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di Paola Fagone

Qualche anno fa ebbe un grande successo editoriale “Il libro delle domande” di Gregory Stock (Mondadori, 1989). Era un volumetto con duecento domande su questioni esistenziali ed essenziali della vita. Quesiti accattivanti, talvolta sgradevoli, sull’amore, i dubbi, l’amicizia, le relazioni e le contraddizioni dell’animo umano.
Un libro che sostanzialmente si utilizzava per movimentare serate tra amici, spingendoli alle confessioni – o gli “outing”, come va di moda oggi – ma manifestate con una certa leggerezza, non senza qualche punta di disagio. Nelle confessioni c’è sempre imbarazzo, una certa forma di spietatezza verso se stessi e spesso, tante bugie salvifiche.
Perché in ogni confessione – se rilasciata con onestà – ci si mette a nudo, si fa emergere il non detto. E anche quando non si pronuncia, il non detto si fa comunque ricordare e ci spinge a riflettere.
Una delle domande più apprezzate e talvolta irrisolvibile, era quella sulla fuga improvvisa.
Se doveste abbandonare la vostra casa improvvisamente per qualche motivo, cosa portereste con te? E in pochi minuti, ti ritrovi a pensare a quanti oggetti possano essere utili, ma devi scegliere e farlo in fretta.
In pochi minuti devi concentrarti su cosa è per te realmente necessario, indispensabile, assolutamente importante.
Annosa questione, nel corso dei decenni le nostre priorità sono state stravolte. Molti in base al temperamento individuale, sceglieranno tra oggetti, oppure molto pragmaticamente, prenderanno dei soldi. I libri generalmente sono appannaggio di persone introspettive e profonde; oppure cari animali domestici o inestimabili ricordi di famiglia che non ti faranno dimenticare le tue origini, la genealogia della tua esistenza e quella dei tuoi cari.
Questa notte alle 03.36, con la puntualità del peggiore agguato, un terremoto ha devastato dei paesetti arroccati come presepi tra Lazio, Abruzzo e Marche.
I centri storici di Accumoli, Amatrice, Arquata del Tronto sono completamente rasi al suolo e totalmente inagibili.
In pochi secondi la storia di un cittadina, le storie dei suoi abitanti, gli effetti personali si sono sbriciolati sotto la forza di un terremoto imprevedibile.
Tutti sono scesi in strada, tutti hanno cercato come potevano di mettersi in salvo, tutti sono stati colpiti nel sonno, a tradimento.
Non possiamo dare la colpa a nessuno, la natura agisce come vuole, quando vuole e trascina con se tutto quello che capita a tiro.
Allora mi chiedo cosa avrebbero portato con se gli abitanti scesi nella strada, nel cuore della notte, se qualcuno avesse fatto loro la domanda.
Ma il tempo di fare questa domanda a quei poveri cristi non c’è stato. Anche all’operatore del 118 che è sceso di corsa a prestare aiuto, senza lavarsi, indossando la sua divisa, nessuno ha chiesto cosa avrebbe portato con se. Nella sua fuga automatizzata – quella del senso del dovere – ha indossato i suoi pantaloni, ha racimolato il necessario per svolgere il suo lavoro ed è andato, di corsa, pensando di essere maledettamente in ritardo!
Eppure anche quell’uomo aveva diritto a quella domanda. A lui, che è scappato di notte per cercare di salvare qualcuno, di aiutarlo in qualche modo, nessuno ha chiesto cosa avrebbe portato con se. Cosa avrebbe messo in salvo dei suoi effetti personali custoditi nella sua casa.
Avrebbe risposto senza esitazione alcuna, che avrebbe portato con se i suoi due figli. Adesso non ci sono più, sono stati inghiottiti dalle macerie.

 

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