Professore Ninni Bonacasa
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La sfrontatezza non ha limiti tra i politici nostrani: dopo aver siglato l’accordo per gli statali ed approvata la Manovra a colpi di voti di fiducia, l’obiettivo “strategico”, ma indegno, è stato quello di far saltare il numero legale al Senato per lo bloccare lo ius soli, nonostante gli impegni assunti dai dem (assenti 29 su 98) e dagli esponenti pentastellati (tutti assenti), ma da cui non ci si poteva aspettare altro!
In ogni caso, soprattutto l’assenza strategica dei dem va letta in chiave politica: gli 800mila bambini e ragazzi nati e cresciuti nel nostro Paese, che frequentano le nostre scuole, che parlano l’italiano, che giocano con i nostri figli e nipoti, devono restare “non cittadini italiani”. Il testo, che introdurrebbe nel nostro ordinamento il cosiddetto ius soli per i figli di immigrati nati in Italia è in discussione da anni e da un anno e mezzo dall’approvazione a Montecitorio s’è fermato a Palazzo Madama. A quanto pare, questi cittadini “non italiani” essi non interessano più!
Ciò basta per far cantare vittoria all’ineffabile Salvini che considera la mancanza del numero legale in Aula “una sua vittoria”, mentre s’è trattato solo di uno squallido disimpegno politico, forse pure motivato dall’imminenza delle festività. Impensabile, peraltro, come chiede qualcuno, che il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, possa rinviare lo scioglimento delle Camera per tentare in extremis il salvataggio dello ius soli, i tagli ai vitalizi e la riforma dei partiti. Si azzera tutto e si va al voto il 4 marzo!
La legislatura è finita. Ha ragione Roberto Saviano che scrive sull’ultimo numero de “L’Espresso” in edicola (n. 52 – 24 dicembre 2017) che “non approvare la legge sullo ius soli è un’aggressione all’infanzia: in un Paese sempre più vecchio, bloccare questa riforma significa innanzi tutto fermare ogni possibilità di crescita demografica, umana e quindi culturale!”
Ma la sfrontatezza politica va oltre: si consente alla ministra Madia di vantare il successo della sigla sul contratto al ribasso degli statali e inorgoglita da tanto “successo” adesso sollecita la sigla, sempre al ribasso, per il P.i., sanità e scuola.
In effetti ci vuole davvero una gran bella faccia tosta vantare la sigla contrattuale per gli statali (247mila addetti), dopo quasi 10 anni di attesa, assicurando appena aumenti sullo stipendio base da 63 a 117 euro mensili lordi!
Alla luce di quanto sopra, avanzo riserve sull’annunciato “successo” col prossimo contratto per la scuola, perché stando alle ultime novità, non promette niente di buono. (ninni bonacasa)

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