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Il relatore speciale sul diritto all’istruzione Koumbou Boly Barry, ha lanciato un drammatico allarme all’Onu: in tutto il mondo 263 milioni di bambini in età scolare (di cui 61 milioni alle scuole primarie) non vengono ancora istruiti, portando a livelli elevatissimi l’analfabetismo e la discriminazione.
Leggendo il quotidiano “L’Osservatore Romano” di ieri, apprendiamo che nell’Africa subsahariana e nel sud dell’Asia, più del 70% dei ragazzi non frequentano le scuole elementari né le scuole secondarie; questi bambini – ha affermato Boly Barry – spesso si trovano anche ad affrontare discriminazioni a causa della loro situazione economica o geografica o per il loro back-ground culturale, linguistico o etnico; altri diventano migranti, rifugiati o sfollati.
Per Boly Barry, gli stati non solo devono garantire che le scuole forniscano pari opportunità a tutti per accedere all’istruzione, ma devono anche garantire che gli alunni ricevano il sostegno necessario quando sono a scuola. I governi devono anche portare avanti politiche e leggi inclusive, che eliminino le discriminazioni.
Fermo restando che le sforzo primario spetta ai governi, tuttavia la comunità internazionale deve fornire un sostegno politico, finanziario e tecnico per assistere i governi nell’avviare programmi di educazione equi e indirizzati a tutti.
Questo sforzo da compiere entra nell’ambito dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, il programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 paesi membri dell’Onu.