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Etica, salute e moda spingono sempre più persone ad abbracciare la dieta vegana. Risponde la dottoressa Roberta Bartocci, nutrizionista vegana, che ha ideato la figura profezzionale della Vegcoach™ Il popolo dei vegetariani e soprattutto dei vegani aumenta e lo fa a vista d’occhio: non c’è quasi ormai più un ristorante che non proponga un menù ad hoc e pressocché tutti i programmi tv dedicati alla cucina offrono consigli per preparare piatti a base vegetale. Molti anche molti vip, da Gwyneth Paltrow a Leonardo di Caprio, passando per Jovanotti hanno deciso di “convertirsi” a questo stile alimentare, chi in nome di un maggior rispetto per l’ambiente e gli animali, chi per questioni di salute, chi soltanto perché “essere veg” è chic. Ma cosa significa essere vegani? E perché lo si diventa? “Le motivazioni sono varie e soggettive, anche perché non si tratta di una religione, ma di una scelta personale” risponde la dottoressa Roberta Bartocci, nutrizionista e Vegcoach™  una figura professionale ideata da lei stessa (e depositata con tanto di marchio ), specializzata nell’assistenza a privati e aziende nei loro percorsi verso il mondo veg. Lei, che proviene da una famiglia di allevatori e macellai, spiega come e perché si diventa vegani. “Uno dei motivi principali è di natura etica, legato alle modalità di allevamento intensivo e sfruttamento degli animali, macellati tra l’altro molto giovani. Rientra in questa categoria anche la considerazione che nella nostra società c’è un abuso nel consumo di carne: secondo la Fao , basterebbero 33 kg di carne all’anno per ogni individuo per soddisfare l’apporto proteico, mentre i dati Ismea (Istituto di servizi per il mercato agricolo alimentare) ci dicono che in Europa se ne consumano 92 kg pro capite e negli Usa addirittura più di 120 kg”. Proprio la Fao sottolinea come il consumo di carne, destinato ad aumentare del 73% entro il 2050 rispetto al 2010 , ha un impatto molto forte sull’ambiente. Anche le ragioni ambientali spingono in molti ad avvicinarsi al mondo veg? “Sì, questa è un’altra motivazione: la zootecnia massiccia è una delle principali fonti di emissione di gas serra in atmosfera e di inquinamento delle falde acquifere dovute a nitrati”. I sostenitori del veg ricordano come l’allevamento degli animali destinati ad entrare nell’alimentazione umana comporta anche la deforestazione o la mancata forestazione di aree usate per la coltivazione dei mangimi o per l’allevamento, il trasporto dei mangimi stessi, degli animali, della carne e dei suoi prodotti (con relativo inquinamento , come emerge dal rapporto World Watch Institute 2009), oltre alla produzione di imballaggi. La fabbricazione di fertilizzanti e pesticidi per produrre mangimi, poi, genera liquami altamente inquinanti per il suolo e per le acque. Ma il problema riguarda “solo” lo sfruttamento del suolo e degli animali? No, infatti esistono forti ricadute anche sugli uomini e in particolare sulle popolazioni più povere. Basti pensare che la coltivazione di un appezzamento di terreno può sfamare, sotto forma di grano, 50 persone vegane mentre, se viene destinata all’allevamento, soltanto una o due onivore.  Dal punto di vista della salute, invece, mangiare veg fa bene? Assolutamente sì: in molti si avvicinano a questo stile alimentare dopo una seria patologia oncologica, dopo dermatiti o altre malattie di tipo infiammatorio, perché la dieta su base vegetale, se ben pianificata, aiuta ad eliminare proprio le infiammazioni che ne sono la causa, come ad esempio  nel caso dei reflussi. La dieta veg è anche una forma di prevenzione nei confronti di queste patologie. Ma è adatta anche per gli sportivi, che hanno bisogno di un maggior apporto calorico, o per i bambini, che devono crescere? Sì, io stessa seguo molti sportivi e molti bambini, anche in fase prenatale e fino dopo lo svezzamento. Per chi fa attività sportiva va ricordato che i nutrienti principali sono i carboidrati, non le proteine, che comunque possono essere assunte anche con una dieta vegana e risultano anche più digeribili di quelle di origine animale. Lo stesso vale per i bambini perché non è scritto in nessun lavoro scientifico che bisogna dare o non dare loro carne. Purtroppo a volte si sente parlare di bambini vegani malnutriti, ma non si parla abbastanza delle placche di grasso o del colesterolo troppo alto in bambini onnivori di appena 8 anni. L’importante è conoscere bene l’alimentazione su base vegetale. Niente fai-da-te, dunque? Diciamo che affidarsi ad un esperto è senz’altro consigliabile, ma si può anche fare da soli, se si conosce bene l’alimentazione veg e se non si segue l’idea – sbagliata! – che questo stile alimentare “toglie” qualcosa e basta. In realtà si sostituisce: pur non mangiando carne, pesce o uova, si possono introdurre i semi oleosi, i legumi, i cereali integrali, così come i germogli e molta frutta e verdura di qualità, che hanno tutti i nutrienti necessari per una alimentazione equilibrata. Ma non occorrono integratori, ad esempio di ferro o calcio? No, se appunto si segue una dieta equilibrata. Ad esempio, a proposito dell’osteoporosi l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non consiglia di mangiare formaggi o bere latte, bensì di consumare frutta e verdura in quantità e di mangiare cereali integrali o noci o altri alimenti che hanno un elevato contenuto di calcio. Fin qui la salute, ma mangiare vegano è anche diventato di moda. Quanto fa tendenza e quanto business c’è dietro al mondo veg? Me lo sono chiesta anche io. La mia percezione, vedendo molte persone tutti i giorni per lavoro è che qualcuno si avvicini a questo stile alimentare effettivamente solo per moda. La maggior parte, però, ha capito che lo stile di vita precedente non andava bene. Certo si può anche mangiare del pesce una volta al mese o un po’ di carne ogni tanto: ripeto, non è una religione. E’ importante, però, che l’approccio all’alimentazione su base vegetale sia corretto, anche da parte di alcuni colleghi, che invece, non condividendolo in prima persona, si limitano a fornire informazioni non corrette o un generico consiglio a “mangiare di tutto un po’”, che rappresenta l’anticamera delle fai-da-te. Per chi ancora avesse dubbi, che differenza c’è tra vegetariano e vegano? Nel primo caso si intende una dieta latto-ovo-vegetariana, ovvero che esclude di fatto solo pesce e carne. Il vegano, invece, esclude tutti i derivati animali, compresi latte e formaggi, ma anche il miele, la pappa reale o la propoli, ad esempio. Ma lei come è arrivata a questo stile di vita? Io arrivo da una famiglia di allevatori e macellai, ho sempre mangiato tutto, carne compresa. Ho studiato scienze dell’alimentazione e poi ho avuto una vera “illuminazione”, nella mia testa è scattato qualcosa che fa sì che il piacere di non contribuire alla sofferenza animale sia maggiore di quello di mangiare della carne o del pesce.  

 

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