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L’eiaculazione precoce è senz’altro un problema molto diffuso, anche se attualmente non esistono casistiche sulla reale incidenza di tale patologia; si presume comunque che ne possano essere affetti circa il 15% dei maschi adulti.
Senza dubbio si tratta di un problema andrologico assai importante, giacché rappresenta il secondo motivo di consultazione specialistica dopo l’impotenza. In effetti negli ultimi decenni l’evoluzione culturale ha portato il maschio adulto, oggi, a riservare maggiore attenzione al soddisfacimento sessuale della propria partner; si verifica di conseguenza anche una cresciuta attenzione scientifica al problema. Fino a non molto tempo fa l’eiaculazione precoce non veniva considerata con interesse neppure dagli specialisti e basta consultare qualche trattato uroandrologico non recente per verifìcare quanto poco sia affrontato tale problema. Bisogna dire però che la scarsa attenzione prestata alla patologia in questione deriva dalla limitata comprensione del meccanismo dell’eiaculazione, ancor oggi non del tutto noto.

L’eiaculazione può esse distinta in due fasi, strettamente connesse, che si realizzano al culmine della fase eccitatoria sessuale. La prima consiste nell’emissione di sperma all’interno dell’uretra prostatica, come conseguenza della contrazione di epididimo, deferente, vescicole seminali e ghiandola prostatica, sotto lo stimolo riflesso scatenato perifericamente a livello di sensibilità peniena e come stimolazione centrale, a livello di ideazione del sistema nervoso centrale. Questa fase può essere controllata volontariamente fino alla sensazione di inevitabilità che è tipica della seconda fase, cioè l’eiaculazione vera e propria.

Nella prima fase la prostata partecipa attivamente con le sue secrezioni e con la sua contrazione a riempire l’uretra prostatica, chiusa a monte dalla contrazione del collo della vescica (che impedisce all’eiaculato di finire in vescica) e a valle dalla contrazione dello sfintere uretrale esterno, che è sotto il controllo volontario: l’uretra prostatica diventa quindi una camera che viene riempita e si distende man mano che lo sperma emesso dai dotti eiaculatori la gonfia. A una certa fase di riempimento viene innescato uno stimolo che provoca l’apertura improvvisa dello sfintere esterno e la fuoriuscita dell’eiaculato raccolto nell’uretra prostatica con forza verso l’esterno: durante questa seconda fase la prostata continua le sue contrazioni e continua a emettere le proprie secrezioni e a pompare il secreto delle vescicole seminali. E evidente che la prostata deve essere intatta sia anatomicamente che funzionalmente perché questo complesso meccanismo abbia luogo: bastano anche semplici alterazioni infiammatorie per far variare in modo determinante le fasi del meccanismo dell’eiaculazione.

E noto che il riflesso eiaculatorio è localizzato nel sistema nervoso centrale a livello dell’ipotalamo e che in questa sede vengono elaborati gli stimoli inibitori centrali e anche gli stimoli favorenti, in risposta agli stimoli registrati dalle terminazioni nervose periferiche genitali, trasmesse poi a livello centrale nel cervello.

 


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