Professore Ninni Bonacasa
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di Ninni Bonacasa

Secondo la Ministra Valeria Fedeli devono essere le scuole a controllare che nelle ore di alternanza scuola-lavoro gli studenti non vengano sfruttati. Lo ha affermato a Benevento durante un incontro con la Flc Cgil, e quando gli studenti hanno affermato di non voler essere sfruttati la Responsabile del Miur ha replicato candidamente che “durante gli stage gli studenti non devono lavorare” ed è compito delle scuole vigilare sull’articolazione e l’andamento delle ore di stage, quindi dei tutor che non vigilano, come ha anche affermato il segretario del Pd, Matteo Renzi (“Se trovi un caprone che te la fa fare male perché è un imprenditore che pensa solo a sfruttare i ragazzi, o un tutor non ti sta dietro, la colpa non è dello strumento”). Bella scoperta!

Secondo la Ministra il prossimo Statuto delle studentesse e degli studenti sarà uno strumento normativo utile per imporre le regole di comportamento e di organizzazione degli stage. Un documento a cui dovranno conformarsi le aziende accoglienti. Sempre lo vogliano … ma questo la Ministra non l’ha detto!

Non contenta di quanto sopra, ne ha sparato una delle sue sulle bocciature, affermando che le scuole devono funzionare in autonomia e in qualità = nessuna incursione da parte di terzi (genitori, associazioni, magistratura, ecc,). Belle parole, anche in considerazione che secondo la Ministra ciascuno deve fare il suo mestiere, e per strappare qualche consenso in più, con evidente riferimento alla sentenza del TAR del Friuli Venezia Giulia che ha ammesso alla classe successiva un alunno bocciato, a seguito di colossali vizi di forma, ma non solo, s’è guardata bene da rammentare alla scuola che per evitare incursione della magistratura, sarebbe bene che certi atti, certi verbali e certe notifiche venissero fatte e scritte in forma corretta! Altrimenti, chiunque ha il diritto di ricamarci sopra, compreso i genitori scontenti e/o delusi, gli avvocati arraffa-parcelle e gli stessi giudici costretti spesso a giudicare ed accogliere censure solo per gravate da vizi formali.

E per finire, assieme alla Ministra Madia ha affermato che avendo inviato l’Atto di indirizzo all’Aran l’apertura della contrattazione partirà subito e il contratto si potrà rinnovare entro la fine dell’anno: “ci sono sia i tempi che le risorse per farlo”.

Non ne siamo convinti: i tempi non sono così ampi come affermano le due Ministre e meno che mai ci sono i soldi, pochi o molti che siano, ed in effetti sono pochissimi! E sempre che il comparto dell’Istruzione e della Ricerca che comprende: i dipendenti della scuola (dirigenti, docenti, educatori, amministrativi, tecnici ed ausiliari) e dell’Afam-Alta formazione artistica e musicale, si accontentino, dopo quasi dieci anni di blocco, di appena 40 euro nette medie al mese di aumento.
Quanto all’area dirigenziale della scuola, dopo il timido avvio della perequazione del salario con uno stanziamento che al netto porterà nella parte fissa della busta paga 400-500 euro netti, con grande soddisfazione di qualche sigla sindacale (sic!), bisognerà capire se e cosa arriverà dal rinnovo contrattuale che si ipotizza possa scaricare le restanti somme destinate alla parte variabile (risultato).
Restano a secco gli studenti che chiedevano l’abbassamento delle tasse (che invece sono aumentate in anno di circa 54 euro in media, su scala nazionale) e più borse di studio (9 studenti su 10 pagano le tasse universitaria anche se idonei per l’esonero delle stesse per incapienza del budget) ed anche i dottori di ricerca che speravano in un minimo aumento del loro assegno. In sostanza l’unica misura di portata rilevante è l’aumento del numero dei ricercatori per atenei e enti da assumere che passa da 1.000 a 1.500. La Cgil ha già annunciato una mobilitazione per il 7 novembre prossimo per protestare contro la mancata stabilizzazione dei precari della ricerca, solo 300 posti negli enti di ricerca a fronte di migliaia di precari.