La politica discute di crescita economica mentre la povertà cresce da sola, senza bisogno di decreti.
La povertà nelle grandi città ha un talento straordinario, riesce a essere ovunque senza farsi vedere. Si incastra tra le vetrine dei negozi, si appoggia ai muri delle banche, dorme sotto i ponti accanto al cartello “zona videosorvegliata”. È un fantasma che si aggira tra le vie dello shopping, e che diventa visibile solo quando dà fastidio…quando tende una mano per chiedere una moneta, quando ricorda che non tutti possono permettersi di ignorare i prezzi al supermercato. Le metropoli sono spietate, ipocrite. Amano il lusso e lo sfoggio, ma poi si commuovono davanti un quadro che rappresenta la miseria. Mi viene in mente “I mangiatori di patate” di Van Gogh: cinque figure consumano un pasto frugale, le mani nodose, i volti segnati dalla stanchezza del lavoro. Un’opera che oggi, probabilmente in una grande città farebbe tendenza: una bella stampa in salotto, magari accanto un soprammobile costoso…la povertà va bene, purché sia incorniciata! Eppure la città senza poveri non esiste. Sarebbe come un quadro senza ombre, piatto…irreale.
Gericault dipinse “La zattera della Medusa”, dove si vedono corpi alla deriva, uomini allo stremo, disperazione e speranza che si confondono. Cambia il secolo, ma la scena è la stessa, chi ha perso tutto si aggrappa all’ultimo pezzo di legno che galleggia. Oggi non è una zattera, è un marciapiede, una panchina, un sacco a pelo sotto un portico. E così la povertà continua a esistere, un’opera d’arte vivente che nessuno vuole esporre davvero. La città la lascia ai margini, come un vecchio dipinto che non si intona con l’arredamento. Ma basta uno sguardo attento per vederla: non solo nei vicoli bui, ma anche riflessa nelle vetrine luccicanti, proprio accanto a noi.
Nel 2025 la povertà nelle città è così avanzata che ormai non servono più gli sgomberi: basta alzare gli affitti e sparisce da sola…o almeno agli occhi di chi conta!
Namasté
Franca Spagnolo
