Sul palco Stefano Zenni, musicologo di fama internazionale, con “Ma la storia (del jazz) è veramente finita? Visioni e previsioni di una tradizione musicale nell’epoca dell’intelligenza artificiale”.
Mercoledì 26 febbraio, ore 21:15 – Real Teatro Santa Cecilia
Dopo il sold out degli abbonamenti, disponibili i biglietti dei singoli appuntamenti al botteghino.
Palermo 25 febbraio. La Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group continua con successo la programmazione della rassegna Io e il Jazz al Real Teatro Santa Cecilia di cui Franco Maresco, su invito del presidente e fondatore del Brass Group Ignazio Garsia, cura la direzione artistica. Appuntamento mercoledì 26 febbraio alle ore 21.15 con l’incontro dal tema Ma la storia (del jazz) è veramente finita? Visioni e previsioni di una tradizione musicale nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Conversazione con Stefano Zenni.
Franco Maresco, per questo settimo appuntamento di “Io e il jazz” ospita Stefano Zenni, critico cinematografico. Una grande passione di Maresco, quella per il jazz, nata alla metà degli anni ‘70 proprio durante i concerti al Brass Group, prima allo scantinato di Via Duca della Verdura e in seguito a Palazzo Butera, attualmente sede di un prestigioso museo internazionale, e poi ancora al Teatro Golden. Ed è lo stesso regista che ha ideato questa iniziativa che comprende 11 incontri tra musica, cinema, televisione (“e altre divagazioni”, recita il sottotitolo).
Nel confermare che il numero degli abbonamenti è da tempo esaurito, al fine di assicurare al pubblico la possibilità di partecipare agli eventi in calendario, la Fondazione ha riservato un certo numero di biglietti che disponibili direttamente al botteghino la sera stessa degli eventi.
Maresco, che ha alle spalle un gran numero di riconoscimenti come regista (un David di Donatello per Belluscone – Una storia siciliana e un premio speciale della critica alla Mostra di Venezia per La Mafia non è più quella di una volta, il film interpretato dalla grande fotografa Letizia Battaglia), ospite domenica 12 gennaio a RAI 3 durante la trasmissione televisiva Report.
L’incontro in programma con la partecipazione di Stefano Zenni che delinea il suo punto di vista sulla cultura musicale e audiovisiva si basa su una domanda specifica: Qual è la ragion d’essere del jazz – e dell’arte in generale – al tempo dell’Intelligenza Artificiale? A questa attualissima e inquietante domanda cercheranno di dare una risposta Franco Maresco e Stefano Zenni, musicologo di fama internazionale e direttore del Torino Jazz Festival. Il tema sarà affrontato nella maniera ironica e brillante che contraddistingue lo stile di Maresco e Zenni, un confronto che oscillerà tra il pessimismo apocalittico del primo e il cauto ottimismo del secondo. Partecipano Salvatore Bonafede (pianoforte), Vito Giordano (tromba e flicorno) e Nicola Gianmarinaro (clarinetto e sax tenore).
La Sicilia ha un rapporto speciale con il jazz, consolidato dal lavoro della Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group, che quest’anno celebra più di 50 anni di attività. La nostra terra ha una sensibilità unica, capace di accogliere e rielaborare culture e linguaggi diversi, e il jazz è perfetto per questa terra. Il jazz, con la sua capacità di mescolare influenze e reinventarsi, rispecchia l’anima della Sicilia: un luogo aperto e in continuo dialogo con il mondo. La Fondazione Orchestra Jazz Siciliana oramai è un simbolo di questa connessione. Portare avanti una realtà come il Brass Group per oltre 50 anni, con concerti, eventi e progetti di respiro internazionale, non è solo un risultato straordinario, ma anche una testimonianza del valore della cultura e dell’arte come pilastri della comunità. E su questo argomento interviene Franco Maresco.
Franco Maresco interviene invece nel suo rapporto con il jazz: Maresco e Garsia, due grandi che hanno dedicato la vita alla cultura in simbiosi con il jazz. Ha mai pensato di realizzare un film con una big band? E il Brass Group quanto ha avuto peso nell’ ispirazione dei suoi film?
“I primi musicisti jazz li ho incontrati in carne ed ossa al Brass. Prima li vedevo solo in televisione, come un evento, visto che l’epoca internettiana era lontana. Vederli dal vivo fu esaltante. Assistevo alle performance di Ignazio Garsia che suonava o a volte accompagnava gli ospiti. Mi piaceva come suonava, il suo tocco swing. Cominciai a fare programmi a Radio Palermo Centrale. La mia era una rubrica di jazz, facevo interviste ai protagonisti delle stagioni del Brass e poi le mandavo in onda. Col Brass continuai ad avere rapporti anche quando cominciai a lavorare in televisione. In coppia con Ciprì, dal 1986, collaboravamo con TVM. A quel tempo era più costoso realizzare cortometraggi e allora proponemmo uno scambio a quell’emittente: loro ci mettevano loro a disposizione sofisticate attrezzature e noi realizzavamo dei programmi. Si trattava di contenitori come “Interno Notte”, che conducevo insieme a Umberto Cantone, una sorta di “Fuori orario” di Ghezzi tutto palermitano. Oppure “Jazz, Blues ed altro”, in cui io presentavo dei corti di jazz americani all’epoca dello swing. Spesso costruivo un discorso quanto più possibile organico intorno a questi documenti con grandi artisti come Hank Jones e Benny Golson. Facevamo delle vere e proprie puntate speciali col Brass, qualche volta riprendendo pure la Big Band. Una delle serate che riprendemmo fu quella del 1994, quando la Big Band fu diretta da Clark Terry, colui che era stato, negli anni ’50, un pilastro fondamentale dell’orchestra di Ellington. E non mancammo nemmeno quando arrivò Günter Schuller, uno dei personaggi fondamentali nella storia del jazz, pensiamo solo ai dischi fatti con Miles Davis e con Gil Evans. Venne a Palermo per dirigere “Porgy and Bess” versione Evans – Davis. Con lui, tra gli altri, c’era Paolo Fresu alla tromba e rimanemmo diversi giorni a raccontare con le immagini quell’evento. Documentammo pure i suoi seminari. Questo e tanto altro del passato mi lega a Ignazio Garsia. Il Brass Group ci ha fatto conoscere i grandi che arrivavano qui, indimenticabili maestri come Oscar Peterson e Ray Brown. Per questo mi fa piacere tornare a collaborare al Brass, perché è come tornare a casa. E’ un’oasi nel deserto presente di una Palermo ormai imbarbarita, di un mondo finito. Non ci rimane che il passato da celebrare. Una celebrazione che un giovane, se vuole, può cogliere, con pazienza e dedizione”.
Programma della Rassegna “Io e il Jazz”
Mercoledì 26 febbraio, ore 21:15
Ma la storia (del jazz) è veramente finita?
Visioni e previsioni di una tradizione musicale nell’epoca dell’intelligenza artificiale.
Conversazione con Stefano Zenni.
Martedì 11 marzo, ore 21:15
Il jazz visto dalla luna A 70 anni dalla morte.
Franco Maresco racconta Charlie Parker con scritti inediti di Tony Scott, immagini e testimonianze rare. Umberto Cantone (voce recitante).
Martedì 25 marzo, ore 21:15
A qualcuno piace FRED
L’America a volo d’angelo nei musical di Fred Astaire.
Martedì 15 aprile, ore 21:15
Stanley in jazz
Alcune delle più celebri sequenze dei film di Kubrick rimusicate in chiave jazz.
Letture di Umberto Cantone.
Martedì 29 aprile, ore 21:15
Non è mai troppo jazz
Il jazz in Italia visto dalla televisione.
A cura della redazione di Fuori Orario, lo storico programma di Rai3 inventato da Enrico Ghezzi.
Con Fulvio Baglivi.