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A sessant’anni dal fallimento della Comunità europea di difesa, riparte il progetto di una difesa comune. Il 13 novembre i ministri degli Esteri e della Difesa di 23 Paesi UE hanno firmato e consegnato a Federica Mogherini, Alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza, una notifica congiunta volta a lanciare la cooperazione strutturata permanente (PESCO) sulla difesa.

La Commissione ha accolto positivamente questa iniziativa lanciata da Austria, Belgio, Bulgaria, Repubblica ceca, Croazia, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Paesi Bassi, Polonia, Romania, Slovenia, Slovacchia, Spagna e Svezia. Firmata tale notifica, ora la palla passa al Consiglio che dovrebbe adottare una decisione formale per stabilire la PESCO entro la fine dell’anno.

La PESCO è una possibilità, prevista dal Trattato di Lisbona, per i paesi dell’Unione europea che sono disposti a farlo e ne sono capaci, di rafforzare la loro reciproca collaborazione nel settore militare, attraverso la creazione di una strutturata permanente per la cooperazione nell’ambito della difesa.

La complicata situazione internazionale e le dinamiche europee interne hanno spinto molti dei Paesi UE a rilanciare la collaborazione anche in questo campo. Inoltre la crisi economica, da cui l’Europa sta lentamente uscendo, ha spinto gli Stati Membri a riflettere sulla necessità di trovare soluzioni alternative, più efficienti e più economiche per farsi carico della propria sicurezza. Come ricordato dal presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, l’aggregazione delle capacità di difesa in Europa ha un perfetto senso economico, in quanto la condivisione di strutture e fondi per la sicurezza comune permette di tenere un livello di spese per la difesa contenuto e al contempo di aumentare la sicurezza di tutti i paesi membri coinvolti.

Questa storica collaborazione dovrebbe esplicarsi in progetti nei campi dell’industria, dell’addestramento militare e nel rapido dispiegamento di forze militari in teatri di crisi. I progetti in testa alla lista, ora allo studio di un gruppo di lavoro tecnico, sono la creazione di un drone europeo e la definizione di piani di supporto medico-sanitario in situazioni di emergenza. La PESCO si appoggerà sul Fondo europeo per la difesa, lanciato dalla Commissione nel giugno 2017 e dotato di 5,5 miliardi di euro dal 2020, che ha l’obiettivo di promuovere progetti di collaborazione nel campo della ricerca sulla difesa e dello sviluppo dei prototipi militari.

La PESCO si presenta quindi come uno strumento fondamentale per l’Europa e i Paesi coinvolti per dare una risposta efficace alle sfide future in materia di difesa e garantire la sicurezza di tutti i cittadini.