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Un fondo europeo per creare una difesa più integrata. È questo il fulcro del documento di riflessione presentato lo scorso 7 luglio. Nel documento vengono delineati sia i diversi scenari di risposta alle crescenti minacce cui deve far fronte l’Europa nel campo della sicurezza e della difesa, sia come l’Europa può difendersi. Tra queste, spicca la proposta di creare un fondo europeo per la difesa per migliorare la spesa degli Stati membri in campo militare e di sicurezza.
Nello specifico, il documento della Commissione europea presenta tre possibili scenari per il futuro della difesa europea.
Nel quadro dello scenario “Cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa”, gli Stati membri continuerebbero a decidere in merito alla necessità di una cooperazione nel settore della sicurezza e della difesa. Tale cooperazione sarebbe facoltativa e avverrebbe in base a decisioni ad hoc, mentre l’Unione europea continuerebbe a integrare gli sforzi nazionali. La cooperazione nel settore della difesa sarebbe rafforzata, ma la partecipazione dell’UE alle operazioni più impegnative resterebbe limitata. Il nuovo Fondo europeo per la difesa contribuirebbe a sviluppare nuove capacità comuni, ma gli Stati membri continuerebbero comunque a sovrintendere individualmente alla parte più rilevante delle acquisizioni e dello sviluppo delle capacità di difesa. La cooperazione UE‒NATO manterrebbe le modalità e la struttura attuali.
Nel quadro di uno scenario più ambizioso, “Sicurezza e difesa condivise”, gli Stati membri metterebbero in comune determinate attività finanziarie e operative per rafforzare la solidarietà nel settore della difesa. L’UE s’impegnerebbe inoltre maggiormente nella protezione interna ed esterna dell’Europa. Assumerebbe un ruolo di maggior rilievo in settori come la cibersicurezza, la protezione delle frontiere o la lotta contro il terrorismo e rafforzerebbe la dimensione di sicurezza e difesa delle politiche interne dell’UE, quali la politica energetica, quella sanitaria, doganale o spaziale. Tale impegno dovrebbe essere accompagnato da una volontà politica di agire, nonché da un processo decisionale adatto ad un contesto in rapida evoluzione. Aumenterebbe inoltre la cooperazione tra l’UE e la NATO, che si coordinerebbero in una vasta gamma di aspetti.
Lo scenario “Sicurezza e difesa comuni” è il più ambizioso in assoluto e prevede la graduale definizione di una politica di difesa comune che conduca a una difesa comune dell’Unione, basata sull’articolo 42 del trattato sull’Unione europea. Secondo la disposizione vigente un gruppo di Stati membri può portare la difesa europea al livello successivo. In questo scenario la protezione dell’Europa diverrebbe una responsabilità sinergica dell’UE e della NATO. L’UE sarebbe in grado di gestire operazioni di sicurezza e difesa di alto livello sostenuta da un maggior grado di integrazione delle forze di difesa degli Stati membri, sosterrebbe programmi di difesa comuni con il Fondo europeo per la difesa e istituirebbe un’apposita Agenzia europea per la ricerca nel settore della difesa, favorendo così anche la creazione di un vero e proprio mercato europeo della difesa, in grado di proteggere le proprie attività strategiche fondamentali dalle acquisizioni provenienti dall’esterno.
Gli scenari sin qui descritti non si escludono l’un l’altro, bensì rappresentano tre diversi livelli di ambizione in termini di solidarietà. Il rafforzamento della sicurezza europea è d’obbligo. Gli Stati membri avranno un ruolo guida nel definire il livello di ambizione, con il sostegno delle istituzioni dell’UE. Guardando al futuro, essi devono ora decidere il percorso che desiderano seguire e la velocità che intendono mantenere per proteggere i cittadini europei.
I tre scenari saranno ora discussi dai leader dei Paesi UE che si riuniranno a Praga il 9 giugno prossimo.