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Le allergie alimentari sono un problema assai diffuso, fortunatamente solo poche sostanze causano gravi allergie Nel I secolo d.C., il poeta latino Lucrezio affermò che ciò che è cibo per un uomo può essere veleno per un altro: probabilmente, quando pronunziava quelle immortali parole, stava pensando alle allergie alimentari. Per sopravvivere è, ovviamente, necessario alimentarsi, e, vista la varietà e la disponibilità di alimenti che possiamo scegliere quotidianamente, il mangiare dovrebbe trasformarsi anche in un avvenimento piacevole. Purtroppo, per alcuni soggetti, certi cibi possono essere rischiosi al punto tale da minacciare la loro vita; per tali persone il piacere del mangiare viene svilito dalla preoccupazione che in qualsiasi momento possano scatenarsi delle reazioni provocate da sostanze che possono, a loro insaputa, essere presenti nel cibo. La scelta degli alimenti diventa, perciò, un compito davvero penoso perché richiede una continua attenzione agli ingredienti che compongono i vari piatti. Fortunatamente la lista dei cibi allergogeni, teoricamente illimitata, non è in realtà molto estesa. Le allergie alimentari, in generale, vengono riferite ad una ipersensibilità individuale verso alcuni cibi. Tuttavia, queste reazioni connesse al cibo normalmente interessano solo un numero limitato di persone nell’ambito di una popolazione, in quanto la maggior parte di noi può mangiare tranquillamente i medesimi cibi senza che si manifesti alcun effetto nocivo per la salute. È evidente, però, che le abitudini alimentari influenzano in modo determinante la distribuzione dei fenomeni di ipersensibilità in una popolazione: ad esempio, l’allergia alle arachidi, comune negli USA, è rara in Svezia dove si fa un consumo limitatissimo di questo seme, mentre l’ipersensibilità al riso è rara negli USA, ma è frequente in Giappone. Le intolleranze non debbono però essere confuse con le intossicazioni alimentari che si possono verificare in ogni persona che ingerisca un certo particolare alimento e che sono causate da tossine presenti nel cibo o da particolari contaminanti. Ancor oggi, quando si parla di allergie alimentari, sembra di trattare un argomento del tutto sconosciuto. Recentemente il prof. Sampson del J. Hopkins School of Medicine dell’Università di Baltimora, negli USA, ha cercato di definire una nomenclatura che fornisca le premesse per la comprensione concettuale delle cosiddette reazioni avverse al cibo. così dette allergie alimentari IgE mediate. Le IgE appartengono ad una delle cinque classi di anticorpi del sistema immunitario adibiti alla difesa dell’organismo da agenti patogeni, come ad esempio virus, batteri e lieviti. Quando questi anticorpi vengono attivati, si ha anche proliferazione di particolari cellule chiamate mastocitie e di altri mediatori responsabili della sintomatologia allergica. Uno dei problemi di maggior rilievo riguardante le sindromi di ipersensibilità alimentare consiste nella comparsa di alcuni sintomi clinici, spesso così vaghi e mal definiti da fuorviare da una corretta diagnosi. E il caso dei sintomi che insorgono a distanza di tempo dall’ingestione del cibo, attribuiti il più delle volte ad altre cause. Generalmente risulta più semplice la diagnosi di allergia o di intolleranza alimentare quando Ì sintomi a carico dell’apparato gastrointestinale sono accompagnati da altre manifestazioni a livello cutaneo e respiratorio. Alcuni alimenti, come ad esempio cibi ricchi di istamina o tiramina, quali le fragole, il tonno, i crostacei, ma anche gli additivi chimici possono indurre in alcuni soggetti una ipersensibilità e provocare edema delle labbra e della mucosa orale. È chiaro comunque che, a differenza delle allergie alimentari IgE mediate, le altre forme di ipersensibilità alimentare sono più diffìcilmente diagnosticabili mancando validi metodi analitici di identificazione. Vi sono, infatti, delle ipersensibilità alimentari che non dipendono da meccanismi immunologici essendo in relazione ad altre patogenesi, come nel caso di un deficit enzimatico costituzionale. Il deficit di lattasi intestinale ne è un esempio: l’intolleranza al lattosio è molto più frequente rispetto all’allergia alle proteine del latte. E stato osservato, infatti, che ben il 51% degli italiani presenta un’insufficienza dell’enzima lattasi contro il solo 1-2% di soggetti allergici alle proteine del latte vaccino.   Fonte: medicina33.com

 

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