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Nella serata di ieri, la Polizia di Stato, segnatamente personale della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. Libertà, ha dato esecuzione all’Ordinanza di Custodia Cautelare in Carcere emessa dal GIP presso il Tribunale dr. Filippo SERIO, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia nelle persone del Procuratore Aggiunto dr. Vittorio TERESI e del Sostituto Procuratore dr. Claudio CAMILLERI, nei confronti dei palermitani: GALATOLO Angelo, classe 1988 e BARONE Giuseppe, classe 1986, ritenuti responsabili del reato di tentata estorsione aggravata dall’ aver agito al fine di favorire l’organizzazione mafiosa “Cosa Nostra”.

Il provvedimento cautelare è stato emesso a seguito delle evidenze probatorie raccolte dagli investigatori della Sezione Criminalità Organizzata della Mobile e della Sezione Investigativa del Commissariato di P.S. Libertà lo scorso mese di marzo, allorquando i due si erano resi protagonisti di un reiterato tentativo di estorsione in pregiudizio di un cittadino extracomunitario, titolare di un’attività commerciale nel quartiere “Arenella”.

In particolare, è stato documentato come GALATOLO e BARONE si siano presentati e abbiano reiteratamente minacciato il commerciante, imponendogli la dazione, con cadenza annuale, di una cospicua somma di denaro a titolo di “pizzo”.

Nell’avanzare la richiesta i due estorsori si accreditavano quali esponenti dell’organizzazione criminale denominata “Cosa Nostra” e agivano con chiare metodiche mafiose, garantendo altresì al commerciante, che nel corso del tempo era stato oggetto di numerosi danneggiamenti e furti, che avrebbe goduto della protezione offerta dalla famiglia mafiosa presente sul territorio.

Il reato non giungeva a compimento grazie al tempestivo intervento, frutto di articolate e complesse attività investigative, degli agenti della Polizia di Stato, quotidianamente impegnati sul fronte del contrasto a tale grave tipologia di reati, in particolare nelle aree cittadine connotate da una maggiore densità criminale.

GALATOLO Angelo, per quanto incensurato, appartiene ad una delle famiglie mafiose più importanti della città, quella denominata “Acquasanta” e rientrante nel mandamento “Resuttana”.

Infatti, è figlio di Raffaele (cl. ’50), uomo d’onore condannato all’ergastolo, nonché nipote di Vincenzo (cl. ’44), condannato all’ergastolo per omicidio e già a capo dell’intero mandamento “Resuttana”.

 

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