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Il sindaco di Bagheria, Patrizio Cinque, ha incontrato oggi la stampa per chiarire la sua posizione in merito all’inchiesta condotta dalla Procura di Termini Imerese che lo vede coinvolto insieme ad altre 22 persone tra cui dipendenti del Comune.

Durante la conferenza sono giunte notizie che in mattinata  ad altri 6 dipendenti è stata revocata la misura cautelare, così come già avvenuto per il sindaco, ieri, 28 settembre, quando il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Termini Imerese Michele Guarnotta ha revocato la misura cautelare dell’obbligo di firma.

Alla conferenza hanno partecipato anche i due avvocati che rappresentano il sindaco: l’avvocato Vincenza Scardina e l’avvocato Antonio Di Lorenzo.

Il sindaco aveva ritenuto di non esprimersi prima di oggi, in rispetto agli organi inquirenti, ed ha preferito attendere che fosse sentito dai giudici.

«Mi spiace non aver dato ai cittadini e alla stampa le dovute delucidazioni» – ha sottolineato il sindaco –  ma c’è un tempo a tutto. Ho già fornito le mie risposte, non avvalendomi più della prerogativa della facoltà di non rispondere ed ho fornito al Gip,  durante l’interrogatorio, tutte le informazioni in mio possesso».

«La misura cautelare è stata applicata fondamentalmente solo in relazione alla questione riguardante il palazzetto dello sport. Rispetto agli altri capi di imputazione, il gip non era intenzionato ad interrogarmi” – ha detto il primo cittadino – ciò nonostante, ho ritenuto consono dover rispondere a tutti  gli argomenti che mi si imputa, poiché avevo le risposte documentate e poiché quanto ricostruito ed in loro possesso era incompleto».

Il sindaco,  nel corso della conferenza, durante la quale ha risposto a tutte le domande dei giornalisti è poi entrato nello specifico dei tre capi di imputazione che gli vengono contestati, dopo aver fornito ampia documentazione ufficiale a supporto, che non era nelle disponibilità della procura e al fine di consegnare un quadro più chiaro.

Gli avvocati hanno sottolineato che «le fasi dell’inchiesta sono diverse:  in questa prima fase sono stati forniti tutti  gli elementi utili a fare chiarezza».

Relativamente a chi chiedeva informazioni circa i tempi gli avvocati hanno sottolineato che «i tempi sono legati alle indagini e che la procura lavora a 360 gradi e si può arrivare anche a 12 mesi».

A chi invece chiedeva circa il peso delle intercettazioni riportate dalla stampa, gli avvocati hanno risposto: «le intercettazioni occorre collocarle sempre in modo temporale e nella loro interezza, fondamentali sono anche  la voce, il tono con cui sono state dette le cose».

In conclusione il sindaco ha poi aggiunto delle considerazioni relative alla gestione dei rifiuti, nell’ordinanza tra l’altro si chiarisce che Cinque su questo tema ha agito per il bene della collettività.

«Io a Bagheria ho tolto la gestione dei rifiuti alla mafia però sono indagato: c’è qualcosa che non va. Mandatemi in galera, al 41 bis, ma indagate chi ha mangiato con la mafia – aggiunge il sindaco – Bisognerebbe ricordare che il pentito Pasquale Di Salvo ha detto che a Bagheria molti mangiavano con i rifiuti, e che adesso con il sottoscritto questo non era più possibile. Io accetto l’inchiesta su di me ma mi chiedo perché non sono state fatte le inchieste negli anni precedenti quando venivano affidati servizi sui rifiuti diretti e quando c’era il Coinres che ha prodotto debiti per 100 milioni di euro. Coinres in cui venivano assunti uomini vicini alla mafia. C’è sempre stato un silenzio assordante su Bagheria quando i rifiuti erano in mano alla mafia».

Il sindaco infine accennando alla notizia della revoca della misura cautelare nei confronti dei dipendenti comunali sotto inchiesta ha concluso: «Sono tutte persone perbene, madri di famiglia».

 

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