Professore Ninni Bonacasa
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L’autonomia scolastica è commissariata da Miur, ma soprattutto dal Mef.

Gentile dott.ssa Altomonte,
ho letto con molta attenzione, la sua intervista sul servizio mensa pubblicato sul “Giornale di Sicilia” di ieri (7 settembre 2017) ed a quanto da lei dichiarato e pubblicato desidero aggiungere alcune mie considerazioni che sottopongo alla sua attenzione.
Non è del tutto vero che le famiglie siciliane non vogliono (e/o non hanno voluto nel passato) il tempo pieno e la mensa; negli anni Ottanta ed oltre, le scuole ubicate in aree disagiate come Brancaccio, Falsomiele, Borgo Ulivia e Zen, solo per citare una parte della realtà palermitana che conosco meglio, disponevano di cucine, spazi adeguati per lo scodellamento, aree dedicate al consumo dei pasti, ecc., e la mensa era diffusissima. Così non è più oggi, e non basta richiamare il Rapporto di Save the Children secondo cui in Italia il 48% degli alunni non ha la mensa e in Sicilia si tocca l’80% (leggi: http://www.ceripnews.it/notizie.htm#node-2721-report-save-the-children ).
Poiché lei non era in Sicilia negli anni evocati sopra, la informo che la scuola Orestano, giusto per fare un solo caso palermitano, era il fiore all’occhiello del tempo pieno anche a livello nazionale; era anche il tempo in cui gli ispettori scolastici prima, e tecnici dopo (parlo di quelli veri, ovviamente!), giravano per le scuole e programmavano con gli insegnanti; insomma, oltre ai compiti d’istituto, svolgevano quel ruolo di counseling pedagogico sufficiente ad assistere e stimolare un processo innovativo funzionale.
Negli anni successivi la penuria di aule e lo sfascismo politico-gestionale degli enti locali portò non solo alla riduzione/eliminazione del tempo pieno, ma anche alla trasformazione degli spazi destinati a mensa in aule e/o laboratori polifunzionali; in qualche caso furono abolite pure le palestre interne e ridotti gli spazi esterni destinati all’attività motoria per installare ignobili prefabbricati da utilizzare come aule!
Successivamente la sperimentazione sui moduli prima e la legge n.148/90 poi, con correlato aumento delle ore di curricolo ha compromesso definitivamente il tempo pieno a Palermo, ma anche altrove, stante la diffusa percezione tra genitori e docenti (purtroppo!), che il prolungamento dell’orario a 30 ore, generalizzato in tutte le scuole, fosse di per sé sufficientemente disteso ed adeguato alle esigenze formative dei bambini ed a quelle familiari.
A tanto va aggiunto, senza voler nascondere nulla, che la ventata innovativa è andata scemando progressivamente nel tempo, la cultura del tempo pieno non s’è alimentata con un’adeguata offerta formativa di qualità e le attività didattiche si sono ridotte ad un pessimo doposcuola gestito malissimo da parte di alcuni docenti poco formati al cambiamento/innovazione e percepito ancora peggio da parte dei genitori.
Quanto alle strutture, inoltre, le posso assicurare che in Sicilia sono state sempre carenti, gli spazi destinati allo scodellamento inadeguati e/o inesistenti, ed i refettori sempre multiuso con grande pregiudizio igienico-sanitario. A tutto questo va detto anche che le Asl (allora Uffici di igiene) spesso ci hanno messo la loro, elevando contravvenzioni ai Dirigenti solo perché rilevavano una piastrella staccata sul muro in alto dell’anti-cucina, oppure quando “scoprivano” che le vasche-lavello erano in ceramica porcellanata o che i ripiani dei tavoli di scodellamento erano di marmo invece che in acciaio, e via di seguito.
Eppure le madri, pur se non lavoratrici allora come adesso, i figli al tempo pieno ce li portavano e chiedevano anche la mensa (non c’erano ancora rivendicazioni da “panino libero”) , almeno fino a quando il contributo per la refezione è rimasto equo rispetto a quanto somministrato, purtroppo non sempre di qualità. Questa è la storia di Palermo città, del suo hinterland ed anche della Sicilia!
Relativamente all’organico, certamente implementabile in presenza di tempo pieno e mensa, mi permetto di ricordarle che l’offerta formativa deve essere plurima e ricca di stimoli sempre; ciò vale anche per le classi normali: una condizione che le scuole non possono agire ancora oggi, perché abbiamo un’autonomia scolastica commissariata dal Miur e anche dagli Uffici scolastici regionali che sono costretti a ragionare nel rispetto dei vincoli di organico imposti a tavolino da Viale Trastevere e da Via XX Settembre! Ancora oggi, purtroppo, l’organico si determina facendo i conticini con la calcolatrice sulle teste degli alunni iscritti e frequentanti e non sulle potenzialità/capacità progettuali delle scuole che dovrebbero essere certamente vagliate, ma successivamente soddisfatte pienamente per adempiere a quanto formalizzato nel PTOF.
In conclusione, gentile Direttrice, i vincoli culturali ci sono, i vincoli strutturali ci sono pure, ma ci sta anche una logica al ribasso che tutte le istituzioni appalesano nei confronti della questione scuola nel suo complesso, da anni condannata ad assicurare “il meno peggio possibile” piuttosto che “il massimo raggiungibile” per tutti gli alunni.
Dirà pure che sono nostalgie formative da OPPI di cui, peraltro, mi vanto; ma questa è la mia storia professionale come docente, come dirigente scolastico, come dirigente sindacale a livello provinciale, regionale e nazionale e, soprattutto, come formatore dal 1963 ad oggi, sempre sul campo.
Con stima.
Ninni Bonacasa

 

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