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Donne e uomini sono ancora pagati in maniera diversa, anche se fanno lo stesso lavoro.
Il 3 novembre di quest’anno, Giornata europea per la parità retributiva, rappresenta il momento effettivo in cui le donne smettono di essere pagate rispetto ai loro colleghi uomini. Essendo la retribuzione oraria media femminile in Europa inferiore del 16,3 % rispetto a quella maschile, per ben due mesi all’anno le donne lavorano gratuitamente. Il divario retributivo di genere è rimasto invariato negli ultimi anni e si scontra con le intenzioni del pilastro europeo dei diritti sociali che prevede la parità di retribuzione per lavoro di pari valore. A conferma dell’impegno delle istituzioni europee, l’importanza di tale pilastro verrà ribadita dai leader dei Paesi UE il 17 novembre al vertice sociale per l’occupazione e la crescita eque.

Il divario retributivo non è l’unico problema da affrontare. Nel 2016 all’interno dell’UE, sebbene risultasse che il 33 % delle donne aveva completato un ciclo di istruzione terziaria contro il 29 % degli uomini, il tasso di occupazione femminile risultava comunque inferiore a quello maschile di 11,6 punti percentuali. I numeri sono ancora più significativi se si considerano le posizioni apicali occupate dalle donne nel mondo del lavoro: solo un presidente di consiglio di amministrazione su 14 e un amministratore delegato su 20 sono donne.

Altro aspetto da considerare per realizzare un’effettiva parità di genere è il benessere generale sul posto di lavoro. Le recenti rivelazioni in materia di molestie sessuali evidenziano la presenza di ambienti di lavoro in cui donne, spesso, non sentono minacciata solo la loro crescita professionale ma anche il loro stato di benessere generale. “Ci impegniamo a difendere pari diritti e opportunità per uomini e donne sul mercato del lavoro, e continueremo a farlo finché l’UE non diventerà davvero un luogo che le donne vorranno chiamare casa” hanno dichiarato il Vicepresidente Frans Timmermans, la Commissaria Marianne Thyssen e la Commissaria Vĕra Jourová. Per raggiungere tale obiettivo nelle prossime settimane verrà presentato dalla Commissione un piano d’azione che si aggiunge alle proposte legislative, presentate il 26 aprile 2017, sull’equilibrio tra attività professionale e vita familiare per garantire maggiore flessibilità e protezione sia nel congedo per occuparsi dei figli sia nel ritorno al lavoro.