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“Non c’è nulla da festeggiare, il clima è pesante, gli sportelli registrano sempre più folle di clientela inferocita per attese medie di un’ora e quaranta per effettuare operazioni.

Dopo il voltafaccia nei confronti del pegno, siamo costretti a tornare alla carica per altri importanti argomenti”.

Questo è quanto si legge in una nota diramata dai Coordinatori Territoriali in Unicredit del sindacato più rappresentativo nel settore bancario, la FABI.

Il comunicato sindacale esce in occasione della riunione di auguri indetta da Unicredit,  a cui la delegazione FABI non ha partecipato in segno di protesta , rispondendo con un documento di fuoco che stigmatizza comportamenti aziendali giudicati incomprensibili.

Per la FABI, “i consulenti (cassieri) scarseggiano e la Banca che ha investito in strumenti  tecnologici non dà risposte, risolvendosi in una mera riduzione di costi a scapito dell’occupazione piuttosto che nella creazione di valore aggiunto per i lavoratori e la clientela.

L’integrazione sotto la bandiera di azienda paneuropea, nell’isola si schianta nella scarsissima qualità delle relazioni interpersonali”.

“Giorno dopo giorno – denuncia la FABI –  si assiste agli spostamenti di personale di ogni ordine e grado,  a demansionamenti ed immotivate retrocessioni nel ruolo ricoperto, spesso accompagnate da carenze di rispetto nelle comunicazioni e da mancanza di formazione per l’assunzione di nuovi ruoli da ricoprire.

L’assenza della formazione, tanto declamata e mai applicata, lascia i colleghi allo sbaraglio, con pesanti responsabilità sia sul piano personale che disciplinare”.

“Il nuovo modello  – spiega il sindacato – è improntato e gestito esclusivamente con logiche meramente commerciali, che non tengono conto in alcun modo delle storie professionali dei lavoratori o della loro crescita, ma facendo pressioni commerciali inaudite. Infatti viene usata una violenza verbale e scritta per perseguire obiettivi commerciali tale da rasentare la vessazione personale.

“Negli ultimi dieci anni, – stigmatizzano  i Coordinatori Territoriali – Unicredit ha relegato il nostro territorio nel girone dantesco della Piazza Calda, inibendo così assunzioni di nuovo personale e considerando addirittura il territorio in perenne esubero.

Sono state così sottratte risorse e professionalità dalla rete, posizionando centinaia di colleghi in attività ripetitive, scontentando tutti: la rete che soffre ed i colleghi che subiscono il furto delle loro professionalità (demansionamento)”.

“La realtà è diversa da quella rappresentata dall’azienda, – approfondisce il sindacato ne comunicato – in effetti la continua emorragia creata dai presunti disallineamenti contribuisce sempre più a creare problemi che appaiono irrisolvibili.

Per questo riteniamo indispensabile l’attivazione del previsto strumento delle semestrali; noi riteniamo inaccettabile che l’azienda faccia calare dall’alto i disallineamenti delle provincie Siciliane senza tener conto di quanto rappresentato dal Sindacato sulla gravità e sulle difficoltà che i lavoratori vivono quotidianamente”.

“Pertanto, – concludono i Coordinatori territoriali della FABI all’unisono – con a fronte delle uscite già avvenute e di quelle programmate ai sensi degli accordi sottoscritti negli anni 2014, 2015, 2016 e 2017, è necessario procedere con l’assunzione di personale nel territorio siciliano, a meno che quest’azienda non dichiari ufficialmente il suo disimpegno nei confronti della Sicilia”.

 

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