Condividi, fallo sapere ai tuoi amici ! 
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

 

Dare ai docenti aumenti più sostanziosi, utilizzando il bonus per l’aggiornamento da 500 euro e i fondi per la valorizzazione del merito, legati alle loro singole performance professionali. Sembrerebbe questa la proposta che circolare in questa pausa post ferragostana e che rilancia il direttore della testata La Tecnica della Scuola, Alessandro Giuliani (17 agosto 2017) dando per credibile il piano escogitato, da almeno una parte dei sindacati rappresentativi, per definire il quantum da assegnare ad ogni insegnante dopo otto anni di blocco stipendiale.
Scrive Giuliani: “La decisione di tali sindacati, a ben vedere, potrebbe essere più che comprensibile: non essendovi fondi e finanziamenti pubblici ulteriori agli 85 euro lordi medi, tra l’altro ancora in larga parte da finanziare con la Legge di Bilancio di fine 2017, diventerebbe giocoforza accontentarsi di quello che già c’è. Distribuendo dunque in modo diverso le somme già finanziate per la stessa categoria professionale.
Solo che sia il bonus da 500 euro dell’aggiornamento (assegnati a tutti i docenti di ruolo), sia i circa 700-800 euro medi (assegnati in media ad un insegnante su tre), sono stati introdotti con la Legge 107/2015, attraverso i commi 121 e 126 dell’unico articolo, per ben altre necessità. I 200 milioni complessivi annui del merito avrebbero dovuto per dare linfa al mai applicato merito professionale approvato nel 2009 con la riforma Brunetta della PA (decreto legislativo n. 150/09) e confermato anche dalla stessa riforma Madia. Stesso discorso per i 400 milioni destinati ogni anno all’aggiornamento: tramite l’attuale “borsellino elettronico”, avrebbero dovuto sostenere i docenti per affrontare i nuovi percorsi formativi obbligatori e permanenti che la stessa Buona Scuola ha introdotto”.
Ora cambiare in corso d’opera la destinazione d’utilizzo dei fondi sopra elencati significherebbe non solo scardinare la Legge 107/15 ma avrebbe anche – secondo Giuliani – “il sapore di una vera resa incondizionata da parte dei rappresentanti del Miur, ma anche del Governo, verso chi da ormai tre anni sostiene che la Buona Scuola è piena di errori strategici e tecnici”.
Scontato che il discorso cambierebbe ovviamente, scrive ancora il direttore della Testata già citata, se la controparte che amministra la scuola fosse composta da un altro governo e da un’altra maggioranza. Senza contare, poi, che gli insegnanti si dovranno sobbarcare di tasca propria le spese per la formazione obbligatoria sempre per effetto della Legge 107/2015.
In conclusione, il sospirato aumento di stipendio sarebbe solo un cambio di destinazione d’uso di soldi; insomma, come friggersi sempre con lo stesso olio! (La Redazione

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here