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Come ci si deve comportare se un bambino dice che gli fanno male gli occhi, se stringe le palpebre per guardare lontano, se accusa spesso mal di testa, se a scuola si avvicina troppo alla lavagna?

C’è da preoccuparsi se un bambino dice che gli fanno male gli occhi ? « Direi senz’altro di sì. Il dolore oculare può essere legato a una anomalia funzionale o a un disturbo organico oculare vero e proprio oppure può essere legato a cause esterne. Il bambino può avere una sinusite di un seno frontale e, poiché lateralmente al seno frontale passa la terza branca del trigemino che innerva l’occhio, la sinusite frontale si irradia alla terza branca del trigemino, dando luogo a una nevralgia del trigemino, e l’occhio è il primo a risentirne con un dolore oculare anche abbastanza forte. Anche una cefalea, un mal di testa, legati a cause extraoculari danno luogo, sempre per tutta questa serie di fenomeni, a disturbi oculari di tipo nevralgico. il dolore può invece, come abbiamo detto, essere legato a malattie oculari di tipo organico o di tipo funzionale. Malattie oculari vere e proprie, di tipo organico, possono essere un fatto oculare infiammatorio, una iridociclite, una banale congiuntivite sia contagiosa di tipo virale sia di tipo infettivo catarrale. Il dolore oculare legato ad anomalie funzionali è un vizio di rifrazione, un astigmatismo, una ipermetropia, una miopia che, non trattate, danno luogo a un dolore oculare da sforzo, da cattiva visione. » E se il bambino stringe le palpebre per guardare un oggetto lontano? « II classico segno di stringere le palpebre per guardare lontano è caratteristico di quel bambino che è miope e quindi cerca di mettere a fuoco per la visione da lontano; la sua miopia potrà essere semplice o essere associata ad astigmatismo. » Un mal di testa molto frequente in un bambino in età scolare può significare un difetto della vista? « Senz’altro. Ci sono vizi di rifrazione, la miopia, l’astigmatismo, l’ipermetropia soprattutto, che possono dar luogo, oltre che a un difetto della visione, a un deficit della messa a fuoco. Il difetto di miopia è facilmente individuabile perché, non vedendo da lontano, il bambino strizza gli occhi, si avvicina alla lavagna per leggere; il difetto di ipermetropia di medio grado è invece più difficilmente individuabile perché, in questo caso, il bambino vede bene ma compie uno sforzo enorme per vedere (l’occhio è più corto e il fuoco cade al di fuori della retina) e questo sforzo enorme si può tradurre in un mal di testa. Prima di fare qualsiasi altro esame, prima di un elettroencefalogramma, prima di una radiografia del cranio, è opportuno sottoporre il bambino che ha frequenti mal di testa a una visita oculistica. » I difetti della vista nei bambini piccoli possono influenzare anche lo sviluppo della loro personalità? « In un bambino in età prescolare può succedere. Dobbiamo però distinguere tra difetto della vista di tipo funzionale e di tipo organico, tra alterazione monolaterale (che interessa cioè un solo occhio) e bilaterale. Un bambino con un deficit funzionale monolaterale, se si trova in un ambiente sano, con genitori attenti, non subirà influenze negative neanche al momento di iniziare la scuola. Lo sviluppo psichico di un bambino con un difetto bilaterale, magari legato a una cataratta, a un glaucoma, a una lesione della retina, risulterà senz’altro più delicato perché egli non sarà in grado di condurre una vita normale. Tuttavia vorrei sottolineare che, anche questo bambino, ben curato, ben trattato, potrà seguire corsi di studio e prepararsi per una professione. Se invece, per mancanza di cure, resterà un subvedente o addirittura un cieco, le conseguenze oltre che per lui saranno gravissime per la comunità in cui non sarà in grado di inserirsi. » Le comuni malattie infantili possono causare un danno alla vista? « Un danno permanente alla vista, no; possono invece, specialmente le forme virali, il morbillo, provocare delle alterazioni oculari transitorie che vengono curate e guariscono tranquillamente. » Che cosa devono fare i genitori per controllare le capacità visive dei loro figli piccoli? « Vi è un test banalissimo e molto semplice che qualsiasi genitore può fare in casa. Si prende un cartellone con dei disegni, alcuni grossi e altri più piccoli, e lo si mette alla distanza in cui il genitore lo vede ancora bene, ma al limite; si prende il bambino, lo si mette davanti al cartellone alla stessa distanza e gli si chiude, con la mano, prima un occhio e poi l’altro. Se il bambino vede bene con l’occhio rimasto aperto non ha nessuna reazione, se vede male con l’occhio rimasto aperto, ha una reazione di rigetto e cercherà di allontanare la mano che gli ostruisce l’altro occhio. A questo punto il genitore capirà che è necessaria una visita oculistica. » Quali sono gli esami clinici che si devono fare per accertare gli eventuali disturbi visivi? « Gli esami clinici vengono fatti durante la visita oculistica che si svolge in modo diverso a seconda dell’età del bambino. L’esame oftalmologico nel primo anno di vita comprende: l’esame del comportamento globale del bambino, l’esame degli annessi oculari (le palpebre, la motilità palpebrale), l’esame del segmento anteriore dei mezzi diottrici (i riflessi, la cornea, il cristallino), l’esame del fondo oculare, l’esame della motilità oculare ed eventualmente l’esame del tono oculare che si effettuerà digitalmente. Al terzo anno di vita, oltre agli esami elencati, si effettueranno l’esame della acutezza visiva, la oftalmometria, l’esame della visione binoculare, l’esame della fissazione, l’esame del senso cromatico ed eventualmente l’esame della rifrazione in cicloplegia atropinica. Questo ultimo esame è noioso sia per i bambini che per i genitori; è però l’unico che in alcune situazioni permette di dire se vi sia o no un vizio di rifrazione. » Questi esami sono dolorosi? « Non sono assolutamente dolorosi e possono essere affrontati come un gioco se a ciò collaborano l’oculista e l’ortottico. »   Fonte: medicina33.com

 

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