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Siamo di fronte ad un importante passo in avanti per il mondo del lavoro europeo: i ministri dell’occupazione e degli affari sociali dell’UE hanno approvato all’unanimità il pilastro europeo dei diritti sociali durante il Consiglio “Occupazione, politica sociale, salute e consumatori” tenutosi il 23 ottobre a Lussemburgo. Tale pilastro ha come obiettivo l’equità e il buon funzionamento dei mercati del lavoro e dei sistemi di sicurezza sociale tenendo conto della mutevolezza che caratterizza la società europea in generale.

Come dichiarato dalla Commissaria per l’occupazione, gli affari sociali, le competenze e la mobilità dei lavoratori Marianne Thyssen, “tutti gli Stati membri sono impegnati a migliorare le condizioni di vita e di lavoro nell’Unione alla luce di fenomeni come l’invecchiamento della società, la globalizzazione e la digitalizzazione”.

Per costruire un’Europa sempre più sociale e convergere verso condizioni di vita e di lavoro sempre migliori, la Commissione mira a realizzare un mercato interno più integrato e più equo. E la riforma della direttiva sul distacco dei lavoratori è un importante passo in avanti in questa direzione. Il 23 ottobre il Consiglio, l’organo che riunisce i governi nazionali, ha espresso un parere favorevole alla proposta della Commissione. Il distacco dei lavoratori si verifica quando si prestano servizi in diversi Stati membri. In particolare un “lavoratore distaccato” avente un contratto di lavoro in uno Stato membro, viene temporaneamente trasferito dal datore di lavoro in un altro Stato membro per svolgere un incarico. Tra il 2010 e il 2014 il numero di distacchi è aumentato di quasi il 45 % raggiungendo la cifra di 1,9 milioni nel 2014. Tale fenomeno è particolarmente frequente nei settori edile, manifatturiero e dei servizi come l’istruzione, la sanità, l’assistenza sociale, i servizi amministrativi, professionali e finanziari. La riforma prevede che i lavoratori distaccati siano soggetti alle stesse norme che regolano il trattamento economico e le condizioni di lavoro dei lavoratori locali. Attualmente il datore di lavoro non è obbligato a corrispondere al lavoratore distaccato una retribuzione superiore alle tariffe minime salariali stabilite dal paese ospitante. Ciò può creare un divario salariale tra lavoratori distaccati e locali generando condizioni di concorrenza sleale tra le imprese. D’ora in poi tutte le norme relative alla retribuzione che si applicano ai lavoratori locali dovranno essere applicate anche ai lavoratori distaccati. Gli Stati membri dovranno, pertanto, specificare in modo trasparente i diversi elementi che compongono la retribuzione sul loro territorio. La riforma non riguarderà solo le tariffe minime salariali ma che eventuali bonus o indennità.

Nel discorso sullo stato dell’Unione del 13 settembre il presidente Juncker ha ribadito che “in un’Unione delle uguaglianze non possiamo permetterci lavoratori di seconda classe. Chi fa lo stesso lavoro nello stesso posto ha diritto alla stessa paga”. Affinché tale impegno per un mercato interno del lavoro più equo e con regole più facilmente applicabili si concretizzi con l’adozione formale della proposta, mancano solo pochi passaggi. Inoltre, per rafforzare la cooperazione tra le autorità preposte al mercato del lavoro e gestire meglio le situazioni transfrontaliere, nel 2018 la Commissione istituirà un’Autorità europea del lavoro.

Un’Europa sempre più sociale diviene realmente un obiettivo raggiungibile.

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