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L’aria pura, il sole, il movimento e una pulizia scrupolosa sono altrettanto necessari alla salute del bambino quanto una corretta alimentazione. L’aria e il sole, non solo danno al bambino un colorito roseo ma condizionano il formarsi della sua struttura ossea. È noto che il calcio, che potremmo definire la « materia prima delle ossa », ed è fornito all’organismo soprattutto dal latte e dai suoi derivati, si fissa nelle ossa grazie all’azione della vitamina D. Ora, la fonte principale di tale vitamina risulta dall’irradiazione della pelle con raggi ultravioletti. Nell’organismo, infatti, vi sono alcuni « precursori » della vitamina D che derivano dal colesterolo e che si trasformano in vitamina D solo grazie all’azione dei raggi ultravioletti.

Altre fonti sono alcuni alimenti, come le uova, il latte stesso, e il fegato di taluni pesci (è ovvio che il fegato dei pesci non si può somministrare al bambino se non sotto forma di olio: l’olio di fegato di merluzzo, per esempio, che ha ossessionato l’infanzia di molti genitori). Ma il loro apporto di vitamina D è insignificante, rispetto al fabbisogno dell’organismo infantile, che sta crescendo: tant’è vero che il pediatra prescrive sempre ai suoi piccoli pazienti vitamina D in preparato medicinale, da somministrare quotidianamente o in dosi urto, di solito quindicinali. Il sole, comunque, è il più efficace e sicuro mezzo per fornire vitamina D ai bambini: ed è un mezzo che solo la mamma può amministrare. Dunque, vita all’aperto. Con le gambe nude e le braccia nude, fin dai primi mesi di vita, ogni volta che la stagione lo consente. E quando i bambini sono appena più grandi, non si raccomanda mai abbastanza di lasciarli addirittura nudi al sole.

Naturalmente i piccoli che vivono fuori città in ciò sono avvantaggiati. Quelli che vivono nel cemento, dovranno essere sottoposti a più frequenti controlli medici, per stabilire quanto integrare con preparati medicinali il fabbisogno di vitamina D. Il rischio che corrono ha nome rachitismo: una forma morbosa che parrebbe, oggi, relegata nei vecchi capitoli della medicina, e che tuttavia è sempre pronta a ricomparire, se le condizioni ambientali in cui il bambino cresce non sono soddisfacenti. I bambini di città dovranno godere soprattutto di week ends all’aperto il più lunghi possibili, e di vacanze piene di sole. Nel primo anno di vita, tuttavia, la preoccupazione della mamma non sarà quella di far abbronzare il bambino: a questa età, più che ad ogni altra, il sole va preso gradualmente, mai nei momenti in cui batte forte e sempre con il capo protetto da un cappellino.

Se il bambino passerà le sue vacanze al mare, i primi tré o quattro giorni non andrà in spiaggia. E, dopo questo primo periodo di acclimatamento, ci andrà il mattino prima delle dieci o alla sera dopo le cinque. Non solo: ma nelle giornate limpide e senza una bava di vento sarà bene non tenere fermo al sole il bambino, ma farlo passeggiare nel suo carrozzino.

In montagna ma la si sconsiglia, se al di sopra dei mille metri, ai bambini che non abbiano ancora compiuto l’anno si useranno precauzioni analoghe, anche se diverse nella realizzazione pratica: benissimo il mezzo-sole e mezza-ombra della pineta, la passeggiata nel verde, e le mattine passate sotto un albero, su una coperta stesa sull’erba. E benissimo, soprattutto, la collina o la campagna (purché non umida): se il medico non da prescrizioni particolari, giova ai bambini molto piccoli più di ogni altra vacanza.

 

medicina33.com

 

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