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Si tratta di un dettaglio a cui tutti siamo ormai abituati, ma di cui pochi conoscono il vero significato. A svelarlo è stata la stessa azienda produttrice, spiegando una volta per tutte il motivo per cui esiste quel buco sulla sommità del tappo.

A quanto pare il foro è stato realizzato per motivi di sicurezza e ogni penna deve obbligatoriamente possederlo. Questo stratagemma è stato pensato per evitare il soffocamento di bambini o adulti che potrebbero ingerire per sbaglio il tappo. L’apertura infatti consente il passaggio di una piccola quantità d’aria, utile per respirare in attesa dei soccorsi. In questo modo l’azienda è convinta di poter evitare incidenti mortali con le sue penne.

Non solo: secondo i tecnici della BIC, il buco ha anche una funzione legata al funzionamento del prodotto, perché impedisce la perdita di inchiostro. Era il 1945 quando Marcel Bich, barone di origini torinesi, e il suo socio, Edouard Buffard iniziarono a produrre matite e penne stilografiche.

Nel dicembre del 1950, Bich presentò la prima penna a sfera chiamandola BIC. La “h” finale venne tolta per evitare una pronuncia sbagliata in lingua inglese. Bich ottenne i diritti di brevetto da László József Bíró, inventore argentino-ungherese che morì povero, migliorando il metodo di produzione.

Poco dopo la penna a sfera venne presentata a Buenos Aires, divenendo uno dei prodotti di cancelleria più economici e affidabili. Da quel momento la BIC iniziò ad essere venduta in Italia, Brasile e Regno Unito, sbarcando negli Stati Uniti, dove invase il mercato grazie ad un celebre spot televisivo.

Per renderla più popolare il prezzo della BIC scese da 29 a 10 centesimi, poco dopo nacque il modello Cristal, con una forma esagonale e trasparente. Queste due caratteristiche consentivano agli utilizzatori di controllare l’inchiostro ed evitare che la penna rotolasse sul banco (che in passato era inclinato).

 

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