da sinistra :OSARIEMEN Godwin e OSAHERUWUMEN Doris
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In data 8.6.2017, in esecuzione di un decreto di fermo emesso il 3.6.2017 dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato-Squadra Mobile di Catania, ha tratto in arresto OSAHERUWUMEN Doris, nata in Nigeria, cl. 1989, intesa “Anita” tratta in arresto a Imola (BO) e OSARIEMEN Godwin, nato in Nigeria, cl. 1996, inteso “Osariemen”, tratto in arresto a Caltagirone (CT).

I due sono gravemente indiziati, in concorso fra loro, del delitto di tratta di persone, con le aggravanti della transnazionalità, di avere esposto a pericolo la vita o l’incolumità delle persone trasportate – facendole imbarcare su natanti occupati da numerosi migranti privi di ogni necessaria dotazione di sicurezza – e di avere agito al fine di reclutare persone da destinare alla prostituzione o, comunque, allo sfruttamento sessuale ed al fine di trarne profitto; nonché OSAHERUWUMEN Doris anche del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Il provvedimento restrittivo accoglie gli esiti di un’articolata attività investigativa di tipo tecnico, coordinata dalla locale D.D.A. ed avviata dalla Squadra Mobile – Sezione Criminalità Straniera e Prostituzione – il decorso 7 aprile, presso il Porto di Catania, in occasione dello sbarco di 432 migranti, di varie nazionalità, giunti a bordo della nave “Aquarius” della O.N.G. “SOS Mediterranee”.

In particolare, durante le fasi di accoglienza dei migranti, personale specializzato della Sezione Criminalità Straniera monitorava giovani ragazze nigeriane, individuando una vittima di tratta, “Alyce” – nome di fantasia – la quale riferiva plurimi dettagli in ordine al viaggio compiuto per raggiungere l’Italia, a seguito della decisione di lasciare la Nigeria a causa delle condizioni di estrema povertà della famiglia di origine.

“Alyce” raccontava che il proprio fratello l’aveva informata della possibilità di raggiungere l’Italia ove una coppia di connazionali, da tempo ivi dimoranti, era disponibile ad accoglierla ed ove avrebbe potuto lavorare per una donna: la giovane aveva, pertanto, deciso di partire allettata dalla possibilità di migliorare le proprie condizioni economiche ed era stata sottoposta a rito voodoo con il quale si era impegnata ad obbedire alla donna per la quale avrebbe lavorato ed a corrisponderle la somma di 40.000,00 euro, altrimenti sarebbe morta.

“Alyce” aveva iniziato il viaggio nel mese di febbraio dello scorso anno, lasciando Benin City a bordo di un taxi e raggiungendo, poi con mezzi diversi, la Libia ove era rimasta per circa tre mesi, fino a quando si era imbarcata su un gommone occupato da numerosi migranti, soccorso in mare dalla nave “Aquarius”, giunta presso il Porto del capoluogo etneo.

L’attività tecnica avviata, a seguito della denuncia resa da “Alyce”, permetteva di avere conferma di quanto dichiarato dalla giovane, delineando una prima fisionomia criminale di “Anita”, la donna cui era destinata, successivamente identificata per OSAHERUWUMEN Doris: quest’ultima in numerose conversazioni registrate poco dopo l’arrivo di “Alyce”, informava i propri interlocutori che la “sua ragazza” era giunta in Italia cinque giorni in anticipo rispetto alla data prevista e, tuttavia, si lamentava del fatto che la giovane non avesse ancora abbandonato la struttura ove era stata collocata dalle Autorità Italiane.

Le indagini consentivano, altresì, di appurare che la predetta OSAHERUWUMEN Doris si avvaleva della collaborazione di un altro connazionale, OSARIEMEN Godwin, giunto anch’esso in Italia nel mese di aprile grazie al contributo della indagata ed ai suoi contatti con i connection men libici: e, difatti, dopo aver incaricato un connazionale di prelevare presso la struttura la giovane vittima, faceva condurre quest’ultima presso il CARA di Mineo ove si trovava OSARIEMEN Godwin al fine di affidarla a quest’ultimo, che provvedeva ad agevolare la “presa di possesso” della vittima ad opera della madame e la sua immediata immissione nel circuito della prostituzione.

In particolare, OSARIEMEN Godwin veniva incaricato dalla OSAHERUWUMEN di controllare la giovane vittima all’interno del predetto centro, coordinare e curare il suo trasferimento ad Imola (BO) presso la “madame”, altresì intervenendo sulla giovane allorché la quest’ultima non rispettava le prescrizioni impartitele dalla OSAHERUWUMEN, così, agendo anche con contributo agevolativo e rafforzativo.

Sintomatica in tal senso una conversazione intercorsa tra i due indagati allorchè Anita richiedeva al collaboratore di richiamare “Alyce” la quale, durante una festa, contravvenendo alle disposizioni ricevute, si era allontanata con un uomo “nero” che le aveva dato solo 20 euro come corrispettivo della prestazione sessuale offerta.

I due correi provvedevano, inoltre, a minacciare la giovane onde sottometterla del tutto: in tal senso veniva registrata una conversazione in modalità conference call tra i due indagati e la vittima durante la quale a quest’ultima venivano prospettate le varie rappresaglie che i due avrebbero potuto ordire ai suoi danni se non avesse fatto ciò che le veniva chiesto, altresì ammonendola a non contattare neanche i propri genitori perché ormai il suo unico contatto doveva essere la madame, essendo colei che l’aveva fatta giungere in Italia ed alla quale doveva, pertanto, cieca obbedienza.

Come ampiamente dimostrato dall’attività tecnica, OSARIEMEN ricopriva un ruolo fondamentale nell’affare “Alyce”, potendosi altresì ipotizzare che lo stesso fosse stato incaricato di accompagnare la vittima sin dalla Nigeria, con il ruolo di “Trolley man”, per poi imbarcarsi per l’Italia, ma solo dopo essersi accertato dell’effettiva partenza di “Alyce”: le indagini consentivano, infatti, di accertare che OSARIEMEN si trovava in Libia con “Alyce” ed un altro connazionale, del quale tuttavia non si accertava l’effettivo ingresso in Italia.

Nel corso dell’esecuzione del decreto di fermo, all’interno dell’abitazione dell’indagata “Anita”(sita ad Imola) veniva rintracciata la vittima, “Alyce”, che veniva immediatamente collocata in una comunità protetta per donne vittime di tratta.

Espletate le formalità di rito, i fermati sono stati associati presso le case circondariali di Caltagirone (CT) e Bologna e ad entrambi è stata applicata la misura cautelare della custodia in carcere.

 

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