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Non è un bel momento per la città di Palermo, forse per via dei dati disastrosi che assestano il capoluogo  siciliano  in fondo a tutte le classifiche  presenti nell’annuale ricerca curata dal dipartimento di statistiche economiche dell’Università La Sapienza di Roma per ItaliaOggi, dove risulta in particolare evidenza il  “disagio sociale”, Palermo è  108esima, dove  il tasso di disoccupazione giovanile (dai 15 ai 24 anni), la vede al  penultimo posto in Italia.

Un quadro deprimente che sicuramente alimenta la criminalità e la microcriminalità in particolare.

Ed è da qui che iniziamo.

Malgrado gli sforzi delle forze dell’ordine, i cui finanziamenti per la sicurezza del cittadino vengono ridotti sempre di più, si assiste ad una recrudescenza di un fenomeno raccapricciante,  perpetrato da baby gang,  talvolta anche composte da minorenni, che a gruppi di 4,  5  elementi,  imperversano indisturbati da Piazza San Domenico alla  Vucciria, bivaccando a Piazza Marina e dintorni, luoghi spesso  teatro di tremende aggressioni.

L’aspetto più sconvolgente,   è che molte delle vittime aggredite,  non denunciano  l’accaduto, ma la cosa ancora più grave è che  negli ambienti giovanili circolano storie di ragazze violentate che non trovano il coraggio di denunciare l’abuso subito, per vergogna, per paura di eventuali reazioni da parte dei propri genitori ed anche di eventuali ritorsioni da parte dei carnefici.

Una forma delinquenziale presente costantemente e mai punita, latente e subdola, i ragazzi che frequentano la parte storica della città, chiamano i pestaggi “fermo”, che non ha nulla a che vedere con il “fermo di polizia”.

Nei pub del centro città, definiti dagli stessi “alternativi”,  ritroviamo ragazzi di buona famiglia che si mescolano a soggetti che colpiscono talvolta non per il bisogno di farlo, quindi spinti dalla necessità di rapinare lo smartphone o di avere denaro, ma per solo  gusto diabolico di massacrare di botte giovani indifesi.

Quindi esiste una parte della città di Palermo, nel cuore della città,  oscura, sommersa, dove insieme all’alcol circola tanta droga, e dove si rifugiano i ragazzi in cerca dello sballo più assoluto, e dove spesso si erge un muro di omertà che ostacola l’individuazioni dei criminali seriali, pertanto facilmente intercettabili dal parte di Polizia e Carabinieri.

Malgrado le raccomandazioni fatte  ai ragazzi nell’usare  la massima prudenza nel frequentare  i locali, a non muoversi mai da soli, al non transitare in zone isolate, e a mantenersi sempre lucidi da alcol e droghe sintetiche in particolare, al fine di  potere chiedere aiuto e soccorso alle forze dell’ordine, di aggressioni se ne continuano a consumare giornalmente nel silenzio più assoluto.

I  genitori lì dove non arrivano i propri figli devono intervenire,  e nel contempo anche i gestori del centro storico, devono acquisire la consapevolezza che bisogna collaborare per arginare tale fenomeno delinquenziale nell’interesse di tutti.

Il risultato finale ,  non è un quadro di Guttuso, raffigurante con la nota opera pittorica  la “Vucciria”,   scorcio suggestivo di Palermo, bensì un quadro di grande degrado che va arginato con la collaborazione di tutti,  istituzioni in primis,  per non fare rivivere notti da incubo a coppiette indifese, a ragazzi perbene, ed ai residenti al centro storico,  che hanno anche subito ricordiamo fra tutti alcuni casi eclatanti nel 2016,  rapine con pestaggio, fu la rapina ai danni dello chef del ristorante “Bocum”,  alcuni mesi prima fu la volta dell’attore Paolo Mannina, preso a calci e pugni dal branco a pochi metri da piazza Caracciolo, e poi  ancora tanti giovani pestati anche a pochi metri da casa, decisamente un bel bigliettino da visita per l’amministrazione comunale di Palermo e per il suo primo cittadino,  per una città ricordiamo eletta a capitale dei giovani e della cultura.