artistica luminosa di Antonio Barrese (Piazza Castello Sforzesco. Milano), La Vittoria di Luci e Suoni sulla città (con Nanda Vigo, Ma- rinella Pirelli, Marco Nereo Rotelli per Miart, Castello Sforzesco. Milano), Ligth Tree Installa- zione luminosa di Nanda Vigo (Porta Nuova. Milano), Warped Passages, installazione luminosa di Patrizio Travagli (per LED- Festival Internazionale della Luce di Milano, Piazza del Carmine. Milano), Milano delle Donne, kermesse di arte libera diffusa su tutta la città di Milano con eventi ed iniziative itineranti, Maglifico! Flora e Fauna a cura di Federico Poletti e Modateca Deanna in collaborazione con The Woolmark Company (Le Scuderie di Palazzo Ruspoli. Roma), Exoteric

 Gate di Nanda Vigo (Triennale e Università Statale. Milano), Ridiamo emozioni ai Bambini, realiz- zazione di una sala emozionale e di Tunnel Magico all’interno del Reparto di Chirurgia Pediatrica del Policlinico San Matteo di Pavia realizzato dall’arch. Agostino Danilo Reale con la collaborazio- ne di Gaetano Pesce, Marco Lodola, Willow (Policlinico San Matteo. Pavia), Party of Life mostra monografica su Keith Haring (per Palermo Capitale della Cultura, Villa Zito. Palermo), The Best Is Yet To Come, mostra di Max Papeschi (per Palermo Capitale della Cultura, Palazzo Chiaramonte Steri. Palermo), Palermo delle Donne, evento diffuso su tutta la città di Palermo (un mese di eventi, mostre, itinerari, performance, visite guidate, incontri, convegni e tavole rotonde, musica, spet- tacoli, reading, progetti speciali, laboratori e iniziative per bambini, lezioni di Yoga in luoghi non convenzionali, etc. in diverse sedi istituzionali e luoghi pubblici), Sant’Ambrogio Protettore delle api e dei laboriosi milanesi, il primo grande murale dedicato al Patrono di Milano, firmato dall’ar- tista Igor Scalisi Palminteri (C.so XXII Marzo. Milano), La Campana di Sant’Ambrogio, progetto urbano diffuso su tutta la città di Milano con 21 installazioni site-specific dedicate a Sant’Ambrogio (21 piazze Milano).

Stefania Morici ha di recente ottenuto due importanti riconoscimenti: è diventata Tessera prezio- sa del Mosaico Palermo (riconoscimento assegnatole dal Sindaco di Palermo Leoluca Orlando) e ha ricevuto la Benedizione Apostolica del Santo Padre Francesco per il progetto da lei ideato e cu- rato Rosalia, Rosa Mia, l’installazione site specifc di Angelo Cruciani posizionata in cinque diversi luoghi di Palermo (Sagrato della Cattedrale, Piazza Bellini, Piazza Pretoria, Piazza San Domenico, Santuario di Santa Rosalia).

#IOCOMPROSICILIANO

Io Compro Siciliano® è la prima Società Benefit in Sicilia. Nata durante il lockdown come Fenomeno Social, in pochissio tempo è diventata uno Stile di vita che rappresenta Qualità, Identità e Provenienza. Un macro-progetto che può essere sintetizzato in 7 principali progetti: Testata giornalistica e una Web Tv per raccontare la Sicilia nel mondo, una seri di Eventi, Portale del Turismo (sihost.it), una CARD del turista (la sicilyCityPASS), Marketplace, Rete di vendita su canali GDO e HORECA a livello internazionale, negozi Franchising.

Io Compro Siciliano® oggi è diventato un vero e proprio punto di riferimento della cultura e dell’eccellenza del Made in Sicily.

Una realtà innovativa che promuove i migliori prodotti e le meraviglie di questa fantastica isola al fine di far conoscere la Sicilia delle eccellenze e i Siciliani che lavorano e che portano in alto il nome dell’Isola. La Mission dei due imprenditori ideatori del gruppo, Davide Morici e Giuseppe Giorgianni, vuole essere quella di portare la Sicilia nel Mondo ed il Mondo in Sicilia, suggerendo emozioni attraverso uniche e piacevoli LIVING EXPERIENCES.

AGOSTINO DANILO REALE – FDR Architetti

Architetto – designer, vive tra Palermo, Roma e Milano. Laureatosi all’Università di Architet- tura di Palermo ha progettato e realizzato numerose abitazioni e ville di prestigio dedicandosi negli ultimi anni anche al design e alla progettazione di mostre istituzionali ed eventi pubblici, culturali ed artistici di notevole prestigio. L’architetto Agostino Danilo Reale, che ha di recente progettato e realizzato alcune suites del prestigioso hotel TownHouse Duomo by Seven Stars di Milano e di una parte del Reparto di Chirurgia Pediatrica dell’Ospedale San Matteo di Pavia, sposa il suo amore e la sua passione per l’architettura, l’arte e il design con la ricerca e l’ap- plicazione di nuovi materiali e tecnologie applicati alla sostenibilità ambientale ed alle Smart Cities, col desiderio di favorire il dialogo tra gli attori locali e cambiare realmemte in meglio la qualità della vita quotidiana degli ambienti urbani.

iDOCK

Interpretare un evento con personalità, eleganza ed estrema professionalità: questa è la missione di iDock, società palermitana di allestimenti e noleggio arredi, fondata da Maurizio Cosentino, le- ader nell’organizzazione di eventi e nella progettazione di strutture luminose. iDock assiste i propri clienti nella creazione di manifestazioni uniche, assolutamente top profile, curandone ogni aspetto con servizi di supporto e consulenza di grande affidabilità, nell’intento di appagare ogni esigenza e garantire il massimo risultato in qualunque circostanza. Progetta e coordina diverse tipologie di ricevimento, meeting, in ogni genere di location, occupandosi dell’allestimento scenografico, degli addobbi, del servizio animazione, del servizio di accesso e di accoglienza. La sua peculiarità si riversa anche nella capacità di fornire, a nolo, ai propri clienti, tutto ciò di cui necessitano quando siano essi stessi ad occuparsi della realizzazione di una festa o una cerimonia; che si tratti di una party “en plein air” che richieda specifici arredi o la vetrina di un negozio che debba essere illumi- nata e allestita in maniera consona, l’azienda propone l’affitto di tavoli, gazebo, scenografie, lanter- ne, installazioni luminose, che meglio si adattino alle esigenze di ciascuno e che grazie alla enorme flessibilità, possano essere utilizzati per qualsivoglia finalità. iDock possiede uno staff altamente specializzato che coadiuva il cliente passo dopo passo, con attenzione e creatività, fa di ogni spazio vuoto un luogo incantevole e di classe, con arredi e strutture di qualità superiore, grazie anche ad un team in grado di trasformare il sogno in realtà, con suppellettili, decori e installazioni luminose capaci di far brillare di una luce unica ed originale qualsiasi ambiente. Soluzioni sorprendenti, atmosfere irripetibili, quelle proposte, per la totale soddisfazione del cliente, filosofia che da sem- pre contraddistingue l’operato dell’azienda. iDock fornisce infrastrutture, arredi, illuminazioni e si fregia della presenza di personale altamente specializzato che cura e monitora con professionalità ogni tipologia di avvenimento, assicurando un’assistenza di prim’ordine. L’universo degli eventi esige un supporto adeguato e consono alle esigenze di ciascuno, al fine di concretizzare il desi- derio di stupire, di creare aspettativa e gioiosa sorpresa. Il suo compito è proprio quello di dare vita e forma alle emozioni, di costruire giornate che meritino di essere ricordate nel tempo, di proporre soluzioni per le quali sia sempre evidente il miglior rapporto qualità/prezzo. Esperienza, professionalità e puntualità sono i punti di forza di iDock nell’allestimento di feste private, avve- nimenti sportivi, ricevimenti, intervenendo nel trasporto, nel montaggio e nello smontaggio di tutte le strutture richieste, ovunque si svolga l’evento in questione, previo opportuno sopralluogo. L’azienda disegna un allestimento che risponde perfettamente alle caratteristiche delle location indicate dai clienti, prospettando loro ampi range di scelta, per appagare qualunque aspirazione; dunque un percorso creativo e specialistico, che guida il cliente nella delicata fase dell’organizza- zione, alleggerendolo delle incombenze più gravose. Un assistenza tecnica continua, puntualità e precisione: di qualunque evento si tratti, garantisce un servizio minuzioso, tecnicamente ottimale ed esteticamente piacevole, per un risultato di sicuro successo.

FONDAZIONE PER L’ARTE E LA CULTURA LAURO CHIAZZESE

La “Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese” è stata istituita nel 1958 con delibera del Consiglio di Amministrazione della Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele per le Province Siciliane, per “onorare la memoria dell’indimenticabile suo Presidente scomparso, Prof. Lauro Chiazzese, Magnifico Rettore dell’Università di Palermo”. Successivamente, ha ottenuto il ri- conoscimento di persona giuridica con D.P.R. Del 19 ottobre 1958. Sin dalla sua nascita, la Fon- dazione ha svolto e promosso attività previste dai suoi fini istituzionali, consistenti nel “per- fezionamento culturale e l’addestramento di giovani nelle diverse discipline”, nell’attuazione “di studi, ricerche, pubblicazioni ed inchieste” nei vari campi con “particolare riferimento ai problemi delle regioni meridionali in genere e della Sicilia in specie” e nella “raccolta di dati, informazioni, notizie e pubblicazioni e la cura, in modo idoneo, della loro divulgazione anche mediante attività editoriali”. Molto vasta è stata l’attività svolta negli anni passati: dalle mostre storico-documentarie alle conferenze, dalle tavole rotonde ai dibattiti e alle iniziative culturali sui temi di carattere economico, sociale e civile.

Di particolare rilievo è il suo patrimonio: l’Archivio Storico del Monte di Pietà Santa Rosalia e l’Archivio Spatrisano. Il primo – dichiarato nel 2002 di notevole interesse storico dalla Sovrin- tendenza Archivistica per la Sicilia – documenta l’istituzione e l’evoluzione dell’Ente a partire dal Secolo XVI, illustrandone l’attività di prestito sul pegno, nonchè di assistenza pubblica e controllo sociale. Il secondo, oggetto di continue ricerche da parte di studiosi e studenti uni- versitari, è costituito dalla raccolta di libri dell’architetto palermitano (composta da oltre 2000 volumi), dai suoi progetti e rilievi (circa 1920), da plastici, teste in gesso, dipinti, appunti e altra documentazione. Possiede, inoltre, una biblioteca, composta da circa 2.500 volumi, alcuni ri- salenti al ‘500 e al ‘600. La Fondazione è iscritta all’Anagrafe Nazionale delle Ricerche, aderi- sce alla Fondazione ASTRID, è socia dal 2019 dell’Associazione Museimpresa e dal 2020 socio aggregato di Acri. Collabora, tra gli altri, con la Fondazione Sicilia, la Galleria d’Arte Moderna di Palermo, Civita, l’Università degli Studi di Palermo, la Fondazione ASTRID, l’Associazione “Per Scuola Democratica”, Donzelli editore, la Società Spagnola di Italianisti, l’Istituto della Enciclopedia Italiana Treccani e la Libera Università di Lingue e Comunicazione IULM.

Repetita Iuvant

Riso- Museo d’arte contemporanea della Sicilia Via Vittorio Emanuele 365 Palermo

29 Luglio – 10 Settembre

 

Installazione artistica di Sergio Caminita a cura di Stefania Morici

Il progetto è parte di Rosalia, Luce mia! Installazioni aere luminose di

Anna Cottone “Rosalia in Lucem”

Sergio Caminita “Repetita Iuvant”

 

Esposte alla Cattedrale di Palermo Dal 14 luglio al 10 settembre 2021

Progetto ideato e curato da Stefania Morici Produzione e organizzazione

Cialoma Eventi-Associazione Arte Mediterranea

Arteventi di Stefania Morici

Con il supporto di #Iocomprosiciliano Patrocini

Pontificio Consiglio della Cultura – Vaticano Arcidiocesi di Palermo

Cattedrale di Palermo Assemblea Regionale Siciliana

Assessorato Regionale del Turismo, Sport Spettacolo Comune di Palermo

Assessorato comunale alla CulturE Fondazione Sicilia

Settimana delle Culture

Fondazione per l’Arte e la Cultura Lauro Chiazzese

 

In collaborazione con

RISO – Museo d’arte contemporanea della Sicilia CoopCulture

Cassaro Alto Officine Creative

 Progetto allestitivo

FDR Architetti di Agostino Danilo Reale Realizzazione installazioni e allestimenti iDock

 Ted Grasso Occhiali – Luan

 Special Thanks

Hafa Comunicazione

Ufficio stampa:

Simonetta Trovato

+39.333.5289457

simonettatrovato@gmail.com

REPETITA IUVANT

Riso – Museo d’arte contemporanea della Sicilia Via Vittorio Emanuele 365 Palermo

29 Luglio – 10 Settembre

 Installazione artistica di Sergio Caminita a cura di Stefania Morici