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Gli Stati membri che non hanno ancora proceduto ad alcuna ricollocazione di migranti, o che rifiutano di farlo, devono adoperarsi ad accogliere i rifugiati. Nonostante i ripetuti appelli, Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia non hanno ancora intrapreso le azioni necessarie per accogliere i migranti. Così facendo, questi Paesi violano gli obblighi giuridici sanciti dalle decisioni del Consiglio europeo, l’organo dell’Unione europea composto dai Capi di Stato o di Governo dei Paesi membri. Esiste, infatti, un vincolo legale di ricollocazione per gli Stati membri: i Paesi che non accettano di dare accoglienza ai rifugiati vengono a meno agli impegni di sostegno reciproco presi con le nazioni con una o più frontiere esterne, come Italia e Grecia, che, per la loro conformazione geografica, presentano numerosi punti di prima accoglienza per i flussi migratori.

Di fronte allo scarso impegno, la Commissione ha deciso di avviare la procedura di infrazione contro Repubblica Ceca, Ungheria e Polonia.

Riguardo la ricollocazione, Dimitris Avrampoulos, Commissario europeo per la Migrazione, gli Affari interni e la Cittadinanza, dichiara che non si possono abbandonare e non verranno abbandonato gli Stati membri che hanno una frontiera esterna. Quando si tratta di ricollocazione dei migranti in Stati membri diversi da quelli di accesso, il Commissario sottolinea, le decisioni prese dal Consiglio sono un obbligo giuridico e non una scelta.

Nel corso del 2017, il ritmo delle riallocazioni di migranti dalle zone di accesso verso altri Paesi dell’Unione europea è aumentato significativamente: da gennaio più di 10 mila persone sono state movimentate e reinsediate in altri Stati membri. Al 9 giugno 2017, il numero totale di riallocazioni è pari a circa 21 mila (di cui circa 14 mila dalla Grecia e 7 mila dall’Italia). Quasi tutti gli Stati membri procedono alla ricollocazione dall’Italia o dalla Grecia. Entro settembre 2017 sarà possibile riallocare tutti gli aventi diritto (circa 11 mila registrati in Grecia e circa 2 mila in Italia). Il Consiglio ha stabilito che i richiedenti ammissibili dovranno essere ricollocati in tempi ragionevoli.

Nonostante gli attriti, due anni dopo il varo dell’Agenda europea sulla migrazione, gli sforzi congiunti degli Stati membri per gestire i flussi migratori iniziano a dare frutti, come si legge nelle ultime relazioni sui progressi compiuti nell’ambito dell’Agenda europea sulla migrazione. Permangono, tuttavia, i fattori alla base della migrazione verso l’Europa e la tragica perdita di vite umane nel Mediterraneo.

Con il graduale miglioramento delle condizioni meteorologiche, è necessario, secondo Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione europea, moltiplicare le attività di cooperazione: con i Paesi terzi, nella protezione delle frontiere esterne dell’UE, nell’accoglienza da parte di tutti di coloro che ne hanno bisogno e nel garantire un rimpatrio rapido a chi non ha il diritto di rimanere. Solo lavorando congiuntamente in uno spirito di solidarietà e responsabilità è possibile gestire efficacemente la migrazione in Europa.

 

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