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Un progetto di sviluppo della città metropolitana di Messina non può prescindere dalla valorizzazione dei due parchi già esistenti, il parco naturale dei Nebrodi ed il parco fluviale della valle dell’Alcantara. I parchi negli ultimi tempi, infatti, si sono rivelati sempre più dei “sistemi dinamici aperti” in grado di coinvolgere nelle loro strategie di sviluppo non solo l’area territoriale di loro pertinenza ma anche aree esterne che hanno trovato, nelle varie realtà, nell’Ente parco un punto di riferimento istituzionale ed operativo.

Per tale considerazioni Labormetro esprime il pieno sostegno alla istituzione del Parco dei Peloritani portata avanti con coraggio e tenacia da tempo ed ora finalmente accolta favorevolmente dalle commissioni legislative di merito dell’Assemblea Regionale Siciliana. E’ auspicabile che l’ARS possa approvare tale provvedimento in questa legislatura, così come recentemente proposto con grande sensibilità da diversi deputati regionali messinesi, nonostante certe posizioni retrograde che inseguono, in ultima analisi, logiche particolaristiche e che si attardano su una visione datata del nostro territorio che ha condotto alla crisi attuale.

Opporsi con motivazioni risibili e strumentali alla istituzione del Parco dei Peloritani o dei Parchi e riserve naturali in genere, significa non avere compreso che lo sviluppo di una realtà territoriale non può risiedere soltanto nelle infrastrutture, ma necessita anche di una visione strategica e progettuale in grado di identificare le risorse ambientali e naturali esistenti e renderle motore di uno sviluppo economico sostenibile.

Rilanciamo quindi l’idea di una “Provincia dei parchi”, già parte della vision strategica nel Piano Territoriale di coordinamento, cui l’area dei Peloritani andrebbe a costituire la cerniera tra le ioniche e tirreniche, offrendo una seria possibilità di ripresa ai piccoli comuni dell’entroterra condannati, in caso contrario, ad un inarrestabile declino. Una città metropolitana dei Parchi che sposa in pieno le idee di sviluppo dei territori, contenute nelle linee guida della programmazione dell’Unione Europea, che incoraggiano, attraverso la tutela ambientale, lo sviluppo di attività come la produzione agroalimentare di qualità, il turismo culturale, l’artigianato tradizionale.

Siamo consapevoli che diversi Enti regionali sono stati utilizzati in passato come camere di compensazione politica e strumenti clientelari. Tutto ciò, tuttavia, non può essere una valida ragione per non creare nuovi parchi; al contrario ci attendiamo che, a partire da questo caso, la politica regionale sia in grado di introdurre un elemento di discontinuità con il passato e crei le condizioni normative per una governance snella ed efficiente ed una gestione manageriale.

Michele Bisignano,

Coordinatore attività labormetro