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Nino Bonacasa

Sull’introduzione delle nuove tecnologie a scuola s’è fatto un gran parlare non solo e non tanto per l’avvio/implementazione del Piano Nazionale Scuola Digitale (PNSD) e le sperticate aperture su di esso da parte della ministra Fedeli e prima di lei anche dell’ex sottosegretario Faraone, quanto per i pareri pro e contro che periodicamente vengono posti all’attenzione delle famiglie e degli operatori scolastici.
Tralasciando, quindi, di analizzare le variabili sull’introduzione (spesso obbligo!) delle nuove tecnologie a scuola, appare abbastanza interessante riflettere sull’innovazione (=moda?) delle nuove tecnologie a scuola.
Scontato che è importante il PNSD e la connessa impiantistica tecnologica nelle scuole per non restare indietro, ma siamo davvero certi che è tutto oro quello che luce?
Ok alle Lim, ai tablet, agli smartphone ed alle calcolatrici elettroniche in classe presumibilmente utili alla didattica, ma come la mettiamo con il recente Rapporto OCSE che ha rilevato come nelle scuole “con una penetrazione delle tecnologie digitali più elevata i risultati di apprendimento non solo non migliorano, ma addirittura peggiorano”? Come la mettiamo con le ricerche USA secondo cui la migliore memorizzazione di dati, notizie e contenuti avviene da chi legge un libro di carta stampata rispetto a chi legge lo stesso testo sullo schermo di un tablet o di un computer?
Insomma, se a scuola non ci si da un modus operandi equilibrato e consapevole, si rischia di accrescere un gap apprenditivo (per non parlare di quello relazionale!) che potrebbe aggravare ancora di più la condizione di disagio culturale di parecchi giovani d’oggi e di domani, stante il fatto che bambini di meno di 2 anni già usano con disinvoltura a casa sia il tablet che lo smartphone di mamma e papà danno loro in mano per zittirli o per sentire canzoncine e vedere i loro stessi video.
Ma la domanda più importante è la seguente: il Miur, nel varo del PNSD con tanto di soldi destinati, ha messo in conto anche le conseguenze che neuroscienziati, pedagogisti, uomini di scuola portano avanti da tempo?
Certo che non si può restare indietro, certo è utile accrescere conoscenze/informazioni/contenuti attraverso le nuove tecnologie, se usate bene, ma siamo davvero certi che la didattica tradizionale corrente si possa trasformare in didattica multimediale sempre e comunque?
In merito, il mondo accademico è più che diviso: ai fautori delle nuove tecnologie si oppongono coloro che affermano che l’impiego delle nuove tecnologie nella scuola non risulta efficace negli apprendimenti significativi, e ciò a prescindere dall’interesse e dallo stimolo-motivazione che gli studenti ricevono dallo strumento elettromeccanico-elettronico usato per divulgare l’informazione. La vera innovazione didattica passa dalla metodologia della ricerca e non dall’uso indiscriminato delle macchine con software pre-confezionati; purtroppo da parecchi anni a questa parte, la ricerca metodologica e l’innovazione didattica è stata progressivamente tralasciata, se non del tutto abbandonata, privilegiando le nuove tecnologie che, a quanto pare, alla resa finale, risultano soccombenti se non del tutto perdenti.

 

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