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L’operazione che prevederebbe l’intervento di Intesa SanPaolo sulle banche venete a determinate condizioni tra cui l’intervento dello Stato per ricapitalizzare una ‘bad bank’ sarebbe a rischio perché la Dg Comp della Commissione europea vorrebbe licenziamenti e non prepensionamenti o uscite volontarie. A denunciarlo è Lando Maria Sileoni, segretario generale della Fabi, il sindacato di maggioranza dei bancari, che si appella al Governo Gentiloni e al ministro Pier Carlo Padoan.

“In Europa c’è chi vuole i licenziamenti e il fallimento di Popolare di Vicenza e Veneto Banca. Il gruppo Intesa, che si è reso disponibile a salvarle e a scongiurare un effetto domino a danno del settore bancario, deve essere tutelato”, dice Sileoni in una nota. “Ci rivolgiamo alle istituzioni e alle forze politiche affinché almeno una volta il sistema Italia faccia quadrato e difenda gli interessi di tutte le parti in causa”.

Al premier Paolo Gentiloni si chiede di “intervenire per fermare questo gioco al massacro che farebbe perdere credibilità al Paese e inciderebbe pesantemente sull’occupazione”.

“Condividiamo in pieno l’autorevole intervento del nostro Segretario Generale, – aggiunge Carmelo Raffa, storico Dirigente Nazionale della FABI, – 4.000 esuberi nelle banche venete sono motivo di preoccupazione per la FABI, le ricadute occupazionali potrebbero essere devastanti, assicuriamo che anche la Sicilia darà il proprio supporto e contributo alla gravissima vertenza, se necessario, faremo le barricate”.

 

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