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Reazioni anafilattiche e atopiche, reazioni di tipo citotossico, reazioni tissutali causate dai complessi antigene anticorpo, reazione immunitaria di tipo ritardato. Quando viene introdotto nell’organismo un antigene, il sistema immunitario risponde, con la produzione di anticorpi capaci di combinarsi con gli antigeni. Caratteristica di questo legame è l’elevata specificità: esiste cioè almeno un anticorpo per ogni antigene. Ma come fa l’organismo a sapere quale anticorpo deve produrre? Con quale meccanismo si formano gli anticorpi? Se si tratta di un primo contatto con l’antigene è necessario un lungo intervallo di tempo prima che si riscontrino anticorpi e il loro livello sale lentamente a valori non molto elevati (risposta primaria). Alla seconda introduzione dell’antigene la produzione di anticorpi è assai più rapida e abbondante {risposta secondaria). Questa non è una regola assoluta; vi sono eccezioni legate al tipo di antigene, alle modalità della sua somministrazione e alle condizioni del soggetto immunizzato. Potremo quindi dire che se al primo contatto con l’antigene l’organismo deve appena imparare a « forgiare » le armi per difendersi, al secondo incontro l’organismo non solo è in grado di riconoscere l’invasore straniero, ma di segnalarlo immediatamente come un nemico ben conosciuto. L’esercito degli anticorpi è mobilitato ipso facto per rendere inattivo l’antigene. E anche molti anni dopo l’organismo non avrà dimenticato il nemico che l’aveva attaccato e risponderà con la medesima tattica e con rinnovata energia. Vediamo a questo proposito cosa scrisse il prof. Marcel Francis Kahn: «È chiaro che i meccanismi immunologici dell’organismo sono in continuo stato di allerta e che un sistema sensibilissimo di controllo entra in funzione al primo segnale di invasione antigenica. Questo controllo è esercitato da cellule definite immunocompetenti che, specificamente impegnate nelle risposte immunitarie, sono deputate al riconoscimento e alla memorizzazione dell’antigene, nonché alla formazione degli anticorpi. Cioè a esse è devoluto il compito di assicurare tutte quelle complesse funzioni che si definiscono globalmente con il termine reazioni immunitarie. Migliaio di antigeni grandi e piccoli, viventi o inerti, invadono di continuo l’organismo. Se tutto va come deve andare, essi si combinano con i loro anticorpi specifici e nel volgere di un certo tempo sono resi inattivi ed eliminati in diverse maniere. I piccoli complessi antigene anticorpo solubili possono essere digeriti dagli enzimi proteolitici del siero. Sembra che le particelle più grandi siano fagocitate dai macrofagi (cellule specialmente deputate alla fagocitosi delle particelle relativamente voluminose). Per tornare alla nostra immagine di organismo fortezza, gli elementi estranei sono riconosciuti, uccisi e i resti prontamente eliminati: in questo modo il sistema immunitario attua la difesa dell’organismo. Ma può succedere che la risposta immunitaria a uno stimolo antigenico sia talmente violenta da apparire addirittura sproporzionata. È quanto abbiamo visto a proposito del cane nell’esperimento di Richet: l’organismo dell’animale, reso ipersensibile alla sostanza venefica, reagiva in maniera violenta alla seconda introduzione della medesima sostanza anche se in dose modesta; si tratta in questo caso di un fenomeno anafilattico o di immunità immediata. Il complesso antigene anticorpo agisce su un particolare tipo di cellule (mastociti o mastzellen) che liberano in maniera fulminea dei mediatori chimici come l’istamina, la serotonina, la bradichinina, l’eparina. Queste sostanze, dotate di azione vasodilatatrice e vaso permeabilizzante, sono responsabili degli edemi e degli arrossamenti o, quando l’azione è generalizzata, della caduta della pressione e della marcata difficoltà di respiro tipiche dello shock anafilattico che rappresenta, dunque, un classico esempio di reazione immunitaria immediata. Esiste però anche un altro tipo di reazione immunitaria che si manifesta dopo un certo tempo: immunità o ipersensibilità ritardata. La reazione ritardata è una reazione immunitaria di natura unicamente cellulare: sotto l’effetto dell’antigene sensibilizzante le cellule mononucleate iniziano il processo di difesa immunitaria dell’organismo. In verità si tratta di argomenti tutt’altro che semplici. L’immunologia è uno dei campi più complessi della medicina, sebbene dei più interessanti e ricchi di risultati. In tema di immunochimica le acquisizioni vanno aumentando, ma ancora molto numerosi restano i lati oscuri e ignoti. In realtà la materia non presenta oggi un fascino minore di quello che poteva suscitare ai tempi di Pasteur, di Richet e di Portier. Ogni anno, grazie a gli studi e alle ricerche che si compiono in tutto il mondo, l’immunologia segna ulteriori significative conquiste. Ma torniamo all’ipersensibilità. Fondamentale è la distinzione dei fenomeni di ipersensibilità in reazioni immunitarie immediate e reazioni immunitarie ritardate. Ci limiteremo qui a parlare delle manifestazioni di queste reazioni quali si osservano in clinica e in laboratorio. Appare infatti di notevole interesse conoscere in quale modo un organismo risponde alle reazioni antigene anticorpo, indipendentemente dal fatto che sia utile o meno all’organismo. Possiamo distinguere, in accordo con Coombs e Geli, quattro tipi fondamentali di reazione. 1° tipo Reazioni anafilattiche e atopiche Si hanno quando l’antigene reagisce con le cellule passivamente sensibilizzate da anticorpi prodotti altrove, determinando l’emissione di sostanze farmacologicamente attive. La reazione antigene anticorpo è immediata e si manifesta in 48 forma particolarmente violenta. Le sostanze farmacologiche in gioco sono l’istamina e sostanze simili le quali esplicano la loro azione particolarmente sulle arteriole e sui capillari, nonché sugli organi a muscolatura liscia. A questo meccanismo sono riconducibili le reazioni anafilattiche e la maggior parte delle manifestazioni allergiche di natura «atopica». Col termine atopia, introdotto nel 1923 da un ricercatore di nome A. F. Coca, si intende indicare qualsiasi affezione allergica a carattere generalizzato legata alla presenza di anticorpi sensibilizzanti la cute . Vanno qui collocate la rinite allergica, l’asma bronchiale, l’orticaria, certe forme di eczema, affezioni che riconoscono spesso una componente eredofamiliare. 2° tipo Reazioni di tipo citotossico Queste reazioni sono molto più rare di quelle del 1° tipo e si svolgono in maniera più lenta. In questo caso l’anticorpo reagisce con un antigene proprio delle cellule o con un antigene (o aptene) a esse intimamente legato. In queste reazioni è spesso attivato il sistema del complemento, che è responsabile del danno cellulare (citolisi). In questo tipo di reazione rientrano alcune caratteristiche manifestazioni autoimmunitarie, quali, ad es., le anemie emolitiche da autoanticorpi. 3° tipo Reazioni tissutali causate dai complessi antigene anticorpo Si hanno quando si verifica una reazione di precipitazione tra antigene e anticorpo negli spazi tissutali. I complessi antigene anticorpo cosi formatisi si depositano nei vasi sanguigni o attorno a essi, causando un danno locale di tipo infiammatorio. Appartengono a questo tipo di reazione il fenomeno di Arthus, la malattia da siero, e probabilmente alcune nefropatie riconoscono una componente di questo tipo. Nel 1903 Maurice Arthus descrisse il fenomeno seguente che chiamò anafilassi locale: un coniglio viene inoculato ogni 2 o 3 giorni, per via sottocutanea, con una piccola quantità di siero normale di cavallo. Le prime iniezioni provocano solo una reazione infiammatoria banale che ha tendenza a risolversi. Quando si riprendono le inoculazioni, l’infiltrato infiammatorio si organizza, si indurisce, si producono emorragie locali, la lesione va incontro a necrosi e ci vogliono settimane perché cicatrizzi. Il meccanismo che determina la realizzazione della lesione che caratterizza il fenomeno di Arthus in termini schematici può essere spiegato in questo modo: quando gli anticorpi compaiono in circolo dopo le prime inoculazioni dell’antigene, formano con l’antigene localmente depositato immunocomplessi che si depositano nei vasi sanguigni e attorno a essi. La vascolite acuta che ne consegue determina la formazione di microtrombi (coaguli che otturano i vasi) che inducono una necrosi (morte tissutale) dei tessuti circostanti. Le reazioni del tipo Arthus compaiono di solito dopo circa un’ora di esposizione all’antigene e raggiungono l’effetto massimo dopo qualche ora. 4° tipo Reazione immunitarìa di tipo ritardato (o tubercolinico) Mentre le reazioni precedentemente elencate sono di natura essenzialmente umorale in quanto dovute ad anticorpi circolanti e avvengono prontamente, l’ipersensibilità ritardata è di natura unicamente cellulare in quanto può essere trasmessa solo attraverso le cellule: in essa gli anticorpi sono detti sessili in quanto legati a particolari cellule chiamate linfociti. Questa reazione si manifesta con un’infiltrazione di linfociti e di piccoli istiociti nel luogo di introduzione dell’antigene, che raggiunge il massimo entro 24-48 ore. In clinica costituisce un classico esempio l’intradermoreazione alla tubercolina. La tubercolina è preparata partendo da colture di bacilli della tubercolosi . I liquidi provenienti dalle colture sono dapprima Filtrati, poi sterilizzati a 100° C. . Il liquido bruno, trasparente, che si ottiene e la tubercolina bruta. A partire da questa si preparano le soluzioni di tubercolina all’1/200 e all’1/1.000 che si utilizzano per le reazioni tubercoliniche . Le reazioni tubercoliniche consistono nell’introdurre nell’organismo da saggiare una piccola quantità di tubercolina. Mentre i soggetti che non hanno avuto contatto con il bacillo tubercolare non presentano alcuna reazione, in quelli infetti, dopo 24-48 ore, nel punto in cui è stata introdotta la tubercolina si manifesta una reazione consistente in un arrossamento diffuso con al centro una papula di dimensioni varie. Diverse le metodiche in uso: intradermoreazione (o reazione di Mantoux che consiste nell’iniettare nel derma dell’avambraccio 0,1 cc di tubercolina; cutireazione o reazione di von Pirquef) in cui sulla cute scarificata si deposita una goccia di tubercolina vecchia; percutireazione (o reazione di Wolmer} che si esegue deponendo una piccola quantità di pomata, nella quale la tubercolina è mescolata con sostanze che ne favoriscono l’assorbimento, al centro di un quadratino di cerotto, il quale è poi applicato sulla cute della regione sottoclaveare. La reazione tubercolinica è dovuta alla presenza dei linfociti1 (varietà di leucociti o globuli bianchi) che assieme ai macrofagi (cellule, come abbiamo già visto, specialmente deputate alla fagocitosi) provocano la formazione di una papula rossa che compare dopo l’introduzione dell’antigene nel derma di un soggetto già infettato dal bacillo di Koch. Per quanto gli intimi meccanismi che regolano le reazioni di ipersensibilità ritardata non siano ancora perfettamente conosciuti, sappiamo tuttavia che a questo tipo di ipersensibilità si possono attribuire diversi fenomeni patologici come l’evoluzione di diverse malattie batteriche, virali e parassitarle. Anche le dermatiti da contatto sono l’espressione di una reazione immunitaria ritardata. Un grande numero di sostanze e di tarmaci possono dare questo stato di sensibilità in seguito a ripetuti contatti. Queste stesse reazioni di ipersensibilità ritardata provocano il rigetto dei trapianti d’organo. I linfociti sono le cellule immunocompetenti più enigmatiche. Sono i vettori degli anticorpi sessili (cosi chiamati in quanto rimangono legati alle cellule che li producono) implicati nelle reazioni di ipersensibilità ritardata. Essi sono inoltre i portatori della memoria immunitaria. Questi elementi, infatti, una volta venuti a contatto con un antigene, sono in grado di riconoscere prontamente un nuovo ingresso nell’organismo e di dare inizio al processo di difesa immunitaria. Le sindromi allergiche (sindrome è un complesso di sintomi che possono avere molteplici cause) comprendono malattie molto diverse tra loro come l’orticaria, Feczema, la rinite allergica, l’asma, lo shock anafilattico, certe emopatie, ecc. Queste differenti affezioni hanno in comune una base immunologica: la sensibilizzazione allergica.


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