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UN’APPLICAZIONE PER IL CASTELLO DI DONNAFUGATA COSTERA’ AL COMUNE DI RAGUSA BEN 25.000 EURO, D’ASTA E CHIAVOLA (PD): “CHIEDIAMO CHE LA DETERMINA SIA RITIRATA. TROPPI LATI POCO CHIARI. PERCHE’, VISTO CHE SI PARLA TANTO DI TRASPARENZA, NON E’ STATO DECISO DI PUBBLICARE UN BANDO?”

“Così come è stato revocato il bando per la gestione del museo del castello di Donnafugata, che presentava numerose anomalie, sulla scorta delle nostre puntuali segnalazioni che facevano, tra l’altro, riferimento ad una specifica e articolata denuncia della Pro Loco di Ragusa, chiediamo che lo stesso avvenga per la determina dirigenziale con cui il Comune ha deciso di spendere venticinquemila euro per un’App su Ios e Android per fare conoscere le caratteristiche, pure in questo caso, dell’antico maniero”. Sono i consiglieri del Partito Democratico, Mario D’Asta e Mario Chiavola, a sottolinearlo mettendo in rilievo come “una spesa così esosa non trovi giustificazione se non per motivi che sfuggono alla nostra comprensione e a quella dei cittadini ragusani. Non ci soffermiamo sulle qualità dei suddetti applicativi che hanno un costo sul mercato molto più basso dato che, come tutti sanno, diventano comunque obsoleti dopo qualche mese dalla messa in opera. Vorremmo invece cercare di capire alcuni passaggi che hanno portato alla ragguardevole spesa di 25.000 euro. Prima di tutto vorremmo sapere perché la documentazione a supporto dell’offerta presentata della ditta proponente che vanta una esperienza decennale nel campo del marketing e della comunicazione digitale non sia stata allegata alla determina in modo tale da permettere a chiunque di conoscere l’esperienza e le reali capacità della stessa. Infatti, nonostante le assicurazioni riportate in determina, che fanno riferimento ad anni di studio nell’ambito della comunicazione dei beni, non risulta che la ditta prescelta sia particolarmente attiva in questo settore visto che, tra l’altro, opera in regime forfettario per l’Iva, prassi questa utilizzata soprattutto dalle aziende in fase di start up o giovanili. Inoltre prendendo spunto da quanto riportato in determina riguardante l’espressa volontà della amministrazione di acquistare un’App e un sito web su “Il Castello di Donnafugata” in rapporto alle somme a disposizione, ci si domanda perché non si è proceduto a mettere a bando tale richiesta nella certezza che molte imprese del settore, con documentata esperienza a livello nazionale ed internazionale, avrebbero presentato i loro progetti e di certo con ribassi apprezzabili”.

D’Asta e Chiavola continuano: “Considerando poi che la ditta in questione, come è scritto nella determina, ha presentato la propria offerta per l’acquisto del servizio a luglio scorso, non ci stupisce l’assicurazione contenuta in determina che l’App proposta sia stata “appositamente creata ad hoc per il Comune di Ragusa e nello specifico per il castello di Donnafugata ed è frutto di uno studio delle esigenze di tale monumento e della tipologia di fruizione”. E’ evidente, infatti, che per la redazione del progetto siano stati necessari svariati sopralluoghi, che hanno portato alla formulazione della proposta consistente nella creazione di una applicazione web e per dispositivi mobili atta ad agevolare la navigazione del monumento. L’amministrazione dunque sapeva già da tempo che si stava lavorando per questo progetto avendo certamente autorizzato le riprese video o le foto durante i tanti sopralluoghi effettuati. Non sembra al sindaco che in questa ultima valutazione vi si possa ravvisare un comportamento se non scorretto palesemente di parte?”.

I consiglieri dem confermano, ad ogni modo, che la determina rientra nella legittima disponibilità dell’ente visto che ci troviamo di fronte ad una cifra inferiore alla soglia di legge e, però, si chiedono “quali possano essere stati i motivi che hanno portato a soprassedere di fronte alla naturale richiesta di trasparenza che proviene dal territorio”. D’Asta e Chiavola concludono evidenziando che “c’è più di qualcosa che non quadra. Così come non quadra il fatto che si piange miseria quando si tratta dei servizi sociali e poi si vanno a investire tutte queste somme nell’attivazione di un percorso che può avere la sua utilità ma, di certo, non è necessario e soprattutto risulta essere eccessivamente costoso. Ci sembra che i grillini continuino a riempirsi la bocca di belle parole, come spending review, ma poi, nei fatti operino peggio degli avversari politici che dicono di stigmatizzare. No, non è ammissibile tutto ciò. Annunciamo sin da ora che continueremo a protestare in maniera veemente su questa vicenda che presenta troppi lati incomprensibili”.

 

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