“Il berretto a sonagli” nella versione internazionalizzata di Sebastiano Lo Monaco

“Il berretto a sonagli” nella versione internazionalizzata di Sebastiano Lo Monaco

Si potrà vedere fino a giorno 4 dicembre, al Teatro “Al Massimo” di Palermo il “Beretto a sonagli” di Luigi Pirandello diretto dell’attore siciliano Sebastiano Lo Monaco che abbiamo incontrato durante il suo soggiorno palermitano.

Pirandello definì la sua commedia “Nata e non scritta” quella sotto la regia di Lo Monaco come la possiamo definire?

2Ho voluto rispettare il dettato pirandelliano chiedendo agli attori di “essere”. Quindi, ho chiesto a loro di non recitare ma di essere vivi ancora di più delle parole scritte nel copione. Bisogna viverle come se fossero una verità perché non devono essere recitate.

Come è nato questo amore con il “Beretto a sonagli”?

Ho iniziato a recitare questa commedia sotto la regia di Mauro Bolognini e con attori che erano dei miti come Paola Borboni e Giustino Durante. Questo testo ormai mi appartiene perché debuttai nel lontano 21 luglio del 1992, a pochi giorni dall’uccisione di Paolo Borsellino, proprio davanti la casa di Pirandello ad Agrigento. Ricordo che si respirava un clima tetro in una Sicilia dove regnava un silenzio plumbeo e funereo. Quello era il mio primo ritorno in Sicilia dopo aver fatto la gavetta in giro per l’Italia. Avevo trentaquattro anni, e dovevo recitare un personaggio che prima di me era stato interpretato da attori del calibro di Eduardo De Filippo, Turi Ferro e Paolo Stoppa proprio nel loro acme della carriera. Ricordo che avevo un grande timore, non per il ruolo scritto da Pirandello, bensì per la tradizione di come veniva interpretato. Mauro Bolognini, che proveniva dal cinema del neo realismo, ricercava la veridicità fra il personaggio e l’interprete.

Fu in questa occasione che mi fece notare che lo stesso Pirandello nelle sue didascalia richiedeva uomo intorno a quarant’anni, io avevo superato di poco i trent’anni e cominciai questa avventura.

  Come fu il debutto?

1Tremavo molto e avevo molta paura, la sera poco prima del debutto mi feci una passeggiata nel vialetto della casa di Pirandello, proprio in quel viale che porta a quel masso dove sono murate le ceneri del maestro. Giunto dinnanzi a quella grossa pietra in modo confidenziale mi rivolsi a don Luigi dicendogli di perdonarmi se avessi recitato in malo modo il ruolo a me affidato. Ricordo che gli chiesi di sostenermi nell’impresa che mi sembrava molto ardua in quel momento. Fu un successo pazzesco! Da quell’estate, di quel lontano 1992, seguirono tre stagioni con oltre 450 repliche. Da quel momento, non so perché, “Il Berretto a sonagli”, non riesco più a scrollarmelo di dosso.

Come è il Beretto a sonagli che vedremo in questi giorni al teatro Al Massimo di Palermo?

Quest’anno ho voluto rinfrescare l’opera, non perché la regia di Bolognini non fosse degna, anche perché dopo venticinque anni mostrava i segni del tempo sotto il profilo del gusto ma anche dal punto di vista visivo e scenografico. Ho voluto “internazionalizzare” l’opera perché quella del “Berretto a sonagli” è una storia che può avvenire in qualsiasi paese del mondo. Ecco perché il pubblico che verrà in teatro non vedrà l’oleografia caratterizzante della Sicilia. Il primo atto è un giardino che può essere in qualsiasi parte del mondo. Il secondo atto è invece un interno di una abitazione, che pensando a Pirandello che visse parte della sua vita in Germania, ho voluto che gli arredi fossero quelli di una qualsiasi capitale Europea degli anni trenta.

Perché è ancora attuale Pirandello?

Pirandello non è attuale bensì è ancora vivo e contemporaneo. Egli è come i tragici greci che non sono attuali, direi ancora meglio, sono contemporanei perché le argomentazioni che trattano rappresentano gli accadimenti che succedono ogni giorno nella vita di ognuno di noi.

 Chi è lo scribano Ciampa in questa commedia?

4Egli è un personaggio che subisce fino ad un certo punto, poi ad un tratto ha uno scatto di razionalità e di logica che lo porta al riscatto e al recupero della sua dignità di uomo. Ciampa, in realtà, è antesignano rispetto all’epoca. Infatti egli crea una situazione per cui la verità vera è più forte della verità nascosta. Ed è proprio questa verità ed in particolare quella detta in pubblico che lo salverà da questo mondo di maschere e di pupi permettendogli di recuperare la sua dignità di uomo. Alla fine del secondo e ultimo atto Ciampa diventa l’unico vero uomo in un mondo di pupi.

Oltre a Lo Monaco nei panni di Ciampa e di regista di quest’opera pirandellina gli attori sono: Maria Rosaria Calì (Beatrice Fiorica), Clelia Piscitello (La Saracena), Gianna Giachetti (Assunta La Bella), Lina Bernardi (Fana), Rosario Petix (Delegato Spanò), Claudio Mezzenga (Fifì La Bella) ed infine Maria Laura Caselli (Nina moglie di Ciampa). Le scene sono affidate a Keiko Shiraishi, mentre i costumi sono di Cristina Da Rold, le musiche di Mario Incudine ed infine le luci sono curate da Nevio Cavina.

 

 

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