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Ci risiamo, mentre il governo regionale tra burocrazia e finanziamenti che non arrivano dal governo centrale continua a risparmiare, la Sicilia brucia.
A dichiararlo Giuseppe Messina, responsabile regionale Ugl Sicilia, commentando le cronache dell’ultima ora che raccontano di vasti incendi divampati in diverse parti della Sicilia a causa delle elevate temperature che stanno bruciando ettari ed ettari a verde causando l’ennesimo danno al patrimonio boschivo della Sicilia.
Da quanto abbiamo appreso – prosegue Messina – le perizie sono state approvate con ritardo dall’Azienda Foreste demaniali, è questo ha comportato l’avvio, da circa 20 giorni soltanto, dei 151 sti che in tutta la Sicilia sono oltre 4200 e una parte dei 101 sti che complessivamente nell’isola sono circa 3900 mentre restano ancora al palo gli 8000 settantottisti, con conseguente ritardo nelle operazioni di prevenzione antincendio.
La conseguenza di tutto ciò -rimarca il sindacalista – è quella che che le cronache registrano nelle ultime ore, danni causati dalla ritardata attività di prevenzione antincendio e viali parafuoco.
Da oggi è attivo – dice Franco Arena, Segretario regionale dei forestali dell’ Ugl – in tutta la Sicilia il servizio antincendio boschivo alle dipendenze del Corpo Forestale della Regione Siciliana e sono stati avviati settemila operatori della fascia di garanzia di 151 giornate ed i forestali 151 isti che si scontreranno con una realtà infuocata a causa, per l’appunto, della scarsa attività di prevenzione che aumenterà i pericoli nelle operazioni di spegnimento.
Ancora una volta l’inadeguatezza del governo regionale, intento solo a risparmiare ad ogni costo, impoverisce la Sicilia ridotta oramai ai minimi termini – aggiunge Arena.
Si risparmia su tutto – conclude Messina – sulla prevenzione antincendio, si risparmia sulla sicurezza degli ospedali e sui farmaci da somministrare ai pazienti ricoverati nelle strutture ospedaliere pubbliche, si risparmia sul ciclo dei rifiuti con i cittadini costretti a convivere con montagne di rifiuti, e così via i in un elenco senza fine. Questa non è la Sicilia che sognavamo, questa non è l’Isola che il mondo l’invidiava. Il fallimento del governo regionale, comandato a bacchetta da Roma, come il pupo col puparo, rischia di degenerare in disastro di proporzioni gigantesche. Basta, si torni al voto in Sicilia.

 

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