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All’alba di oggi, su delega della Procura Distrettuale della Repubblica di Catania, la Polizia di Stato ha dato esecuzione a due distinte ordinanze applicative di misure cautelari, emesse in data 22.6.2017 ed in data 29.6.2017 dal G.I.P. del Tribunale di Catania, nei confronti di n.39 persone, traendo in arresto:

1)         SCARVAGLIERI Giuseppe (cl.1968) inteso “Pippu ‘u zoppu”, pregiudicato, già detenuto

per altra causa;

2)        MACCARRONE Pietro (cl.1969) inteso “Fantozzi o Occhialino”, pregiudicato, già

detenuto per altra causa;

3)        MANNINO Alfredo (cl.1964) inteso “‘u Caliaru”, pregiudicato;

4)        BIONDI Vincenzo (cl.1977) inteso “Enzo Trevi”, pregiudicato;

5)        MANNINO Giuseppe (cl.1963) inteso “’u Caliaru”, pregiudicato;

6)        ZERMO Claudio (cl.1980) inteso “Ficaruni”, tratto in arresto a Genova;

7)        SEVERINO Salvatore (cl.1979) inteso “‘u Cunigghiu “, pregiudicato;

8)        SEVERINO Pietro (cl.1957) inteso “‘u Trummutu”, pregiudicato, già detenuto per altra

causa;

9)        DI PRIMO Salvatore (cl.1991) inteso “Pisciavinu”;

10)      MANNINO Biagio (cl.1987) inteso “’u Caliaru”, pregiudicato;

11)      BULLA Alfredo (cl.1984) inteso “’a Zotta”, pregiudicato;

12)      LA MANNA Alessio (cl.1988) pregiudicato;

13)      MERLO Massimo (cl.1972) pregiudicato, già detenuto per altra causa;

14)      ALONGI Roberto (cl.1976) con precedenti di Polizia;

 

 

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15)      FURNARI Antonino (cl.1996) inteso “Ogghiu Vecchiu”, pregiudicato;

16)      LEANZA Agatino (cl.1994);

17)      LEANZA Antonino (cl.1996) inteso “Pasticcino”;

18)      SCAFIDI Carmelo (cl.1967) inteso  “Testa rossa”, pregiudicato, già detenuto per altra

causa;

19)      SANTANGELO Nicola (cl.1976) inteso “Cola’ a niura”, pregiudicato;

20)      PERNI Agatino (cl.1977)  pregiudicato;

21)      MACCARRONE Giuseppe (cl.1988) pregiudicato;

22)      CASTRO Pietro (cl.1997) pregiudicato;

23)      VALASTRO Vincenzo (cl.1995) inteso “‘a Giraffa o Enzu ‘u longu”;

24)      PELLEGRITI Vincenzo (cl.1994) pregiudicato;

25)      SCAFIDI Salvatore  (cl.1997) inteso “Testa rossa”, pregiudicato;

26)      SALICOLA Sebastiano (cl.1989) inteso “Sebi”, pregiudicato;

27)      SINATRA Giuseppe (cl.1995) pregiudicato, già detenuto per altra causa;

28)      BULLA Angelo, (cl.1975) inteso “’a Zotta”, pregiudicato;

29)      SALAMONE Mauro Giuliano, già RACITI Mauro Giuliano (cl.1991) inteso “L’indianu”, pregiudicato;

30)      CALAMATO Angelo (cl.1980) pregiudicato;

31)      LUCIFORA Giuseppe Pietro (cl.1977) inteso “Pietro Diecimila”, pregiudicato;

32)      LO CURLO Alfio (cl.1992) inteso “’u Patataru”, pregiudicato;

33)      AMENDOLIA Maurizio (cl.1969) pregiudicato;

34)      PINZONE Alfredo (cl.1964) pregiudicato;

35)      DI MARIA Massimo nato (cl.1978) pregiudicato, già detenuto per altra causa;

36)      BUA Emanuel (cl.1990) pregiudicato;

 

ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere di stampo mafioso (clan Scalisi), con l’aggravante di essere l’associazione armata, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, detenzione e spaccio delle medesime, tentato omicidio, estorsione, rapina, furto, ricettazione, reati in materia di armi, danneggiamento seguito da incendio, con l’aggravante di aver commesso il fatto in nome e per conto dell’associazione di tipo mafioso denominata clan Scalisi e al fine di agevolarne le attività illecite.

 – 3 – 

La prima misura cautelare accoglie gli esiti di attività investigativa, coordinata dalla D.D.A. di Catania e condotta da personale della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Adrano  nell’arco temporale novembre 2014 – giugno 2016, a carico del clan Scalisi di Adrano, capeggiato dal boss detenuto SCARVAGLIERI Giuseppe, costituente locale articolazione della famiglia mafiosa Laudani di Catania.

Le indagini tecniche, corroborate dalle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, hanno permesso di delineare le dinamiche interne all’associazione mafiosa, diretta da SCARVAGLIERI Giuseppe ed organizzata sul territorio da MANNINO Giuseppe, SCAFIDI Carmelo, SEVERINO Pietro, MACCARRONE Pietro, MANNINO Alfredo e BIONDI Vincenzo, evidenziare gli attuali assetti, individuare i suoi appartenenti e numerosi tra i singoli reati fine, evidenziando come, sebbene detenuto, il citato SCARVAGLIERI continuasse a mantenere la leadership del gruppo impartendo ordini e disposizioni.

Nel periodo oggetto di indagini, il capo dell’organizzazione SCARVAGLIERI Giuseppe continuava ad essere, come riferito da uno dei collaboratori di giustizia, “l’autorità suprema del gruppo” e a dirigere la “famiglia” nonostante la sua detenzione.

Invero, i servizi di intercettazione facevano emergere che il boss detenuto “Pipu ‘u zoppu”  manteneva la corrispondenza con MANNINO Alfredo fornendo indicazioni e direttive sul sodalizio.

Tra gli altri destinatari della misura restrittiva figura DI MARIA Massimo, esponente dell’articolazione operativa su Paternò della famiglia Laudani di Catania, in stretti rapporti con il gruppo adranita, riconducibile alla medesima organizzazione mafiosa – noto per essere uno degli autori, in concorso con MAGRO Antonio (cl.1975) e MERLO Massimo (cl.1972), dell’omicidio di Maccarrone Maurizio commesso ad Adrano la mattina del 14.11.2014 -.

Dalle intercettazioni è emerso che il gruppo criminale manteneva un capillare controllo del territorio di Adrano, ove la “famiglia” sottoponeva sistematicamente ad estorsione la gran parte delle attività commerciali, ivi compreso il mercato ortofrutticolo, all’interno del quale, non solo ogni titolare di box era tenuto a pagare una somma mensile, ma doveva versare un dazio per accedere, per scaricare la merce o acquistare all’ingrosso.

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E’, inoltre, emerso il ricorso all’incendio doloso di beni di attività commerciali/aziende,  propedeutico alla richiesta di estorsione ovvero successivo, in caso di rifiuto delle vittime a soggiacere al racket del c.d. “pizzo” .

Ancora, le investigazioni hanno attestato che, dopo un lungo periodo di aperta conflittualità tra le consorterie Scalisi e Santangelo -“Taccuni” che si contendono il controllo delle attività illecite nel comprensorio di Adrano, era stata raggiunta un’intesa tra le due organizzazioni le quali, oltre a spartirsi equamente i proventi di alcune estorsioni, erano impegnate in altri comuni affari illeciti.

Tra le attività illecite perseguite dall’organizzazione mafiosa Scalisi vi è il traffico di sostanze stupefacenti e lo spaccio “su piazza”, con la peculiarità che parte della sostanza stupefacente che gli accoliti al gruppo immettono nel mercato adranita ed in quello dei comuni limitrofi viene acquistata all’ingrosso dalla famiglia Santangelo.

Nella misura cautelare in argomento, agli appartenenti al clan Scalisi sono stati contestati i sottonotati episodi estorsivi:

1)        Estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale di oggettistica e articoli casalinghi ubicato ad Adrano, costretto a versare una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 300 euro al mese.

2)        Tentata estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale per la vendita di generi alimentari ubicato ad Adrano, nei cui confronti compivano atti idonei a costringerlo al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, segnatamente per il rifiuto opposto dalla vittima.

3)        Estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale di articoli sportivi ubicato ad Adrano, in particolare posizionando di fronte al predetto locale una bottiglia incendiaria a scopo intimidatorio, lo costringevano a consegnare gratuitamente tute sportive a titolo di cd. “pizzo”.

4)        Estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale di profumeria e pelletteria ubicato ad Adrano, costretto al versamento di una somma di denaro a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 150 euro al mese, poi ridotta a circa 100 euro.

5)        Tentata estorsione in pregiudizio dei titolari di un bar ubicato ad Adrano nei cui confronti compivano atti idonei a costringerli al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, segnatamente per il rifiuto opposto dalle vittime.

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6)        Tentata estorsione in pregiudizio dei titolari di un vivaio ubicato ad Adrano, nei cui confronti compivano atti idonei a costringerli al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, segnatamente per il rifiuto opposto dalle vittime.

7)        Estorsione in pregiudizio del titolare di una panineria ubicata ad Adrano, costretto al versamento di una somma di denaro a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 100 euro al mese nonchè a consegnare merce senza pagare il corrispettivo dovuto.

8)        Tentata estorsione in pregiudizio del titolare di una panineria ubicata ad Adrano, nei cui confronti compivano atti idonei a costringerlo al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, e segnatamente per il rifiuto opposto dalla vittima.

9)        Estorsione in pregiudizio del titolare dell’esercizio commerciale di casalinghi, cristallerie  e vasellame ubicato ad Adrano, costretto a consegnare merce senza pagare a titolo di cd. “pizzo”.

10)      Tentata estorsione in pregiudizio del titolare di una stazione di servizio con annesso bar/ristorante ubicato ad Adrano, nei cui confronti compivano atti idonei a costringerlo al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, segnatamente per il rifiuto opposto dalla vittima.

11)      Estorsione in pregiudizio dei titolari della ditta per la vendita di materiale edile ubicata ad Adrano, costretti al versamento di una somma di denaro  a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 500 euro al mese.

12)      Tentata estorsione in pregiudizio del titolare di un’azienda di lavorazione di prodotti ortofrutticoli ubicata ad Adrano, in particolare appiccando il fuoco agli automezzi della ditta predetta, compivano atti idonei a costringerlo al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà,  segnatamente per il rifiuto opposto dalla vittima.

13)      Estorsione in pregiudizio del titolare di un chiosco ubicato ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari inizialmente a 300 euro al mese, successivamente ridotta a circa 200 euro al mese.

 

 

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14)      Tentata estorsione in pregiudizio del titolare di una cava ubicata ad Adrano, nei cui confronti compivano atti idonei a costringerli al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà, segnatamente per il rifiuto opposto dalla vittima.

15)      Estorsione in pregiudizio del titolare di una ditta per la commercializzazione di uova ubicata a Paternò, costretto dapprima a non esercitare la propria attività di commercializzazione all’ingrosso di uova in Adrano, di fatto estromettendolo dal mercato locale a vantaggio di AMENDOLIA Maurizio, e successivamente lo costringevano a versare una percentuale sulle vendite quale indebito corrispettivo per il recupero di una fetta di mercato pari a circa il 40%.

16)      Estorsione in pregiudizio del titolare di una ditta di vendita di materiale per l’agricoltura ubicata ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 1.000 euro ogni sei mesi.

17)      Estorsione in pregiudizio del titolare di una pasticceria ubicata ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”.

18)      Estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale per la vendita di surgelati e gelati ubicato ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari inizialmente a 200 euro al mese, successivamente ridotta a 100 euro al mese.

19)      Estorsione in pregiudizio del titolare di un negozio di scarpe ubicato ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 100 euro al mese.

20)      Estorsione in pregiudizio del titolare di un esercizio commerciale di vendita di prodotti ortofrutticoli  ubicato ad Adrano, costretto al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo” pari a circa 100 euro al mese.

21)      Tentata estorsione in pregiudizio del titolare della ditta di piante e fiori ubicata, in particolare collocando di fronte all’esercizio commerciale predetto una bottiglia in plastica contenente liquido infiammabile, compivano atti idonei a costringerlo al versamento di una somma periodica a titolo di cd. “pizzo”, non riuscendo nell’intento per causa indipendente dalla propria volontà.

 

 

 

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22)      Estorsione in pregiudizio di un imprenditore edile, con ditta ubicata ad Adrano, costretto ad effettuare gratuitamente lavori di ristrutturazione presso l’immobile di proprietà di MACCARRONE Pietro per compensare il debito di 10.000 euro del Castorina nei confronti di BULLA Angelo.

 

Tra i reati-fine commessi dagli appartenenti all’organizzazione Scalisi sono emerse alcune rapine, commesse con l’utilizzo di mezzi provento di furto, di armi e con modalità particolarmente violente.

In particolare, tra le altre, è stata contestata quella commessa in data 14 dicembre 2014, allorquando un commando armato, composto da cinque affiliati alla cosca, utilizzando un autocarro Iveco Daily, risultato provento di furto, ed una Fiat Uno investivano il furgone Fiat Scudo condotto da un commerciante cinese costringendolo ad arrestare la marcia. Dopo avere intimato al cittadino cinese di consegnare loro la merce trasportata sul furgone, puntandogli contro un fucile, avendo questi tentato di reagire, esplodevano al suo indirizzo un colpo d’arma da fuoco attingendolo alla coscia sinistra, e si impossessavano della somma di danaro di 200,000,00 (duecentomila) euro.

Ad alcuni destinatari sono state contestati un furto presso un deposito di slot-machine laddove si impossessavano di circa 36.000 (trentaseimila) euro in denaro contante, di 15.000 (quindicimila) euro in assegni e di un libretto di assegni di proprietà della vittima, sottratti da due casseforti previa effrazione delle stesse, nonché tre furti in abitazioni laddove asportavano beni di proprietà delle vittime.

Nel corso delle indagini, personale della Squadra Mobile e del Commissariato di P.S. di Adrano ha effettuato arresti in flagranza di reato e sequestri di sostanza stupefacente e di armi, dei quali si riportano i più significativi:

–           In data 25.2.2015 è stato tratto in arresto un soggetto ritenuto responsabile dei reati di detenzione illegale di arma da fuoco clandestina e munizionamento. Nel corso di perquisizione eseguita all’interno di un garage ubicato ad Adrano (CT), in uso al predetto, veniva rinvenuta una pistola marca Beretta, calibro 7,65, con matricola abrasa, completa di caricatore con diverse cartucce dello stesso calibro.

–           In data 12.1.2016 è stato tratto in arresto SINATRA Giuseppe, responsabile dei reati di detenzione ai fini dello spaccio di sostanza stupefacente del tipo marijuana e

 

 

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detenzione illegale di armi da sparo. Nel corso di una perquisizione eseguita all’interno di un’abitazione ubicata ad Adrano (CT), nella disponibilità del predetto, sono stati

rinvenuti kg. 2,500 di sostanza stupefacente del tipo marijuana, n.1 revolver marca “Glisenti” privo di matricola, n. 1 pistola semiautomatica priva di matricola, n.1 revolver cal.38 corto, marca “Lebeau Courally Cart Lebel”  e numerose  munizioni di vario calibro.

La seconda misura cautelare compendia gli esiti di indagini, anche di tipo tecnico, avviate nel decorso mese di marzo, su delega della locale D.D.A., a seguito delle dichiarazioni dei sopracitati collaboratori di giustizia che hanno consentito di acquisire concordanti elementi di responsabilità nei confronti di SCARVAGLIERI Giuseppe, BULLA Alfredo e LA MANNA Alessio, – tutti già destinatari della misura cautelare del 22.6.2017 –  il primo quale mandante – istigatore e gli altri due quali autori materiali del tentato omicidio di COCO Francesco (cl.1977), pregiudicato, in atto detenuto, elemento di rango apicale del clan Scalisi, avendo esploso, nell’estate del 2014, per contrasti maturati in seno alla cosca, diversi colpi d’arma da fuoco in direzione di quest’ultimo non riuscendo nel loro intento per motivi indipendenti dalla loro volontà.

Tre destinatari della misura restrittiva sono irreperibili perché già all’estero.

Espletate le formalità di rito, gli arrestati sono stati associati presso le case circondariali siciliane ad eccezione di ZERMO che è stato tradotto presso il carcere di Genova – Marassi.

Alla fase esecutiva hanno partecipato oltre 200 unità della Polizia di Stato, tra cui equipaggi del Reparto Prevenzione Crimine Sicilia Orientale ed unità eliportata del Reparto Volo di Palermo, ed all’arresto di ZERMO, avvenuto a Genova, ha collaborato la locale Squadra Mobile.