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Il bambino al momento della nascita viene definito maschio o femmina a seconda dell’aspetto dei genitali esterni: da quel preciso momento egli verrà educato dai genitori secondo il sesso che gli è stato attribuito (basti pensare ai colori scelti per il suo primo vestitino in funzione del suo sesso). Il concordare armonioso del sesso genetico, gonadico, morfologico e di educazione o sociale, farà sì che il bimbo sviluppi molto precocemente, entro il primo anno di vita, l’identità di genere, cioè identifichi se stesso come maschio o come femmina. Durante il complesso processo di sviluppo sommariamente descritto possono verificarsi alcune alterazioni che provocano discordanza tra l’aspetto somatico dei genitali esterni e il sesso genetico e gonadico. Questi individui vengono denominati « intersessi » o «ermafroditi ». L’ermafroditismo « vero » consiste nella presenza nello stesso individuo di un ovaio e di un testicolo; lo «pseudoermafroditismo », invece, è caratterizzato o da un sesso genetico e gonadico femminile con genitali esterni ambigui tendenti al maschile (pseudoermafroditismo femminile) o da un sesso genetico e gonadico maschile con genitali esterni ambigui tendenti al femminile (pseudoermafroditismo maschile). L’ermafroditismo non deve essere confuso con la transessualità o con l’omosessualità, che hanno caratteristiche ben diverse.

 

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