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Amnesty International Italia, tramite il suo portavoce Riccardo Noury, ha denunciato casi di bullismo anche nella scuola primaria. Sul tema occorre intervenire – afferma il portavoce dell’Associazione – con la massima urgenza “a partire dalla scuola dove non esistono veri progetti di integrazione e scambio culturale, tranne rare eccezioni, ma dove spesso affiorano e si radicalizzano prepotenze sui compagni di classe, che si traducono presto in bullismo, anche per via di quello che sentono in famiglia e/o in televisione, dove trova spazio, purtroppo, il linguaggio politico divisivo: noi e loro, italiani da una parte e stranieri dall’altra. Questo linguaggio che finisce per riverberarsi sui bambini che assorbono come spugne quello che sentono dire a casa, sui media, nei social e dal mondo degli adulti”.
Osserva ancora Noury che spesso gli adulti minimizzano gli episodi di bullismo e sarebbe opportuno che oltre a preoccuparsi della performance scolastica e/o sportiva dei figli, diventassero “sentinelle della discriminazione”. Non a caso esistono casi in cui le vittime o gli autori hanno perfino 7 anni, parte quindi dalla scuola primaria e va a colpire quelle che sono le fragilità dei bambini.