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Quando ero un adolescente scendevo in strada con i miei amici per scrivere ogni giorno la storia della mia vita, da poter raccontare a chi sarebbe venuto dopo di me. Inseguivamo la bellezza, l’amicizia, il sogno, l’amore, la perfezione, la vita. Gli uomini, si sa, hanno sempre avuto la tendenza ad inseguire qualcosa, per dare un senso alla propria vita: che sia l’Amore, il Sacro Graal, la Divinità e/o gli Alieni etc… non ha mai avuto molta importanza. Ciò che era davvero importante però era il viaggio, il percorso, gli incontri e le memorie da portare con sé.

I ragazzi di oggi, invece, inseguono i Pokemon! Contromano mentre guidano, a piedi in autostrada, in gruppo come zombie invadono le piazze senza guardarsi intorno né socializzare, violano le proprietà private, lasciano i figli in macchina al sole per inseguire una pseudo-realtà.

Cosa lasceranno a chi verrà dopo di loro? Cosa racconteranno della loro esperienza di vita?

Se in passato si viaggiava per davvero (o tramite i libri), e si osservava il mondo, si godeva della natura, degli animali e degli incontri con altri esseri umani, oggi si viaggia tramite il virtuale e l’immateriale, quasi esclusivamente con la mente, osservando uno schermo in full-hd coloratissimo, godendo della inter-connessione e della sua velocità, alla ricerca di esperienze inconsistenti, di animali che non esistono e di pseudo-persone che non hanno molto da raccontare. Se in passato si andava fieri del nostro amabile destriero (un cavallo purosangue o un eroico mezzo di trasporto) oggi si va fieri del nostro prolungamento: dello smartphone, ormai inscindibile da noi ed eterno nella memoria di questa generazione.

Credetemi, tutto questo accade davvero!

La realtà virtuale ha superato la realtà reale. Direi forse l’irreale contro il reale, l’inautentico contro l’autentico. L’umano autentico contro l’inumano elettrico. E’ come se oggi si sperimentasse l’Esperienza come un coinvolgimento attivo di quello che sarà il mondo del futuro: Il Matrix teorizzato negli anni ‘80. Forse non si riesce a scorgere quanto gli organismi, le persone, sono morte a livello locale, o quanto meno sono “ammalate”, quanto siano bloccate nel loro ciclo quotidiano, un ciclo cibernetico e virtuale al quale non sembrano ribellarsi. Nel frattempo il Tempo reale va avanti, inesorabile e indifferente, mentre loro rimangono prigionieri del Tempo virtuale (e del loro smartphone), che li intossica e li lascia ristagnare nell’inutilità delle loro azioni quotidiane. Fin quando il tedio e la noia porterà la fine di questi fenomeni di massa. Fin quando le “necessità reali” (amore, relazioni, famiglia, lavoro etc…) spezzeranno le catene di una certa inquietante ignoranza che si è diffuso in questo periodo storico.

“Svegliatevi, dormienti!” esclamava il buon Philip K. Dick in uno dei suoi libri di fantascienza.

Ed io mi permetto di aggiungere:
Fatelo prima che arrivi il giorno in cui vi sveglierete già morti, in un declino difficile da recuperare.
Fatelo prima di accorgervi di aver vissuto una vita rudimentale, avendo vissuto molto poco delle meraviglie quotidiane. Fatelo per assaporare le vittorie e le sconfitte, il confronto e l’incontro.

Fatelo per poter narrare ai vostri figli le meravigliose avventure della vostra vita, i risultati del vostro fluire nel tempo…per poter leggere loro il “libro della vostra vita”.


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