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Transculturalità e diritti umani i temi affrontati dagli street artist. Tra loro anche l’afgana Malina Suliman che ha sfidato il regime talebano in nome della libertà delle donne.
Emergence Festival – Festival Internazionale di Interventi Urbani – giunto ormai alla sua sesta edizione a Giardini Naxos – è organizzato dell’Associazione Culturale Emergence, Patrocinato dal Comune di Giardini Naxos ed inserito dalla Regione Siciliana tra i Grandi Eventi della Regione Sicilia.

Il Festival, in programma dal 9 al 15 ottobre, è curato da Giuseppe Stagnitta e ha tra gli obiettivi principali la volontà di far diventare Giardini Naxos un Museo all’aperto capace di sorprendere, emozionare e comunicare chi si ferma nelle sue piazze e percorre le sue vie. Inoltre, al puro valore artistico si aggiungono gli effetti riqualificantidelle aree urbane coinvolte e le nuove opportunità occupazionali, agevolate dalla scelta di programmare la manifestazione in un periodo che estende la stagione turistica.

Parteciperanno gli artisti: Carlos Atoche (Perù), Danilo Bucchi (Italia), Sabrina Dan (Finlandia), Koctel (Spagna), Malina Suliman (Afganistan) e il siciliano Salvo Mauro.

Nell’edizione del 2017 il Festival sviluppa una programmazione che tende a riavvicinarsi a quella che era l’idea iniziale della street art più autentica: usare i murales come media per attivare un processo di sensibilizzazione di problematiche importanti. In questo caso si tratterà il tema della migrazione con Bucchi, della transculturalità derivante dalla mobilità dei popoli con Atoche e la lotta all’oppressione delle donne con l’artista afgana Malina Suliman.

Ci saranno nella settimana del Festival degli eventi collaterali: giovedì 12 ottobre inaugura la mostra personale dell’artista Carlos Atoche e il 13 ottobre incontro con l’artista afgana Malina Suliman, che ci racconterà la sua lotta con gli spray contro la disuguaglianza e l’oppressione vissuta dalle donne, negli spazi del Sottosopra e la festa conclusiva del Festival sabato 14 ottobre al Taitù in collaborazione con With Love.

 

Malina Suliman
La street artist afgana Malina Suliman (26 anni) è la prima ad aver impresso il proprio segno distintivo sui muri di Kandahar: donne dal volto scheletrico coperte dal burqua. Attraverso le sue opere denuncia i problemi d’identità delle giovani generazioni, la disuguaglianza e l’oppressione vissuta dalle donne, ribadendo l’importanza di lottare per conquistare i diritti negati. Accompagnata dal cognato, scopre l’arte per la prima volta nella Galleria nazionale di Kabul. Nel 2011 fonda la Kandahar Fine Arts Association ed espone alla prima mostra allestita nel sud dell’Afghanistan, dopo trent’anni di regime talebano. E questo in un Paese dove, fino al 2001, gli artisti erano puniti con la pena di morte e dove tutt’ora sono esposti a rischi e trovano poca accettazione e sostegno. “A quell’esibizione ha partecipato una sola donna”, ricorda. La street art, invece, le consente di comunicare direttamente con la gente. “Le persone sono costrette ad ascoltarti, a vederti. Anche se non sanno né leggere né scrivere”, spiega. Dal 2013 vive in Olanda e lavora al Vanabbe Museum di Eindhowen, dedicato ai rifugiati. A maggio parteciperà alla Biennale d’arte di Venezia 2017, mentre a giugno sarà al Festival Crack, che si terrà a Roma presso il c.s.o.a. Forte Prenestino.

Afghan street artist Malina Suliman (26) is the first to have her own distinctive sign on the walls of Kandahar: skeletal women covered by burqa. Through his works he denounces the problems of identity of younger generations, the inequality and oppression experienced by women, reiterating the importance of struggling to overcome denied rights. Accompanied by her brother-in-law, she finds art for the first time in Kabul’s National Gallery. In 2011 he founded the Kandahar Fine Arts Association and exhibited at the first exhibition held in southern Afghanistan after thirty years of Taliban regime. And this is in a country where, until 2001, artists were punished with death punishment and are still exposed to risks and have little acceptance and support. “There was only one woman in that show,” he remembers. Street art, on the other hand, allows you to communicate directly with people. “People are forced to listen to you, to see you, even if they do not know or read or write,” he explains. From 2013 he lives in Holland and works at the Vanabbe Museum in Eindhowen, dedicated to refugees. In May he will participate at the Biennale d’arte di Venezia 2017, while in June will be at the Crack Festival, to be held in Rome at c.s.o.a. Forte prenestino.

 

 

Danilo bucchi

Danilo Bucchi (Roma,1978) compie i suoi studi a Roma, dove frequenta l’Accademia di Belle Arti concentrandosi sulle tecniche del disegno, della pittura e della fotografia. Il talento di Danilo Bucchi è probabilmente il tratto dominante del suo profilo artistico, costituito da una severa determinazione nel radicarsi in un universo di segni che rimanda alla tradizione dell’astrazione europea delle prime avanguardie, con l’ausilio di tecniche e supporti fortemente tecnologici. Comincia ad esporre nel 2003, partecipando a mostre internazionali in città come Singapore (2012), New York (2010), Pechino e Il Cairo (2008), Parigi (2007), Buenos Aires (2005), Baku (2004) e Amsterdam (2003).
Tra le principali mostre personali: The Dolls (2008) Contemporary Art Society_Tema Sacro (2011) Museo del Risorgimento_Danilo Bucchi (2011) Palazzo Collicola Arti Visive_Signs.The black line (2011) MLAC_Monochrome (2015) Galleria Poggiali e Forconi_ #danilobucchi (2016) Galleria Il Ponte Contemporanea. Tra il 2014 e il 2015 Danilo Bucchi è invitato a realizzare tre grandi progetti di riqualificazione urbana: Il paese dei balocchi (2014) l’opera permanente presente al MAAM_Assolo (2015) per Big City Life con il quale partecipa alla Biennale di Venezia (15° Mostra di Architettura Padiglione Italia)_ Minotauro (2015) per Emergenze Festival. Il 2017 è segnato dalla mostra personale Lunar Black al MACRO di Roma, a cura di Achille Bonito Oliva.

Danilo Bucchi (born in Rome,1978) completed his studies in Rome, where he attended the Accademia di Belle Arti focusing on the techniques of drawing, painting and photography. Danilo Bucchi’s talent is the dominant feature of his artistic profile constitued by a real determination of rooting himself in a universe of signs, that refers to the tradition of European abstraction of avant-gardes with the aid of techniques and supports that are strongly technological. He began to exhibit in 2003, participating in international exhibitions in cities such as Singapore (2012), New York (2010), Beijing and Cairo (2008), Paris (2007), Buenos Aires (2005), Baku (2004) and Amsterdam (2003).
Among his major solo exhibitions are: The Dolls (2008), Contemporary Art Society; Tema Sacro (2011), Museo del Risorgimento; Danilo Bucchi (2011), Palazzo Collicola – Arti Visive; Signs. The black line (2011), MLAC; Monochrome (2015), Galleria Poggiali e Forconi; #danilobucchi (2016), Galleria Il Ponte Contemporanea. Between 2014 and 2015, Danilo Bucchi was invited to create three large urban regeneration projects: Il paese dei balocchi (2014), a permanent installation at the MAAM; Assolo (2015) for Big City Life, with which he participated at the Venice Biennial (15th Architecture Exhibition, Italian Pavilion); Minotauro (2015) for Emergenze Festival. The year 2017 marks his solo exhibition Lunar Black at the MACRO in Rome, curated by Achille Bonito Oliva.

 

 

Koctel

 

Fernando Hernández Arboleda

(Granada, Spain, 1989)

Il lavoro di Koctel vuole trasportarci in un’atmosfera tropicale dove i frutti acquistano umanità e diventano i personaggi principali. Questo universo rinfrescante si basa sull’idea di ” Fruitlism ” movimento creato dall’autore, dove troviamo una sorta di stato di vacanza permanente , dove troviamo la gioia colorata, la freschezza e la celebrazione dei frutti.

Dopo le esperienze diffuse vissute durante i suoi viaggi, Koctel, disegna il proprio mondo ispirato dai luoghi che ha visitato, facendo uno studio strettamente legato agli odori ed ai sapori presenta in essi, questo da quel senso di freschezza al suo lavoro.

Esiste una lunga varietà di artisti che lo aiutano a creare il suo stile, alcuni di loro: Keith Haring, Salvador Dalì o Ad esempio, El Bosco (the Bosch).

Con sede a Madrid (Spagna) dopo i suoi studi artistici, lavora da diversi anni come decoratore e illustratore freelance. Attualmente si occupa di mostre, spettacoli e festival di arte di strada in tutto il mondo.

 

Fernando Hernández Arboleda

(Granada, Spain, 1989)
Koctel´s job wants to transport us to a tropical atmosphere where fruits acquire humanity and become the main characters. This refreshing universe is based in the idea of ‘’Fruitlism’’ movement created by the author, where we found a permanent holiday state across the colorful joy, freshness and celebration presents in fruits.

After the di­erent experiences lived during his travels, Koctel, designs his own world inspired by the places where he was staying, doing a strictly studying of the ‑avors, smells and colors presents in them and giving that feeling of coolness to his work. Exist a long variety of artist in‑uences who help him to create his style, some of them: Keith Haring, Salvador Dali or El Bosco (the Bosch), for example.
Based in Madrid (Spain) after nish his artistic studies, he has been working several years as decorator and freelance illustrator. Currently he is focused on exhibitions, shows and street art festivals around the world.

 

 

Sabrina dan
Sabrina Dan, di origini finnico-venezuelane, nasce nel 1987 a Roma. Dimostrando fin da giovanissima una forte propensione al mondo artistico, dedica gli anni dell’’adolescenza alla scrittura e alla musica. Nel 2009, incuriosita dalle arti visive, entra come apprendista nello studio di pittura e scultura di Bruno Melappioni, e si avvicina alla pittura ad olio su tela, che resta la sua tecnica di produzione preferita a lungo. Nel 2011 si avvicina al Pop Surrealismo, traendo grande ispirazione da artisti del calibro di Ray Caesar, Joe Sorren, Nicoletta Ceccoli e Dilka Bear, mentre nel 2012 inizia a lavorare come assistente personale di Danilo Bucchi. Questo passaggio segna fortemente la sua maturità artistica, che si arricchisce di tecniche nuove più vicine al disegno, oltre che di una sensibilità più affine all’’arte contemporanea.

Sabrina Dan, of Finnish- Venezuelan origins, was born in 1987 in Rome. Demonstrating from a very strong young age to the artistic world, he dedicates the years of adolescence to writing and music. In 2009, curious about the visual arts, he entered as an apprentice in Bruno Melappioni’s painting and sculpture studio and approaches oil painting on canvas, which remains his favorite production technique for a long time. In 2011 she is approaching Pop Surrealism, drawing great inspiration from artists such as Ray Caesar, Joe Sorren, Nicoletta Ceccoli and Dilka Bear, while in 2012 she starts working as a personal assistant to Danilo Bucchi. This passage strongly marks its artistic maturity, enriched with new techniques closer to the design, as well as a more sensitive sensibility of contemporary art.

 

Carlos Athoce
Carlos Atoche Un melting pot di culture scorre nel sangue di Carlos Atoche, artista classe 1984, nato da madre argentina e padre peruviano. Il suo approccio con l’arte risale al periodo dell’infanzia. Raggiunta la maggiore età si dirige oltreoceano e qui la sua visone artistica incrocia le bellezze del vecchio continente. Rimane subito impressionato dalle meraviglie pittoriche e architettoniche italiane, tanto da trasferirsi a Roma poco dopo, città dove consegue il diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti. Proprio nella capitale cresce vertiginosamente il desiderio di esprimere il suo talento artistico, le reminiscenze legate al disegno e alla scultura lo aiutano a definire e a circoscrivere in modo più chiaro gli elementi nello spazio bidimensionale della pittura. Negli anni della frequentazione dell’accademia comincia ad appassionarsi alla street art, movimento ancora poco in auge, e la sua vena creativa si trasferisce sui muri e qui troverà superfici fertili su cui esprimersi. Dipingere in strada cambia totalmente la sua percezione, la connessione che si instaura tra l’arte e il luogo in cui si realizza è indissolubile così come il rapporto tra artista e passanti. La sua tavolozza raccoglie uno zibaldone di culture ed esperienze che gli permette di dare vita a veri e propri capolavori open air. La sua ricerca intimistica si traduce in pensieri quotidiani e interrogativi travestiti da elementi figurativi. Le influenze che possiamo scovare nella sua pittura sono molteplici: dai tratti inconfondibili delle civiltà classiche, alle concezioni spaziali dei grandi maestri italiani, dallo stile distintivo delle antiche culture sudamericane fino alle interpretazioni concettuali più contemporanee.

Carlos Atoche, a 1984 class-born Argentine mother and Peruvian father. His approach to art dates back to his childhood. When he reaches the age he goes overseas and here his artistic mink crosses the beauties of the old continent. He was immediately impressed by the Italian pictorial and architectural wonders, so that he moved to Rome shortly thereafter, a town where he obtained his diploma in painting at the Academy of Fine Arts. In his capital, his desire to express his artistic talent is growing, the reminiscences associated with drawing and sculpture help him to define and circumscribe more clearly the elements in the two-dimensional space of painting. In the years of the Academy’s attendance, he began to be passionate about street art, a movement still unobtrusive, and his creative vein moved to the walls and here he will find fertile surfaces to express himself on. Dipping into the street completely changes his perception, the connection that it is established between art and the place where it is realized is indissoluble as well as the relationship between artist and passers-by. His palette brings together a zibaldone of cultures and experiences that allows him to create real open air masterpieces. His intimate research translates into daily thoughts and questions disguised as figurative elements. The influences that we can find in his painting are many: from the unmistakable traits of classical civilizations, to the spatial conceptions of the great Italian masters, from the distinctive style of the ancient South American cultures to the more contemporaneous contemporary

 

 

 

 

 

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