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di Lucia Vincenti.

C’era una volta una ragazzina. Una diversa, di quelle cocciute che vogliono fare di testa loro, che viveva nel suo mondo diverso, in quel tempo in cui non capiva cosa fosse la mafia, finché prima uno e poi l’altro, la mafia di cui il fratello e il padre facevano parte glieli ammazzò. E in quel tempo non lontano dal nostro, in quel c’era una volta che sembra un c’è adesso, sì guardò intorno e capì che la mafia non le piaceva proprio e incontró un uomo, la ragazzina che si chiamava Rita e di cognome faceva Atria, e a quel Paolo raccontó i segreti svelati dal fratello prima di essere ucciso. E Rita che in quel finale del 1991 aveva solo 17 anni, comincio a raccontare a quel giudice buono i segreti di cosa nostra e sì trasferì a Roma blindata nella sua stessa vita di testimone di giustizia. Ma venne in giorno in cui le uccisero pure quel giudice buono, quel Paolo Borsellino a cui sì era legata e la disperazione la divoró. E lo scrisse la nel tema del suo esame di maturità: ‘Giudici, magistrati, collaboratori di giustizia, pentiti di mafia, oggi più che mai hanno paura, perché sentono dentro di essi che nessuno potrà più proteggerli, nessuno se parlano troppo potrà salvarli da quello che chiamano mafia. Ma in verità dovranno proteggersi unicamente dai loro amici: onorevoli, avvocati, magistrati, uomini e donne che ai loro occhi altri hanno un’immagine di alto prestigio sociale e che mai nessuno riuscirà a smascherare..” Ma Rita non ce la fece a continuare a sfidare la vita senza il suo giudice buono che le ammazzarono e quella giovane vita se la tolse, un giorno, gettandosi dal balcone del palazzo in cui viveva da segregata testimone. La sua forza neanche stavolta andó bene alla madre che già l’aveva ripudiata perché testimone di giustizia e quella madre che non andò neppure al suo funerale, volle dare un’ultima lezione di vita a quella figlia ribelle che parlava assai, e cosi andó al cimitero e con un martello, dopo aver spaccato il marmo tombale, ruppe pure la fotografia. E ora questa storia di un tempo che fu ma è, giunge quasi al termine. Manca solo il finale, ma quello lo scriveremo noi..

 

 

 

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