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Curzio Maltese: Tagliare i fondi all’istruzione non è servito a ridurre la spesa pubblica,
dove gli sprechi impazzano, fra opere inutili e migliaia di enti parassitari

Ripartire da scuola e ricerca sarebbe fare una cosa seria, eppure il tema “è quasi ignorato nei pollai televisivi che da anni hanno sostituito il discorso pubblico, eppure centrale nei pensieri di larghi settori della società”. Lo afferma Cunzio Maltese nella rubrica “Contromano” pubblicata su “il venerdì”, supplemento del quotidiano “la Repubblica” da venerdì scorso (n. 1531 del 21 luglio 2017) in edicola.
Dovrebbe essere perfino banale – scrive Maltese – ripetere che per una sinistra moderna l’investimento pubblico nell’istruzione è una priorità assoluta perché è la chiave per cambiare un sistema che produce sempre maggiori ingiustizie, disoccupazione, esclusione e paure, regressione e infine, inevitabilmente il fascismo, ma è impossibile capirlo per la politica!
Infatti, osserva sagacemente Curzio Maltese, la nostra politica per decenni ha continuato a tagliare i fondi all’istruzione, “che non sono serviti a ridurre la spesa pubblica, dove gli sprechi impazzano, fra opere inutili, migliaia di enti parassitari moltiplicati dal cosiddetto federalismo, favori alla finanza e corruzione. In compenso hanno accelerato di molto il declino del Paese, umiliato gli insegnanti, impoverito di futuro i giovani e ridotto la grande istituzione della scuola pubblica a imitare bolsi modelli aziendali anni ’90!”
Altrove, continua Curzio Maltese, “chi ha messo l’istruzione al centro della campagna, Bernie Sanders e Jeremy Corbyn è stato premiato con risultati insperati; in Italia solo il ministro Franceschini e la commissaria Mogherini dimostrano sensibilità su questi temi e Papa Francesco, unico leader universalmente stimato non solo per quello che dice ma per come lo dice, da grande intellettuale in un panorama mondiale mai tanto afflitto da leader mediocri come quelli sfilati all’ultimo G20 di Amburgo”. Ed infine l’esortazione finale: “Se davvero la sinistra vuole inaugurare un nuovo futuro è dalla scuola che deve ripartire”.
Certo di tempo non ce ne è moltissimo: tralasciando il fatto – ma non troppo! – che il Governo va perdendo pezzi, l’arrivo della pausa estiva nei Palazzi potrà migliorare la situazione facendo slittare tutto ad autunno, ma potrebbe anche accadere il contrario, per via della campagna elettorale siciliana che si sta facendo aspra giorno dopo giorno. In siffatta situazione non siamo davvero certi che il premier Gentiloni possa dormire sogni tranquilli e portare il suo esecutivo, pur se debole, fino alla naturale scadenza del 2018, con tanto di ius soli, legge di Bilancio e legge elettorale tutta da discutere e da approvare. Per non parlare della questione dei migranti con decine di focolai interni e spaccature estere, con buona pace di tutte le intese possibili.
A proposito di legge elettorale, appare davvero interessante la posizione del Presidente Grasso che, in occasione della cerimonia del ventaglio, è tornato sul possibile accordo tra i partiti sulle regole del voto, dopo che il patto a quattro (Pd, FI, Lega e M5S) è fallito in Parlamento. Il Presidente del Senato ha affermato che sulla legge elettorale si giocherà la credibilità dei partiti fino alle prossime elezioni e vuoi vedere che la sua rinuncia alla candidatura a governatore siciliano, non sia stata strategica ai fini di una nuova possibile intesa proprio sulla legge elettorale? Altrimenti che senso avrebbe avuto la frase finale di Grasso:”I miei doveri in Senato sono, ancora più stringenti”?