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Ho letto che è stata fatta un interrogazione parlamentare sulla fiction “Rocco Schiavone” trasmessa sulla Rai e giunta al terzo episodio.

Da di che minchia stiamo parlando? Massa di ebeti, moralisti e bigotti che vi scandalizzate se un poliziotto si fa una canna!

Vi disgustate se un poliziotto dice le parolacce…, ah scusate si dice “torpiloquio”, se un poliziotto usa alle volte certe maniere per interagire con la società e i propri colleghi, ma andate a cagare!

Finalmente ho visto in Tv (e sulla Rai) un prodotto veramente bello, scritto bene e interpretato dal solito grande “Marco Giallini”; un poliziotto, Vice Questore Aggiunto, spedito in punizione da Roma alla Questura di Aosta, perchè ha massacrato a legnate un pedofilo. Un poliziotto pieno di umanità e soprattutto, quello che mi preme di più dire, che non è UN EROE!

Siamo stati abituati alla merce scaduta e fantascientifica delle varie “Squadra Antimafia”, della “Catturandi” e tanto altro ancora, tutta spazzatura,  prodotti che modificano, deformano completamente quello che è il lavoro di un poliziotto, che travisano completamente la realtà, facendoci ingoiare per forza l’eroe di turno, vedi Calcaterra.

Rocco Schiavone (il nome dice già tutto) non è un ipocrita, come può esserlo un politico fazioso, non è quello che salva tutti a tutti i costi, forse cerca di salvare se stesso e nessuno è perfetto, anche all’interno delle FF.OO. esistono uomini con le loro paure, i loro demoni, le loro fragilità, Rocco è uno di questi, si magari fuori dalle regole, un anarchico, uno che non gliene frega nulla di niente e misura le cose come “rottura di coglioni di decimo livello”, ma VERO!

Rocco Schiavone, a suo modo è lo specchio di una società senza ideali, senza speranza, uno che innesca una lotta quotidiana con se stesso e dopo verso la società malata, perché siamo diventati questo, (non storcete la bocca o fate pensieri inutili perché non me ne frega nulla), lui è un atto d’amore continuo verso gli ultimi, un atto d’amore verso la moglie morta che tiene in vita per continuare a vivere.

Ce n’è fossero di dirigenti che si incazzano, che dicono parolacce, che mandano a fanculo, che ridono, che si scaccolano, che lasciano trasparire attimi di debolezza, pieni di umanità e che si  può perdonare una scazzottata con un pedofilo,  e anche una canna dai!

E’ solo una fiction, e deve far divertire e anche riflettere e credo che non sia per tutti.


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Giuseppe Lonatro
Giuseppe Lonatro nasce in un afoso mese del 1962. Frequenta una parte delle scuole medie presso l’allora “riformatorio “ di San Martino delle Scale, si diploma perito commercialista presso l’Istituto Ferrara di Palermo presentando una tesina su Pirandello. In età matura decide di iscriversi all’Università di Catania presso la facoltà di Scienze Politiche ma, insoddisfatto, trasferisce gli studi a Palermo alla facoltà di Lettere e Filosofia, corso di “ Filosofia della conoscenza e della Comunicazione”, studi che non completa (si ferma a sette materie dalla fine) quando incontra l’ostacolo del greco scritto. Ha conseguito corsi di “OTC Office Techonology Certification”; Master su “Psicologia Generale”; Master su “Filosofia Morale”; Master “Polizia Giudiziaria”; Master “Sistema Giudiziario e Criminologico”; Master presso la “ Federal Bureau of Investigation FBI”; Master su “ Sistemi Informatici di Investigazione”; master su criminalità Informatica”; Negli anni 80' e 90' ha esercitato la "pesca subacquea" anche a livello agonistico. Appassionato di libri, cinema e scrittura creativa. Attualmente lavora da 30 anni presso il Ministero degli Interni

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