Nel panorama musicale italiano, pochi nomi risplendono con la stessa intensità di Giuliano De Angelis. La sua carriera, costellata di successi, è un inno alla dedizione, alla passione e alla straordinaria professionalità. Violoncellista e Direttore Artistico, De Angelis ha saputo non solo affinare il proprio talento, ma anche trasmetterlo a giovani artisti, contribuendo al rinnovamento e alla crescita culturale del mondo musicale.
Un Maestro di rara sensibilità artistica…
Giuliano De Angelis è un autentico interprete della musica, capace di leggere ogni spartito con un’attenzione unica al dettaglio. Il suo approccio alla interpretazione del repertorio è sempre mirato a esplorare e valorizzare l’anima della musica, donando a ogni composizione una profondità che va oltre il semplice ascolto. La sua capacità di lavorare con orchestre e gruppi musicali di varia natura è il risultato di anni di studio e una rara sensibilità artistica. La sua conoscenza teorica, unita ad un raffinato istinto naturale, gli ha permesso di affrontare un ampio repertorio, spaziando dalla musica classica alla contemporanea. Ogni performance diventa un’esperienza unica per il pubblico, capace di evocare emozioni e riflessioni profonde.
Direzione Artistica: Una Visione Innovativa…
Oltre alla sua carriera da violoncellista De Angelis è anche un raffinato Direttore Artistico, ruolo in cui ha brillato e brilla per la sua capacità di innovare e portare nuova linfa alla scena musicale. Ha fondato numerosi festival, rassegne e istituzioni musicali in tutta Italia, dando vita a progetti che hanno sempre avuto come obiettivo la crescita della cultura musicale e l’educazione dei giovani artisti. Ha fondato, solo per citarne alcuni, il Festival Musical Square di musica da camera presso il Teatro Lirico Giorgio Gaber di Milano, il Festival Abruzzo Musica, il Festival Internazionale del Sannio e dell’Irpinia, la rassegna Il Giubileo di Cassino, il Festival di Maggio città di Cervinara, oltre all’orchestra Sinfonica Benedetto Croce, attiva in tutta Italia. Inoltre dal 2023 è direttore artistico del prestigioso Ascoli Piceno Festival.
In qualità di didatta ha permesso a molti talenti emergenti di entrare in contatto con grandi opportunità. La cura e la dedizione con cui gestisce la selezione di artisti e la progettazione di eventi è garanzia di alta qualità e professionalità. Ogni evento curato da De Angelis è, infatti, il risultato di un lavoro meticoloso, in cui ogni aspetto – dalla scelta del repertorio alla messa in scena – viene studiato nei minimi dettagli per garantire il massimo della perfezione.
Una carriera segnata dalla passione e dal riconoscimento internazionale…
Nel corso della sua carriera, Giuliano De Angelis ha ottenuto numerosi riconoscimenti per il suo contributo al mondo della musica. Il suo talento e la sua dedizione sono stati celebrati non solo in Italia, ma anche all’estero, dove ha avuto modo di collaborare con importanti orchestre e istituzioni. Il suo impegno nella formazione e nella diffusione della musica lo ha reso un punto di riferimento per molti giovani musicisti e per chiunque voglia approfondire la propria conoscenza musicale.
Il Maestro De Angelis ha saputo creare un legame speciale con il suo pubblico, che lo apprezza non solo per la sua bravura tecnica, ma anche per la sua capacità di trasmettere emozioni attraverso la musica. Ogni sua esibizione è un viaggio che porta gli ascoltatori a scoprire nuovi orizzonti sonori, una vera e propria avventura emotiva.
Giuliano De Angelis è un artista a tutto tondo, un Maestro che ha saputo farsi apprezzare e rispettare da tutti gli ambienti musicali grazie alla sua professionalità e alla sua visione unica. La sua carriera, che si è distinta per il rigore e l’amore per la musica, continuerà a ispirare e a formare generazioni di musicisti. Con la sua direzione artistica, ha contribuito a ridisegnare i contorni della scena musicale italiana, elevandola a nuove vette di eccellenza. Un vero pioniere, il cui nome resterà scritto nella storia della musica per la sua ineguagliabile passione e dedizione.

Di seguito vi riportiamo l’intervista, odierna, tra la giornalista Ilaria Solazzo ed il Maestro G. De Angelis.
Buongiorno Giuliano, grazie per aver accettato di parlare con me, con noi. Oggi vorrei cominciare parlando del senso della vita. Sei un Artista, un violoncellista di grande talento, e non solo, ma che significato attribuisci tu alla vita, in particolare alla tua vita come musicista?
Buongiorno a te cara Ilaria. Per me, la vita è una continua ricerca di significato. Nel mio caso, la musica è sempre stata una sorta di guida, un mezzo per esplorare emozioni, pensieri, e anche per comunicare con gli altri senza parole. La musica è un linguaggio universale, un ponte tra le persone, che va oltre le barriere di lingua, cultura o tempo. Quando suono, sento che sto vivendo appieno. La musica mi permette di entrare in contatto con la parte più profonda di me stesso e, allo stesso tempo, mi dà la possibilità di condividere questo con chi mi ascolta. E credo che questo sia un aspetto fondamentale della vita stessa: cercare e dare qualcosa che abbia valore, che possa nutrire e ispirare.
La musica è quindi per te una forma di espressione profonda. Ma oggi, in un mondo in continuo cambiamento, con la musica che sembra a volte essere messa da parte a favore di tendenze più commerciali, quale pensi sia il ruolo della musica classica oggi? Ha ancora un posto nel cuore delle persone?
La musica classica ha sicuramente un posto privilegiato, anche oggi, nonostante le sfide che deve affrontare in un panorama musicale sempre più vasto e veloce. Penso che la musica classica abbia una bellezza intrinseca che non può essere facilmente sostituita. Ha una profondità che viene da secoli di evoluzione, da compositori che hanno saputo comunicare l’intero spettro delle emozioni umane attraverso la musica. Oggi, probabilmente, la musica classica non ha la stessa visibilità dei generi più popolari, ma ha un pubblico molto devoto. E credo che, per chi ha il desiderio di ascoltarla con attenzione, la musica classica sia ancora un’esperienza unica, un’esperienza che ti invita a fermarti, riflettere, e immergerti in una realtà che va oltre il quotidiano.
Quindi, pensi che la musica classica abbia il potere di trasformare le persone? Come dovrebbe essere percepita in un mondo che sembra sempre più accelerato e superficiale?
Assolutamente. La musica classica, se ascoltata con il giusto atteggiamento, ha il potere di trasformarci. Non è qualcosa da consumare velocemente, ma un’esperienza che richiede tempo, attenzione, e, soprattutto, apertura. In un mondo che corre sempre più veloce, la musica classica offre uno spazio di pausa, dove l’ascoltatore può ritrovare una forma di quiete, riflessione e bellezza che non ha tempo. Non è un genere che si può “digerire” rapidamente. Ha bisogno di essere assaporata, come un’opera d’arte che non si svela subito, ma che, se ascoltata con attenzione, ti parla in modo profondo. Credo che la musica classica possa insegnare alle persone a rallentare, a prendersi il tempo per guardarsi dentro e per ascoltare veramente.
Interessante. E tu come violoncellista, come vivi la musica in relazione alla tua vita quotidiana? La vedi come una forma di meditazione, un’ancora o forse un’esplorazione continua?
La musica per me è tutte queste cose. La pratica quotidiana, per esempio, è un vero e proprio atto meditativo. Quando mi siedo con il mio violoncello, mi immergo completamente in quello che sto facendo. È un momento in cui la mente si svuota, e mi trovo completamente presente, concentrato su quello che sta accadendo in quel preciso istante. È un’esperienza che mi riporta a me stesso, come una specie di ancoraggio. Ma, allo stesso tempo, è un’esplorazione continua. Ogni pezzo, ogni interpretazione è un nuovo viaggio. Ogni volta che mi confronto con un brano, cerco di scoprire qualcosa di nuovo, di portare alla luce una sfumatura che non avevo notato prima. E in questo senso, la musica è davvero un percorso senza fine. Ogni giorno c’è qualcosa di nuovo da scoprire, da imparare, da perfezionare.
In che modo pensi che la tua musica possa influenzare chi ti ascolta? C’è un messaggio che speri di trasmettere attraverso il tuo violoncello?
Spero di trasmettere innanzitutto emozioni genuine, sincere. Quando suono, non penso troppo al messaggio razionale che voglio dare. Piuttosto, mi concentro sull’intensità dell’espressione. Credo che la musica abbia un potere straordinario di far emergere emozioni che spesso non siamo in grado di esprimere con le parole. E se posso, attraverso il mio violoncello, evocare una sensazione, una riflessione o una semplice gioia nell’ascoltatore, allora sento di aver raggiunto il mio scopo. La musica può essere una sorta di specchio dell’anima: ognuno può trovarci dentro qualcosa che è proprio suo.
Cosa ti ha spinto a scegliere il violoncello e qual è stato il tuo primo incontro con la musica?
Sono l’unico musicista in famiglia, ma fin da piccolo sono cresciuto circondato dalla musica classica, grazie alla passione di mio padre. Anche mia madre, e sua madre prima di lei, hanno voci straordinarie.
Non sono stato io a scegliere il violoncello, credo piuttosto che sia stato lui (o lei, per essere più precisi) a scegliere me. Il mio primo strumento è stata la chitarra; da giovane amavo il jazz e il rock. È stato un amico portoghese, un mandolinista, a farmi conoscere il violoncello regalandomi un cd di Rostropovich. Quell’ascolto è stato un vero e proprio richiamo, una vocazione, come se avessi ritrovato una parte di me che avevo sempre avuto, ma che non conoscevo. Ho iniziato a studiare al conservatorio trascorrendo anni a praticare ogni giorno, senza sosta, musica. Nonostante le tante difficoltà, che la quotidianità mi ha posto davanti, sono riuscito a diplomarmi a Modena sotto la guida di Marianne Chen in soli sei anni. Quegli anni sono stati tostissimi, ma fondamentali per la mia crescita musicale e personale.
Hai avuto la possibilità di esibirti in tutto il mondo, dalla Cina agli Stati Uniti. Quali sono stati i momenti più significativi delle tue tournée internazionali?
La tourneè negli Stati Uniti è stata davvero indimenticabile, ho avuto il privilegio di esibirmi da solista in tre Stati completamente diversi, California, Arizona e Louisiana, con orchestre enormi, con una grande storia. Molto importante per me è stata anche la mia prima tournée in Cina. Fu un’esperienza incredibile. Un lungo tour con 15 concerti, quasi uno al giorno, in una città diversa. Nonostante i viaggi estenuanti, ebbi la fortuna di esibirmi con una grandiosa orchestra in auditorium all’avanguardia, di fronte a migliaia di spettatori ogni sera. A ripensarci è stato davvero un periodo indimenticabile. Infine assolutamente indimenticabile è stato il Doppio Concerto di Brahms eseguito al Parco della Musica di Roma per un importante evento di beneficenza organizzato in collaborazione con la Tabor International e l’Elemosineria Vaticana.
La musica da camera, i tuoi estimatori lo sanno bene, è una tua grande passione. Cosa ti affascina di più del suonare in ensemble rispetto alle performance da solista?
La musica da camera è indubbiamente la forma che preferisco. È un equilibrio tra il lavoro di squadra e l’espressione individuale. In un gruppo, si è parte di un tutto, ma si può mantenere la propria identità. C’è una connessione profonda tra i musicisti, che va oltre l’aspetto musicale, un’esperienza che ti permette di conoscere le persone anche sotto il piano umano. È come una piccola società, con regole e spazi da rispettare.
Essendo tu il Direttore artistico di vari festival musicali, puoi dirci come riesci a gestire i tuoi impegni artistici ed organizzativi?
La chiave è la dedizione totale. Ogni giorno è una lunga giornata di studio e lavoro. Sono una persona molto impegnata, ma sento che questo è il mio dovere, la mia missione. Non potrei immaginare di fare altro.
Hai insegnato in masterclass sia in Italia che negli Stati Uniti. Cosa ti motiva a trasmettere la tua esperienza e che consiglio daresti ai giovani violoncellisti del 2025?
Insegnare è qualcosa di fondamentale per me. È un modo per restituire ciò che ho ricevuto dai miei maestri e da anni di esperienza personale. Il consiglio che mi sento di dare ai giovani è di prepararsi al massimo, non solo con lo strumento, ma anche in tutte le altre sfere della vita professionale. Imparare a comunicare, a comprendere la legge, a gestire l’ego, a rispettare gli altri, tutto questo è fondamentale, essenziale. Oggi, a mio parere, un grande musicista, per essere considerato tale, deve essere preparato sotto ogni aspetto, anche al di fuori della musica.
Progetti futuri?
Oltre l’organizzazione dei miei festival, che richiede un impegno costante (ogni festival è tagliato su misura per il territorio che lo ospita, sono tutti diversi, non solo nei contenuti artistici, ma anche nell’idea che li fonda, nelle modalità e forme di comunicazione e di offerta culturale) in questo periodo sto lavorando ad una delle mie produzioni preferite di sempre, l’iconico Triplo Concerto di Beethoven, che avrò il privilegio di eseguire in diversi concerti a Roma, Cassino (FR) e Cervinara (AV), con musicisti straordinari, come i direttori Reginaldo Nascimento e Arman Azemoon , i pianisti Merita Rexha Tershana, Serena Valluzzi e Giuseppe Maiorca, i violinisti Corrado Stocchi e Pasquale Allegretti Gravina.
Giuliano, grazie davvero per queste parole. È stato un piacere ascoltarti. Ti auguro il meglio per tutti i tuoi progetti futuri!
Grazie a te. È stato un piacere condividere questi pensieri. Spero che la musica possa continuare a essere una fonte di ispirazione e connessione per tutti.
Grazie ancora Giuliano per aver condiviso il tuo mondo con noi. Alla prossima.