Piccolo Mondo Antico

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È quasi sempre la stessa luce che ci invade ogni mattina, lì alla fine dei sogni, verso la fine di un mondo.

La stessa frenesia, gli stessi pianti, la stessa voce, lo stesso canto, la stessa armonia. C’è chi ruba un sorriso, chi guarda negli occhi e sa che non può perdere quel giorno, chi rincorre nuvole che stanno al di là della montagna, magari nascosti tra i pini, chi sfiora labbra, chi è già stanco di meditare, chi continua a sussurrare alle foglie, chi impreca alla politica, chi svanisce nel cemento, chi corre per nascondersi da se stesso.

E’ sempre la stessa luce ogni mattina, come un libro ancora non letto, come sguardi di cani verso il cielo, come una mamma che urla la sua disperazione o l’ultimo mendicante in una chiesa, chi scopre ancora una bellezza mai vista, chi collassa come uno spazio vuoto, chi cerca il silenzio in un corpo, chi muore barattando un respiro, chi ha promesse mai mantenute, chi comanda e non ha mai amato, chi cerca ancora un sorriso tra le macerie sotto un letto.

La stessa luce che ci invade ogni mattina, come il miracolo di una nuova vita o la morte di un cigno, come un timido slancio verso la riscossa, come non poter far la spesa, come la magia di una donna mai vista, e poi ancora biciclette e carezze di brina e mare sempre clamo, come vecchie fotografie false di felicità, come mani che scorrono tra sorrisi paralitici e bocche affannante di volti familiari, come mattini ingenui e sinceri, come i bimbi verso un sapere e senza emozioni, come un biglietto di sola andata verso la notte e un cuscino, come le ultime lacrime di una vergine.

E’ sempre la stessa luce ogni mattina, quando ti svegli e racconti ancora la tua vita in questo piccolo mondo.

 

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