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Critiche anche sulle certificazioni che sono già in possesso delle Asl,
altra pubblica amministrazione!

Il presidente dell’Associazione Nazionale dei Comuni (Anci) e sindaco di Bari, Antonio Decaro esponente del PD, ha chiesto formalmente alla ministra Valeria Fedeli che la verifica sulle vaccinazioni competa esclusivamente alle Asl, che sono già in possesso della certificazione.
La proposta è condivisa dalla Ministra che ipotizza “procedure agevoli, snelle ed efficaci, in un’ottica di collaborazione, ciascuno per la propria parte e per la propria responsabilità. Tutti, nessuno escluso, Ministeri, Regioni, Enti locali, scuole e famiglie”.
Il presidente Decaro ricorda che le scuole forniscono gli elenchi degli iscritti alle Asl e le stesse verificano che i bambini siano stati sottoposti alle vaccinazione e compete loro intervenire di conseguenza; inoltre il rappresentante dei Sindaci osserva che gli sembrano incredibile che per mettere a regime un sistema di comunicazione-trasmissione dei dati tra amministrazioni pubbliche (Scuola-Asl) si impieghino ben 3 anni, perché – a suo avviso – “basterebbe anticipare il regime definitivo basato sullo scambio dei dati tra le amministrazioni, iter che dovrebbe essere prassi in tempi di digitalizzazione della pubblica amministrazione”.
Inoltre l’Anci rileva le criticità attuative della legge, in particolare quella richiesta ai genitori di produrre d ai responsabili della scuole di raccogliere certificazioni che sono già in possesso di un’altra pubblica amministrazione.
A fianco del presidente Decaro e della ministra Fedeli si è schierata Rosanna Scopelliti di Alternativa popolare (Ap) che auspica “al più presto un protocollo sulle vaccinazioni per gli istituti scolastici”. Secondo l’esponente di Ap “è necessario redigere linee di indirizzo chiare che valgano per tutto il Paese, in modo da scongiurare un’applicazione non omogenea della legge”. Inoltre auspica che gli alunni ed i genitori devono sapere come comportarsi e soprattutto bisogna dire basta alle teorie anti-scientifiche che non fanno altro che confondere e cerare inutili tensioni.
In ogni caso, la questione più grossa è la prevenzione. Ne è convinto il presidente della Società Italiana Medici Pediatri (Simpe), Giuseppe Mele, secondo cui il pediatra potrebbe anche entrare nella scuola per fare opera di informazione e sensibilizzazione per famiglie e insegnanti, dato che in assenza del medico scolastico si è creata un’assenza di informazione in uno dei luoghi principali dove è necessaria. In tal senso i Ds potrebbero chiedere la collaborazione dei pediatri.

 

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