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II diabete mellito è una condizione patologica che si instaura quando l’organismo non è in grado di utilizzare tutta la quantità di glucosio assimilabile attraverso la mucosa intestinale, per cui la glicemia postprandiale si innalza con il superamento della soglia renale per il glucosio e conseguente glicosuria, fino a giungere ad una persistenza dei livelli glicemici di molto superiori alla norma anche a digiuno. L’alterazione metabolica fondamentale di questa malattia consiste nell’ostacolata utilizzazione del glucosio da parte dei tessuti a causa di un deficit assoluto o relativo di un ormone secreto dalle cellule beta delle isole di Langerhans del pancreas, l’insulina. A questa primitiva alterazione seguono altre turbe del biochimismo organico, negatività del bilancio azotato, chetoacidosi, iperlipidemia, disidratazione oltre a particolari alterazioni anatomopatologiche specie a carico dell’albero vascolare. Dalla prima denominazione di diabete mellito a quella di diabete pancreatico e di diabete insulare, gli studi successivi, specie quelli sull’ereditarietà della malattia diabetica, hanno portato alla seguente classificazione: 1)Diabete primitivo (su base autoimmunitaria, da anticorpi contro le isole di Langerhans pancreatiche); 2) diabete secondario (non ereditario), favorito da lesioni anatomiche del pancreas o dall’obesità. Dal punto di vista clinico evolutivo si distinguono varie fasi: diabete manifesto o sintomatico (acuto o cronico) a piena estrinsecazione clinico metabolica, un diabete asintomatico con fase chimica, fase latente e fase di pre-diabete. Questa classificazione del diabete quindi prevede nella malattia diabetica una tendenza all’evolutività, non obbligatoria, in stadi successivi; tale fenomeno è condizionato da un lato dal fattore genetico essenziale, dall’altro da fattori ambientali , fisiologici o patologici quali abitudini di vita sedentaria, obesità, gravidanza, fattori stressanti vari, malattie infettive intercorrenti, fattori ormonali. L’inizio dei sintomi del diabete è in genere quanto mai subdolo e vario, così che i sintomi che possono indurre il paziente al controllo medico possono essere rappresentati da astenia, poliuria, polifagia, polidipsia, prurito cutaneo (o nelle donne spesso vulvare), diminuzione della libido, piccole manifestazioni infettive persistenti e ricorrenti, come gengiviti, foruncolosi, piodermiti, cistiti, diminuzione del visus o ancora la comparsa di manifestazioni gangrenose alle estremità. Spesso però la sintomatologia è talmente scarsa che l’esistenza della malattia diabetica è scoperta fortuitamente per una glicosuria riscontrata in occasione di un esame delle urine effettuato per altri motivi. Così come la sintomatologia soggettiva è scarsa, anche quella obiettiva non presenta particolari caratteristiche. Nelle forme di diabete lieve e negli anziani il peso corporeo è spesso superiore alla norma, mentre nella malattìa datante da lungo tempo e nelle forme giovanili si ha un progressivo scadimento delle condizioni generali con perdita di peso e dimagrimento. Nel corso della malattia diabetica specie nelle forme gravi ed in quelle infantili e giovanili possono insorgere episodi comatosi (coma diabetico) che se non risolti rapidamente hanno sempre esito infausto. Il trattamento per il diabete si avvale di una dieta opportuna (importanti sono gli zuccheri complessi, che hanno un assorbimento più lento), dell’insulina (nei casi in cui è carente tale ormone) e di ipoglicemizzanti orali, tarmaci cioè che riducono il valore della glicemia. Si ricorda che il diabete può essere anche indotto da farmaci (ad esempio sferoidi) e da interventi chirurgici sul pancreas.

 

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