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Marica Ricutti lo scorso 21 novembre è stata licenziata dalla nota azienda svedese “Ikea”, dopo 17 anni di diligente servizio, che dal 2000 svolgeva con regolare contratto a tempo indeterminato, per non aver rispettato gli orari di lavoro.
“E’ venuto meno il rapporto fiduciario tra l’azienda e il dipendente”, così recita la lettera di licenziamento.
Marica è mamma di due bambini, di cui uno disabile; aveva esposto il problema-orario all’azienda, quando le hanno cambiato mansione e reparto, che l’aveva rassicurata e tranquillizzata.
Vediamo cosa dice la legge in merito. A parlarne è l’articolo 2119 codice civile: “recesso per giusta causa”, elemento indispensabile affinché possa essere disposto licenziamento dal datore di lavoro. “Le parti (ossia il datore di lavoro ed il lavoratore) possono recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato senza necessità di preavviso qualora si verifichi, appunto, una causa che non consenta la prosecuzione, anche provvisoria, del rapporto medesimo.”
E’ davvero questo il caso? E’ davvero così “giusta” questa causa?
La donna parla del valore della dignità umana: “io e tutti i lavoratori non siamo numeri, siamo persone, con una dignità che dovrebbe essere rispettata”. L’azienda risponde assciurando lo svolgimento approfondito di controlli utili a chiarire compiutamente gli sviluppi della vicenda.
C’è chi trova in queste vicende un pretesto per polemizzare, ancora oggi, sulla parità dei sessi: e se avesse chiesto un uomo, magari un papà, maggiore flessibilità in merito agli orari di lavoro? Si sarebbero tutti (o quasi) schierati dalla sua parte? Il valore mediatico della vicenda sarebbe stato lo stesso?
Marica, insieme ai suoi rappresentati sindacali, della Filcams Cgil, ha impugnato il licenziamento sperando che tutto questo possa giungere a qualcosa di buono.