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Questo contributo intende offrire rilevanza e visibilità ad un mondo emotivo non sempre attenzionato relativo ai familiari e congiunti di Operatori delle Forze dell’Ordine in merito proprio alla specificità di questa professione. Ho sempre pensato che, chi vi vive accanto, senta fortemente l’orgoglio di amare una persona “eroica”, apprezzata e riconosciuta socialmente, che ogni giorno si sveglia e protegge la nostra sicurezza, garantendo l’ordine sociale ed il rispetto delle regole, la fruizione dei diritti e l’esercizio dei doveri, tutto ciò favorendo la convivenza sociale ed il rispetto reciproco. Ritengo però, nella complessità delle dinamiche e vissuti personali, che i familiari possano sentire ed esperire anche emozioni contrastanti e talvolta contraddittorie di paura per esempio, legata all’esposizione quotidiana del proprio congiunto al rischio di morte o di sicurezza della sua integrità e salute in generale. Questo vissuto contribuisce a favorire una propensione allo stress cronico, alla sensazione di vulnerabilità e precarietà, sentiti anche sulla propria persona. Questa esperienza emotiva, si configura quale atteggiamento disfunzionale in grado di sconvolgere le capacità di adattamento dell’individuo che, pertanto, sperimenta un profondo sentimento di fragilità ed una sensazione di perdita di controllo sulla realtà. L’esposizione allo stress cronico fortemente sentito dagli operatori in prima linea, miete vittime indirette tra i familiari che, peraltro, non avendo un’adeguata preparazione tecnica e contenimento emotivo alla sua refluenza, vengono investiti in modo talvolta devastante e destrutturante, anche in relazione ad una profonda deficitazione delle capacità progettuali condivise come nucleo familiare.

Paradigmi di vita faticosi, si trovano spesso a richiamare il diritto ad una “normalità”, ad una prevedibile confortevole quotidianità, che possa orientare scelte, costruire futuri certi, definire maggiore stabilità e consistenza, condizioni relazionali fondamentali per la salute ed il benessere della famiglia.

Scelte professionali, onorabili, su un piano di riconoscimento sociale astratto, pertanto, ricadono concretamente e drammaticamente su altre vite che “subiscono” gli effetti della paura e della solitudine. Rare sono le opportunità di confronto e di dar voce a queste esperienze emotive per i familiari degli Operatori, per questi “eroi di sfondo”, invisibili entità che hanno sacrificato pezzi di leggerezza, che hanno imparato ad onorare l’assenza e a volte a farsela bastare, a convivere con il pericolo per la persona amata, affidandosi all’oblìo, a normalizzare spazi di solitudine ed attesa alla finestra, mentre per strada si vede sfrecciare un’auto con la sirena accesa.

Vorrei infine condividere parole semplici, ma vere, pronunciate da bimbi e bimbe di Operatori presentificandone il valore assoluto: “sei un eroe…ti immagino forte tra le strade della nostra città a proteggere i più deboli…ma io a volte vorrei solo che Tu fossi il Mio Papà”.

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