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Il prossimo 17 Aprile si voterà per il referendum cosiddetto “anti-trivelle”. Ma di che si tratta esattamente? Riguarda meramente le piattaforme presenti in acque italiane (non quelle sulla terraferma). Se vincerà il SI, smetteranno di estrarre petrolio e metano, se avrà la meglio il NO, proseguiranno con la loro attività. Ci pare giusto fornire alcune informazioni a proposito, dato che tv e giornali ne parlano poco o nulla.

Perché votare SI: perché vi sono enormi rischi per la fauna, l’ambiente e la salute pubblica; perché il rischio non vale la pena e le risorse presenti sono irrisorie se rapportate al fabbisogno totale di energia del paese; perché i guadagni per lo Stato italiano sono minimi (il 7% del valore di quanto estratto) e per i petrolieri sono ingenti.

Perché votare NO: perché con la chiusura delle piattaforme si perderebbero posti di lavoro; perché l’estrazione, per quanto basso, rappresenta comunque un guadagno; perché l’estrazione creerebbe in ogni caso delle riserve energetiche utilizzabili in caso di crisi internazionali.

Se l’esito dovesse essere positivo, lo stop alle piattaforme sarebbe immediato e, come precisato dalla Corte Costituzionale,  il Parlamento non può successivamente modificare l’esito, poiché lederebbe la volontà del Popolo, espressa tramite la consultazione referendaria. Nel caso in cui, però, non si raggiungesse il quorum (50% più uno degli aventi diritto al voto), il Parlamento potrebbe anche mettere in discussione la zona off limits (entro le 12 miglia marine).

Si voterà in tutta Italia e non solo nelle regioni promotrici del referendum; potranno votare anche gli Italiani residenti all’estero.

In forma intellettualmente corretta, noi di MobMagazine vi esponiamo il problema e vi invitiamo ad approfondire, ascoltare la vostra coscienza e, successivamente, a votare.

 

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