Professore Ninni Bonacasa
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di Ninni Bonacasa

Il TAR Lazio conferma la non ammissione di un alunno, quello di Trieste invece promuove. C’è già chi parla di “invasività inopportuna” della Magistratura

Una famiglia che aveva fatto ricorso al TAR Lazio impugnando l’esito dello scrutinio finale relativo al loro figlio che era stato bocciato, censurando la violazione degli articoli 2, commi 6 e 9, 4 commi 2 e 3,5, 6, 7 e 8 dell’Ordinanza Ministeriale n. 92 del 5 novembre 2007; più altre violazioni come quella del PTOF, delle “Modalità di recupero dei debiti formativi”; la violazione dell’art. 4, comma 6 del D. Lgs. n. 122 del 2009, denunciando eccesso di potere per contraddittorietà tra atti del medesimo procedimento e per ingiustizia manifesta, per difetto di istruttoria, carenza di motivazione, incongruenza ed illogicità manifeste, è risultata soccombente davanti al Tribunale romano (Sezione III bis / Sentenza del 15-09-2017, n. 9735) che si è pronunciato affermando il principio del giudizio insindacabile del Consiglio di classe espresso in sede di valutazione scolastica. Il Tribunale Amministrativo ha osservato altresì che in ambito scolastico non possono in alcun modo incidere sulla legittimità del giudizio finale di non ammissione di un alunno agli esami di stato o alla classe superiore l’incompleta, carente o, addirittura, omessa attivazione dei corsi di recupero da parte della scuola.
Mentre il TAR del Lazio boccia, quello di Trieste promuove a buon diritto, a quanto pare, perché ilk genitore separato ma con affido congiunto, pur se aveva avanzato richiesta di essere notiziato periodicamente sull’andamento scolastico del figlio, non aveva mai ricevuto adeguata informazione e, di conseguenza, non aveva potuto attivare strumenti utili per recuperare i deficit del figlio.
In effetti, presentandosi ad un incontro con i prof, gli erano stati rappresentate alcune criticità, ma l’unico contatto con la scuola – ad avviso del ricorrente dei giudici amministrativi – non solo non può considerarsi sufficiente a rappresentare la gravità della situazione scolastica, perché non era seguita altra comunicazione ufficiale in corso d’anno. Quindi è anche pretestuoso, adesso, annunciare appello tramite Avvocatura dello Stato da parte dell’amministrazione scolastica soccombente.
Fin qui i fatti nudi e crudi, senza alcun commento di merito non solo perché non si conosce tutto il dispositivo di entrambi i casi, e in ogni caso le sentenze non si commentano, si applicano e basta, ma perché ci preme fare il punto sullo status dirigenziale che sembra colpito nella sensibilità professionale in merito alle varie entrate “a gamba tesa” da parte della giustizia amministrativa nel mondo della scuola.
In merito registriamo due ben distinte posizioni e categorie professionali: le vittime e gli ignavi.
I primi, con in testa qualche associazione professionale, lamentano che ormai il contenzioso a scuola è continuo e inarrestabile e lamentano anche il fiato sul collo della Magistratura per questo e altro fatto, “mentre lo specifico della scuola è la didattica e la valutazione”; i secondi, gli ignavi, che forse sono la maggioranza, da dirigenti scolastici davvero piccoli, invece, usano le ordinanze e le sentenze del TAR come parafulmine per ottemperare senza assumersi responsabilità alcuna discendente dalla funzione dirigenziale (p.e. ore di sostegno negate immotivatamente, bonus negato ad uno e concesso all’altro senza criteri oggettivi, bocciature non supportate da adeguate motivazioni e solo per clamorosi errori formali nei giudizi e nei verbali, ecc.).
Allora dobbiamo dirlo senza remore: la funzione dirigenziale oggi è più complessa di prima per il semplice fatto che è diverso lo status del preside. Prima dell’autonomia, peraltro conquistata a fatica, il direttore/preside ottemperava alle disposizioni ministeriali trasmesse “per conoscenza e norma” ed eseguiva diligentemente, assicurando la stessa amministrazione con laconiche comunicazioni del tipo: “si accusa ricevuta e si assicura adempimento”; oggi, lo status dirigenziale implica l’assunzione diretta di responsabilità, spesso anche per conto terzi. Ecco dove sta il cambiamento!
Ha certamente ragione il prof. Cesare Cornoldi, docente di Psicologia dell’apprendimento all’Università di Padova e Presidente nazionale dell’Airipa, quando afferma che è sbagliato da parte dei genitori attaccarsi a quelli che lui chiama “cavilli formali” invece di privilegiare i contenuti e che “pianificare il tutto tal che nulla possa andare loro storto non porterà a risultati migliori” ai figli, ma è anche vero che, fermo restando che la Magistratura entra nella scuola perché quest’ultima spesso non sa più cosa fare e come far bene il suo dovere sul piano organizzativo-gestionale oltre che sul piano metodologico-didattico, prima di lamentarci per gli sconfinamenti dei TAR e non solo, sarebbe bene che tutti imparassimo a collaborare con le famiglie, e passandoci la mano sulla coscienza fare un poco di autocritica, rilevare le omissioni e/o distrazioni gestionali criticità e/o le criticità sull’andamento quotidiano della scuola restando un poco di più, invece di rincorrere qua e là convegni inefficaci e riunioni a perdere, oppure preoccuparsi solo ed esclusivamente del buon andamento dei PON o delle cretinate sulla valutazione, RAV ed aggiustamenti al PTOF compresi!
Attenzione, sia chiaro che tutto è utile per migliorare la scuola; però servono meno le azioni buone solo a migliorare le carte e acquisire falsi “punti qualità”, e serve di più vivere giorno dopo giorno la realtà scolastica nel suo complesso, per evitare di restarne del tutto avulsi.
Come sempre questa testata accoglierà e pubblicherà le opinioni diverse di quanti vorranno scriverci.