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di Ninni Bonacasa

Non basta la facile indignazione e la solidarietà a parole, si tratta di fatti terribilmente seri che esigono l’impegno concreto e reale di tutte le forse migliori delle istituzioni

Che si tratti di segnali mafiosi non c’è dubbio; non sono bravate estive di ragazzi sfaccendati! La verità vera è che danneggiare una statua o bruciare una fotografia o imbrattare un muro riportante l’immagine di Falcone e Borsellino, lascia intravedere il sospetto che Palermo sia tornata ad essere una città a perdere; non ci sono dubbi di sorta!
La scuola, troppo spesso lasciata sola, non ce la fa e non hanno senso le lacrimazioni a comando in casi del genere, quando non ci si rimbocca le maniche quotidianamente operando sul territorio, raccogliendo i ragazzini dalla strada per portarli a scuola (periodo estivo compreso!), per accostarli alla cultura e per allontanarli dalla mafia e dalla delinquenza comune.
In questo senso lo sfregio alla statua di Falcone o il danneggiamento della foto di Falcone e Borsellino sono solo segnali di chi ha paura della scuola e del suo forte messaggio, come forte è stato il messaggio inviato dal Direttore Generale dell’USR Sicilia ( http://www.ceripnews.it/notizie.htm#node2009-la-scuolamunicato-usr ) che ha ribadito l’impegno istituzionale di portare avanti “un’autentica cultura della Legalità” ispirata ai valori indicati da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, don Pino Puglisi e da tutti coloro che hanno speso la propria vita nella lotta alle mafie.
C’è un fil rouge, infatti, che lega Falcone, Borsellino, Puglisi e la Scuola: loro sapevano bene che il più grande nemico della cultura mafiosa è la perdita di consenso (il controllo del territorio è tutto!), soprattutto tra giovani e ragazzini e puntavano proprio sul ruolo educativo-formativo della scuola. Ecco perché vorremmo che la Scuola non restasse sola a portare avanti questa lotta titanica; in tal senso non bastano i tweet dall’indignazione di rito e le dichiarazioni altrettanto di rito prontamente inviati da tutte le cariche dello Stato, bisogna concretamente evitare che la scuola ed i suoi operatori vengano abbandonati, dimenticando presto e facilmente indignazione e solidarietà espressa a parole, dato che si tratta di fatti terribilmente seri che esigono l’impegno concreto e reale di tutte le forze migliori delle istituzioni.