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La Commissione Antimafia ha le idee chiare: “Cosa Nostra siciliana e la ‘ndragheta calabrese da tempo immemorabile e costantemente fino ai nostri giorni nutrono e coltivano un accentuato interesse nei confronti della massoneria“. Così è scritto nella relazione su “mafia e massoneria” della presidente Rosy Bindi che afferma: “si è registrata una sorta di arrendevolezza delle associazioni massoniche dinanzi alla mafia“.

Per definizione la massoneria è un’associazione, in Italia frammentata e spesso segreta, di fratellanza a base morale che si propone come patto etico-morale tra uomini liberi. L’art. 18.1 della Costituzione riconosce e tutela la libertà d’associazione, purché queste, come si evince dal comma successivo, non siano segrete. E’ dunque compito della Commissione parlamentare Antimafia cercare di smantellarle.

Dopo un attento, costante e arduo lavoro ecco che emergono importanti elementi. Riccardo Nuti, deputato del Movimento 5 Stelle e membro della stessa Commissione, interviene con gravi accuse: “il lavoro di indagine che abbiamo svolto ha fatto emergere qualcosa di impressionante: non solo si può, ma si deve parlare di mafia e massoneria di Stato, contro cui bisogna agire immediatamente. Dal dossier –continua Nuti– emerge che dal 1990 a fine 2016 tra gli affiliati alle logge massoniche di Sicilia e Calabria ci sono stati ben 193 soggetti con precedenti penali per fatti di mafia. Ma il vero dramma è che negli elenchi ci sono persone iscritte che sono dentro i tribunali, dentro le forze dell’ordine, dentro il comparto militare. E parliamo solo di Sicilia e Calabria, figuriamoci nel resto d’Italia. C’è un particolare poi che non deve assolutamente sfuggire e che è indicatore inquietante della questione: dei 193 iscritti, la gran parte sono persone con alle spalle sentenze archiviate o assoluzioni. Di due l’una: o le varie procure hanno preso un mega abbaglio con questi soggetti, oppure, cosa ben più grave, la massoneria è riuscita ad indirizzare le sentenze di alcuni giudici”.

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Quello che preoccupa il deputato dei 5 Stelle, a tal punto che decide di rivolgersi, con un appello, direttamente al Presidente della Repubblica (Sergio Mattarella) invitandolo ad occuparsi in prima persona del caso cacciando dai pubblici uffici persone che evidentemente non dovrebbero star li, è che queste rivelazioni, sicuramente scomode a ridosso di una nuova campagna elettorale, vengano nascoste.

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